Prigionieri del fascino liberty di una cittadina brasiliana.

Prigionieri di Penedo, stato di Alagoas, 2007.

La notte prima la trascorremmo a Maceiò, in un locale con ristorante e spettacolo di ballo, uscimmo con brasiliani e argentini conosciuti nell’escursione dela giornata, il posto si chiama Lampeao come un famoso e affascinante cangaceiro del sertao della prima metà del 900, la sua compagna era Maria Bonita, fecero però una brutta fine, furono decapitati.

Nel locale vi era un attore che interpretava Lampeao con fucile a tracolla e cappellaccio e mi fece travestire da Maria Bonita, tutti i nostri compagni vollero farsi una foto con me, ero una Maria Bonita perfetta! Quella notte facemmo tardi ma ci divetimmo molto, così al mattino arrivammo in ritardo al punto bus e così perdemmo il primo combi, aspettammo il secondo, un ‘ora e mezza dopo partimmo per raggiungere Penedo, una cittadina coloniale sul fiume San Francisco, ad una trentina di km dal mare.

Il nostro arrivo a Penedo, il cui nome significa grande pietra, fu da colpo di fulmine, era primo pomeriggio, la città deserta, atmosfera coloniale di una città che era stata ricchissima e ora in declino, il fascino di un fiume che è movimento, l’atmosfera liberty e i colori pastello delle costruzioni come in una foto a colori sbiadita.

Chiediamo una camera alla pousada colonial, la famosa stanza numero 21 è libera, stile coloniale, pavimento in legno rilevigato, fascino del passato, un balconcino in legno che da sul fiume e sulla vicina chiesa das Corrientes e 2 finestre con un’ altrettanto incredibile vista sul fiume, qui c’è tranquillità pace e magia, se avessi visto passare un fantasma di certo non mi sarei stupita, ma la cosa più fantastica era che da quel balconcino si assisteva ad uno dei più favolosi tramonti sul fiume, uno spettacolo irrinunciabile…

La notte poi avremmo dormito con tutte le finestre aperte e anche la porta del balconcino spalancata, con la luna e il rumore del fiume e il silenzio misterioso, l’abbaiare lontano dei cani…

Questa pousada era l’abitazione dei Lemos, ricchi portoghesi abolizionisti della schiavitù, a fianco fecero costruire la chiesa, dentro alla quale, in un vani segreti, nascondevano gli schiavi fuggitivi, fornendo loro un falso lasciapassare. Quindi chissà che storie, che fantasmi, che anime si potevano ancora respirare in quelle camere!

Dovevamo fermarci solo 1 notte e poi ripartire verso sud ma l’atmosfera particolare, l’antico fasto del passato che ancora riluceva, il fiume con i suoi ritmi, l’ora colorata e intensa del tramonto, il mercato, le chiese, i musei e la notte di Penedo e la camera 21 ci resero prigionieri.

Dopo cena iniziammo a vagabondare per la città, ammaliati dal suo fascino notturno, non vi era nessuno, a parte un ubriaco o qualche povero che dormiva nelle panchine davanti alla chiesa degli angeli, nell’aiuola proprio di fronte alla chiesa di stile plateresco con riccioloni e angeli paffuti, c’era un cavallo libero che rovistava nel bidone osservato da un gatto bianco.

Le chiese illuminate, quella luce soffusa come di nebbia, il caldo della notte brasiliana così avvolgente, un senso di pace, la camera 21 che ci attendeva…

Difficile, anche volendo, ripartire da qui, mi ero informata sull’esistenza di un autobus per raggiungere Bahia, ma in realtà non c’era, occorreva passare con un traghetto dall’altro lato del fiume nel Sergipe e da lì forse… e così facemmo, riuscimmo in effetti a trovare un passaggio su un’auto collettiva fino alla stazione di Aracaju, in Sergipe, 150 km più sotto, senza aria condizionata e stretti come sardine, circa 3 ore, e dalla rodoviaria di Aracaju altri 200 km con un lussuoso autobus di linea fino a Praia do Forte, in Bahia, dove arrivammo verso le 17.

La magia di Penedo era scomparsa e Praia do Forte, a parte la spiaggia con le sue maree e le sue piscine, era più simile ad un mega villaggio turistico , davvero poco conservava del carattere brasiliano.

Invece di mattino a Penedo la gente va al fiume per lavare i panni e per lavarsi direttamente da vestiti, i panni vengono stesi ad asciugare per terra, tra cavalli capre e topi, i bambini che giocano nel fiume ti vengono incontro sorridenti per farsi fotografare.

Sul lungofiume c’è un ristorante dove servono carne di coccodrillo, proveniente da allevamento nel Paranà, dicono che sa di pollo.

Il mercato ortofrutticolo è un dedalo di bancarelle, l’odore è molto forte, c’è di tutto anche per terra, certe blatte gigantesche, frutta verdura carne gamberetti disidratati spezie anacardi cd abbigliamento scampoli di stoffa reti antizanzare…

Con una guida compiamo la visita di Penedo tra chiese monumenti e casa della cultura, che più che un museo è una specie di memoriale, Penedo è una miniera di storia e di arte, è una citta di culto.

Un’altra gita irrinunciabile è la navigazione sul fiume fino alla sua foce e alle dune di Peba, occorre andare in minivan da Penedo fino a Piaçabuçu, un paesino vicino, da qui partono battelli ed escursioni fino alla foce.

Il paesaggio alla foce è splendido seppure nella sua nudità, dune e piccole lagune, qualche palma solitaria, una barca rovesciata si trasorma in banchetta per vendere piccoli oggetti in terracotta, statuine di presepio fuori stagione, è fine gennaio!

Piaçabuçu è allegra e colorata di gente che lava le stoviglie i panni e se stessa e i propri figli sugli scalini e sulle rampe che scendono dentro al fiume, il fiume va e trascina tutto con sè, bambini e signore che vogliono farsi fotografare per venire con noi in Italia, davanti alla chiesa azzurra un vecchio lunapark, forse anni 60, è tristemente allegro e colorato come la città stessa, alla fermata dell’autobus incontriamo una mamma che spinge una cariola con dentro i suoi quattro figli.

signora ma dove sta andando, possiamo farvi una foto?

No, sto andando al fiume a lavare i miei figli, sono tutti sporchi!

Siete bellissimi così!

Siamo sempre più colpiti da questo miscuglio di razze e colori, in questa zona sono passati anche gli olandesi e i geni si sono rimescolati, e quindi ci sono bambini straordinariamente belli con la pelle scura i capelli biondi mossi e gli occhi azzurri, oppure capelli neri lisci e occhi da indios, e comunque questi bambini sono sempre molto belli perchè sorridono sempre, alcuni vogliono farsi fotografare insieme a me.

Decidiamo di fermarci altre due notti, tuttavia a me sembrerà di essere rimasta molto più a lungo perchè ogni giorno a Penedo è molto intenso di incontri e di colori, tante chiese e musei da visitare o semplicemente strade in cui vagabondare, case in stile liberty azzurre versi e rosa da fotografare, girare senza meta nel mercato, oppure camminare sul lungofiume e salire su uno di quei traghetti rosso e arancio, oppure verde giallo, che conducono in 10 min sull’altro lato dove vi è Santana, una cittadina rinomata per la produzione di terrecotte e di ceramiche. Da questa parte del fiume si è nello stato di Alagoas e dall’altro nello stato di Sergipe.

La camera 21 è sempre prenotata mesi in anticipo, non c’è camera nella pousada che ne uguagli la bellezza e la vista, è l’unica camera con balconcino, in realtà la facciata esterna della pousada è scrostata e con segni di muffa come tutte le chiese ma quella camera ha qualcosa di particolare, come il sole la luna e il fiume e gli alberi coi fiori arancioni vi entrano, Penedo ha una luce calda e dorata, le nuvole passano in un cielo tridimensionale, sul davanzale della finestra dai vetrini colorati io distendo il mio pareo con la bandiera brasiliana, sembra di rivivere un tempo passato, e poi quel tramonto che solo da qui è così magico…

Al ritorno dalla gita sul fiume, troviamo tutte le nostre cose traslocate in un’altra camera perchè è arrivata la coppia che aveva prenotato la nostra camera per il weekend… io non riesco a trattenere il mio “disappunto” e scateno una scenata

devo vedere il tramonto!, quando mi capiterà ancora di venire a Penedo?

e così “molto gentilmente” gli ospiti brasiliani che avevano prenotato ci lasciano rimanere nella nostra camera 21…, poi mi scuserò molto di ciò… ma davvero quando potrò ritornare a vedere il tramonto sul fiume dal balconcino della camera 21 alla pousada Colonial ?

Anche Jorge Amado e Zelia amavano Penedo e ogni tanto venivano per vedere la luce dorata della città sul rio S.Francisco.

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