Il sacchetto di popcorn

Fortaleza 22.5.2016

Le stelle sono venute a parlarmi da un pezzo. Cantavano le canzoni dei popoli abbandonati, quelli alla deriva di un pianeta senza amore.

Mi è giocoforza condividere. Per non scoppiare.

(resoconto di una visita ricevuta alla casa do menor di Fortaleza)

Ieri, come ogni fine settimana, sono venuti i benefattori in visita al nostro centro di accoglienza, la casa del minore. Questa volta sono dei piccoli scout in uniforme perfetta: pantaloni neri, camicia bianca, scarpine eleganti. Si sono messi a marciare, cantare, fare giochi. Ed i nostri piccoli clienti ad osservarli come belle statuine, marionette mosse da fili invisibili. Anche loro sono venuti a portare se stessi e i loro doni. Per i nostri, la distribuzione è il clou di tutto: è saltato fuori un sacco di popcorn e, tutti in fila, a ricevere la propria parte, quella che gli spetta. Un “soldatino” è venuto gentilmente a mettere un sacchetto tra le mani di Gianmarco, mio figlio disabile grave, ed aspettava che lo afferrasse. A quel punto ho dovuto sussurrargli all’orecchio:

Lui vede solo col cuore… Credi che gli basti un po’ di popcorn per farlo felice? Sai? Forse un bacino lo farà sorridere…”. E così è stato. Anche se un po’ impacciato, forzato. Non è stato educato a dare bacini a ragazzini non vedenti, non deambulanti…

Poi, l’inaspettato. Uno dei nostri, sui 3/4 anni, mentre s’ingozza di popcorn prende il sacchetto di Gianmarco e se lo tiene stretto, con aria da furbo, osservando che effetto che fa negli adulti. Mariangela, la pedagoga, gli dice di restituire: “E’ brutto, è brutto fare così…”.

Io lascio fare per vedere come va a finire. Lui ripete il giochino un po’ di volte, una bambina gli strappa il sacchetto e lo rimette tra le inutili mani di Gianmarco. Dentro di me risuonano le parole di don Zeno : “I bambini sono istintivi, egoisti per natura. Bisogna educarli a dare, non solo a ricevere”.

Poi l’addio con quelle grida tipiche degli scout. Io non smettevo di studiare le responsabili: tacchi da dieci cm., divisa impeccabile, sorriso smagliante, gratificate, felici di fare del bene a dei poverini come noi. (non sono contro la bella apparenza, l’eleganza, ma qui, in mezzo a degli straccioni nei loro confronti, la cosa stonava).

Ecco a cosa si è ridotto Fausto nel bosco del sub-mondo. Un recipiente per ricevere elemosina, compassione…

Vedi? Sono popoli interi nelle condizioni di Gianmarco, che non sono in grado di trattenere il sacchetto delle loro materie prime, della loro economia di sopravvivenza ed altri popoli arraffano tutto, li spogliano vivi delle loro risorse, perfino di quelle bellezze naturali, che diventano paradisi turistici per i ricchi. Gli USA hanno più di 400 basi militari sparse per il mondo. Non so quante ne abbia la Russia. E poi, oggi, la guerra (la politica economica con altri mezzi) si fa con le multinazionali che sono entrate in tutte le case e che conquistano i mercati e  vanno a caccia di potenziali consumatori e persino i poveracci ne diventano facili prede, clienti dipendenti e acritici, ecc.

E allora, Fausto, che ci stai a fare qui?

Fausto A. Marinetti da una lettera

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13 pensieri riguardo “Il sacchetto di popcorn

  1. Non ottenere i risultati che si vorrebbero non significa non aver senso.
    Esserci è gia molto. Farsi ponte di informazioni e pensieri verso chi non sa (noi) ha anche questo il suo senso. Farsi strumento e non cedere, questa è l’unica via. La stessa Madre Teresa – come molti altri – ha avuto un lungo periodo di “silenzio di Dio”. Lo stesso Gesù sulla croce si è sentito perso e abbandonato. Ma non per questo significa che lo fosse. Che lo fossero.
    Non vedremo i risultati, forse, ma questo non significa che non ci siano.
    I miracoli non sono sempre eclatanti, e lo Spirito agisce nei modi più inaspettati. Agisce nei cuori, ed esserci è già moltissimo. Farsi strumento.

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  2. Gesù stesso disse che il suo Regno non è di questo mondo. A chi si aspettava che fosse venuto per rovesciare i potenti dai troni, come dice il Magnificat, lui fece capire che non sarebbe stato così. La salvezza che ci aspettiamo è su un altro livello, di tutt’altra pasta. Ricordiamocelo.

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  3. Quello che mi viene da pensare, in base alla descrizione dei visitatori scout – dall’atteggiamento forse non molto dissimile da quello di molti missionari di un tempo – è che nell’Occidente abbiamo una visione davvero distorta (immagino che anche questo faccia parte dei meccanismi dell’economia capitalista, per giustificarsi e perpetuarsi) della “povertà” e dei paesi del cosiddetto terzo mondo. Ma soprattutto siamo ottusi e troppo sicuri delle nostre certezze e conoscenze, spesso errate. E in questo incontro i veri poveri erano con i tacchi..

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