Assolvo le mie promesse

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Ti feci promessa di restare,

ti feci promessa che sarei stata forte,

ti feci promessa di andare se tu lo avessi chiesto,

dicesti no, che mai sarebbe accaduto se fossi stata sempre così delicata.

Cosa è successo?

Che vado via restando,

assolvo le mie promesse.

Resto fingendo di andare via.

Ti lascio un fiore delicato, il secco elicriso,

che ti macchi i ricordi di me

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Per un figlio di pensiero…

dal testo di “Immagini che lasciano il segno”di Tiromancino,

pensando ad un figlio che avrei voluto avere, pensando ad un figlio nel mio pensiero..

per te …

il cui nome non oso pronunciare ma che se dovessi pronunciarlo mi scioglierebbe il cuore in pianto

ti addormento e nel silenzio

del tuo cuore sento il battito

ora che sei diventato la ragione che mi muove

Tu, inventi il tuo cielo tra linee di colore

Tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome

Tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo

Tu, della mia esistenza sei l’essenza

e così sei riuscito a cambiarmi

ritrovandomi forse un uomo migliore

ti proteggerò dal vento

poi ti guarderò sbocciare

(Federico Zampaglione)

La fuga

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Passano giorni così e così,

piatti e monotoni,

tutto è programmato per la fine,

resto impotente,

nulla si può mutare,

sopravvivere talvolta è più facile,

talvolta più difficile,

la fine è già programmata in anticipo

tranne che per te,

hai un collaudato stratagemma:

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(foto di EduardoSaintJean da pixabay)

Vita…

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Ti amo fuori misura, fuori da ogni ragione, fuori da ogni calcolo, fuori da ogni gabbia mentale, fuori da ogni convenzione, fuori da ogni sistema solare, oltre alle stelle e ai fiori, oltre agli universi sconosciuti, oltre all’infinito finito, oltre a tutto. Vita, ti amo da morirne.

Profane stigmate

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Queste macchie bianche sulle mani,

le guardo e le capisco,

il dottore ha detto è vitiligine,

ignota la sua origine,

io ho taciuto perché so,

i segni sulle mie mani si fanno evidenti al dolore,

io non posso nascondere le mani

e non posso non guardarle

e mi ricordano costantemente di te,

lividi sbiancati dell’anima,

bruciature accecanti del cuore,

sgocciolature bianche di dolore,

profane stigmate d’amore

(foto della mia mano)

Io fui

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Io,

una mezza valigia sul pavimento,

io non so se partire o restare,

se partire per quale dove,

se restare in quale dove,

non c’è un tempo stabile,

non c’è un sono o un sarò,

per restare o per partire

non c’è risoluzione o soluzione,

io fui.

Risposte impossibili

Risposte impossibili.

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Questo post nasce dal confronto con quanto scritto da Vittorio in https://ordineecaos2.wordpress.com/2016/11/25/30-day-writing-challenge-giorno-2/

e dalla considerazione di quanto sia più facile ricordare le cose tristi che quelle felici e in particolar modo le frasi che non possiamo dimenticare sono proprio quelle che ci hanno ferito e che in qualche modo ci hanno costretto al confronto con noi stessi e a crescere nostro malgrado.

Non perché quelle frasi fossero in assoluto vere ma perché in quel momento le persone che ce le hanno detto si sono tolte le maschere e hanno espresso sinceramente ciò che pensavano di noi, senza il filtro dell’educazione, fuori dalle convenzioni sociali.

Ecco io ora vorrei riportare le tre frasi che più mi hanno colpito nella mia vita , alle quali sul momento, a caldo, non seppi e non volli rispondere, oggi voglio provare a tirare fuori quelle risposte che allora non diedi, consapevole tuttavia che resteranno  risposte impossibili in quanto non giungeranno mai ai reali destinatari  e che neppure ha più alcun senso che essi le ricevano. Ma avrò fatto chiarezza con me stessa. Finalmente io ho le risposte.

La frase più recente che mi ha fatto male è stata questa, l’ho ricevuta da un amico che io consideravo come un figlio

grazie, sei molto gentile” frase apparentemente cordiale, ma inserita in un contesto di totale incoerenza e contraddizione con un precedente pensiero dalla stessa persona da cui ero appena stata definita una scocciatrice seriale.

la mia risposta che non ho potuto dare è questa : purtroppo sì, sono talmente gentile che accetto  il tuo giudizio senza difendermi, sono così gentile da essere una totale idiota.

Come cambia il concetto di amicizia a seconda dei punti di vista, come si fa presto a diventare gentile e subito dopo scocciatrice seriale e viceversa.

Sai come vorrei rispondere a questa persona con tutta la tristezza che ho dentro e che non so nemmeno quando andrà via?

Mi dispiace che non hai avuto il piacere di conoscermi veramente e che sei rimasto in superficie.

Per me l’amicizia significa dare fiducia e affidarsi all’altro, un atto di fede.

E se tu caro amico non hai fiducia in me, allora che amicizia è?


La seguente frase fu pronunciata dal mio datore di lavoro una decina di anni fa:

come operaia sarai anche brava, ma come persona vali zero”

Parole di cui il mio datore di lavoro neppure si ricorda, dette per umiliare e ferire riferite ad una situazione da cui in seguito i fatti mi diedero ragione. Risposi con il lavoro e niente altro.

Aspettai che il tempo facesse il suo corso e la verità di me tornasse limpida.

Questa frase ebbe il potere di mettermi totalmente in discussione, d’un tratto mi resi conto che gli altri di me avevano un’opinione completamente diversa da quello che io mi figuravo, ebbi un profondo senso di scollamento dalla realtà, io vivevo in un mio mondo ideali di sogni e la percezione che gli altri avevano di me era completamente falsata.

Iniziò una fase depressiva molto lunga, in cui misi in dubbio la mia capacità di essere umano a tal punto da decidere di non avere figli, per non rischiare di essere una madre che non valeva nulla…

ecco come vorrei rispondere ora:

caro datore di lavoro sul lavoro non sei per niente brillante e dovresti imparare l’arte della diplomazia e le leggi dell’educazione, e nella vita ti auguro di essere una splendida persona con la tua famiglia


la terza frase invece mi fu detta da mio zio Fausto 27 anni

tu sei vuota”

Non si trattava di una frase cattiva, in realtà Fausto intendeva esortarmi ad andare incontro alla vita e agli altri, ad aprirmi a conoscere gli altri perché ero una ragazza sensibile ma molto chiusa e isolata con i muri dentro all’anima. Se mi guardavo dentro onestamente sapevo che era la verità, che davvero ero vuota e che dovevo trovare il coraggio di prendere il volo, di iniziare il mio viaggio. Confesso che non seppi più come rispondergli, lui viveva immerso nella realtà e viveva sulla pelle situazioni estreme, (la vita e la morte nelle favelas del nord est brasiliano), io invece avevo un lavoro tranquillo, una famiglia che mi copriva le spalle, io non avevo coraggio di andare oltre e verso il mio vero Io. E così interruppi il dialogo con mio zio, che soltanto lo scorso inverno ho ripreso come alcuni di voi sanno.

É molto triste non sentirsi all’altezza degli Altri, non rispondere alle aspettative degli altri, di non sentirsi per esempio una buona figlia, o una buona moglie, o una buona madre che non mi sono data la possibilità di essere, etc etc

la mia risposta di oggi è il cammino che a fatica ho deciso di intraprendere:

fa niente se non sono all’altezza, fa niente se non sono all’altezza delle mie aspirazioni o dei miei sogni, fa niente ma non rinuncio al viaggio verso me stessa…o meglio incontro me stessa

perché la domanda più difficile a cui rispondere è questa dove ti sei nascosta, Phlomis-Volpinablu, Antonella???

Chi sei tu?

L’anima nelle nuvole bianche (Einaudi e Tondo )

Ludovico Einaudi e Alessia Tondo
NUVOLE BIANCHE (Traduzione dal salentino):

Va bene lasciala dormire
Lei adesso non può capire
No tu non le parlare
Perché  non sente più questo cuore
Vento pure tu non dire
Lei ora non può capire
Dorme dorme e non vuole
Non le piace più questo cuore.

Quattro venti ed io sono sola
Le mie notte senza fortuna
Lasciala dormire ancora
Lasciala morire prima
Quest’anima senza l’amore
No tu non la puoi aiutare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire niente

Tanto tu lo sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi
Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me.

E tu se vuoi che il mio cuore sia qui
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedo che lo trovi
Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Vento lasciami impazzire
Lei prima o poi deve tornare
Lasciami soffrire sola
Lasciami dimenticare prima
La mia anima va dove vuole
Tu lasciala fare
Passa il tempo e non dire niente
Ora tu non ti fermare
Sola sola devo restare
Lascia che diventi il sole
io al buio devo rimanere
Ora tu non ti fermare
Lei non mi può amare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire.

Tanto tu sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi

Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me
E tu se vuoi tornare indietro,sai
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedrai che mi troverai.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime.

Ali innamorate

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La verità è che le distanze sono incolmabili:

che le ali del sogno sono come ali di cera

che si sciolgono al sole,

 o come ali di farfalla che si disfano in un soffio,

o come ali innamorate,

polvere di cipria tra le nostre dita …

(foto di Glady da pixabay)

In un parcheggio vuoto

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La mia anima sta in parcheggio vuoto,

una sola auto che nessuno verrà a ritirare,

il proprietario in viaggio oppure assente

o deceduto o trasferito ad altro indirizzo,

la mia anima sta nel parcheggio di un areoporto,

le speranze in overbooking,

i sogni dei last minute,

i sorrisi al check in,

un’auto sola a Malpensa,

nessuno tornerà dall’ultimo volo low cost,

la vernice scolorita dalla nebbia dell’oblio,

la carrozzeria mangiata dalla ruggine,

la batteria scollegata dal cuore,

anima sola in un parcheggio vuoto,

chi verrà a reclamarti?

(foto da pixabay di harutmovsisyan)

Quel darsi all’anima intensamente

 

Chissà se nevica al di là di un dolore
se è dispari il freddo nel cuore,
se da un tramonto è giusto prendere un fiore
che possa rifiorire ancora.

La vita è sempre
quel darsi all’anima intensamente

Mango

Non hai fiori bianchi per me?

Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.

Franco Battiato

 

 

Animali a passeggio…

 

Romano Baldassarri di Casola Valsenio e la sua piccola Arca intervengono a sagre e manifestazioni varie per portare la testimonianza che è possibile la pace e la convivenza tra esseri diversi.

E’ sempre una sorpresa e un piacere vedere un gatto convivere tranquillamente a conigli e colombi, e poi il seguito di oche e caprette e cani, e che dire del dolcissimo asinello che chiede e dispensa abbracci a Romano?

Della sua Arca Romano dice:

i miei animali insegnano la pace

Sono le quattro del mattino

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20 novembre 2016

Sono le quattro del mattino e come ogni notte mi sveglio, l’alba che filtra dagli scuri, le mie braccia vuote e inutili, il tuo nome sulle mie labbra è una preghiera, non ho bisogno di orologio per sapere che ore sono, io penso a te, a questa vita che scivola via, a questi sogni che si allontanano da noi, a questo amore che mi sveglia ogni notte, talvolta è un muro alto oltre al quale non posso andare, a volte è una parete leggera, basta una leggera pressione, non c’è resistenza, e allora resti tra le braccia del mio sogno fino al mattino e mai vorrei svegliarmi… e così ogni notte e così ogni mattino… e forse è tutta un’illusione, e forse non è vero che due cuori possono scambiarsi pensieri e ricordi…

(foto di Jraisleger da pixabay)

Solitudine


Per un momento la tua solitudine ha inontrato la mia malinconia. Per te e’ stato solo un breve  attimo, per me un secondo che vale l’eternita’.

Liebster Award grazie a Sarah Maria76

tagLe regole del gioco:

  1. Pubblicare il logo del Liebster award sul proprio blog. 
    2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo 
    3. Rispondere alle sue 11 domande. 
    4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower. 

5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati. 
6. Informare i tuoi blogger della nomination.

Ringrazio e mi scuso con Sarah Maria di https://sarahmaria76.com/  per il ritardo delle mie risposte. Ci ho pensato su a lungo!

le mie risposte:

Qual è il post che ti è piaciuto di meno e/o che non hai sopportato scrivere? Perché? Perché poi lo hai scritto lo stesso?

Non c’è un post che non ho sopportato scrivere. Magari ci sono post che hanno preso più tempo di altri per uscire fuori di me.

A dire il vero forse questo, sono domande difficili se devo guardarmi dentro ed essere onesta con me stessa.

Descriviti con una citazione (film, poesie, libri, musica, va bene tutto).

“Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è  invisibile agli occhi.”

Il commento più interessante che hai ricevuto sul tuo blog?

Tutti i commenti che ho ricevuto  sono preziosi perché mi offrono nuovi punti di vista su me stessa. Ringrazio tutti i miei gentili ospiti. Grazie a chi mi fa ridere, a chi mi accarezza, a chi mi commuove, o a chi mi costringe in qualche modo a ripensarmi. Grazie davvero di cuore.

eBook o libro cartaceo? E qual è l’ultimo che hai letto o stai leggendo?

Confesso. Sto leggendo pochissimi libri in questi ultimi anni… è come se avessi fatto il pieno ed ora è venuto il tempo per ioinviaggio.

Leggo qui i vostri articoli, i vostri pezzi di vita e di cuore. Grazie anche per questo.

Se dovessi scrivere un romanzo, cosa lo renderebbe diverso dalla miriade di altri romanzi pubblicati al giorno d’oggi?

Non ho desiderio di scrivere un best seller, vorrei soltanto trasmettere qualcosa di me, la mia verità di fiore imperfetto.

Qual è la frase o l’espressione che ti dà più fastidio?

La negazione dei sogni e della speranza.

Chi vedi quanto ti guardi allo specchio?

Vedo che il tempo è trascorso veloce, che mi sembra ieri che avevo 16 anni , che ora ne ho quasi 50 e che sono ad “un giro di boa” del mio viaggio e che alcune cose sono andate per sempre. Ho realizzato in ritardo che avrei desiderato avere un figlio e ora non è possibile. Ho amato molto una persona come un figlio ma la vita è  complicata…

La cosa che ti piace di più del tuo blog:

Viaggiare lontano con il pensiero e incontrare gli Altri

Il primo viso che ti viene in mente. Ora. Risposta secca.

Quello del Piccolo Principe. Quello di un figlio sognato.

Hai mai scritto qualcosa, qualche post, che sottintendeva tutto un altro significato?

No, non credo. Perlomeno non deliberatamente.

La tua parola preferita (che non è detto che sia l’intercalare usato più spesso).

Credo molto nel valore dell’inclusione e dell’Amicizia.

Domanda bonus: L’ultima volta che “la vita” ti ha sorpreso.

I miei genitori mi hanno sempre sorpreso più di qualsiasi altra persona.

Mia madre legge tutte le mie poesie e le trova belle. Già questo per me è davvero emozionante…

In particolare, dopo aver letto la mia poesia Figlio vorrei, mi ha scritto un messaggio dicendomi che l’avevo commossa e che ero riuscita a dire ciò che lei stessa prova per me e mio fratello anche se non sempre riesce ad esprimerlo.

Le mie domande a chi desidera partecipare sono le stesse , difficili, domande poste da Sarah Maria. Vediamo come ve la cavate!

 

 

Il tuo treno senza di me

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Il tuo viaggio è ricominciato

senza di me,

non c’è biglietto per me,

io resto passeggera dei miei sogni,

io resto ferma ad una stazione,

mi sfila davanti un treno che non fa fermate

in nessun luogo, in nessun dove, in nessun perche’,

resto ad aspettarti in una stazione chiusa

i treni passano senza fermarsi,

vedo i fari avvicinarsi,

il fischio che mi assorda,

resisto allo spostamento d’aria,

inseguo con gli occhi le luci rosse che si allontanano,

uno strappo, un insulto

un dispiacere, resto indietro

indietro, indietro…

inseguo le rotaie a piedi

senza luce, senza speranza, senza te

(foto di PeterDargatz da Pixabay)

lover lover lover lover lover lover come back to me

Una lettera.

29 maggio 2015

Sono le quattro di notte e sto piangendo, ti ho appena incontrato e so che domani dovrò salutarti. E tornare a casa, alla mia vita. E vorrei che tu venissi con me, vorrei tenerti con me per sempre. Io lo so che tu sei libero, magnificamente libero, ed è questo che più amo di te.

La tua libertà, la forza della tua solitudine, il tuo grande amore per l’universo.

Sai mi sono innamorata di te quando parlavi del tuo desiderio di diventare padre e tu lo sai che io non sono madre. Eppure mi hai commosso, mi hai colpito profondamente.

Dicesti “io penserei a mio figlio in ogni momento, mentre al lavoro mangio un panino, mentre guido verso casa e saprei che sto per tornare ad abbracciare lui, sempre vi penserei. Farei in modo di regolare il battito del mio cuore al suo.”

Quanta tenerezza nelle tue parole, una tenerezza così  struggente che  io iniziai allora a provarla per te, iniziai a volerti bene proprio come tu amavi questo figlio che non avevi e che io spero che un giorno avrai.

Ti amo così come un figlio anche se non ti ho partorito io, anche se non sono madre, e ieri io ho visto un fiore speciale fiorire e avrei voluto mandarti milioni di rose  per dirti che non c’è rosa più bella di te.

E come tutte le notti sono sveglia a quest’ora che precede l’alba e ti sto scrivendo o sto scrivendo a me stessa, so che tu sei sveglio, so che mi leggerai ma non potrai rispondermi, io stringo tra le mani la pietrina che mi hai dato poche ore fa quando ci siamo incontrati.

Io ti ringrazio tanto per averti potuto incontrare ed io vorrei potermi ricordare per sempre il tuo discorso alla conferenza, il nostro breve dialogo, il suono della tua voce, il colore dei tuoi capelli, li tuo sorriso, le tue mani e tutto… e tutto ciò che io non potrò mai spiegare o tradurre in parole, tutte le mie emozioni sia al tuo discorso sia all’incontro con te tanto che dirti ti voglio bene non avrebbe alcuno significato.

Lascio che sia la luce blu dell’alba ad abbracciarti al posto mio.

Lascio andare nelle lacrime tutto ciò che provo e che non riesco a tradurre in parole.

E sono felice e sono triste.

Sono felice per il fiore che ho ammirato e sono triste perché dobbiamo dirci addio e io non riesco.

E non riesco a capire perché non possa esserci un’altra soluzione, perché per forza devo dirti addio se quest’amore è così grande…

Abbi una buona notte e cerca di riposare e avere sogni sereni

Phlomis

Vento di stelle

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Ti ho atteso senza sapere cosa attendevo, quando ti ho incontrato ti ho amato senza sapere perché, quando ti ho perso ho capito cosa mi mancava e ho dato un nome al mio amore, il tuo, quando ho capito che non saresti più tornato sono diventata triste e ho incominciato a rassegnarmi: l’attesa, il sogno, la speranza si sono concluse, resta un amore da dare al vento e un sogno da disperdere tra le stelle…

foto di QYang da pixabay

Pensando a te

Ogni volta che ognuno di noi guarderà una nuvola in cielo, là ci incontreremo…

(Castrocaro Terme, ore 16 del 16 novembre 2016)

To be continued

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non sentire più il sentimento del giorno…

le luci si spengono,  il sipario si abbassa il sipario, deserto è il palcoscenico, il teatro chiude, ognuno ha un posto in cui far ritorno, una casa, un rifugio, una persona…

domani andrà di nuovo in replica la finzione?

(foto da pixabay )

Foto con farfalla

 

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In questa foto avevo 4 anni e mezzo, era un giorno di festa, la comunione di una cugina, forse una delle poche occasioni in cui ci ritrovammo tutti insieme, zii e cugini. Si fecero le solite foto di gruppo di rito e poi insistettero per ritrarmi da sola, nonostante io non fossi d’accordo, avrei preferito fare delle foto in compagnia dei cugini, molti di loro avevano già un fratello e una sorella, mentre mio fratello era ancora nella pancia della mamma.

Avevo un vestitino rosa con una farfalla al centro, in quel campetto con l’erba sciupata mi sentii molto sola e lontana da tutti gli altri, mi pareva di essere una farfalla sola e inutile in quel campo con poche margherite. Io avrei volevo stare insieme agli altri. Mi sentii molto sola in quel momento e per anni riprovai un senso assoluto di solitudine guardando questa foto. Neanche a dirlo che per anni odiai le farfalle…

 

Padre

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Padre, grazie che mi hai accolto e ancora mi accogli come un dono della vita, grazie che mi accetti come sono e non mi hai mai fatto sentire diversa o sbagliata o non all’altezza, grazie che mi hai accolta come figlia, in te trovo un porto sicuro in cui fare ritorno ogni volta che lo desidero, e la tua silenziosa presenza è per me un riparo certo, tu mi hai accolto come un bocciolo imperfetto e hai atteso di vedermi per come sono veramente. Hai scelto per me questo nome, Antonella. Non importa se per il mondo sono solo un piccolo fiore da poco, tu mi fai sentire un fiore speciale se ho il tuo Amore.

Madre

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Madre, ti rivedo graziosa ragazza spensierata nella tua foto dei sedici anni con il taglio corto di capelli, il tuo sorriso sicuro e sbarazzino, una leggera timidezza nei tuoi occhi limpidi e puliti, madre se tu sognavi di me già allora io ti ringrazio per avermi cercata desiderata e amata e avermi dato il Dono della vita. Ora che sono adulta, io mi specchio in te e spero di assomigliarti un poco. Tu sei bella come sempre e il tuo animo è pulito e limpido e i tuoi occhi timidi e riservati nascondono la tua grande forza. Madre, sì, tu sei ancora quella sedicenne che mi ha sognato.

 

Tessiture di neurodiversità

Impariamo a valorizzare quelle tessiture uniche e straordinarie che sono le nostre vite e quelle degli Altri, quei pregiati filati tessuti a mano, giorno dopo giorno, cadendo e rialzandoci dopo ogni sconfitta e ricominciando dopo ogni vittoria, quegli umili orditi tessuti con tanta quotidiana fatica. E se talvolta il punto non riesce, non occorre scoraggiarsi anche il punto che oggi ci sembra mal riuscito domani sarà parte di uno straordinario e unico disegno.
Grazie a https://sguardiepercorsi.wordpress.com/ per questo sguardo

sguardiepercorsi

La giornata è finita, scorrono nella mia mente parole ascoltate, scene di vita, volti, espressioni.
Fatiche esistenziali in cerca di risposte.
Che senso ha la mia vita? Se provo dolore, se non sono felice, se non ho raggiunto gli obiettivi che desideravo raggiungere, se vivo mancanze… vuol dire che la mia vita è sbagliata? Che io sono sbagliato? Se arranco, inciampo, non trovo, significa che sono inadeguato? Dove si misura il benessere? Cosa fa di una vita la mia vita?
Accompagno persone che attraversano domande, rifletto io stessa sulle mie, leggo e ascolto risposte.
Ultimamente queste domande si intrecciano nella mia testa con il tema della neurodiversità.
La parola rimanda all’idea che condizioni cognitive come autismo, ADHD, disturbi dell’apprendimento non possano essere ricondotte a etichette diagnostiche stilate sulla base di deficit e disfunzioni, ma vadano considerate nelle loro complesse unicità, fatte anche di punti di forza, di potenzialità specifiche, non…

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Donna con girasole

Donna misteriosa con cappello con  girasole , sola ed elegante, si allontana nella pioggia lieve di settembre sulla spiaggia di Cala Mosche. 

(6 settembre 2016)

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Imperfetto bocciolo d’amore perfetto

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Sei il bocciolo sconosciuto del mio giardino

non hai la perfezione della rosa

né l’eleganza di un’orchidea

né la semplice sicurezza di una margherita

né la fragilità di un cisto

né la grazia di un’aquilegia

né la ricchezza di un grappolo di fiori di glicine

né l’umiltà di un fiore di tarassaco

né l’altezza di un girasole

né la timidezza di un bucaneve

né il profumo buono della lavanda.

Sei un bocciolo imperfetto d’amore perfetto

non assomigli a niente

sei nuovo e sconosciuto,

voglio darti un nome

imperfetto d’amore perfetto.

Niente è come appare ( F.Battiato)

 

Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva….

è stato solo un presentimento ti voglio ricordare che

Niente è come sembra niente è come appare

perché niente è reale

Franco Battiato

Un naturale contatto

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Nei lunghi pomeriggi dopo la scuola,

niente voglia di studiare,
suonavano i Pink Floyd nella cassetta analogica,
i nostri maglioni scivolavano sul pavimento,
e noi restavamo pelle contro pelle nei nostri primi abbracci.
Appoggiavo il mio seno adolescente al tuo petto di ragazzo.

Era dunque questo l’amore?
Un naturale contatto di pelle,
Un ascoltare due cuori battere insieme,
Un trattenere il respiro per lo stupore
di sentirsi sfiorare da un attimo d’eterno ?

L’autunno ci fa male

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L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito, restiamo a riflettere sul volo  di una foglia che si stacca, sulla pioggia che cade sulla terra bagnata, su un amore che finisce, su una vita che nasce, su un dolore che non fa dormire, su un sogno che non si riesce a sognare… e tutto senza un senso, tutto indipendentemente dalla nostra volontà.

Non voglio ricordi, io vorrei viverti ora, foglia secca che cadi via, pioggia che mi bagni, amore che mi abbandoni, vita che nasce senza di me, dolore che mi lascia insonne, sogno che non si realizza…

L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito e noi non riusciamo a trattenere nulla e nessuno…

(foto di Castleguard da pixabay)

Più forte.

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Figlio, ti amo più forte

contro la mia ragione,

contro le mie convinzioni,

contro me stessa:

te le dico nella carezza rubata mentre dormi,

nel bacio che mi neghi per capriccio,

quando piangente ti abbraccio e non so consolarti,

te le dico in un sorriso quando tieni il broncio,

te le dico cucinando il tuo piatto preferito quando non vuoi mangiare,

te lo dico nel silenzio quando rifiuti di parlarmi,

quando ti sento piangere dietro a quella porta e non ho il coraggio di avvicinarmi,

quando ti osservo di nascosto provare la tua nuova bicicletta

e devo trattenermi dal dirti di stare attento,

quando mi vorresti vicina e io non riesco a stare al tuo passo,

quando non posso dirti quanto ti amo

nell’abbraccio o nella carezza o nel bacio che non vuoi…

e dico parole senza senso e faccio errori

e tu mi ferisci allontanandomi.

Figlio,

ti amo forte

contro ogni ragione

contro ogni logica

contro quello che sono,

e vorrei essere perfetta per te

e vorrei essere più forte

della mia paura di sbagliare,

della mia paura di non sapere come fare,

della mia paura di deluderti e di perderti.

Figlio,

voglio amarti più forte.

 

(foto di Soledadsnp da pixabay)

E’ soltanto vivere…

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Aspettative legittime o illegittime?

Lavorare ed essere solo una contabilità,

Investire affetto in un’amicizia e perderla,

Cercare un senso e non trovarlo,

Desiderare di volare e restare a terra,

Sognare ed essere realisti,

Un abbraccio vero o solo un pensiero.

Di tante emozioni, di tante illusioni

può il cuore paralizzarsi?

È soltanto vivere…

(foto da pixabay di Kalle 2709 )

Il colore del grano

 

Lo scorso 18 settembre ho partecipato d un open day di un corso di counseling , ero molto curiosa di capire di cosa si trattasse e soprattutto se poteva essere la mia strada. Come me c’erano altre quindici persone.

Dopo la prima parte dedicata alla presentazione dei presenti e della scuola, abbiamo preso parte ad un laboratorio emozionale.

La counselor ci ha fatto sedere in cerchio, a piedi nudi, davanti a noi c’erano dei fogli colorati e alcune riviste di attualità, e forbici e stick di colla. La counselor ci ha lasciato in silenzio per 5 minuti in modo che potessimo rilassarci, quindi ci ha gentilmente invitato a guardarci dentro, cercando di comprendere chi eravamo in quel momento e cosa desideravamo migliorare in noi, o quale nuova direzione dare alla nostra vita.

Quindi ci ha dato via libera, con forbici alla mano dovevano ritagliare dalle riviste frasi o foto che ci colpivano e che in qualche modo sentivamo che potessero descriverci.

Il mio foglio rosso si è riempito come potete vedere dalla foto.

E man a mano che sfogliavo le riviste e ritagliavo e incollavo,  pensavo che mi stavano venendo incontro frasi e foto che davvero avevo dentro di me più o meno inconsciamente.

Devo dire che alla fine ero sfinita e che conservo di questo giorno e di questa mia composizione un senso di profonda tristezza.

Un caro amico che per me era come un figlio mi aveva appena allontanato dalla sua vita, senza che per me ci fosse un motivo… e d’un tratto sul foglio mi accorsi che avevo composto tutte le mie tristi emozioni.

Ma il laboratorio non era concluso, a questo punto, con le nostre composizione bene in vista dovevamo sfilare accanto agli altri partecipanti e farci scegliere e scegliere un interlocutore per raccontargli del nostro foglio e allo stesso tempo ascoltare la storia dell’altro.

Io ero molto imbarazzata perché non volevo forzare nessuno a scegliermi, accanto a me vedevo le persone che molto semplicemente si sceglievano… alla fine eravamo rimaste in due, io e un altra ragazza di colore. Questa ragazza mi disse di no che nel mio foglio non c’era nulla che l’attirava, io non insistetti e informai la counselor che rispettavo la scelta dell’altra persona di non volermi conoscere. Era giusto anche così, nessuno è obbligato ad accoglierci per forza.

Ma poi la ragazza accettò l’incontro e in verità tra noi trovammo molte affinità e comprendemmo le tristezza reciproche. Lei era di origini tunisine e francesi, aveva molto nostalgia della Francia, la terra della sua infanzia, inoltre si occupava di integrazione e mediazione culturale delle donne tunisine in Italia, inoltre aveva una grande passione per la cucina, per le spezie e per l’accostamento di sapori e di colori diversi nella cucina, il suo sogno più grande era quello di aprire un ristorante.

Io apprezzo molto le persone che cucinano e amo conoscere sapori colori diversi dai miei, perché ogni colore ogni sapore ogni spezia ogni fiore sono un valore aggiunto, un dono al mondo.

E così l’incontro andò bene.

In seguito ritornati seduti in cerchio, la counselor ci invitò a raccontare ad alta voce ciò che dell’altro ci aveva colpito e cosa ci aveva lasciato, e allo stesso di raccontare quello che di noi avevamo messo in quel foglio, in quell’insolito insieme di immagini e di pensieri.

Nel mio foglio c’era davvero tanta tristezza.

Avevo ritagliato una vignetta sul piccolo principe e la volpe, tanto per dire, non a caso, da un poco di tempo dovunque mi trovo io non faccio che incontrare volpi e ciò non è consueto, ciò significa che ho dentro una volpe, voglio dire nella mia mente e nel mio cuore.

La volpe era il mio amico che mi aveva allontanato, una volpe autistica.

Di colpo io e lui eravamo tornati estranei, lontani, sconosciuti.

Eppure la mia idea di amicizia restava intatta e pura, al centro della mia vita, come un diverso viaggio da fare per arrivare ad incontrare davvero l’Altro.

Un amico mi aveva allontanato ma alla fine l’amicizia e la gratitudine per avere avuto questa amicizia restava nel mio cuore.

Un amico non si può perdere, resta con noi anche se va via o ci manda via, perché qualcosa è cambiato nella nostra vita e quel qualcosa sarà diverso e speciale per sempre. Come il colore del grano, per esempio.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

A. de Saint Exupery

Una domanda scomoda

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un’altra domanda che compresi che non avrei più dovuto porre fu la seguente:

“Ma nonna tu sei felice?”

Mi sembrava una domanda innocua e lecita.

Io avevo 9 anni.

Mia nonna materna stava friggendo le patate e rimase con la forchetta a mezz’aria e non rispose ma dal suo sguardo compresi che avevo sbagliato completamente la domanda.

Cosa avevo detto di sbagliato?

Io avevo 9 anni.

Non lo sapevo e non sapevo neppure allora cosa fosse la felicità.

I miei genitori lavoravano molto e non c’era molto spazio per me.

La vita andava avanti con le solite abitudini per sopravvivere.

La mattina svegliarsi, fare colazione con il pan secco nel latte zuccherato, la mamma mi portava a scuola, poi correva al lavoro, e tornava a riprendermi al lavoro sempre in ritardo, io aspettavo tanto là in mezzo al traffico che una volta mi feci la pipì addosso, e poi di nuovo di corsa a casa e poi andare a letto presto che tornava papà stanco dal lavoro e preferiva che me e mio fratello fossimo già tranquilli a dormire.

Una vita come tante, di corsa.

Poche le vacanze trascorse insieme, abitavamo a Milano, erano gli anni 70, c’era da lavorare sodo.

Quello che facevano i miei genitori. Non gliene faccio una colpa, però.

Comunque qualche pomeriggio con la mamma si andava al parco sotto casa dei nonni paterni e per il Natale e la Pasqua si trascorreva qualche giorno in Romagna dai nonni materni. Talvolta in estate venivo lasciata dai nonni in campagna sola un mesetto. Qui avevo un poco più di libertà, con mio nonno andavo la sera a fare dei giri in bicicletta nella frazione della cittadina romagnola, e per il resto ero abbandonata a me stessa, ero una bambina tranquilla e silenziosa, mi piaceva studiare e leggere, leggevo qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano. E mi piaceva scrivere. Scrivevo dei diari che nessuno leggeva, o meglio che nessuno considerava importanti, degni di essere letti e compresi.

Non che mi mancasse l’amore. Ma un poco di attenzione in più.

Per me i miei scritti erano importanti e la mia maestra mi incoraggiava a proseguire a scrivere.

Sarebbe stato meglio se anche la mia maestra si fosse soffermata a leggerli con maggiore attenzione, probabilmente si sarebbe accorta di quanto ero sola e che forse… non ero felice.

Io del resto non mi lamentavo mai con i miei genitori. Non chiedevo niente di più.

Mi sembrava che dovessi aspettare, aspettare che accadesse qualcosa che mi avrebbe reso felice.

Non lo so.

Bisognava aspettare con pazienza.

Forse di diventare grandi.

Non lo so.

In Romagna dai nonni la sera facevo un giro in bici e la domenica andavo a messa.

Niente altro.

E pensavo che qualcosa sarebbe successo anche a me.

Era solo questione di essere pazienti e di aspettare.

E se la mia vita mi sembrava un poco vuota di avvenimenti e di impegni, oltre alla scuola, io allora sognavo e scrivevo, inventandomi un mio mondo fantastico in cui tutto avveniva…

Era il mio mondo, aperto a tutti, ma a cui nessuno importava.

E così pian piano nella mia mente andò a formularsi quella domanda sulla felicità e la posi a mia nonna materna, forse all’unica persona a cui non dovevo chiederlo.

Ma nonna tu sei felice?

Non appena l’ebbi pronunciata mi resi conto dalla sua espressione che era una domanda scomoda da non porre a nessuno. Una cosa da non domandare, prima di tutto, quella cosa sulla felicità.

Perché una domanda così pone tutto in discussione…

e che sempre occorre far finta di essere felice per non arrecare dolore alle altre persone e per non metterli in una scomoda situazione….

Perché ad una domanda così cosa si può rispondere?

 

(foto da pixabay di cocoparisienne)

Nel giradischi infranto…

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Avrei voluto fosse per sempre…

invece per sempre è solo un ricordo stonato, un eco che si affievolisce, un’ombra che scompare nel buio… è mai più vederti, è mai più sentirti, è mai più pensarti…è mai più!

Eppure non riesco a fare di te un ricordo sereno, senza essere triste, senza piangere, senza avvertire dentro uno strappo. Un ricordo senza un senso… E’ mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, mai più, ricordo che si incanta nel giradischi infranto della memoria

 

Nonno…

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Nonno, i nostri pomeriggi insieme sono così lontani, quando io seienne ti chiedevo della morte, “ perché si muore, nonno?”, e i tuoi occhi si velavano di tristezza e la tua voce si incrinava e non sapevi rispondermi e un perché non hai saputo dirlo e io ho imparato a non chiedertelo più..

(foto di wondermar da pixabay)

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