le dune del Cearà con emozione e senza emozione? (Brasile marzo 2015)

marzo 2005, nel Cearà, le dune con emozione e senza emozione?

Nel Cearà, nord est del Brasile, i buggies sfrecciano sulla sabbia, marea permettendo, tra falesie e dune, uno dei maggiori divertimenti con il buggy è scalare la duna più alta, arrivare in cima sull’orlo del precipizio, allora l’autista si ferma un istante e ti chiede com emoçao o sem emoçao? Con emoçao! e l’autista si butta giù con il buggy a rotta di collo; cose per turisti ma è molto divertente. Sei in alto alla duna, trattieni un istante il fiato e poi ti tuffi giù con emoçao.

La prima e ultima volta che ci trovammo in un resort di lusso, facemmo qualche escursione in buggy con altri turisti italiani, quei compagni di viaggio che insistono per scambiarsi le email e poi non si fanno mai più sentire, questi avevano la mania di dire Italia uno! e l’autista non capiva e rispondeva triste Brasile zero.

A nord del Cearà c’è una famosa località che si chiama Jericoacoara, Jeri per comodità, io temo che oggi a 10 anni di distanza sia molto cambiata, ma allora le vie del paesino erano ancora di sabbia e l’illuminazione scarsa.

Da Fortaleza occorrono 7 ore di bus fino a Jijoca e da qui si cambia mezzo di trasporto, un camion aperto con panche per passeggeri per altri 24 km di percorso accidentato in mezzo alle dune.

Noi arriviamo a notte fonda, facendo amicizia con Marçio, un ragazzo di Sao Paulo che ha solo uno zaino con sé mentre noi abbiamo due ingombranti e pesantissime valigie per le quali dobbiamo chiedere il suo aiuto per caricarle sul camion. Jeri è un posto da zaino leggero e spensierato e libero.

Dopo un tragitto veramente accidentato tra buche e dune il bus arriva in fondo ad una strada senza uscita, spegne il motore a pochi metri dalla spiaggia, davanti alla pousada Casa do Turismo, dove prendiamo una camera, ma io decido quasi subito che non vi avrei trascorso una seconda notte a causa dei rumorosi e infernali condizionatori, non quello della nostra camera perché io non l’accendo mai ma quello delle camere adiacenti, così al mattino comunico alla ragazza della reception che non sono riuscita a dormire e desidero cambiare pousada, lei mi guarda in modo interrogativo, perché? Io dico c’è rumore. E lei mi guarda perplessa come a dire ti sembra questo un posto dove c’è rumore? Bhè non importa io cambio pousada. A colazione un gatto ci chiede un poco di cibo e in cambio ci condurrà nella pousada di fronte, la pousada Atlantis, dopo però aver faticosamente strisciato nella sabbia le nostre pesanti valigie…

Che bello questa pousada non ha l’aria condizionata, (quel mostro infernale) , ma dispone di ventilaçao natural, ovvero è aperta in alto appena sotto a dove inizia il tetto e così l’aria circola liberamente, e la camera è molto spaziosa, la pousada è a conduzione familiare ed è piena di gatti neri e tigrati che noi adoriamo. Conosciamo la persona che fa le pulizie e allora capisco che non è il caso di far lavare ogni giorno l’asciugamano perchè lei lava tutto a mano, non c’è lavatrice, oggi sua figlia compie 18 anni e ci chiede la cortesia di farle delle foto, sono due donne molto belle, sia la mamma che la figlia, sembrano sorelle.

Non molto lontano da Jeri vi è la lagoa do paraiso, una laguna paradisiaca circondata da dune e su cui si affaccia la fazenda Sitio Verde del signor Hilton.

Hilton si è trasferito nel Cearà dal piccolo stato Piauì e ha comprato un pezzo di terra vista lagoa, ha costruito da solo la casa e la pousada, ha piantato diversi alberi da frutti, tra cui l’albero di acerola, che dà piccole ciliegie con alto contenuto di vitamina C, e l’albero di cajù, il cui frutto assomiglia ad un piccolo peperone arancione con un ricciolo a forma di virgola nella parte inferiore, dalla polpa del peperone si estrae un succo dolciastro mentre da quella specie di virgola si estrae il famoso anacardio.

Un altro giorno, un’altra escursione in buggy con autista a nord di Jeri, corriamo lungo alla costa fino alla barra di un fiume, il buggy sale sulla balsa, mentre noi passeggeri su una barca più piccola e attraversiamo il fiume che al suo interno si dirama in vari bracci tra radici di mangrovie in cui vivono cavallucci marini e granchietti rossi, pescatori immersi fino al collo gettano le reti nel fiume, c’è quell’istante in cui raccolgono la rete e poi la lanciano nell’acqua e la rete si allarga come una maglia, c’è quiete e silenzio e un senso di sospensione, rimaniamo pure noi in un silenzio ammirato.

Ripreso il buggy attraversiamo Guriù, una zona di alberi morti pietrificati a causa della salinità dell’acqua, fino a Tatajuba, la città fantasma sommersa dalle dune mobili, la città è stata spostata e ricostruita altrove, sono rimaste alcune pietre sparse a testimonianza di ciò, vi è un’unica cabina telefonica, una pousada chiusa, e una chiesa che si è miracolosamente salvata dall’invasione della sabbia.

Proseguiamo oltre Tatajuba su bellissime e alte dune, su una di esse ci fermiamo a contemplare lo spettacolo: siamo circondati da dune e dune e si vede il mare e una laguna, il cielo è così nuvoloso da rendere il colore della laguna di un verde intenso e magnetico in mezzo al deserto, più attraente del mare, uno smeraldo nel nulla, scendiamo con emoçao dalla duna verso la lagoa di Torta. E’ attorniata da un lato da palme verdi e dall’altro da dune, una barchetta fa attraversare il lago ai turisti, sulla sua vela è scritto “Siate i benvenuti, se venite alla laguna e non fate un giro con Zezinho è lo stesso che visitare Roma e non vedere il Papa”, le amache sono sospese sul pelo dell’acqua a due pali di legno, e tavolini e sedie sono pure nell’acqua, mentre i magri maialini selvatici si avvicinano per bere, vi è un gazebo ristorante con tetto in paglia di palma. su una barchina dice le amache stanno sospese su due pali in legno sopra all’acqua e anche tavolini e sedie dentro all’acqua, c’è un gazebo ristorante con tetto in paglia di palma. mentre i magri maialini selvatici si avvicinano all’acqua senza paura della gente. E’ ora di pranzo e noi ci gustiamo aragostelle grigliate, dalle dune avanza una vecchia con una pentola di alluminio, vende un dolce di leite e di cocco caramellato prodotto in casa, ogni pezzetto è avvolto scrupolosamente in carta trasparente e costa appena 1 real. Le chiediamo come si chiama e quanti anni ha, la nonnina è in forma, è pulita e dignitosa, estrae dalla tasca un foglietto dov’è scritto il suo nome , Sergia, e la sua età , 88 anni, complimenti!

A me fa tanta tenerezza questa nonnina e mi ricorda mia nonna Maria che ho perso qualche anno prima, le chiedo di sedersi con noi e le offro da bere, beve coca cola dalla cannuccia, indossa una maglietta bianca pulita extra large su cui sono stampati i numeri 45455, una gonna a fiori, un cappellino con la scritta imago, lei aspetta che le compriamo i dolci, ne ha rimasti nove, li conta uno per uno, ci chiede di comprarli tutti così può tornare a casa contenta, e così li compriamo tutti e facciamo bene perché sono dolci squisiti e molto energetici.

Il tempo si rannuvola e iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, dobbiamo tornare indietro subito a causa della marea, se dovesse salire non potremmo tornare a Jeri, la via più corta e più veloce è la battigia, via in fretta, per fortuna sono solo poche gocce d’acqua e un vento fresco, questa volta dune senza emoçao…

 

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Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

 

Ascesa al Monte di Mosè, Gebel Musa m 2286, Penisola del Sinai, Egitto fine anni 90.

Da un hotel di Sharm el Sheick partimmo alle ore 22 con un bus turistico per raggiungere le pendici del monte Sinai per iniziare a piedi la nostra salita notturna.

A quei tempi il turismo a Sharm era ancora agli inizi, nel centro della località pochi negozi, vi era una sola gioielleria e qualche negozietto di essenze di profumi e di bottigliette portaprofumi e di erbe e thè beduino, qualcuno diceva che solo l’anno prima le tartarughe ancora venissero a riva a deporre le uova ma ora l’ambiente naturale era in rapido cambiamento, dove si stava costruendo un prestigioso hotel era stata distrutta l’antistante barriera corallina per creare una spiaggia artificiale…

La notte era scura, buia, qualcuno aveva una torcia, qualcuno solo un accendino, qualche fiaccola debole debole che si perdeva nel serpentone dei visitatori in ascesa, ma trilioni di stelle a portata di mano, si potevano cogliere le stelle come rosse ciliegie da un albero, così vicine…

Il monte di Mosè è un deserto di roccia, di notte non si sapeva neppure dove si appoggiavano i piedi, si seguiva ciecamente i passi del compagno che ci precedeva, mentre la temperatura scendeva, lungo il cammino ristori improvvisati distribuivano bicchieri fumanti di the beduino alle erbe che lasciava in bocca un sapore di fieno e menta.

Qualche impavido turista aveva scelto come mezzo di locomozione un dromedario accompagnato dalla mano di un beduino, ma lassù la posizione era non solo scomoda ma anche pericolante e incerta.

Il sentiero si inerpicava su stretti tornanti circondati da strapiombi nel silenzio della notte assoluta, poi furono gradoni sconnessi di pietra.

La carovana umana marciava silente e ammirata da quel grandioso mantello stellato.

Si saliva, era solo camminare e si sfioravano le stelle con le dita, le stelle lambivano i nostri capi e inargentavamo i nostri visi, si coglievano bagliori e un senso di infinito vicino e palpitante.

In vetta i beduini distribuivano coperte di lana e bicchieri di thè caldo, il freddo era intenso ma si stava preparando uno spettacolo che ci avrebbe lasciati tutti a bocca aperta.

La visuale era a 360°. Lentamente si preparò l’alba, fu come assistere alla creazione dell’alba, come se Dio stesse dipingendo la sua prima alba e superbamente usasse tutti i colori dal rosa al rosso al violetto, i blu come cavalieri notturni che si allontanavano, i porpora come vessilli sfavillanti, e poi l’oro caldo, una fusione, d’un tratto fu il sole , rapido sfolgorante immenso, a scaldare corpi e anime.

E fu luce!

Finalmente potemmo ammirare lo spettacolo dalla vetta, catene montuose si rincorrevano tutt’intorno, rocce ancora tinte di giallo e rosso e laggiù il deserto di roccia sabbia e vento.

Scendemmo lentamente con il corpo infreddolito che andava riscaldandosi, con il sole alle spalle iniziammo a ritroso il percorso notturno, e ora potemmo vedere tutti quei burroni pericoli e precipizi che la notte ci aveva celato.

Giungemmo in una valle ai piedi del Monte di Mosè, entrammo dentro alla cinta muraria del monastero di Santa Caterina, m.1570, dove visitammo la basilica, vedemmo il cespuglio del roveto che Mosè osservò ardere senza consumarsi, e incontrammo il viso rugoso di un beduino all’ingresso dell’ossario con i teschi dei monaci, viso antico modellato dal vento del deserto che ci chiedeva denaro in cambio di una foto.

Quella notte rimarrà nella mia memoria indimenticabile per quel cielo stellato che si poteva toccare con le dita, per le stelle così vicine come mai che quasi rimanevano impigliate nei nostri capelli.

Forse solo il vento tra i rami spezzati?

Visioni lontane e antiche voci, forse solo il vento tra i rami spezzati?

un tuono o un lampo che sfugge alla ragione o forse solo silenzio?

Un richiudersi di onde un riflusso di vibrazioni un ritorno di echi,

forse solo il vento tra i rami spezzati?

Come la luna che sale nel cielo cambiando colore senza far rumore.

L’attesa vuota di lancette infrante, forse chissà… eppure :

sento una voce dolce e lontana, canta e seduce di vie sconosciute nell’oscurità

e io non so, forse solo il vento tra i rami spezzati?

Suoni nel cielo acceso di stelle morte, sono solo in un mare di ermetico silenzio.

La mia nave appare lontana, viene incontro a me infrangendo l’ azzurro,

cielo o mare non so, leggermente sfiorandomi un profumo mi colpisce l’occhio destro

rimbalza sul sinistro e infine penetra al centro :

suoni voci visioni o forse sogni, il respiro si affanna, poi tutto si calma :

chiudo gli occhi e mi sveglio:

Il mio corpo è sospeso tra suoni colori che mai avevo sentito, tra profumi inascoltati nella memoria del passato, curiosamente guardo il mio corpo fluttuare, cambio forma e struttura, l’azzurro si accende di blu, e io sprofondo :

Raggi onde vibrazioni mi attraversano, danzo come un ramo spezzato nel vento,

muto scaglie di colore e sfumature infinite, mi immergo in un non dove e in un non sono,

continuo a roteare e a girare in un movimento uniforme circolare come foglie nel vento nei marciapiedi d’autunno, costante monotono e in progressione

Sto vorticando attratto in un vortice di luce, luce dolce trasparente impalpabile immaginaria,

forse il traslucere del sole tra i rami?

Mi vengono incontro infinite molecole, particelle di polvere, frammenti di voci e colore, gocce di profumo, ogni cosa sembra convergere in una musica sconosciuta antica tonda uguale continua :

Il cerchio gira emettendo una luce che cresce assorbendo in sé in un vortice ossessivo tutta la notte e le tenebre,

forse il pianto di un ramo spezzato dal vento?

una danza infinita senza una fine, senza un inizio; un vortice senza fondo; un’anima e un vuoto; infiniti raggi di luce:

Tutto conduce al cerchio della luce trasparente : infine io vi entro o è lui ad entrare in me:

una scintilla: la materia corrotta del mio corpo si frantuma e si disperde nel pulviscolo

tutto il buio che porto dentro al vuoto dell’anima si annulla e resta luce.

o forse solo il vento tra i rami spezzati?

il tremito del cuore che qui della ragione il corpo muore. (Tom)

il tremito del cuore che qui della ragione il corpo muore. Tom

Le orme del silenzio attendi

sorridi ai passi e taci

e non una risata fragorosa che attira a sé

le anime senza posa.

L’odore sento fremere

del legno antico

timidi i bagliori che non vedo

mi dicono che siete qui

in un vortice attorno.

Sotto i cipressi profonda

la notte e il freddo lieve dell’aria appena mobile

che l’alito delle anime

non commuove.

E’ il muoversi

delle fiamme sulle tombe

ma l’alito delle anime

non riscalda

neppure calma il tremito del cuore

che qui della ragione il corpo muore.

Ma TU di là che fai? (di Tom)

Ma TU di là che fai? (Tom)

Tom è un vecchio amico, è vivente!, e personaggio del mio Appunti, pubblico una sua poesia sperando che l’amicizia che ci legò ci sopravvivi come filo invisibile che unisce le nostre vite.

Lo sento il peso

l’oppressione di questo corpo falso

intossicato dall’illusivo pesante

Una bella nuotata qui nell’acqua della diga

Ma TU di là che fai?

Togli il dito dalla falla facciamo esplodere il contenitore

Voglio visitare

correndo sui flutti

la valle un po’ secca

che si perde in pianura

E IO, quando potrò perdermi?

Sono proprio stanco

di sollevare questi piedi

di muovere questo corpo marcio

Il cancro del quasi divenire

mi ha consumato ormai

rimangono ossa nere e carne puzzolente

Via…Andiamo!

E’ ora che IO cambi

questa putrida pelle

mi spoglio di questo sacco unto

e libero la fiamma fresca

e libero il soffio

e libero il trasparente nulla

Una bella nuotata qui nell’acqua della diga

Ma TU, di là, che fai?

togli il dito dalla falla facciamo esplodere il muro

Andiamo giù con l’acqua

a visitare la valle secca

che il mare vuole vedere

Can I see me ?

Can you see me?

Un raggio si riflette dentro me

trasluce vibra e scappa via

eppure è entrato dentro me

mescolando le mie paure

e la mia oscurità

Can you see me?

qui non si vede niente

foreste di simboli vuoti

si intrecciano sopra me

Riuscirò ad emergere?

Ancora la luce filtra

colpendo pozzanghere d’acqua ferma

dischiudendosi in cerchi concentrici

Can you see me?

tra questi rami la luce è incerta

s’accende e poi si spegne

ma sta bruciando questa notte

sta crescendo ancora

infrangendo catene di ghiaccio nel fuoco

Can you see me?

Ora sono visibile – invisibile

ora sono invisibile- visibile

crescerò di luce intensa

brucerò di fuoco dentro

spegnerò le ombre nel cuore

distruggendo l’ultimo respiro

distruggendo l’ultimo me.

Can I see me?

Parla Sentinella di Pietra, da una favola per mio nipote.

Oh, viaggiatore incerto di mezzogiorno,

viaggiatore dei mari del Sud,

sospinto da venti di sogno

di avventura e di fortuna

fermati all’ombra del grande carrubo,

vedetta del mare

e sentinella di terra contro l’attacco dei pirati,

viaggiatore

siedi sotto al mio profilo di pirata

ascolta la mia storia,

ascolta la Storia

io non so narrarla tutta, ne conosco una piccola parte.

Io sono il testimone di pietra,

colui che tutto osserva e conosce.

Esdras, il poeta dell’amore tra il sole e la luna. (seconda parte.)

rovine nella mata

Esdras, il poeta dell’amore tra il sole e la luna. (seconda parte.)

Sabato non ci vedemmo , ma per la domenica si era deciso che avremmo fatto una gita insieme nel mistico nord, noi e il poeta, ci chiese soltanto il costo del carburante, nonostante la simpatia che provavamo per lui capimmo ben presto che non era stata una buona idea, ovvero la prima parte della giornata fu ottima , ma la seconda si trasformò in una quasi tragedia. Partimmo con il buggy lungo alla battigia, la prima fermata fu al centro tamar, dove dei volontari preservano le zone della deposizione delle uova delle tartarughe marine e ne tutelano la schiusa , poco dopo ci fermammo a salutare un’amica che aveva la casa sulla spiaggia, facemmo una deviazione su asfalto verso Lucena per visitare il santuario di Nostra Senhora do Guia del 1500 con annesso cimitero, andammo a casa del custode perchè venisse ad aprirci e conoscemmo la sua famiglia , conclusa la visita proseguimmo fino alla casa sul mare del dottor Bergson , viceprefetto di Lucena, qui ci fu il ristoro con carne allo spiedo e birra, finalmente raggiungemmo la nostra meta, la spiaggia isolata di Bom successo, dove sfocia il fiume Miriri, ci inoltrammo a piedi nella foresta e ecco che apparvero le rovine della chiesa di Bom Successo, era come un miraggio, il poeta abbracciò un albero, e in preda a delirio panteistico iniziò a recitare la storia del luogo, declamò che un uccellino aveva mangiato un frutto e poi cacò (usò proprio questa parola) sul tetto della chiesa un semino e dal semino nacque un fico e il fico crebbe fino ad abbracciare con le sue radici l’intera chiesa, quanta poesia e intensità in tanta semplicità! Ma i frati dalla pelle nera non potevano essere sepolti all’interno della chiesa come i bianchi, infatti lì all’esterno scavando se ne trovano i resti. Tornati in riva al mare si tuffò in mare nelle onde come un bambino mentre gli urubu banchettavano coi pesci morti.

Il ritorno fu drammatico, iniziò a fermarsi in ogni baretto sulla spiaggia a bere birra, tornammo a casa del viceprefetto, dove gli ospiti continuavano a bere birra e a mangiare carne allo spiedo no stop, mentre noi avremmo desiderato andare a vedere il tramonto alla vicina praia do Jacarè, finalmente ripartimmo per tornare a casa ma le birre bevute da Esdras erano troppe, ad un certo punto dovevamo salire su un ferry boat e lui iniziò ad andare a zig zag con il buggy ed io ero terrorizzata, non so come ma riuscì a salire e poi forse con l’aria fresca la sbornia calò, io speravo che ci riaccompagnasse al più presto alla pousada, invece volle fermarsi a tutti i costi in un centro sportivo dove vi era una festa per la scarcerazione di un detenuto innocente, c’erano Grazia e alcuni amici da Rio e ci invitarono a mangiare una zuppa di fagioli neri con le cotiche, io rifiutai, una signora carioca si accorse che ero un poco tesa e si offerse per farmi un massaggio, io ero a disagio, rifiutai, ma lei si avvicinò decisa e  mi tolse il fazzoletto, io dissi no che non era il caso in più avevo vergogna dei miei capelli bianchi, il poeta mi disse beh ora non farai la timida e la signora sconosciuta ebbe la meglio su di me, e quando alla fine mi chiese come stavo dovetti rispondere che era stato un magnifico massaggio, ah come ero rilassata!, ora posso tornare in pousada per favore?

Il giorno dopo il poeta venne a prenderci per accompagnarci alla stazione dei bus ma prima avevamo qualche ora per visitare il parco della mata atlantica., dove vedemmo alcuni bradipi in libertà, un jacarè nella palude, alcune formiche giganti, e alberi giganteschi come una magnifica gameleira.

Esdras si scusò , forse ieri aveva bevuto un pochino di troppo, poi mentre aspettavamo un passaggio in auto, visto che avevamo perso il bus, facemmo l’ultima bevuta (cioè lui birra noi succhi di frutta) insieme e ci confidò di avere tre relazioni stabili con 3 donne, la prima con la quale conviveva e aveva un figlio, la seconda che avevamo conosciuto e con la quale usciva a ballare per i locali, e la terza con la quale praticava il tantra, non so per quante ore, anzi adesso andava da lei per rilassarsi.

Per fortuna che noi eravamo in partenza! Ne avevamo avuto abbastanza di lui! Ma davvero Esdras era un poeta!

Esdras, il poeta dell’amore tra il sole e la luna. (parte prima.)

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Esdras, il poeta dell’amore tra il sole e la luna. (parte prima.)

Dopo Porto de Galihnas ci trasferimmo in taxi a Joao Pessoa, il tassista aveva bisogno di lavorare così ci fece un prezzo stracciato, assomigliava un poco a Sean Connor e aveva una voce impostata da cantante lirico, ci sistemò in un hotel di sua fiducia sul lungomare della capitale del Paraiba, il tempo di lasciare i bagagli e scendemmo sulla spiaggia, per puro caso vi erano alcuni buggies e buggereiros, ovvero conducenti di buggies, indossavano la maglietta di guida ufficiale, ci informammo sulle escursioni nei dintorni, se vi era la possibilità di cambio euro e di un locale in cui cenare, una guida si fece avanti, disse che ci avrebbe accompagnato al cambio e poi al ristorante.

la guida si chiama Esdras Alves Pessoa filho, è decisamente un tipo, mezzo barbone e mezzo artista, la mia stessa età, è del 68 come me, barba e occhi neri, racconta di aver viaggiato tre mesi lo scorso anno in Francia e Spagna per una rassegna di danza e musica folk , parcheggia davanti al negozio di cambio sul lungomare, scende dal buggy, d’un tratto si accorge della luna che sta sorgendo sul mare e preso da raptus inizia a declamare una poesia d’amore per la luna, noi rimaniamo a bocca aperta ammaliati dalla sua poesia e dal suo modo di recitare , anche se capiamo una parola sì e una no, restiamo incantati e incuriositi dalla sua personalità.

Dopo aver cambiato euro in reais, invitiamo Esdras a cenare con noi, ci porta in uno dei migliori ristoranti tipici della città, il Mangai, è un self service a chilo con un ottimo rapporto prezzo qualità, la cui specialità è la carne do sol. C’è subito sintonia con Esdras e ci racconta del suo libro in versi, il poema d’amore del sole per la luna, dalla borsa sdrucita di cuoio estrae la sua tessera di guida neo diplomato, un ritaglio di giornale dove si annuncia la pubblicazione del suo libretto e una copia di questo, che noi compriamo facendocela autografare, dopo cena scappa via dalla famiglia, ha un figlio, siamo d’accordo per rivederci domani prima a cena nello stesso luogo e poi a compiere una visita notturna alla città.

Quella notte all’ hotel non fu delle migliori . Il lungomare era ordinato tranquillo con le palme precise tutte in fila e la gente che al mattino fa jogging, tutto perfetto tranne che sotto all’hotel vi era un bar che faceva musica fino a tarda notte e i vetri della camera erano rimasti bloccati aperti e non si riuscivano a chiudere, così nonostante i tappi non riuscii a chiudere occhio, mi ero decisa che l’indomani la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata di cambiare hotel, non riuscivo neppure ad apprezzare la tranquillità del lungomare, certo di giorno era tranquillo ma la notte quel bar infernale rovinava ogni cosa!

Così dopo colazione facemmo armi e bagagli e ci spostammo a piedi di un 300 mt in un altro hotel, ma era al completo e poi costava troppo, capirai circa 35 euro in due, e così ci segnalarono una piccola pousada nella strada parallela a questa, fui molto soddisfatta perchè costava la metà anche se in realtà era proprio una bettola, uno di quei posti in cui vanno le coppie clandestine, ma vi era un gran silenzio e la camera era proprio spaziosa anche se il bagno era appena sufficiente ma vi era pace!

Così quella sera Esdras il poeta fu molto sorpreso dal nostro cambio di hotel e probabilmente realizzò che eravamo in economia, infatti ci chiese sempre dei prezzi molto contenuti per il suo lavoro di guida. Tardammo un attimo ad uscire dalla camera e lo trovammo a fare gli occhi dolci alla ragazza della reception, non perdeva mai un secondo!

Ritornammo a cenare al Mangai, Esdras ci raccontò del cangaceiro Lampeao, al cui costume sono ispirati l’arredo del locale e la divisa dei camerieri, questo brigante si confezionava da solo gli abiti con la pelle delle capre e aveva creato una specie di moda, Lampeao è diventato una leggenda ed è molto amato.

Joao Pessoa è fortemente caratterizzata dall’amore per il teatro e per la danza folkloristica. nome della città è un omaggio al politico Joao Pessoa che fu ucciso da J. Dantas, la cui moglie era l’amante di Pessoa, la bandiera dello stato del Paraiba porta il logo EU NEGO, da questo piccolo particolare si intuisce la forte personalità di questa città e dei suoi abitanti. E’ la città dei teatri, è la città in cui il teatro e l’arte sono palpabili nelle strade e tra la gente comune, la città nutre i suoi abitanti di teatro ed essi la respirano notte e giorno.

Non solo, ma Joao Pessoa è anche la capitale brasiliana maggiormente arborizzata, è circondata da un pezzo di mata atlantica originaria, in genere quando si parla di mata si intende la secondaria, cioè quella che è ricresciuta dopo l’intervento dell’uomo, l’originaria è ancora più antica di quella amazzonica, inoltre il suo litorale è di una bellezza spettacolare.

La visita notturna con Esdras fu molto entusiasmante, Joao Pessoa ci rapì.

La parte alta della città è bohemien, il ritrovo degli artisti di strada e dei poeti mezzi barboni e mezzi ubriachi come Esdras, ci sono localini e baretti negli antichi edifici dalle tinte pastello, azzurro verde e rosa, nella parte bassa nella piazza principale erano state allestite delle tende dei presidi di scioperanti, ci fermammo a scambiare due chiacchiere con loro, erano insegnanti, anch’essi parlavano come se stessero recitando, glielo facemmo notare e furono molto colpiti dalla nostra osservazione, non ne avevano coscienza. La città nutriva i suoi abitanti di teatro e teatralità.

Il teatro Santa Roza era chiuso, ma Esdras sapeva come entrare e ci ritrovammo nei camerini degli attori, dietro alle quinte e poi sbucammo sul palco in legno, si accesero tutte le luci, il teatro vuoto era tutto nostro.

La sera seguente usciti dalla pousada trovammo il nostro poeta in auto che guardava fisso fisso negli occhi una donna e gli sussurrava poesie, lui pareva trasformato in preda ad una visione mistica, pareva che quella donna fosse l’unica della sua vita, che lei fosse tutta la sua vita, noi salutammo scusate ma ci siamo anche noi, la donna si presentò come Grazia e ci spiegò che lei era la luna, sì proprio quella luna e che Esdras era il sole! Bene sarebbe stato credibile se non fosse stato che la sera precedente, facendo il giro nei locali da ballo, Esdras si era messo a flirtare con almeno altre due donne per non parlare della ragazza della reception!

Cenammo insieme al Mangai, poi tanto per far trascorrere un poco di tempo facemmo un giro in un ipermercato, lì ebbi modo di osservare i due amanti, lei era una donna colta ed elegante, era una dirigente di azienda, lui invece aveva tutta l’aria e il fascino di uno scalcinato poeta più simile a un barbone che altro, eppure lei ne era innamorata e fingeva di non sapere che avesse delle altre perché quando erano insieme lui la faceva sentire l’unica.

Andammo a bere qualcosa in un bar sul lungomare con musica dal vivo, parlammo di tutto di politica di religione di lavoro, poi facemmo un salto in un locale di forrò dove lui si avvinghiò ad una ballerina, infine andammo in un altro posto a sud sul lungomare a Capo Branco, da qui si aveva la visuale su tutta la città allungata sul mare con tutte le sue luci fino in collina e ancora la luna, anche qui i poeta approfittò della situazione romantica… era venerdì sera, era la sera di Grazia.

to be continued

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Attraverso questo blog vogliamo parlare di NOI genitori: genitori di corsa, sempre alle prese col tempo e la gestione di lavoro e famiglia, e genitori che all’improvviso devono rallentare senza capire fino in fondo cosa sta succedendo. I loro bambini infatti sono ammalati o non ci sono più.

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Qui le chiacchiere stanno a zero... Siete capitati nel blog di un’accumulatrice compulsiva di informazioni...

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

folioandfibre.wordpress.com/

experimental mixed media, paper and textile explorations...and a place to empty my head

Woodlands and Waters

Outdoor adventures in the Tennnessee Valley and beyond

PaperMatrix

take paper in excess - add crafty fingers - and make woven wonders

fabriziocaramagna

Fabrizio Caramagna, ricercatore di meraviglie e scrittore di aforismi

SOGNOTEATRO

Il teatro è un sogno che si vive in poche ore e continua anche dopo. (Salvatore Pagano)

ALBERTO ROSSETTI

PSICOTERAPEUTA e PSICOANALISTA

Parole in Processione

nevrotiche e appassionate

Visitare Civita di Bagnoregio

Prenotazione guida turistica, pacchetti e informazioni

Petru In Viaggio

Viaggia più che puoi. La vita non è fatta per essere vissuta in un unico luogo!

Convitto Art Lab

Creatività contemporanea negli spazi della storia

Tempo di Carta

DIAMO STILE ELEGANZA EMOZIONI PERSONALITÀ AD OGNI VOSTRA SCELTA

Paper Girl in a Paper Town

Aspirante scrittrice. Sono una ragazza di carta in una città di carta

...Cilento Channel

l'informazione del cilento sul web e in tv canale 636 del digitale terrestre

Dove nascono le idee...

il blog di La Rana Viola

Final Year Research

Research for my final year projects

words and music and stories

Let's recollect our emotions in tranquillity

Biblioteca il Gatto

via battaglini cagiallo