Il gatto Zorro come Pangur Ban.

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Il gatto Zorro … come Pangur Ban…

dall’originale  The scholar and his cat, Pangur Bán, manoscritto di un monaco irlandese del nono secolo a San Gallo, Svizzera, conservato alla Chester Beatty Library , a Dublino

Io e il mio gatto Zorro

lo stesso compito eseguiamo :

Lui a caccia di topi lieto corre intorno

Io a caccia di parole sto seduta

notte e giorno.

E’ molto meglio di ogni onore ricevuto

con libro e penna posso starmene seduta,

rancore verso di me Zorro certo non ha

e del suo semplice mestiere buon uso ne fa.

Un topo smarrendosi finisce spesso

tra i piedi dell’eroico Zorro,

spesso il mio pensiero si tende,

ed un significato nella sua rete prende.

Gli occhi posa lui contro il muro

grande e grosso e scaltro e sicuro;

contro il muro del sapere io metterò

a dura prova quel poco che so.

Il costante allenamento ha fatto

di Zorro un perfetto gatto;

notte e giorno sapienza io apprendo

in luce l’oscurità volgendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mare dismesso

beach

Una notte di fine dicembre,

lontani dalle feste e dalla gente,

andammo al mare,

in uno di quei mari dismessi dall’estate,

le cabine chiuse baraccate,

gli alti cumuli di sabbia a barriera,

consumammo una cena frugale

celebrando un rito inconsapevole,

senza sapere che non l’avremmo mantenuto,

né io, né tu.

Fu uno sposalizio marino,

senza testimoni,

senza nulla,

solo il pane

sabbia,

notte,

e un  mare dismesso.

Declinazione di rose.

 

La rosa in latino è declinata :

rosa rosae rosae rosam rosa rosa…

La rosa in natura conosce tutte le declinazioni dell’amore :

i colori e i profumi e le spine.

Tengo stretta nel cuore una sola fra tutte le rose,

non la possiedo,

non la recido,

ne ascolto il delicato profumo,

come un ricordo,

petalo contro petalo,

rivesto le pareti il mio cuore,

per non separarmene più,

perché non debba sfiorire.

I pensieri di Miriam.

presepe

 

Più del giorno ti stupirà la notte. E’ un grande grembo stracarico di luci. Nelle sere d’estate qualcuna si stacca e viene vicino, fischiando. In mezzo a loro passa una via bianca, un siero di latte, quando lo vedrai vorrai succhiarlo. Pensa che io sono una di quelle luci e intorno a me c’è un ammasso di altre. Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle: di tutte loro, solo io la tua. A guardarle fanno spalancare gli occhi e allargare il respiro”.

Erri de Luca da In nome della madre.

Sono i pensieri di Miriam, una madre di tenerezza e poesia , rivolti al Figlio che nascendo.

Il presepe è di Phlomis68, realizzato con legnetti pietre conchiglie vetro e terracotte.

Anamnesi del fenomeno Palle di Natale.

Insoliti auguri di Natale …

ioinviaggio

Anamnesi del fenomeno Palle di Natale : ovvero tutti i perché di un successo svelato dal suo interno.

christmas-1021357_1280.jpg22 dicembre 2013

Premessa: nel dicembre 2013 lavoravo in un laboratorio fotografico e la novità del natale era la palla di natale in plexiglass trasparente contenente una foto e per tutto il mese di dicembre confezionai un totale di 6000 palle tanto che alla vigilia di natale giunsi ad uno stato tale esaltazione o di adrenalina natalizia da poter concepire questo scritto divertente e di appenderlo alla bacheca del mio posto di lavoro come un mio sincero “dono” di Natale per la fabbrica intera, colleghi e superiori. la prima reazione dei miei lettori per caso fu di sconcerto alla parola anamnesi, sicuramente qualcuno pensò che dovevo essere andata fuori di testa, la seconda reazione fu di stupore, la terza reazione fu di sconvolgimento emotivo, la quarta reazione fu la scoperta di una…

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La questione della museruola.

pecora 1

Antoine de Saint Exupery nel finale del Piccolo Principe racconta questo:

“Ma ecco che accade una cosa straordinaria.
Alla museruola disegnata per il piccolo principe, ho dimenticato di aggiungere la correggia di cuoio!
Non avra’ mai potuto mettere la museruola alla pecora. Allora mi domando:
“Che cosa sara’ successo sul suo pianeta? Forse la pecora ha mangiato il fiore…”
Tal altra mi dico: “Certamente no! Il piccolo principe mette il suo fiore tutte le notti sotto la sua campana di vetro, e sorveglia bene la sua pecora…”

Allora sono felice.
E tutte le stelle ridono dolcemente.
Tal altra ancora mi dico: “Una volta o l’altra si distrae e questo basta!
Ha dimenticato una sera la campana di vetro, oppure la pecora e’ uscita senza far rumore durante la notte…”

Allora i sonagli si cambiano tutti in lacrime!
E’ tutto un grande mistero!”

Vi siete mai chiesti ma alla fine come è andata a finire questa questione in sospeso della museruola tra la pecora e la rosa del piccolo principe, cosa sarà mai accaduto?

In attesa di leggere le vostre risposte, vi racconto questa breve storia.

A fine marzo ero nel mio giardino e stavo potando quei rami degli ulivi che erano stati danneggiati dall’ultima nevicata quando sentii una voce molto lieve e delicata.

“Noo, non si fa, nel mio pianeta taglio mai gli alberi e più che mai la mia rosa, e i miei mai sono molto categorici, perché stai lo facendo ?

Mi accorsi subito che avevo di fronte il piccolo principe, sì proprio lui, ma non avevo tempo per mostrarmi sorpresa o per fare stupide domande e così risposi prontamente :

“La neve ha danneggiato gli ulivi e io devo potarli per restituire loro armonia e forma.”

“Ah, che cosa strana tu vuoi dare armonia alla pianta…” , sorrise dolcemente il Piccolo Principe,” io taglio mai i capelli se non una volta all’anno, li taglio a Novembre, faccio loro seguire le stagioni e poi non mi piace andare dal parrucchiere.”

Restai un poco confusa per l’accostamento rami degli alberi e i suoi capelli, e risposi :

“So che non è una cosa piacevole per gli alberi ma cerco di farlo gentilmente, te lo assicuro…”

“sì , ti prego di farlo molto molto gentilmente…”

Approfittai di quel momento per porgli una domanda a cui pensavo da lungo tempo:

“Già che sei qui…puoi dirmi come è andata a finire tra la pecora e la rosa visto che il tuo amico non sapeva disegnare così bene e ha dimenticato la correggia, la museruola era dunque inservibile?”

Lui piegò leggermente il capo a destra e aggrottò le ciglia, poteva sembrare arrabbiato ma non lo era, era solo un pochino contrariato come a dire ma come ancora con questa storia della museruola, tuttavia disse:

“La pecora non ha mangiato la rosa e non è scappata.
Perché il piccolo principe ama la pecora e la rosa.

Ed è MOLTO importante, questa cosa, delle rose e delle pecore, e i
grandi non capiranno mai davvero. MAI.”

Mi scivolarono le forbici e mi girai per prenderle, quando sollevai gli occhi il piccolo principe se ne era già andato….

E voi che ne pensate?

Linee allineate.

Brilla,

sola nel mezzo alla città che dorme,

una finestra,come una pupilla

aperta.

Giovanni Pascoli

finestre

Cammini nella notte senza stelle,

ti perdi ti incanti nel buio,

i fari delle auto ti abbagliano,

scarti di lato, rapido, come un animale selvatico,

alzi gli occhi alle finestre illuminate

e immagini la vita che vive dentro

e ti senti estraneo al mondo,

poi guardi le linee parallele sull’asfalto

sono in ordine,

perfettamente allineate,

e poi ritorni.

Poi ritorni a casa.

Non guardo molte cose, ogni tanto mi perdo e mi incanto e poi ritorno. Poi ritorno.

finestre parallele
Io sono dentro ad una casa con la finestra illuminata,

e guardo fuori la quieta disordinata vita del mondo,

immagino la vita là fuori,

il segreto della vita che vive,

che muove, che genera vita,

poi guardo il gatto placido sulla sedia

il lucido granito della cucina,

perfettamente pulito,

e sento due linee allineate nel cuore,

spengo e vado a dormire.

Il palloncino.

balloons-

Il palloncino

Tenevi per mano il filo del palloncino della festa,

ne eri fiero e contento,

il vento diede un lieve strappo, attento…

che il filo non ti scappi, un altro alito di vento

il filo si spezzò, distrutto e divelto,

e tu scoppiasti in un pianto dirotto.

Era un giorno di festa,

c’era la giostra con i cavalli e i balocchi,

c’era il mercato con lo zucchero filato e lo scroccadenti,

ma tu tenesti il broncio,

mamma ti ricomprò il palloncino

ma uguale non lo trovasti

e questo non era come quello,

il tuo ordine infranto e alterato,

dal cavallino non volevi più scendere,

i tuoi lunghi calzetti bianchi sui corti pantaloni,

occhi neri, accesi di pianto.

palloncino

Via via il palloncino della mia vita

volò via lontano

in un pianto cristallino,

in un ramo del freddo sole d’ inverno

il palloncino s’impigliò,

io te lo ritrovai

smarrito e scolorito,

sbuffato e mogio

te lo restituii,

ma tu tenesti il broncio,

incrociasti le braccia e dicesti

non so che farne !

io lo guardai:

stupido sciocco palloncino

con il viso di un puffo

di un triste stantio azzurro.

(foto da pixabay)

Nel cuore dell’inverno.

Baci di burro e panna nel cuore dell’inverno.

Ma i baci sono tristi perché finiscono.

E l’inverno dura una stagione troppo lunga.

Vorrei baciarti di nuovo

e accendere eterne primavere.

giostra di notte

Andavamo a piedi per il paese notturno e silenzioso,

le finestre illuminate delle case

si erano già serrate dentro,

nei giardini

le luminarie degli alberi di natale

oscillavano piano,

dondolavano,

ondeggiavano,

nel cuore dell’inverno

ancora qualche traccia di neve.

Nel parco della giostrina chiusa

mi baciasti

mungevi le mie labbra

come a spremere latte

dalle mie piccole acerbe mammelle.

Sai di burro e panna …

mi dicesti…

le tue labbra io non ricordo,

ma erano morbide come neve candida…

Ti perdesti nel bacio di me,

d’improvviso in un soffio

il carillon della giostra

emise un debole gemito…

Passammo via…

andavamo a piedi nel paese

le vetrine mute rispecchiavano

i nostri giovani corpi…

io di te che ricordo?

Burro e panna

e il mio latte acerbo…

La bellezza del bruco.

Affascinanti foto di bruco di sfinge dell’euforbia Hyles euphorbiae che ho avuto il piacere di incontrare…

È un lepidottero ed è  tipico della regione mediterranea. Ogni anno migra verso nord, attraverso le Alpi.

Il bruco si sviluppa durante l’estate e, a volte, fino a ottobre, cibandosi di varie specie di euforbia.

 

Da Una vita immaginaria di David Malouf.

Ho smesso di cercare difetti nella creazione ed ho imparato ad accettarla. C’è in noi qualche potenza che conosce I suoi propri fini. É quella che ci guida vero ciò che alla fine dobbiamo divenire.

Dobbiamo solo concepirne la possibilità e in qualche modo lo spirito lavora in noi per attuarla.

Questo è il vero significato della trasformazione. Questa è la vera metamorfosi. Il nostro io ultimo è contenuto dentro di noi, come le foglie e le gemme lo sono nell’albero. Dobbiamo solo trovarne la scaturigine e lasciarlo andare.

Le accenderai tu le stelle?

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Come tutte le sere io lo stavo aspettando, non ero certa che sarebbe venuto…lo aspettavo come le cose che non si aspettano più, lo aspettavo come il profumo di un fiore in un soffio di vento che arriva all’improvviso o  come il fresco sorriso di un bimbo…

Comunque  io lo aspettavo con la tenerezza di una notte estiva.

Sola nel giardino, gli occhi al cielo, mi sentivo immersa nel liquido amniotico dell’ universo. La pace della notte risuonava nel canto dell’allocco e nel gracidare lontano delle rane.

Il sole era appena tramontato, l’ora blu sfumata in un cielo di stelle e io pensavo a lui nel giardino  estivo e solitario, lo tenevo stretto nei miei pensieri, così vicino a me che vi dialogavo continuamente nella mia mente e mi pareva di udire le sue risposte.

Le lucciole nel prato davano la sensazione che il cielo si fosse capovolto a testa in giù, distesa nella mia amaca fluttuavo in un doppio cielo …

Ecco che quando non lo attendevo più, udii un lieve fruscio, non mi spaventai, poteva essere il gatto Zorro, invece era lui, il Piccolo Principe.

Ogni volta che ritornava dalle sue silenziose assorte assenze io mi sorprendevo e gliene ero grata, vivevo la sua presenza  come un dono.

“Ciao, scusami…”

disse in un sorriso, il capo leggermente inclinato a destra, gli occhi vivaci e indecifrabili, nel suo sguardo vi era un qualcosa che non saprei spiegare. Spesso capitava che nel corso di una conversazione lui mi lasciasse a metà discorso e  che io continuassi a parlare finché non mi accorgevo della sua assenza, ma non ci facevo caso più di tanto, perché lui era così, sempre impegnato e preoccupato a riordinare il mondo, una cosa mica da poco. Ogni volta riprendevamo il filo interrotto del nostro precedente discorso come se non ci fossimo mai separati…

“Immagino che tu abbia avuto da fare ad accendere tutte le stelle e che tuoi 43 tramonti ti abbiano dato non poche preoccupazioni…”

“Sai…in realtà ora le stelle si accendono da sole, ho installato il sensore crepuscolare… e per i tramonti c’è il timer…”

“Ma sei sicuro che tutto funzioni bene? e se timer e sensore  si dovessero rompere, le accenderai tu le stelle?”

“Se si rompono timer e sensore, le accendo io, le stelle e i tramonti. Io ho tanto tempo.”, si mise a guardare in alto, quel mantello blu notte trapuntato di diademi, forse cercava il suo pianeta, il suo sguardo si perdeva nell’infinito, lui era lì in carne ed ossa vicino a me ma lontanissimo con il pensiero.

“Oh sì, accendili tu, risposi, ecco io ora sto più tranquilla…”

Lui era sempre preoccupato e pensieroso che quasi mai io avevo il coraggio di chiedergliene il motivo, lo rispettavo profondamente e non osavo infrangere il suo perfetto e intenso silenzio.

 Si parla anche con i gesti, con gli sguardi, con i movimenti del corpo. Si parla con il Silenzio.”  aveva detto una volta e io il suo silenzio lo conoscevo bene e lo amavo quanto  le sue parole.

D’un tratto mi disse:

“ Sai Phlomis, io ora devo partire per un piccolo viaggio, poi torno. Poi torno.”

Quel ‘ poi torno’ ripetuto due volte doveva servire a rassicurare  me o  forse più se stesso, non vi diedi peso, io pure stavo con il naso all’insù, nell’universo io vi vedevo riflessa la sua immagine.

Eh sì io lo amavo di una tenerezza infinita…

” E se qualche stella scivolasse via e diventasse una stella cadente… oh eccola…, esclamai, ti è  appena scivolata via una stella, Piccolo Principe, esprimi un desiderio ! “

Mi voltai verso di lui ma era già sparito, niente di strano, lui era così…

Il prato e il cielo scintillavano ugualmente di stelle...

Di nuovo era tutto silenzio, il canto dell’allocco risuonava in fondo alla valle, avvertii il lieve tocco della zampina del gatto Zorro che reclamava il suo posticino sull’amaca, allora lo espressi io  un desiderio per il piccolo principe :

” che la tua stella possa portarti tutto ciò che desideri…

e quanto a me… io spero di poterti rivedere presto…”

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(foto da pixabay )

 

io e un piccolo geco :)

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Un pomeriggio di fine primavera, spostando incautamente un masso,  mi accorsi che avevo appena tramortito un piccolo sauro, rovesciai  ora il masso attenta a non procurare altri danni, e raccolsi quel piccolo strano essere traslucido, wow che meraviglia, si trattava di un giovane emidattilo o geco verrucoso.

Più piccolo del geco comune, l’emidattilo conduce una vivace vita notturna cibandosi di insettini, mentre di giorno dorme nascosto in cavità di alberi o di rocce ben esposte al sole, e così io l’avevo disturbato nel suo riposino e per poco non l’avevo ucciso…

Nel palmo della mia mano il gechino giaceva esamine, fingendosi morto, non appena si rese conto di quanto io fossi “inoffensiva”, sollevò il capo per osservarmi meglio. Gli feci alcune foto, verificandone la buona salute, quindi lo rilasciai in un angolo più “sicuro” del giardino.

vedi : http://www.herpetosavona.it/rettili/squamati/sauri/emidattilo-o-geco-verrucoso.html

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