Il colore del grano

 

Lo scorso 18 settembre ho partecipato d un open day di un corso di counseling , ero molto curiosa di capire di cosa si trattasse e soprattutto se poteva essere la mia strada. Come me c’erano altre quindici persone.

Dopo la prima parte dedicata alla presentazione dei presenti e della scuola, abbiamo preso parte ad un laboratorio emozionale.

La counselor ci ha fatto sedere in cerchio, a piedi nudi, davanti a noi c’erano dei fogli colorati e alcune riviste di attualità, e forbici e stick di colla. La counselor ci ha lasciato in silenzio per 5 minuti in modo che potessimo rilassarci, quindi ci ha gentilmente invitato a guardarci dentro, cercando di comprendere chi eravamo in quel momento e cosa desideravamo migliorare in noi, o quale nuova direzione dare alla nostra vita.

Quindi ci ha dato via libera, con forbici alla mano dovevano ritagliare dalle riviste frasi o foto che ci colpivano e che in qualche modo sentivamo che potessero descriverci.

Il mio foglio rosso si è riempito come potete vedere dalla foto.

E man a mano che sfogliavo le riviste e ritagliavo e incollavo,  pensavo che mi stavano venendo incontro frasi e foto che davvero avevo dentro di me più o meno inconsciamente.

Devo dire che alla fine ero sfinita e che conservo di questo giorno e di questa mia composizione un senso di profonda tristezza.

Un caro amico che per me era come un figlio mi aveva appena allontanato dalla sua vita, senza che per me ci fosse un motivo… e d’un tratto sul foglio mi accorsi che avevo composto tutte le mie tristi emozioni.

Ma il laboratorio non era concluso, a questo punto, con le nostre composizione bene in vista dovevamo sfilare accanto agli altri partecipanti e farci scegliere e scegliere un interlocutore per raccontargli del nostro foglio e allo stesso tempo ascoltare la storia dell’altro.

Io ero molto imbarazzata perché non volevo forzare nessuno a scegliermi, accanto a me vedevo le persone che molto semplicemente si sceglievano… alla fine eravamo rimaste in due, io e un altra ragazza di colore. Questa ragazza mi disse di no che nel mio foglio non c’era nulla che l’attirava, io non insistetti e informai la counselor che rispettavo la scelta dell’altra persona di non volermi conoscere. Era giusto anche così, nessuno è obbligato ad accoglierci per forza.

Ma poi la ragazza accettò l’incontro e in verità tra noi trovammo molte affinità e comprendemmo le tristezza reciproche. Lei era di origini tunisine e francesi, aveva molto nostalgia della Francia, la terra della sua infanzia, inoltre si occupava di integrazione e mediazione culturale delle donne tunisine in Italia, inoltre aveva una grande passione per la cucina, per le spezie e per l’accostamento di sapori e di colori diversi nella cucina, il suo sogno più grande era quello di aprire un ristorante.

Io apprezzo molto le persone che cucinano e amo conoscere sapori colori diversi dai miei, perché ogni colore ogni sapore ogni spezia ogni fiore sono un valore aggiunto, un dono al mondo.

E così l’incontro andò bene.

In seguito ritornati seduti in cerchio, la counselor ci invitò a raccontare ad alta voce ciò che dell’altro ci aveva colpito e cosa ci aveva lasciato, e allo stesso di raccontare quello che di noi avevamo messo in quel foglio, in quell’insolito insieme di immagini e di pensieri.

Nel mio foglio c’era davvero tanta tristezza.

Avevo ritagliato una vignetta sul piccolo principe e la volpe, tanto per dire, non a caso, da un poco di tempo dovunque mi trovo io non faccio che incontrare volpi e ciò non è consueto, ciò significa che ho dentro una volpe, voglio dire nella mia mente e nel mio cuore.

La volpe era il mio amico che mi aveva allontanato, una volpe autistica.

Di colpo io e lui eravamo tornati estranei, lontani, sconosciuti.

Eppure la mia idea di amicizia restava intatta e pura, al centro della mia vita, come un diverso viaggio da fare per arrivare ad incontrare davvero l’Altro.

Un amico mi aveva allontanato ma alla fine l’amicizia e la gratitudine per avere avuto questa amicizia restava nel mio cuore.

Un amico non si può perdere, resta con noi anche se va via o ci manda via, perché qualcosa è cambiato nella nostra vita e quel qualcosa sarà diverso e speciale per sempre. Come il colore del grano, per esempio.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

A. de Saint Exupery

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