Un filo viola

Un filo viola lega a me a te

e non viceversa,

sottile come tela di ragno,

impalpabile e vivo,

invisibile agli occhi,

essenziale al cuore,

arcobaleno segreto,

filo di vento che non mi sfiora,

sogno mai sognato,

bacio mai dato,

abbraccio mai provato.

Un filo viola lega me a te

e non viceversa

e non lo so strappare

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Avrò

Avrò mani,

pelle, occhi,

più delicati

per toccarti con il mio corpo

che non ti ha mai accolto,

avrò cuore più puro

per amarti e consolarti,

avrò voce più dolce

per cantarti la ninna nanna che

ti addormenti sereno,

avrò abbracci più morbidi

delle mie ruvide braccia,

Avrò

sorrisi e lacrime,

e stelle ed albe,

e tramonti

e cieli più azzurri

e lune più splendenti…

avrò…

Avrò amato tutto il mondo

se ci sei tu

in questa culla

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Briciole d’amore

Lastricherò il sentiero di sogni e di speranza

in modo che tu possa ritrovarlo,

lascerò poesie attaccate ai rami

e piccole lanterne e fontane,

e conchiglie se mai tu avessi nostalgia del mare,

e stelle se mai tu avessi nostalgia del cielo

e briciole d’amore

se mai tu avessi nostalgia di me

kumamoto-1824324_640

 (foto di DeltaWorks)

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Un origami d’amore

origami

Se tu fossi stato di legno avrei costruito un burattino,

di stoffa avrei fatto una bambola,

 di piume avrei fatto un nido per gli uccellini,

di spine avrei intrecciato un cesto per i fichi,

di vetro vi avrei soffiato un angelo,

di bronzo avrei forgiato una sonora campana,

invece piego e ripiego carta sottile sotto alle mie dita,

in un origami d’amore.

Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni,

ti disegno un sorriso perché tu sia felice,

e due ali libere per volare via,

ti coloro di blu

trapuntato di stelle

per amarti ogni notte

guardando il cielo.

(foto di Duy Pham)

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Figlio,vorrei…

Figlio, vorrei,

mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,

dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,

vorrei raccontarti le tue  notti ad aspettarti,

le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,

le tue albe e  i tuoi tramonti a pensarti,

e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,

Figlio, vorrei dirti quanto ti amo

ma poi resto in silenzio a guardarti,

senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,

e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;

vorrei chiamarti con  i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,

e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,

ma poi pronuncio il tuo nome

e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;

Figlio, vorrei stringerti più forte

ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e

ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.

Figlio, vorrei cullarti ancora

ma ora è la tua Vita a condurti per mano

ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

 

 

Son, I would,

as you return with confidence to lean on me,

gently I would tell you my good for you,

I would like to tell your nights waiting for you,

your shooting stars for your whishes,

your sunrises and your sunsets  thinking of you,

and my eyes wide open in the dark with your heart inside mine,

Son, let me tell you how much I love you,

but  I rest quietly watching you,

without daring to caress those rebellious curls of yours,

and the words, I would  say , seem so unnecessary and far;

I would like to call you with my secret nicknames of affection,

my dear, my tender love, my baby,

and tell you have a sweet sleep and do not be afraid,

but I say your name

and I know that it encloses your whole being so unique and special;

Son, let me hold you stronger

but I hold myself back out because of the shame and the fear of offending you,

I embrace you gently in my thoughts as dawn made of blue clouds.

Son, I would cradle you again,

but now Life is guiding you by the hand

and I stay here

 dreaming about you and you’re already grown up…

 

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Delicato Amore.

Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso
non ti ho mai baciata.  (Ivan Graziani)

delicato amore

Delicato Amore,

non conosco il sapore delle tue labbra

perché mai ti ho baciato

….

Delicato Amore,

non conosco la forza della tua stretta

perché mai ti ho abbracciato

….

Delicato Amore

non conosco la trama della tua pelle

perché mai l’ho accarezzata

….

Delicato Amore

non conosco le mie dita sul tuo viso

perché mai l’ho sfiorato

Delicato Amore

….

 ma conosco l’intimità delle tue lacrime

e la forza della tua speranza

 e la trama delle tue parole

e il sogno del tuo sorriso

Delicato Amore

io non so se posso chiamarti

Amore

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Risveglio

Il bosco si apre, vergine,

alle primi luci dell’alba,

il silenzio è denso di rosa

e sta sospeso tra i sogni che fuggono rapidi

e i vividi colori del risveglio

Tempo di nuvole

nuvole-poesia-intangibile

Quando si è innamorati

il tempo sta sospeso,

si vive di nuvole e di sorrisi

tra i battiti del cuore e

gli smarrimenti della mente

Comunicato stampa di Fausto Marinetti

Il 10 maggio papa Francesco si recherà a Nomadelfia (GR). Quale occasione migliore per approfondire il messaggio di don Zeno con il nuovo libro di Fausto Marinetti?

Fausto Marinetti, Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi, Tau editrice, 2018

Fausto Marinetti torna nelle librerie con un testo di riflessioni, testimonianze, lettere, una sorta di colloquio a distanza tra l’autore, papa Francesco e don Zeno Saltini, con cui aveva collaborato per un decennio, 1970-80.

Col suo stile duro e insieme tenerissimo, visceralmente appassionato, rappresenta un’umanità dolente incontrata nella carne viva, in un corpo a corpo, con la sofferenza e l’emarginazione, ma anche con la speranza e l’esperienza di sorprendenti rinascite.

In un intreccio di continui rimandi, i racconti saltano da una rievocazione della vicenda del fondatore di Nomadelfia alle crude microstorie di una comunità per tossicodipendenti e di una Casa per minori abbandonati; dalle citazioni di un gesto o di una frase di papa Francesco alla cronaca del degrado socio/politico brasiliano. Convivendo con i piccoli/crocifissi rievoca, con le parole di don Zeno, il rifiuto dell’assistenza e della beneficenza a favore della giustizia e dei diritti dei poveri. Un richiamo costante che a volte assume i toni dell’invettiva profetica, ma sempre stimola, provoca e mette in discussione. Ad attraversare il libro è l’esigenza lacerante di fedeltà radicale al Vangelo nella costante rivolta contro un cristianesimo cloroformizzato e imborghesito.

Come penetrare nell’anima di quel: Odio l’assistenza? [don Zeno] Non è troppo? No! C’è in ballo il concetto stesso di Amore: se tu sei sul piedistallo dell’assistente, del benefattore, del superiore ed io sono sotto, inferiore, beneficato, assistito proverò per te soggezione, ammirazione, ma non potrò mai sentirmi alla pari. Senza parità è impossibile il rapporto d’amore”.

L’obiettivo dell’autore è di immergere il messaggio di don Zeno nelle lacrime, nelle stigmate, nelle vene aperte dei migranti, dei popoli ultimi. E si chiede: “Se siamo autosufficienti ed autoreferenziali come potremo sentire nella nostra carne, che Cristo è venuto per i popoli perduti? Nella comunità terapeutica, tra ladri e assassini, vivo in stato di domanda: “Se sei venuto per i perduti, vuol dire che non sei venuto per chi, come me, si ritiene un buon religioso?”.

Chiede all’arcivescovo di Bologna una critica. Risponde: “Come fai a fare una critica ad un testo così? Puoi solo leggerlo, commuoverti, pregare, scegliere” (mons. Matteo Zuppi).

A cosa serve la poesia ? # Antonella #

Grazie alla Leggerezza dell’Anima , libera di andare dove deve andare, mentre spesso noi restiamo un passo indietro…

La leggerezza dell' anima

Vagando per blogger -mi sono imbattuto in Antonella –  a cui giro il mio pensiero in merito ad una domanda che ha formulato in un suo articolo. Attraverso una intensissima riflessione ,mi dato modo di rispondere . Ho preferito scrivere un articolo , evitando di farlo all’interno della sua pagina – ogni tanto le risposte potrebbero infastidire ed essere interpretate come imporre una propria idea – io condivido, adoro farlo – perché attraverso una sana e onesta condivisione, si possono comprendere i propri limiti e apprezzare altri autori  – motivo per cui la cito prima di rispondere.

La poesia. È una parte incontaminata di me che voglio sentire, far emergere dal quel sofisticato silenzio che dentro di me brama facendo breccia dentro i miei umori –  tentacoli ovattati di ciò che ad occhi aperti non saprei dire e posso esprimere solo se smetto di inseguire la ragione, provando a sentire cosa dentro di me vive, in quello…

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Infine

Infine si scrivono milioni di poesie, si tracciano segni significanti su un foglio o su un pc, per una sola persona… e questa sola persona non le leggerà mai né potrà sentirle…

A cosa serve la poesia?

Infine non è che un modo per farci del male.

Spine di rosa conficcate nell’anima

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e noncuranza.

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e incuria.

5-Arrivo alla stazione di Seui (trenino verde)

Purtroppo il mio viaggio sul trenino verde, linea Arbatax- Mandas, si è concluso a Seui, da cui ho fatto il viaggio di ritorno fino ad Arbatax. Sarebbe interessante avere più tempo e suddividere il viaggio a tappe per gustare i sapori e i profumi di questa Sardegna meno conosciuta.

I paesaggi sono mozzafiato con passaggi su spettacolari ponti.

La stazione di Seui è tra le più importanti della linea, il tratto per raggiungerla deve essere risultato come il più impegnativo per i costruttori della ferrovia. La quota è intorno agli 800 metri e si attraversano lunghe gallerie su arditi ponti, tra questi il ponte di San Gerolamo con una travata metallica lunga 50 metri sospeso ad una altezza di 40 metri mentre la natura circostante diventa aspra e selvaggia.

per info:

http://www.treninoverde.com/

3-Stazione di Lanusei (trenino verde)

Lanusei è una vivace e accogliente cittadina al centro dell’Ogliastra. E’ famosa per le ciliegie e la sagra delle ciliegie è una festa di sapori e di colori. Lanusei vi stupirà per l’ospitalità.

Molto caratteristici i locali interni della stazione che fanno di questa linea un vero e proprio viaggio nel passato dell’isola, tra paesaggi che diventano, man mano che il treno si inerpica tra le montagne, sempre più verdi e selvaggi.

http://www.treninoverde.com/

 

 

 

1-Stazione di Arbatax (trenino verde)

La linea del trenino verde Arbatax- Mandas è la linea turistica più lunga d’Italia, 159 km tra Arbatax con la stazione che si affaccia al mare, sulla cala dei Genovesi, di fronte alle famose rocce rosse, fino a Mandas, attraversando zone boschive nel massiccio del Gennargentu.

Io non ho viaggiato sull’intera linea ma ne ho percorso un tratto molto suggestivo e verde fino alla stazione di Seui.

Queste sono le foto della stazione di Arbatax.

(foto del 30 giugno 2005)

per info:

http://www.treninoverde.com/

Vuoto

Poi si torna lentamente e amaramente alla realtà…

non ci si vorrebbe mai svegliare da un sogno

che ci ha tenuti vivi a noi stessi

poi ci si accorge che era solo un sogno

e lentamente si ritorna al vuoto,

è un vuoto amaro,

è ciò sopravvive al sogno

e ciò che resta di tanti pensieri nel vento

Mistero e saggezza della lingua finlandese #3

Quando gli stranieri ascoltano un finlandese parlare hanno sempre l’impressione che qualcosa gli voli fuori dalla bocca.

Le parole si aprono e si chiudono leggere, volteggiano nell’aria e si disperdono.

Inutile accanirsi a cercare di catturarle.

Perché il significato è nel volo: è quello che bisogna cogliere con gli occhi, con le orecchie. Le mani non servono.

Questa è una delle cose più belle della lingua finlandese.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

Mistero e saggezza della lingua finlandese #2

Nella frase finlandese le parole si raggruppano attorno al verbo come satelliti intorno ad un pianeta e diventa soggetto quello che si avvicina più al verbo.

Nelle lingue europee la frase è una riga dritta. In finlandese è un cerchio dove dentro succede qualcosa.

Nella lingua finlandese ogni frase basta a sé , nelle altre ha bisogno  di un discorso per esistere sennò non vuol dire nulla.

Il finlandese ha un’ostica ma delicata sintassi: invece di partire dal centro delle cose, le circonda e le avvolge dal di fuori.

Va a finire così che la frase è un bozzolo chiuso e impenetrabile in cui il significato matura lentamente e poi d’un tratto vola via, colorato e imprendibile…

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

Mistero e saggezza della lingua finlandese #1

Il nome è la prima cosa che si impara di una lingua.

Perché nominare vuol dire imparare a conoscere.

In finlandese conoscere vuol dire strada.

Perché la conoscenza è la via, il sentiero che ci porta fuori dal bosco, alla luce del sole (…)

In fondo è vero che la conoscenza non è che una via e le vie possibili sono tante.

Il nome in finlandese è imprendibile, si nasconde nelle molteplici declinazioni dei suoi 15 casi e soltanto rare volte si lascia sorprendere al nominativo. Perché il finlandese non ama il soggetto che compie l’azione.

Nessuno a questo mondo compie qualcosa, ma tutto succede da sé perché deve succedere e noi non siamo che una delle tante cose che sarebbero potute succedere.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

 

 

 

Precipizio di verde nel blu

Sotto alle  pareti rocciose c ‘e’ un sentiero nascosto tra capperaie e giganteschi fichi d’India, si susseguono grotte levigate dal vento e dal mare di un tempo, ginestre spinose, ulivi selvatici, ferule, giaggioli dei poeti, bianchi asfodeli, lentischi e mirti e rosmarini profumano di mediterraneo, alti carrubi indicano la via.

Alla grotta della Volpe la porta e’ rimasta spalancata, vi sono un letto di paglia, una vecchia ciabatta, un fiasco vuoto, le buche nella terra sono tane di volpe ora abbandonate. Qui e’ silenzio di vento e di mare, precipizio di verde sul blu.

BLOGGER RECOGNITION AWARD 2017

blog-recognition-award

Prima di tutto mi scuso per il notevole ritardo e ringrazio per questo triplo award  :

Spongebob di https://spongibobinaygo.wordpress.com

Carmen di https://viaggiatricedagrande.wordpress.com

Tanya di https://unbosconellamente.wordpress.com/

Questo award è un riconoscimento conferito ai bloggers per promuovere, diffondere e incoraggiare la nostra comune passione per il blogging, sia che si parli di prosa, poesia, news,cucina, viaggi, moda ,politica , poesie.

Anche per questo premio ci sono delle regole da rispettare:

1) Inserire il logo del premio, ringraziare chi ti ha nominato e inserire il link del suo blog. 
2) scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento.
3) raccontare la nascita del proprio blog;
4) dare consigli ai nuovi bloggers
5) nominare altri 15 blogger ai quali passare il segno di riconoscimento.

Come è nato il Blog?

Per il dispiacere di una perdita e per sopravvivere ad essa, grazie al blog ho iniziato un lungo lavoro incontro a me stessa.

 

Consigli per i nuovi bloggers:

siate voi stessi! e non abbiate paura di esserlo!

 

Le nomine: siete tanti, vi adoro tutti, a voi la parola!

Al limite di un sogno

blue-gate-1725791_640 Kdsphotos

Mi fermai al limite del cancello,

fu allora che ti vidi,

intento e assorto nel giardino e nei tuoi pensieri,

restai a lungo ad osservarti

finché non ti accorsi di me,

fosti sorpreso

non era previsto il mio incontro

ma in qualche modo era atteso,

mi apristi,

varcai quel limite,

le parole furono poche e sconnesse,

per noi parlarono gli occhi e le mani e le labbra

e al risveglio conservai un dolce sapore di te,

ti avevo incontrato al limite di un sogno

(foto di Kdsphotos su Pixabay)

Specialmente di notte

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Specialmente di notte

sento il bisogno continuo di pensarti,

se per un momento mi dimenticassi di te,

potrei perderti del tutto dalla mia memoria.

Di te non resta che un pensiero

che sbiadisce al sole,

che inaridisce al vento,

che la nuova pioggia cancella,

ma che di notte rivive

nel sogno del cuore.

Eppure…

Forse non c’è un sentiero da tracciare che mi porti fino a te,

forse non c’è un’autostrada che mi colleghi a te,

forse non c’è un ponte da attraversare per giungere a te,

né fiume, né mare, né cielo, né nuvole.

Forse non c’è…

eppure c’è tutto questo amore

che non basta a fare ponti e strade,

eppure c’è tutto questo amore

che mi lega prepotente a te

e mi conduce alle porte mute del sogno

dove vorrei tracciare sentieri sul tuo corpo,

e fare ponti con le tue mani

e dare alle nuvole il tuo volto….

Gli amici (Dina)

Gli amici hanno due spalle.
Una per far appoggiare la testa, nell’incavo perfetto che Dio ha creato.
Per sostenere.
Per dire” Stai qui. Conta su me. Io ci sono”.
Ti aiutano a vedere il fiore in mezzo alle erbacce, che tu, un attimo prima, hai calpestato, perché gli occhi erano velati di tristezza…
❤️

Dina

emozioni759.wordpress.comemozioni759.wordpress.com

·

emozioni759.wordpress.com

 

La vetrina

Ho raccolto un’infinità di inutili oggetti

Nella vetrina della mia vuota vita.

Ora che metà del mio tempo è finito

Trascorro i giorni tra la polvere di ciò che non fu o non ebbi il coraggio di vivere.

Niente dell’ amore che ho sognato

Sta in questa vuota vetrina,

Oggetti inutili,

Testimoni polverosi

Della mia rovina.

Monte Mauro

Un luogo incantato tra Riolo Terme e Brisighella, nel parco della vena del gesso romagnola. Camminando sui cristalli di gesso…

Pioggia di note e lacrime

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Questa notte ogni goccia di pioggia mi parla di te,

delle tue emozioni e delle tue lacrime.

Immagino le tue dita volteggiare leggere

sfiorandomi come una carezza

è solo il vento, là fuori, che sbatte i rami.

Le tue dita rincorrono le note sul pianoforte,

le tue dita sono più rapide del tuo pensiero,

partono piano, poi accelerano poi di nuovo rallentano,

riprendono fiato e poi più sicure, più delicate, più forti

riprendono la corsa verso l’infinito,

allora la tua mente si acquieta e si sente libera,

il tuo cuore canta insieme all’universo

il vento della tua anima

Amore, sai che la pioggia non può essere trattenuta,

lascia libere le tue mani,

lascia andare le tue dita sulla tastiera,

lascia uscire le tue lacrime,

affranca il tuo cuore,

la notte mi porterà il dolce suono delle note

unito alle lacrime

sarà la tua pioggia

e io dormirò sognando di te

(foto di Nightowl da pixabay)

Primavera nel palazzo di giada

Farò arrivare la primavera nel tuo palazzo di giada,

forzerò dolcemente i cancelli dei tuoi verdi azzurri occhi

e ti farò, dolcemente, fiorire…

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“Primavera nel palazzo di giada” è il nome di una peonia.

(foto di Kanenori)

Si piange… e si sorride…

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Si piange…

 

e si sorride,

 

si piange per un sorriso sperato e non ricevuto

 

un milione di lacrime silenziose,

 

e si sorride di gioia

per la bellezza di

una sola lacrima rubata.

(foto di DominicBlair)

 

 

 

Di notte

Mi addormento abbracciando il tuo pensiero sul filo del sogno che mi riavvolge intorno a te

A volte avrei voluto

Avrei voluto tenerti fra le braccia e difenderti da ogni male,

avrei voluto sorriderti al mattino e alla sera tenere la tua mano nella mia,

avrei voluto che mi insegnassi a guardare il tuo mondo,

avrei voluto esserci per ogni tuo sorriso, per ogni tua lacrima, e per ogni tua conquista,

ti avrei visto cadere  e poi di nuovo correre via,

avrei voluto vederti felice e avrei voluto allontanare da te ogni tristezza,

avrei voluto tante cose che neppure conosco,

che mai ho vissuto con te ,

e soprattutto avrei voluto incontrarti,

figlio che non sei giunto da una stella fino a me,

e a volte avrei voluto che anche tu mi amassi un poco…

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Si tratta di una lettera che io ricevetti da mio zio quasi venti anni fa in un periodo in cui regnava il vuoto della mia vita, è una lettera d’amore per una nipote e l’umanità . Le parole chiave della vita di mio zio sono sempre state condivisione e comunicazione, lui è uno scrittore e un giornalista, un fotografo e un frate cappuccino, quasi 47 anni fa lui mi ha battezzato e poi è partito per conoscere ed abbracciare il mondo, e mentre lui era missionario in Brasile dove la morte è cosa banale, e io che allora avevo 27 anni e mi sentivo così estranea alla vita gli scrissi e lui mi rispose in questo modo:

Imperatriz 24.03.1995

Cara nipote, sono tornato all’alba e ho trovato la tua che m’aspettava. Come sto? In questi giorni con una gran diarrea che mi butta giù! Torno da Belem dove sono stato ad aiutare un regista a fare un documentario sui ragazzi di strada… ecco come sto: i viaggi mi fanno vivere, mi ossigenano l’anima… Anch’io provo una certa incomunicabilità: da dove cominciare, dove trovare le parole per comunicare un’esperienza? A me succede il contrario: io so che cosa ci riempie, me lo ha insegnato la vita, non i libri, non le persone. Le persone fuori dal comune, al massimo, riescono a comunicarti il loro cammino, come è avvenuto il fenomeno. Ma l’esperienza di uno è sempre unica e irripetibile, ognuno deve camminare con le proprie gambe. Dunque il massimo che posso fare è mettere in comune l’itinerario percorso, niente altro, e se guardo indietro alla mia vita devo ammettere che il mio carattere era molto simile al tuo. Ho incominciato a vivere veramente quando ho incontrato don ****, primi anni 70, lui aveva quel pane che mi sfamava, aveva il dono di farmi sentire vivo, di farmi credere che valeva la pena spendere la vita per qualcuno. E tu che scrivi “e non sopporto più di non toccare altro che il vuoto di me”, ebbene io ti auguro di toccare il fondo, di esasperarti sul fondo di te vuoto: solo tu puoi fare il salto. Che cosa è il salto? il fidarsi, di sé e degli altri; di sé prima ditutto, poi degli altri; GLI ALTRI SONO IL PIENO DI NOI, GLI ALTRI FANNO IL PIENO DI NOI STESSI. Parole cifrate? Niente affatto e quando non dirai più come si fa sarai sulla strada giusta. Ed è un processo che si rinnova sempre nella vita; uno non potrà mai dire ora ho imparato il trucco, ho la soluzione in tasca, ogni volta bisogna rifare la tela di nuovo. Quando nella mia vita è apparsa R., la drogatina, ho ricominciato tutto di nuovo, perché era il nuovo che rompeva il mio guscio e mi imponeva di ricominciare . Poi un’altra rinascita quando sono venuto tra le vittime del terzo mondo e a tutt’oggi mi sembra di essere sulla soglia di un’altra tappa della mia vita: non è facile muoversi perché non esiste una mappa, tutto è sempre nuovo. Sempre bisogna ricominciare da capo, la lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia. Tu dici “non riesco a concepire e sentire l’esistenza di un altro”, a me succede il contrario, non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare.. Scrivi ancora “non so da che parte uscire…”, smetti di pensarlo ed esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura , scrivi ancora che sei “anelante a vivere ma con la paura di non riuscirci; vorrei tanto mettermi alla prova ma temo di non poter sopportare la realtà e gli altri e di non esserne in grado” Butta via questi pensieri, perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio? A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perchè tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno. Tu scrivi “temo di poterti deludere quando ci incontreremo”, non sono mica un giudice io. Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’ALTRO. Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno vi prende per mano. Io ho avuto don ****, la drogatina R., le vittime del terzo mondo e oggi i bambini delle favelas. È solo per questo che t’ho offerto una mano amica, al di là di ogni considerazione di successo o insuccesso. Uno per esempio mette al mondo un figlio prescindendo da tutto quanto, perchè è amore gratuito, non mira alla ricompensa, al contraccambio, lo stesso dovrebbe essere tra due che si amano… e poi alla fine ti accorgi che il mestiere più difficile è fare l’uomo, amare gli altri. Non ci hanno educati a renderci conto che tutti gli altri hanno bisogno di ciò che abbiamo bisogno noi, quindi la misura del come rapportarci è dentro di noi, non si tratta di una cosa astratta o difficile tanto meno impossibile. Forse dovresti cominciare ad amare te stessa, come sai scoprire il bello della natura, così devi cominciare a scoprire il bello di te. Come fai ad essere tanto sicura che non avrai figli? Perchè ti escludi questa esperienza che rasenta il mistero? E lodici con tale amarezza! Tu scrivi “non appena provo a mettere latesta fuori dal mio mondo resto delusa” e che importa? Questo può impedirci di tentare e ritentare a fare con quella fragile argilla che siamo noi un capolavoro? E se da noi venisse fuori una semplice brocca non sarebbe già una soddisfazione quella di essere utili a qualche cosa? Mi viene un dubbio:forse tu provi in momenti brevissimi le vertigini degli ideali più belli, ti sembrano irraggiungibili e quindi ti viene da rinunciare in partenza: come la volpe che diceva che l’uva non era matura solo perchè era troppo alta… se una cosa è troppo alta per me farò di tutto per crescere per potenziare la mia umanità, elasticizzare i miei sentimenti e i miei sogni fino a quando ci riesco, non ti pare? Nipote non aver paura tu sei molto meglio di quello che ti dipingi: ognuno di noi porta il negativo di sé ed è solo con il negativo che si può ricavare il positivo. Guai a disprezzare il negativo le ombre le tenebre. Non servono anche queste per dare risalto alla luce? E allora tira le conclusioni. Ad ogni modo sappi che io sono sempre disponibile, poi le cose, le vicende, gli avvenimenti ci aiuteranno a far maturare lesituazioni e le scelte; non credere che io sia esente da dubbi paure e interrogativi. Il viaggiatore fuori di me mi crea un fenomeno strano, mi aiuta a circolare sempre di più nelle mie vene, a scoprire il mio io più profondo, a far emergere quello che sogno di me: un uomo universale, un uomo che vive per portare tutti gli altri nel suo essere, nel suo intimo. Percorrere il mondo per me non è altro che sentirisi scorrere nelle vene l’umanità, ogni popolo è come una conchiglia sigillata il cui mistero m’attira. Mi affascina perché intuisco che mi arricchisce, mi alimenta, amplifica il cuore e i polmoni dell’anima. L’UNICA COSA CHE CI FA VIVERE E’ VIVERE ! Uscire dal guscio dei piccoli problemi personali, pensare in grande, buttarsi nella periferia di noi stessi. Ognuno di noi è come un mulino che ha bisogno delsuo grano da macinare, più il grano è di qualità, migliore è il prodotto finale, ecco perchè il mio mulino ha bisogno di esperienze umane. Quello che non puoi più permetterti è di non vivere, io non te lo permetto, non puoi condannarti a vivere contro la tua volontà, non ci è lecito negarci, occorre fare di tutto per dare corpo all’intuizione che noi portiamo in fondo al nostro essere. Se la barca rimane legata alla riva anche da un solo filo di rete non potrà mai prendere il largo. Ti ho pensato anche nei miei viaggi e ho desiderato scriverti ma fatico a scrivere senza un intreccio un dialogo. Ad ogni modo stai serena ed anche sicura che lo zio ti vuole bene. Non aver paura di buttare l’anima oltre gli steccati, gli ostacoli e le barriere. In fondo certe delusioni della vita servono a renderci conto che solo chi ama in grande pensa e agisce in grande; ti abbraccio tuo Zio Fausto.

Tra la pioggia e il cuore

tra la pioggia e il cuore ci sei tu,

nella notte di attesa

ti cullo tra le mie braccia

come se tenessi il mondo intero,

sospeso tra la pioggia e il cuore

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