Ci sarà pure ( Josè Saramago)

un altro mare in un altro blu

 

Ci sarà pure un colore per scoprire,

un’unione nascosta di parole,

ci sarà pure una chiave per aprire

la porta di questo muro smisurato.

 

Ci sarà pure un’isola più a sud,

una corda più tesa e risonante,

un altro mare che nuoti in un altro blu,

un’altra estensione di voce che meglio canti.

 

Poesia tardiva che non arrivi

a dire neppure la metà di ciò che sai:

non taci, quando puoi, né rinneghi

questo corpo causale in cui non ti adatti.

 

iotraducoSaramago

 

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5- L’ Ottocento : le idee e invenzioni.

Continua la scoperta dei murales a Saludecio.

(foto di Grande Luce, non riproducibili)

Velocipede di Starley 1877

Fondazione della Crocerossa 1864

la locomotiva Bayard 1839

Come piuma

Tremula ti specchi

nei lati obliqui di te stessa :

tu sei immagine

reale o riflessa,

fiore o essenza,

petalo e sepalo,

-viso imprigionato-

ti fai piuma leggera :

abbandoni il tuo corpo

e le scarpette inutili di bimba,

e voli via

-come piuma-

ma tu – già-

non sei più

 

parole ispirate da Riyueren che ringrazio per la sua profonda delicatezza e sensibilità

Forbidden Blue Color

 

 

blu (Medium)
Blue Moon

dedicated to  Blue Moon, my love cat!

Forbidden blue color

My love wears forbidden color,

blue is the color,

I can’t see other colors,

I know the world is made of colours,

but I can’t see  over the Rainbow,

I feel a heavy worried heart,

my heart is dressed in one color

and I am crazy in love with this color,

it takes my breath away,

it annihilates my thoughts,

it doesn’t make me see the blue of the sky,

the color blue lives inside my heart,

I cry ‘cause I don’t know what to do,

‘cause it is too huge

to feel my heart full  blue,

it is too strong,

overwhelming me,

I pray to have the strength

to transform the oppression

that I feel in my heart

into the love for the universe.

Mother Infinite,

blue is your mantle,

blue is your love

blue is your tenderness

blue is your pain,

you are infinite Mother,

I, mother of nothing,

I have blue in my heart

and I hold it tight

to dye blue  into red color of my love.

(listening to Forbidden Colors, David Sylvian)

 

 

 

 

Memorie dal sottosuolo fotografico.

Il lavoro di uno stampatore di foto è fatto di solitudine  e  di silenzio in un camerino scuro senza luce nè finestre, in una specie di loculo dove prende colore la vita nei fotogrammi scattate dagli altri. Una stampatore vede tutta la vita in tutte le sue fasi scorrere davanti  ai suoi occhi, nascita battesimo comunioni cresime matrimoni, compleanni, lauree, viaggi, vacanze, morte. E lo stampatore restituisce a questi ricordi una seconda vita, una seconda possibilità di esistere, di non sfocare via, di non estinguersi.

Prima della definitiva morte della stampa analogica io ho lavorato con una macchina stampatrice con sviluppatrice incorporata, mi sentivo io stessa un essere in estinzione, o meglio in rottamazione, e durante quegli ultimi anni resisteva ancora un esemplare di fotografo analogico, che chiamerò con nome di finzione Tac.

Di solito la direzione non fa entrare volentieri i fotografi dentro al laboratorio, a meno che si tratti di una visita guidata, perchè ti fanno perdere tempo e guadagnare poco, ma per lui si faceva uno strappo alla regola. A dire il vero la direzione lo sopportava ma l’accordo c’era e andava rispettato.

E così di primo mattino arrivava un distinto signore, molto simpatico, sui 65 anni, esigente e preciso, ma gentile e io facevo del mio meglio per stampargli delle belle stampe.

Dire belle stampe non è propriamente corretto…. in quanto le sue foto erano un poco strane, diciamo, e non si poteva dire che fossero belle nel senso tradizionale del termine.

Tac è un’artista, è  uno specialista nel documentare e denunciare il degrado ambientale, le rovine industriali, le costruzioni che stanno per crollare, i wc e le docce corrosi dal calcare, i chioschi malinconici della piadina romagnola in inverno, le crepe che si aprono sull’asfalto, le rocce che sembrano animali, il castagno di Dino Campana, le vie e le tapparelle della sua città, le fabbriche di scarpe, il senso del nulla nei supermercati , i peschi estirpati con le radici all’insù, e altre cose molto strane.

Possiamo anche sorvolare sui soggetti da lui prescelti che io di arte non ci capisco niente ma si può azzardare a credere che le sue foto siano perfette con magnifici colori, non che siano i colori a fare bella una foto però i colori devono stare al posto giusto.

Ma questo uomo simpatico e gentile non ha per nulla il senso del colore in senso tradizionale, le sue stampe sono anemiche, la predominante è  blu-verde, Tac detesta i cieli azzurri da cartolina, i suoi cieli sono anemici, scoloriti, candeggiati. Guai a fargli un cielo azzurro… lo vedreste inorridire…

E così arrivava con il suo pacchetto di negativi 6×6 tutti in ordine, catalogati e ordinati in un bel raccoglitore nero e si sedeva accanto a me e filtravamo insieme, poi usciva il lavoro dalla sviluppatrice e ci spostavamo sotto la lampada a visionarlo e a correggerlo.

E lì iniziavano i problemi…. i problemi per me, chiaro…

A me o ad un altro filtratore bastavano pochi secondi per decidere se in una copia vi era un giallo o un blu da correggere, mentre il mio simpatico ometto ci doveva ragionare per lunghi minuti, oh che mal di testa mi faceva veniva, lui mi diceva serio che c’era del porpora da togliere, invece la copia era già verde, io cercavo di dirgli ma guarda che va bene così, ma lui niente, lui sentenziava togli il porpora e niente, neppure se mi mettevo in ginocchio lui avrebbe cambiato la sua idea e mai la sua visione del mondo della fotografia.

Oh santa pazienza!

Ok , io capitolavo, facciamo come vuoi tu, e così tornavamo alla macchina e ricominciavamo da capo, lui mi passava I negativi, io inserivo la filtrazione numerica, e facevo la correzione e poi usciva nuovamente il lavoro e poi di nuovo a visionarlo.

Oh sì I lavori precisi, ma moltissimo precisi a Tac piacevano immensamente, a me invece facevano accrescere il mal di testa…

Secondo voi, ora a correzione avvenuta, le copie potevano essere di suo gradimento ?

No, era un disastro, tutto da rifare una terza volta, e poi una quarta… forse alla quinta iniziavamo ad esserci…

Per 10 copie impiegavamo 3 ore di lavoro quando di solito sono sufficienti 5 minuti, 10 ad esagerare!

Lui prendeva le copie in mano le guardava, le ruotava, sospirava, poi le appoggiava sul tavolo, si allontanava di un passo per osservarle meglio….

Ogni tanto io ci provavo e assumendo il tono più convincente possibile, gli dicevo questa copia è perfetta, lui per un istante pareva crederci,  poi scuoteva la testa, si mordeva le labbra sottili, e infine concludeva che no, non andava, che c’era ancora un 1 terzo di punto di colore da togliere… eh no proprio non mi riusciva di convincerlo…

E lui mi rincuorava dicendo iniziamo ad esserci… era la settima volta che ristampavamo la stessa foto!

Finalmente la copia era perfetta di colore ma d’un tratto esclamava no no no questa linea cade male! La dobbiamo assolutamente rifare…

Voi pensate che la linea fosse storta?

La linea era storta perché lui l’aveva fotografato storta e secondo lui io dovevo metterla a posto e mi diceva così così storza ( forma dialettale del verbo torcere) a destra no a sinistra no aspetta ecco, ora è perfetta!

( Anche io sto perdendo la pazienza…)

Non era uno stampare, con lui era una lotta!

Però Tac era gentile e simpatico!

E mi ha dato anche grandi soddisfazioni! Forse le uniche soddisfazioni che ho avuto dal mio umile lavoro.

Prima di tutto perché mi considerava un’amica e poi nei due suoi libri, a cui io collaborai con la stampa dei negativi originali, Tac mi fece l’onore di citare il mio nome come stampatrice e solo tra parentesi aggiunse il nome del laboratorio.

Per me si trattò di una piccola rivincita nei confronti di quel datore di lavoro che mi aveva detto che come persona valevo zero.

Tac mi diceva : Io nelle mie foto metto la mia verità, io mostro la mia verità, la realtà dei miei occhi…quella che io voglio mostrare.

Va bene, io pensavo, ma di queste foto di wc rotti e con il calcare se ne potrebbe anche fare a meno…

Le sue foto erano di denuncia sul degrado ambientale, una visione cinica e disincantata della realtà. Per esempio le foto delle campagne deturpate dall’estirpazione dei peschi improduttivi, quei peschi capovolti con le radici in su e il legno martoriato dalla sega assumevano una valenza drammatica e quegli erpici solitari bene suggerivano bene l’idea della desolazione in una campagna  fin troppo antropizzata e ora semi abbandonata.

Oppure prediligeva i chioschi della piadina, Tac aveva la passione per le linee che dovevano essere diritte e ben centrate come le righe delle tapparelle.

La sua foto più romantica ? Una foglia caduta in una pozzanghera! Io glielo feci notare e lui mi rispose che avevo ragione ma si trattava a uno scatto giovanile…di quando ancora era un giovane pieno di speranze.

Interessanti le sue foto sul territorio rurale e agricolo, degradato e  antropizzato, foto di desolazione e solitudine, di mezzi agricoli abbondonati in un campo come dimenticati…

Fra le mie memorie dal sottosuolo fotografico Tac è di certo un ricordo gentile.

 

Innestati d’amore infinito

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Ascolto  le gocce di pioggia che ad una ad una cadono sul tetto

e i tuoni che rovesciano la montagna dentro al mare

ma che ci importa se la montagna rotolerà nel mare

ma che ci importa se la pioggia distruggerà la valle.

Ascolto i tuoi battiti che regolano l’universo,

ascolto il tuo cuore che come valanga travasa nel mio :

io e te
nel nostro rifugio dal mondo

immersi nella linfa della natura

innestati d’amore infinito

Noi non ci apparteniamo

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Scrivo per pagare un debito con gli amici. Bisogna buttare nella spazzatura le false umiltà: è un dovere mettere in comune le ricchezze interiori. Perché noi non ci apparteniamo. Se uno ha un cerino non può tenerlo per sé, ma deve accenderlo sulla piazza del mondo, dove c’è tanto buio.

(da Ai confini di Dio di  F. A. M. )

(foto da pixabay )

4- L’Ottocento : le idee e le invenzioni.

I murales di Saludecio narrano le idee e le invenzione dell’ Ottocento.

(foto di Grande Luce, non riproducibili)

Il microfono a carbone di Hughes 1877
La pizza margherita con sfondo il Vesuvio: nel giugno 1889  per onorare la  Regina Margherita di Savoia, il cuoco Raffalele Esposito preparò la “Pizza Margherita”, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico , per rappresentare i colori della bandiera italiana.bandiera.
Peter Pan : esempio di pantomina luminosa di Reynaud 1889
L’idea dell’ecologia : ” E’ la somma di tutte le relazioni amicali e antagoniste di un aninale o di una pianta con l’ambiente organico o inorganico, ivi compreso gli altri esseri viventi” Ernst Haecked 1866
e citazione di Darwin ” in Inghilterra l’abbondanza di trifoglio rosso è merito dei gatti e quindi delle donne che li curano “

L’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse.

alba 2

All’alba vivo un fenomeno strano. Il corpo riposato, rilassato sembra liberare lo spirito. Ed allora vivo la vita in trasparenza. Una specie di smaterializzazione. Quando le prime luci colorano il mattino, il mio essere lievita sotto l’influsso di colori. L’anima si fa più leggera. E’ il momento più propizio per rileggere la propria storia nella controluce del nuovo giorno. Ci sono esperienze così forti nella nostra esistenza che per coglierne tutto il significato bisogna riemmergersi in esse a più riprese. Come I pescatori di perle. Qual è stata l’esperienza più forte della mia vita, quella che è servita da interruttore per accendere in me una nuova energia, questa corrente che mi pervade?

La prima perla si chiama Rita. Un essere fragile, tremante, scosso dalla disperazione, assetato di bontà. Tremava come una foglia. Ed aveva solo sedici anni. Minuta, sqonquassata, scampata ad un uragano. Ridotta ad un rottame. Una drogatina con sei tentati suicidi alle spalle. I cocci di questa creatura avevano il potere di travolgermi, di rivelarmi quello che né nei libri, né università mi avevano rivelato. Il Cristo non è né di gesso, né di legno, né di carta. Entra nella tua vita quanto meno te lo aspetti. E diventa esigente. Vuole tutto da te. Ti chiede l’impossibile. Che tenerezza le sue lacrime, le ribellioni, le bizze per l’astinenza! Quel parlare sconclusionato, la psicologia a pezzi. Una personalità tutta scollata. Notti insonni. Pazienza senza fine. Si disperava perchè tutti esigevano da lei che fosse un’altra, che smettesse di fare questa o quella pazzia: ubriacarsi, smaniare per la droga, una sigaretta dietro l’altra. Non voleva condizioni né ricatti. Non sopportava nulla perchè aveva sopportato tutto. Solo il fiele dell’abbandono e del diprezzo. Mi metteva alla prova. Voleva vedere fino a che punto resistevo alle sue stravaganze. Una creatura spaventata dalla vita. Parlava, buttava fuori tutto il male che aveva ricevuto. Senza padre, né madre. Due tentati suicidi sotto ai miei occhi. Per vedere l’effetto che faceva su di me. Per capire se la consideravo importante.

Una volta ha buttato giù una ventina di Valium. Fingevo che quel gesto non mi riguardasse. Poi, con un colpo inprovviso, le ho buttato via il mucchietto di pillole. Le ha raccolta ad una ad una. L’ho lasciata fare. Fino in fondo. Con il cuore in gola. Inebetiti tutti e due. Io volevo vedere fino a che punto arrivava lei e lei fino a che punto arrivavo io. Raccoglieva ed inghiottiva. La vedevo inghiottire la morte. Eppure volevo vedere fin dove arrivava. Poi fuggì in mezzo ai campi ed io cominciai a disperare.

In Rita ho scoperto che tutte le vittime del mondo preferirebbero morire piuttosto che vivere senza amore.

Un ‘infinita sete di amore.

E tu ti trovi ad un bivio: la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.

Da Canto l’ Uomo.

Fausto A. Marinetti

 

3- L’Ottocento : le idee e le invenzioni.

Prosegue  il viaggio tra i murales a Saludecio, che hanno per tema le invenzioni e le idee dell’Ottocento

(foto di Grande Luce, non riproducibili )

Il grammofono di Berliner 1887
L’apriscatole a forma di bue di Yates 1855 :
“Tanti i mezzi per entrare nella realtà esteriore e scoprire verità celate” (Marisa Russo)
Il dado da brodo di carne di Kemmerich 1859 : “per molte culture è rito propiziatorio ingerire brodo di carne con aggiunta di artemisia” (Marisa Russo)

La tenerezza delle lampade accese

lampadeIn fondo il Piccolo Principe si era sempre preso cura di sé e del suo pianeta senza problema alcuno e ora addormentato tra le braccia del pilota non si accorgeva che qualcuno si stava prendendo cura di lui come un fragile tesoro, una vita è sempre un fragile commovente tesoro, un miracolo di cellule e di anima. Come era tenero e un dolce fardello da portare alla luce della luna, come era naturale amarlo e volerlo proteggere, volere prendersene cura così , senza che lui quasi se ne accorgesse, di notte, alla luce della luna, mentre inconsapevole dormiva, come era dolce amarlo e pensarlo…

Un colpo di vento potrebbe spegnere le lampade … e con esse le speranze e la luce nei suoi limpidi occhi.

Occorre prendersi cura delle lampade affinché non si spengano, con tenera delicatezza e leggerezza, senza farsi scoprire, almeno fin al momento in cui il Piccolo Principe si sveglierà…Phlomis

“Sì, dissi al Piccolo Principe, che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”

“Sono contento, disse il Piccolo Principe, che tu sia d’accordo con la mia volpe”

Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro. Mi sembrava pure che non ci fosse niente di più fragile sulla terra. Guardavo alla luce della Luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo:

“ Questo che io vedo non è che la scorza. Il più importante è invisibile…”

e siccome le sue labbra semiaperte abbozzavano un mezzo sorriso mi dissi ancora:

“ ecco ciò che mi commuove di più in questo piccolo principe addormentato: è la sua fedeltà a un fiore, è l’immagine di una rosa che risplende in lui come la fiamma di una lampada anche quando dorme…”

e lo pensavo ancora più fragile. Bisogna ben proteggere le lampade: un colpo di vento le può spegnere…

Antoine de Saint-Exupery

Tenera rosa tenera stella

rosa e stella 6
rosa e stella, (particolare di disegno di  A. Saint- Exupery )

 

 

Tenera rosa tenera stella

io non sento che il battito

del tuo cuore dentro al mio

lo tengo stretto stretto

come bimbo da allattare

come sogno da coltivare

farò sbocciare questa rosa

farò brillare questa stella

tenero germoglio

tenero amore

tenera rosa

tenera stella

io mi prenderò cura di te

(una molto semplice e stupida poesia, Phlomis)

Don’t give up on me-Non rinunciare a me

Questa canzone è stata scritta da Victoria Boland e da sua madre Viga Boland, per il Canadian National Autism Association, è  cantata da Victoria Boland.

Ecco il testo con la traduzione :

Don’t give up on me – Non rinunciare a me

primo verso :

It’s so hard for me to say “I love you”
The words just don’t come out the way they should
And I know you don’t believe me, when I’m being so bad
That I’m trying so hard to be good

E ‘così difficile per me dire “ti amo”
Le parole semplicemente non escono come dovrebbero
E so che non mi credi, quando mi sento così male nel provarci,
così diffcile essere buono

pre-coro :

And at those times when you reach for me
And I push you away
Deep inside I just want you to stay, ‘cause…

E quelle volte che tu ti avvicini a me
E io ti respingo via
Nel mio profondo io desidero soltanto che tu rimanga, perché…

coro :

You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.

Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

secondo verso :

I wish I could say how much I need you
I want to show how much I love your smiling face
But something deep inside keeps holding me back
And I’m lost in my own little space

Vorrei poter dire quanto ho bisogno di te
Vorrei mostrarti quanto amo il tuo viso che sorride
Ma qualcosa nel profondo mi trattiene e mi frena
E sono perso nel mio proprio piccolo spazio

pre-Coro:

Forgive me if I’m screaming…I’m desperate to show you
Who I really am, I just wanna know you….’cause

Perdonami se sto gridando … sono disperato di mostrarti
Chi sono veramente, voglio solo sapere …. perché

coro :
You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.
Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

 

Io non rinuncio a te

I don’t know if I may call you Love.

 

Agnese sweet Agnese,

color of chocolate,

now that I think

I’ve never kissed you. (Ivan Graziani)

 

 Kind  Love,

I don’t know the taste of your lips

‘cause I’ve never kissed you

….

Kind Love,

I don’ t know the strength of your hug

‘cause I’ve never held you

….

Kind Love,

I don’t know the texture of your skin

‘cause  I’ ve never caressed you

….

Kind Love,

I do not know my fingers on your face

‘cause I’ve never  touched you

Kind Love,

….

but I know the depth of your tears

and the strength of your hope

and the plot of your words

and the dream of your smile

Kind Love,

I don’t know

if I may call you

Love

Anestesia generale : Carnival !

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foto da Pixabay di KRiemer

Anestesia generale ovvero il Carnevale in Brasile.

Fortaleza 6 marzo 1984

Per quattro giorni tutto chiuso, tutto bloccato.

Il Brasile vive il suo Carnevale.

Quattro giorno di follia, intitolano I giornali. Anche per I poveri. Specialmente per I poveri, perché I ricchi hanno mille altre distrazioni.

Ho tentato di capire, ma ci ho rinunciato. Qui il Carnevale non è un concetto ma una realtà che va oltre ogni logica, ogni visione razionale. Televisione radio giornali tutto è in funzione del Carnevale. Siccità. Flagelli, debiti con l’estero, elezioni, ecc, tutto rimane nel cassetto. Quello che conta è ballare, saltare, lasciare libero corso alla fantasia, sognare tutti insieme con l’aiuto della musica, della birra, della casciassa.

Nelle grandi città il Carnevale è commercializzato in funzione del turismo e del consumismo. La cosa più genuina non sono le sfilate dei carri allegorici e delle scuole di samba in competizione, ma I gruppi spontanei che scendono in strada vestiti di stracci per dire con tutto il loro corpo che esistono anche loro. Anche loro hanno il diritto di sfilare sotto gli occhi della storia.

Qui, nella capitale del più grande flagello che esista (28 milioni di nordestini sono colpiti dalla siccità), è impossibile spiegare la profusione di luci, di suoni, lo sfoggio dei costumi. Neppure l’opposizione si lamenta. E che? Vorreste togliere ai miseri anche questo piccolo analgesico?

Mi sono immerso nel cuore, nelle viscere del popolo danzante. Travolgente! Fiumi di birra. Musica assordante. Una sagra popolare. Uomini donne bambini anziani ci sono tutti all’appuntamento, alla festa del popolo. Qualcosa di ancestrale. Forse una religiosità naturale, sotterranea, che unisce tutti. Erano questi gli unici giorni in cui gli uomini si sentivano uomini? E’ bello vedere tanta gente riunita. Tutti legati dallo straordinario potere della danza!

Molti poveretti risparmiano tutto l’anno per comprarsi il vestito di Carnevale. Un miraggio in mezzo a 361 giorni di deserto? Oppure un sorso di speranza?

Da L’olocausto degli empobrecidos di F. A. M.

Bisogna cercare con il cuore.

Vorrei riuscire a vedere tutti i giorni con gli occhi limpidi del cuore e ritrovare un pozzo con una carrucola e un secchio e una corda nel deserto più arido e solitario.
E vorrei che anche tu lo facessi insieme a me.
Stasera sono grata a questa semplice e vera acqua di pozzo.

Phlomis

Il pozzo che noi avevamo raggiunto non assomigliava ai pozzi sahariani.

I pozzi sahariani sono dei semplici buchi scavati nella sabbia. Questo assomigliava ad un pozzo di villaggio. Ma non c’era alcun villaggio intorno, e mi sembrava di sognare.

E’ strano, dissi al Piccolo Principe, è tutto pronto: la carrucola il secchio e la corda…”

Rise, toccò la corda, mise in moto la carrucola. E la carrucola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo.

“Senti , disse il Piccolo Principe, noi svegliamo questo pozzo e lui canta…”

Non volevo che facesse uno sforzo.

Lasciami fare, gli dissi, è troppo pesante per te.”

Lentamente issai il secchio fino all’orlo del pozzo. Lo misi bene in equilibrio. Nelle mie orecchie perdurava il canto della carrucola e nell’acqua che tremava ancora, vedevo tremare il sole.

Ho sete di quest’acqua, disse il Piccolo Principe, dammi da bere…”

E capii quello che aveva cercato! Sollevai il secchio fino alle sue labbra. Bevette con gli occhi chiusi. Era dolce come una festa. Quest’acqua era ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono…

Da te gli uomini coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano…”

Non lo trovano”, risposi.

E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua…”

“Certo”, risposi

E il Piccolo Principe soggiunse:

Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore.”

Avevo bevuto. Respiravo bene. La sabbia, al levar del sole, era color del miele.

Antoine De Saint-Exupery, Il Piccolo Principe

Non incontrarlo mai

Il senso del mistero e dell’ignoto ci attrae  come gli occhi di un piccolo o grande felino…. aprendo un sentiero nella giungla inesplorata…

“ma il suo sguardo è una veranda,zorro (Small)

tempo al tempo e lo vedrai,

che si addentra nella giungla,

no, non incontrarlo mai… ”

Paolo Conte

Un amico si riconosce (Vinìcius De Moraes)

L’Amicizia e’ un dono. Un amico non si ammaestra, un amico si riconosce e si ama con il cuore. Phlomis

Amici…

Ho amici che non sanno quanto siano miei amici.

Non percepiscono tutto l’amore che sento per loro né quanto siano necessari per me.

L’amicizia è un sentimento più nobile dell’amore. L’amicizia fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l’amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.

Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!

Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza…

Alcuni di loro non li cerco, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li amo. Essi non mi crederebbero.

Molti di loro, leggendo adesso questa storia, non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso per me sapere e sentire di amarli,  anche se non lo dichiaro e non li cerco.

E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima idea di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché essi anno parte del mondo che ho faticosamente costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.

Se uno di loro morisse io diventerei storto.

Se tutti morissero io crollerei.

E’ per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita.

E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo.

A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere…

Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, mentre vivo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano di esserlo o forse non sapranno mai di essere miei amici.

Un amico non si fa, si riconosce.

(Vinìcius De Moraes)

2- L’Ottocento : le idee e le invenzioni.

Saludecio vi aspetta con questi e tanti altri meravigliosi murales, un interessante viaggio tra le invenzioni e le idee dell’Ottocento.

un originale museo a cielo aperto per le vie del borgo di Saludecio, si tratta di opere pittoriche dipinte quasi ogni estate in occasione dell’ 800 Festival sui muri delle case (circa 50 opere) dagli artisti di “Genius Loci – Ar.Per.C.” (Associazione Culturale Artistica Ambientalista di Castellabate-Salerno).

(foto di Grande Luce, non riproducibili )

soluzione:

sedia a dondolo di Thonet 1860

macchina da cucire di Thimonnier 1830

macchina da scrivere di Sholes 1867

radio di Marconi 1895

Un ronzio, appena ( Josè Saramago)

Un ronzio, appena.
Cade la mosca nella tela. Le zampe fini
Che il ragno ha contratto si stendono,
E nei palpi golosi, tra i fili,
Il ronzio si attenua, si ferma, tace.
Quel che era vivo, e’ morto. Abbandonato
Al dondolio del vento, il corpo secco
Batte il conto del tempo che mi arrotola
Nel bozzolo soffocato di stelle.

iotraducoSaramago

Frutti sull’albero della mia piccola vita.

Lasciamo al tempo far maturare le nespole.

A qualsiasi costo, anche a costo di non mangiarle mai, di non assaggiarle mai

Ma intanto devo dire quello che vivo, quello che mi fa vivere, altrimenti sono già morto.

Riguardo al mio scrivere, devi capire che io non riesco a scrivere per scrivere, per il gusto di produrre intuizioni, creare fantasie, elaborare pensieri raffinati.

Quanto scrivo è il risultato di un’esperienza viva; quindi diciamo così si tratta di fiori che sbocciano dal vissuto, oppure di frutti che vengono a maturare spontaneamente a maturare sull’albero della mia piccola vita.

Un tempo io ricercavo la parola, adesso è tutto diverso:

è come se la parola cercasse me!

Se non riesco a scrivere, ad esternare quello che vivo dentro, il mio paesaggio interiore, a mettere in comune con qualcuno quello che vivo mi sembra di essere una macchina allo stop, oppure di avere messo l’anima in parcheggio, o i sogni al ricovero. Quindi hai pienamente ragione: scrivere è un modo d’amare, scrivo perché non riesco a non amare.

Sono nato per questo e per che altro?

da lettere di uno zio per una nipote

1- L’Ottocento : le idee e le invenzioni.

 

 

 

I muri di Saludecio raccontano le invenzioni e le idee dell’Ottocento,  che ancora oggi fanno parte della nostra quotidianità.

Divertitevi a riconoscerle.

(foto di Grande Luce, non riproducibili)

per saperne di più :

http://www.riviera.rimini.it/situr/scopri-il-territorio/localita/Saludecio

http://www.inmagazine.it/2015/05/saludecio-a-spasso-nel-tempo-sui-muri/

http://www.paesidipinti.it/s_saludecio.asp?LK=3

 

Soluzione:

Penna stilografica di L.E. Waterman 1884 con poesie di Leopardi ( artista Marisa Russo)

Jeans Levi’s 1853 ( artista Tiziana Esposito 2001)

Carta igienica di Joseph Gaytti 1857 insieme a Rigoletto di Verdi 1851

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