Ho un cuore pulito

Ho seni tesi come fiumi per nutrirti,

ho braccia infinite per cullarti,

e piedi sformati per accompagnarti nel tuo cammino,

orecchie sensibili al tuo pianto e narici per respirarti,

ho lunghi capelli in cui nasconderti,

l’arco della mia schiena come roccia per proteggerti,

ho abili mani per cucirti abiti e carezze,

labbra di miele per le tue lacrime

e labbra di ciliegia per il tuo sorriso,

ho voce e parole per raccontarti una favola,

e occhi d’arcobaleno in cui trovare la pace,

ho un grembo per contenerti,

e fianchi forti per spingerti via,

ho un cuore pulito per amarti.

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Un filo viola

Un filo viola lega a me a te

e non viceversa,

sottile come tela di ragno,

impalpabile e vivo,

invisibile agli occhi,

essenziale al cuore,

arcobaleno segreto,

filo di vento che non mi sfiora,

sogno mai sognato,

bacio mai dato,

abbraccio mai provato.

Un filo viola lega me a te

e non viceversa

e non lo so strappare

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Avrò

Avrò mani,

pelle, occhi,

più delicati

per toccarti con il mio corpo

che non ti ha mai accolto,

avrò cuore più puro

per amarti e consolarti,

avrò voce più dolce

per cantarti la ninna nanna che

ti addormenti sereno,

avrò abbracci più morbidi

delle mie ruvide braccia,

Avrò

sorrisi e lacrime,

e stelle ed albe,

e tramonti

e cieli più azzurri

e lune più splendenti…

avrò…

Avrò amato tutto il mondo

se ci sei tu

in questa culla

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Briciole d’amore

Lastricherò il sentiero di sogni e di speranza

in modo che tu possa ritrovarlo,

lascerò poesie attaccate ai rami

e piccole lanterne e fontane,

e conchiglie se mai tu avessi nostalgia del mare,

e stelle se mai tu avessi nostalgia del cielo

e briciole d’amore

se mai tu avessi nostalgia di me

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 (foto di DeltaWorks)

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Ninna Nanna eh di Simone Stabilini

Una canzone soave e delicata di Simone Stabilini, che mi emoziona ad ogni ascolto.

Per te, Simone, questa ninna nanna…

(fate attenzione all’animazione del quadrato e del cerchio…)

 

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Un origami d’amore

origami

Se tu fossi stato di legno avrei costruito un burattino,

di stoffa avrei fatto una bambola,

 di piume avrei fatto un nido per gli uccellini,

di spine avrei intrecciato un cesto per i fichi,

di vetro vi avrei soffiato un angelo,

di bronzo avrei forgiato una sonora campana,

invece piego e ripiego carta sottile sotto alle mie dita,

in un origami d’amore.

Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni,

ti disegno un sorriso perché tu sia felice,

e due ali libere per volare via,

ti coloro di blu

trapuntato di stelle

per amarti ogni notte

guardando il cielo.

(foto di Duy Pham)

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Figlio,vorrei…

Figlio, vorrei,

mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,

dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,

vorrei raccontarti le tue  notti ad aspettarti,

le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,

le tue albe e  i tuoi tramonti a pensarti,

e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,

Figlio, vorrei dirti quanto ti amo

ma poi resto in silenzio a guardarti,

senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,

e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;

vorrei chiamarti con  i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,

e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,

ma poi pronuncio il tuo nome

e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;

Figlio, vorrei stringerti più forte

ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e

ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.

Figlio, vorrei cullarti ancora

ma ora è la tua Vita a condurti per mano

ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

 

 

Son, I would,

as you return with confidence to lean on me,

gently I would tell you my good for you,

I would like to tell your nights waiting for you,

your shooting stars for your whishes,

your sunrises and your sunsets  thinking of you,

and my eyes wide open in the dark with your heart inside mine,

Son, let me tell you how much I love you,

but  I rest quietly watching you,

without daring to caress those rebellious curls of yours,

and the words, I would  say , seem so unnecessary and far;

I would like to call you with my secret nicknames of affection,

my dear, my tender love, my baby,

and tell you have a sweet sleep and do not be afraid,

but I say your name

and I know that it encloses your whole being so unique and special;

Son, let me hold you stronger

but I hold myself back out because of the shame and the fear of offending you,

I embrace you gently in my thoughts as dawn made of blue clouds.

Son, I would cradle you again,

but now Life is guiding you by the hand

and I stay here

 dreaming about you and you’re already grown up…

 

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Delicato Amore.

Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso
non ti ho mai baciata.  (Ivan Graziani)

delicato amore

Delicato Amore,

non conosco il sapore delle tue labbra

perché mai ti ho baciato

….

Delicato Amore,

non conosco la forza della tua stretta

perché mai ti ho abbracciato

….

Delicato Amore

non conosco la trama della tua pelle

perché mai l’ho accarezzata

….

Delicato Amore

non conosco le mie dita sul tuo viso

perché mai l’ho sfiorato

Delicato Amore

….

 ma conosco l’intimità delle tue lacrime

e la forza della tua speranza

 e la trama delle tue parole

e il sogno del tuo sorriso

Delicato Amore

io non so se posso chiamarti

Amore

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Il vento caldo dell’estate mi porta via

Al mare

Vecchie signore sventolano ventagli

Bambini giocano con i secchielli

Io,

né bambina, né vecchia, cammino, inseguendo carta straccia,

Il tempo rovescia la sua clessidra

Le onde sgocciolano sulla battigia

E il vento caldo dell’estate mi porta via

Il bimbo che sei

Sei bimbo trai bimbi anche se ora sei un giovane uomo. Ti penso così nella tua culla di vimini e poi con la pianola a 4 anni o con quel trenino regalo di un Natale, o tra le braccia di papà ilprimo giorno d’asilo, tu in montagna con i calzettoni lunghi e gli occhi neri neri come l’universo che hai dentro, tu sulla giostra assolutamente felice, oppure a scuola, assorto e concentrato mentre reciti una poesia. E ti immagino correre al fiume con la tua bicicletta, con il sole che ti ferisce e la neve dei pioppi e il mormorio delle tue lacrime confuse con l’acqua. Ti rivedo così come se fosse ora nelle foto di te bambino e il mio cuore intenerisce e riconosce in te il bimbo che sei.

Un altro sapore

L’inverno aveva un altro sapore,

un sapore di casa,

di te e di me:

una finestra sul giardino,

un pettirosso sul davanzale,

due gatti,

la passeggiata al lungofiume,

un cuore disegnato sulla neve con le nostre iniziali,

un divano dove dormire, stretti stretti,

tra le fusa dei gatti e la quiete domenicale,

e poi svegliarci nella notte per ascoltare i nostri respiri,

e poi riaddormentarci dopo l’amore,

mentre la neve riempiva il giardino,

l’inverno aveva un altro sapore,

di te e di me

Un altro giorno

Un altro giorno di vento ed aridità, in cui anche la più piccola e insignificante illusione è pur sempre meglio di questo nulla

I petali del tuo mistero

Sulle tue labbra ci sono petali di rose bianche e nei tuoi occhi il mistero dell’universo. Non vorrei mai dispiegarlo. Potrei disegnare le mappe più dettagliate e scrivere sofisticate tesi di laurea su di te, ma non lo voglio. Se svelassi il tuo mistero, l’universo cadrebbe giù e tutte le rose perderebbero i loro petali.

Mi chiedi a cosa servono i petali

Mi chiedi a cosa servono i petali.

Farei molto prima a dirti che non servono a nulla.

A cosa serve infatti la bellezza?

Sento le tue lacrime per i petali che cadono a terra…

Ecco, servono per commuoverci, per ricordarci la tenerezza, per insegnarci di essere teneri, senza timore di essere fragili. A cosa servono i petali? Essi sono effimeri eppure tanto delicati da proteggere un calice e dei pistilli e un’ape, tanto fragili da nascondere il miracolo della creazione…

A cosa serve tanta delicata tenerezza?

Ci sono fiori che appena sfiorati lasciano cadere i petali. Un sistema di difesa per ingannare l’attenzione dei predatori. Tanta delicatezza usata e sacrificata come strumento di difesa.

Ci sono fiori dai petali profumati per richiamare uccellini e insetti impollinatori.

E lo stesso vale per i colori…

E petali che si chiudono per riparare il fiore da troppo sole, o petali che si serrano per nutrire le piante carnivore, o petali che si distendono di notte per disperdere il polline, o petali da cui possiamo ricavare estratti preziosi o di cui possiamo cibarci.

Ma mi chiedi cosa servono i petali ?

Non servono a nulla.

Forse.

Forse a farci felici per un solo momento…

Pensami

I tuoi occhi, mai, mi hanno conosciuto; le tue mani, mai, mi hanno accarezzato; e la tua bocca, mai, ha pronunciato il mio nome; e il tuo cuore mai si è abbracciato al mio… ma se fossi solo un pensiero vago e incerto, di quelli che ti fanno sorridere senza saperne il motivo, allora… tu pensami

Ioinviaggio

Ho viaggiato il mondo. Ho incontrato persone, culture diverse. Ho visto città, fiumi, fiori, alberi, insetti…

Ancora altri viaggi mi aspettano nella mia vita, saranno piccoli e grandi, ubbiderò alla mia strada, ma ora ho accettato il fatto che il viaggio più sognato mai più compierò, quello incontro a te, perché il tempo va solo in una direzione e indietro non può tornare.

Arrenditi alla gentilezza di Simone Stabilini

Arrenditi alla gentilezza: busserà al tuo cuore stanco. Sarà insistente, non si attenderà. Nessuno si arrende quando sa che può conquistare qualcosa o qualcuno. Ed il tuo cuore stanco non è scevro dalla bontà, tutt’altro. Sai, figlio mio, nasciamo con la stessa propensione alla bontà di quanto ne abbiamo alla cattiveria. Ma tu sei stato amato. Io mi sono arreso alla gentilezza. E ti ho amato. Arrenditi alla gentilezza, figlio mio. Ed ama.

Simone Stabilini da Lettera a mio figlio

Recensione di The Good Doctor a cura di Simone Stabilini

Anche una serie TV, se ben fatta, può aiutare il processo dell’inclusione delle persone autistiche nella società.

Sottolineo e condivido il messaggio centrale di  Simone Stabilini nella sua recensione a The Good Doctor

“E’ ora che la società prenda coscienza dell’unicità, delle abilità e della possibilità di fornire dei benefici da parte delle persone nello spettro autistico, riconsiderando la tendenza ad abbracciare stereotipi e false credenze e rimettendo in gioco la volontà di realizzare il vero processo inclusivo per il quale, su più fronti, ci si sta impegnando.” Simone Stabilini

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Martedì 17 luglio 2018, Rai1 ha trasmesso in prima visione i primi episodi di “The Good Doctor”. Serie statunitense del 2017 ideata da David Shore – il padre di Dr House -, andata in onda per la prima volta su ABC il 25 settembre, è composta da 18 episodi della durata media di 43 minuti ciascuno e narra la vita – professionale e non – di un giovane chirurgo pediatrico autistico, Shaun Murphy, interpretato da Freddie Highmore.
Ho seguito con grande interesse i primi episodi andati in onda sforzandomi di osservare con occhio critico lo stile, la modalità di comunicazione ma soprattutto il contenuto, e devo ammettere che l’esordio non ha deluso le mie aspettative, e ne sono rimasto colpito in modo estremamente positivo.
Seppur coniugando intrecci di altri personaggi e delle loro vicende personali, il protagonista assoluto resta come ovvio il giovanissimo Dr Shaun, che dopo una infanzia travagliata, viene aiutato nella crescita personale e professionale dal direttore dell’Ospedale in cui lavorerà come Chirurgo, che riesce a capirlo e valorizzarlo ma soprattutto crede fermamente nel vantaggio che una persona come Murphy può apportare alla società.
Tralasciando l’analisi tecnica della regia – indubbiamente di ottimo livello sia dal punto di vista della fotografia che dal punto di vista dello storyboard -, trovo molto interessante la possibilità di osservare come la realtà della condizione del Dr Shaun sia stata trasposta a video senza inutili fronzoli o moralismi e come le peculiarità di pensiero, di stile e di ragionamento siano rappresentate in modo onesto e mai pesante. Fin dall’inizio – all’atto dell’arrivo in aereoporto -, le inquadrature e lo storyboard analizzano in modo attento le sensazioni che potrebbe avere una persona autistica: l’attenzione ai cartelloni degli orari dei voli che cambiano, i rumori delle ruote delle valigie, i movimenti delle persone, tutto ruota attorno alla sensazione di essere immersi in un caos disordinato in movimento, mentre i percorsi fissi ed immutabili, come quello calcato fin dall’uscita di casa, riportano la prevedibilità ai livelli accettabili (o per lo meno funzionali alla sopravvivenza). L’estrema, ingenua sincerità del Dr Murphy viene da subito fatta notare quando il personaggio si rivolge al primario della squadra di chirurgia nella quale il giovane chirurgo viene accolto dicendogli “Lei è molto arrogante: pensa che le serva per essere un buon chirurgo? Ne vale la pena?”, e in modo funzionale al disegno della società che spesso – anche se non sempre – tende ad approfittarsi della ingenuità delle persone come lui, ed è la stessa genuina ingenuità con la quale risponde, per esempio, alla richiesta in ascensore “Dove va?” con un “Sono un chirurgo del…”, anziché con il piano di fermata. L’ingenuità si riflette, poi, in una estrema onestà intellettuale, quando chiede alla neo collega come mai al loro primo incontro fosse stata sgarbata con lui, al secondo lo fosse stata meno e al terzo volesse diventare sua amica, domandandole senza mezzi termini in quale delle tre occasioni essa stesse mentendo, oppure ancora quando, evidenziando un lack di empatia emozionale, comunica il tumore maligno ad una paziente con conseguente “alta probabilità di morte” (cit.). Proprio tale lack viene spesso sottolineato nella letteratura riguardo le abilità delle persone nello spettro autistico, e penso sia onesto come venga evidenziato quanto questo sia importante nello svolgimento di alcuni tipi di professioni ad alto impatto umano.
Funzionale è, poi, la sottolineatura delle difficoltà nella comprensione del sarcasmo: la letteralità con la quale vengono percepite le comunicazioni portano ad un misunderstanding piuttosto diffuso, ma penso che al contempo riparino il Dr Shaun da grandi delusioni sociali. Questo, a mio avviso, è da considerarsi come un elemento che, seppur provochi spesso difficoltà di valutazione, metta al riparo le persone nello spettro autistico da tanta, troppa malvagità.
Le routines, gli allarmi e la cura degli orari non potevano non trovare spazio nella descrizione del personaggio, rispecchiando la necessità di ordine nel caos disordinato della quotidianità, e mi ha fatto sorridere quando, anziché essere preoccupato per il fegato in traporto contro il tempo, ha chiesto alla collega di avvisare il direttore dell’ospedale che, contrariamente alle sue abitudini, avrebbe tardato per il pranzo.
Mi ha fatto molto sorridere il fatto che dopo che la vicina ha chiesto IN PRESTITO le batterie ministilo per il joystick dei videogiochi, lui gliene abbia chieste indietro: ed anche questo è molto logico, dal momento che lei aveva chiesto un prestito, e non un dono.
Giungendo alla fine di questo mio disordinato insieme di osservazioni personali, considero questo primo starting un ottimo approccio: la produzione si è avvalsa di buoni consulenti! E’ ora che la società prenda coscienza dell’unicità, delle abilità e della possibilità di fornire dei benefici da parte delle persone nello spettro autistico, riconsiderando la tendenza ad abbracciare stereotipi e false credenze e rimettendo in gioco la volontà di realizzare il vero processo inclusivo per il quale, su più fronti, ci si sta impegnando. E’ pur giusto, come più famiglie mi hanno giustamente fatto notare, che l’idea della genialità associata all’autismo è scorretta e che la variabilità è molto alta, ma altrettanto sono consapevole di preferire di gran lunga sforzi come questo, volti ad un cambiamento in positivo riguardo la percezione di questa unicità, piuttosto che l’oblìo delle buone prassi veicolato da prodotti vecchi e fuorvianti che, purtroppo, spesso subiamo come retaggio del passato. Ergo: The Good Doctor mi ha entusiasmato.

Sarei onorato e felice di un vostro contributo. Grazie per il vostro tempo. Con stima. Simone Stabilini.

Amavo te

Amavo una volpina blu

ed è scappata via

Amavo una stella quadrata

ed è caduta giù

Amavo un angelo cherubino

ed è volato su

Amavo te

e non ci sei più

Le cose eterne e le cose effimere

“Allora?” interrogo’ il geografo.
“Oh! da me”, disse il piccolo principe, “non è molto interessante, è talmente piccolo.
Ho tre vulcani, due in attività e uno spento. Ma non si sa mai”.

“Non si sa mai”, disse il geografo.
“Ho anche un fiore”.
“Noi non annotiamo i fiori”, disse il geografo.
“Perché? Sono la cosa più bella”.
“Perché i fiori sono effimeri”.
“Che cosa vuol dire <effimero>?”
“Le geografie”, disse il geografo, “sono i libri più preziosi fra tutti i libri. Non passano mai di moda. E’ molto raro che una montagna cambi di posto. E’ molto raro che un oceano si prosciughi. Noi descriviamo delle cose eterne”.
“Ma i vulcani spenti si possono risvegliare”, interruppe il piccolo principe. “Che cosa vuol dire <effimero>?”
“Che i vulcani siano spenti o in azione, e’ lo stesso per noi”, disse il geografo. “Quello che conta per noi è il monte, lui non cambia”.
“Ma che cosa vuol dire <effimero>?” ripete’ il piccolo principe che in vita sua non aveva mai rinunciato a una domanda una volta che l’aveva fatta.
“Vuol dire <che è  minacciato di scomparire in un tempo breve>”.
“Il mio fiore è destinato a scomparire presto?”
“Certamente”.
Il mio fiore è effimero, si disse il piccolo principe, e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo! E io l’ho lasciato solo!

Amore che non conosco

Amore che non conosco,

amore sempre assente,

amore sempre presente

Amore fatto di vento

amore fatto di sogno

amore fatto di niente

Amore di ninna nanne

E di Dolci Pensieri

Amore assente che sei presente,

amore lontano che sei vicino,

amore che non conosco…

Amore puro

L’amore sincero è come la bellezza vera, sussurra, non urla; accarezza, non stringe; accompagna, non si impone; protegge, ma lascia liberi; l’amore è.

L’amore sussurra e ama in silenzio inondando l’universo di onde d’amore puro.

Il nido è vuoto

Due tazze azzurre,

Sul tavolo,

sole,

Aspettano due cuori che si parlano

E due solitudini che si incontrano.

E torneremo a bere il the,

e torneremo a raccontarci le piccole cose quotidiane,

e alla solita ora scosterò le tendine bianche

per vederti arrivare in bicicletta,

scalderò le tue mani fredde con una tazza di the bollente

E io ti sorriderò e tu mi sorriderai,

E i nostri sorrisi saranno semplici e buoni come queste tazze azzurre

Mi darai l’abbraccio della buonanotte,

E andrai via,

Io laverò le tazze pensando a te

Ma ora il nido è vuoto

Come nacque questo Blog … con una storia sui fiori

Un giorno una pianta dai fiori gialli, che era una phomis,  chiese ad un fiore di prugno selvatico:

“ma cosa servo io che non sono una rosa, se non sono bella come una rosa, se non sono profumata come una rosa, se non sono rossa come una rosa… io a cosa servo?”

E il Prugno disse :

“Tutto serve a qualcosa, per lo meno a farlo sentire felice per se stesso, guarda a me, i miei petali si sciupano subito e si perdono a terra e io non ho mani abbastanza per raccoglierli, va tutto infine sprecato?”

e ancora la Phlomis domandò:

“I fiori di cosa hanno bisogno, alla fine, per fiorire? Forse, semplicemente fioriscono.”

E il prugno rispose :

“Del tempo hanno bisogno. Solo del tempo.”

La pianta dai fiori gialli aggiunse :

“…. allora hanno bisogno di un tempo di sole, di luce, di un poco di pioggia e di due occhi che l’ammirano.

E poi anche di terra sassi e sabbia e di una radice forte.

Seneca dice : sboccia il fiore se la radice crede al sole.”

Il prugno non rispose nulla come d’abitudine, il prugno era un prugno selvatico  di poche, precise parole ,  ma ben ragionate parole…

In seguito, all’inizio dell’inverno, il prugno e la phlomis bisticciarono per questioni di fioritura , e la pianta dai fiori gialli davvero ci rimase molto male… era un poco disperata e voleva andarsene ma non riusciva a dimenticare il prugno, così decise di aspettare, era inverno, magari la teoria del prugno poteva essere giusta, era solo una questione di tempo…

Dalla sua finestra Phlomis osservava la phlomis piantata nel giardino la primavera precedente , stentava ma era ancora viva e Phlomis si chiedeva se l’avrebbe vista fiorire.

Nel tempo dell’attesa Phlomis, che ora si chiama Antonella, decise di mettere a dimora altri fiori, di curare il giardino,  e coi petali e i piccoli frutti ne fece parole per raccontare viaggi ed emozioni…

e così, all’incirca, nacque questo Blog …

Sconosciuto amore

Sconosciuto amore, che mi scuoti dentro,

Sei senza braccia,

senza occhi,

senza cuore.

Tu non hai baci,

tu non hai sorrisi,

tu non hai carezze per me…

Io ti abbraccio di notte,

Sconosciuto amore,

Tu, che stringi la mia anima,

ogni giorno nel sogno di te…

Lucciole e luna

Le lucciole scendevano a mare,

mentre la luna faceva innamorare il bosco.

Gli ulivi chinavano la chioma

per assorbire quella luce,

 le pietre rilucevano come perle di una collana

mentre le lucciole scendevano a mare,

ingannate dal battito di un faro

Un sogno nel tempo

In mezzo a questo tempo c’è un cammino da fare,

una linea da seguire,

un zig zag su e giù nella memoria e nello spazio,

fin sulla luna andata e ritorno,

una vela nel mare,

un albero in pieno campo,

una vigna da coltivare,

un ramo d’ulivo da portare in dono,

una colomba da far volare,

un desiderio da cullare,

e un sogno che,

se il tempo ci unisce,

diverrà vero

Il tempo che ci è dato

Non c’è nulla da seguire,

Non c’è nulla da inseguire,

Non c’è nulla da cercare,

Non c’è nulla da trattenere….

C’è solo il tempo

che ci è dato

di essere qui

Abbraccio le mie pietre

Vi abbraccio pietre,

Grani di Rosario che spezzano le unghie

Schegge levigate contro i miei seni

Memoria scolpita nella mia mente

Sorelle mute della mia solitudine

Vi abbraccio pietre

che vi fate polvere

sul mio cuore

Tempo unico

C’è un tempo per perdersi e uno per ritrovarsi.

Il tempo per perdersi può essere un secondo.

Il tempo per ritrovarsi può essere questione di anni.

Tra questo e quel tempo c’è un filo che ci unisce

e che è il nostro Tempo unico.

Se è destino di perderci, ci perderemo.

Se è destino di trovarci, ci ritroveremo.

Se non sarà ora, sarà in un’altra vita

perché il tempo non ha confini.

Un tempo solo

Ci sarà un tempo solo,

Per me e per te,

Un tempo per essere,

Un tempo per riposare l’uno nell’altro

Come in un porto sicuro,

Un tempo per vedere la luce degli occhi,

Un tempo per essere puro amore,

Un tempo che non sia solo sogno,

Ma vivo e reale

Fatto di me E di te

Risveglio

Il bosco si apre, vergine,

alle primi luci dell’alba,

il silenzio è denso di rosa,

rimane sospeso

tra i sogni

che fuggono rapidi

e i vividi colori del risveglio

Tempo di nuvole

nuvole-poesia-intangibile

Quando si è innamorati

il tempo sta sospeso,

si vive di nuvole e di sorrisi

tra i battiti del cuore e

gli smarrimenti della mente

Comunicato stampa di Fausto Marinetti

Il 10 maggio papa Francesco si recherà a Nomadelfia (GR). Quale occasione migliore per approfondire il messaggio di don Zeno con il nuovo libro di Fausto Marinetti?

Fausto Marinetti, Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi, Tau editrice, 2018

Fausto Marinetti torna nelle librerie con un testo di riflessioni, testimonianze, lettere, una sorta di colloquio a distanza tra l’autore, papa Francesco e don Zeno Saltini, con cui aveva collaborato per un decennio, 1970-80.

Col suo stile duro e insieme tenerissimo, visceralmente appassionato, rappresenta un’umanità dolente incontrata nella carne viva, in un corpo a corpo, con la sofferenza e l’emarginazione, ma anche con la speranza e l’esperienza di sorprendenti rinascite.

In un intreccio di continui rimandi, i racconti saltano da una rievocazione della vicenda del fondatore di Nomadelfia alle crude microstorie di una comunità per tossicodipendenti e di una Casa per minori abbandonati; dalle citazioni di un gesto o di una frase di papa Francesco alla cronaca del degrado socio/politico brasiliano. Convivendo con i piccoli/crocifissi rievoca, con le parole di don Zeno, il rifiuto dell’assistenza e della beneficenza a favore della giustizia e dei diritti dei poveri. Un richiamo costante che a volte assume i toni dell’invettiva profetica, ma sempre stimola, provoca e mette in discussione. Ad attraversare il libro è l’esigenza lacerante di fedeltà radicale al Vangelo nella costante rivolta contro un cristianesimo cloroformizzato e imborghesito.

Come penetrare nell’anima di quel: Odio l’assistenza? [don Zeno] Non è troppo? No! C’è in ballo il concetto stesso di Amore: se tu sei sul piedistallo dell’assistente, del benefattore, del superiore ed io sono sotto, inferiore, beneficato, assistito proverò per te soggezione, ammirazione, ma non potrò mai sentirmi alla pari. Senza parità è impossibile il rapporto d’amore”.

L’obiettivo dell’autore è di immergere il messaggio di don Zeno nelle lacrime, nelle stigmate, nelle vene aperte dei migranti, dei popoli ultimi. E si chiede: “Se siamo autosufficienti ed autoreferenziali come potremo sentire nella nostra carne, che Cristo è venuto per i popoli perduti? Nella comunità terapeutica, tra ladri e assassini, vivo in stato di domanda: “Se sei venuto per i perduti, vuol dire che non sei venuto per chi, come me, si ritiene un buon religioso?”.

Chiede all’arcivescovo di Bologna una critica. Risponde: “Come fai a fare una critica ad un testo così? Puoi solo leggerlo, commuoverti, pregare, scegliere” (mons. Matteo Zuppi).

A cosa serve la poesia ? # Antonella #

Grazie alla Leggerezza dell’Anima , libera di andare dove deve andare, mentre spesso noi restiamo un passo indietro…

La leggerezza dell' anima

Vagando per blogger -mi sono imbattuto in Antonella –  a cui giro il mio pensiero in merito ad una domanda che ha formulato in un suo articolo. Attraverso una intensissima riflessione ,mi dato modo di rispondere . Ho preferito scrivere un articolo , evitando di farlo all’interno della sua pagina – ogni tanto le risposte potrebbero infastidire ed essere interpretate come imporre una propria idea – io condivido, adoro farlo – perché attraverso una sana e onesta condivisione, si possono comprendere i propri limiti e apprezzare altri autori  – motivo per cui la cito prima di rispondere.

La poesia. È una parte incontaminata di me che voglio sentire, far emergere dal quel sofisticato silenzio che dentro di me brama facendo breccia dentro i miei umori –  tentacoli ovattati di ciò che ad occhi aperti non saprei dire e posso esprimere solo se smetto di inseguire la ragione, provando a sentire cosa dentro di me vive, in quello…

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Infine

Infine si scrivono milioni di poesie, si tracciano segni significanti su un foglio o su un pc, per una sola persona… e questa sola persona non le leggerà mai né potrà sentirle…

A cosa serve la poesia?

Infine non è che un modo per farci del male.

Spine di rosa conficcate nell’anima

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e noncuranza.

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e incuria.

5-Arrivo alla stazione di Seui (trenino verde)

Purtroppo il mio viaggio sul trenino verde, linea Arbatax- Mandas, si è concluso a Seui, da cui ho fatto il viaggio di ritorno fino ad Arbatax. Sarebbe interessante avere più tempo e suddividere il viaggio a tappe per gustare i sapori e i profumi di questa Sardegna meno conosciuta.

I paesaggi sono mozzafiato con passaggi su spettacolari ponti.

La stazione di Seui è tra le più importanti della linea, il tratto per raggiungerla deve essere risultato come il più impegnativo per i costruttori della ferrovia. La quota è intorno agli 800 metri e si attraversano lunghe gallerie su arditi ponti, tra questi il ponte di San Gerolamo con una travata metallica lunga 50 metri sospeso ad una altezza di 40 metri mentre la natura circostante diventa aspra e selvaggia.

per info:

http://www.treninoverde.com/

3-Stazione di Lanusei (trenino verde)

Lanusei è una vivace e accogliente cittadina al centro dell’Ogliastra. E’ famosa per le ciliegie e la sagra delle ciliegie è una festa di sapori e di colori. Lanusei vi stupirà per l’ospitalità.

Molto caratteristici i locali interni della stazione che fanno di questa linea un vero e proprio viaggio nel passato dell’isola, tra paesaggi che diventano, man mano che il treno si inerpica tra le montagne, sempre più verdi e selvaggi.

http://www.treninoverde.com/

 

 

 

1-Stazione di Arbatax (trenino verde)

La linea del trenino verde Arbatax- Mandas è la linea turistica più lunga d’Italia, 159 km tra Arbatax con la stazione che si affaccia al mare, sulla cala dei Genovesi, di fronte alle famose rocce rosse, fino a Mandas, attraversando zone boschive nel massiccio del Gennargentu.

Io non ho viaggiato sull’intera linea ma ne ho percorso un tratto molto suggestivo e verde fino alla stazione di Seui.

Queste sono le foto della stazione di Arbatax.

(foto del 30 giugno 2005)

per info:

http://www.treninoverde.com/

Vuoto

Poi si torna lentamente e amaramente alla realtà…

non ci si vorrebbe mai svegliare da un sogno

che ci ha tenuti vivi a noi stessi

poi ci si accorge che era solo un sogno

e lentamente si ritorna al vuoto,

è un vuoto amaro,

è ciò sopravvive al sogno

e ciò che resta di tanti pensieri nel vento

Mistero e saggezza della lingua finlandese #3

Quando gli stranieri ascoltano un finlandese parlare hanno sempre l’impressione che qualcosa gli voli fuori dalla bocca.

Le parole si aprono e si chiudono leggere, volteggiano nell’aria e si disperdono.

Inutile accanirsi a cercare di catturarle.

Perché il significato è nel volo: è quello che bisogna cogliere con gli occhi, con le orecchie. Le mani non servono.

Questa è una delle cose più belle della lingua finlandese.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

Mistero e saggezza della lingua finlandese #2

Nella frase finlandese le parole si raggruppano attorno al verbo come satelliti intorno ad un pianeta e diventa soggetto quello che si avvicina più al verbo.

Nelle lingue europee la frase è una riga dritta. In finlandese è un cerchio dove dentro succede qualcosa.

Nella lingua finlandese ogni frase basta a sé , nelle altre ha bisogno  di un discorso per esistere sennò non vuol dire nulla.

Il finlandese ha un’ostica ma delicata sintassi: invece di partire dal centro delle cose, le circonda e le avvolge dal di fuori.

Va a finire così che la frase è un bozzolo chiuso e impenetrabile in cui il significato matura lentamente e poi d’un tratto vola via, colorato e imprendibile…

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

Mistero e saggezza della lingua finlandese #1

Il nome è la prima cosa che si impara di una lingua.

Perché nominare vuol dire imparare a conoscere.

In finlandese conoscere vuol dire strada.

Perché la conoscenza è la via, il sentiero che ci porta fuori dal bosco, alla luce del sole (…)

In fondo è vero che la conoscenza non è che una via e le vie possibili sono tante.

Il nome in finlandese è imprendibile, si nasconde nelle molteplici declinazioni dei suoi 15 casi e soltanto rare volte si lascia sorprendere al nominativo. Perché il finlandese non ama il soggetto che compie l’azione.

Nessuno a questo mondo compie qualcosa, ma tutto succede da sé perché deve succedere e noi non siamo che una delle tante cose che sarebbero potute succedere.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

 

 

 

Precipizio di verde nel blu

Sotto alle  pareti rocciose c ‘e’ un sentiero nascosto tra capperaie e giganteschi fichi d’India, si susseguono grotte levigate dal vento e dal mare di un tempo, ginestre spinose, ulivi selvatici, ferule, giaggioli dei poeti, bianchi asfodeli, lentischi e mirti e rosmarini profumano di mediterraneo, alti carrubi indicano la via.

Alla grotta della Volpe la porta e’ rimasta spalancata, vi sono un letto di paglia, una vecchia ciabatta, un fiasco vuoto, le buche nella terra sono tane di volpe ora abbandonate. Qui e’ silenzio di vento e di mare, precipizio di verde sul blu.

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