Una questione di fiducia.

Tutto d’un tratto mi ritrovavo con un complicato problema ai denti che mi sarebbe costato non solo migliaia di euro ma soprattutto tempo e pazienza, un percorso di un anno, mi scoppiava la testa sia per i soldi per il tempo che ci sarebbe voluto e per il trauma di trovarmi in una situazione difficile causata dal precedente lavoro di un dentista poco competente.

Voglio premettere che so che ci sono cose molto più gravi di un problema ai denti, sapevo che non dovevo farne una tragedia ma mi sentivo tradito per il fatto di essermi fidato di un dentista che ritenevo un amico, e ora dovevo essere io e solo io a cercare una soluzione, a decidere cosa era meglio per me, e soprattutto in chi avrei nuovamente riposto la mia fiducia.

Iniziò così, alla fine dell’estate, un lungo balletto di appuntamenti in vari studi dentistici. Tutti si dimostrarono molto professionali e tecnicamente preparati, mi fecero lastre su lastre, il caso non era difficile tanto in esecuzione ma quanto in complessità, era un poco complicato.

Ognuno di questi professionisti mi propose diverse e valide soluzioni per tecnica e metodo ma mi pareva che nessuno fosse in grado di fornirmi la soluzione adatta a me, quella di cui andavo alla ricerca, poter tornare non solo a mangiare ma tornare a sentire il sapore della vita.

Ad ogni giro di ambulatorio il preventivo in euro diminuiva e ogni volta la soluzione che mi veniva prospettata cambiava. Ciò aumentava la mia confusione perché questo rendeva impossibile un confronto alla pari tra i vari preventivi e complicava la scelta che avrei voluto prendere il più rapidamente possibile. Fissai gli ultimi due appuntamenti : poi avrei dovuto scegliere.

Arrivai nello studio di P.P ed espressi il mio problema, oramai ne sapevo più io dei dottori, conoscevo tutte le parole tecniche e il loro significato, posi domande specifiche, e lui mi capì e mi propose una soluzione che salvava capra e cavolo, la capra io e il cavolo il mio portafoglio!

Non saprei dirvi esattamente cosa successe tra me e P.P, so che accettai quasi subito senza neppure riflettere e disdissi l’altro appuntamento per il quale avevo tanto insistito.

Quello che P.P mi propose era la cosa giusta per me, non il meglio in assoluto, ma il meglio per me in quel momento, P.P mi parlò sinceramente, avrebbe potuto propormi quella soluzione da cui avrebbe potuto trarre più guadagno, invece fu onesto e corretto.

Iniziammo così un lungo rapporto di cura e certi momenti furono difficili per entrambi poi la fiducia divenne totale.

Quando arrivavo lui mi accoglieva e salutava con un sorriso e mi abbracciava come si consola un bimbo che si è fatto un graffietto! Semplicemente cercava di trasmettermi fiducia e tranquillità tanto era evidente la mia tensione.

Piano piano, seduta dopo seduta di un lavoro che facevano insieme, collaborando l’uno con l’altro e dandoci tutto il tempo per fermarci o proseguire, io andavo rilassandomi sempre più e recarmi in quello studio divenne quasi un abitudine piacevole, lentamente andavo riappropriandomi del sapore del cibo e del gusto della vita.

Dopo un anno la mia bocca tornò a posto.

Avevo ritrovato due cose importanti una migliore qualità della vita e una persona valida di cui avere nuovamente la fiducia.

Visitare Ilheus, capitale del cacao e città di Jorge Amado, stato di Bahia, Brasile, gennaio 2008.

bar vesuvio  Ilheus
“Vim prá’qui aos quatro anos. Aqui transcorreu a minha adolescência, vivi minha infância, corri nas ruas solto, livre, capaz de amar a liberdade sobre todas as coisas, pois a primeira lição que recebi desta terra foi a lição de liberdade. Ilhéus não é apenas uma bela cidade do sul da Bahia, com a tradição de luta, de violência, de vida espantosamente vivida. Ilhéus é bem diferente, é bem mais que isso. É a transformação de tudo isso em criação.”(Jorge Amado)

Ilheus 1
Ilheus significa letteralmente isole, quale nome più suggestivo per una città? e se poi aggiungiamo che è stato un porto importante, oggi scalo di navi da crociera, principale centro della produzione del cacao, luogo d’infanzia di Jorge Amado, si capisce perché non potevamo non visitarla.
Davanti alla spiaggia centrale vi è una piccola isola verde e selvaggia, dalla spiaggia guardando la città troneggia su tutto la chiesa di Sao Sebastiao contro il cielo azzurro e profondo di nuvole.
Il volo del 18 gennaio da Malpensa a Salvador, via Natal, è stato ottimo, il trasferimento in taxi dall’aereoporto alla rodoviaria dei bus è facile, siamo sbarcati alle ore 21 e subito alle ore 22, 50 saliamo su di un autobus semileito, destinazione Ilheus.
Guardando fuori dai finestrini del bus alle prime luci del mattino, sembra che il sole brasiliano ci abbia abbandonato, c’è una nebbiolina bassa e goccioline di umidità sono condensate sui vetri, pare quasi l’inizio di una giornata autunnale.
Una volta arrivati ad Ilheus l’umidità evapora, il cielo si pulisce e assume quel bel colore azzurro tipico di Ilheus.
Ci sistemiamo rapidamente alla pousada Encontro das Aguas sul lungomare della Praia do Cristo e usciamo subito a fare una passeggiata verso il centro per orientarci.
Alle ore 8, 30 di sabato mattino del 19 gennaio 2008 la piazza della chiesa di Sao Sebastiao con i tavoli all’aperto del bar Vesuvio è avvolta in un perfetto silenzio e in una pace assoluta, non c’è traffico, il sole illumina dolcemente la chiesa e la spiaggia, l’aria è dorata, lentamente aprono i negozi del centro, la gente si mostra per le strade, il via vai accresce, oggi è festa!
Que som é esse mano?
Que o povo tá dançando?
Que vem de lá prá cá?
É um som diferente
Que alucina a gente
E faz dançar…

É uma mistura de tambor
Violino e agogô
Que não deixa ninguém parado
Lá no fundo tá rolando
O som que vem empurrando
É o berimbau metalizado…
(berimbau metalizado, Ivete Sangalo)

ilheus
Un battere di tamburi, musica sparata a tutto volume, seguiamo il suono e raggiungiamo la piazza vicina, c’è una squadra colorata di percussionisti con i tamburi e gli atabaques pronti a dare il ritmo alla processione che si sta preparando, un camion corredato da casse amplificate li seguirà; si addensano in gruppetti le donne bahiane, nonne con le nipotine, indossano inamidati abiti di pizzo bianco, la teste sono avvolte in scialli bianchi lavorati a mano e recano anfore con fiori azzurri bianchi e gialli, hanno lunghe collane di perline colorate rosse e blu, sottobraccio hanno una scopa per il lavaggio rituale dei gradini della chiesa; jogadores do capoeira si esibiscono in evoluzioni al suono del berimbao, che è un arco musicale, accompagnato dal pandeiro, un tamburello a sonagli, e dal reco reco, una specie di “raspa” di legno.

Un jogador do capoeira in divisa, pantaloni bianchi e il cordel , cioè la cintura fatta di una treccia di nove fili, torso nudo, capelli rasta, 25 anni, ci invita alla festa, si chiama Moreno ma il suo nome d’arte è Boca Preta.

La lunga processione, a cui mano a mano si aggiunge una folla infinita, si snoda per tutta la città, camminiamo ore sotto al sole, compriamo anche le magliette della festa, lavagem do Sao Sebastiao 19-01-2008, i jogadores do capoeira compiono evoluzioni mentre le baiane in bianco invadono la scalinata della chiesa, rovesciando il contenuto delle loro anfore, acqua profumata e fiori sui gradini, e poi con la scopa iniziano a pulire energicamente i gradini, le mae de santo versano in una sorta di rito battesimale l’acqua sulla testa dei presenti, anche sulla mia, (c’è sempre bisogno di una benedizione in più), infine arriva il camion – cisterna che spara con gli idranti sulla folla entusiasta cannoni d’ acqua con la musica a pieno volume, mentre i tamburi ora sono al riparo in un angolo sicuro della piazza, i percussionisti si bagnano in mezzo alla folla, la processione e il lavaggio sono terminati, ritorniamo stanchi alla pousada, quella sera nella stessa chiesa ci sarà la celebrazione di un matrimonio.
Con Boca Preta e un suo amico ci troviamo a cena e ci accordiamo per la gita dell’indomani alla Lagoa Encantada.
Il giorno seguente con un taxi ci fermiamo in località Joja do Atlantico, alla casa di Maria che Boca Preta ci presenta come sua esposa.
Maria ha 50 anni, è nata a Malaga e fino a poco tempo fa viveva a Maiorca, dopo il divorzio è fuggita in Brasile e ora sta per ottenere la cittadinanza, ha comprato un lotto di terra di fronte al mare, ha costruito questa deliziosa casetta in cui al mattino entrano gli ucccellini cinguettando, ci racconta orgogliosa che sta per diventare ufficialmente brasiliana, una delle sue tre figlie già vive in Brasile, un’altra la raggiungerà, sta progettando di ampliare la sua casa per aprire una pousada.
Riprendiamo insieme il taxi fino ad un piccolo porto sul fiume Almada da cui si prende una lancia per raggungere le 2 cascate che costituiscono la lagoa Encantada, alla seconda è possibile fare il bagno in un ambiente incantato come dice il suo nome.

lagoa encantada
La lagoa è abbracciata all’intorno da una fitta verde foresta. Le rocce sono nere e l’acqua ha una colorazione scura per via dei sali minerali che vi sono disciolti. La cascata degrada dolcemente in piccoli sbalzi.
Tra le rocce e gli spruzzi Boca Preta bacia sulle labbra la sua Maria, prima Maria sulla barca mi ha confidato che lei lo sa che lui è solo un ragazzo, che ha la metà dei suoi anni, che potrebbe essere suo figlio ma ne è innamorata e non le importa quanto e come durerà, lei ora è felice e della sua felicità non ha vergogna.
Pranziamo insieme un ottimo pescado al ristorante presso il porticciolo, Boca Preta si addormenta appoggiando la testa come un bambino sulle ginocchia di Maria, lei lo guarda e sorride dicendo ‘ ieri alla festa si è stancato, giovane amore mio’.
La notte il lungomare di Ilheus si anima di bancarelle di cibo di strada e di generi vari, sulla spiaggia c’è una fiera dell’artigianato e prendiamo due fette di torta al cioccolato fatta in casa dalle bahiane, una delle più gustose torte al cioccolato che ricordiamo di avere mai assaggiato. Come potrebbe essere diversamente: Ilheus è la capitale del cacao!
L’indomani con un bus raggiungamo località praia do norte per visitare la fabbrica di chocolate caseiro di Ihleus, il piccolo edificio assomiglia ad uno chalet svizzero, la fabbrica non si visita, dalle due finestre esterne si possono vedere le abile artigiane, in guanti e cuffietta, confezionare a mano uno per uno i cioccolatini come dentro ad un quadro, nell’annesso negozio ci concediamo una mini degustazione. Prima di far ritorno in città passeggiamo lungo alla spiaggia di Praia do Norte, è alta marea e le onde sono forti e fragorose, al di là della strada ci sono povere case con piccoli cortili che si affacciano su un rio, adulti che giocano a carte e bambini che giocano con dei gattini, un bambino si accorge di noi, ci sorride e ci mostra un gattino, ecco che arriva il bus direzione Ilheus.
Ci sono ancora un paio d’ore prima che faccia buio, decidiamo di scendere alla praia di Sao Miguel in periferia della città, attraversiamo un ponte, la spiaggia è là con le sue palme, solitaria e bella come un miraggio, all’apparenza tutto è tranquillo, ci affacciamo sul ponte : la favela colorata è adagiata lungo al fiume là sotto, tra tetti di eternit, baracche improvvisate, confusione e sporcizia, ma al contempo è quasi una visione idilliaca.
Una signora con un bambino ci viene incontro dall’altra parte del ponte e ci blocca dove state andando?, ci dice con tono allarmato, tornate subito indietro, questa è una favela e la spiaggia non è sicura, vi lasceranno entrare ma uscirete in mutande, vi scongiuro andate via. Seguiamo il suo consiglio, riprendiamo il bus e scendiamo a praia do sul, nei pressi di un mega complesso alberghiero , è quasi l’imbrunire e ragazzi appaiono e scompaiono tra le dune, anche qui non è per niente sicuro, meglio tornare in centro.
Ancora un altro giorno a Ilheus, visitiamo l’ ecoparque di Una, 45 km a sud di Ilheus, importante per la presenza del mico leao da cara dourata, una piccola scimmia con una piccola criniera simile a quella di un leone, minacciata di estinzione, che però non riusciremo a vedere.
L’ andata è in taxi , l’appuntamento con le guardie ecologiche è alle 10 all’ingresso, il taxista ci lascia qui sulla statale, c’è un piccolo riparo, inizia a piovere sempre più forte, sempre più fitto, poi finalmente ci viene a prendere un camioncino trasformato in bus con alcuni sedili, la strada sterrata è in pessime condizioni, tutta buchi e sobbalzi , sono 6 km sotto alla pioggia, fortunatamente non appena arriviamo smette di piovere così possiamo iniziare la visita.
Per primo osserviamo l’estrazione artigianale della gomma naturale, il caucciù, dagli alberi di seringuera, si incide la corteccia da cui fuoriesce un liquido bianco che viene raccolto in una ciotola.
ecoparque de UnaLa particolarità di questo parco sono le passerelle sospese a 20 metri sopra alla foresta tropicale, sostenute da maglie in acciaio, si cammina in mezzo agli alberi, in un tempio verde pieno di vita.
Camminiamo anche lungo corso di un rio, raggiungendo una piccola cascata, la lu
ce del sole filtra tra le foglie sul’acqua, un momento di pace e silenzio. Ritorniamo alla struttura base in muratura, c’è un porticato con dei tavoli e delle panche, intorno ci sono alberelli con fiori e meline, da cui gli uccellini come il colibri e il tio sangre vengono attirati.
Il camion ci riaccompagna all’uscita dove aspettiamo il bus per Ilheus, scendiamo ad Olivença, centro d’ acque termali, con la bella spiaggia di Batuba, che ha un tappeto erboso che arriva fino quasi alla battigia, qui troviamo, mezza sprofondata nella sabbia , una composizione di candele del candomblè, un’offerta a Jemenjà, che disseppelliamo e metteremo in valigia.
Non mancate di visitare una piantagione di teobroma cacao, il centro del Ceplac e il centro per il recupero dei bradipi della biologa Vera de Oliveira, e di fare una gita a Castelo Novo con la guida Ivanildo e i suoi figli, e la notte di rivivere i fasti dello storico locale del Bataklan, di cui ho già raccontato in precedenti articoli.
Da Ilheus la meta successiva è Itacarè con spiagge e cascate fantastiche, ideale per gli amanti del surf e del trekking.

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