La storia della volpe Foxy.

La storia della volpe Foxy.

Ho tradotto e rielaborato questa bellissima e particolare storia da

Il Porto: Life in a Wild Canyon Near Positano

By Gianni Menichetti Translated by Cheryl Reimold

(e io l’ho ritradotta dall’inglese)

io sono andata a trovarlo Gianni nel suo regno selvaggio e libero e ho comprato uno dei suoi libri, i cui proventi vanno a beneficio dei numerosi animali, cani e gatti e a volte volpi ferite con cui convive in una solitudine che è sempre meraviglia, gli occhi di Gianni sono buoni, tutta la sua vita è stata è  e sarà a difesa del vallone Porto.

Questa storia è molto emozionante, ascoltiamola dalle sue parole.

Questa è la storia di Foxy, la volpe regina, una delle sette meraviglie sconosciute del mondo. (racconto di Gianni Menichetti, compagno di Vali Myers)

Un gioiello inestimabile che nessuno potrebbe mai possedere. Vali mai si innamorò di qualsiasi essere umano in tutta la sua vita, profuse il suo affetto sconfinato e appassionato su tutti i suoi numerosi animali; ma ha dato tutto il suo cuore a una creatura sola: a Foxy, che era come la reincarnazione di se stessa, uno spirito pagano, come lei selvaggio e indomabile. Oppure la volpe regina era la manifestazione animale identica di Vali, del suo spirito avvolto in una pelliccia bruna con una coda folta, occhi di miele dorato e ambrato, al posto del colore del mare in tempesta di Vali, orecchie nere sempre sul chi vive, con un innato istinto di sospetto verso gli esseri umani. Lady in Fox, Fox in Lady. Verso la fine della primavera del 1965, sulla strada costiera nei pressi di Positano, i cacciatori avevano ucciso una mamma volpe , i suoi cuccioli, non ancora svezzati, invano attesero il ritorno della madre. Destino ha voluto che Rudi, consorte di Vali in quei giorni, si trovava a passare da quella zona. Prese uno dei piccoli cuccioli fuligginosi e si diresse con lui a casa. E ‘sorprendente che nei suoi primi mesi di vita un cucciolo di volpe non abbia nessuna delle caratteristiche più evidenti della sua specie; il pelo è color fumo scuro e il muso è tutt’altro che lungo e affusolato. Quel giorno, Vali era a letto malata, e quando Rudi le porse quel piccolo fagotto scuro, pensò che fosse un cucciolo di cane ma non appena avvicinò un dito la minuscola creatura la morse, in un attimo s’avvide che era una volpe e se ne innamorò per sempre. Quella piccola volpe era destinata a essere l’amore della sua vita e segnò il periodo più bello della sua vita straordinaria, che in gran parte io ho condiviso con lei. Nella stessa tana in cui ora scrivo, 33 anni fa, ho incontrato la madre e sua figlia, la volpe. Foxy allora sei anni, fatta eccezione per la sua madre umana, non ha mai permesso che nessuno le si si avvicinasse, nemmeno Rudi, che l’aveva salvata, strappandola da mani crudeli. Ma non c’è un ragionamento con le cose selvagge. Gratitudine e riconoscimento sono generalmente nozioni che appartengono al nostro mondo, in cui sono inclusi gli animali domestici. Mi ci vollero mesi prima che avessi la fortuna di fare amicizia con lei, prima che potessi toccarla leggermente con il dito mignolo, ella fuggiva alla presenza di ogni essere umano e solo di sua madre si fidava, che poteva prendersela tra le braccia e giocare con lei.

“La tana” in cui ho vissuto fino ad oggi è l’antico padiglione moresco, nel cuore di una gola profonda, la Valle di Il Porto, il canyon selvaggio la cui storia ho già scritto. Vali chiamò sempre questa casa di lei “tana”, e certamente lo era che nel vero senso della parola , un piccolo regno per lei e la sua volpe. Quando dico che non si può ragionare con creature selvatiche, questo è ancora più vero con le volpi, che sono esseri con un senso incredibilmente potente di libertà, e che non accettano compromessi o condizioni. Se non sono trattati con rispetto reverenziale e il passo leggero di una ballerina sul filo del rasoio, e, soprattutto, trattati alla pari, non c’è assolutamente alcuna possibilità di essere in grado di incontrarli o di avvicinarsi a loro. Un improvviso passaggio, un falso movimento, e volano via come il vento.

Con amorevole cura, Vali la allattò e la svezzò. Naturalmente, da allora in poi le porte del padiglione, dotate di griglie, dovettero rimanere religiosamente chiuse per garantire la sua sicurezza dal branco di cani che vivevano sia davanti o dietro la casa-tana. Foxy, però, aveva un piccolo pezzo di terra su un’ala a picco sul fiume dove poteva scavare, trovare rifugio, e dormire durante il giorno, e passare attraverso una bassa, stretta apertura in una delle pareti, nella nostra abitazione, qualcosa di così fondamentale per una volpe che ha un assoluto bisogno di una “terra di nessuno”, di un territorio che non può essere condiviso con gli altri e di una privacy molto selvaggia che non ammette intrusioni. Era l’estate del 1971, mentre ero seduto a terra con Vali, la volpe mi si avvicinò e mi rosicchiò il piede per mettermi alla prova, ma io rimasi lì immobile e imperturbabile. Nei giorni successivi, mentre svolazzava intorno a me come una brezza, potei toccarla per un istante con un dito. E ancora molto tempo passò prima che mi fu permesso di accarezzarle la testa e di solleticarla dolcemente sul collo, ma ha sempre tenuto una zampina pronta alla fuga e la sua bocca era sempre leggermente aperta, i denti pronti a mordere. Veramente magica fu quella notte quando Foxy arrivò al letto a soppalco dove io e Vali eravamo sdraiati a lume di candela. Mai prima di allora Foxy vi era venuta tranne che con Vali nei suoi momenti di solitudine. Quella volta fu come un segno degli dei a consacrare la nostra unione, il nostro selvaggio connubio mai riconosciuto da una legge diversa da quella della natura, un unione animale nel più bel senso della parola, che si consolida sempre più e che era destinata a durare per un lungo, lungo tempo. Da quel momento in poi, sarebbe saltata sul soppalco quasi ogni notte, passando ore intere tra le braccia di Vali nelle sue lunghe trecce color fuoco. Io trattenevo il respiro per non disturbare quell’aura di magia notturna che ci circondava. Di tanto in tanto, Foxy si divertiva a rosicchiare le dita dei piedi, come se fossero piccoli topi nascosti sotto le coperte.

All’inizio dell’autunno del mio primo anno nella Valle, ho avuto l’idea di dedicare a lei – come pegno della mia amicizia e un segno di venerazione del suo nobile spirito selvaggio – non un posto più o meno normale, ma un vero e proprio maestoso trono dove solo lei e sua madre potevano sedersi. Una volta avevo costruito un sedile imponente con schienale alto, lo coprii di pellicce, veli, fili di perle, paillettes, “pailettes” e specchietti, e lo tempestai con ogni tipo immaginabile di gemme e strass. L’arco che coronava il trono aveva tra veli neri un ventaglio di piume di pavone e un piccolo teschio animale dorato. Dal sedile riccamente impellicciato pendevano lussereggianti gonne a strasciso che nascondevano un nascondiglio segreto. I braccioli erano ricoperti di pizzo rosso luminoso con sbuffi di pelliccia e innumerevoli fili di perle. Le gambe anteriori del trono calzavano affusolati stivali rosso vermiglio che spuntavano fuori dal bordo delle gonne fiorite.Foxy, così diffidente verso ogni cosa nuova e spesso sconvolta dal pur minimo cambiamento in casa sua, non esitò a sedervisi come una regina e per il resto della sua vita fu il suo posto d’onore. Senza dubbio, il più straordinario ricordo della mia vita è la visione notturna di fuori del padiglione moresco. Attraverso le grate della porta, nella luce dorata della lampada a gas vedere stagliarsi contro il muro rosso fuoco l’imponente trono, tutta ingioiellato e ogni brillante fremere e luccicare nel vento della notte. Foxy sedeva regalmente, coi suoi penetranti occhi ambrati fulvo vivissimi guardarmi e sussultare anche al frusciare di una foglia. Sempre, prima di entrare in casa ho dovuto annunciarmi, sussurrando il suo nome, sempre come per chiedere il suo permesso, e con quale mano leggera ho dovuto aprire la porta trattenendo il respiro per non disturbarla: un minino movimento brusco l’ avrebbe fatta fuggire in uno dei suoi nascondigli. Detestava sentire le lotte feroci dei cani fuori dal suo regno, che, purtroppo erano frequenti. Ricordo che una sera d’inverno, mentre lei era sola con me sul letto e c’era una rissa di cani proprio fuori dalla porta; montata da una rabbia irrefrenabile immerse le sue zanne nella cosa più vicina a lei: la mia mano. Quasi mi attraversò la mano da un lato all’altro. Rimasi immobile come una statua; Io non mi mossi un ciglio. Mai ho serbato rancore o risentimento nei suoi confronti. Una volpe non accetta punizioni; un essere così orgoglioso, libero e indipendente, non può essere dominato. Mentre pulivo il pavimento con lo straccio bagnato, Foxy andava su tutte le furie, lo considerava un affronto personale. Sembrava quasi un drago che respirava fiamme dalle narici mentre furiosamente mi strappava lo straccio di mano e cercava di mordermi. Spesso, quando salivo la ripida scala che portava al letto sul soppalco, come un pesce guizzante fuori dall’acqua, mi mordeva il tallone come un fulmine in un cielo sereno: come ha goduto di questo gioco! E così via quei rari, preziosi momenti in cui mi ha permesso di accarezzarle e solleticare il collo, ero al settimo cielo. Proprio come sua madre umana, amava i massaggi sulla testa e sul collo, ma anche nei momenti più sensuali di abbandono, la sua bocca era un po ‘aperta, i denti pronti a lampeggiare, e la zampa pronta come una molla disposta saltare via all’improvviso. Vali giocato giochi più fantasiosi con lei, dal momento che solo in braccio alei Foxy era rilassata, Vali sapeva parlare il linguaggio delle volpi, e quindi con Foxy si esprimeva in “lingua volpe.” Non c’era un verso volpesco che lei non riusciva a imitare: dal continuo ululato ai gorgheggi queruli, dai suoni più aspri e gutturali a quelli più acuti e palpitanti. Per chi non ha vissuto con volpi, è difficile, se non impossibile, immaginare la scena desolata in casa la mattina, dopo una “notte brava” di incursioni selvaggi. Era come essere a Cartagine dopo la sua distruzione. E poi tutte quelle volte in inverno, quando Foxy riuscì a spostare la griglia di fronte al camino, e scavare perdutamente ceneri: il pavimento sembrava un paesaggio siberiano, dopo una tempesta di neve violento, e ovunque ci erano sparsi i trofei di cannibali il suo pasto notturno che spesso ha dato la sua più gioia nella diffusione barbaramente rispetto a divorare. Eppure i suoi occhi brillanti di ambra dorata brilleranno per sempre nelle caverne crepuscolari della mia memoria e nella mia anima. La sua bellezza indescrivibile era senza limiti, come lo erano i momenti di sopraffazione e furia durante le sue devastazioni barbariche. Quando questo spirito puro avvolto in un mantello di volpe mi guardava, poteva leggermi come un libro aperto, poteva scrutare i labirinti più profondi del mio essere, come se fossi di cristallo più trasparente, e lei anticipava ogni mia mossa, respiro, e pensiero. Il luogo comune della furbizia delle volpi è una errata interpretazione della loro estrema sensibilità dello spirito (che è più accentuato nelle volpi femminili, quasi da non credere), che dà l’impressione che i loro passi, piuttosto che a terra, siano a mezz’aria su un linea di un funambolo senza rete. Più di una volta si è bruciata la coda contro le fiamme che ardevano nel camino, mostrando totale indifferenza, mentre Vali si disperava perché adorava la sua folta coda. Foxy amava rubare scarpe e portare con sé nei suoi nascondigli segreti, soprattutto al di fuori della sua tana nel terreno, dove li mordeva voluttuosamente. Con la muta dei cani non poteva certo fare amicizia ma in quella folta schiera ce ne erano tre che divennero sue compagne, la sua più grande amica fu la cagnetta Suzy che non esitava a mordere gli altri cani ma mai e poi mai si sarebbe sognata di torcerle un pelo.

Nella sua maturità avanzata la regina vergine, semisdraiata sul suo trono, spesso si accarezzava i capezzoli con la zampina, era come se stesse suonando l’arpa. E dopo un certo tempo, si è verificato il miracolo, c’erano gocce turgide di latte dai suoi piccoli seni, rossi dietro la folta pelliccia. Vali, spremendo qualche goccia sul suo dito, mi fece assaggiare il latte selvaggio. Credo che ci siano molto pochi mortali su questa terra che abbiano avuto la fortuna di averlo fatto. Vali e Foxy avevano abitudini notturne identici. Anche se Foxy, come un vera volpe, si svegliava al crepuscolo e andava letto all’alba mentre Vali di solito si alzava verso le undici o mezzogiorno, il cuore della notte era il loro momento più intenso e vivace. E mentre Vali dipingeva di notte, la sua piccola volpe mi faceva compagnia, avrebbe letto storie a voce alta per finire spesso con il naso tra le pagine come un segnalibro. Potrei raccontare tante altre storie di questa creatura divina e della sua stupenda esistenza. Foxy raggiunse i quattordici anni, caso più unico e raro al mondo e quando sentì che la ; sua fine si stava avvicinando, smise di mangiare e per una decina di giorni prima della sua morte, accettò solo poche gocce d’acqua. Era rimasto solo ossa e pelliccia bruna, ma i suoi occhi, enormi, ancora brillavano. Morì tra le braccia di sua madre, e io ero accanto a loro, poche ore prima dell’alba il 1 ° marzo, 1979. Foxy era l’unica creatura che Vali non volle seppellire nel giardino, come tutti gli altri suoi animali, l’avvolse nei tessuti più belli che possedeva, rasi, sete, scialli con arabeschi e ricami, e mi chiese di appenderla tra i rami più alti del sambuco: un funerale pellerossa. Tra quei rami è rimasta esattamente otto mesi e il secondo del mese di novembre i resti, avvolti nei più bei veli e profumati con essenze e spezie, giacquero in un bel cofanetto di legno di castagno che Vito Talamo, un falegname a Positano, fece a regola d’arte e per cui rifiutò di essere pagato.

Su un ovale di ottone lucido inciso a Napoli sono scritte queste parole: Foxy (1965-1979) la solo amata figlia di Vali Myers Da allora, questo bellissimo cofanetto è stato a fianco del letto di Vali, e lo è tuttora, ai giorni nostri. E ‘così vicino a me che lo posso toccare, anche mentre scrivo le ultime righe di questa storia straordinaria che sembra una favola o un sogno, ma un sogno che io stesso ho vissuto.

Per leggere di piu’ su questa straordinaria esperienza
http://www.allaboutcommunication.com/IlPortoBookt.html

Vi invito a visitare http://www.giannimenichetti.com

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