Anestesia generale : Carnival !

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foto da Pixabay di KRiemer

Anestesia generale ovvero il Carnevale in Brasile.

Fortaleza 6 marzo 1984

Per quattro giorni tutto chiuso, tutto bloccato.

Il Brasile vive il suo Carnevale.

Quattro giorno di follia, intitolano I giornali. Anche per I poveri. Specialmente per I poveri, perché I ricchi hanno mille altre distrazioni.

Ho tentato di capire, ma ci ho rinunciato. Qui il Carnevale non è un concetto ma una realtà che va oltre ogni logica, ogni visione razionale. Televisione radio giornali tutto è in funzione del Carnevale. Siccità. Flagelli, debiti con l’estero, elezioni, ecc, tutto rimane nel cassetto. Quello che conta è ballare, saltare, lasciare libero corso alla fantasia, sognare tutti insieme con l’aiuto della musica, della birra, della casciassa.

Nelle grandi città il Carnevale è commercializzato in funzione del turismo e del consumismo. La cosa più genuina non sono le sfilate dei carri allegorici e delle scuole di samba in competizione, ma I gruppi spontanei che scendono in strada vestiti di stracci per dire con tutto il loro corpo che esistono anche loro. Anche loro hanno il diritto di sfilare sotto gli occhi della storia.

Qui, nella capitale del più grande flagello che esista (28 milioni di nordestini sono colpiti dalla siccità), è impossibile spiegare la profusione di luci, di suoni, lo sfoggio dei costumi. Neppure l’opposizione si lamenta. E che? Vorreste togliere ai miseri anche questo piccolo analgesico?

Mi sono immerso nel cuore, nelle viscere del popolo danzante. Travolgente! Fiumi di birra. Musica assordante. Una sagra popolare. Uomini donne bambini anziani ci sono tutti all’appuntamento, alla festa del popolo. Qualcosa di ancestrale. Forse una religiosità naturale, sotterranea, che unisce tutti. Erano questi gli unici giorni in cui gli uomini si sentivano uomini? E’ bello vedere tanta gente riunita. Tutti legati dallo straordinario potere della danza!

Molti poveretti risparmiano tutto l’anno per comprarsi il vestito di Carnevale. Un miraggio in mezzo a 361 giorni di deserto? Oppure un sorso di speranza?

Da L’olocausto degli empobrecidos di F. A. M.

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8 pensieri riguardo “Anestesia generale : Carnival !

  1. C’è che non si vive di sola necessità, altrimenti si muore. Vale indipendentemente dal reddito, ma se sei davvero povero hai bisogno di un sogno e una speranza come del pane che sudi ogni giorno. O almeno di un momento d’oblio. Chiamalo carnevale o calcio o lotteria o come preferisci.

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    1. E’ così. Il carnevale in Brasile è sogno pazzia alcool oblio…
      a volte però il sogno diventa reale, ad esempio io so di scuole gratuite per bambini di strada a cui si insegna la capoeira, un qualcosa di concreto che restituisce attraverso la disciplina di questa danza- lotta una dignità al vivere.

      Liked by 1 persona

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