Una visita particolare. (Rio de Janeiro, Brasile), giugno 2008.

Al santuario delle pietre preziose, gioielli e minerali, da Stern, (Rio de Janeiro, Brasil), giugno 2008.

Avevo letto sulla lonely planet, la mia bibbia,( in Italia di giorno l’avevo sempre con me in borsa e la sera sul mio comodino) , che una visita al negozio di Stern a Rio era una cosa imperdibile e così una mattina ci presentammo da Stern senza né telefonare senza né prenotare, appena entrammo ci rendemmo conto di aver commesso due piccoli non trascurabili errori, il primo errore era il nostro abbigliamento poco consono, eravamo vestiti da mare, bermuda e canottiera e sandali, anzi eravamo anche un poco insabbiati, a Copacabana un’onda malefica aveva cercato di inghiottirmi a tradimento mentre passeggiavo e nella furia di scappare ero caduta e l’onda aveva tentato di risucchiarmi via in quel mare grigio azzurro e plumbeo nella giornata nuvolosa, il secondo errore fu che non avevamo nessun invito e non alloggiavamo in un 5 stelle e nemmeno in 4 stelle bensì in un ostello in un favela. Oggi ha cambiato nome e si chiama Lisetonga Hostel, Ladeira Ari Barroso, Casa 15, Leme, allora era gestito da un ragazzo svizzero, simpatico e spartano.

Eravamo al termine del nostro viaggio, avremmo trascorso gli ultimi giorni a Rio prima del volo di ritorno, uno dei principali problemi nella pianificazione del viaggio era stato appunto dove avremmo dormito a Rio, gli hotel a 4 e 5 stelle di Copacabana non sono sicuri, i male intenzionati si appostano all’uscita dall’ hotel e poi ti assaltano, oppure ti entrano in camera a rubare, gli ostelli mi parevano la soluzione più sicura ed economica, ne studiai alcuni per prezzo posizione e qualità dei servizi, alla fine scelsi un piccolo ostello sulla collina sopra Leme, che è la naturale continuazione di Copacabana, le sue recensioni erano ottime, il proprietario era descritto come un ospite perfetto, gentile e disponibile, e dalle foto l’ostello era fantastico con ampi spazi e una vista straordinaria, diceva che si trovava in una favela dalla gente accogliente e tranquilla, e così prenotammo lì.

Il taxista non conosceva il posto e dovemmo insistere non poco perché ci accompagnasse sul morro (collina)  della favela Babilonia, ci disse ma lo sapete che questa è una favela, lo sapete cosa è una favela, lo sapete che c’è la guerriglia, lo sapete e lo sapete….

Giungemmo davanti al cancello chiuso dell’ostello e la prima occhiata non fu positiva, vi erano accumuli di sacchetti dell’immondizia, (tra poco sarebbe passato il camion della nettezza urbana a caricarli), ed io non ero più tanto sicura della mia scelta al punto che supplicai il taxista di aspettaci un minuto e se nessuno fosse venuto ad aprirci saremmo scesi insieme a lui, il taxista disse ok ma solo un minuto, qui io non ci resto un minuto di più, tà muito perigoso, io risposi tà bon, espera o minutinho, por favor.

Suonammo il campanello, l’ansia e la paura aumentavano al trascorrere dei secondi, più mi guardavo attorno più il luogo mi sembrava pericoloso, ma una voce ci rispose quasi immediatamente, un ragazzo giovane alto magro dal viso molto simpatico venne ad aprirci e ci sorrise, ogni mio dubbio sparì all’istante e feci cenno al taxista che era tutto ok, noi ci fermavamo lì.

“Ma quanti bagagli avete?”, si sorprese divertito il nostro ospite, io di solito giro con uno zaino, “eh caro, io risposi, anche a me piacerebbe girare con uno zaino leggero ma poi le sabbie per la mia collezione e i pezzi di legno e le conchiglie e i minerali dove li metto?”

Comunque fu molto gentile e disponibile come da recensioni, e anche l’ostello era fantastico, si trattava di casa anni 60 con molto stile, c’era poca gente essendo bassa stagione, un’ampia sala di ricreazione con computer e tv e stereo, una cucina maiolicata con frigo a nostra disposizione, e una grande terrazza sul tetto con una splendida vista, specie di notte, la camera non era proprio quella della foto ma era tranquilla, senza rumori molesti, e sicura, il bagno in comune era immenso anche se un poco sporco, va bhè a me basta che l’acqua sia calda o caldissima, discreta posizione per raggiungere le attrazioni della città.

E la favela Babilonia?

la favela era all’apparenza tranquilla, probabilmente proseguendo sulla collina le cose sarebbero cambiate ma qui era ok, poco più su vi era un posto di blocco della polizia e a nord la favela era chiusa da una zona militare con filo spinato.

Il proprietario dell’ostello ci disse che ci avrebbe accompagnato giù a piedi fino a Leme così tutti ci avrebbero visto in sua compagnia e avrebbero saputo che eravamo suoi ospiti, e non c’era pericolo di aggressioni o di scippi, tà tranquilo la gente è boa, qui ci vive povera gente che lavora onestamente ma non può permettersi alloggi o affitti costosi. Da Leme per salire all’ostello vi era anche un servizio di moto taxi ma noi la facemmo sempre a piedi di giorno e di sera max le 22, la notte tardi non uscimmo mai, gli altri ospiti ci invitarono ad andare con loro nei locali della Lapa ma sinceramente dopo aver camminato tutto il giorno tra Jardim botanico, Cristo Redentor, Corcovado e pao do Azucar eravamo stanchi e così l’ostello di notte era tutto nostro e potevano andare dove volevamo, dal tetto la vista notturna era splendida: Rio ci circondava da 3 lati , con le sue piccole luci delle favelas e le grandi luci dei viali e il Cristo Redentor che troneggiava da lassù protettivo, la città così illuminata ci apparteneva.

Il proprietario lasciava le finestre spalancate e la porta della terrazza sul tetto era aperta, anche al mattino noi eravamo soli in cucina, eh gli altri dormivano ancora dopo la nottata a Lapa, c’era un bicchierino di vetro dello yogurt con il bicho preguiça e io me lo misi in valigia (mi piaceva e non sapevo dove comprarlo).

Una mattina scendendo a Leme trovammo un sagui morto stecchito da scarica d’alta tensione, una signora disse oh povero piccolino, poco più giù c’era anche una scuola di capoeira e sulla spiaggia la notte giocavano le squadre di calcio dei bambini, una sera cenammo al miglior ristorante di Leme spendendo pochisssimo e un’altra sera andammo al sindacato do Chopp ( è la birra) e un’altra sera passeggiammo in centro fino alle nove, dopodichè è meglio rientrare, poche ma essenziali le precauzioni, essere vestiti semplicemente non ostentare orologi o macchine fotografiche, tenere pochi soldi in tasca e stare in mezzo alla folla, non prendere vicoletti.

Bene eccoci da Stern, nonostante fossimo vestiti da pezzenti e non disponessimo di invito contrassegnato dal circuito di hotel a 4 e 5 stelle, alla reception ci ammisero al santuario dei gioielli delle pietre preziose e dei minerali. Dapprima si visita il laboratorio da cui si è separati da un vetro, e tabelle spiegano le varie fasi della lavorazione, al termine vi è una hostess multilingue che ci accoglie e ci conduce in una sala e ci fa sedere in un tavolo e ci chiede a che pietre saremmo interessati, che pietre vorremmo visionare. Io, un poco in imbarazzo, mi guardo attorno e vedo seduti ad altri tavoli facoltosi acquirenti, elegantemente vestiti, vedo anche quello che mi sembra uno sceicco, vedo la ragazza d’alta società che è venuta a scegliere insieme al fidanzato il brillante, ed io penso ed ora come facciamo ad uscire di qua?

“Allora cosa volete vedere?” , ci ripete la commessa estraendo dal tavolo vetrato un vassoio di preziosi misti, io prontamente rispondo che sono interessata al topazio imperiale, eh certo ad uno dei preziosi più pregiati e costosi, il loro prezzo dipende dal loro colore che va dal rosa sbiadito al rosa rosso, quanto più il colore è intenso più il prezzo sale. La nostra commessa è molto gentile, sorride o ride, deve avere intuito che di soldi noi non ne abbiamo e così ci dirotta in un’altra sala, quella dei gioielli, c’è la linea più classica e quella ispirata agli indios, noi ci profondiamo in mille complimenti, magnifico stupendo favoloso, “quale vuoi provare ?”, mi chiede la signora mentre un cameriere dai guanti bianchi ci serve un aperitivo.

“no senti”, le risponde mio marito con la sua parlantina che incanta le persone,” tu sei molto gentile ma noi eravamo solo curiosi di visitare Stern, per noi è un mito, la nostra vacanza sta per terminare e abbiamo finito i soldi…”

“Non fa niente, voi siete molto simpatici, tornate a trovarci ogni volta che lo desiderate!”

E così caduta la maschera beviamo anche un secondo aperitivo e ci intratteniamo a chiacchierare con lei, ci racconta che la vita a Rio non è più così tranquilla come una volta e che lei inizia a temere per il futuro dei figli, noi le facciamo notare che lavorare da Stern è un’ottima cosa, lei dice di sì e ci accompagna all’ultima sala, quella più economica, quella dei visitatori per caso un poco come noi, ci sono splendidi pezzi di ametista e ogni tipo di minerale bruto ma è comunque tutto molto caro…

A questo punto il lettore può pensare che abbiamo preso la porta d’uscita e ce ne siamo andati lentamente senza dare nell’occhio, vista la figura fatta, essere andati senza saperlo in un super negozio museo e essere riusciti a svignarsela senza comprare nulla, bhè non è certo una cosa da poco!

Ma non è finita qui, al banco della reception ci regalano una scatolina a testa con 3 piccoli minerali, ecco il trofeo di Stern da mostrare agli amici al mio ritorno in Italia!, e poi vogliono sapere di quale hotel 4 o 5 stelle siamo ospiti, io e Gianluca ci guardiamo un secondo e ora cosa ci inventiamo?

” non mi ricordo, risposi, ma si trova a Leme.”

“ah perfetto voi alloggiate all’Othon Palace Hotel, vero?” e mi pare che il ragazzo mi faccia l’occhiolino.

” certo, proprio quello!”

“quando volete vi accompagneremo a casa in taxi o minivan per la sicurezza vostra e dei vostri acquisti.”

” grazie, ora però vorremo fare un giro a Ipanema.”

“Non c’è problema, tornate verso le 17 e saremo lieti di accompagnarvi. ”

E così fu, torniamo al garage di Stern alle 17, i taxi sono riservati allo sceicco e alla coppia dei fidanzati e ai loro acquisti, eh sì loro hanno comprato di sicuro, forse lo sceicco una valigetta di pietre preziose e la ragazza il suo mega brillante. Noi saliamo sul minivan con tanto di autista con guanti e cappello!

“Noi siamo a Leme, all’Othon”, mi affrettò a dire io, così ci riaccompagnano al nostro hotel a 5 stelle, ci fanno scendere proprio davanti all’entrata, il boy dell’hotel è pronto ad aprirci i battenti e sta per aprirli quando non appena saliti i primi due scalini io esclamo:

” oh cielo ho finito i miei cioccolatini preferiti, facciamo un salto a comprarli poi torniamo”

Che dici, sarò stata convincente?

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