2. Appunti di giovinezza. (parte seconda)

Parte seconda.

Uno.

Un’altra estate. Un’estate finlandese. Malpensa, aeroporto di Milano, volo Milano-Helsinki, 30 maggio 1990. Eva viaggia da sola. E’ la prima volta che affronta un viaggio così lungo da sola. Vuole andare a trovare la sua amica Pia che vive in Finlandia, è una amica di penna con cui corrisponde in inglese dai tempi della scuola media. Pia è venuta una volta in Italia ora sta a Eva, sono le prime ferie dal lavoro in laboratorio e il primo volo aereo acquistato con il proprio guadagno. Un primo lungo viaggio da sola. Ieri mattina Eva ha salutato i colleghi e poi il pomeriggio gli amici, verso sera Daniela è venuta a casa sua e l’ha trovata nella sua camera tra il disordine e la valigia ancora da chiudere. Daniela è la migliore amica che ha oltre a Pia. Qualche sera di questo maggio che si sta concludendo Eva e Daniela sono uscite in bicicletta insieme, un giro in centro per prendere un gelato o nelle vie tranquille del loro quartiere. Negli angoli delle strade si sono già formati i gruppetti di ragazzi e ragazze con i motorini. La città però ha già iniziato a svuotarsi, molti vanno al mare a trascorrere le serate, a Cervia o Milano Marittima, nei locali alla moda e nelle discoteche. Daniela lo dice sempre che a F. non c’è movimento, che non succede mai niente, che non si incontra mai nessuno, che insomma F. è una città morta. Tuttavia l’inizio dell’estate è il momento più felice e vivo per F. Le strade di sera si riempiono di biciclette di amici e di famiglie a passeggio. A maggio le giornate si sono allungate e la sera è molto piacevole poter uscire in compagnia di qualcuno, per un mese la città diventa vivibile e accogliente, poi con il caldo afoso ritorna ad essere un posto indesiderabile in cui abitare e lavorare. La città va in ferie, c’è una piscina comunale e un’arena per il cinema, i negozi del centro chiudono, le biciclette calano, c’è qualche festival dell’unità… Marco l’ha accompagnata alla stazione di Bologna, si salutano con un bacio leggero, Eva sale sul treno, non pensa al ritorno, durante al viaggio annota sul suo diario qualche pensiero e i saluti degli amici, pensa a Pia che verrà a prenderla all’aeroporto della capitale finlandese e al nuovo paese alla nuova casa e alla nuova famiglia che l’ospiterà. Il viaggio in treno è breve, dalla stazione centrale di Milano all’aeroporto di Malpensa c’è un’ora di autobus.Il volo è alle 11.40, dura meno di tre ore, ma c’è un’ora di fuso orario in più rispetto all’Italia. Il decollo è fantastico, si distinguono le forme dei laghi, si stagliano le cime delle Alpi. Ma il decollo è anche distacco doloroso. Guglielmo è perduto in una terra laggiù, piccolo in un paese che Eva non conosce, occupato in una vita lontana da lei. Eva si rende conto dell’impossibilità di continuare a pensare a lui, Guglielmo viene annientato dalla distanza. L’aereo oltrepassa le Alpi e raggiunge la quota di crociera. Non si vede più niente, solo fitte e dense nuvole bianche, poi il mare solo il mare, poi qualche rada nuvola e sotto alcuni isolotti sperduti. Dopo al mare si scende subito su Helsinki senza aver modo di osservare la terra finlandese dall’alto. L’atterraggio è rapido. A Helsinki ha piovuto. Scendendo dall’aereo si riconoscono facilmente i viaggiatori finlandesi dal modo in cui salutano la propria terra senza sorprendersi della breve e leggera pioggia appena caduta. E’ così l’estate finlandese, piovosa e imprevedibile, può piovere all’improvviso e poi tornare subito a splendere il sole. Pia aspetta l’amica all’uscita, si abbracciano, è bello ritrovarsi dopo tanto tempo, non sanno cosa dire tra l’emozione e lo scarso inglese. Salgono sull’autobus per la stazione, si guardano sorridendo, Eva prova a dire le due parole che ha imparato di finlandese, Pia ride. C’è ancora un’ora prima della partenza del treno per Vaasa, dove Pia abita. Camminano nei pressi della stazione, visitando un centro commerciale, è un’ora di punta, le strade sono affollate, il sole è tornato a splendere sulla città, l’aria è tiepida, il cielo è di nuovo sereno, qualche passante ha con sé un ombrello, il tempo atmosferico è assai variabile. Dal finestrino del treno Eva osserva scorrere il paesaggio finlandese: prati verdi, angoli di cielo luminosi, cime svettanti di alberi si susseguono ordinati e uguali senza contrasti nei 346 km che separano Helsinki da Vaasa. Il paesaggio si stende piatto e uniforme e ovunque si avverte il dominio del tempo sulla natura. La natura si identifica con il tempo stesso. La Finlandia ne è una docile creatura, forgiata dalla successione di infinite stagioni, dal sole antico, dalle glaciazioni ripetute, dall’azione dei venti. E’ avvenuto fin da epoche lontanissime e ora il tempo, indebolito, privato del suo primigenio valore, al pari di una tempesta che ha perso la sua forza, sembra scorrere con più calma. In Italia la vita è frenetica e spesso nel raggio di pochi chilometri il paesaggio può cambiare mostrando via via aspetti diversi e contrastanti , da un luogo arido ad uno rigoglioso, dallo squallore di una città alla bellezza di un’altra. Eva osserva i finlandesi sul treno, persone silenziose e ordinate, all’apparenza tranquille, i loro visi sono sereni e distesi, molti si sono tolti le scarpe e non hanno imbarazzo ad essere scalzi in pubblico, ad Eva questa cosa del togliersi le scarpe sembra una cosa buffa.

Pia le comunica che saranno a Vaasa verso le 23,30, poco prima di entrare in stazione il treno passa davanti alla sua casa. Pia abita con sua madre nel quartiere più antico della città, che in gran parte andò distrutta nell’800 a seguito di un incendio. Dal treno si vedono le rovine bruciate della chiesa, della scuola e di altri edifici pubblici.

“Stanca?”, chiede Pia.

“No, il viaggio è stato piacevole per via del paesaggio così verde e riposante.”

“E’ tutto uguale, questa è la Finlandia, verde e tranquilla.”

In stazione Martin, il ragazzo di Pia, è venuto a prenderle con l’auto. Eva, scendendo dal treno, ritrova nuovamente la fresca e leggera aria finlandese. Il sole diffonde una tiepida luce estiva, ad Eva sembra quel momento subito dopo al tramonto quando il cielo è ancora chiaro e luminoso prima che scenda la notte. Il famoso fenomeno del sole di mezzanotte riguarda le latitudini superiori al 66° grado, al di là del circolo polare artico, e si presenta nel periodo intorno al solstizio d’estate , il sole non scende al di sotto dell’orizzonte causando l’assenza della notte. Invece le coordinate geografiche di Vaasa sono Latitudine: 63.0952, Longitudine: 21.6163 63° 5′ 43″ Nord, 21° 36′ 59″ Est , e a questa latitudine si parla di notte bianca, in realtà il sole tramonta dietro all’orizzonte, ma a causa della rifrazione la luce del crepuscolo sostituisce i raggi solari rendendo possibile svolgere qualsiasi attività senza il bisogno di luce artificiale. Uno straniero, appena giunto a Vaasa, ha perciò l’impressione che il tramonto sia appena finito e che il buio stia per sopraggiungere o che la notte non sia altro che un lungo crepuscolo che precede il nuovo sorgere del sole. Una dolce tranquilla silenziosa attesa del giorno nello scorrere del tempo fatto di ore minuti e secondi. Il tempo è fisico e onnipresente. Lo si avverte tanto nella natura quanto nel silenzio notturno per esempio in una casa finlandese.

Martin le accompagna a casa, la madre di Pia, Janice, li sta aspettando sulla porta. Accoglie con gioia l’ospite italiana. All’ingresso Pia e Martin si tolgono le scarpe, in casa si cammina scalzi, Eva è costretta un poco titubante ad imitarli. L’atmosfera è di festa, Eva si sente subito a suo agio. Janice ha una personalità forte e solare e ride con la spontaneità di una bambina, è divorziata da molti anni e praticamente ha tirato su da sola la figlia con grandi sacrifici. Ha preparato qualcosa per loro in cucina. Eva ha portato per ognuno di loro dei regali e non resiste al piacere di darglieli subito. Martin che è di casa si ferma a mangiare con le ragazze. Pia cerca di coinvolgerlo nella conversazione, Martin è un poco in imbarazzo, a fatica dice qualche parola in inglese ma poi finisce per confondersi, preferisce tacere e ascoltare, sorride divertito. La cucina ha le pareti in legno chiaro, è graziosa ed ordinata, un’ampia finestra rivolta alla strada illumina adeguatamente la camera, sul davanzale colorati vasi di fiori riscaldano la casa, Sulla tavola c’è succo di frutta, fette di pane nero, crackers integrali e la margarina spalmabile. Pane nero e margarina non mancano mai sulla tavola finlandese. La casa è accogliente, in ogni angolo si avverte la personalità delle due donne la abitano. Sulla piccola anticamera all’ingresso si aprono la cucina, il bagno, la camera da letto di Janice e il soggiorno con sala da pranzo e salotto, da qui si esce sul retro della casa in un giardino esposto al tramonto. La camera da letto di Pia invece è attigua alla cucina, ha un letto armadio e cassettone di colore bianco, alla finestra tendine rosa.

“Tu dormirai qui.”, annuncia Pia.

“No, non posso.” “Anche tu hai fatto lo stesso con me quando io venni in Italia, ricordi?”

Certo che Eva ricorda e l’emozione di quel loro primo incontro si rinnova ora. Due estati prima Pia e una sua amica erano in viaggio per l’Europa con il treno, l’Italia era stata una breve sosta, si erano fermate a casa di Eva solo pochi giorni, nel prefabbricato giallo. Pia e l’amica erano arrivate di giorno ma Eva e l’amica non avevano ancora un minuto da poter stare da sole. Quando fu il momento di dormire Eva disse alle ragazze che avrebbero dormito nella sua camera mentre per sè aveva sistemato un lettino nel corridoio, Pia non se lo aspettava e rimase molto sorpresa e grata di questo gesto spontaneo. La notte, quando i genitori e il fratello di Eva e l’amica peraltro molto antipatica si furono coricati, Pia raggiunse Eva nel corridoio, restarono a guardarsi in silenzio mentre la luna entrava dalla finestra metallica del prefabbricato, quante parole Eva sentiva nel suo cuore ma Pia le fece cenno di tacere, che non erano necessarie le parole, e si abbracciarono piangendo. C’era la luna, la notte e il silenzio della campagna di C. Questa notte Eva è in Finlandia e dorme nella camera dell’amica che ha così potuto ricambiare quel primo gesto di amicizia. Eva va a vedere dove Pia si è sistemata con Martin per la notte, in salotto nel divano. Eva protesta ma Pia dice che starà benissimo. Nella camera dell’amica Eva prende confidenza con i rumori notturni della casa, il tic tac dell’orologio sovrasta il silenzio, di solito il ticchettio le impedisce di prendere sonno, qui invece non è disturbata. Eva avverte il tempo nella sua dimensione più fisica, come un’ininterrotta continuità, un costante fluire sul paesaggio e sugli uomini. Nell’avvolgente trasparenza della notte finlandese Eva non coglie la differenza tra il tempo e il paesaggio verde della Finlandia, tra il silenzio segnato dal tic tac e il proprio respiro nel sonno. Durante la notte Eva si sveglia alcune volte a causa della luce esterna, si alza e solleva le tendine per guardare fuori. Il cielo è incredibilmente chiaro, nell’aria c’è una luce sospesa, un senso di immobile attesa, non è notte e non è neppure giorno, non è notte che diventa giorno e non è giorno che diventa notte.

Al mattino il sole riscalda la cucina, Pia ed Eva preparano insieme la prima colazione, fette di pane nero, margarina spalmabile, formaggio a fette, succo d’arancia, latte. Eva osserva dalla finestra due bambini che giocano nel giardinetto di fronte, con dei gessetti stanno colorando dei sassolini, sono assorti nel gioco ma non appena si accorgono della sua presenza estranea si fanno timidi. Pia li saluta. Janice è già uscita per andare al lavoro. Subito dopo colazione anche le due ragazze escono per un giro nel centro. Oggi è sabato ed è giorno di mercato, nella piazza principale di Vaasa tra banchi di frutta e verdura troneggia una statua chiamata della Libertà, che celebra la vittoria delle forze “bianche” nella guerra civile finlandese, su di un lato vi è un chiosco di gelato, Pia ci tiene a fare provare all’amica il gelato finlandese. Si siedono ai piedi della statua e osservano la piazza, anche detta del mercato, che si stende luminosa e ampia davanti a loro. La piazza con il suo mercato sono come un’immensa isola pedonabile nel cuore della città, tutt’intorno vi sono alti palazzi, sedi di banche e centri commerciali. Verso le quindici Pia ed Eva vanno a prendere Janice al distributore di benzina dove è commessa al banco. Insieme fanno la spesa in un supermercato, Janice dice ad Eva di prendere ciò che preferisce. A casa anticipano il pranzo per non tardare alla partita delle sedici di baseball, una vera passione per Pia e Janice mentre per Eva è la prima volta, inutile dire che non ci capisce niente. Sul campo il sole si oscura e soffia un vento gelido, Eva sente freddo. Nei momenti cruciali dell’incontro il pubblico si alza in piedi con applausi e acclamazioni, anche Janice è molto partecipe. Il pubblico finlandese ama in modo particolare lo sport e lo segue con interesse specie mei mesi estivi in cui si può stare all’aperto. Il Vaasa vince la partita.

Rientrate a casa Pia e Eva fanno una sauna insieme, superato l’imbarazzo iniziale della nudità Eva si rilassa e ne esce tonificata. Verso le 20 Martin viene a prendere le ragazze, devono incontrare Karen, è una delle migliori amiche di Pia, in un pub della città. Per Eva è strano uscire di sera con la luce ed è ancora più strano entrare in un locale notturno quando fuori potrebbe essere giorno. L’aria è fresca è leggera, la temperatura è scesa rispetto alla notte precedente, ci vuole un giubbetto di jeans. Il cielo si è tinto di rosa con profonde nuvole bianche. Attraversano la città in auto. E’ sabato sera non c’è traffico, Vaasa appare disabitata.

Karen è seduta ad un tavolino del pub con altre amiche, è bionda, occhi azzurri, capelli corti fini tagliati alla maschietto, il sorriso sincero, è molto bella e catalizza naturalmente intorno a sè l’attenzione, molti ne sono innamorati. Karen scrive poesie e testi teatrali, ama il disegno e suona la chitarra, adora gli U2, frequenta un master di finanza internazionale, lavora saltuariamente come cameriera in un locale, vive per conto suo dividendo l’affitto con una compagna, è spesso al verde ma gli amici a turno l’aiutano. Pia ne ammira la vita libera e indipendente. Quando Karen parla di qualcosa che le piace in modo particolare solleva lo sguardo verso l’alto e dai suoi occhi sfugge uno scintillio. A Karen non piace essere al centro dell’attenzione ma sa di esserlo, è estremamente schiva, agli altri non si rivela mai fino in fondo, nasconde sempre qualcosa di sè. Si difende dietro ad un’apparente timidezza, una naturale ritrosia. A volte pare custodisca un segreto, si richiude a riccio, altre volte è spontanea e allegra. Pia le chiede di racontare loro del suo viaggio a Londra. Karen mostra felice l’orologio, dice di averlo comprato a Londra e quando dice Londra i suoi occhi scintillano. L’atmosfera che si respira a Londra, dice, è fantastica, tanta gente colorata, tantissimi mercatini… Nel suo sguardo rapito e sognante vi è tutto lo splendore del suo essere semplice e radioso. D’un tratto presa da un’improvvisa timidezza si interrompe, si chiude in una rareftta riservatezza in un silenzio a cui agli altri è negato l’accesso. Karen è come una fortezza senza porta, una pianura sconfinata da attraversare, ma qualche volta la fortezza arma i suoi cannoni e la pianura diventa un arido deserto, qualche volta si sente come minacciata da chi le viene troppo vicino, di chi ha desiderio di entrare nel suo intimo, allora braccata si da alla fuga, stancando il nemico fino a farlo desistere. Spesso Karen vorrebbe fuggire persino da se stessa e dalle sue emozioni troppo intense, dai suoi sentimenti troppo contrastanti. Storie d’amore burrascose etero e non che iniziano finiscono e poi ricominciano. Karen è soprattutto un anima libera, un cavallo selvaggio che scalcia per essere addomesticato. Eva si domanda cosa sia l’amore per lei, sempre in fuga come un animale impaurito, sempre timorosa di essere messa in una gabbia. Per Karen l’amore è perdita della libertà, è perdita di se stessa, è aprire il proprio cuore e farne intravedere all’altro le parti più segrete. Non vuole consegnarsi per intero nelle mani del nemico, vuole essere libera e sola. Sembra dire: “Inseguimi ma non raggiungermi, non potrei che fuggirti.”

Per Eva, invece, amare qualcuno significa firmare una resa, arrendersi all’altro completamente, vuol dire che non ci importa più di noi stessi, che l’altro e il suo bene sono più importanti , amare qualcuno significa esporsi a gravi rischi perchè l’altro può disporre di noi come vuole, amare è anche un gesto di totale fiducia verso l’altro, è un fidarsi e un affidarsi. Karen è suo malgrado al centro dell’attenzione, sorride come sa fare, poi il suo sguardo vola lontano, a Londra o chissà a cosa altro. Tornati a casa Martin Pia ed Eva trovano una sorpresa, Janice ha apparecchiato in soggiorno e la tavola è imbandita di ogni tipo prelibatezze comprate oggi pomeriggio al supermercato. Janice è raggiante, dice che è po’ tardi per cenare e che di sicuro questa notte avrà dei terribili incubi a causa della digestione ma pur di far compagnia ai ragazzi correrà questo pericolo! Janice incuriosita fa delle domande ad Eva sull’Italia sul suo paese e la sua famiglia, Pia le fa da interprete, Eva risponde volentieri e divertita. La serata è trascorsa piacevolmente. Martin aiuta Pia a preparare il divano per la notte, Eva si ritira a dormire stanca e felice nella camera dell’amica.

Due.

Domenica. Dopo la colazione Martin fa un salto a casa sua mentre Pia Janice ed Eva si recano in visita dai nonni materni. Questi abitano in una casetta indipendente, la nonna di Pia sta raccogliendo dei fiori in giardino, saluta con affetto l’ospite straniera, la figlia e la nipote, poi fa cenno loro di seguirla nella serra. “Vi serve dell’insalata?”, domanda chinandosi a tagliarne un cespo, “Qua invece ci sono le patate le zucchine le cipolle.” L’orto nella serra è una piccola meraviglia. La nonna spiega che il segreto consiste in una dedizione costantie e nelle innaffiature regolari. Si accende una sigaretta e dice che le condizioni di salute del nonno non sono buone, ora sta riposando ma se dovesse peggiorare sarà necessario un altro ricovero in ospedale. Spenta la sigaretta entra in casa seguita dalle tre donne, appoggia sul tavolo i fiori e il cespo di insalata. Le conduce nella camera del letto, apre le persiane lasciando che il sole inondi la stanza. Pia chiede sottovoce ad Eva di non mostrarsi spaventata per le condizioni del malato, suo nonno è una tra le persone più importanti della sua vita. Il padre di Pia ha abbandonato la casa e la famiglia quando Pia non aveva che cinque anni e da allora il nonno è stato per lei un genitore. Svegliato dalle voci e dalla luce il nonno si solleva un poco salutando con un sorriso, Pia lo abbraccia senza riuscire a trattenere le lacrime. “Nonno Julian, questa è la mia amica italiana.”, fa segno ad Eva di avvicinarsi. Dal suo stanco petto esce una fievole voce. Julian è felice di vedere la nipote e la figlia, lui sorride per tutti. La visita dura pochi minuti, la nonna le fa accomodare in salotto, ha preparato un vassoio di dolci e dei bicchieri con del vino. Lo sguardo della nonna è teso e preoccupato, è molto stanca, non ha mai un momento di riposo, appoggia un secondo vassoio di dolci e va a sedersi sulla poltrona libera accanto a Janice con la quale si informa delle novità. Pia suggerisce ad Eva di assaggiare uno di quei dolcetti di colore rosa, sono i suoi preferiti, sono al lampone. Eva si guarda attorno: il salotto è essenziale, un divano, due poltrone, un tavolino di vetro al centro, una credenza che oltre ai calici in vetro soffiato ospita i ritratti dei figli e dei nipoti, c’è anche una bella foto di Pia, alle pareti bianche due quadri di paesaggio. Prima di accompagnarle all’auto, la nonna le fa passare dalla cucina, avvolge in carta da giornale i fiori e il cespo di insalata , apre il frigo, ne prende due pacchetti, uno di margarina e uno di formaggio.

“Questi due sono per il vostro viaggio in treno di stasera. Pia, ti serve qualche soldino?” Pia accetta i due pacchetti come doni prezioni, per i soldi dice di no ma la nonna glieli ha già messi in mano.

“Non sono molti ma servono sempre. Dai prendili.”

Escono senza salutare il nonno che si è riadormentato, la nonna rimane ferma sul cancello a salutarle.

Nel primo pomeriggio Martin Pia ed Eva passano a salutare Wolfgang. E’ il migliore amico di Martin dai tempi delle scuola. Si sono persi di vista soltanto tra i 10 e i 13 anni quando la famiglia di Wolfgang si era dovuta trasferire per lavoro in un’altra città. Wolfgangolfgang è anche un buon amico di Pia, spesso d’inverno prendono il treno insieme per recarsi a Jakobstad, dove frequentano l’università. Wolfgang è nella sua camera in fondo al corridoio, Martin annuncia il loro arrivo salutando ad alta voce, seguono Pia e per ultima Eva, che esita un istante cercando di immaginarselo e pensa che potrebbe anche essere grasso e brutto ma ciò non avrebbe alcuna importanza. Ma Wolfgang è biondo, i capelli medio lunghi, occhi grandi immensi, di un blu intenso, bocca carnosa, voce profonda. E’ al computer fumando l’ennesima sigaretta, il suo posacenere è stracolmo di cicche spente. Indica il video a Martin scambiando con lui alcune parole, Eva e Pia trovano un posto in cui sedersi nel letto in disordine. Eva domanda se può fare una foto, ma Wolfgang nasconde il viso facendosi scudo con il fumo della sigaretta. PIa chiede a Wolfgang. di parlare in inglese in modo da rendere partecipe dei discorsi anche l’amica italiana. Finalmente Wolfgang si volge verso Eva promettendo un vago “forse”. Poi si alza e mette sul giradischi l’ultimo disco di heavy metal che ha comprato. Lui e l’amico sono grandi appassionati di musica, Martin possiede più di mille dischi e Pia non sa proprio dove li metteranno quando il prossimo anno andrano a vivere in un appartamento per conto loro. “Guarda, o i io o i dischi!”, lo minaccia ridendo Pia.

Eva osserva la camera di Wolfgang : il letto è incastrato tra la porta lo stereo e una scrivania di legno scuro ingombro di ogni genere di cosa, la tende alla finestra sono a fiori blu e arancio, sopra al letto c’è un poster di Marilyn Monroe, l’armadio a muro è ricoperto da diversi manifesti, tra cui una foto della showgirl italiana Sabrina Salerno. Sulle mensole della libreria sono esposti come trofei due bottiglie vuote di whisky di una marca famosa e la televione è accesa senza audio. Poco dopo si salutano, si ritroveranno all’incontro di baseball delle diciassette. Il pomeriggio è caldo, gli spalti sono gremiti, Pia fotografa gli amici in mezzo al pubblico, Eva continua a non capire il gioco mentre Wolfgang e Martin commentano vivacemente, anche questa volta Il Vaasa è vittorioso.

All’uscita i due ragazzi vanno via insieme mentre Pia e Eva tornano all’auto parcheggiata attraversando un parco dove gli scoiattoli sono domestici e vengono a prendere il cibo dalle mani degli uomini. Tra gli alberi si vede il luccichio delle onde del mare. Vaasa è sul mare, per metà sorge sulla terraferma e l’altra metà su isolette , è un importante porto commerciale turistico e croceristico. D’estate è un luogo molto piacevole, mentre d’inverno nevica spesso e le temperature scendono sottozero, nella laguna è possibile pattinare sul ghiaccio.

A casa si preparano per la partenza in treno di stasera. La loro destinazione è Kittila, nord della Lapponia, nel circolo polare artico, dove soggiorneranno tre giorni in un cottage preso in affitto da un amico di Janice. Martin le accompagna in auto fino a Seinäjoki , ad una settantina di chilometri da Vaasa, in modo da guadagnare qualche ora di vantaggio rispetto al treno. Per strada il cielo è in fiamme, brucia un oro rosso intenso. Bisognerebbe fermare l’auto e contemplare lo spettacolo. Pia e Martin sembrano appena accorgesene, a Seinäjoki le mostrano il parco, dove il prossimo weekend si svolgerà il provinssi festival rock, di cui hanno già comprato i biglietti. Per i giovani è un momento di aggregazione molto importante, un grande evento musicale e segna l’inizio dell’estate finlandese. Ogni anno vengono invitati ad esibirsi numerosi gruppi di artisti famosi sia nazionali che internazionali. Il parco si riempie di tende con tantissimi giovani. Quest’anno c’è grande attesa per il concerto di Gary Moore. ll treno si ferma a Rovaniemi, 426 km a nord di Vaasa, da qui proseguiranno in autobus fino a Kittila per altri 200 km, per Eva Kittila è solo un puntino imprecisato sulla cartina, sperduto nel cuore della Lapponia, lontanissimo da Vaasa. Oggi Kittila è un apprezzato centro turistico, d’inverno è stazione sciistista e sede di manifestazioni di incontri sportivi legati alla neve, mentre d’estare ospita numerosi spettacoli musicali, recentemente vi è stata aperta una delle miniere d’oro più grandi d’Europa e pertanto oggi Kittila è in grande espansione. Pia ha deciso di viaggiare di notte per non perdere l’intera giornata, sono dodici ore complessive di viaggio, ha portato con sè gli inseparabili ferri e un gomitolo di lana bianca, far di maglia l’aiuta a trascorrere il tempo, Eva invece giocherella con il filo come un gatto, sta aspettando il momento più adatto per parlare all’amica.

“Posso raccontarti una storia?”

“Sì certo, ti ascolto:” Per Eva non è facile raccontare questa storia ma la necessità di confidarsi con qualcuno è più forte e urgente, con qualcuno che davvero la conosce e che possa comprenderla. L’amica lascia scivolare i ferri sulle ginocchia, si dispone all’ascolto, non c’è fretta alcuna. Eva le confessa l’amore per Guglielmo. Dice di essersene resa conto soltanto dopo averlo perso come in seguito avrebbe perso la propria giovinezza. Da quel momento il suo mondo ha iniziato ad andare a pezzi: le speranze, i sogni , gli incanti, le illusioni e le disillusioni che via via si susseguivano fino a consumare la sua giovinezza fino ad un’età adulta senza prospettive. E il tempo non si ferma ad aspettarti e non è possibile restare all’esterno di questo meccanismo ad orologeria. Eva sa che ha molto, che è circondata da persone che la amano, che ha possibilità economiche, che non le manca niente insomma. “Ma cosa ti manca?”, le chiede in tono di accusa la nonna,” io non capisco ma tu e la tua generazione nata alla fine degli anni 60 avete tutto, forse troppo per questo siete così insoddisfatti. Non avete passato la guerra, avete trovato già tutto pronto. Non c’era la luce, non c’era la tv, non c’era neppure il bagno dentro a casa, la latrina era un buco per terra e la cartaigienica era fogli di giornali e foglie… Noi che abbiamo passato la guerra potremmo sopportare qualsiasi cosa, ma voi?” Eva non sa cosa rispondere alla nonna, vorrebbe dire che è proprio quel tutto che manca, cioè l’essenziale per avere una ragione per vivere, per trovare un senso alla propria vita, quel pane che dia sapore. Giovanna una collega ha appena perso un figlio in un incidente stradale, sono trascorse alcune settimane, è tornata al lavoro ma la sua bocca è rimasta imprigionata in un grido di dolore pazzesco, in una smorfia disumana, la sua vita non sarà più uguale a prima, come può dimenticare, come può vivere senza il figlio, come può smettere di pensare a lui ogni momento della sua vita? Eva ha sognato che Giovanna la conduceva alla tomba del figlio, Giovanna, viso bianco e capelli tinti, questa donna che ha odore di morte, continua a vivere, ma internamente continua a gridare, un urlo soffocato e lacerante, senza fine. Eva teme la sofferenza fisica, un dolore quale quello di Giovanna cambierebbe la sua vita, ma Eva non ha la forza di Giovanna, non crede sia possibile dimenticare, non sentire più male, non provare più quella sofferenza e poi andare avanti, eppure dicono che si va avanti comunque e nonostante. Nella sua comoda e tranquilla esistenza, Eva si accorge lentamente dell’inganno, che la vita non è per sempre, perchè tutto finirà. Eva non ha alcuna fede. Pia le domanda come si possa vivere senza una fede. Eva non risponde, guarda fuori dal finestrino. La Finlandia plasmata da un tempo antico e immutabile le trasmette una nuova sensazione. Qui la vita, appararentemente semplice, è autentica e spontanea. Negli sguardi biondi dei finlandesi c’è umiltà, non carenza di sogni, semplicemente ognuno di loro prende con delicatezza, in punta di piedi, ciò che desidera dalla vita. Appena arrivata in Finlandia Eva aveva pensato che i finlandesi mancassero di sogni, che vivessero soddisfatti senza dubbi o interrogativi. Lei si sentiva così diversa! La sua prima impressione era sbagliata. La pace che si osserva nel paesaggio della natura è la stessa che vi vede negli occhi dei suoi abitanti.

Eva si è finalmente confidata all’amica. Una volta aveva provato con Marco, era accaduto una notte in auto fermi in un parcheggio, tra le lacrime Eva gli aveva confessato il proprio dolore, Marco pur comprendendola non aveva capito, credeva che il suo amore potesse ancora salvarla, che fosse abbastanza forte da farle dimenticare. Quella notte Marco aveva voluto fare l’amore, asciugandole le lacrime coi baci affondando nell’oblio. L’amore usciva sconfitto, nulla poteva, non era altro, l’amore, che un analgesico efficace per pochi istanti. Il primo amore innocente di Eva fu disincanto. A otto anni si era innamorata di Massimo, un suo compagno di classe, lui l’aveva respinta e poi derisa per l’ostinazione e la dedizione che lei gli dimostrava, fu la sua prima delusione, Massimo era innamorato di un’altra. Fu in quel periodo che la maestra Valli propose ai suoi scolari di di tenere un diario su cui annotare avvenimenti, fatti, sensazioni e scrivere poesie e racconti. Eva vi si applicò con entusiasmo. Le piaceva scrivere e rifugiarsi in un mondo a parte, si sentiva diversa dai suoi compagni di classe, il principe Massimo l’avrebbe rifiutata ogni volta e le pagine del diario sarebbero aumentate con la speranza di riuscire a scrivere qualcosa di buono e perchè lei potesse salvarsi dal principe che la dimenticava. Marco si era illuso che il suo amore potesse bastare e in seguito la situazione tra di lro non migliorò, anzi si ritrovarono ancora più soli e distanti. In un vagone di un treno ora Eva sta piangendo, Pia le ha preso una mano per confortarla. In quella stretta Eva avverte unicamente il conforto che proviene da un’amica sincera, non riesce a trovare una risposta, una possibile via d’uscita.

“Cosa pensi di fare ora? Non puoi telefonare a Guglielmo, non pensi di poterlo rivedere?”

“No, non credo.”

Viaggiano per tutta la notte sul treno, scivolando nel sonno, le tendine tirate contro la luce esterna che non da tregua. Il mattino è un tiepido risveglio, sono arrivate a Rovaniemi, ma non c’è tempo per visitarla, hanno appena mezz’ora di coincidenza per l’autobus per Kittila. Questo autobus provvede anche ad effettuare il servizio postale, distribuendo la posta nei piccoli centri nel nord della Lapponia. Il conducente si ferma davanti a grandi cestini lungo al percorso e l’assistente lascia o ritiri sacchi di corrispondenza. In una sosta alla stazione bar, il conducente si avvicina sorridendo alle due amiche per scambiare qualche parola, si è accorta che la ragazza castana è straniera. “Da dove viene? Dall’Italia? Un’ italiana in Lapponia! Ma le piace la Finlandia? E come fate a capirvi?”, il conducente è divertito e sorpreso, stasera di certo lo racconterà a casa. Le due ragazze ridono tra di loro, l’Italia non è proprio dall’altro capo del mondo e che faccia buffa ha l’autista! Il viaggio in bus occupa l’intera mattina attraverso una Finlndia disabitata, le strade vuote e strette costeggiano la foresta di pini abeti e betulle. Giungono a destinazione solo verso mezzogiorno, allora Pia dice che a Kittila vi è anche un piccolo ma funzionante areoporto! Il cottage è nel centro di Kittila, non lontano di un grande e moderno complesso alberghiero. Il cottage è attrezzato di ogni comodità, tv, frigo, forno a microonde, riscaldamento autonomo, è un bilocale, un angolo cottura, un tavolo rotondo, un divano, doppi letti a castello, l’ideale per trascorrervi alcuni giorni in assoluta tranquillità. Messe in frigo le provviste e sistemate le borse, escono ad esplorare i dintorni, il cielo è trasparente e l’aria calda. La vetta più alta è il levi-tunture che dispone di un impianto di risalita, i tunture sono arrotondate colline di origine geologica antichissima, si avventurano alla scalata del tunture al di là del laghetto su cui si affaccia il cottage. Sulla parete del tunture c’è ancora qualche fradicio residuo di neve, in cima il paesaggio si presenta come una distesa di pietre verdi ricoperte da muschi e licheni,e a parte qualche secco cespuglio la vegetazione è assente. Dall’alto la vista spazia a360° sugli altri tunture che conservano qualche macchia bianca di neve, e laggiù un fiume e un lago si stendono in mezzo alla foresta, sullo sfondo nuvole cariche di pioggia sono sospinte lontano dal vento.

Rientrate a casa affamate mangiano qualcosa, poi escono nuovamente in direzione del centro fino al supermercato. Pia racconta di essere venuta a Kittila lo scorso settembre con Martin Karen e Wolfgang. Karen e Wolfgang hanno avuto una storia d’amore, Eva se li immagina, una bellissima coppia, ma, prosegue Pia, subito dopo Karen lo ha lasciato. Perchè? Pia spiega che Karen non si sentiva pronta per avere un legame fisso e impegnativo , non aveva tempo per l’amore, troppe cose da fare, lo studio, la musica, il teatro…, o forse Karen era solo spaventata dell’amore, di saper amare qualcuno che la voleva interamente. E Wolfgang ci aveva sofferto molto e Pia pensa che ne sia ancora innamorato, ma Karen fa di tutto per evitarlo. Eva pensa che l’amore non abbia bisogno di tempo, o lo si vive oppure no, o lo si sceglie oppure no, non è questione di avere tempo, l’amore è qualcosa di totalizzante che riempie la vita di una persona dal primo minuto all’ultimo e non c’è sacrificio o rinuncia di qualcosa altro. A casa si concedono una lunga e rilassante sauna, si è fatto sera, stanche per il viaggio decidono di non uscire, per curiosità accendono la tv, c’è Maria’s lovers in lingua originale con sottotitoli in finlandese, la protagonista è una giovane Nastassja Kinski mentre l’attore principale assomiglia a un poco a Guglielmo. Intanto fuori la luce non accenna a diminuire, non sarà facile addormentarsi, sembra un sole pomeridiano, da fuori giunge il silenzio misterioso della foresta che le circonda. La notte si confonde con il giorno se non fosse per la differenza di temperatura, l’ interno del cottage è riscaldato, Pia ha tirato le tendine per oscurare la luce. Se non fosse che sono così stanche per il viaggio a Eva sarebbe piaciuto fare una passeggiata nel cuore della notte sullo stesso tunture su cui sono salite oggi, si addormenta e sogna di salirvi, l’aria fresca e trasparente, il sole sempre all’orizzonte, e il panorama sui tunture e sul lago. Al risveglio Eva conserva la sensazione di aver fatto realmente un’escursione notturna. Al mattino salgono su un nuovo tunture seguendo un facile sentiero , inizialmente si attraversa una zona boscosa di betulle e qualche conifera, salendo la foresta e che lascia il posto alla tundra e a qualche abete isolato, infine il suolo resta spoglio con le solite pietre di colore verde, il suolo nudo della Finlandia. Contemplano il paesaggio infinito davanti a loro, Pia spiega che a settembre la foresta si veste di colori stupefacenti, innumerevoli sfumature dal verde al giallo, dal rosso acceso al marrone. Eva cerca di figurarselo ma questo è uno di quei casi in cui la natura supera di gran lunga l’immaginazione. Scendendo si passa sotto un esemplare di abete con la chioma spiovente fino a terra, Eva si ferma qualche istante sotto ad esso, sentendosi accolta e abbracciata.

Il mattino successivo ripartono per Vaasa, non è possibile il ritorno di notte in quanto l’autobus da Kittila a Rovaniemi è solo diurno. Il viaggio di ritorno occupa il giorno intero, arrivano a Vaasa verso le 8 e 30 di sera, alla stazione ci sono Martin e Wolfgang. Eva è felice di rivedere Wolfgang. Martin le accompagna a casa, Janice ha preparato loro qualcosa di caldo. Eva pensa all’Italia, domani sua madre dovrebbe telefonarle, le manca un po’ la sua famiglia, la sua casa, i suoi amici, le spigolose e allungate facce italiane e il loro carattere che si accende con niente, qui i finlandesi hanno visi rotondi e nasi piccoli e sono persone tranquille. Janice e Martin escono nel giardino a fumare una sigaretta, in casa non si fuma, mentre le due ragazze raccontano loro del viaggo. Quand Martin va a casa, Pia si prepara il letto sul divano, Eva la ringrazia per il buon tempo trascorso insieme, Pia pensa di studiare un poco prima di dormire a fine giugno ha un esame di storia, Eva l’abbraccia e le augura una buona notte. Di nuovo sola nella camera dell’amica Eva scosta la tenda e pensa che d’estate in Finlandia si potrebbe vivere a rovescio, dormire di giorno e lavorare di notte. Per i finlandesi tutta questa luce è un evento normale mentre Eva continua ad esserne sorpresa.

Tre.

Il giorno dopo Pia accompagna Eva a fare spesa nei negozi in centro, per strada incontrano Karen, una giacchina sopra una lunga gonna a fiori e un cappello di paglia, è di fretta, dalla borsa spuntano dei libri, sta andando all’università. “Sei molto carina vestita così.”, dice Pia. Eva osserva il suo collo lungo e sottile, il suo viso in parte celato dal cappello ha un qualcosa di deciso e caparbio, e sembra dire oggi non è la mia giornata giusta e guai a chi si avvicina. Porta un paio di scarpe basse, le caviglie sono grosse in contrasto con l’armonica snellezza del corpo. Pia le ricorda l’appuntamento di stasera da Grants’, un pub birreria. Sì, cercherà di venire, si scusa ma è in ritardo e si allontana velocemente, Pia ed Eva proseguono il loro giro.

La sera si trovano da Grants’, Karen è già lì, si siedono ad un tavolo, Pia ordina due bibite, Karen non prende nulla. “Come mai siete arrivate in ritardo?” Il ritardo è stato causato dall’incontro con Amy. E’ ferma sul marciapiede in un incrocio, incerta, con l’aria di chi non sa che fare, se rientrare nel pub da cui è appena uscita, appoggiata alla sua bicicletta , sembra reggersi in piedi a malapena, di sicuro deve aver bevuto. Pia ha fermato l’auto accanto a lei ed è scesa a parlarle, Amy l’ha riconosciuta ma il suo viso è sconvolto, i capelli neri arruffati, vestita in modo trasandato, ha odore d’alcool, barcolla, pronuncia con rabbia parole sconnesse. Pia cerca di calmarla, ma appena lei ed Eva si allontanano , Amy resta inebetita per qualche secondo e subito dopo si allontana velocemente in bici come rapita da un pensiero improvviso. Pia spiega ad Eva che Amy deve aver bevuto sin da questo pomeriggio per trovarsi ora in quelle condizioni. La rabbia di Amy è stata causata da un litigio con Karen, Amy pazza di gelosia ha accusato l’amica di tradirla e Karen l’ha lasciata. Ecco perchè Amy è così fuori di sé. Pia riferisce in breve dello sgradevole incontro, Karen è dispiaciuta della reazione di Amy, non può aiutarla, è decisa a chiarire la situazione con lei più tardi. Amy è troppo possessiva, Karen si sente imbrigliata, per questo ha deciso di darci un taglio, anche se doloroso. Pia cambia discorso, le chiede quanti soldi abbia rimasti nel borsellino, Karen rovescia i suoi spiccioli sul tavolo, li conta sono pochi, Pia le da qualcosa dicendo che invece a lei pesano. Karen li accetta arrossendo. La voce di Karen è maschile, scarna, ma dolce e delicata allo stesso tempo. Karen non verrà al Provinssi festival rock di Seinäjoki, spera di poter venire la domenica per vedere Gary Moore, chiede se ci sarà anche Wolfgang, ne pronuncia il nome con cautela e un poco di disagio, preferirebbe non incontrarlo, ha già troppe preoccupazioni in questo momento, in questi giorni deve decidere se trasferirsi ad Helsinki dalla madre.

“Se tu dovessi andare io avrò molta nostalgia di te, anzi già ora tu mi manchi, ma vedrai che ci manterremo in contatto, è una promessa.”

“Grazie.”, risponde Karen evitando il suo sguardo, ma se i suoi occhi sono abbassati la sua voce esprime ciò che non riesce a nascondere, cioè la tristezza per l’eventualità di lasciare una cara amica. Karen informa Pia dei prossimi eventi teatrali in città, tra cui un’interessante rappresentazione al vecchio porto, ci si potrebbe andare insieme. Nel tavolino accanto si siedono tre ragazzi sui 15 anni,sono cadetti della scuola navale, indossano con orgoglio il tipico berretto bianco della scuola, hanno superato gli esami di fine anno, e sono venuti da Grants’ per festeggiare, sono vestiti con cura, appartengono a famiglie benestanti, scambiano qualche parole con le ragazze, il loro inlese è ottimo, devono aver studiato a Londra, si difendono bene anche con l’italiano, Eva è sorpresa, raccontano di aver visitato l’Italia, Genova, Firenze e Roma, le chiedono il motivo della sua presenza a Vaasa, Eva risponde l’amicizia!, le chiedono la sua età, quasi ventidue anni , loro rispondono peccato! noi ne abbiamo qualcuno in meno. Le ragazze escono dal locale e si salutano promettendosi di vedersi nei prossimi giorni.

Al mattino, appena sveglia, Eva ricorda nitidamente due sogni, uno è della notte precedente ma solo ora le riaffiora alla mente, i due sogni sono in correlazione. La casa è silenziosa, le tendine sono abbassate, ne filtra una luce tenue e rosata, il ricordo sorge spontaneo e chiaro. Secondo sogno: è notte, una piazza, un gruppo di persone, Eva è sola e osserva, improvvisamente Tom, il migliore amico di Marco, si stacca dal gruppo e le viene incontro. Nei suoi occhi castani lei ci vede il blu oscuro della notte e la disperazione e l’ansia di capire. Tom le formula una domanda sull’amore. Eva risponde di conoscere la risposta, di avere fatto un sogno ma di non saperne parlare. Tom è rapito dal blu della notte e la porta via a fare l’amore, Eva brucia in lui ogni desiderio, al risveglio è libera dal desiderio come se lo avesse consumato fino in fondo. Ma qual è la soluzione? Primo sogno: Wolfgang le è seduto di fronte, Eva ne è attratta ma lui la trattiene con un gesto, il volto sorridente è in pieno sole, tutto il corpo avvolto in una luce calda, i capelli oro. Wolfgang è talmente reale, Eva è stupita quando lui inizia a parlare, la sua voce è profonda e avvolgente, lui le parla dell’amore. Eva rispondendo alla domanda di Tom si riferiva alle parole pronunciate da Wolfgang, ma non le ricorda. Nel pomeriggio Janice Pia ed Eva trascorrono acune ore a Vaasalandia, il parco dei divertimenti della città, Janice tenta la fortuna in un videogioco mentre le due ragazze salgono sulle montagne russe, da cui si ha il panorama sull’intera città, sulla terraferma e sulle isole collegate da ponti sul breve braccio di mare. Mentre stanno riaccompagnando Janice a casa, un’auto al semaforo da un colpetto di clacson, Eva si volta e scopre Wolfgang al volante e Martin seduto a lato. Wolfgang le sorride, Eva ricambia il saluto e il sorriso. Le due auto, dopo un breve inseguimento,( non dimentichiamo che i finlandesi sono appassionati di formula uno), si fermano davanti a casa di Karen, Wolfgang le invita da lui. Pia ed Eva salgono rapidamente le scale fino a suonare all’appartamento di Karen, nessuno risponde e Pia lascia un bigliettino. I due ragazzi le stanno aspettando nel giardino giocando a freccette, Pia li invita a casa sua a giocare a carte insieme. Wolfgang dice: ” Le carte le ho pure io…” Ma Pia ribatte: “Non mi fido, le tue sono truccate.” Si siedono al tavolo nella sala da pranzo, la sala è luminosa e sul davanzale ci sono numerosi vasi da fiori, la parete accanto alla finestra è occupata da una libreria con libri e numerosi album fotografici con le foto di Pia bambina, Eva ne sfoglia qualcuno, su un ripiano disposti in ordine di altezza vi sono dei candelabri in vetro con degli anelli lungo al fusto, Pia spiega che sono candelabri commemorativi, ogni anello rappresenta un anno di vita della giovane repubblica finlandese. Si mettono a giocare a carte, Wolfgang spiega le regole ad Eva, Martin vince quasi ogni volta mentre Eva non riesce a capire il conteggio dei punti. Il gioco viene interrotto da alcune pause. I ragazzi escono all’esterno per fumare, in casa in auto e in qualsiasi locale pubblico il fumo è proibito, l’aria della sera è fresca e piacevole. Il vago forse di Wolfgang sta ora diventando un sì. Più volte il suo sguardo cerca e incontra quello di Eva, a lei piace il suo modo di ridere.

Prima di addormentarsi Eva guarda gli album di foto che sono nello scaffale bianco nella camera dell’amica, cerca una foto di Wolfgang invece trova due album pieni delle foto che in tutti quegli anni di fitta corrispondenza Eva ha inviato a Pia. E’ una piccola cronostoria di se stessa. Si sofferma ad osservarle e si stupisce di come le Eve delle foto appaiano una diversa dall’altra, come ognuna di essa sia differente ma imprescindibile da quella precedente, come ciascuna sia la descrizione di una Eva in crescita nel tempo come testimoniano i tagli dei capelli che variano di lunghezza o gli abiti che cambiano a secondo della moda. Accanto agli album fotografici c’è la collezione completa dei dischi di Leonard Coehen, l’artista preferito di Pia, nell’aprire un cassetto Eva scopre con sorpresa tutte le lettere che lei le ha spedito e prova gratitudine per questa amica che l’ha accolta come una sorella. Si infila sotto al soffice piumino estivo, le torna in mente Guglielmo, il desiderio di lui non è finito, poi ripensa al sorriso di Wolfgang, lentamente cede al sonno e si addormenta senza pensare a nulla. Quattro. Sabato 2 giugno. Prima giornata del Provinssi festival rock. Prima di raggiungere Seinäjoki hanno un impegno a casa della cugina Lina per festeggiare il successo del suo esame di cucina. Lina, una ragazza alta e grossa, li accoglie freddamente, li introduce nel salotto composto da un divano e da due poltrone in pelle nera, su una di queste è seduto suo padre Rod con uno sguardo annoiato, sull’altra poltrona è seduto Frank il fidanzato della figlia. Janice ha raggiunto la cognata in cucina e l’aiuta a preparare i vassoi con il caffè e i dolci. Rod è il fratello di Janice ma non si assomigliano per niente, Rod si è spostato nella sedia a sdraio sotto alla tv lasciando il posto alla figlia accanto al fidanzato. Janice è la sola a tenere viva la conversazione. Frank fa ciondolare pigramente la mano di Lina nella sua mentre osserva con aria di supponenza gli ospiti. Di recente ha avuto una discussione con Pia e ora ne tollera a fatica la presenza. L’atmosfera è tesa, Martin esce sul balcone a fumare una sigaretta. La mamma di Lina porta un altro vassoio di dolci e riempie il piatto di Eva, Pia le fa cenno di mangiare per non offendere gli ospiti. Eva osserva i due fidanzati, ma si chiede che tipo di legame li unisca. A prima vista sembrano fratelli, si tengono timidamente per mano e sembrano imbarazzati. Frank assomiglia in modo incredibile al padre di Lina, assomigliano sia nei caratteri del viso sia negli atteggiamenti. Il salotto è soffocante a causa della pelle nera del divano, che ad ogni piccolo movimento fa rumore, i piani dei mobili sono ingombri di collezioni in miniatura di ogni sorta di inutili oggetti, tra cui una serie di minuscole scarpe, é Lina la collezionista. Eva ha l’impressione che queste persone si siano riunite più per senso di dovere che per piacere, il viso di Lina esprime indifferenza eppure la festa è in suo onore. Eva non riesce a mangiare e a riempire con del cibo il vuoto evidente di quella casa, anche se camuffato da un ‘infinità di cose inutili come quelle assurde collezioni .

Con una scusa Eva raggiunge Martin sul balcone. “Che bel sole!” Sì, risponde quieto Martin in un sorriso, entrambi pensano alla giornata che li aspetta oggi al festival. Eva non vede l’ora di rivedere Wolfgang, se pensa a lui si sente felie. La festa si scioglie poco dopo, Rod e Janice si recano insieme dal padre in ospedale, Pia non ha mancato un giorno di fargli visita insieme ad Eva. L’ospedale di Vaasa è pulito e luminoso e quasi non ha l’aspetto di un ospedale. Nella camera di nonno Julian filtra il sole caldo, lo stesso sole che prima brillava sul balcone di Lina. Martin Pia e Eva ripassano da casa di Janice dove li sta aspettando Wolfgang, Pia si mette al volante ed Eva al suo fianco mentre i ragazzi siedono dietro, ridendo prendono dallo zaino due birre. Pia dice che tocca sempre a lei di scarrozzarli in giro perchè lei è l’unica a non bere e in Finlandia i controlli stradali sono molto severi e la tollerenza per l’alcool è pari a zero. Pia sintonizza la radio sul canale uffciale del festival, un gruppo si sta già esibendo e non arriveranno in tempo a vederlo. Il cielo si sta rapidamente rannuvolando e nell’aria c’è sentore di pioggia. Appena arrivati a Seinäjoki si deve seguire il flusso della folla per raggiungere il festival, molti stanno arrivando in questo momento, per strada si vedono diversi gruppi di ragazzi, alcuni punk e altri dark, ma la maggiorparte è in jeans e maglietta, e molti hanno delle bottiglie di birra e altro alcool imprecisato. Il provinssi festival rock è un momento di libertà per i giovani, non solo festa della musica ma anche celebrazione della tanto attesa estate finlandese. All’entrata i biglietti vengono scambiati con dei colorati braccialetti di corda colorata, chiusi all’estremità con un anello di metallo, non possono essere tolti se non tagliandoli. In questo modo sono semplificati gli accessi e le uscite al parco. Il festival offre 2 giorni di musica, 3 palchi con numerosi gruppi musicali, ci sono anche stands gastronomici, birrerie, pubs, stands di libri, dischi e dei vari gagdets, tipo magliette e tazze. Pia raccomanda di restare vicini senza perdersi di vista. Wolfgang promette che si prenderà cura di Eva. “Davvero?”, “Certo, dice,sono un buon cavaliere.” Le spiega il programma leggendo il foglietto illustrativo, se la cava bene con l’inglese. Iniziano ad orientarsi nel parco per raggiungere i 3 palchi quando cadono le prime gocce d’acqua. Hanno dimenticato l’ombrello in auto, presto scoppia il temporale. Corrono nella pioggia, attenti a non scivolare nel fango, fino a ripararsi sotto un albero anche se sarebbe una cosa da evitare ma l’alternativa è bagnarsi completamente. Nella corsa Wolfgang l’ha presa sottobraccio e dice che per lui l’amicizia è una cosa importante e che apprezza la compagnia sincera di un amico. Ridono e protetti dall’albero, vicini, osservano il temporale sfogarsi, l’acqua ha formato grandi pozzanghere, il loro entusiasmo però non è stato frenato dalla pioggia. Alcuni ragazzi passano correndo sotto la pioggia, qualcuno è scivolato e si è sporcato alcuni di fango. Dopo un quarto d’ora il temporale cessa lasciando la distruzione nel parco, ritorna a splendere il sole. Wolfgang fa da guida ad Eva, lei lo prende istintivamente sottobraccio, lui dice che va bene, attraversano un ponticello sopra ad un ruscello sulle cui rive un gruppo di ragazzi seminudi si esibiscono in una specie di recita. “Saranno italiani…”, scherza Wolfgang. “Non ci credo!” “Non guardare gli uomini nudi!”, le proibisce lui ridendo. Con Martin si ferma a guardare uno stand di dischi a 33 giri. Due ragazzini si avvinano incuriositi ad Eva e a Pia. “Da dove vieni?” “Dall’Italia.” “Ma è il paese del vino! ” Eva è divertita. “Non puoi spedircelo? sul serio però!” Trovano carta e penna per lasciarle il loro indirizzo. I due ragazzini assomigliano al fratello di Eva e al suo amico. Wolfang e Martin trovano le amiche a conversare con i due ragazzini, uno di questi chiede ad Eva quanti anni ha. “Quasi ventidue.” Non ci crede e neppure Wolfgang che le fa cenno di lasciarli perdere. “A me quanti anni mi dai?”, dice Wolfgang. “Penso che tu abbia più o meno la mia età.” “Giusto, ne compio ventitrè il prossimo 11 giugno.” “Davvero? E’ la data della mia partenza dalla Finlandia.” Iniziano a parlare dei loro gusti musicali e scoprono di condividere la passione per i Guns n’ Roses. Gli occhi di Wolfgang brillano, Eva prova nei suoi confronti una naturale simpatia e sente una felicità senza pensieri, totale. “Ehi, lui dice, non guardarmi con quegli occhi, tu sai cosa intendo?” Sì, Eva crede di saperlo. Eppu Normaali suonano sul palco centrale, è un gruppo finlandese pop molto amato, le loro canzoni sono orecchiabili e tutti le cantano a memoria, Eva guarda Pia Martin e Wolfgang, sono felici e spensierati. Sull’altro palco si esibisce un gruppo sconosciuto, nel finale il chitarrista accenna Paradise city dei Gn’R, Eva e Wolfgang lo riconoscono alla prima nota. Più tardi suoneranno i Mission e i Cramps, c’è un intervallo di tempo in cui si può mangiare qualcosa, Pia e Martin si allontanano a comprare dei panini.

Wolfgang vuole spiegare ad Eva il legame di Martin e Pia:

” Sono molto uniti, come due palmi di mano che coincidono perfettamente in un incrocio perfetto, così.” e unisce le sue mani facendole combaciare, Eva lo osserva attenta. Pia e Martin sopraggiungono in quel momento. “Ma cosa le stai raccontando?”, chiede Pia. “Sai cosa voglio dire?”, domanda Wolfgang ad Eva che accenna un sì sorridendo. Wolfgang non è certo che lei capisca tutto ciò che dice perchè ad ogni sua parola lei ride in quel buffo modo, arricciando le labbra, Una grande simpatia li attrae sempre più l’uno verso l’altro. Solo per il fatto di essere vicini sentono una felicità contagiosa, e quando le loro mani si cercano e si stringono ciò avviene in modo naturale. Ad Eva sembra di aver perso la memoria, come se non avesse più un passato, come all’improvviso inspiegabilmente avesse dimenticato ogni cosa. Non è mai stata tanto felice. Ricorda che da bambina provava un senso latente di insoddisfazione, una sottile infelicità senza una reale motivazione. Era mai stata felice? Forse o non se lo ricordava o se lo era stata c’era sempre qualcosa che guastava questa felicità. “Non ero così felice da tanto tempo.”, ammette Eva. “Sono contento che ti stai divertendo.”, è la risposta di Wolfgang. Lentamente si stanno arredendo all’amore, lasciando andare i loro cuori verso questa nuova felicità. Il concerto dei Cramps non è all’altezza delle aspettative di Wolfgang, ascoltano alcune canzone ballando insieme, poi tornano a fare una passeggiata nel parco, la prima giornata e serata del festival si sta concludendo, altri due gruppi meno conosciuti si stanno esibendo ma sono poco interessanti. Martin ha trascinato Pia in birreria contro il suo volere e hanno avuto un piccolo diverbio, Wolfgang ed Eva restano fuori davanti al chiosco che vende magliette e cartoline, le scritte di saluto sulle cartoline sono in finlandese e Wolfgang le traduce per lei, verrebbe voglia spedire una cartolina in Italia così che lei possa ritrovarla al suo ritorno a casa. “Qui c’è scritto per chi è lontano da noi ma vicino ai nostri cuori…” Si siedono su una panchina ad aspettare gli amici. Wolfgang non sa più cosa dire, guarda davanti a sé e tiene tra le sue le mani di Eva per riscaldarle. Solo adesso si accorgono dell’ora, quasi mezzanotte, la luce è leggermente diminuita. Nell’aria c’è un silenzio sospeso, nell’anima scendono un impercettibile momento di solitudine e un senso di nostalgia. Talmente grande che vorrebbe ardere come un fuoco, talmente profonda da restare senza parole. La chioma della betulla si è abbassata a sfiorare le loro teste, dai suoi rami e dalle sue foglie stilla un denso silenzio, l’albero pare riposare riposa assopito in un sonno leggero mentre sotto alla corteccia prosegue la sua vita silenziosa pronto a risvegliarsi alla nuova luce. Anche Eva e Wolfgang sono stanchi, potessero fermare il tempo come l’albero e la sua muta e immobile esistenza. D’un tratto si avvicina a Wolfgang una ragazza semiubriaca che gli chiede di aprirle una birra, lei lo ringrazia con un bacio inaspettato sulla guancia, mettendolo in imbarazzo. Martin e Pat escono sorridenti dalla birreria, devono aver fatto pace, insieme si avviano all’auto attraverso il giardino che si è trasformato in un accampamento di tende e sacco a pelo dei ragazzi che trascorrono la notte qui. Wolfgang ed Eva camminano abbracciati in mezzo alle tende come in una valle cieca il cui fondo è la fine di questo giorno, Eva si appoggia a lui, vorrebbe che lui non la sciogliesse più da quell’abbraccio, che lui continuasse a sostenerla nel suo caldo abbraccio. Verso l’uscita incontrano per caso Tania, l’amica con cui Pia ha fatto il viaggio in Italia, ora non sono più amiche e si salutano a malapena, Tania ignora del tutto Eva, del resto pure a lei era antipatica. Eva cammina allacciata a Wolfgang in quel chiaroscuro appena accennato, la notte finlandese la sorprende ancora. Passando sotto ad un ponte Wolfagang fa una battuta: “Qui sotto è buio come in Italia? Come è la notte in Italia d’estate?” In Italia la notte è oscura e calda, accogliente come una piscina dopo il giorno afoso. Pia guida tranquilla verso casa, non c’è traffico e la radio ripropone i concerti del giorno. Wolfgang e Eva sono seduti dietro, lui le offre le sue braccia tra cui riposare, Eva vi scivola in mezzo appoggiando la testa sulla sua spalla, sente il calore e il profumo del suo corpo, il viso di Wolfgang è vicinissino al suo. Sono arrivati, separandosi lui la guarda per un istante con un’espressione strana e indecifrabile. Scendono tutti dall’auto, Pia abbraccia Martin nella luce rosata del nuovo mattino, si dicono a domani. Anche Wolfgang abbraccia Eva per salutarla, ora la bacia. E’ il loro primo bacio, un bacio della buonanotte. “See you tomorrow.”, la rassicura scuotendola dolcemente, “tra poche ore saremo di nuovo insieme.” Sì, domani le appare così lontano.

Nella sua camera, nella tiepida luce filtrata dalle tende, Eva non riesce ad addormentarsi. Il mattino seguente Wolfgang la saluta con un ciao in italiano. “Anche tu dovresti imparare qualche parola di finlandese!” e aggiunge un bacio e sottovoce le dice che neppure lui è riuscito a dormire, sotto alla giacca di pelle nera indossa come le aveva promesso una maglietta dei Gn’R. Wolfgang parla con Martin e Pia, Eva non capisce quello che loro si dicono nonostante Pia si sforzi di tradurle ogni conversazione. Non le importa sapere quello di cui lui sta parlando, le piace sentirlo parlare, ascoltare le sfumature allegre e profonde della sua voce, adora il modo in cui ride e il modo in cui, nel mezzo di un discorso, ha uno sguardo solo per lei. Le piace osservarlo mentre parla con gli altri come se lei fosse invisibile, le piace ascoltare il suono delle sue parole. Ogni tanto Wolfgang la stringe leggermente a sé per assicurarsi che lei ci sia ancora, per avere conferma della sua presenza, si volta di scatto verso di lei per coglierla di sorpresa per catturarne un sorriso un gesto uno sguardo o un nuovo particolare del suo viso, le sue lentiggini o un rossore o un riflesso nei suoi occhi castani, o semplicemente per accertarsi che si stia divertendo e che sia felice. Oggi pomeriggio c’è l’atteso concerto di Gary Moore. “Avete i braccialetti di corda al polso”, si assicura Pia, il braccialetto è necessario per poter entrare al parco, Pia è alla guida anche se oggi i ragazzi non bevono perché domani è lunedì e si va al lavoro. Per Eva domani comincia la seconda e ultima settimana in Finlandia. Il concerto è grandioso e coinvolgente e la chitarra di Gary Moore incredibile, lo accompagna una band di ottimi musicisti, ai brani più rock si alternano stupende ballate blues. Still got the blues for you è struggente ed emozionante, Gary Moore resta nel cuore ed è lui a segnare la conclusione del festival. Il festival chiude alle sei per garantire a tutti un tranquillo rientro a casa. Pia e Martin si fermano in un bar sulla strada verso casa, mentre Wolfgang ed Eva li aspettano seduti in un prato lì accanto. E’ stata una magnifica giornata, il sole caldissimo, ora si godono il tepore e la pace della sera in riva al fiume, dall’altro lato vi una una casa che ispira pace. Wolfgang dice: “Come sarebbe abitare in quella casa, insieme?” Cinque. Lunedì, Eva aspetta Wolfgang tutto il giorno, aspetta come sa aspettare uno che è innamorato. Nel giardino il sole è caldo sulla sua pelle e un vento leggero le accarezza i capelli, è un’attesa resa dolce dalla sicurezza che questa sera lo rivedrà. La sera Pia ed Eva passano a prendere i ragazzi da casa, si fa un giro a Vaasalandia e poi sul molo a vedere l’imbarcazione del padre di Wolfgang. Si decide di andare a giocare carte da Pia, Wolfgang dice: “Lasciami un momento a casa mia, prendo la mia auto così dopo non devi uscire per riaccompagnarmi, Eva viene con me, vi raggiungiamo subito.” Wolfgang entra in casa a prendere le chiavi dell’auto, Eva lo aspetta nel giardino fiorito, dalla finestra dalle tendine bianche la madre di Wolfgang la osserva incuriosita. Wolfgang torna subito e salgono via in auto, Eva ha la sensazione di stare per fuggire insieme a lui. La strada è chiara e fresca e la strada vuota, Wolfgang guida lentamente e coglie l’occasione per parlarle ora che sono da soli, sono fermi ad un semaforo rosso. “Quando partirai tu mi spezzerai il cuore.” Eva è sorpresa non sapendo cosa rispondere. “Dovresti restare qui un po’ di più.” “Mi piacerebbe, lo sai che lunedì ho il volo.” Sono arrivati a casa di Pia. Perché non sono fuggiti via insieme perdendosi nelle strade al tramonto? Martedì 5 giugno, è il compleanno di Pia, Eva le ha dato il suo regalo a colazione mentre erano sole in cucina. Per Pia è una giornata molto bella ed Eva è contenta di viverla insieme a lei. In mattinata devono andare dalla nonna che ha telefonato a Pia di avere una sorpresa per lei. La nonna l’accoglie con un mazzo di fiori raccolti nel suo giardino e le indica uno scatolone accanto alla porta, è la sua sorpresa. Pia l’abbraccia ringraziandola commossa. Poi si recano in ospedale da nonno Julian, nonostante le sue precarie condizioni di salute desidera darle di persona dei soldi in regalo, con cui Pia promette di comprare un paio di orecchini. Passano quindi dalla pasticceria a ritirare la torta per la festa del pomeriggio. L’amica Fanny con la figlia di 11 mesi è la prima ad arrivare. Pia l’ha già incontrata, un giorno Pia l’ha accompagnata a casa di Fanny, che è sposata e ha una bambina. Fanny è una persona molto semplice e delicata, le piace fare la mamma e adora la figlia per la quale cuce abitini e costruisce giochi in legno, come l’altalena appesa sul soffitto del salotto. Parenti e amici vengono a farle una saluto, portando fiori e piccoli regali. Nello scatolone della nonna c’è una grande bambola colorata in legno. Martin arriva con due rose rosse dal gambo lungo e Wolfgang con un mazzolino di fiori. Janice è stata la prima a far trovare a Pia un mazzo di fiori sul tavolo la mattina a colazione. Eva e Wolfgang vanno a sedersi in salotto a parlare. Nel frattempo arriva Karen, si ferma in cucina con Pia e gli altri. La presenza di Karen è talmente forte che è impossibile ignorarla. Dalla cucina giunge il suono della sua voce allegra e della sua risata pulita, la si immagina vestita in jeans e maglietta degli U2, gli occhialini tondi e un berrettino. Wolfgang e Eva che sono in salotto avvertono la sua presenza ma invece di andarla a salutare Wolfgang dice che vuol fumare così Eva lo accompagna nel giardino, lontani da Karen. Eva vorrebbe dargli un bacio ma lui prima l’allontana e poi la richiama a sé, avvicina piano il viso al suo, le soffia sulle labbra, le sorride e poi la bacia con un bacio dolce e casto. La festa di compleanno è finita, Pia conta i mazzi di fiori che ha ricevuto in regalo, dice ad Eva tra l’osservazione e il rimprovero: “Non hai visto Karen? Non sei nemmeno venuta a salutarla, è andata via quasi subito.” Mercoledì, Pia conduce Eva a Jakobstad, 80 km a nord di Vaasa, per farle visitare la scuola in cui sta prendendo un master, l’edificio sorge isolato in un prato verde, dentro è moderno e funzionale. Pia ha rimasto ancora un anno di studio, si augura di poter permettersi presto un appartamento in affitto per lei e Martin. Pia le mostra il bilocale che divide con un’amica, sopra al suo letto ci sono foto e cartoline di Eva. Fanno anche una passeggiata nel parco arricchito da un’esposizione di sculture moderne dal dubbio valore a parere delle due ragazze che si divertono a fare qualche foto. La sera, quando Wolfgang arriva a casa di Pia, Eva gli lancia uno sguardo di sfida, non intende pronunciare una sola parola, desidera che sia lui a fare il primo passao verso di lei e lui se ne accorge. Eva esce all’esterno per mettersi le scarpe, lui la segue e si siede su un gradino, è silenzioso, lo sguardo fisso davanti a sè, d’un tratto le rivolge un’occhiata disperata e le porge una mano attirandola verso di sé. Eva prende la sua mano, la sfida è finita, ora ricomincia il dialogo. Wolfgang le chiede di raccontargli di oggi a Jakobstad e della gita di domani a Umeå in Svezia. “E così domani non ci vedremo.”, è il suo commento. Hanno appuntamento tutti insieme per le nove a casa di Karen , da qui in pochi minuti si va a piedi fino al porto. Janice e Karen sono in testa al gruppo, seguono Martin e Pia, per ultimi Wolfgang e Eva. Camminano abbracciati in un unico movimento che sembra una danza, facendo aderire perfettamente i loro fianchi. Sono felici, leggermente euforici per il contatto e l’andatura armonica dei corpi. Avanzano contro il sole e il mare attraversando un grande parco verde. Salgono su un battello trasformato in bar ristorante a bere qualcosa, il sole si rifrange in infiniti luccichii sul mare, la serata è molto piacevole. Wolfgang prendono posto vicini, strettissimi, lui ordina una birra, Eva una bibita analcolica. Al vecchio scalo merci del porto si esibisce una compagnia di teatro di strada. La scenografia è costituita da un ponteggio per l’edilizia che dovrebbe rappresentare la vita, ad ogni piano vi sono degli attori in abiti normali, a turno ognuno di loro racconta la propria storia con gli occhi rivolti al cielo, ad un cielo privo di un Dio, è un teatro dell’assurdo. Gli attori si arrampicano e scendono dai piani del ponteggio chiedendo pietà per la propria esistenza a un cielo che non può rispondere e al pubblico che ogni tanto applaude. Qualche pagliaccio invita i passanti a partecipare allo spettacolo e a raccontare le loro storie personali. Un pagliaccio si avvicina ad Eva e a Wolfgang: “Ecco qui per esempio due innamorati! Venite a raccontare la vostra storia…” Wolfgang ed Eva sorridono imbarazzati, l’amore li fa brillare e li ha trasformati davanti al mondo. Gli attori coinvolgono il pubblico e formano un lungo treno che incomincia a muoversi dapprima lentamente e poi a correre lungo ai binari in disuso incontro al mare e con il sole negli occhi, questo treno umano sembra destinato a non fermarsi. E’ la vita che è come una corsa e ogni individuo è solo insieme ad altre solitudini. Wolfgang ed Eva assistono alla scena dall’alto di una collinetta, stanno per allontanarsi quando vi lanciano un’ultima occhiata. E allora la vedono: Karen ha preso parte alla rappresentazione e la sua graziosa testa bionda brilla nel sole, Karen corre, sola, verso il mare, felice dela sua corsa, libera, consapevole, indipendente, senza sentire il bisogno degli altri. Karen basta a se stessa. Eva, invece, è innamorata di Wolfgang e crede che camminerebbe insieme a lui fino alla fine di tutti i binari senza sentire la fatica. Può l’amore dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione o non è che uno sprofondare, un perdersi in un mistero insondabile come in un pozzo troppo profondo? Cosa è dunque l’amore? Un antidoto alla solitudine, la rottura delle barriere tra due esseri oppure non è altro che un illusorio inganno? Wolfgang stringe Eva a sé, sorride felice, non ha dubbi, non ha paure, non ha incertezze. E’ innamorato e ciò ora sembra tutto e niente, quel tutto di ciò di cui sentiva il bisogno, quel niente di cui avvertiva la mancanza. Rentrano a casa, Wolfgang si trattiene anora un poco, siedono sul divano, la tv accesa, e chiaccherano ancora un poco, poi lui se ne va. Eva si guarda le mani che poco prima erano unite a quelle di lui, ora sono sole abbandonate come per una mancanza, come se non avessero ragione di essere senza il contatto con quelle di lui. Dal primo giorno del festival ad oggi le loro mani sono sempre state unite, Wolfgang le ha sempre trattenute tra le sue accarezzandole lievemente seguendone le linee sconosciute. La solitudine delle mani vuote, solitudine uguale a mancanza, privazione, separazione. Giovedì, gita in traghetto dal porto di Vaasa al porto di Umeå, in Svezia, per un totale di 8 ore di navigazione tra andata e ritorno. Un’intera giornata senza vedere Wolfgang. Umeå dall’altro lato del mar di Finlandia è opposta a Vaasa, è un porto importante e interessante centro culturale, Pia ed Eva passeggiano per il centro e fanno qualche acquisto nel centro commerciale. Al ritorno sul ponte della nave il vento è forte e il mare è color petrolio, nella sala interna Eva trova un vecchio videogioco, il celebre Pac-Man con cui si distrae mentre Pia fa a maglia, nel duty free shop Eva compra per Wolfgang una bottiglia di whisky della sua marca preferita. Venerdì, stasera cucina Eva: spaghetti aglio e olio. Oggi al supermercato hanno trovato l’occorrente e Eva ha chiesto di poter cucinare, Janice e Pia ne sono state felici e hanno invitato Martin e Wolfgang. Tanto per scherzare Eva lancia l’idea di andare in discoteca dopocena, proposta accettata con entusiasmo. Wolfgang la stringe e le sussurra: “Balleremo insieme tutta la notte.”e la conduce fuori nel giardino, l’aria serale è ancora calda, siedono nel dondolo scivolando l’uno contro l’altro, le carezze di lui sono delicate, le sfiora il seno con baci leggeri. Pia viene a chiamare Eva, l’acqua per gli spaghetti sta bollendo. La cena è divertente e l’atmosfera accesa. Quando Wolfgang la bacia dice: “Hai un buon sapore di spaghetti. ” E’ deciso, si va in discoteca, al Marybel. Janice è entusiasta perchè si potrà mettere le scarpe nuove, mentre Eva si veste con i vestiti che ha comprato questa mattina da Marimekko, un famoso marchio finlandese di abbigliamento bigiotteria accessori e tessuti per la casa. Wolfgang deve passare da casa per cambiarsi d’abito. Sua madre Helene è sulla porta fumando una sigaretta, il figlio le assomiglia. Ed Helene si diverte a prenderlo in giro. “Vorrei sapere che cosa indosserai stasera, a parte le magliette dei Guns n’ Roses non hai altro! Devo proprio suggerirti tutto, raccogli dei fiori per la tua ragazza.” Wolfgang si dirige alla siepe fiorita di lillà, d’impulso strappa alcuni fiori dal colore glicine, ne compone un mazzolino e lo porge ad Eva. “No, non così! Ma quando imparerai a comportarti con le ragazze?”, insiste Helene divertita. Wolfgang entra di corsa in casa. Gli altri lo seguono sorridendo del suo imbarazzo. Helene fa accomodare gli ospiti nel salotto, arredato in modo semplice ed elegante, i mobili sono bassi e i colori dei tessuti e dei tendaggi tenui, la stanza è illuminata da un’ampia vetrata, un arco la separa dalla cucina dove sul tavolo ci sono dei pesci e delle patate. Helene è un’arredatrice ma le sue passioni sono la cucina e il giardinaggio. Accade uno scambio divertente di battute tra Helene e il figlio. Eva non capisce cosa si dicono ma in pratica la madre lo prende in giro mentre Wolfgang tenta inutilmente di parare i colpi, Janice Pia e persino Martin si schierano a favore di Helene, il povero Wolfgang sfinito si lascia cadere sul divano accanto ad Eva. “Fammi fare bella figura con la mia amica, dice, mamma mi presti per favore qualche soldo?” “Ma tu caro mio hai per caso bevuto?” Infine Wolfgang va in camera sua a cambiarsi borbottando tra sé. Helene dice ad Eva: “Lui spende tutto in dischi e poi non ha mai un soldo, se ha le mani bucate cosa centro io?” Wolfgang è pronto: “Se avete finito di ridere possiamo andare.” Il Marybel è più simile ad un pub che ad una discoteca, si siedono ad un tavolo ordinando qualcosa da bere. Wolfgang ed Eva sembrano dimenticare la presenza degli amici, lui le parla sempre più vicino guardandola intensamente negli occhi, le soffia tra i capelli e sul viso e la bacia ardentemente. Una signora chiede se possono darle una sedia, Wolfgang cede la sua così ora Wolfgang ed Eva devono sedersi sulla stessa sedia sempre più vicini. Lui naturalmente ha bevuto e quindi si lascia andare. “Mi piaci moltissimo, lui dice, non lo dico perché sono ubriaco, lo sai che te l’ho già detto una volta e non ero ubriaco. Un amico che è stato in Italia mi ha insegnato questa parola, bellissimo, cosa significa?” “Significa quando una cosa è molto bella, quando per noi è speciale.” Wolfgang allora le dice: “Tu sei bellisssimo! Penso di essermi sentito così come mi sento ora solo altre due volte nella mia vita…” “Così come?” “Così innamorato… e tu?” “Io credo di averti sempre aspettato. In questi anni sono stata così male. Sentivo un vuoto dentro: tu mi hai fatto dimenticare ogni cosa e sono felice che ciò sia successo” Questo è più o meno quello che Eva riesce a dire in modo impacciato. “E’ bello sapere che tu stai bene insieme a me. All’inizio io non volevo innamorarmi perchè pensavo presto partirà e resterò di nuovo da solo. Ma ora non sprechiamo un momento, non c’è tempo!” Un altro bacio ardente. “Ti piacerebbe vivere in Finlandia? Ti piacerebbe vivere qui… io vorrei amarti questa notte.” Altri baci ancora. “Un giorno io verrò a trovarti in Italia e busserò alla tua porta, tu ti ricorderai di me? Io so che hai un ragazzo.” “No, non ho nessuno.” “Non ci credo, ma non mi importa, forse l’avrò anch’io ma ti prometto che se un giorno ci incontreremo niente e nessuno avrà importanza, allora saremo di nuovo insieme…” “Io ti aspetterò sempre.” “E’ una promessa, un giorno io verrò.” Wolfgang parla ancora o è l’alcool a parlare per lui, le sue mani cercano il corpo di Eva. All’uscita dal locale, Eva e Wolfgang restano a guardarsi l’uno di fronte all’altro, si guardano dentro alla notte trasparente che sta per finire. I fiori di lillà di Wolfgang sono già appassiti e le sue promesse volano nella notte. L’amore è fuggitivo, è un sogno che si sogna e poi al risveglio tutto si dissolve e ne resta il profumo ineffabile come quello dei lillà.

Gli ultimi due giorni, sabato e domenica. Di nuovo la stazione di Seinäjoki. Eva sta per prendere il treno che la riporterà ad Helsinki dove l’attende il volo per l’Italia. PIa e Wolfgang l’hanno accompagnata in auto a Seinäjoki nella notte, è quasi l’una di lunedì 11. “Buon compleanno Wolfgang!” Lui la stringe a sè sorridendo felice perché lei se ne è ricordata. Strano però essere felici e stare per lasciarsi… Aspettano il treno seduti nella piccola e deserta sala d’aspetto, sono gli ultimi momenti, gli ultimi saluti: Eva abbraccia Pia ringraziandola ancora una volta della splendida ospitalità che spera in futuro di poter ricambiare, l’amica la mette tra le braccia di Wolfgang, Eva si divide tra l’uno e l’altra. Quella stessa sera, prima di partire per Seinäjoki Eva ha pianto nel giardino, le braccia di Wolfgang non la tenevano più, la lasciavano andare via. “Non piangere, vieni entriamo in casa.”, lui le ha detto, per il tempo che restava loro dovevano fare come se fosse una sera uguale alle altre, come se domani potesse portare un’altra sera per loro. Perchè essere tristi? Eva ha già salutato sia Martin che Janice, Martin è andato via subito dopo cena e Janice è andata a dormire. Eva Pia e Wolfgang si mettono a giocare a carte come una sera qualsiasi. L’atmosfera notturna in cui è avvolta la casa è più che mai di un’indefinibile magia. Il silenzio, il suono sordo che produce ogni più piccolo movimento, il cadere secco delle carte sul tavolo, la fioca luce delle candele, le parole sussurrate, la tiepida e riposante luce che entra dalla finestra della sala, un poco di stanchezza e di sonno a causa dell’ora tarda, e il trovarsi insieme anche se ancora per poco, tutte queste cose contribuiscono all’incanto e al fascino sospeso della notte. Soo tre amici che giocano a carte e scherzano e ridono e hanno un’ombra di tristezza nel cuore. Come ora non staranno mai più insieme, questo momento non tornerà più, perchè la vita va e non si ferma, sembra una frase banale però è così e forse è vero che bisogna essere contenti che una sia successa e non tristi perché é finita. Si vorrebbe ancora e sempre tornare ai luoghi e alle persone che si sono amati. Il treno per Helsinki e il volo per Milano non aspettano. Pia va a preparare un the per svegliarsi un po’. Wolfgang scrive il suo indirizzo su un foglietto di carta. “Scrivimi.” Eva gli da una lettera: “Leggila più tardi, quando sarò partita.” Wolfgang la ripiega con cura all’interno del suo portafoglio. “Non mi è mai piaciuto il thé nè tantomeno questa notte!”, dice Pia tornando con un vassoio con le tre tazze. Hanno smesso di giocare, non parlano, ascoltano la quiete in cui è immersa la casa, tra poco sarà il momento di andare. Non sono tristi , persi ognuno nei propri intimi pensieri, condividono la stessa cosa, la partenza, il distacco, l’addio. Nel pomeriggio hanno assistito alla partita di baseball, l’appuntamento di rito della domenica, ancora una volta il Vaasa ha vinto, il sole scaldava la pelle di Wolfgang mentre Eva non ci capiva niente non solo del gioco. Al termine della partita, prima di separarsi, Wolfgang le ha detto che si sarebbero rivisti la sera, che sarebbe venuto ad accompagnarla alla stazione di Seinäjoki. “Questa notte ci incontreremo per l’ultima volta.” E così Wolfgang è arrivato a casa di Pia e ha trovato Eva che stava chiudendo la valigia, e lui l’ha guardata in un tale modo da fare male. E ora sono seduti in stazione. “Spezzerai il mio cuore.”, le aveva detto una sera, “io soffrirà e anche tu soffrirai, lo so.” Ma l’amore fa male? Possibile che il bene possa fare male? Può l’amore essere sia ferita che cura allo stesso tempo? Anche il cuore di Eva si sta spezzando e non è un modo di dire. Lui dice: “Non potrò più ascoltare Still got the blues senza pensare a te.” Lei dice:”Non potrò più ascoltare Sweet child of mine senza pensare a te.” Questa è la lettera che Eva gi ha scritto, verso sera nel giardino di Pia, mentre il tramonto continuava a bruciare in un inesauribile incendio e le nuvole si accendevano d’oro e nell’ aria Wolfgang è una presenza calda forte e chiara come un sole notturno, una luna nel mattino, una brace nell’incendio del tramonto. “Sto cercando di scrivere qualcosa per te , forse sono cose che avrei dovuto dirti a voce ma tu sai quanto mi sia difficile parlare. Per lungo tempo avevo dimenticato questa poesia, l’ho ritrovata qui in Finlandia in una cartolina che io stessa ho spedito a Pia. Si intitola Muerte sin fin di Jimenez, credo che il titolo possare essere cambiato in Desiderio senza fine. Se posso dare un nome alla mia vita è Desiderio, è qualcosa che mi colpisce e mi spezza in due, la maggiorparte delle volte è simile al dolore altre volte si stempera nel sogno.Nei miei sogni il desiderio è totale e brucia dal profondo. In questo ultimo anno non ho fatto altro che sognare e desiderare, sentivo una mancanza dentro di me e dolore per il desiderio. I miei giorni erano soli, senza un significato. Non sono spaventata per la distanza, penso che i chilometri e il tempo non abbiano alcuna importanza. Tu mi hai fatto dimenticare ogni cosa, con te sono stata felice.” Ora Eva sta già andando lontano, è partita, andata via per sempre. Sa che non tornerà anche se ora lo vuole e ci crede. Chissà perché non c’è mai un ritorno, c’è sempre solo un andare o un partire. Il vagone in cui ha preso posto è vuoto, c’è soltanto lo sferragliare del treno sulle rotaie, il treno che la riporta indietro a Helsinki attraversando lo stesso verde paesaggio del viaggio di andata di due settimane prima. Non dorme, quello strano tramonto l’accompagna per tutta la notte fino alla nuova alba, Il cielo è come un unico tramonto, un’unica alba. Non ha particolari ricordi del volo, solo quando l’aereo tocca la pista della Malpensa dopo essersi abbassato subito dopo aver sorvolato le Alpi e dopo aver virato sulla pianura padana, divisa in tanti regolari quadrati e rettangoli, solo allora Eva prova il desiderio di piangere.

Fine parte seconda.

Discografia parte seconda

U2: Desire

Gary Moore: Don’t let me be misunderstood, Still got the blues

Guns n’ Roses :Sweet child of mine, Paradise city, Knocking on Heavean’s door

Eppu Normaali, musica pop finlandese

Antologia poetica parte seconda

Juan Ramon Jimenez: Morte senza fine

Filmografia parte seconda

Maria’s lovers (1984) di Andrej M. Konchalovsky con Nastassja Kinski , John Savage, Robert Mitchum.

To be continued

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