Le nuvole al Ponte Alidosi

 

Passeggiata di nuvole e di sole del 25 aprile 2016 al Ponte Alidosi a Castel del Rio (Bologna) nella valle del Santerno.

http://casteldelrio.provincia.bologna.it/storia/il-ponte

(foto di Phlomis)

Diario dalla periferia della storia

Fausto e Phlomis ringraziano La il@  https://semidapiantare.wordpress.com per il prezioso contributo.

Semi da piantare

“Io sono convinto che se il mondo ponesse tra le sue priorità la lotta contro l’indigenza, potremmo costruire una realtà di cui saremmo giustamente orgogliosi, mentre oggi proviamo solamente vergogna.”

“Gli economisti hanno contribuito in modo determinante a modellare il mondo in cui viviamo…senza timore di essere smentiti, hanno completamente fallito nell’ambito delle scienze sociali…hanno trascurato l’esistenza dei poveri e hanno eluso la dimensione sociale dei problemi…rivolti al fenomeno e le cause della ricchezza, mai …le cause della povertà.”

Muhammad Yunus

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La giustizia prima dell’amore

18 luglio 1993, Açailandia Brasile, centro di accoglienza per bambini di strada.

Da tempo rifletto e non sono soddisfatto della mia delusione nei confronti degli adulti. Ci vorrebbe un equilibrio divinamente umano per misurare fino a che punto si aiuta sul serio, si favorisce l’indolente o si diventa conniventi con l’approfittatore.

Dosare giustizia e amore. Convengo che l’amore va oltre il calcolo, la riconoscenza, il risultato. Ma ci può essere amore senza reciprocità, senza i due sensi di marcia, andare e venire, dare e ricevere? Lo so che chi lotta per emergere dal nulla non ha se non il nulla da dare. Anche il mio rapporto con Dio è cambiato. Gesù ha detto che il Padre ci ama come lui stesso ci ama. Se vuole che lo ami mi deve mettere alla pari con Lui, altrimenti non esiste neppure la possibilità di un rapporto d’amore. O mi tratta come tratta se stesso, altrimenti lo rifiuto. Non sono né servo né schiavo e neppure un oggetto che serve per aumentare la sua gloria. A chi è condannato a vivere in condizioni di emergenza bisogna restituire ciò che gli è stato sottratto. La giustizia precede ogni carità. In seminario non ti danno questa passione. La giustizia rimane un buco nero. Ecco perché hanno fatto di noi dei professionisti dell’assistenzialismo e hanno spento in noi la sete per la giustizia. Ciò che mi fa paura non è amare senza alcuna programmazione, ma fare il benefattore, perché odiabili sono tutti i benefattori. Non rallentano il cammino della storia, la conquista a proprie spese della giustizia e della libertà? Perché sono così radicalmente contro 1’assistenzialismo? Perché impedisce l’avvento della giustizia; mistifica le cose; manipola i poveri, li strumentalizza per la teologia delle «opere buone». Questo deforma le coscienze. Le mette in pace con due pacchi dono, con qualche ora o qualche anno di volontariato. Chiediamolo alle vittime se gli sta bene così, con l’equazione tanti benefattori, tanti beneficati. Con questo sistema che cosa è cambiato nella storia? Appellare alle parole del Cristo «I poveri li avrete sempre con voi», è piegare il «Verbo» per giustificare le nostre colpe sociali.

Non radicalizzo. Chi non sa che una società non si può fare a meno del pronto soccorso, dell’intervento d’emergenza, dei fondi sociali? Abbiamo bisogno di Madre Teresa, ma guai se non ci fossero gli assetati di giustizia! Non ti pare che abbiamo ridotto l’assistenzialismo a regola e non ad eccezione? E la giustizia, che dovrebbe essere «l’ordinaria amministrazione», non solo è diventata eccezione, ma non sappiamo neppure che cosa sia. Chi reclama la restituzione delle culture, religioni indigene? A quale tribunale dovrebbero appellare i discendenti degli schiavi, perché siano restituiti ai loro avi la dignità, l’onore che i cristianissimi popoli europei hanno vilipeso? E non esiste perdono senza riparazione dei danni e restituzione della refurtiva.

Fausto Marinetti da Ai confini di Dio

Libere catene

catene (Medium) gl

Io – 

tesso catene d’amore nei miei pensieri

tu –

voli libero, libellula, dei miei pensieri

_

bello il mio canto

_

sublime la tua fuga

 

Amore e reciprocità

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Certo che l’amore va oltre il calcolo, la riconoscenza, il risultato.

L’amore incondizionato è possibile ma ci priva della nostra umanità.

Come lo so che la non – reciprocità  fa male.

Ci può essere vero amore senza reciprocità, senza i due sensi di marcia, andare e venire, dare e ricevere?

Perché senza reciprocità non c’è rapporto alla pari, che è conditio sine qua non per un rapporto d’amore.

Se non ci trova sullo stesso piano è impossibile amarsi sul serio, vero?

Reciprocità significa mettersi sullo stesso piano.

Phlomis e Fausto A. Marinetti

 

 

 

 

La verità ultima

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Forse la verità ultima circa la verità è l’amore.

Un qualcosa che ti fa relativizzare aspetti particolari, accidentali e ti induce a ricercare la verità ultima, quella di prospettiva, che è oltre i nostri piccoli orizzonti.

L’amore non c’impone di accettarci al di là di tutto, perché la persona viene prima di tutto?

La verità è in funzione della persona non viceversa?

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

Earth day

 

Più che mai

cullami e avvolgimi

con un caldo abbraccio

Più che mai

parlami nutrimi

madre terra

 

Angelique Kidjo e Carmen Consoli

 

(povera terra se gli uomini di buona volontà possono solo pregare per il suo presente e futuro)

Il sorriso del pupazzo :)

Seminascosto dietro ad un cassonetto della spazzatura, in una tangenziale, sorrideva triste e abbandonato un grande pupazzo di colore rosa , era posato su di un vecchio materasso tra i rifiuti…

Potevo lasciarlo in strada ?

… ora sorride a casa mia 🙂

Sorriso falso di pupazzo

né triste né allegro,

né serio né scherzoso,

né dolce né crudele,

né buono né cattivo,

di tanti sorrisi sei forse il più vero…

pupazzo 1

Tutto serve…

Ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano.

E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perché tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno.

Fausto A. Marinetti

(da lettere di uno zio per una nipote)

True Love

E tu ti trovi ad un bivio: la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.

Due volte Fausto è rinato all’amore, diventando una creatura nuova, la prima volta con Rita, una ragazzina drogata che tentava il suicidio e l’ha messo di fronte alla disperazione di una vita senza un senso ( https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/02/19/lamore-vero-e-un-oltre-tale-che-incomincia-dove-finiscono-le-tue-risorse/) , e  la seconda volta con la nascita del figlio G., disabile grave, che con il suo sorriso ha instillato in lui la Speranza (https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/04/07/io-vedo-col-cuore/ ).

Quando si nasce all’Amore vero?

E a voi quando è successo di rinascere all’amore vero?

true love

7 – L’Ottocento : le idee e le invenzioni.

Idee e invenzioni dell’Ottocento dipinte sui muri di Saludecio :

I primi giochi olimpici dell’era moderna 1896

Il rasoio di sicurezza e la lametta Gillette 1895

Prima biennale di Venezia 1895, esposizione universale di arte contemporanea

 

La tua amicizia è come luce nel mio cammino.

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Da una lettera per Fausto :

La tua amicizia è come luce nel mio cammino. Questa conoscenza dei poveri che mi ferisce e mi costruisce è luce. Mi conferma che l’amicizia è una tra le più grandi espressioni della presenza di Dio, della sua tenerezza. E sacramento di Lui. Vivo l’amicizia, come un abbraccio. E mi dà gioia. La conosco in me come fonte di unificazione o di crescita serena, equilibrata. Penso ai miei amici come ai «collaboratori della mia gioia» e vorrei essere altrettanto per loro.

Da Ai confini di Dio di Fausto A. Marinetti

Vi presento Fausto Marinetti

Fausto Alberto Marinetti nasce a Milano nel  1942, diventa sacerdote nel 1968, licenziato in Teologia Pastorale, rinuncia al dottorato per entrare nell’«università del popolo».

Quattro esperienze in particolare segnano la sua vita:

La prima esperienza è la convivenza con i “rifiuti umani” scaricati ai margini della città, ciò gli insegna che i mali della società non si curano con palliativi.

La seconda esperienza lo vede impegnato per dieci anni nella comunità di Nomadelfia, accanto a Don Zeno, qui sperimenta l’avventura dell’uomo nuovo, della famiglia e della società nuova, vive la speranza dell’utopia.

La terza esperienza è trovarsi a vivere e sopravvivere per  vent’anni sul Calvario del terzo mondo nel Nordest brasiliano, qui incontra la più grande tragedia della storia: l’oceano della miseria e la sua disperazione, l’arricchimento del nord del mondo al prezzo dell’impoverimento del sud. Dai “depauperati del pianeta” impara che la cosa più urgente è un cambiamento di rotta.

Essendo egli stesso un testimone della storia,  Fausto diviene conferenziere e scrittore, denuncia le cause dell’ingiustizia istituzionale con libri-testimonianza: “L’olocausto degli empobrecidos” (1986, 7^ edizione), “Lettere dalla periferia della storia” (1989, 2^ ed.), “Canto l’uomo” (1990), “Ai confini di Dio” (1995), dal 1990 al 2000 visita vari paesi come reporter per diverse riviste missionarie, nel 2000 rientra in Italia e si dedica all’approfondimento e alla diffusione del messaggio di don Zeno e degli “empobrecidos”, attualmente vive a Fortaleza, Brasile.

Ma la quarta e fondamentale esperienza è quella di diventare padre di due figli, in particolare di Gianmarco, disabile grave e non vedente.

Ancora una volta e ancora di più Fausto sperimenta che l’amore è quella cosa che inizia laddove finiscono le nostre risorse, un andare oltre a noi stessi.

Fausto si trova ad un bivio come lui stesso scrive:

” la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.”

Il figlio Gianmarco insegna a Fausto a comprendere il più importante dei linguaggi, quello del cuore, comunicando con il suo sorriso che la tenerezza della vita è un bene prezioso e insostituibile.

I libri dell’autore sono reperibili sul sito www.logoslibrary.it digitando su autore: Marinetti Fausto. O richiedendoli a: fausto.marinetti@gmail.com Due libri su don Zeno: L’eresia dell’amore, Don Zeno, obbedientissimo ribelle . Su www.arcoiris.tv digitare su CERCA: Diario dalla periferia della storia. Documentario della RAI su Fausto. L’uomo di Nomadelfia , fiction della RAI su don Zeno.

Il prossimo 9 aprile 2018 sarà in uscita il suo nuovo libro intitolato Caro Francesco, una serie di lettere dal nordest brasiliano, da Fortaleza, testimonianza diretta di un mondo dimenticato, degli scarti della società, bambini abbandonati, ex drogati, perduti e disperati…

Fausto invia al Papa i messaggi degli ultimi perché vengano ascoltati ed accolti. Fausto è il portalettere, un semplice postino di tanti crocefissi che gli hanno affidato la loro voce per giungere all’attenzione del Papa.

Caro Francesco è anche un diario di quattro anni sofferti a stretto contatto con gli emarginati della vita, una sfida ad accoglierli a rispettarli ed amarli….

Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi
di Fausto Marinetti

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Ninnare la vita

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Centro di accoglienza per bambini di strada, i meninos de rua, nel Maranhão, Brasile,  0ttobre 1993

Non esiste privacy per i poveri. Ieri sera per avere un poco di tempo per me, mi sono nascosto in camera. Le bambine A e S. mi hanno scovato e prima di addormentarci si è svolta questa piccola conversazione.

“Secondo voi da dove viene un bambino piccolo?”

“Dal ventre di sua madre”, rispondono le bambine

“Guardate L. , l’ultimo nato, negli occhi: non c’è della luce che viene dalle stelle?”

Stupore.

Una bimba esclama: “Allora prima si nasce sulle stelle e poi sulla terra?”

I suoi occhioni neri sembrano dilatarsi:

“Voglio sognare L. per sapere come era quando viveva sulle stelle…”

E L. non si decide a dormire. Gli canto tutte le ninna nanne che il convento mi ha insegnato: quella di Bramhs, del Somma, Adeste fidelis, Tu scendi dalle stelle.

Una sensazione divina cullare un bambino. Ninnare la vita. Cullare Luisinho non è cullare la stessa umanità di Cristo, la stessa dei popoli?

Ai confini di Dio. Fausto A. Marinetti

Io vedo col cuore.

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Quando qualche anno fa Papa Francesco è andato ad Assisi, e prima di visitare il santuario di pietra ha voluto visitare i santuari vivi in un istituto per non vedenti.

Tra questi, nel cuore, c’era la presenza di Gianmarco M.

Gianmarco è disabile grave non vedente.

Egli è un dono del cielo perché è nato per sorridere alle cose della Terra e a quelle del Cielo…

Gianmarco non parla ma chi l’ha detto che non parla? Gianmarco ha il suo modo di comunicare, che  è  oltre alle parole. E non ha bisogno di vedere con gli occhi perché vede con il cuore.

Questa è la sua lettera al papa:

Caro papa Francesco,

c’ero anch’io tra i miei fratellini disabili di Assisi.

C’ero, perché so di essere nel tuo cuore.

Ti sei emozionato, commosso, vergognato di leggere il testo preparato a tavolino e ti sei lasciato trascinare dal cuore. Dal nostro e dal tuo, vero?

Mi chiamo Gianmarco (Joao Marcos).

Sono nato nel nordest del Brasile in una clinica a pagamento. Eravamo due, io e il mio gemello, e ci hanno messo in una sola incubatrice, arrugginita. Il pediatra ha detto che io ero spacciato ed il mio fratello sicuro. Dopo due giorni lui è partito ed io sono rimasto per “sorridere”, perché è questo lo scopo della mia esistenza.

Sorrido a tutti, al Cielo, alla terra, alla lune e alle stelle.

A tutti, anche a te.

Sai, quando sono nato, piangevo come un’aquila. Tutte le sere cominciava il Calvario per me e per i miei genitori. Non riuscivo a liberarmi dai gas intestinali. Il mio papi ha vissuto una tragedia dell’anima. La mattina si alzava presto, usciva di casa, andava in mezzo ai banani si bagnava di rugiada, voleva cantare con gli uccellini, ma non ci riusciva. L’anima gli piangeva senza volerlo. Pensava a me e minacciava il Cielo con il pugno. Lo sentivo dire: “Che vigliaccheria, Dio! Perché te la prendi con un innocente? Prenditela con me, non con mio figlio”.

Poi mi faceva il bagnetto in piscina, danzava e piangeva. Cercava di occultare il pianto per non farmi soffrire, ma io lo sentivo e gli sorridevo. Allora lui dimenticava tutto, mi portava in groppa a visitare il “mondo”, accarezzare il gattino, prendere in mano i pulcini, passare la mano sulla pale delle banane e mi lavava viso ed anima con la rugiada…

Hai detto:

Qui siamo tra le piaghe di Gesù che sono anche un dono per noi… ma queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute”…

Caro Papa, vorrei dirti che voi non potete capire il nostro mondo.

Sai chi ha aiutato mio padre a vedermi come “un dono”?

Dei genitori che hanno figli come me.

Gli dicevano:

“Tu soffri, perché vedi le cose dal punto di vista di quello che la società ci impone, volendoci tutti aitanti, belli, primi della classe. Cosa manca a tuo figlio? Ha l’affetto, il cibo, le cure, tutto ciò di cui ha bisogno. Vedi che lui è felice e tu, crogiolandoti nel tuo inutile dolore perché non è “come gli altri”, gli trasmetti tristezza? Lui è perfetto nel suo modo di essere, non gli manca niente”.

Da quel giorno papi è risuscitato.

Io non parlo? Chi l’ha detto?

Io ho il mio modo di comunicare che non ha bisogno delle parole, è oltre.

Non ho bisogno di vedere con gli occhi, vedo col cuore.

Non ho bisogno delle gambe per camminare, cammino con le gambe di papi.

Sai? La mia passione è il treno. Papi mi porta alla stazione e noi corriamo dietro al treno. Spesso andiamo alla fermata successiva e torniamo indietro. Devi vedermi in treno: non sto nella pelle e la mia anima canta, fischia con il treno. Poi faccio il tifo per la musica e anche lì corro tutto il giorno su e giù dalle scale musicali. Amo i cantautori brasiliani, che cantano il riso, i fagioli, la luna, l’amore.

Forse hai ragione a dire che noi siamo le piaghe del Cristo. Di quale, quello del venerdì santo o quello dell’alba di resurrezione? Forse si può dire che all’inizio le nostre “piaghe sono da venerdì santo”, ma i nostri genitori a furia di amore le trasformano in “piaghe di luce”, quelle del risorto. Tu, forse, lo intuisci, ma per i nostri genitori è una certezza.

Non essere triste per noi, ti prego.

Guardami: io sorrido, sono felice.

E’ per questo che sono nato.

E ti mando un abbraccio grande come il Cielo,

tuo Gianmarco M. </blockquote
(Fausto e Gianmarco Marinetti, padre e figlio)

Significato di aspettare

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“Lasciamo al tempo far maturare le nespole. A qualsiasi costo, anche a costo di non mangiarle mai, di non assaggiarle mai.” Fausto

Perché aspettare significa guardare attentamente per un fiore, per un frutto, per una persona, per un’idea…

 

Un innocuo coinquilino…

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Un innocuo coinquilino della mia cantina, è il biacco nero, hierophis viridiflavus carbonarius, spesso si fa sorpredere di fronte alla porta di casa, tra i sassi del giardino e le fessure della scala in muratura, tra le rose ne ritrovo l’esuvia (la vecchia pelle).

E’ un serpente diurno eliofilo e terricolo, sa arrampicarsi su cespugli e terrapieni con estrema destrezza, può raggiungere la lunghezza massima di 2 metri. Generalmente termina la latenza invernale in marzo mentre  ad ottobre raggiunge i ricoveri invernali.
Si nutre di lucertole, piccoli roditori e insetti.

E’ una specie protetta.

Non è velenoso ma è fiero e mordace, e se trattenuto non esita a mordere con i suoi piccoli denti aguzzi. E’ possibile vederlo con il primo quarto del corpo sollevato dal suolo in segno di sfida.

Il mio ospite è tranquillo e domestico, tuttavia essendo oggetto di foto ne era leggermente infastidito.

Per saperne di più :

http://amiciinsoliti.altervista.org/rettili/biacco.html

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Quali pregiudizi?

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al meu cantinho, Itacarè

Solo se non si ha pregiudizi da entrambe le parti è possibile il vero incontro.

Nel luglio del 1997 trascorsi le mie ferie in Andalusia , a Granada visitai l’Alhambra e il quartiere di Sacromonte ,un luogo senza dubbio suggestivo, con le sue antiche grotte, inizialmente scavate nel XVI secolo dgli ebrei e dai musulmani , espulsi dalla città, che qui trovarono rifugio, e in seguito abitate dai gitani, da comunità hippies e rastafariane.

In alcune grotte erano accampate alcune imprecisate persone che dichiararono essere rastafari, avevano allestito un piccolo mercatino di prodotti artigianali da loro realizzati. Incuriosita mi intrattenni a dialogare con queste persone domandando del loro modo di vivere, non avevo alcun pregiudizio nei loro confronti, comprai un braccialetto, essi insistettero che dovevo comprare altri oggetti, io risposi di non essere interessata, i loro lavori era purtroppo poco originali e decisamente scadenti, tuttavia io non espressi alcun giudizio, gentilmente dissi che non mi serviva altro, e così dopo i sorrisi e il dialogo di due modi di vivere diversi arrivarono da parte loro questi insulti :

“imperialista, amica del presidente americano, consumatrice dissennata, capitalista piena di dollari …”

“prego?”

Io risposi che non ero amica di nessuno, che ero una semplice operaia, che mi svegliavo alle 5 per andare a lavorare in fabbrica , e che mi trovavo in Andalusia in ferie che mi potevo permettere grazie al mio lavoro tra la puzza degli acidi e lo squallore …

“sporca capitalista” continuò uno di loro con tono sempre più veemente, per riuscire a liberarmi dovetti comprare un altro braccialetto senza valore… ma mi ripromisi che da qual momento in poi mi sarei tenuta alla larga dai rastafari.

Nel gennaio 2008 visitai Itacarè, nello stato di Bahia, Brasile, cittadina turistica molto frequentata da surfisti e abitata da una piccola comunità rastafariana. Di giorno a Itacarè si fanno  escursioni e trekking tra spiagge e cascate fantastiche mentre la sera si girano i locali e i negozi.

Il tipico saluto bahiano è Beleza!, un’espressione di gioia e di allegria.

Una sera fui attirata dagli oggetti artigianali davvero originali di un piccolo negozietto, iniziai a curiosare, un ragazzo di colore mi invitò ad entrare, aveva un sorriso sincero e gentile, mi accorsi per via dei suoi capelli che era un rastafari!

Mi disse che mi aveva osservato da qualche sera e gli sembravo simpatica e che aveva sperato che venissi a conoscerlo. I suoi lavori erano davvero belli ed originali, e comprai diverse cose, iniziammo a parlare, io gli chiesi se potevo toccare i suoi capelli, lui mi disse sì e che non erano finti, mi spiegò che per lui la cura dei capelli era una religione, che i capelli sono come gli alberi, mi accennò la sua filosofia di vita, era una persona molto pacifica tranquilla e simpatica, io a mia volta gli raccontai del mio disastroso incontro con quegli pseudo rastafari incontrati a Granada.

Lui rise, e mi disse che l’accoglienza apparteneva alla sua cultura come alla mia, mi spiegò il significato del nome che aveva dato al suo negozietto, o meu cantinho, il suo angolino, un pezzetto del suo cuore in cui rifugiarsi e dare rifugio agli altri. Fui felice di averlo incontrato, prima di tornare in Italia andai a salutarlo, non potei comprare altro con mio rammarico, avevo terminato i soldi (non dollari ma reais), mi lasciò con que deus te acompahne sempre e io di cuore ricambiai il suo augurio ! che bello incontrarsi al di là di ogni pregiudizio o preconcetto !

 

Winter is over for a Blue Flower

blu coccinella

Winter is over

for a blue flower.

In the field white flowers are blooming flashy

but there a blue flower in the middlle

graciously struggling,

tenderly breathing,

gently listening to the wind,

lightly kissing a lady bug.

There ‘s a blue flower saying his love for entire world,

there’s a blue flower all in bloom,

making me happy to look at him.

Winter is over

for a blue fower,

kindly firmly smiling.

 

 

 

Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere

Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia.

Io non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare..

Esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura. Perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio?

A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perché tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno.

Fausto A. Marinetti

(da lettere di uno zio per una nipote)

 

 

 

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