le dune del Cearà con emozione e senza emozione? (Brasile marzo 2015)

marzo 2005, nel Cearà, le dune con emozione e senza emozione?

Nel Cearà, nord est del Brasile, i buggies sfrecciano sulla sabbia, marea permettendo, tra falesie e dune, uno dei maggiori divertimenti con il buggy è scalare la duna più alta, arrivare in cima sull’orlo del precipizio, allora l’autista si ferma un istante e ti chiede com emoçao o sem emoçao? Con emoçao! e l’autista si butta giù con il buggy a rotta di collo; cose per turisti ma è molto divertente. Sei in alto alla duna, trattieni un istante il fiato e poi ti tuffi giù con emoçao.

La prima e ultima volta che ci trovammo in un resort di lusso, facemmo qualche escursione in buggy con altri turisti italiani, quei compagni di viaggio che insistono per scambiarsi le email e poi non si fanno mai più sentire, questi avevano la mania di dire Italia uno! e l’autista non capiva e rispondeva triste Brasile zero.

A nord del Cearà c’è una famosa località che si chiama Jericoacoara, Jeri per comodità, io temo che oggi a 10 anni di distanza sia molto cambiata, ma allora le vie del paesino erano ancora di sabbia e l’illuminazione scarsa.

Da Fortaleza occorrono 7 ore di bus fino a Jijoca e da qui si cambia mezzo di trasporto, un camion aperto con panche per passeggeri per altri 24 km di percorso accidentato in mezzo alle dune.

Noi arriviamo a notte fonda, facendo amicizia con Marçio, un ragazzo di Sao Paulo che ha solo uno zaino con sé mentre noi abbiamo due ingombranti e pesantissime valigie per le quali dobbiamo chiedere il suo aiuto per caricarle sul camion. Jeri è un posto da zaino leggero e spensierato e libero.

Dopo un tragitto veramente accidentato tra buche e dune il bus arriva in fondo ad una strada senza uscita, spegne il motore a pochi metri dalla spiaggia, davanti alla pousada Casa do Turismo, dove prendiamo una camera, ma io decido quasi subito che non vi avrei trascorso una seconda notte a causa dei rumorosi e infernali condizionatori, non quello della nostra camera perché io non l’accendo mai ma quello delle camere adiacenti, così al mattino comunico alla ragazza della reception che non sono riuscita a dormire e desidero cambiare pousada, lei mi guarda in modo interrogativo, perché? Io dico c’è rumore. E lei mi guarda perplessa come a dire ti sembra questo un posto dove c’è rumore? Bhè non importa io cambio pousada. A colazione un gatto ci chiede un poco di cibo e in cambio ci condurrà nella pousada di fronte, la pousada Atlantis, dopo però aver faticosamente strisciato nella sabbia le nostre pesanti valigie…

Che bello questa pousada non ha l’aria condizionata, (quel mostro infernale) , ma dispone di ventilaçao natural, ovvero è aperta in alto appena sotto a dove inizia il tetto e così l’aria circola liberamente, e la camera è molto spaziosa, la pousada è a conduzione familiare ed è piena di gatti neri e tigrati che noi adoriamo. Conosciamo la persona che fa le pulizie e allora capisco che non è il caso di far lavare ogni giorno l’asciugamano perchè lei lava tutto a mano, non c’è lavatrice, oggi sua figlia compie 18 anni e ci chiede la cortesia di farle delle foto, sono due donne molto belle, sia la mamma che la figlia, sembrano sorelle.

Non molto lontano da Jeri vi è la lagoa do paraiso, una laguna paradisiaca circondata da dune e su cui si affaccia la fazenda Sitio Verde del signor Hilton.

Hilton si è trasferito nel Cearà dal piccolo stato Piauì e ha comprato un pezzo di terra vista lagoa, ha costruito da solo la casa e la pousada, ha piantato diversi alberi da frutti, tra cui l’albero di acerola, che dà piccole ciliegie con alto contenuto di vitamina C, e l’albero di cajù, il cui frutto assomiglia ad un piccolo peperone arancione con un ricciolo a forma di virgola nella parte inferiore, dalla polpa del peperone si estrae un succo dolciastro mentre da quella specie di virgola si estrae il famoso anacardio.

Un altro giorno, un’altra escursione in buggy con autista a nord di Jeri, corriamo lungo alla costa fino alla barra di un fiume, il buggy sale sulla balsa, mentre noi passeggeri su una barca più piccola e attraversiamo il fiume che al suo interno si dirama in vari bracci tra radici di mangrovie in cui vivono cavallucci marini e granchietti rossi, pescatori immersi fino al collo gettano le reti nel fiume, c’è quell’istante in cui raccolgono la rete e poi la lanciano nell’acqua e la rete si allarga come una maglia, c’è quiete e silenzio e un senso di sospensione, rimaniamo pure noi in un silenzio ammirato.

Ripreso il buggy attraversiamo Guriù, una zona di alberi morti pietrificati a causa della salinità dell’acqua, fino a Tatajuba, la città fantasma sommersa dalle dune mobili, la città è stata spostata e ricostruita altrove, sono rimaste alcune pietre sparse a testimonianza di ciò, vi è un’unica cabina telefonica, una pousada chiusa, e una chiesa che si è miracolosamente salvata dall’invasione della sabbia.

Proseguiamo oltre Tatajuba su bellissime e alte dune, su una di esse ci fermiamo a contemplare lo spettacolo: siamo circondati da dune e dune e si vede il mare e una laguna, il cielo è così nuvoloso da rendere il colore della laguna di un verde intenso e magnetico in mezzo al deserto, più attraente del mare, uno smeraldo nel nulla, scendiamo con emoçao dalla duna verso la lagoa di Torta. E’ attorniata da un lato da palme verdi e dall’altro da dune, una barchetta fa attraversare il lago ai turisti, sulla sua vela è scritto “Siate i benvenuti, se venite alla laguna e non fate un giro con Zezinho è lo stesso che visitare Roma e non vedere il Papa”, le amache sono sospese sul pelo dell’acqua a due pali di legno, e tavolini e sedie sono pure nell’acqua, mentre i magri maialini selvatici si avvicinano per bere, vi è un gazebo ristorante con tetto in paglia di palma. su una barchina dice le amache stanno sospese su due pali in legno sopra all’acqua e anche tavolini e sedie dentro all’acqua, c’è un gazebo ristorante con tetto in paglia di palma. mentre i magri maialini selvatici si avvicinano all’acqua senza paura della gente. E’ ora di pranzo e noi ci gustiamo aragostelle grigliate, dalle dune avanza una vecchia con una pentola di alluminio, vende un dolce di leite e di cocco caramellato prodotto in casa, ogni pezzetto è avvolto scrupolosamente in carta trasparente e costa appena 1 real. Le chiediamo come si chiama e quanti anni ha, la nonnina è in forma, è pulita e dignitosa, estrae dalla tasca un foglietto dov’è scritto il suo nome , Sergia, e la sua età , 88 anni, complimenti!

A me fa tanta tenerezza questa nonnina e mi ricorda mia nonna Maria che ho perso qualche anno prima, le chiedo di sedersi con noi e le offro da bere, beve coca cola dalla cannuccia, indossa una maglietta bianca pulita extra large su cui sono stampati i numeri 45455, una gonna a fiori, un cappellino con la scritta imago, lei aspetta che le compriamo i dolci, ne ha rimasti nove, li conta uno per uno, ci chiede di comprarli tutti così può tornare a casa contenta, e così li compriamo tutti e facciamo bene perché sono dolci squisiti e molto energetici.

Il tempo si rannuvola e iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, dobbiamo tornare indietro subito a causa della marea, se dovesse salire non potremmo tornare a Jeri, la via più corta e più veloce è la battigia, via in fretta, per fortuna sono solo poche gocce d’acqua e un vento fresco, questa volta dune senza emoçao…

 

2 risposte a "le dune del Cearà con emozione e senza emozione? (Brasile marzo 2015)"

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