un viaggio che ci ha cambiato: il nostro primo incontro con il Brasile, 2003.

avete mai fatto un viaggio in particolare che ha cambiato un poco la vostra vita o vi ha lasciato dentro qualcosa di speciale?

per me uno di questi fu il nostro primo viaggio in Brasile, nel 2003.

quando andai in Brasile la prima volta mi trovavo in una fase di scollamento nella vita e nel lavoro, non mi riconoscevo nell’immagine che gli altri avevano di me, così avevo una sola settimana di ferie e volai in brasile con una super offerta in un resort di lusso ad un prezzo stracciato, quanto avevo desiderato andarci e adesso mi trovavo in un comodo resort sull’oceano e alle spalle un paese immenso sconosciuto misterioso, vedevo i turisti all inclusive bere e mangiare a tutte le ore e giocare a ridicoli giochi di società ma che ne sapevano dove si trovavano? e che ne sapevo io? questi turisti da batteria che ne sapevano di dove si trovavano chiusi nel recinto, dietro al muro alto del resort?

Appena dietro all’angolo c’era un mondo tutto nuovo e diverso!

certo il brasile non è un paese idilliaco o bucolico che qui desrivo, lo so, e lo sapevo ancora più da quello che mio zio scriveva, pistoleiros garimperos poco rispetto per la vita tanta ignoranza bassa scolarizzazione l’infanzia devastata dal crac, ect ect . Quel nostro primo incontro fu fortunato, ci conquistò l’allegria, la gioia di vivere, il saper sorridere comunque e sempre.

Mettemmo il naso fuori dal muro, attenti ci disse la guida non andate vicino ai bamboo, là ci sono i cobra, non scendete dal taxi, non ostentate macchine fotografiche, vestite abiti semplici, niente borse, nè orologi, tornate sempre in taxi, appena fa buio c’è il coprifuoco, ect ect..

Ma lì ci trovavamo in un paesino sull’oceano, lontano dalle grandi città, il turismo era appena all’inizio, la pesca era abbondante e le piante da frutto tropicali regalano frutta energetica in qualsiasi momento dell’anno, per esempio il cacao dà 9 raccolti all’anno. Facemmo lunghe passeggiate sulla spiaggia deserta, con i buggies che sfrecciavano da ogni parte, e il ritmo delle maree, le falesie di sabbie colorate, il rumore del silenzio…i cavalli correvano liberi in spiaggia, le donne lavavano le stoviglie di alluminio nel fiume, i bambini giocavano nel mare e ci sorridevano invitandoci a sorridere, i pescatori ritornavano a riva con le loro jangadas cariche di pesce colorato e ce lo mostravano…e proprio dietro all’angolo c’era una casetta gialla, con la scritta Forrò P., era un piccolo bar che due volte alla settimana si trasformava in balera, il forrò è un tipico ballo nordestino, ci avvicinammo alla casetta in modo amichevole, alcuni di quei ragazzi lavoravano nel resort e ci avevano riconosciuto, facemmo un poco di amicizia spontanea, l’anziano capofamiglia ci volle mostrare la sua casa, pochi mobili, solo un cassettone su cui troneggiava una piccola tv per l’immancabile calcio e la telenovela, niente letti solo amache appese, la sala della balera era una specie di garage con grandi casse stero, dietro alla casa c’era un piccolo cortile e l’anziano signore ci indicò orgoglioso il bagno, mentre la sua vasca da bagno era una tinozza all’aperto che a me ricordò quando facevo il bagno a casa dei nonni in campagna 40 anni fa , o come mia mamma faceva sempre da piccola, più di 65 anni fa .

Scattammo qualche foto, rapidamente avemmo intorno tutti i bambini del paese, una piccola folla multicolore, pur fratelli ognuno aveva un colore di pelle e di capelli diverso dall’altro e così il taglio degli occhi, tutti si volevano rivedere e toccavano lo schermo della macchina digitale segnando con il dito e pronunciando il nome di ognuno…Io che non ero abituata al contatto con i bambini, ma qui mi stavano quasi addosso, facendo a gara tra loro…ci vollero anche mostrare il piccolino di un mese, lo svegliarono apposta e anche la signora più anziana disse io non ho mai fatto una foto e sedette in posa con i nipoti, poi arrivò un ragazzino e disse qualche parola in uno scarno inglese e ne era molto orgoglioso…

Alla casetta gialla ci domandarono curiosi di noi, dell’Italia, quanto era lontana, perchè io portavo quel fazzoletto in testa ero forse malata?, ed io rispondevo no è per il sole e loro non capivano, ci chiesero se avevamo figli, no, e loro peccato perchè un bambino è una grande gioia e poi ne nascono di tutti i colori… Una signora ci disse io ho 3 figli e sono tutti bianchi come mio marito e nessuno è nero come me, che peccato! un bimbo di 16 mesi già ballava a ritmo di samba…

Tra questi incontri che mi riportavano indietro ad una specie di infanzia primitiva, le passeggiate sulla spiaggia fino all’incontro del fiume con il mare, il rumore del silenzio dentro al canyon, l’arrivo delle jangadas con il pesce, alla fine della settimana io arrivai all’areoporto che non sapevo più dove era andato a finire il biglietto , non ero stata ferma un momento, sempre in giro a vedere ad assaporare un piccolissimo pezzo del Brasile, il paese che avevo sempre desiderato conoscere a causa di mio zio, ed ero consapevole di stare assaggiandone soltanto una briciola, ma quella briciola aveva un sapore di allegria di gioia di vivere di sentire me stessa diversa più viva, migliore di quanto credevo di essere, fu questo l’inizio di una grande passione, appena potemmo, 3 mesi dopo rivolammo nello stesso paesino, mai più resort, mai più compagnia di turisti da batteria, ma la gente la gente, invece dell’ all inclusive fu full immersion anche senza sapere bene il brasiliano, e tornammo dai nostri amici e portammo qualche foto e qualche cosa per la scuola di cui ci eravamo informati, e una maglia del calcio per l’anziano capofamiglia, e alla fine loro insistettero per riaccompagnarci alla pousada e ci regalarono un vaso di areias coloridas…

e questa fu la nostra prima di un viaggio che è ancora in corso.

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