Può l’amore … ? (da Appunti di giovinezza)

Una serata d’estate in Finlandia e un piccolo amore di Wolfgang ed Eva.

amore

Hanno appuntamento tutti insieme per le nove a casa di Karen , da qui in pochi minuti si va a piedi fino al porto. Janice e Karen sono in testa al gruppo, seguono Martin e Pia, per ultimi Wolfgang e Eva. Essi camminano abbracciati in un unico movimento che sembra una danza, facendo aderire perfettamente i loro fianchi. Sono felici, leggermente euforici per il contatto e l’andatura armonica dei corpi. Avanzano contro il sole e il mare, attraversando un grande parco verde.

Salgono su un battello trasformato in bar ristorante a bere qualcosa, il sole si rifrange in infiniti luccichii sull’acqua, la serata è molto piacevole. Wolfgang e Eva prendono posto vicini, strettissimi, lui ordina una birra, Eva una bibita analcolica.

Al vecchio scalo merci del porto si esibisce una compagnia di teatro di strada.

La scenografia è costituita da un ponteggio per l’edilizia che dovrebbe rappresentare la vita, ad ogni piano vi sono degli attori in abiti normali, a turno ognuno di loro racconta la propria storia con gli occhi rivolti al cielo, ad un cielo privo di un Dio, è un teatro dell’assurdo. Gli attori si arrampicano e scendono dai piani del ponteggio chiedendo pietà per la propria esistenza a un cielo che non può rispondere e al pubblico che ogni tanto applaude. Qualche pagliaccio invita i passanti a partecipare allo spettacolo e a raccontare le loro storie personali.

Un pagliaccio si avvicina ad Eva e a Wolfgang:

“Ecco qui per esempio due innamorati! Venite a raccontare la vostra storia…”

Wolfgang ed Eva sorridono imbarazzati, l’amore li fa brillare e li ha trasformati in bellezza agli occhi del mondo.

Gli attori coinvolgono il pubblico e formano un lungo treno che incomincia a muoversi dapprima lentamente e poi a correre lungo ai binari in disuso incontro al mare e con il sole negli occhi, questo treno umano sembra destinato a non fermarsi. E’ la vita che è come una corsa e ogni individuo è solo insieme ad altre solitudini.

Wolfgang ed Eva assistono alla scena dall’alto di una collinetta, stanno per allontanarsi quando vi lanciano un’ultima occhiata. E allora la vedono: Karen ha preso parte alla rappresentazione e la sua graziosa testa bionda brilla nel sole, Karen corre, sola, verso il mare, felice della sua corsa, libera, consapevole, indipendente, senza sentire il bisogno degli altri. Karen basta a se stessa.

Eva, invece, è innamorata di Wolfgang e crede che camminerebbe insieme a lui fino alla fine di tutti i binari senza sentire la fatica.

Può l’amore dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione o non è che uno sprofondare, un perdersi in un mistero insondabile come in un pozzo troppo profondo?

Cosa è dunque l’amore? Un antidoto alla solitudine, la rottura delle barriere tra due esseri oppure non è altro che un illusorio inganno?

Wolfgang stringe Eva a sé, sorride felice, non ha dubbi, non ha paure, non ha incertezze. E’ innamorato e ciò ora sembra tutto e niente, quel tutto di ciò di cui sentiva il bisogno, quel niente di cui avvertiva la mancanza.

Rientrano a casa, Wolfgang si trattiene ancora un poco, siedono sul divano, la tv accesa, e chiacchierano ancora un poco, poi lui se ne va.

Eva si guarda le mani che poco prima erano unite a quelle di lui, ora sono sole abbandonate come per una mancanza, come se non avessero ragione di essere senza il contatto con quelle di lui. Dal primo giorno del festival ad oggi le loro mani sono sempre state unite, Wolfgang le ha sempre trattenute tra le sue accarezzandole lievemente seguendone le linee sconosciute.

La solitudine delle mani vuote, solitudine uguale a mancanza, privazione, separazione.

per chi volesse continuare a leggere Appunti di giovinezza (parte seconda)

http://wp.me/P5F33D-17

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