Può l’amore … ? (da Appunti di giovinezza)

Una serata d’estate in Finlandia e un piccolo amore di Wolfgang ed Eva.

amore

Hanno appuntamento tutti insieme per le nove a casa di Karen , da qui in pochi minuti si va a piedi fino al porto. Janice e Karen sono in testa al gruppo, seguono Martin e Pia, per ultimi Wolfgang e Eva. Essi camminano abbracciati in un unico movimento che sembra una danza, facendo aderire perfettamente i loro fianchi. Sono felici, leggermente euforici per il contatto e l’andatura armonica dei corpi. Avanzano contro il sole e il mare, attraversando un grande parco verde.

Salgono su un battello trasformato in bar ristorante a bere qualcosa, il sole si rifrange in infiniti luccichii sull’acqua, la serata è molto piacevole. Wolfgang e Eva prendono posto vicini, strettissimi, lui ordina una birra, Eva una bibita analcolica.

Al vecchio scalo merci del porto si esibisce una compagnia di teatro di strada.

La scenografia è costituita da un ponteggio per l’edilizia che dovrebbe rappresentare la vita, ad ogni piano vi sono degli attori in abiti normali, a turno ognuno di loro racconta la propria storia con gli occhi rivolti al cielo, ad un cielo privo di un Dio, è un teatro dell’assurdo. Gli attori si arrampicano e scendono dai piani del ponteggio chiedendo pietà per la propria esistenza a un cielo che non può rispondere e al pubblico che ogni tanto applaude. Qualche pagliaccio invita i passanti a partecipare allo spettacolo e a raccontare le loro storie personali.

Un pagliaccio si avvicina ad Eva e a Wolfgang:

“Ecco qui per esempio due innamorati! Venite a raccontare la vostra storia…”

Wolfgang ed Eva sorridono imbarazzati, l’amore li fa brillare e li ha trasformati in bellezza agli occhi del mondo.

Gli attori coinvolgono il pubblico e formano un lungo treno che incomincia a muoversi dapprima lentamente e poi a correre lungo ai binari in disuso incontro al mare e con il sole negli occhi, questo treno umano sembra destinato a non fermarsi. E’ la vita che è come una corsa e ogni individuo è solo insieme ad altre solitudini.

Wolfgang ed Eva assistono alla scena dall’alto di una collinetta, stanno per allontanarsi quando vi lanciano un’ultima occhiata. E allora la vedono: Karen ha preso parte alla rappresentazione e la sua graziosa testa bionda brilla nel sole, Karen corre, sola, verso il mare, felice della sua corsa, libera, consapevole, indipendente, senza sentire il bisogno degli altri. Karen basta a se stessa.

Eva, invece, è innamorata di Wolfgang e crede che camminerebbe insieme a lui fino alla fine di tutti i binari senza sentire la fatica.

Può l’amore dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione o non è che uno sprofondare, un perdersi in un mistero insondabile come in un pozzo troppo profondo?

Cosa è dunque l’amore? Un antidoto alla solitudine, la rottura delle barriere tra due esseri oppure non è altro che un illusorio inganno?

Wolfgang stringe Eva a sé, sorride felice, non ha dubbi, non ha paure, non ha incertezze. E’ innamorato e ciò ora sembra tutto e niente, quel tutto di ciò di cui sentiva il bisogno, quel niente di cui avvertiva la mancanza.

Rientrano a casa, Wolfgang si trattiene ancora un poco, siedono sul divano, la tv accesa, e chiacchierano ancora un poco, poi lui se ne va.

Eva si guarda le mani che poco prima erano unite a quelle di lui, ora sono sole abbandonate come per una mancanza, come se non avessero ragione di essere senza il contatto con quelle di lui. Dal primo giorno del festival ad oggi le loro mani sono sempre state unite, Wolfgang le ha sempre trattenute tra le sue accarezzandole lievemente seguendone le linee sconosciute.

La solitudine delle mani vuote, solitudine uguale a mancanza, privazione, separazione.

per chi volesse continuare a leggere Appunti di giovinezza (parte seconda)

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Scrive perché ne ha bisogno. (da Appunti di giovinezza)

scirocco

Non so se forse Eva avrebbe mai capito la sua vita, il suo lavoro, perché suonare. Qualcosa che salvi la vita, qualcosa che restituisca dignità di essere e di vivere per continuare ad andare avanti. Lavorare non è bello, spesso è umiliante quasi sempre riduttivo. Guglielmo va a lavorare perché deve mangiare ogni giorno, e il resto è il contrabasso e provare esercitarsi e non è facile, non può esserlo, a volte vorresti prenderti una pausa da tutto, dal contrabasso o dalla tastiera o dalla pagina bianca che sai di dovere scrivere o dalle parole che hai già scritto e che d’un tratto appaiono inutili sterili insufficienti a coprire le distanze e le separazioni, inadeguate alla realtà. La realtà di ogni giorno di andare al lavoro di vivere senza aspettarsi niente e sapere che l’unica persona al mondo di cui abbiamo bisogno è lontana, non solo km ma un’ esistenza intera.

Perché è di questo che si tratta: della realtà della vita di questo ritrovarsi da soli.

E’ un bisogno talmente urgente da sentirsi male, il corpo vorrebbe rifiutarsi di funzionare bene. Se almeno si riuscisse a parlare con qualcuno, ma esiste un freno un muro dentro di noi, e le parole più sincere restano inespresse, soffocate, rigettate indietro nel freddo, paralizzate. Potere avere di fronte la persona che amiamo e riuscire a gridarle IO TI AMO!

Perché camminando per strada Eva guarda le persone, le osserva negli sguardi e nei gesti, cercando di ascoltare quello che dicono e come vivono, eppure tra queste non vi è nessuno con cui condividere le mani e sentirsi fatta per lei, per il suo corpo, per la sua voce…

Eva, sola, persa tra la gente, lei uguale a tutte le altre ragazze del mondo, con le stesse possibilità, le stesse occasioni di prendere ciò che desidera, eppure diversa e sola.

Eva scrive perché ne ha bisogno, perché non può farne a meno. E non sa neppure se riuscirà ad esprimere i suoi pensieri più veri o se la pagina resterà priva di consistenza reale.

per chi desidera  continuare a  leggere Appunti di giovinezza (parte prima)

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Há um bandido cor do cinza

ccinza

Há um bandido cor do cinza que corre no meu coração
às vezes ele me faz acreditar que ele deixou,
é apenas bem escondido em meu coração
e corre corre no meu coração incessantemente …

Existen imperceptíveis pistas de savana,
Existen amargas acampamentos sob as estrelas,
Existen esperados chá de menta no deserto,
Existen quentes gotas de orvalho,
Existen conctactos cheios de tensao por madrugada ,

Existen abraços que tem sede de sensibilade.

O meu bandido se escondeu,
Ele é perseguido, o meu bandido,
É caçado,
Ele fica preso,
ele perdeu sua liberdade,
da seus punhos deslizan lágrimas e poeira

Há um bandido cor do cinza que corre no meu coração
e corre corre no meu coração incessantemente …

é apenas bem escondido em meu coração,
Ele combina sua respiração no meu jeito
para não ser notado,
Eu fico ouvindo o meu bandido
para além de cada silêncio,

eu sei que ele não desapareceu.

Meu bandido mistura a sua sombra,
a tensão vá a segurarlo forte,
o terreno é minado,

escapes e foge,
ele quere fugir
ele precisa que fugir,
Nos flancos finas
ele tem arrancada comprimida

no firmeza do corrida.

Hà um bandido do cor do cinza que corre no meu coração
e corre corre incessantemente
desenhando trilhas de poeira e esperança

Un figlio, una figlia sono la storia di tutta una vita. (da Appunti di giovinezza)

panchina

(dopo una litigata un padre e una figlia si ritrovano così:)

Si fermano di fronte alla gelateria meta della loro passeggiata.

“Lo prendi un gelato?”, le chiede suo padre.

” No, io no e tu?”

“Io neppure.”

“e allora mi dici siamo venuti a fare qui?”

“Siamo venuti per fare una passeggiata. Insieme.”

E’ chiaro che il gelato era solo un pretesto.

Tornano indietro per i viali freddi e deserti, non parlano, in auto vanno in stazione e salgono a vedere se c’è qualche treno che passa ma F. è una stazione ferroviaria modesta e non c’è tutto questo transito di treni.

“Mi piace guardare i treni passare.” lui dice.

“Anche a me, ma qualche volta li vorrei prendere i treni.”

“Avrai tutto il tempo per farlo.”

Restano fermi seduti in auto.

Suo padre ha un momento di silenzio poi inizia a parlare.

“Vorrei spiegarti perché siamo usciti questa sera, non certo per il gelato che non abbiamo preso e neppure per fare una passeggiata, vero?”

Questo è il momento di parlare, di arrivare al nocciolo del discorso, di buttare fuori il rospo, il momento non può essere rimandato. Eva lo ascolta stupita e curiosa.

“Se c’è una cosa davvero riprovevole è quello che è successo ieri sera, intendo dire la scenata che ti ho fatto. Ne sono dispiaciuto ma se tu provassi a metterti nei miei panni di genitore forse potresti capire che quando si tratta di un figlio è difficile se non impossibile trattenersi.

Forse tu non lo sai ma io sono molto timido e riservato nei mei affetti più sinceri. Faccio fatica a manifestare i miei sentimenti, ad esternare le mie emozioni, e così a volte la rabbia esplode ma non sono io quello di ieri sera, non è tuo padre, tuo padre è quello che ti vuole bene e vuole il tuo bene.

So che pensi ma cosa significa voler bene? Voler bene è comportarsi come me ieri sera? No di certo. Io ti chiedo scusa.

Vorrei raccontarti una curiosità sul tuo nome. Quando nasce un figlio cerchi un nome da dargli, ma non un nome qualunque, perché il nome lo accompagnerà per tutta la vita e vorresti che gli portasse fortuna.

Quando tu sei nata era molto popolare un’attrice, una certa Eva, a me piaceva ma non dirlo alla mamma. Scegliendo per te lo stesso suo nome io speravo che mia figlia potesse avere uguale bellezza e uguale successo nella vita. Questo del nome è una sciocchezza se vuoi…

Ti garantisco che la scenata di ieri non si ripeterà, io vorrei che tu avessi fiducia nei tuoi genitori, e se tu vuoi io sono qui per ascoltarti per parlare per consigliarti. E anche la mamma lo è, lo sai. Non abbiamo niente da insegnarti però magari la nostra esperienza potrebbe esserti utile perché da certe situazioni ci siamo già passati, le abbiamo già attraversate.

Vedi per noi, per me e per tua madre, la famiglia è la cosa più importante. Non è solo il senso della nostra vita, è molto di più…

Un figlio, una figlia sono la storia di tutta una vita.”

Tace e osserva il volto della figlia, le ha detto tutto quello che sentiva dentro, ci è riuscito.

Eva non ha mai serbato rancore contro di lui, solo tristezza per il non riuscire a capirsi, le sue parole l’hanno colpita intimamente, forse per la prima volta riesce a comprendere l’esistenza di un altro essere, suo padre.

L’orologio sulla facciata esterna della stazione segna un quarto a mezzanotte.

“Si è fatto tardi, il tempo è volato, ritorniamo a casa.”

Per tutto il tragitto nessuno dei due dice una parola.

There is an hashen bandit

bandito grigio 2

There is an hashen bandit

running upon my heart,

sometimes it makes me believe that he left,

he’ s just well-hidden into my heart

and he runs runs on my heart incessantly …

Imperceptible savanna’s trails.

Bitter bivouacs under the stars.

Awaited mint tea in the desert.

Burning drops of dew.

Narrow embraces at dawn.

Thirsty hugs of tenderness.

My bandit hides himself

he is chased

hunted

trapped

deprived of freedom

His fists let tears and dust free.

There is an hashen bandit

running upon my heart

and runs runs on my heart incessantly …

he’s just well-hidden in my heart,

pacing his silently breath at mine

for not being noticed,

I listen to him

beyond any silence,

I know that he has not gone away.

My bandit

hide himself in his shadow,

the strain stretches him,

the ground is mined :

he escapes,

he runs away,

he has to run away,

he must run away,

in his thin side

shooting aims for the rush.

there is an hashen bandit

running on my heart

and runs runs incessantly

tracing paths of dust and hope

C’è un bandito di cenere

bandito grigio

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

a volte mi fa credere che è andato via

è solo ben nascosto nel mio cuore

e corre corre sul mio cuore incessantemente…

Sono impercettibili piste nella savana

Sono fondenti bivacchi di stelle

Sono desiderati thé nel deserto alla menta

Sono brucianti gocce di rugiada

Sono tesi amplessi all’alba

Sono assettati abbracci di tenerezza

Si nasconde il mio bandito

è inseguito il mio bandito

è braccato

è intrappolato

ha perso la sua libertà

I suoi pugni lasciano andare lacrime e polvere

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

e corre corre sul mio cuore incessantemente…

è solo ben nascosto nel mio cuore,

adatta il suo respiro muto al mio

per non farsi accorgere,

io resto in ascolto di lui

al di là di ogni silenzio,

io so che lui non è andato via

il mio bandito

si confonde alla sua ombra

la tensione lo stringe

il terreno è minato

e fugge fugge via

vuole fuggire via

deve fuggire

nei magri fianchi

lo scatto compresso della corsa

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

e corre corre incessantemente

tracciando instancabili sentieri di polvere e speranza

Amo l’assenza dell’amore. (da Appunti di giovinezza)

bandito grigio
Dal diario impossibile di Eva:

Sera.

E io qui ti amo

contro questi tramonti filtrati dalle tende.

Luce grigio argento.

Il bandito del deserto.

Il profilo contro il tramonto.

Solitudine.

Solitudine…solitudine…

Il tempo distrugge ogni cosa e l’amore si autodistrugge.

Credere che il tempo non possa cambiare nulla è pura follia.

E’ per questo che tu mi manchi, terribilmente, immensamente.

Mai più come la scorsa estate, avrei solo voluto vomitare. Pazza… ma è solo una finzione in cui nascondo me stessa.

Ti amo.

Amo la tua assenza,

questo vuoto,

questa sera,

ora,

assenza di tramonto.

Ti amo perché non puoi tornare.

Amo l’assenza dell’amore.

Pioggia con tramonto. (da Appunti di giovinezza)

pioggia con tramonto

Giorno di pioggia sulla strada per Ravenna.

Non parlano. Pioggia di lato, sui vetri. Chiaro e grigio pomeriggio. Marco, il suo ragazzo, guida sicuro. Eva, la testa piegata a destra, guarda fuori: il paesaggio che fugge, la duna sopra al fiume, il fiume che divide due sponde opposte, e al di là un’altra strada, altre case, altre storie…

Lei pensa all’altro. Marco non può sapere che lei sta pensando all’altro, che la sua dolcezza, la sua nostalgia, la sua tristezza sono per l’altro.

Pioggia.

Parlano poco. Sono distanti, ognuno immerso nei propri pensieri, estranei, lontani, intangibili.

Lui le prende una mano come fa sempre, lei la stringe e gli sorride come ogni volta. Sorride, poi volge il capo a destra al fiume che c’è e non si vede, immagina la casa, la strada e la vita di coloro che vivono dall’altra parte del fiume.

Eva immagina.

Eva vorrebbe piangere.

Domenica pomeriggio, così inutile, così assurda.

Piove sulla strada grigia. Musica d’ambiente in auto, dolce, liquida, chiara e triste.

Ora non sono più vicini, Marco le ha lasciato la mano, è impegnato alla guida ed Eva continua a guardare la strada e ad immaginare la vita.

Qualche incidente, due tamponamenti a causa dell’asfalto scivoloso.

Ravenna, città di domenica, gente in movimento, ricerca di un parcheggio, indicazioni stradali errate che non conducono a nessun monumento, a nessuna chiesa. Ravenna la stazione, Ravenna il porto, Ravenna le grandi tangenziali per le zone industriali.

Un ponte, un canale, il sole si specchia nell’acqua ferma e limpida.

Tramonto. Immenso, grandioso tra le ciminiere delle fabbriche.

Immensa solitudine. Grandezza del tramonto.

Il cielo sta bruciando.

Dura a lungo fino a che fa buio e oltre al buio, fino ad ardere il cielo e poi spegnere l’incendio nella notte.

Grandi tangenziali, immense zone industriali in cui smarrirsi, il porto e i suoi cantieri, le torri delle ciminiere si oppongono impotenti al tramonto.

Marco ed Eva corrono incontro al tramonto, lo hanno sempre di fronte. E’ tutto oro e fuoco che arde opponendosi al sopraggiungere della notte.

Cala l’oscurità totale ma ancora residui d’oro e fuoco sopravvivono contro il cielo.

Marco ed Eva ritornano verso casa, attraversando Ravenna si sono un poco riavvicinati, la sera ha attenuato i pensieri ossessivi, lei le prende nuovamente la mano. Tace. Tace a lungo fino alla periferia di F. Poi inizia ad intonare una canzone per lei, ne inventa le parole, è una canzone che racconta di uno scudiero e di una principessa.

La principessa è assorbita dal buio, dimentica il pomeriggio, dimentica i pensieri ossessivi, deve aver pianto, dentro, le loro mani si stringono più forte, lui continua la sua canzone inventata, Eva ascolta rapita e ricambia la sua stretta di mano, a lato gli ultimi fasti del tramonto vanno a fondo nella notte senza luna.

Alla fine lui riesce a dirlo:

Come vorrei dirti a questo punto che io ti amo.”

never minding flowers

fioriNever minding flowers

Flowers bloom
wildly
bullies
unexpected.
Roses sting thorns  inside me
there’s always someone you are writing for,
even if he won’t read you,
because writing is
another way of loving.
The fox imprisoned in cage
looks at roses
and watch me
at the bottom of my eyes.
I see a little boy smiling
in his heart is trapped fox,

little boy smiles hiddendly,

the fox reflects into his eyes,

little boy ‘s hands tremble as flying.
The flowers bloom
even if no one wait for them
flowers never mind blooming,

it happens.
Suddenly bloom,
or at night,
or in the morning for a few hours,
the petals crumpled

then closed again,

bloom for nothing at all,
bloom after years of silent waking,
unnecessarily bloom,

without a reason,
bloom gently,

without a need,

unexpected bloom

black on dead winter tree’s branches,
bloom
in vain
without a hope,
desperately
bloom
without a smile,
bloom as if it were the last time,

bloom in arid soil

beautiful and colorful

just for a bee’s kiss,

firmly bloom

never minding of themselves.

Flowers bloom
and sting their thorns into me
leaving the impression of a petal’s velvet,
the fox and the boy are smiling
and making roses blossom

never minding how to do it.

una partenza (da Appunti di giovinezza)

Gli ultimi due giorni, sabato e domenica.

Di nuovo la stazione di Seinäjoki. Eva sta per prendere il treno che la riporterà ad Helsinki dove l’attende il volo per l’Italia. Pia e Wolfgang l’hanno accompagnata in auto a Seinäjoki nella notte, è quasi l’una di lunedì 11 giugno.

“Buon compleanno Wolfgang!”

Lui la stringe a sé sorridendo felice perché lei se ne è ricordata.

Strano però essere felici e stare per separarsi…

Aspettano il treno seduti nella piccola e deserta sala d’aspetto, sono gli ultimi momenti, gli ultimi saluti: Eva abbraccia Pia ringraziandola ancora una volta della splendida ospitalità che spera in futuro di poter ricambiare, l’amica la mette tra le braccia di Wolfgang, Eva si divide tra l’uno e l’altra.

Quella stessa sera, prima di partire per Seinäjoki, Eva ha pianto nel giardino, le braccia di Wolfgang non la tenevano più, la lasciavano andare via.

“Non piangere, vieni entriamo in casa.”, lui le ha detto, per il tempo che restava loro dovevano fare come se fosse una sera uguale alle altre, come se domani potesse portare un’altra sera per loro. Perché essere tristi?

Eva ha già salutato sia Martin che Janice, Martin è andato via subito dopo cena e Janice è andata a dormire. Eva Pia e Wolfgang si mettono a giocare a carte come una sera qualsiasi. L’atmosfera notturna in cui è avvolta la casa è più che mai di un’indefinibile magia. Il silenzio, il suono sordo che produce ogni più piccolo movimento, il cadere secco delle carte sul tavolo, la fioca luce delle candele, le parole sussurrate, la tiepida e riposante luce che entra dalla finestra della sala, un poco di stanchezza e di sonno a causa dell’ora tarda, e il trovarsi insieme anche se ancora per poco, tutte queste cose contribuiscono all’incanto e al fascino sospeso della notte.

Sono tre amici che giocano a carte e scherzano e ridono e hanno un’ombra di tristezza nel cuore. Come ora non staranno mai più insieme, questo momento non tornerà più, perché la vita va e non si ferma, sembra una frase banale però è così e forse è vero che bisogna essere contenti che una sia successa e non tristi perché è finita. Si vorrebbe ancora e sempre tornare ai luoghi e alle persone che si sono amati. Il treno per Helsinki e il volo per Milano non aspettano.

Pia va a preparare un the per svegliarsi un po’.

Wolfgang scrive il suo indirizzo su un foglietto di carta.

“Scrivimi.”

Eva gli da una lettera:

“Leggila più tardi, quando sarò partita.”

Wolfgang la ripiega con cura all’interno del suo portafoglio.

“Non mi è mai piaciuto il thé, tantomeno questa notte!”, dice Pia tornando dalla cucina con un vassoio con le tre tazze.

Hanno smesso di giocare, non parlano, ascoltano la quiete in cui è immersa la casa, tra poco sarà il momento di andare. Non sono tristi , persi ognuno nei propri intimi pensieri, condividono la stessa cosa, la partenza, il distacco, l’addio.

Nel pomeriggio hanno assistito alla partita di baseball, l’appuntamento di rito della domenica, ancora una volta il Vaasa ha vinto, il sole scaldava la pelle di Wolfgang mentre Eva non ci capiva niente non solo del gioco.

Al termine della partita, prima di separarsi, Wolfgang le ha detto che si sarebbero rivisti la sera, che sarebbe venuto ad accompagnarla alla stazione di Seinäjoki.

“Questa notte ci incontreremo per l’ultima volta.”

E così Wolfgang è arrivato a casa di Pia e ha trovato Eva che stava chiudendo la valigia, e lui l’ha guardata in un tale modo da fare male.

E ora sono seduti in stazione.

“Spezzerai il mio cuore.”, le aveva detto una sera, “io soffrirà e anche tu soffrirai, lo so.”

Ma l’amore fa male? Possibile che il bene possa fare male? Può l’amore essere sia ferita che cura allo stesso tempo?

Anche il cuore di Eva si sta spezzando e non è un modo di dire.

Lui dice: “Non potrò più ascoltare Still got the blues senza pensare a te.”

Lei dice: “Non potrò più ascoltare Sweet child of mine senza pensare a te.”

Questa è la lettera che Eva gli ha scritto, verso sera nel giardino di Pia, mentre il tramonto continuava a bruciare in un inesauribile incendio e le nuvole si accendevano d’oro e nell’ aria Wolfgang è una presenza calda forte e chiara come un sole notturno, una luna nel mattino, una brace nell’incendio del tramonto.

“Sto cercando di scrivere qualcosa per te , forse sono cose che avrei dovuto dirti a voce ma tu sai quanto mi sia difficile parlare.

Per lungo tempo avevo dimenticato questa poesia, l’ho ritrovata qui in Finlandia in una cartolina che io stessa ho spedito a Pia. Si intitola Muerte sin fin di Jimenez, credo che il titolo possa essere cambiato in Desiderio senza fine. Se posso dare un nome alla mia vita è Desiderio, è qualcosa che mi colpisce e mi spezza in due, la maggior parte delle volte è simile al dolore altre volte si stempera nel sogno.

Nei miei sogni il desiderio è totale e brucia dal profondo. In questo ultimo anno non ho fatto altro che sognare e desiderare, sentivo una mancanza dentro di me e dolore per il desiderio.

I miei giorni erano soli, senza un significato.

Non sono spaventata per la distanza, penso che i chilometri e il tempo non abbiano alcuna importanza.

Tu mi hai fatto dimenticare ogni cosa, con te sono stata felice.”

Ora Eva sta già andando lontano, è partita, andata via per sempre. Sa che non tornerà anche se ora lo vuole e ci crede. Chissà perché non c’è mai un ritorno, c’è sempre solo un andare o un partire. Il vagone in cui ha preso posto è vuoto, c’è soltanto lo sferragliare del treno sulle rotaie, il treno che la riporta indietro a Helsinki attraversando lo stesso verde paesaggio del viaggio di andata di due settimane prima. Non dorme, quello strano tramonto l’accompagna per tutta la notte fino alla nuova alba, Il cielo è come un unico tramonto, un’unica alba.

Non ha particolari ricordi del volo, solo quando l’aereo tocca la pista della Malpensa dopo essersi abbassato subito dopo aver sorvolato le Alpi e dopo aver virato sulla pianura padana, divisa in tanti regolari quadrati e rettangoli, solo allora Eva prova il desiderio di piangere.

The song of Littlebluevelvet fox

 wallpaper-del-film-la-volpe-e-la-bambina-seppia

She’s in love with all the world
she says I love,

two words are her home:

I love, she says.

Her body slender and lean,
on heart the design of infinite,

wide and wild eyes,

long she gets used to survive alone.

Silently by night

she looks at lighted windows

of strangers’ houses

hunting for

a bit of warmth and quiet.

If you try to get her near

she runs away scared
if you leave some thing for her
she will return unseen to pick it up .

She sleeps at her solitary sanctuary,
she thinks and dreams in blue,
she is just a littlebluevelvet fox,

she’s in love with all the world
she says I love,

two words are her home:

I love, she says.

Sometimes scared,
sometimes joyful,

sometimes astonished,

she’s a fugitive littlebluevelvet fox

Simple things makes her happy,

a feeble candle is enough to light up

her eyes on moonless nights,

she enchants

in water droplets

in tiny stones
in light reflections

in ladybug’s tears
in good thoughts of hope-

She is just a littlebluevelvet fox,

from her sanctuary

she explore stars

imagining

her bushy blue tail is a comet,

playing love with universe,
she thinks and dreams in blue.

She’s in love with all the world
she says I love,

two words are her home:

I love, she says.

Her senses are delicate
she smells fear

but she’s seeking for kindness,
in the long winter night

she is covering her sensitive ears and paws

with blue bushy tail.

She would like to have a son
and make entire world a gift for him
she’ll tune her heartbeat to her cub’s one.

She is so pure and cute
she looks at the world

with wondering elusive eyes,

she looks for beauty

and honey.

She’s in love with all the world
she says I love,

two words are her home:

I love, she says.

Sometimes she escapes

‘cause the world

gets too strong and tricky,
too many complicated things

while her eyes are simple and clean
A littlebluevelvet fox runs away
and watch you from afar

never forgetting your hands,

then she comes back,

her bushy blue tail dusted with stars.

She would like to have a son to cuddle
she would like to have her own window

to keep always lighted on
‘cause she is just a littlebluevelvet fox,

she loves all the world
because she loves,

yes she loves

O seu medidor para o mundo

sole

Como você pode medir o mundo?

Você mede o mundo
noite e dia,
você prepara esquemas e
funções matemáticas,
você refina números do Pigreco
desenha mapas de decodificação,
por noite você projetá-las
por dia você transformar-las em perguntas,
porque o mundo é um trabalho em andamento
sem qualquer previsão de certeza
tudo muda em um segundo
e tudo deve ser organizado
desde o início novamente.

Você move e define os limites do mundo
você impone-se regras complicadas
por compreender-lo,
Você organiza o conhecimento do mundo,
você escreve equações de amor,
você constrói barragens sobre o mar,
você ergue arranha-céus para as estrelas,
Você vira as raizes dos árvores
para fazer livres pipas no céu azul.

Os imprevistos ponen transtorno

en seus planos
tornando inconsistente

seu pensamento.
A escala deve ser calibrada
Os pesos tamben,
você vai precisar de um medidor certo
para o tamanho perfeito do mundo,
com qual matéria que você vai forjar-lo?
Pedra esfolia,
ferro enferruja,
vidro quebra,
papel rsga,
madeira queima.

Será de nuvens:
Ele não vai queimar como lenha.
Será de esperança:
É mais forte que a realidade.
Será de amor:
É mais macia que a pedra.
Vai de liberdade:
é mais frágil que o vidro.
Será de felicidade:
É mais leve que o papel.

Será de poeira do estrelas,
apaixonada,
viajando pelo universo
divulgando todo o mundo
sua mensagem de paz e

amor.

Com qual matéria você vai forjar o
seu medidor para o mundo com?

Your meter for the world

luc

How can you measure the world?

You measure the world

night and day,
you prepare schemes and
mathematical functions,
you refine pigreco ‘s numbers
drawing decoding maps,
by night you project them
by day you turn into questions ,
because the world is a work in progress

without any sure forecast
everything changes in one second
and everything must be arranged

from the beginning again.

You move and define world’s boundaries
you impose yourself complicated rules
to comprehend ,
you organize the world’s knowledge,
you write equations of love,
you build dams upon the sea,
you erect skyscrapers to the stars,
you flip trees’ root
to make free kites in the blue sky.

Unforecastable disarrays your mindset
making inconsistent Your thoughts
The scale must be calibrated
The weights must be calibrated
you will need an accurate meter
for your perfect fit of the world
which matter are you going to forge it with ?
Stone exfoliates,
Iron rusts,
Glass breaks,
paper rips,
wood burns.

It will be of clouds:
It will not burn like wood.
It will of hope:
It is stronger than reality.
It will be of love:
It is more tender than stone.
It will of freedom:
It is more fragile than glass.
It will be of happiness:
It is lighter than paper.

It will be of stardust
in love
travelling the universe
and speaking to everybody
your message of love
and peace.

Which matter are you going to forge
your meter for the world with ?

Il tuo metro del mondo

Come puoi misurare il mondo?

Tu misuri il mondo notte e giorno

prepari schemi

funzioni matematiche

raffini i numeri del pgreco

disegni carte da decifrare

di notte le metti a punto

il giorno le metti in discussione

perchè il mondo è mutevole e imprevedibile

tutto cambia in un secondo

ed è tutto da riordinare

Sposti muovi definisci i confini del mondo

imponi a te stesso complicate regole

per comprenderlo

organizzi la conoscenza del mondo

scrivi equazioni d’amore

costruisci dighe sul mare

erigi grattacieli di stelle

capovolgi radici di alberi

per farne aquiloni

l’imprevedibile scombina i tuoi piani

rendendo incoerenti i tuoi pensieri

La bilancia è da tarare

I pesi da calibrare

ti serve un metro esatto

per la misura perfetta del mondo

con quale materia lo forgerai?

Di pietra si sfalderà

di ferro farà la ruggine

di vetro si infrangerà

di carta si strapperà

di legno brucerà

Sarà di nuvole

non brucerà come legno.

Sarà di speranza

è più forte della realtà.

Sarà di amore

è più tenero della pietra.

Sarà di libertà

è più fragile del vetro.

Sarà di felicità

è più leggera della carta.

Sarà di polvere di stelle,

innamorata,

viaggerà nell’universo

e porterà a tutti

il tuo messaggio d’amore

e di pace.

Con quale materia forgerai

il tuo metro del mondo?

Primo Liebster Award


Sono stata nominata per questo award da http://lapulcionavagabonda.wordpress.com/ che ringrazio

A seconda da quale punto di vista si guarda questa situazione può apparire divertente oppure angosciante.

Domenica scorsa torno a casa da un lungo viaggio in auto di 1300 Km di quasi 15 ore, come mio solito appena arrivo a casa disfo la valigia e separo ogni cosa e metto in funzione due o tre lavatrici, poi risistemo la borsa perché il giorno dopo si torna subito al lavoro, cosa abbastanza angosciante di per sé…

…. senonché LaPulcionavagabonda  mi scrive che mi ha nominato per questo award, che io ignoravo, in una notte torbida e accaldata senza condizionatore ma soltanto con un misero ventilatore.

E la scena mi è apparsa inquietante e mi è venuto da pensare che cara la mia pulciona che ha pensato a me, sinceramente,  ma dall’altro me la figuravo nella notte che non riusciva a dormire e che le ero venuta in mente io:

che fossi io la causa della sua insonnia ? per qualche racconto scritto male?, che questa fosse una sorta di vendetta in un piatto che si serve freddo nella calura opprimente?

Oh mamma mia e ora che faccio? E’ stato il mio primo pensiero.

Devo rispondere a 10 domande cosa non facile e cosa ancora più ardua nominare altri 10 blogger, mamma mia ma chi ha il fegato per farlo?

Comunque mi armo di coraggio, accendo il ventilatore, mi preparo una bollente tisana rilassante per predisporre l’animo e seguo le regole.

  1. Usare l’immagine: facile.
  2. Rispondere alle 10 domande: mediamente difficile.
  3. Nominare altri 10 dieci blog e avvisarli ovviamente: difficile a causa della mia riservatezza.
  4. Porre 10 domande a questi blogger: difficilissimo!

Ringrazio lapulcionavagabonda, di certo non me lo aspettavo questo compito in classe dopo 15 ore d’auto e 1300 km e la ripresa traumatica al lavoro, non c’è neppure la mia collega, aiuto !

Dunque procedo con ordine:


Ecco le domande di http://lapulcionavagabonda.wordpress.com/

1^: Quale è la stagione che più tira fuori l’ottimismo che è in te?

Non esistono più le stagioni di una volta! Tuttavia rispondo la primavera, che tenerezza quelle foglioline appena nate e i rami secchi che parevano morti che gemmano.

2^: Meglio un libro o una bella rivista stile novella 2000?

Il maestro e Margherita è sia un bel libro tenebroso che una rivista stile novella 2000 con colpi di scena inaspettati e molto gossip.

3^: Mare, montagna, lago, collina o una bella pianura lussureggiante?

Attualmente una bella pianura senza porte e senza mine su cui saltare per aria.

4^: Beatles o Rolling Stones?

Meglio Gianni Morandi!

C’era un ragazzo
che come me
amava i Beatles e i Rolling Stones

girava il mondo
veniva da gli Stati Uniti d’America

Non era bello
ma accanto a sé
aveva mille donne se
cantava Help, Ticket to Ride,
o Lady Jane, o Yesterday,
cantava viva la Libertà
ma ricevette una lettera
La sua chitarra mi regalò
fu richiamato in America
Stop ! Coi Rolling Stones !
Stop ! Coi Beatles stop !
M’han detto “va nel Viet-nam
E spara ai Viet-cong”
tatatatatatatatata…………

Quante cose in questa canzone leggera…

5^: Se fossi un personaggio dei secoli passati, chi saresti?

Vorrei trovarmi nell’età della pietra per quanto l’idea sia terrificante e vorrei essere la prima donna che inizia ad addomesticare il primo Gatto o meglio vorrei essere la prima donna con la quale il gatto preistorico decide di venire in contatto.

6^:  Se dovessi preferire uno stile teatrale, semplificando fra i vari generi e sotto generi, cosa preferiresti fra Dramma, Farsa, Commedia e Tragedia?

Sono affascinata dai colpi di scena inaspettati, dall’illusionismo, dalla magia.

7^:  Se tornassi indietro nel tempo e avessi la possibilità di cambiare qualcosa nella tua vita come anche di rimediare a ciò che nel poi è diventato un rimorso od un rimpianto, cosa faresti?

Non lo so.

Mi gioco il jolly di una citazione di A. Einstein

Continua a piantare i tuoi semi perchè non saprai mai quali cresceranno, forse lo faranno tutti .

8^: Impulsività o razionalità nutrita di calma ponderata?

Bisognerebbe essere capaci di dosarle nel modo giusto, l’impulsività da sola può essere pericolosa così come la razionalità che spesso ti fa commettere errori perchè si rischia di prendere decisioni ponderate ma senza il fremito dell’emozione.

9^: Vivresti oggi senza il telefonino ed internet?

Spesso ne faccio a meno ma ora sono necessari per gestire il blog anche se credo che la telepatia sia la cosa migliore, mi sto esercitando in questo.

10^: Quanto hai trovato inutili ed idiote le mie domande da 1 a 10?

Mai dare niente per scontato!


Le risposte sono andate abbastanza bene ma sono solo a metà dei compiti per le vacanze!!!

Nominare altri blog?!

Vi prego di perdonarmi 🙂

Beccatevi questi:

https://hybris87.wordpress.com/

https://vocisparse.wordpress.com/

http://mariangelatardito.wordpress.com/

http://max510.com/

https://ilmiokiver.wordpress.com/

http://untrenoallalba.wordpress.com/

http://correzionidirotta.wordpress.com/

https://tuttogermania.wordpress.com/

https://giornilune.wordpress.com/

https://sguardiepercorsi.wordpress.com/


porre 10 nuove originali domande ecco qui la cosa si fa difficile ma terribilmente difficile.

Ma eccole qua:

1) Se foste un albero o pianta o fiore cosa vorreste essere?

2) Cosa vedete nelle nuvole?

3) Come definite l’amicizia?

4) A parte scrivere qual è la vostra ossessione o compulsione?

5) Come nascono le parole dentro di voi?

6) Cosa pensate di dare di voi al Mondo?

7) Cosa vi fa sorridere?

8) Capite il senso delle poesie o non le capite ma vi piacciono ugualmente?

9) Avete un posto in cui trovate sicuro rifugio quando la realtà vi delude?

10) Dove vorreste essere in questo momento?


Ora respirate, respirate… e poi rispondete con calma, prendendovi tutto il tempo che vi serve se volete.

Grazie infinite per la pazienza, eh ci vuole pazienza…

Con stima e rispetto di ogni lettore e blogger

Phlomis68

never one second

I would like to tell you

that you are important to me

I would share your hands in mine

and do not let you go away anymore

I would slip with you

in the quiet blue

upon a full moon’s sea

I wish the Moon put disorder in your hair

as curls of thoughts

I would like you ‘ll stop time to watch the stars side by side

and if you ‘d suddenly darken the universe

I will fall into a void of stars

but never one second would I stop loving you.

nunca um momento

Quero te dizer

que vocè És importante para mim

eu quero segurar a sua mão na minha

e nao deixo que vocè và.

Quero navegar na lua cheia

no mar azul do paz,

eu quero que a lua

poe desordem em seu cabelo

como cachos do pensamento.

Quero que vocé pare o tempo

para olhar, juntos, as estrelas.

E se vocè de repente

và a obscurecer o universo

eu caio em um vazio de estralas

sem parar

nunca um momento

de amar vocé

Zen Drangonfly

A blue Dragonfly

hovers around,

lands on the infinite of a second.

The fast-flowing river:

release your thoughts.

A black Drangonfly closes his golden wings

on a blade of grass, light.

The sweet -flowing River:

a leaf flutters in the vortex

and slips away.

A red Dragonfly dance his illusion of flight

against the blue sky.

The wild-flowing River :

coagulate your tears.

On the edge of the water

Zen Dragonfly lingers quiet:

the perennial -flowing River.

uma libélula zen

bb

Uma libélula azul paira,

fica no infinito

de um segundo.

O rio corre rápido:

libre -se de seus pensamentos.

Uma libelula preta fecha suas asas douradas

sobre uma lâmina de grama,

lieve.

O rio corre soave:

uma fohla pirueta no vórtice

e desliza fora.

Uma libélula vermelha

està dançando sua ilusão de voo

contra o céu azul.

O rio corre selvagem:

suas lágrimas se cougalan.

Na borda da água permanece uma libélula zen:

o rio corre perenemente.

Libellula zen

Una libellula azzurra si libra,

sosta nell’infinito di un secondo.

Il fiume scorre rapido: si liberano i tuoi pensieri.

Una damigella nera socchiude le ali,

dalle pagliuzze dorate,

su un filo d’erba,

leggera.

Il fiume scorre dolce:

una foglia piroetta nel vortice e scivola via.

Una libellula rossa danza

la sua illusione di volo

contro l’azzurro del cielo.

Il fiume scorre impetuoso:

si coagulano le tue lacrime.

Sul filo dell’acqua indugia una libellula zen:

il fiume scorre perenne.

zen

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Attraverso questo blog vogliamo parlare di NOI genitori: genitori di corsa, sempre alle prese col tempo e la gestione di lavoro e famiglia, e genitori che all’improvviso devono rallentare senza capire fino in fondo cosa sta succedendo. I loro bambini infatti sono ammalati o non ci sono più.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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