Passeggiata nel silenzio.

Domenica 29 novembre 2015,

Brisighella,

passeggiata intorno alla rocca veneziana.

Silenzio che ascolta,

silenzio che accoglie,

silenzio che sorride,
silenzio che comprende,

silenzio che ama,

Silenzio nel Silenzio

respiro la tua anima nella mia.

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L’amore si cura con l’amore.

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Sottotitolo : Una pastiglia e … vai!

Mi trovavo in un momento un po’ di molta difficoltà, quando salta la pressione e il coperchio esplode via con forza facendo danni da ogni lato … a ricaduta in seguito a esplosione nucleare mi piovvero addosso  una serie di consigli non richiesti tipo:

” secondo me devi andare dallo psichiatra”, tanto per non dirti che sei schizzata…

” secondo me se ti lasci guidare da uno psichiatra…”, forma leggermente più gentile

“un piccolo aiuto : andare lo psichiatra.”, sì un piccolo aiuto al suo portafoglio, così io sono costretta a lavorare per pagare lui, ovvero un circolo vizioso di depressione…

“secondo me ci devi andare, secondo me basta una pastiglia, la prendi per un qualche tempo, ti sistemi la testa e poi torna tutto a posto…” cioè torni rassegnata a vivere una vita di cui non senti il sapore ma ne avverti un sottile profumo che ti inebria a tal punto da darti le vertigini…

“eh ma è perchè tu ti sei data degli obbiettivi troppo alti, abbassa la tua asticella…” ora mi devo allenare per il salto con l’asta.

“perché non ti butti sul lavoro così dimentichi tutto il resto?”, sì così ti rendo sul lavoro e sto a testa bassa…

“ma perchè perchè non sei felice cosa ti manca, hai tutto.”, il ricatto, il senso di colpa PERCHE’ ? non sei felice ma tu hai tutto!!! Ingrata, egoista, viziata, immatura, sputi sul piatto in cui mangi, la gente muore di fame e tu muori d’amore?

“hai tutto, cosa ti manca?” Che cosa ?

“Vai da questo tal dei tali psichiatri, lui è uno bravo, le pastiglie le calibra lui…”

ah sì che lui le calibra, io pensavo, tanto è vero che questo psichiatra qui beve alcool e poi prende una pastiglia per abbassare il tasso alcolemico nel sangue e superare i controlli stradali, oppure mangia i cibi grassi e poi prende un’altra pastiglia per non assorbirli , e poi dicono che è uno bravo. Bravo bravo…

io non bevo alcool e non mangio grassi e faccio senza pastiglia…

“io lo dico per il tuo bene vai dallo psichiatra una pastiglia e vai…”

oppure questa le batte tutte:

“perché non fai un bambino!!!” come se un bambino fosse un giocattolo o uno scherzo da prendere sul serio…

Mi guardavano tutti con certi occhi stralunati, misti di pietà e compassione, oh la poveretta, le è saltato il cervello, che sguardi truci e trucidi che avevano per me, tu finisci male, tu sei pazza, tu non stai più lì con la testa, tu vuoi amare ?, perché perché tu vuoi amare, che diritto hai di farlo, ma insomma rassegnati…la vita è questa, una rassegnazione, riconoscere i propri limiti, rinunciare ai sogni, accettare il fatto che tu l’asticella non la salterai mai !

E mi sono interrogata perché le persone volessero portarmi dallo psichiatra, mettendo sotto accusa il mio modo di amare. E davano giudizi, consigli, sentenze quando avrei voluto soltanto essere compresa e ascoltata.

Ma da quando in qua l’amore, sentire affetto,  volere darne e volerne ricevere, è oggetto da psichiatri? L’affetto, l’amore, lo sa bene Alda Merini, sono oggetto di poesia e niente altro, fanno parte del mistero dell’esistenza umana e riuscire a provarli è un altro dono, inspiegabile come la vita.

cuore palloncino

L’amore si cura con l’amore.

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d’amore per te.

Alda Merini.

Certo questa è pazzia, delle più gravi… E’ poesia !

Allora, una pastiglia… e vai!

Ma Qualcuno mi ha risposto così:

“Di’ che ci vadano loro, dallo psichiatra”

ed io gli dato retta, era la cosa più sensata che avessi mai ascoltato.

 

(foto da pixabay)

(avvertenza : questo testo non contiene traccia alcuna di polemica o di giudizio negativo nei riguardi della psichiatria, trattasi di libera espressione di pensieri personali)

 

Puro sogno di te.

Al tramonto
nuvole nei miei pensieri
prendono forma e colore
del sogno di te.
Si ammantano di azzurra immensità,
si accendono di speranza
sfumando nell’ora blu dell’infinito,
la luna è un cuore imperfetto,
nel tenero battito di una rosa
risplende il puro sogno di te.

nu 1

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nu 4

nu 10

 

(tramonto di domenica 22 novembre 2015 , nuvole di sud – est)

Primo compleanno.

una notte estiva in una rocca incantata…

gli acrobati giocolieri raccontano una storia, di una valigia, di un incontro, di un fiore, di un addio, di un ritorno e di  un amore.

sono equilibristi su scale e funi e iperboli d’amore, sono buffi clowns con lacrime sudore e sorrisi veri.

il pubblico applaude,  i due acrobati ringraziano.

Lui reca tra le braccia un bimbo addormentato, lei dice :

questa è  per noi è una notte speciale, un anno fa nasceva  il nostro bimbo e oggi è il suo primo compleanno.

Strani tipi …. da cantina.

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Nella mia cantina ho incontrato due tipi strani, ospiti di un lavandino in disuso e delle sue tubature: due giovani esemplari femmine di tritone carnifex.

Sono creature notturne, nel periodo riproduttivo da aprile a giugno vivono in stagni o laghetti, svernano in cavità naturali tra dicembre e febbraio, mentre solitamente si trovano in zone umide, sotto sassi, legna marcescente, muretti, grotte e ora … anche nella mia cantina….

Una notte di luglio a Villa d’Este, Tivoli.

La magia di una notte di luglio a Villa d’Este, a Tivoli,

per sottofondo un concerto con le musiche di Ennio Morricone :

il tramonto,

le fontane,

 i giochi d’acqua e di ombre e di luce,

la notte estiva calda e profumata,

i fiori, le rose, le stelle,

i fantasmi,

 i sogni ,

i desideri,

le attese,

le speranze:

le emozioni nel cuore.

(fotografie di Grande Luce,

non riproducibili )

Angoli senza tempo.

angoli nuovi e  mutevoli

da scoprire a Brisighella,

in una domenica autunnale senza tempo,

mentre la vita prosegue nel suo movimento

e le bandiere paiono meste e stanche.

IO AMO : è la mia casa. (canzone di una Volpe)

volpe 1

Una sera nel mio cortile incontrai una volpe e avvenne tra noi, pressappoco, questo dialogo:

“Ciao Volpe, che ci fai qui?

Tu cerchi una casa accogliente e ariosa, senza inferriate, per le tue parole  e la tua anima. Tutto l’universo non ci sta più nella tua mente. Ascolta cosa dice Etty Hillesum :

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E’ proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole.”

La Volpe rispose:

“Esistono, le parole.

IO AMO.

Eccole.

Notte.
L’universo sta stretto, dentro la mia testa.

Io ho da dire molte cose.
Io vorrei dire alle persone che serve la pace.”

In seguito a questo breve dialogo io scrissi questa canzone:

Canzone per una Volpe.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo,  dice.

Il suo corpo è snello e magro,
sul cuore ha il sigillo dell’ infinito,
gli occhi selvatici e sinceri,
è abituata a sopravvivere in solitudine,

Di notte, in silenzio
osserva le finestre illuminate
delle case a lei estranee,
cercando
un poco di quiete e di calore.

Se provi ad avvicinarla
lei scappa spaventata,
se le lasci un poco di cibo
tornerà , non vista, a prenderlo.

Dorme nel suo rifugio solitario,
lei pensa e sogna in blu,
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
Io amo, dice.

A volte è impaurita
a volte è gioiosa
a volte è stupita
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto

in fuga.

Semplici cose la rendono felice,
una debole candela è sufficiente ad illuminare
i suoi occhi neri nelle notti senza luna.

Lei si perde a guardare
le goccioline d’acqua,
le piccole pietre,
i riflessi della luce
le lacrime di coccinella,
i pensieri buoni che sanno di speranza

Lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto,
dal suo rifugio scruta le stelle,
e immagina che
la sua folta coda blu sia una cometa,
gioca a far l’amore con l’universo,
lei pensa e sogna in blu,

lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo, dice.

I suoi sensi sono fini,
fiuta l’odore della paura,
ma va alla ricerca di gentilezza,
nella lunga notte invernale
si protegge le zampe e le orecchie sensibili
con la folta coda blu.

Lei vorrebbe avere un figlio
a cui donare tutto il mondo,
regolerebbe il battito del proprio cuore

a quello del suo cucciolo.

Lei è così pura e graziosa,
guarda il mondo
con i suoi occhi sorpresi ed elusivi,
sempre alla ricerca di bellezza
e di amore.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
Io AMO, dice.

A volte fugge
quando il mondo
diventa troppo forte e difficile,
ci sono troppe cose complicate
mentre i suoi occhi sono semplici e puliti,
e lei scappa via
e ti osserva curiosa da lontano
senza mai dimenticare le tue mani,
poi lei ritorna,
con la folta coda blu impolverata di stelle,

lei vorrebbe un figlio da coccolare,
lei vorrebbe avere la sua finestra
di tenere sempre illuminata,
perché Lei è soltanto una volpe blu-velluto,

lei ama tutto il mondo
perché ama,
sì, lei ama

e Amore è la sua casa.

Poter Sognare…

io 2Per il weekend scappavamo dalla città, dalle serate tutte uguali a fare niente, a tirare tardi, e ci rifugiavamo nella vecchia casa che  genitori di Tom avevano subito fuori Urbino, l’arrivo alla casa sapeva di magia, forse più di muffa che di magia, ma a 20 anni andava benissimo… era una casa in pietra addossata alla roccia, con un piccolo balcone, al piano terra la cucina e una cantina, al primo due camere da letto, un bagno e un balcone. Ci portavamo i sacchi a pelo, qualche scatoletta di tonno e legumi, un pacco di spaghetti  e pomì da mangiare. Eravamo Tom e sua sorella Elena, a volte il suo ragazzo, io e Marco e altri amici a rotazione. A Urbino Tom aveva una ragazza molto timida che qualche volta si univa a noi, e una cugina tutta strana che viveva con 24 gatti, un po’strani a dire il vero lo eravamo anche noi… passavamo il weekend  a fare niente come facevamo in città normalmente, il sabato sera andavamo in pizzeria, e poi tornavamo alla casa in pietra a parlare fino a notte tardi dei nostri sogni, di quelli che non avremmo mai realizzato tipo diventare medici senza frontiere o scrittori e altri invece più realizzabili, tipo il viaggio in Messico di Tom e Marco o il mio in Finlandia …

Fu in uno di quei soggiorni che Tom mi scattò questa foto su pellicola in bianco e nero, mi trovo nel mio sacco a pelo al momento del risveglio…, storica foto che allegai alle prime e uniche 25 copie del mio primo romanzo…

Nel balconcino facevamo stupide foto, vestivamo dark, io e la sorella di Tom ci cucivamo i vestiti, e ascoltavamo musica dark, Marco provava a suonare la chitarra ma non ha mai imparato, Tom invece amava i film horror e quelli dei Blues Brothers.

Avevamo sogni più grandi di noi destinati a rimanere desideri ma che importa?

L’importante , forse, era poter sognare.

 

Delicato Amore

Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso
non ti ho mai baciata.  (Ivan Graziani)

delicato amore

Delicato Amore,

non conosco il sapore delle tue labbra

perché mai ti ho baciato

….

Delicato Amore,

non conosco la forza della tua stretta

perché mai ti ho abbracciato

….

Delicato Amore

non conosco la trama della tua pelle

perché mai l’ho accarezzata

….

Delicato Amore

non conosco le mie dita sul tuo viso

perché mai l’ho sfiorato

Delicato Amore

….

 ma conosco l’intimità delle tue lacrime

e la forza della tua speranza

 e la trama delle tue parole

e il sogno del tuo sorriso

Delicato Amore

io non so se posso chiamarti

Amore

L’incontro di un fiore ed una stella

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle. Alda Merini

 

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Una data di maggio, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

 A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirat0 da lontano,  invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

 e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città  fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma…  finalmente, ora,  io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo,  l’ansia non passava, dentro di me suonava Ramble on dei Led Zepelin, e nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Ramble On,
And now’s the time, the time is now, to sing my song.

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che  io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda,  il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La  semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria  poesia.

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Perché dentro me io sento l’universo.

Tutto l’universo, c’è, dentro me.

Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla  in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

pianeti

L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni  in alto ad osservare la sala semivuota,  mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato  per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi disse tutto quello che credeva di dirmi, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura…

(foto da pixabay)

A wild Plum’s flower said to a Phlomis

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A wild Plum’s flower said to a Phlomis, (little tale about why and how this blog was born)

One day a phlomis asked a to a wild Plum’s flower:
“What is the meaning of my life, if I am not a rose, if I am not beautiful as a rose, if I don’t smell as a rose, if I have not the colour red of a rose … what is a meaning, the inner sense, of a phlomis ?”
And the flower of Plum answered:
“Everything has a sense or it’s good for something, at least to make it feel happy for itself”
again the phlomis asked:
” But at last, what flowers need to bloom ?
Maybe, they simply flourish. ”
And the Plum replied:
“They need time. Just time. ”
Phlomis added:
” yes time, but also sun light, a little rain and eyes that admire them.
And of course soil, rocks, sand and a strong root.
Seneca says: the flower blooms if the root believes in the sun. ”
The Plum said nothing more, as usual, this wild flower says few, precise, well-reasoned words …
Then one day the Plum and the Phlomis discussed about blossom’s question.

Phlomis felt very bad, she was a little desperate and she thought of going away, but she could not forget the plum, so she decided to wait :  it was winter …. maybe the theory of plum could be right, it was only a matter of time … it would be worth while waiting …
From her window she watched the phlomis planted in the garden last spring, it had grown slowly but it was still alive and Phlomis wondered if she would see it in bloom at last.
In the meanwhile Phlomis decided to plant other flowers, tending the garden, and she changed petals and berries into words to tell soul travels and emotions …
and so this blog was born from a modest flower …

my advice to those who want to start a blog is
have patience, love and care and a few flowers
are coming, they could be a plum’s flower or a phlomis one or a rose…, let them blossom…

what do you think: what flowers need to bloom?

(photo from pixabay)

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