Il paradosso dell’ Inclusione-About Inclusion’s paradox

Parlare di inclusione significa portare l’ attenzione sul fatto che qualcuno è escluso. L’inclusione dovrebbe essere una cosa naturale, senza imposizioni o leggi che la sanciscano, l’inclusione nasce da un concetto di eguaglianza o meglio da un rapporto di parità tra le persone. Cosa significa parità tra le persone?

A mio avviso ( ma il mio è solo uno dei possibili punti di vista) , i presupposti per una reale inclusione sono capacità di ascolto, accettazione dell’altro, accoglienza e riconoscimento uguaglianza e non aver paura di incontrare tutto ciò che è altro da noi. Perché tutto è Altro da noi e noi siamo Altro per gli altri. E ognuno di noi ha diritto ad essere ciò che è senza dover fingere di essere altro per poter essere accettato.

Auspico che tutti gli esclusi del mondo possano parlare e dire cosa desiderano per inclusione.

Io credo che, prima del concetto di inclusione, sia necessario ripristinare l’uguaglianza, che non vi è un essere superiore o inferiore, che non c’è un migliore o peggiore punto di vista, oppure un cuore o una mente, o una persona o un intero popolo rispetto ad un altro, che non c’è un nord o un sud del mondo, che non c’è un modo di vivere o di pensare corretto e uno sbagliato.

Ma prima viene l’uguaglianza.

L’inclusione non può neppure essere a senso unico, non vi può essere un richiedente e un dispensatore di inclusione, in questo modo non si realizza vera inclusione ma soltanto una specie di assistenzialismo a lungo andare deleterio. L’Inclusione si costruisce insieme in un rapporto di parità, non c’è qualcuno da aiutare e noi non possiamo aiutare nessuno in verità.

Potrebbe esserci un case manager per l’inclusione? Una persona al di sopra delle parti che attui l’inclusione? Chi può essere davvero al di sopra delle parti? Abbiamo appena detto che non ci può essere un superiore e un inferiore, un assistito e un assistente, un padrone e un servo. Proviamo forse a ristabilire il concetto di uguaglianza…

L’inclusione è fatta di tante piccole semplici cose, il rispetto, l’ascolto, l’attenzione e la cura, e accoglienza. Non è una cosa che si può dare come acqua che esce dal rubinetto o per una legge scritta e istituzionalizzata, o perlomeno non si realizza solo in questo modo.

Inclusione non può essere sancita per legge, ovvero la legge vera dovrebbe essere incisa nei nostri cuori e nelle nostri menti.

Dovrebbe essere una cosa naturale invece non lo è, è un concetto spesso dato per scontato ma assolutamente non deve esserlo, se l’inclusione esistesse non ci sarebbe infatti la necessità di parlarne.

Molte persone oggi si sentono escluse e il dolore che provano è molto forte e compromette gran parte della loro esistenza.

L’inclusione si costruisce con i fatti non le parole, ad esempio le parole possono essere gentili ma  se dietro ad essere non vi è un reale condotta gentile, essere restano solo parole gentili.

Si può insegnare o educare all’inclusione? Non dovrebbe essere una declinazione di vita?

Troppo spesso l’animo umano rifiuta l’inclusione, la maggior parte delle nostre azioni è un calcolo opportunistico.

L’inclusione è un paradosso: qualcosa di necessario e vitale per una società che possa giustamente dirsi civile ma per sua natura è qualcosa che non può imporsi per legge, deve nascere nei cuori e dalle menti insieme, curata coltivata amata, e deve nascere da un atto di pura compassione, accettazione dell’altro per come è, dell’altro come valore e portatore di una differenza che è un valore aggiunto, un contributo unico e speciale che ognuno di noi nella nostra unicità e diversità e uguaglianza deve e può dare al mondo.

E’ una legge non scritta dell’uguaglianza.

Si arriva talvolta al paradosso di porgere esclusione e di sentirsi rifiutati, nella mia piccola esperienza io mi sono sentita esclusa in un luogo in cui si parla di inclusione, paradossalmente, e credo che gli esclusi mi vedano dall’altra parte della barricata, un’inclusa felice che vuole imporre il proprio pensiero… Cari amici no! Voglio tendere una mano che sia al pari della vostra! Non c’è altra parte della barricata, non c’è lotta per l’inclusione o per imporre un pensiero globalizzato, ci sono tante voci che devono e possono parlare e che devono e possono essere ascoltare per realizzare questo progetto comune che si chiama Inclusione che è fatta di tanti pezzettini diversi e uguali per valore e importanza! L’inclusione inizia con il guardare le nostre e le altre diverse abilità degli Altri come risorse non come cose da correggere o da eradicare (purtroppo questo è un discorso molto comune nei riguardi  delle persone con autismo)

E qui vorrei citare Temple Grandin

il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente

e se posso vorrei aggiungere anche di tutti i cuori, di tutte le sensibilità, di tutti gli occhi…

e poi vorrei citare Gary Thomas e il suo articolo su https://acertheblog.wordpress.com/2015/10/01/interview-with-professor-gary-thomas/

For me, inclusion is about much more than disability or special needs. It’s about a mindset of acceptance of everyone for who they are. It’s about not discriminating because of disability, yes, but also because of gender, race, income level, family status, sexuality or whatever.

E poi penso a quello che Gianmarco insegna a mio zio nella sua grave disabilità : la semplicità e la verità di un sorriso che realizza la più totale delle inclusioni, nel modo più semplice e vero attraverso il linguaggio invisibile dell’anima.

E poi mi piacerebbe che chiunque di voi lo desiderasse potesse lasciare qui o altrove il proprio messaggio di inclusione

L’amicizia è un atto molto semplice ma un esempio di inclusione totale, non può essere imposta per legge, viene dal cuore e dalla mente, da quel saper guardare accettare accogliere curare e amare ciò che è Altro e Oltre me.

Cosa è per voi l’inclusione, cari amici?

 

Talking about Inclusion  means bringing the attention to the fact that someone is excluded. Inclusion should be a natural thing, without impositions or laws that enshrine, the inclusion should born from a concept of equality or better from a relationship of equality between people. What does equality between  people mean ?
In my opinion (but mine is only one of the possible points of view), the conditions for a real inclusion are listening skills, acceptance of others, acceptance and recognition of equality and not be afraid to encounter all that is different from us . Because everything is more from us and we are more for others. And each of us has the right to be what it is without having to pretend to be anything else to be accepted.
I hope that all the one are excluded from the world can speak and say what they want for inclusion.
I believe that, before the concept of inclusion, it is necessary to restore the equality, that there is no a higher or lower being, that there is no a better or worse point of view, or a heart or a mind, or a person or an entire people better or righter than another, that there is no a  north or south of the world, that there is no a way of living or thinking right and wrong.
But first, equality. has to come
The inclusion can not even be one-way, there can not be an applicant and a dispenser of inclusion, in this way it can’t be  true inclusion but only a sort of assistance, the inclusion is built together in a relationship of equality, not in that place wherw there is someone to help because  we can not help anyone in truth.
There may be a case manager for inclusion? One person above the parties that implement inclusion? Who can really be on top of the parts? We just said that there can not be a top and a bottom, an assisted and an assistant, a master and a servant. Perhaps we try to re-establish the concept of equality . ( It’s just my thinking on my own. Feel free to say what you like about this.)
Inclusion is made up of many small simple things, respect, listening, attention and care, and hospitality. It’s not something that you can give as water from the tap or a written institutionalized law. Or better this can’t do alone.
Inclusion may not be sanctioned by law, which is the true law should be engraved in our hearts and in our minds.
It should be a natural thing rather not, it is a concept often taken for granted but absolutely should not be, if the inclusion existed there would be no need to talk about it.
Many people today feel excluded, and the pain they feel is very strong and undermines much of their existence.

The inclusion is built with deeds not words, such as words can be kind   but only if there is a real conduct polite, otherwise they could  remain only kind words.

Can you teach or educate inclusion?
Should not it be a declination of life?
Too often the human spirit refuses to include, most of our actions is an opportunistic calculation.
Inclusion is a paradox: something necessary and vital to a society that can rightly be said to be civil but by its nature is something that can not be imposed by law, it must be born in the hearts and minds together, cared cultivated beloved, and be born from an act of pure compassion, acceptance of the other as it is, the other as a value and a carrier of a difference that is an added value, a unique and special contribution that each of us in our uniqueness and diversity and equality must give the world .
It should be  a unwritten and strong  law of equality.
You arrive at the paradox of giving exclusion and feel rejected, in my small experience I have felt excluded in a place where they talk about inclusion, paradoxically, I think that the excluded see me on the other side of the fence, a sort of happy incluse person who wants to impose her own thoughts … Dear friends no! I would like to extend a hand that is like yours, not more, not less! For me there is no other side of the fence, there is no struggle for inclusion or to impose a globalized thinking, I think there are many voices that are speaking and you should be listening to realize this joint project called Inclusion which is made of little pieces different and equal in value and importance! Inclusion starts with the look at our and other different abilities of the Other as resources, not as things to be corrected or eradicated (unfortunately this is a very common discourse towards people with autism)
And here I would mention Temple Grandin

The world needs all kinds of minds

and I’d like to  say also that world needs   all hearts, all shades of opinion,  all eyes.
and then let me quote Gary Thomas in a post from https://acertheblog.wordpress.com/2015/10/01/interview-with-professor-gary-thomas/

For me, inclusion is about much more than disability or special needs. It’s about a mindset of acceptance of everyone for who they are. It’s about not discriminating Because of disability, yes, but Also Because of gender, race, income level, family status, sexuality or whatever.

And then I think of what Gianmarco teaches my uncle in his severe disability: the simplicity and truth of a smile that makes the total inclusions, in the most simple and true way through the soul invisible language.
and then I’d like any of you so wished could leave here or elsewhere its message of inclusion

Friendship is a very simple act, but an example of total inclusion, can not be imposed by law, comes from the heart and mind, to be able to look that accept welcome treat and love what is more and Beyond me.

What is for you the inclusion, dear friends?

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la fotografia di Joseph Nicephore Niepce 1824 con invenzione della camera oscura.

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