Partenze e addii.

Il partire da casa è una cosa semplice prepari un viaggio per mesi, a volte per anni, poi mancano poche settimane, poi una settimana poi giorni, e poi un giorno, e tu in qualche modo sei pronto, e lo devi essere per forza, quando l’aereo si stacca dal suolo, sei partito, sei già lontano, hai fatto tutto, non puoi più tornare indietro.

E non so se davvero si torna cambiati da un viaggio, sicuramente gli orizzonti si sono allargati e ne esci che si è aggiunto qualcosa in più. Non serve a niente camminare l’uno verso l’altro, si rischia di camminare su rette parallele che non si incontreranno mai, non serve a niente fare questo sforzo di infrangere le barriere se poi non ci si scambia nulla, se poi si ritorna a casa e nulla è cambiato, se l’altro non mi ha dato qualcosa ed io non ho dato qualcosa di me.

Se torni a casa e non è cambiato nulla allora c’è qualcosa che non va, faresti meglio a restare a casa, come quelli che dicono ah ma poi alla fine come si mangia bene in Italia, ah ma poi alla fine quello che c’è in Italia, ah il pane che si mangia in Italia, ah il caffè che si beve in Italia e allora rimanete a casa.

Di un’unica cosa io ho sentito la mancanza fuori di Italia, ma non perchè sia un merito italiano, ma perchè è un’eredità che viene dalla storia, ho sentito la mancanza della mia cultura perchè mi dava gli strumenti per capire e valutare il mondo, mi dava la chiave di scelta tra ciò che è giusto e sbagliato, tra cià che è bene o male, tra essere umani e non esserlo, tra il rispetto della vita e la mancanza di ciò. Non che in Italia in pratica ci sia tutto questo rispetto, non c’è di fatto, ma forse di pensiero e di cultura in astratto c’è.

Quando siamo stati assaliti da due ragazzini in un paesino in Brasile, certo che volevamo giustizia, certo che volevamo rientrare in possesso degli oggetti rubati, specie della carta di credito, di quella piccola cosa da cui escono i soldi per pagare hotel ristorante e un volo aereo, ma poi ci dissero che si trattava di due ragazzini sbandati, che facevano uso di crac e che in breve sarebbero stati presi e fermati, il che equivaleva catturati e condotti in un bosco e ammazzati come cani randagi. La mia cultura poteva tollerare ciò?

L’unico addio che io concepisco è quello della morte, questo è l’addio definitivo da parte di chi se ne va.

Poi da un viaggio occorre tornare e a volte non si ha tempo per organizzare il ritorno si deve fare in fretta, c’è l’ultimo autobus che passa, c’è l’ultimo volo che parte e non c’è tempo, infili tutto alla rinfusa in valigia e parti e chissà se tornerai e quando, pensi sempre che tornerai, ma poi non si sa se la vita te lo permetterà, se le cose lo permetteranno.

in Brasile l’ultimo taxi, la valigia chiusa per forza, se si è dimenticato qualcosa pazienza, la corsa per raggiungere l’ultimo bus utile per raggiungere Rio che è lontano 1000 km, lungo la strada diritta a fianco ad alberi diritti coltivati per la produzione della cellulosa, ci volle pure accompagnare il caro vecchietto Vicentinho, l’ultimo saluto, e poi l’ultima attesa di un bus, gli ultimi bambini che vendono gelati e picolè, piccoli ghiacchioli, bambini che ci salutano e ridono e saltano e ci chiedono ma in Italia ci sono camion grandi come questi che trasportano la legna, ci sono autobus con ruote così grandi, ci sono strade così lunghe, tanto lunghe che non finiscono più?

e ci sono cuori che amano per sempre e ci sono anime che sognano viaggi che non si concludono, e ci sono scarpe che non si consumano mai, e ci sono idee che sopravvivono per sempre, e ci sono amori che non finiscono mai, e ci sono amicizie così grande che sfidano le distanze , e ci sono oceani che non possano essere navigati e ci sono cieli e pianeti e stelle e galassie senza fine?

e che cosa rimane alla fine di un viaggio, di una storia d’amore, alla fine di una vita? un senso di stordimento, un non sapere perchè, la certezza che rimane indietro qualcosa di non spiegato, di non spiegabile, di sfuggente e su quello che sfugge ci si sbatte la testa, ce la si rompe a furia di pensarci e ripensarci, capire perchè qualcuno ci dice addio o perchè l’abbiamo detto o perchè ce lo siamo fatti dire perchè siamo stati così stupidi da farcelo dire. Perchè sarebbe stato per sempre, così semplice come bere un bicchiere d’acqua fresca, dirsi per sempre e poi finire, arrestare la corsa, fare scendere qualcuno, scaraventarlo giù, perchè quando si poteva fare se non tutto il viaggio insieme almeno una parte per essere meno soli, per essere meno disperati?

Chi ti dice addio non ti lascia via di scampo, non ti lascia possibilità d’appello, è una condanna anche questa per sempre. E pensi che cosa ho sbagliato, se non avessi detto quella parola, se avessi taciuto, se avessi amato di meno…

L’ultimo bus delle 16, 45 e sono rimasti 10 minuti per salutarsi per lasciarsi un segno, per scambiarsi qualcosa.

Jair, brasiliano tutto d’un pezzo, sessantenne dal cuore duro e sgarbato, ci mostra il video dei suoi figli e nipoti che vivono a 3000 km di distanza da lui, e si commuove e piange e dice il Brasile è un paese meraviglioso, che Dio ha creato un paese meraviglioso, ma la gente non è tutta buona, manca di umanità, di educazione, di cultura, c’è violenza, mancanza di dignità e di rispetto della vita umana, assassinii, furti, ogni sorta di violenza… Dice con amarezza che si vergogna di tutto ciò.

” e voi avete incontrato cose brutte e io vorrei chiedervi scusa di ciò, ed ecco io vorrei regalarvi la maglietta del calcio che mio figlio mi ha portato dal suo viaggio di 3000 km, e ora questa è una cosa che per me è molto cara e io vorrei darla a voi in segno di amicizia…”

” non non è necessario Jair, è un regalo speciale di tuo figlio, non possiamo accettare…”

“Prendetela così vi ricorderete di Jair, questo vecchio burbero e scontroso ma che piange vedendo il video dei suoi figli e nipoti….”

e tutto di fretta arriva il bus e occorre fermarlo in quella strada sull’oceano, la fermata è a richiesta, l’autobus che ci porterà via da Jair e dagli altri amici e via da questo paesino perduto in Brasile, e domani ancora un taxi e un altro bus e un altro aereo per l’Italia, e in valigia una denuncia per furto contro due ragazzini drogati e una maglietta che celebra l’amicizia più sincera.

Arrivederci Brasile.

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