Volano le mongolfiere…

mongolfiere 2

…leggere leggere

volano colorate mongolfiere

nel labirinto del cuore…

ho acquistato le mongolfiere a Paraty, nello stato di Rio de Janeiro, sono realizzate con zucchette vuote e dipinte a mano, mentre i cesti sono lavorati all’uncinetto, la struttura in ferrol’ho comprata a parte e poi ho assemblato il tutto…

Un fiore di prugno selvatico disse ad una phlomis …

prugnotag blog

Con questo articolo risponderò al tag di Pulciona di https://lapulcionavagabonda.wordpress.com/ e di Martina di https://trentadueperle.wordpress.com/ intorno alla nascita di un blog e alle sue intrinseche ragioni di fiorire.

Tag : Raccontare, brevemente, com’è nato il proprio blog e dare dei consigli a chi si cimenta da poco.

Chi volesse partecipare è benvenuto !

Ringrazio sia Pulciona che Martina ma … non fatelo più…

Un giorno una phlomis chiese ad un fiore di prugno selvatico:

“ma cosa servo io che non sono una rosa, se non sono bella come una rosa, se non sono profumata come una rosa, se non sono rossa come una rosa… io a cosa servo?”

E il prugno disse :

“tutto serve a qualcosa, per lo meno a farlo sentire felice per se stesso”

e ancora la phlomis domandò:

“I fiori di cosa hanno bisogno, infine, per fiorire?

Forse, semplicemente fioriscono.”

E il prugno rispose :

“Del tempo hanno bisogno. Solo del tempo.”

Phlomis aggiunse :

“allora di un tempo di sole di luce, un poco di pioggia e di due occhi che l’ammirano.

E poi anche di terra sassi e sabbia e di una radice forte.

Seneca dice : sboccia il fiore se la radice crede al sole.”

Il prugno non rispose nulla come d’abitudine, il prugno selvatico è di poche, precise , ben ragionate parole…

In seguito il prugno e la phlomis bisticciarono per questioni di fioritura, Phlomis ci rimase molto male… era un poco disperata e voleva andare via ma non riusciva a dimenticare il prugno, così decise di aspettare, era inverno, magari la teoria del prugno poteva essere giusta, era solo una questione di tempo…

Dalla sua finestra Phlomis osservava la phlomis piantata nel giardino la primavera precedente , stentava ma era ancora viva e Phlomis si chiedeva se l’avrebbe vista fiorire.

Nel tempo dell’attesa Phlomis decise di mettere a dimora altri fiori, di curare il giardino,  e coi petali e i piccoli frutti ne fece parole per raccontare viaggi ed emozioni…

e così, all’incirca, nacque questo Blog da un fiore modesto…

Il mio consiglio per chi vuole aprire un blog è : abbiate pazienza, amore e cura e qualche fiore, che sia quello di un prugno selvatico o di una phlomis o di una rosa, arriverà….

E voi cosa ne pensate:  di cosa hanno bisogno i fiori per fiorire?

cuore bambino 1

Per te.
Per te, poeta iperrealista.
Per te, eterno poeta,
e nemmeno sai di esserlo.
Per te che hai il cuore
“Pulito, come appena nevicato”.
Per te che hai il cuore
Che si emoziona come un bambino.
Per te che sai la felicita’ delle piccole cose
O delle stelle lontanissime.
La tua voce lieve e delicata
Mi parla con il profondo silenzio del tuo cuore.

Lui, amore infinito

l’amore è un eterno poeta e la testimonianza che segue è una poesia d’eterno, infinito amore, grazie Antonella 🙂

All’inizio è stata dura. Non capivo e avevo paura. Il sorriso di quelle madri mi confondeva e non somigliava per niente a quella strana piega sulle mie labbra. E il cuore? Nemmeno il cuore funzionava più correttamente: i battiti sordi e incessanti non mantenevano più il ritmo.  Mi sentivo come se stessi vivendo la vita di qualcun altro,  sì perchè quella non era la mia vita, non poteva essere la mia. Cosa c’entravo io con tutto ciò che stava accadendo? Cosa c’entravo io con la disabilità,  con quella diagnosi tragica e inaspettata che metteva in discussione tutta la mia vita? Già, la mia vita…..In quei giorni avevo la sensazione di vivere in stand by e il senso di vuoto mi opprimeva come mi opprimeva incrociare gli sguardi. Quegi sguardi mi ferivano nel profondo, sembrava volessero esprimere pietà per la mia triste sorte di mamma di un bambino disabile. Vedevo in quegli occhi una grande compassione e ognuno…

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Mi inebrio… d’olio

Due ore trascorse al frantoio in un inebriante profumo d’olio.

ecco la varie fasi della molitura :

 

1
olive e coccinelle
2
arrivo al frantoio, le olive vengono pesate e versate nella tramoia
3
olive nella tramoia
4
dalla tramoia le olive attraverso un nastro trasportatore vanno al lavaggio
6
il lavaggio avviene con acqua potabile
8
le olive belle pulite !
9
ora le olive sono pronte ad essere convogliate al frangitore dove vengono sbriciolate fino ad ottenere la pasta d’olive
11
Gramolatura :la pasta di olive viene gramolata in una vasca d’acciaio inox con lame che ruotano, il profumo è intenso.
12
macchina per la gramolatura, la pasta di olive è costituita da acqua di vegetazione, olio di oliva e sansa, dopo un certo tempo avviene la spremitura che elimina attraverso una pompa la sansa, successivamente nella centrifuga o separatore viene eliminata l’acqua.
13
una volta eliminati l’acqua di vegetazione e ogni impurità, ecco il prodotto finale : olio extravergine ! Non resta che assaggiarlo, il profumo è inebriante.
14
stoccaggio in contenitori di acciaio inox 18/10

fusti per lo stoccaggio

16
fusti per la migliore conservazione dell’olio
le coccinelle sono rimaste tra le foglie degli ulivi, grazie piante per la vostra generosità !

 

E con le mani Amica.

aaa

Qualche giorno fa è stato il compleanno d A., la mia migliore amica, che vive a 100 km di distanza da me, e così verso sera le ho telefonato per farle gli auguri per I suoi splendidi 47 anni. A. è una magnifica donna, sensibile e dolcissima.

Al telefono mi ha risposto sua figlia quindicenne, ed io ho provato un tuffo al cuore, la sua voce era uguale identica a quella di sua mamma, la mia amica, alla sua stessa età, quando io l’ho conosciuta, d’un tratto mi è sembrato di essere tornata indietro nel tempo, mi pareva di parlare al telefono con la mia amica di allora, di più di 30 anni prima.

E così mi sono rivista a casa di A., all’età dei 15 anni, nella sua cameretta, dopo lo studio a chiacchierare nella luce fioca della lampada mentre fuori era inverno e la nostra amicizia stava sbocciando: lei, allegra brillante estroversa effervescente e io goffa timida impacciata al punto da non riuscire a spiaccicare parola a volte e di tacere d’un colpo.

Insieme a lei non mi annoiavo mai anche a stare senza far niente, o a fantasticare cose senza senso, o a fumare le prime sigarette che non abbiamo mai saputo fumare, o a inseguire in bicicletta i primi ragazzi che ci piacevano.

Durante il periodo estivo A. si trasferiva in collina, lontano, così l’estate era triste perchè lei era via, mentre l’autunno era bello perchè ricominciava la scuola e io potevo andare a trovarla per studiare insieme.

A. era appassionata di Claudio Baglioni, si commuoveva con Piccolo grande amore mentre io lo trovavo a dir poco melenso, però concordavamo su Lucio Battisti e su De Gregori e la donna cannone ascoltata in quell’atmosfera calda della sua camera aveva davvero qualcosa di speciale,

e con le mani amore
per le mani ti prendero’
e senza dire parole
nel mio cuore ti portero’
e non avro’ paura se non saro’
bella come vuoi tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa
non torneremo piu’
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via

e noi sognavamo un amore così forte e pulito da trasportarci in cielo e farci volare via e intanto le pareti della sua cameretta cedevano e si allargava il cielo nel nostro giovane ingenuo cuore.
Q
ualche volta d’estate trascorrevo qualche giorno presso di lei, giorni spensierati e felici, ridevamo e piangevamo senza un motivo, facevamo tanti sogni, lei che avrebbe voluto avere tanti figli ed io invece che non ne volevo per paura. Oppure dovevamo fissarci negli occhi e resistere senza scoppiare a ridere, tante cose così senza senso che fai con un amica.

A. mi diceva sempre che con me era bello anche rimanere in silenzio perché era un silenzio pieno ricco intenso e che nei miei occhi vedeva tutto ciò che non riuscivo a dire, che vedeva in me una persona sensibile e bella. E poi mi diceva che se un giorno per assurdo, e questo mai sarebbe successo, non avrebbe più saputo cosa dirmi, magari si sarebbe inventata una barzelletta.

La barzelletta non me l’ha ancora raccontata e siamo tuttora amiche anche se viviamo lontane e purtroppo non ci incontriamo spesso.

A. ha avuto una sola figlia che è magnifica quanto lei, mentre io non ho saputo avere alcun figlio.

Se io penso a cosa significa avere un’amica io penso ad A. e la ringrazio di aver saputo capire i miei silenzi e di averli amati.

Cara amica se tu riuscivi vedere nei miei occhi ciò che non dicevo è perché tu eri e sei magnifica.

Dentro di me sei l’amica dei miei 15 anni…

e con le mani amica
per le mani ti prendero’
e senza dire parole
nel mio cuore ti portero


e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via

così amica mia lo sei ora a 47 anni…

Auguri A.

Genova per noi.

( dedicato a intempestivoviandante e a

Riyueren )

Macaia, scimmia di luce e di follia,

foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.

(Genova per noi. Paolo Conte)

.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Ma quella faccia un po’così

quell’espressione un po’così

che abbiamo noi mentre guardiamo Genova…

ed ogni volta l’annusiamo

e circospetti ci muoviamo

un po’randagi ci sentiamo noi. (Paolo Conte)

Le foto sono di Grande Luce, 3 ottobre 2005

(non riproducibili senza autorizzazione)

Ode del videogiocatore di Luca_75

darth-vader
immagine da https://pixabay.com/it/darth-vader-star-wars-880128/

Ringrazio Luca_75 per il dono di questa poesia.

Luca _75  descrive la sua personale visione di viaggio e la sua plurima essenza di viaggiatore al pari di un moderno Salgari.

 http://www.lucabianconi.it/

 

Per deserti inabitati ho viaggiato solitario,
senza meta vagando dai bastioni di Keraath
agli eterni ghiacciai del nord
banchi e muti.

Tra le stelle più lontane ho trovato l’amor ignoto
del triste canto di un sole morente
ma la magia del cosmo regna viva e per una luce che si spegne
mille nuove se ne accendono.

Ho solcato mari azzurri con il cappello da pirata
inseguendo tesori e miti, ricercato dai banditi
e dai reali di sua maestà.
Barba Nera son chiamato e la Perla è la mia nave.

Mostri e Demoni, Maghi Neri sono nemici dei cavalieri
Bianchi capelli ha lo Strigo, e la gente teme il suo nome
ma un cuore nobile egli nasconde e gli ingrati aiuta
Perche di mostri egli è uccisore e in cambio chiede soltanto amore.

Per milioni di anni eppur senza tempo ho vissuto,
i mortali dal mio regno ho osservato
Ci chiamano Dei, ma Dei non siamo
Siamo i primi nati, eterni e immutabili e per questo imperfetti.

Mille vite io ho vissuto, mille luoghi ho visitato,
son stato eroe o carnefice, uomo o donna
son stato buono e anche malvagio
sono un giocatore

albero viola

 

Un ramo secco gettato a riva su di una spiaggia rifiorisce in un albero di cuori di lillà.

Per un’amica.

I too.

cercis 2I too

would like to bloom ,

flourishing as that tree,

directly by the naked and  winter dried branches,

I too

would like to bloom

shamelessly,

flourishing of pure beauty,

so that  I should wear new leaves ‘cause of a sudden reserve,

and immediatly come back to be a humble tamerice or a simple phlomis.

(in the photo : cercis siliquastrum of Villa Rufolo in Ravello)

Vertigo.

vertigine di fiori

Being able to touch the stars with fingers,
and feeling to be  a flower of land, intended to dust,
in the midst of all this
I realize the vertigo of life.
Cercis trees
and climbing wisteria
intertwine,
embrace,
create arches of immense,
I stumble in front of so much beauty,
and I feel the dizziness and intoxication of these flowers,
shamelessly,
obscenely fragrant.

Vertigine.

cercis 2

Arrivare a toccare le stelle con le dita,

eppure sentirsi un fiore di terra

destinato alla polvere,

e in mezzo a tutto questo

avvertire la vertigine di vivere.

Alberi di cercis

e rampicanti di wisteria

si intrecciano,

si abbracciano,

creano archi di immenso,

io  inciampo di fronte a tanta bellezza

e provo la  vertigine e l’ebbrezza di questi fiori,

spudoratamente,

oscenamente profumati.

Vorrei anche io.

 

cercis 2 Vorrei anche io fiorire come questo albero, direttamente dai nudi e secchi rami invernali, spudoratamente fiorire, fiorire di pura bellezza,  per poi ricoprirmi di foglie per improvviso pudore, e tornare ad essere un’umile tamerice o una semplice phlomis.

(cercis siliquastrum della Villa Rufolo a Ravello)

Per sottofondo Paolo Conte. (da Appunti di giovinezza)

La fine di una telefonata, la fine di una storia di non amore, un’ultima lettera e per sottofondo la musica e le parole di Paolo Conte.

“Lo so, se non ci fosse il telefono, se fossimo io e te soli nella stessa stanza, potremmo rimanere a lungo seduti in silenzio, senza bisogno di parlare. Ma il telefono non è fatto per stare zitti. Credo che potremmo dirci molte cose anche senza usare le parole.”

Se fossero vicini.

La sala è in penombra, il sole è appena tramontato.

Silenzio.

Le braccia incrociate, lo sguardo perso in un punto imprecisato della stanza, fino a che la sala non diventi completamente scura, fino a che un gesto non intervenga a rompere il magico equilibrio di due esseri in comunicazione.

Guglielmo sospende il silenzio.

“Ti richiamo domani. Ciao.”

Non sono mai stati vicini quanto in quei pochi istanti.

Nella sua stanza, alla luce della lampada sulla scrivania, un disco che gira, Eva gli scrive una lettera.

“Sentire la tua voce,

il tuo tono ora dolce,

e sentirmi inutile, inerme

fa solo venire voglia di piangere lacrime leggere.

Quante canzoni di Paolo Conte che ora riascolto,

parlano di te e di me,

di noi, di quello che è successo o non è successo

‘recitando un ritorno sulla pista delle allegrie’

Dancing, Parigi, Come mi vuoi, Recitando, Blu notte, Mocambo…

Non solo le parole ma anche la musica

evocano un sapore un profumo un ricordo

Quando in Blue Notte Paolo Conte canta

che vuoto, che grande vuoto

è questo il modo in cui Eva desidera Jonathan

o in Madeleine

tanto io capisco soltanto il tatto delle tue mani

a C. seduti a quel tavolino

e la pioggia leggera di Parigi

un addio senza che me ne rendessi conto

o come in Mocambo

serrande abbassate

tempo sulle insegne delle notti andate (Rimini)

Devo pendarci su ( tu adesso)

ma dipenderà (io non ci capisco niente)

‘quale storia vuoi che io ti racconti?

E ricomincerà come da un rendez-vous

parlando piano tra di noi’

(ora sta piovendo forte e leggero)

‘passa una mano qui sopra ai miei lividi’

e la terribile dancing l’attimo in cui tu mi sei sembrato niente.

E ora i giorni del tuo ritorno, quando non è rimasto più niente.”

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