due cuori, la pioggia e un settembre. (da Favola per mio nipote)

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in onore di https://mariangelatardito.wordpress.com/  nuvolesparsetraledita,  pubblico questo brano da Favola per mio nipote, un racconto inedito dedicato al mio piccolo immenso amore, mio nipote.

Roverella è una fanciulla-quercia, mentre Verbascum un pirata-roccia. Verbascum scopre di essere innamorato di Roverella in modo tenero e delicato.

fiore del cisto, un fiore stropicciato e delicato

Quel giorno era il 19 settembre, cessato ogni colore, esaurita la lunga ubriacatura dei colori della primavera e della prima metà dell’estate, tutto era secco esausto e in sofferenza per la lunga siccità, le coronille, gli alaterni, i carrubi ,gli ulivi pendevano tristi foglie secche accartocciate, era una pena vederle così, l’erba tanto rigogliosa e forte ora era stesa abbattuta e gialla, sterpaglia secca, gli ulivi avevano abortito le olive.

Dove erano andati i trifogli, le centauree, i gladioli, le acetoselle, gli asfodeli, la veronica rossa, i lamium, il verbascum nigrum, le orchis italiche, le campanule, il convolvolo rosa, gli allium e tutti, tutti con i loro intensi fiori dove erano andati?

Tutto secco sparito solo lo spinoso sparzio villoso buttava ancora nuovi germogli e minacciava di invadere e sopraffare i coltivi.

Da quanto non pioveva! Il temporale suonava la sua sinfonia, un rombo di tuono si perdeva laggiù verso P. e un lampo schioccava sulla vetta di un ulivo vicino, il fiume che aveva il suo corso a pochi metri dal roccione raccoglieva quella pioggia improvvisa e la convogliava alla cascatella più in basso sul mare.

Al riparo dalla roccia Roverella ristette in silenzio: come era bello persino il temporale!

Verbascum pure manteneva il silenzio e piangeva.

Piangeva di malinconia, pensava al naviglio che aveva abbandonato, alla Tsiligua, che forse era stata venduta e aveva mutato nome, ma non aveva rimpianti, oggi era sereno, era un uomo in pace. Sentiva un sottile dolore d’amore per la fanciulla e sapeva che mai avrebbe potuto comunicarglielo ma ora la stessa pioggia li univa e li separava, ma ora la stessa pietra trasmetteva loro calore e assorbiva i battiti dei loro cuori.

Verbascum riaprì gli occhi, la pioggia era cessata, gli odori della terra e dell’erba e il respiro degli alberi erano dilatati e amplificati dalle gocce d’acqua, si mosse dunque d’istinto verso il punto in cui si era riparata la fanciulla ma non la trovò, trovò la sua impronta tra l’erba e accanto notò una piantina di cisto rosa, di cui prima non si era accorto, era minuscola, prese delle pietre e le dispose a cerchio per proteggerla. Perché proprio questa piantina, si sorprese a pensare, ve ne erano tante su quel lato della montagna così ben esposto, a sud ovest, a fine maggio era tutta una macchia di colore rosa brillante. Gli pareva che quei fiori di cisto fossero un poco come lui e un poco come lei ma non sapeva dire come o perché.

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