Quando qualcuno ti prende per mano…

 

gecko-800887_1280Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’altro.

Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno ti prende per mano.

Fausto A. Marinetti

(da lettere di uno zio per una nipote)

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Che contrasto…

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Imperatriz, Maranhao, Brasil, 21-4-1992

Che contrasto tra la bellezza sfolgorante del creato e il disordine ad opera dell’uomo! Lo notavo all’alba mentre tutto si colorava di un rosa travolgente che si rovesciava senza misura sui tetti, sulle campagne, scendendo lungo le dodici palme dei babaçu. La tenerezza del cielo prendeva corpo in quel colore rosa che inteneriva l’universo e la storia. Dio, la terra degli scomunicati dalla vita è assetata della tua tenerezza. Poi la festa dei colori. E gli uccelli ad esaltarla in coro. La preghiera scorre dentro spontanea, come il ruscello là, dietro ai cespugli. I banani con immense pale verdi a tessere storie di clorofilla, approvvigionamento d’acqua e di calore per produrre il frutto. La spirale della vita riprende la sua marcia… Per saldare tutto insieme :note ed elettroni, colori ed onde, stelle e fiori, uomini e popoli.

(da Ai confini di Dio) Fausto A. Marinetti

(foto da pixabay)

Passeggiata di Pasqua a …

… Brisighella intorno alla rocca Manfrediana, che sorge su uno dei tre colli gessosi che dominano il borgo, una delle mie passeggiate preferite dove il cuore e il tempo si incantano…

 

Ma il cuore è barbaro

cuore barbaro

“Puoi vestirti più che chic
e rimbalzare come un clown, ma
il cuore è barbaro, barbaro, barbaro.

Ti capisce come sei,
lui ti conosce come sei
non basta un attimo, attimo, attimo,
ma anni, anni, anni……”

Paolo Conte

Il cuore è un barbaro, non puoi nasconderti al tuo cuore, e capisce cose che tu ci metti anni a comprendere…

La macchina per le bolle di sapone

Leggendo questo post di Clipax

http://mentitude.com/2016/03/22/le-bolle-di-sapone/

mi sono chiesta da dove venissero le bolle di sapone e allora mi sono ricordata….

Embu das Artes è una coloratissima cittadina brasiliana, piena di negozi di artigianato artistico, souvenirs e minerali, è una visita rilassante a meno di un’ora dalla caotica San Paolo. E’ piacevole passeggiare per le sue tranquille vie  curiosando nel mercatino e nei numerosi e svariati negozietti.
D’un tratto delle bolle di sapone leggere nell’aria…
Da dove provengono?
Sollevando lo sguardo verso il cielo, su un tetto si scopre una macchinetta spara bolle di sapone ! Non ne avevo mai vista una né ne sospettavo l’esistenza!

Ecco da dove venivano le bolle di sapone di Clipax 🙂

 

 

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Dalla finestra di casa mia

duck-485891_1280Tema : Dalla finestra di casa mia (da Milano, altri tempi)

Un altro post dal passato dei miei 10 anni, inizio della quinta elementare, qui racconto cosa vedo dalla finestra di casa mia, io non so se ora, a distanza di 38 anni, si vedono le stesse cose, io non abito più in quell’appartamento e non vivo più a Milano, e non so neppure se ciò che io vedevo con i miei occhi di bambina abituata a trascorrere molto tempo da sola in casa e che qualche volta andava a girare in bici alla Montagnetta o ai giardinetti di fronte a Via Pogatschnig, corrispondeva a quello che vedevano gli adulti (i miei genitori).

Questa che segue era la mia visuale ridotta di bambina, tutto il resto era fantasia o già poesia…

Dedico questo post a Guido S. sperando che lui possa continuare ed arricchire questa mia scarna descrizione.

Milano, 3 novembre 1978        Classe 5/A

Tema : Dalla finestra di casa mia (da Milano, altri tempi)

svolgimento

Quando mi sveglio, ogni giorno guardo fuori dalla mia finestra al quinto piano in via Luciano 10/5 ed annuncio a mia mamma e a mio fratello (mio papà è già uscito per andare al lavoro) se c’è il bel tempo oppure no.

Anche di pomeriggio mi capita di osservare il panorama, ed una volta mi è successo di vedere un dirigibile, io e mio fratello (che ha cinque anni meno di me) lo abbiamo osservato bene : non credevamo ai nostri occhi…

Comunque dalla finestra di casa mia vedo anche tre galline spennacchiate, se sapessero la sorte che le attende….!

Sotto casa c’è l’autorimessa degli autobus e lì vicino delle vecchie case ancora abitate.

Poi, allungando l’occhio, vedo un tratto di via Barnaba Oriani, astronomo, la strada è interrotta per lavori in corso, penso a causa di nuove tubature fognarie.

Attraversata questa stretta via, vedo due case abbastanza moderne dove alla sera sui tetti vedo i fantasmi: mio fratello si spaventa quando io dico che ci sono i fantasmi…!

In lontananza scorgo un gruppetto di alberi, l’autostrada ed una chiesa costruita secoli fa :la certosa di Garegnano.

In cima c’è il campanile con l’orologio che spesso in famiglia consultiamo.

Guardando dal lato opposto vedo un po’ di città, ciminiere e tetti di fabbriche.

Mi ricordo quando era carnevale, il 7 febbraio 78, ore 8 circa, guardavo come al solito dalla finestra della cucina: un’anatra appollaiata su un tetto di una ditta, la J. Un’anatra ! Quel giorno io e mio fratello combinammo e pensammo di tutto solo per quell’anatra vista dalla finestra!

Quante cose vedo dalla finestra, che posso con la fantasia trasportare lontano, tutte cose meravigliose ma vere, questa mia finestra è magica!

L’ombelico…

 

… di una pietra

ombelico

dal vocabolario ombelico (dal latino umbilicus, der. di umboonis «umbone» )

1. In anatomia, la cicatrice che residua dopo la caduta del cordone ombelicale, rappresenta una caratteristica morfologica dell’uomo, essendo poco apprezzabile negli animali.

2. Nell’embriologia dei vertebrati, l’inserzione del peduncolo del sacco vitellino nel mezzo della superficie ventrale dell’embrione, dopo che si è formata la parete ventrale del corpo.

3. Nei gasteropodi, piccola depressione conica che si trova alla base della conchiglia spiralata.

4. Nelle penne degli uccelli, ombelico superiore, il foro situato fra la rachide e il calamo; ombelico inferiore, l’apertura della parte profonda del calamo.

5. In botanica, ombelico del seme.

6. Ombelico di Venere: nome comune delle piante crassulacee del genere Umbilicus, che vivono in luoghi ombrosi e umidi su rupi o vecchi muri.

7. Il punto medio, la zona centrale di qualche cosa, il punto centrale di un’entità geografica oppure luogo o zona in cui determinate attività (economiche, politiche, culturali) sono particolarmente fiorenti, e da cui si diffondono correnti di pensiero, movimenti religiosi, politici, economici, culturali…

8. Presso gli antichi Romani, la bacchetta cilindrica di legno, d’osso o d’avorio intorno a cui si avvolgeva il rotolo di papiro o di pergamena.

9. In matematica, ombelico (o punto circolare) di una superficie, particolare punto ellittico nel quale la curvatura delle sezioni normali è costante (per es., un qualunque punto di una superficie sferica).

E l’ombelico di una pietra?

 

Non ancora estate

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domenica 20 marzo 2016

Domenica di primavera , non ancora estate, nel parco del Monte San Bartolo, le mareggiate invernali hanno ridisegnato i contorni della spiaggia ampliandola rispetto all’ultima stagione balneare, si trovano ciottoli e sassi dalle forme insolite e tronchi e rami approdati da chissà quali terre creano una naturale scenografia.

 

Cuore Alieno

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Cuore Alieno

un celeste fiore alieno

ha preso radici nel mio cuore

mi fa piangere

mi fa desiderare

mi fa dannare

mi fa amare,

un celeste fiore alieno,

sogno irraggiungibile  e

magico, onirica e

nottilucente emozione,

accordo i tasti del mio scordato pianoforte

per arrivare fino a te,

per toccare le tue corde del tuo cuore,

alieno cuore,

sei un fiore che i miei sensi non hanno mai sfiorato,

sei un colore sconosciuto,

sei una nota che il mio piano non sa suonare,

e spezzo le mie dita sui tasti per raggiungerti

e spezzo le mie unghie nella terra per strappare le tue radici

ma poi trovo il tuo cuore alieno

e lo amo

 

Little Love Letter

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Sento saudade di tutto ciò che ha segnato la mia vita

Quando vedo ritratti, quando sento profumi,

quando ascolto una voce, quando mi ricordo del passato,

sento saudade… Clarice Linspector

La lettera che segue io l’ho ricevuta a 40 anni, sono poche righe ma dicono tanto…

mia madre me la regalò in occasione  del mio quarantesimo compleanno.

Sapete che, allora nel 1966, non c’era il telefono fisso nelle case e così si scrivevano lettere di carta tra fidanzati, genitori e figli, nonni e nipoti ,che vivevano lontani, in due città diverse, poi arrivò il telefono e distrusse questa piccola magia, questo piccolo incantesimo di inchiostro parole ed emozioni.

Per lungo tempo i miei genitori conservarono le loro lettere da fidanzati, io ho sempre avuto la segreta speranza che me le avrebbero lasciate in eredità, invece un giorno mi comunicarono di averle bruciate !

Si salvarono dal fuoco le lettere che i genitori di mia mamma le scrivevano nel lontano 1966 dopo che, appena sposata, mia madre era andata a vivere dalla Romagna a Milano. Le lettere coprono un periodo di tempo che va dal 1966 al 1969, nel luglio 1969 io avevo un anno.

Questa letterina è datata 18 agosto 1969, io e mia mamma ci trovavamo in vacanza in Romagna dai nonni materni mentre mio padre era dovuto rientrare a Milano per controllare i lavori nel nostro nuovo appartamento dove a breve ci saremmo trasferiti. Ecco cosa scrive mio padre a mia madre:

“Carissima,                                                                                                    18 luglio 69

il viaggio con mio fratello è andato bene… abbiamo trovato molto traffico tra Bologna e Parma e poi…solo milanesi. Tra la posta ho trovato quello che aspettavamo dal notaio per la nostra casa, è tutto a posto.

Cara mi raccomando di CURARE benissimo la nostra AMATA BIMBA, ti prego di non lasciarla un momento sola…. spero che ora stia meglio e che inizi a mangiare di nuovo, sono veramente preoccupato per il suo stato, spero molto che anche tu sia ritornata in piena salute, io ho cominciato il lavoro, ho trovato un mucchio di cose da fare…quindi…al lavoro sotto a tutta forza…”

una lettera molto semplice che a 39  anni di distanza mi ha fatto commuovere , io vi leggo tenerezza e speranza e energia per l’inizio di una nuova vita insieme, che poi è stata molto bella e ricca.

Tema : il mio papà

papà (Medium)

È un momento cruciale della mia piccola vita, io sto per compiere 11 anni, sono nata a Milano e ho abitato a Milano dove ho frequentato le scuole elementari, ho un fratello di 5 anni, e i miei genitori hanno progettato di cambiare città e regione, mio padre deve affrontare un lavoro completamente diverso da quello che ha sempre fatto e ha comprato un terreno che coltiva personalmente, a breve io e la mia famiglia, insieme, stiamo per sostenere un trasloco e io sto per concludere il ciclo della scuola elementare e per iniziare un nuovo periodo della mia vita, quello della pre- adolescenza.

Le circostanze che rendono necessario il nostro trasferimento non sono belle, una serie di furti ha compromesso la serenità della nostra vita lavorativa ed affettiva a Milano, siamo alla fine degli anni 70, forse i miei genitori temono per i figli e desiderano offrirci una vita migliore in un’ altra regione, in una piccola città di provincia (allora tranquilla, ora non più) .

Per me ciò significa iniziare le scuole medie in un’altra città, per mio padre cimentarsi in un nuovo lavoro, in una nuova scommessa, in una nuova responsabilità, e così pure lo è per mia madre, mentre per mio fratello sarà l’inizio della sua prima avventura scolastica.

22 maggio 1979 Classe V/A scuola elementare via Magreglio, Milano

tema: Il mio papà

Assai nervoso, sempre in lotta con tutti, indipendente con una vita tutta sua : è il mio papà.

In questi giorni è tutto preso fra il lavoro della terra e il trasloco.

Quando è a casa smonta i mobili ma trova sempre un attimo per dedicarci il suo amore.

Al contrario della mamma ci fa sempre giocare.

L’altra domenica io e mio fratello stavamo discutendo sull’alfabeto Morse e il papà per farci divertire ha inventato una storiella su questo modo di comunicare. Poi mio fratello è andato in bagno per parlare in alfabeto morse.

Con il mio papà ci divertiamo molto e non solo, trattiamo anche degli argomenti molto interessanti.

Quando è in Romagna è tutto preso dal suo nuovo lavoro e dalla terra.

Il suo nuovo lavoro di rappresentante di prodotti per l’agricoltura e l’allevamento gli da preoccupazioni con i clienti che discutono sulla qualità dei mangimi per animali che il papà tratta.

La terra gli procura molto lavoro perché non vuole che sia curata da altri.

Una volta ha fatto tanti buchi in una volta e per non sprecare tempo ha messo in questi buchi due o tre patate assieme.

A mezzogiorno e alla sera rincasa molto tardi.

Vivere su un’isola deserta, lontano dal resto del mondo è il suo sogno.

Sempre pronto a lottare con la vita e con il mondo è il suo principale pane quotidiano.

Forse è per la sua indipendenza e per la sua lotta continua di ogni giorno che lo ammiro e che gli voglio bene e sono certa che se anche in cambio mi offrissero tutto l’oro del mondo, io non cesserei di volergli bene.

Agata naturale e colorata

Agata : pietra dura costituita da una varietà di calcedonio traslucida a strati concentrici di notevoli effetti cromatici.

Bellezza della pietra!

(foto di Grande Luce al Mineral show 2016)

agata 3
agata naturale

agata

 

agata (2)

Via…poesia..

“Prendi il primo pullman via…

e tutto il resto è già poesia… ”

Paolo Conte

van

la nostra fantasia è capace di rendere magiche ogni cosa e di trasportarci lontano… in un viaggio di poesia…

Colore di Gerbèra

La Gerbèra, dal nome del naturalista tedesco T. Gerber, è una pianta erbacea con grandi infiorescenze a capolino solitarie di colore dal bianco al rosa al rosso all’arancio al giallo.

Quale scegliere? in un giardino stanno bene tutti i colori !
Coloriamo il mondo…

giallino20160313_100756gerbererosso

bianco

Tramonto a Jacarè

Sulla spiaggia fluviale di Jacarè, vicino alla capitale del Paraiba, Joao Pessoa, ogni sera si celebra il por do sol, danza del sole nel fiume al ritmo incalzante di Bolero di Ravel eseguito da Jurady do Sax su una barca sul fiume in mezzo ai colori infuocati del tramonto. Ogni sera lo spettacolo è unico e irripetibile…

Jemanjà, madre e regina del mare

Festa di Jemanjà , 2 febbraio 2007, spiaggia di Rio Vermelho, Salvador de Bahia, Brasile.

 Una festa affascinante e suggestiva di colori profumi canti danze fiori doni in omaggio alla dea madre e regina del mare nella tradizione bahiana del candomble`.

Impossibile da descrivere, lascio che siano le foto e un brano di Jorge Amado a darvene un assaggio :

 

Ma Jemanjà non viene così con semplici canti. Bisogna che vadano a cercarla, che le portino doni. E tutta quella gente sale sui saveiros.

La processione fende il mare. Le voci si alzano e acquistano un suono misterioso perché vengono dai saveiros e dalle barche e si perdono nell’immenso mare dove Jemanjà riposa. Alcune donne piangono, altre portano lettere e regali, tutti hanno una richiesta da fare alla madre d’acqua. Danzano nei saveiros e sembrano fantasmi, quei corpi di donna che si dondolano, quegli uomini che remano ritmicamente, quella barbara musica che attraversa il mare.

Le donne gettano i regali recitano le richieste (… che il mio uomo non resti nella tempesta… abbiamo due figli da allevare, mia santa Janaina…) e restano a lungo con gli occhi fissi per vedere se affondano. Perché se galleggiano vuol dire che Jemanjà non ha accettato il regalo e allora la disgrazia cadrà su quella casa.

da Mar Morto di Jorge Amado, 1936

Mineral beauty

Alcune immagini scattate al 47 ° mineral show di Bologna, 4-5-6 marzo 2016, mostra mercato di mineralogia, gemmologia, malacologia, geologia, paleontologia… pura bellezza per gli occhi!

 

6- L’Ottocento: le idee e le invenzioni.

Murales di Saludecio, un invito a scoprirvi e riconoscervi le idee e le invenzioni del secolo dell’ Ottocento.

(foto di Grande Luce, non riproducibili)

Il cinema dei fratelli Lumiere 1895

La fisarmonica opera del tedesco Buchman e poi perfezionata dall’austriaco Damian 1822

Il francobollo postale di Hill 1839

La posta statale 1874

Le jangadas di Morro Branco.

Morro Branco, stato del Cearà, Brasile, 2005.

La spiaggia è dei pescatori con le tipiche imbarcazioni nordestine, le jangadas.

 Le loro vele sfidano le forti correnti marine dell’Atlantico ritornando a riva con un variopinto e faticoso carico di pesce da un oceano difficile dai toni cupi, ora grigio, ora verde, ora azzurro.

 

(foto di Grande Luce, non riproducibili)

per altre notizie su queste particolari imbarcazioni :

https://en.wikipedia.org/wiki/Jangada#Popularity_in_the_isolated_Brazilian_North

in breve poche note da me tradotte:

La jangada raggiunse il Brasile come parte del ricco scambio tra India Africa Cina e Giappone nei primi due secoli della colonizzazione da parte del popolo portoghese.

Nella sua costruzione si utilizzano anche tecniche native brasiliane relative al taglio e alla lavorazione del legno e alla tessitura delle fibre in corda.

Le jangadas si trovano esclusivamente nella regione nord este del Brasile, negli stati di Rio Grande do Norte, di Cearà e di Piauì, a causa di curiose motivazioni storiche.

Ciò fu determinato all’eliminazione sistematica di tutte le imbarcazioni a vela che non potevano essere controllate dai portoghesi con una legge applicata dal XVII secolo a seguito dell’esplorazione del Minas Gerais. La legge doveva contrastare il traffico illegale di oro. Questa parte disabitata della costa del Brasile era impraticabile per le navi a vela transatlantica, poiché è attraversata da forti correnti marina provenienti dalla Guyana che rendono molto difficile la navigazione per le navi europee.

I primi marinai che misero in mare le jangadas  tra l’abbandono e l’isolamento e la solitudine facevano parte di diversi gruppi di immigrati che popolarono l’interno del Nord brasiliano durante la metà del XVII secolo, allevando il bestiame, la cui carne alimentava i lavoratori del Minas Gerais.

Con la sua mirabile capacità di navigare controvento e usando la forza del vento per battere le forti correnti oceaniche, la jangada ha trovato in questa parte della costa brasiliana il suo luogo ideale.

La conoscenza della costruzione della jangada è in via di estinzione e oggi è di fattura industriale, tuttavia sopravvivono originarie comunità di pescatori che le utilizzano quotidianamente per una piccola pesca o per usi turistici.

 

La voglia di essere universali

Vedi?

TV, cultura, stampa, tutto ci impone  la superficialità, la stupidità di certe mode, di certe onde di conformismo.

Ci fanno credere che siamo liberi e poi siamo condizionati persino nella scelta del dentifricio. Che farsa!

Ecco perché devono crescere giovani sensibili vivi con la voglia di essere universali !

Io dico planetari perché è la dimensione del nostro tempo, la prospettiva del futuro.

Dimmi tu chi si sforza di darci un’educazione o educarci a vedere l’universo e ad amarlo come la propria casa? O se vuoi come il proprio corpo?

Non siamo intessuti dello stesso materiale di cui sono composte le stelle, i mari, le foreste?

 

da lettere di uno zio per una nipote

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