Dalla finestra di casa mia

duck-485891_1280Tema : Dalla finestra di casa mia (da Milano, altri tempi)

Un altro post dal passato dei miei 10 anni, inizio della quinta elementare, qui racconto cosa vedo dalla finestra di casa mia, io non so se ora, a distanza di 38 anni, si vedono le stesse cose, io non abito più in quell’appartamento e non vivo più a Milano, e non so neppure se ciò che io vedevo con i miei occhi di bambina abituata a trascorrere molto tempo da sola in casa e che qualche volta andava a girare in bici alla Montagnetta o ai giardinetti di fronte a Via Pogatschnig, corrispondeva a quello che vedevano gli adulti (i miei genitori).

Questa che segue era la mia visuale ridotta di bambina, tutto il resto era fantasia o già poesia…

Dedico questo post a Guido S. sperando che lui possa continuare ed arricchire questa mia scarna descrizione.

Milano, 3 novembre 1978        Classe 5/A

Tema : Dalla finestra di casa mia (da Milano, altri tempi)

svolgimento

Quando mi sveglio, ogni giorno guardo fuori dalla mia finestra al quinto piano in via Luciano 10/5 ed annuncio a mia mamma e a mio fratello (mio papà è già uscito per andare al lavoro) se c’è il bel tempo oppure no.

Anche di pomeriggio mi capita di osservare il panorama, ed una volta mi è successo di vedere un dirigibile, io e mio fratello (che ha cinque anni meno di me) lo abbiamo osservato bene : non credevamo ai nostri occhi…

Comunque dalla finestra di casa mia vedo anche tre galline spennacchiate, se sapessero la sorte che le attende….!

Sotto casa c’è l’autorimessa degli autobus e lì vicino delle vecchie case ancora abitate.

Poi, allungando l’occhio, vedo un tratto di via Barnaba Oriani, astronomo, la strada è interrotta per lavori in corso, penso a causa di nuove tubature fognarie.

Attraversata questa stretta via, vedo due case abbastanza moderne dove alla sera sui tetti vedo i fantasmi: mio fratello si spaventa quando io dico che ci sono i fantasmi…!

In lontananza scorgo un gruppetto di alberi, l’autostrada ed una chiesa costruita secoli fa :la certosa di Garegnano.

In cima c’è il campanile con l’orologio che spesso in famiglia consultiamo.

Guardando dal lato opposto vedo un po’ di città, ciminiere e tetti di fabbriche.

Mi ricordo quando era carnevale, il 7 febbraio 78, ore 8 circa, guardavo come al solito dalla finestra della cucina: un’anatra appollaiata su un tetto di una ditta, la J. Un’anatra ! Quel giorno io e mio fratello combinammo e pensammo di tutto solo per quell’anatra vista dalla finestra!

Quante cose vedo dalla finestra, che posso con la fantasia trasportare lontano, tutte cose meravigliose ma vere, questa mia finestra è magica!

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32 pensieri riguardo “Dalla finestra di casa mia

  1. Oh che bei ricordi… Anche io ricordo con piacere la Milano di quando ero piccolo che ormai non c’è più. E qualche dirigibile intorno alla montagnetta credo di aver fatto in tempo a vederlo anche io. C’era un’aria particolare una volta a Milano, la mattina c’era un odore di panifici e una sana nebbiolina che aggiungevano qualcosa di unico e davano un senso all’uscire per strada al freddo.

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      1. Ahah davvero! Buona Pasqua, Phlomis. Sarò via un po’ di giorni quindi ti faccio gli auguri adesso. Spero siano giorni di gioia, riposo e tranquillità! Ciao!

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  2. Cara Phlo, ti assicuro che per quanto concerne via Pog…. e dintorni, Montagnetta compresa, tutto è restato presso che immutato. Ai merli si sono aggiunte le cornacchie e d’inverno mi capita di vedere ogni volta all’apparire del primo freddo, il pettirosso. In autunno c’è il chiasso degli stormi di storni.
    Mi riferisco ai giardini delle villette intorno al bastione di via Pog…
    I piccioni (vedi tua foto) permangono e c’è chi li coccola seminando pane negli spiazzi e chi li detesta detestando anche chi offre loro il pane.
    Piuttosto, attenzione ai ricordi… romantici. Ad essere obiettivi, io ricordo le puzze orribili che proprio quella nebbiolina (lei, la nebbiolina di per se stessa era romantica, è vero) tratteneva intrise, d’inverno i tombini fumanti emanavano le puzze degli scarichi. La causa, le famigerate raffinerie di Pero che sono perdurate per anni nonostante le petizioni e le proteste (alla faccia della democrazia). Eliminate le raffinerie, finalmente, e non per le petizioni ma per il cessato interesse dei “raffinatori”, le puzze sono cessate.
    Le aree della raffineria, di Pero, erano proprio nei pressi della recente Expo, anzi non so se in parte siano rientrate utilizzate proprio nell’area espositiva.
    Chiudo il reportage. Vuoi altre notizie? Sono volentieri a disposizione della tua nostalgia, ti pare che mi possa negare?
    Un abbraccio.
    Nota: era un bel quartiere e rimane tale!!! Capisco i tuoi ricordi 🙂

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    1. Grazie Guido 🙂 i ricordi erano di me bambina che cercavano di abbellire una realtà quotidiana molto vuota e molto solitaria, però il profumo del pane c’era forse perché la panetteria era vicino alla scuola. Ora io vivo in campagna e a volte in un bosco insieme ai gechi. Ti ringrazio e ti abbraccio anche io 🙂

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      1. Le villette hanno tutta una loro storia. Te la risparmio, in sintesi: le villette erano assegnate dal Comune ed erano abitate da classi sociali molto varie, fra cui molti artisti pittori e scultori, tra questi un discendente del noto Wildt. Mi dissero che c’era anche un giornalista sì, è vero, critico d’arte, ma non credo sia quello da te ricordato. Quanto a me, io allora ero passato a scrivere per la Pubblicità, astro nascente in quei giorni e che giudicavo più promettente della pubblicistica (giornali e riviste). Quello che mi accadde in seguito… diciamo che è un’altra storia 🙂

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      2. beh, a viva voce, una storia è il pretesto per un’altra, un’altra ancora, e le storie sono il sale della vita. Che siano orali o scritte. Orali anzi, non hanno il limite dello spazio angusto della pagina. Orali, diventano un coro con chi ascolta la storia, che a sua volta ha le sue e le storie si intrecciano.
        Io amo le storie 🙂 Non sei solo tu ad essere curiosa.
        Amo le storie e le battute. Sono il sale della vita.

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