Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Domenica sono andata a vedere una mostra di arte contemporanea.

Ho incontrato tre artiste.

La terza artista si chiama Laura , è bravissima a ritrarre i gatti, capelli con le treccine rasta e unghie e occhiali di un verde acceso, le chiediamo un ritratto dei nostri amati gatti, lei mi punta lo sguardo diritto negli occhi e mi chiede ma tu sai qual è la verità, cosa è giusto fare e cosa è sbagliato, io le rispondo che non lo so ma che cerco di fare ciò che ritengo giusto ma senza la pretesa di sapere la verità.

La prima artista è Marisa, quella del grigio di Payne e dei paesaggi emozionali di Brisighella e dintorni, si ricorda che io le ho scritto ed è contenta di incontrarmi, dal vivo le sue opere sono molto delicate e nel grigio di Payne lei è insuperabile.

La seconda artista è astratta e abbina colori e parole. Il suo nome è Ombretta.

Io all’inizio sono molto timida e mi faccio scudo proteggendomi la pancia con la borsa e rimango un passo indietro ma poi quando qualcosa o qualcuno mi coinvolge o mi appassiona, mi dimentico della mia timidezza.

Sono stata attirata da due colori il rosso e il blu, ritratti in due quadri separati ma con lo stesso nome, soltanto che uno era rosso e uno era blu con due poesie diverse.

Ho chiesto all’artista cosa significassero per lei questi colori e poi io ho le ho detto cosa rappresentavano per me.

Le tele sono attaccate ad una lavagna nera che crea una specie di cornice intorno alla quale sono scritte a mano delle parole che completano il senso del quadro, il tutto è protetto da un plexiglass che separa lo spettatore dall’opera.

Io ho osservato che questo vetro mi pareva uno scudo, una barriera messa dall’artista per proteggere se stessa e la propria opera dal mondo e dagli altri.

Lei mi ha spiegato che il plexiglass è una protezione di cui correda il suo quadro, è una sorta di difesa, un porre una distanza, ma nello stesso tempo si tratta di un vetro trasparente aperto ai lati che permette di guardare l’opera senza toccarla.

Io le ho detto che se avessi comprato un suo quadro la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata quella di rimuovere il vetro e le ho chiesto se in tal caso lei avrebbe acconsentito.

Ho aggiunto che io sono per l’eliminazione delle barriere e di ogni scudo perché io non ho barriere e non ho scudi e questo è il mio più grave problema di ritrovarmi spesso indifesa e vulnerabile.

Lei mi ha guardato un poco sorpresa e impaurita alla mia richiesta di rimozione del vetro.

In realtà le ho spiegato che io interpretavo quel vetro come un’ autodifesa dal mondo esterno, lei mi ha confermato che era proprio così, ma che questa protezione veniva meno nel momento in cui lei vendeva il quadro, fino a lì lei sentiva di doverlo proteggere e poi nel momento della vendita lei faceva dono di sé.

Non si trattava solo di un vetro, c’era dell’altro, oltre al vetro il quadro viene posto in una scatola e consegnato all’acquirente dentro ad una scatola, come un dono appunto.

E che se il ricevente- acquirente volesse quel punto rimuovere il vetro lei sarebbe stata d’accordo.

Io l’ho scrutata intensamente e lei ha confessato che all’inizio del suo percorso di artista era restia a dare via le sue opere perché era come dare via una parte di sé ma ora era felice di poterle dare e di riuscire a lasciarle andare per il mondo a continuare la propria esistenza al di fuori di lei, che ne era la madre.

Io le ho detto che ho paura del fatto di essere così vulnerabile e senza barriere.

(Io ho pensato ad una persona, blu, che tante volte mi ha detto di aver paura di mostrare le cose belle che ha dentro per timore che gli altri gliele scipino o gliele portino via.

Però tu, mi ha detto, devi importi delle barriere, devi metterle su perché altrimenti il mondo ti fa a pezzi.

A pezzi io ci sono appena andata, ho risposto, so cosa significa.

Poi io ho pensato che il blog mi ha aiutato a ricucire insieme i miei pezzi e mi permette di dare ciò che credo di sapere dare, ma con un minimo di distanza di sicurezza.

Mentre io le stavo dicendo di togliere la barriera dal suo quadro io pensavo che in verità io avrei dovuto metterla su oppure smettere di avere paura per il fatto di esserne priva.

A me hanno colpito i colori di queste due opere su cui mi sono soffermata come catturata da una forza magnetica, Romantic Spirit Red e Romantic Spirit Blu, che fanno da traino a tutta la collezione.

A sentire questo nome ho riso tra me perché se appropriato al dipinto rosso quanto di più inopportuno per quello blu.

Ho lasciato che Ombretta spiegasse il senso della sua opera:

Queste due opere apparentemente simili intitolano l’intera collezione , al loro interno sono criptate le lettere R e S di romantic spirit, una è rossa e una blu, il rosso simboleggia il mondo delle emozioni e la donna, mentre il blu rispecchia il mare il cielo l’infinito l’universo e simboleggia l’uomo.

Io ho aggiunto che il blu è il colore dell’autismo ed è il colore di una persona che conosco, e che per me coincideva con il mondo interiore di quella persona.

Poi io ho spiegato di me che fino a poco tempo fa io ero riuscita ad isolare le mie emozioni e a metterle in ghiacciaia, a neutralizzarle in modo che non mi creassero problemi, ma che ora il mondo delle emozioni mi era esploso contro e dovevo lottare per incanalarne nella direzione giusta, cioè verso la luce.

Tu ti farai male.

Già fatto e non sono state 4 spine di rose ma 1000 uncini nella pelle, anche se ho provato un forte dolore, stranamente non ho cicatrici.

Ogni incontro lascia in noi una cicatrice.

Non ho cicatrici, ho ripetuto, un balsamo le ha curate.

Poi ci siamo guardate negli occhi e io le ho chiesto

Perché ci siamo incontrate proprio oggi?

Lei ha risposto il solito niente è per caso e perché le persone simili si cercano e si attraggono e poi finiscono per incontrarsi.

Come il rosso e il blu?

Sì, come il rosso e il blu.

Ma tu hai pensato bene a cosa stai andando incontro, hai pesato sulla bilancia ciò che potresti perdere di te stessa? C’è sempre un prezzo da pagare.

Non credo che perderò qualcosa, alla fine di questa operazione io acquisirò qualcosa di più, io sarò arricchita. Mi vedi fragile come un’ossidiana ma l’ossidiana è un preciso bisturi, sono fragile indifesa ma sono forte e vado verso alla luce come mi è naturale, sto prendendo parte ad un progetto più grande di felicità, un progetto il cui fine non sono io ma qualcosa di più grande.

Ma non puoi vivere di luce riflessa, ti annullerai?

No, io riuscirò.

Ma devi essere forte, sei sicura che ce la farai?

Non lo so, so che sono stanca di restare immobile e che qualcosa devo fare, almeno potrò dire di aver tentato, non sopporto più questo immobilismo, queste prigioni.

Indossa almeno uno scudo.

Sono stanca di indossare scudi di innalzare barriere.

Allora non aver paura.

Ci rincontreremo Ombretta?

Sì, buona fortuna.

allego le due poesie

poesia del quadro rosso

” Il tempo di te non ha limite.

il non vederti ruba

gli istanti di sogno

che vorrei fossero fermi.

Lascio volare

le mie emozioni

e i pensieri per paura di tante

prigioni.

Ti abbraccio forte

senza sapere dove mi porterai.

Non allontanarti da me

sai…

nessuno è più felice di chi

si sente amato.”

Ombretta Saulat

poesia del quadro blu

“nella mente solo tu

che rimbombi intorno

alle pareti del mio corpo;

e batti così forte che

tremo se ti ho accanto;

e ho paura che lo senta tutto l’universo

che ti sento oltre la ragione.

Ti percepisco

oltre lo spazio terreno.

Il tempo è solo un limite

della mente.

T’amo da che ti ho sentito

in me

e grido il tuo nome in silenzio.”

Ombretta Saulat.

Tornando a casa ho visitato il suo sito e ho trovato un quadro che portava il mio nome, allora ho capito perché quando mi sono presentata Ombretta ha avuto un piccolo sussulto.

riporto anche questa poesia, il suo colore è il rosa perlato

da poco ti conosco ma vivi nel mio cuore da che ti ho desiderata. A volte vorrei dipingere il tuo viso ma non trovo i colori per ritrarre il paradiso. Vorrei cantarti una canzone ma sette note non bastano per descrivere la tua anima. Allora non mi resta che amarti, e sperare che sarò degno di tutto l’amore che darai a me …

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