Una storia di una Volpina Blu

Nella grande pianura veniva una volpina, piccola e magra, camminava rapida scartando di lato le pietre e i cespugli spinosi. Ogni tanto sollevava appena il musetto al cielo e parlava alla luna senza guardarla direttamente. Ma davvero era blu? Non esistono volpine di colore blu…

Volpina aveva le estremità delle zampe blu, come due calzini blu. Quasi tutti in lei notavano quel difetto, ma non credo si possa chiamare difetto quella che è in effetti una particolarità o un carattere distintivo, piuttosto si trattava di un segno unico che la differenziava da tutte le altre volpi. Aveva un sorriso simpatico e al collo portava una fettuccia di raso blu.

Volpina camminava nella pianura.

Era sola e la luna pure era sola. Due solitudini si guardavano, la luna, lassù, maestosa, splendeva sola nella sua grandezza, e la volpe tanto piccola magra e sola…

Volpina pensava tu sei tanto lontana da me ma mi sembri così vicina… sei irraggiungibile per una Volpina come me eppure mi accompagni sempre, grazie amica Luna.

Volpina Blu, in verità il suo nome completo era Volpina dai calzini blu, si era messa in cammino già dall’imbrunire del giorno precedente e pareva camminare come una volpe che sa il fatto suo, pareva avere in mente una meta ben precisa, ogni tanto si fermava per darsi una grattatina ala schiena ossuta e per riposare un poco i piedini doloranti, quanta strada avevano macinato quelle zampette…

Era una volpina in fuga…

Nessuno la voleva, nessuno l’amava…

Eppure aveva desiderato tanto avere amici nella gran tana delle volpi, ma le giovani volpi spesso l’ avevano derisa per quei suoi inusuali piedi blu perché spesso la diversità viene vista come una cosa spaventevole invece se la conosci può riservare delle sorprese in positivo. Non si capiva come mai Volpina fosse nata con le zampette blu, la madre aveva pianto a lungo e aveva provato ogni tipo di prodotto, solvente, e anche una benedizione nella chiesetta dove si era sposata, per farle diventare rosse. Niente, le zampette erano rimaste blu. Volpina blu non comprendeva la preoccupazione della madre che spesso gli diceva che doveva essere uguale alle altri volpi altrimenti essi non l’avrebbero inclusa nel gruppo. Ma a Volpina blu non dispiacevano le sue zampette ma presto dovette convenire che la madre aveva ragione. Quelle sue zampette iniziarono ben presto a darle dei problemi, iniziarono gli scherzi e le prese in giro dei compagni e Volpina incominciò a soffrirne.

Quanto avrebbe voluto avere quel bel pelo fulvo dei suoi compagni, tante volte le giovani volpi e le adulte l’ avevano additata come una diversa e lei del resto non aveva mai saputo come fare per accattivarsi le simpatie del gruppo; anzi quasi ogni giorno vi era motivo di litigio con le giovani volpi e spesso le anziane le ringhiavano contro un rimprovero per un nonnulla.

E così un giorno era fuggita via, con il desiderio di conoscere il mondo e incontrare altre volpi diverse da quelle che vivevano alla gran tana, magari incontrare una volpina che le assomigliasse, che avesse le zampette blu o orecchie blu o anche di un qualsiasi altro colore. Soprattutto voleva trovare un amico, qualcuno che l’ accettasse così come era, qualcuno con cui non dovesse fingere di essere diversa da come era. Tante volte Volpina si era rotolata nell’argilla e nella sabbia cercando di camuffare quel colore blu o si era macchiata con i fiori del sambuco ma inutilmente, aveva provato di tutto ma nulla era valso per farsi un amico. Come si fa a farsi un amico? Non lo sapeva ma era disposta ad imparare le segrete e invisibili regole dell’amicizia. Lontana dalla gran tana, Volpina era sicura che avrebbe conquistato il mondo.

Volpina Blu era uno spirito incredibilmente libero. Ed era dolce buona e sensibile, anche se spesso appariva scostante e un poco irascibile .

Ogni volta dopo l’ennesimo litigio con una compagna Volpina scappava via e andava a nascondersi laggiù nelle vecchie tane abbandonate, dove nessuno scendeva per il pericolo delle frane, e piano piano si calmava correndo per gioco dietro ad uno scoiattolino o con il naso per aria ad inseguire il volo di una farfalla , e quando ritornava a casa alla gran tana le volpi gli davano la schiena senza dar mostra di considerarla, così accadeva che Volpina Blu sparisse di nuovo e andasse a piangere senza farsi vedere nelle vecchie tane della saggia quercia.

Un giorno, dopo aver a lungo pensato, Volpina Blu prese la risoluzione di partire e si mise in cammino in una notte senza luna, non sarebbe più tornata, mai più, e quelle giovani volpi che non l’accettavano e la deridevano si sarebbero pentite amaramente di non averlo voluta oh sì! … sentiva per sé un grande destino, sentiva che avrebbe compiuto di certo qualcosa di importante per il mondo, anche se ancora non sapeva cosa e come, nel frattempo la decisione di mettersi in viaggio le parve la soluzione migliore, camminando si pensa meglio e chissà via facendo avrebbe trovato quello che cercava…

Volpina era partita alla ricerca del senso profondo della sua esistenza, ma soprattutto di qualcuno da amare e di qualcuno che l’amasse, di un Amico vero, di qualcuno che l’accettasse per come era, qualcuno con cui poter essere se stessa senza dover alterare il colore di quei calzini blu, di qualcuno che le desse la libertà di essere come era senza voler cambiare colore alle sue zampe.

Nel cuore e nella mente aveva tanti pensieri buoni e belli, e sentiva che poteva dare tanto amore al mondo se qualcuno l’avesse voluto, desiderava conoscere il mondo, finora aveva conosciuto solo la Gran Tana sotto agli antichi ulivi spezzati dal vento e dal mare, ma il mondo esterno come era? Da un lato l’attraeva, dall’altra la spaventava. A volte il mondo le appariva come un riccio di castagna con le spine e dentro la castagna era buona, e ogni volta si pungeva per aprire il riccio ma poi era soddisfatta dal quel sapore buono , ecco così era il mondo… il riccio di una castagna… con un interno da scoprire.

Il mondo era difficile da capire ma aveva letto la favola della volpe e l’uva e aveva capito che nella vita bisogna avere il coraggio di osare e di trovare la propria strada in mezzo a tante senza nascondersi dietro la scusa che l’uva non è matura, a lei poi l’uva non piaceva neppure e quindi non vi era problema. Tante volte si era chiesta come mai il mondo fosse in guerra, perché gli esseri del mondo perdevano così tanto tempo a fabbricare armi di offesa invece che costruire ponti o inventare strumenti di pace?

Volpina aveva cuore e zampette molto sensibili …quando come ora guardava la luna ritrovava serenità e il suo spirito combattivo e bastian contrario si quietava.

Nelle notti senza luna camminava spedita senza sentire la fatica ma in quelle di luna piena una specie di tenerezza sconosciuta la colmava come quando qualche volta aveva guardato i pulcini e ne aveva desiderato l’amicizia, l’amicizia gli pareva fatta di morbide piume e dolcezza. Ma non appena i pulcini la vedevano pigolavano chiamando la chioccia che la scacciava via, come ci restava male Volpina… e sapeva che la colpa era del comportamento crudele di alcune volpi che si cibavano dei pulcini… oh come poteva essere il mondo così crudele?

Volpina Blu camminava dall’imbrunire, era quasi le 3 di notte quando si concedette una breve sosta, raggomitolandosi nella sua coda e leccando i piedini sfiniti, guardò nella sabbia le sue impronte lasciavano questi segni curiosi e si chiedeva a cosa assomigliassero… impronta-di-volpinaimpronta-di-volpina

Cammino facendo Volpina scopriva il mondo, e annotava su un piccolo quaderno le cose che più la colpivano, osservava e apprezzare ogni cosa, anche l’esserino più piccolo, o la farfallina, o la zygaena rossa e blu, o le ragnatele brinate al mattino, le microscopiche tracce degli insettini sulla polvere del deserto, il profumo dello scirocco e quello umido di pioggia che portava il libeccio, lo sbocciare inaspettato di un fiore, l’odore della notte d’inverno con le stelle così vicine che pareva di toccarle.

Volpina si sorprendeva di quanta meraviglia e bellezza che il mondo conteneva, praticamente inesauribile, le albe per esempio erano sempre uno spettacolo che si rinnovava ogni giorno e lei ogni volta si commuoveva.

La notte tratteneva il fiato per ascoltare il linguaggio segreto degli alberi perché di notte gli alberi stanno svegli e riposano di giorno, ma solo per schiacciare un pisolino, le foglie nel vento delicate le parlavano e le ricordavano i suoi ulivi e i suoi carrubi alla Gran Tana e così sentiva meno la nostalgia di casa, non c’era molto tempo di provare nostalgia, quando si è in viaggio si deve andare…, non c’è tempo per i ricordi. Occorreva andare avanti lungo la strada, farsi viaggio…

Erano già 1887 giorni che camminava… aveva lasciato da molti mesi la sua terra tra le rocce e il mare, dove il clima era mite tutto l’anno, ed era arrivata al deserto.

Ecco un’altra pianura come già ne aveva attraversate, vuote e solitarie praterie, cespugli spinosi, fiori di cardo e cactus e poi ancora un’altra foresta con infinite e fitte spine che le ferivano i magri fianchi.

Incominciava a sentirsi stanca, molto stanca e qualche volta aveva pensato di pregare l’avvoltoio perché la facesse a pezzi. Ma poi ricominciava il suo cammino, sola e fiera, senza bisogno di nessuno perché mostrarsi fragile era segno di debolezza, e Volpina non poteva permetterselo, sapeva che il suo viaggio sarebbe stato lungo e non poteva abbattersi, doveva farcela anche se sentiva di essere solo una piccola magra volpe con i calzini blu.

Un giorno aveva trovato in terra un paio di occhiali e li aveva indossati, le pareva che le conferissero un aspetto più fiero e minaccioso, un paio d’occhiali possono bastare per tenere a distanza il mondo e per difendersene?

Potevano aiutarla a difendersi dai serpenti, le avevano raccontato che erano molto pericolosi, ma finora non li aveva visti, era curiosa di incontrarli perché si sentiva affine a loro e desiderava parlarvi. Ma aveva avuto l’impressione che essi la schivassero.

Un giorno ne catturò uno per chiarire una faccenda. Era un semplice serpentello giallo, trattenendolo tra i denti affilati un serpentello giallo gli disse:

ti risparmierò se risponderai alla mia domanda perché tutti scappano da me e non mi vogliono?”

Stai nel tuo mondo e rifiuti gli altri.”

Volpina si innervosì e rispose:

Io non ho bisogno di te e ora vattene all’inferno e riposa in pace, gentile serpentello.”

Il serpentello era morto. Volpina se ne andò ancora ringhiando, poi si scoppiò a piangere, inutili lacrime di pentimento…

Volpina forse non era cattiva o forse lo era , soltanto voleva sapere perché nessuno voleva stare insieme a lei, neppure il serpente l’ aveva voluta. Era vero che lei non aveva bisogno d nessuno ma ora si sentiva profondamente triste per la morte del serpentello. Oh se esisteva un Dio delle Volpi, quanto era davvero triste e affranta! Se c’era un dio delle volpi lei non lo sapeva, eppure a modo suo Volpina pregava qualche volta…

Di notte le stelle erano troppe e le accecavano gli occhi, anche per questo teneva gli occhiali, di giorno i suoi occhi si affaticavano molto per stare attenta alle pietre aguzze e alle spine che le ferivano le zampe sensibili, forse le sue zampe erano così delicate proprio per il fatto che erano blu.

L’universo la rapiva e lei si perdeva tra le stelle, conosceva a memoria la mappa del cielo e tutti i nomi delle costellazioni e pensava che l’universo lassù era abitato e che magari in quel momento forse c’era qualcuno che pensava anche a lei. Volpina lo sperava tanto!

Una notte d’un tratto, mentre camminava distratta, ebbe uno scontro con un istrice.

Ahi, disse Volpina, perché mi hai punto? Chi sei?”

veramente sei tu che non mi hai visto e mi sei venuta addosso…”

non penso proprio, ma chi sei?”

sono un istrice”

e perché mai hai tutte quelle spine e perché mi hai punto?”

Non l’ho fatto apposta, ci siamo scontrati per sbaglio ed io per autodifesa ho lanciato le spine, ma non è colpa mia, e non sono spine sai, la natura mi ha fornito di aculei…”

però mi hai fatto male… sai essere così pungente!”

scusami, non volevo, ma se tu ti avvicini piano a me senza spaventarmi vedrai che i miei aculei non pungono, sono solo un poco ruvidi…”

ah ho capito sei come il riccio di una castagna?”

Quasi… se mi abbracci non aver paura… farò in modo che i miei aculei non ti pungano”

no non voglio!” gridò Volpina saltellando dal dolore su tre zampine, un aculeo si era conficcato in una caviglia.

Allora se tu non ti fidi degli altri, tu non sai cosa vuol dire voler bene.”

Volpina a queste parole si sentì mortificata.

perché dici così?”

perché è vero… ma un giorno imparerai…strada facendo, ciao”

L’istrice scappò via sorridendo, stava scherzando ma Volpina non lo capì e mostrò furiosa i denti e lo rincorse ma il dolore alla caviglia si fece più intenso e così dovette fermarsi. Piano piano la sua rabbia cessò. Un leprotto gli passò di corsa accanto ignorandolo.

Tante volte aveva Volpina era stata tenera con i leprotti, li proteggeva ringhiando contro le altre volpi e poi li aiutare a scappare lungo al torrente nel sentiero nascosto tra i capperi e i carrubi che solo lei conosceva. Le altre volpi la deridevano di questa sua tenerezza per i leprotti e le dicevano che era una debole.

Al chiarore della luna Volpina si specchiò nelle pozzanghere, si vede bruttina, il pelo spettinato opaco e il blu non era più tanto brillante, era quasi nero ora, come avrebbe voluto farsi un bel bagno nel mare di casa, amava giocare con l’acqua e spesso perdeva il senso del tempo tentando di acchiappare quei piccoli arcobaleni alle cascate nelle grotte oppure tentando inutilmente di pescare qualche pesciolino.

Volpina stava in pace quando lasciava fuori il giudizio delle Volpi o dell’istrice che aveva appena incontrato, come potevano giudicarla senza conoscerla per davvero, perché l’istrice l’ aveva punta?

sì è vero che lei sbadatamente lo aveva urtato, però, pensò Volpina, quando se ne stava da sola, tutto andava bene ed era tranquilla ma quanta fatica con gli altri per capirsi e alla fine non ci si capiva mai e ciascuno si offendeva e nessuno voleva fare pace, ma che le importava degli altri? Volpina stava benissimo da sola, aveva ragione il serpentello, però allo stesso tempo desiderava davvero un vero amico.

Il cuore di Volpina era come un campo su cui è appena nevicato, puro, senza macchie, senza impronta alcuna ,vi regnavano amore e meraviglia per il creato, a parte alcuni momenti di rabbia di cui poi si pentiva senza però potervi porre rimedio.

Un giorno nel suo girovagare incontrò un topolino, che gli disse :

ehi ma tu sai dove si va per di là, possiamo fare un poco di strada insieme?”

Ma tu dove stai andando?”

Io ero insieme ad una carovana di beduini, stavano andando ad un mercato ma credo di essermi perduto… e tu dove vai?”

Vado a cercare un amico, disse Volpina blu, dove lo posso trovare?”

Io non lo so, dovevo incontrare alcuni amici al mercato ma a quest’ora mi sa che se ne sono andati, senti potremmo camminare insieme, almeno per un pezzetto di strada. Se vuoi.”

Tu dici? Accompagneresti una volpina come me dalle zampette blu?”

Hai le zampette blu, che simpatica che sei, ma sai che io avevo un amico ghiro con le orecchie blu, davvero erano blu, mai visto orecchie tanto belle! Ma anche le tue zampe sono una meraviglia!”

???Tu dici!!! Mi imbarazzi così…”

facciamo un patto, mentre cammineremo insieme promettiamo che saremo sempre sinceri l’un con l’altro e che ci diremo sempre la verità.”

sì accetto, sei gentile Topolino.”

senti io resterò con te il tempo che ritieni necessario per te e poi quando tu mi dirai di andare via io me ne andrò.”

No, mai succederà ciò, Topolino, se tu sarai sempre così gentile con me.”

All’inizio camminarono soltanto scambiandosi qualche impressione generale sul tempo, il topolino ogni tanto gli faceva un sorrisino ma Volpina non aveva alcuna voglia di sorridere, e anzi non capiva perché questo topolino sorridesse sempre, ma piano piano Volpina prese fiducia nel piccolo compagno di viaggio e iniziò a raccontare qualcosa di sé e a porre qualche domanda al topolino che sembrava saperne di viaggi, ne aveva compiuti molti al seguito delle carovane dei beduini.

Come si fa a diventare amici?

Cosa si prova quando qualcuno ti abbraccia?

Cosa si prova a condividere qualcosa con qualcuno?

Come succede che ci si prende per la zampa?

Il topolino si mise d’impegno a rispondere a tutte queste domande di Volpina ma mentre spiegava si rendeva conto che sono cose che le parole non riescono a spiegare e che sono cose che si sentono con il cuore e che quando si sentono con il cuore avvengono e basta. Come il naturale prendersi per zampa, come spiegare l’alchemica magia per cui avviene?

Quando Volpina si raggomitolava per un riposo il topolino si accucciava timidamente accanto alle sue zampine e così dormivano insieme.

Ma una notte Volpina fece un sogno cattivo e al risveglio prese a imprecare contro il topolino che non aveva alcuna colpa, e lo cacciò via violentemente.

vattene via, non voglio più vederti, via vai via topolino, non tornare mai più…”

Topolino ci rimase male, si era molto affezionato a Volpina e le voleva anche del bene, un bene grande, ma impietrì, sentendo quelle cattive parole che non aveva meritato, e provò a calmare Volpina fuori di sé per il cattivo sogno. No no gridava Volpina, Topolino disse non può essere, non puoi fare così con me, io sono il tuo migliore amico, io ti ascolto sempre, Volpina non ci vide più dalla rabbia e prese una pietra e uccise il topolino o almeno così credette di aver fatto.

Poi Volpina corse via lontano lontano. Senza sapere cosa aveva fatto, senza capire cosa aveva fatto, tornò indietro sul luogo del delitto, ma Topolino non c’era più.

Volpina era nuovamente disperatamente volutamente sola sola come la iena che ride e che nessuno vuole.

Ecco che avevano ragione le altri volpi a non volerla. Perché lei era cattiva.

Pianse tanto a lungo fino a dimenticarsi di sé… e d’un tratto si trovò in una grande pianura, e al centro vi era una pianta verde simile ad una salvia con dei fiori gialli, una pianta niente di che, ma era una vera pianta in quella pianura deserta.

La piccola volpe trotterellava , era molto piccolina e magra, però era carina con quelle zampette blu, non ce ne erano altre come lei.

Nella pianura c’erano solo cactus o cespugli secchi spinosi , una pietraia, qualche fiorellino insignificante dai toni accesi, e formiche, scorpioni, insetti stecchi, lucertole, Volpina blu trotterellava e si fermava ad ogni passo a guardare queste piccole cose, d’un tratto si trovò vicino alla pianta, la sogguardò, sembrava una pianta quieta senza pretese, non aveva spine come le altre ed era verde, Volpina blu si avvicinò e a quel punto una foglia di salvia le fece il solletico, Volpina sempre all’erta balzò all’indietro e andò a nascondersi dietro ad un sasso per osservare meglio la pianta, vide nuovamente che era una semplice pianta verde, si riavvicinò e poi siccome era molto stanca si addormentò sotto alla piantina.

Nella grande pianura anche un modesto riparo può servire ad una piccola volpe blu che subito crollò addormentata.

Al mattino Volpina si svegliò, qualcosa lo pizzicava sul capo, era un’altra foglia di salvia, e si accorse che un fiore giallo si era leggermente piegato verso di lei e ondeggiava nel vento fresco e tiepido e il vento fece muovere le foglie e uscì un suono che diceva ti voglio bene.

Era la voce del Topolino che risuonava dolce nel vento, Volpina ne assaporò tutta la dolcezza come un profumo o un sapore buono e poi sorrise, seppe che Topolino l’ aveva perdonato. Anche lui voleva del Bene al topolino e voleva sperare, voleva credere che lui lo avesse perdonato, oh Gran Volpe!

L’amicizia non è un gioco, non è una cosa che si usa e quando non serve si butta via, l’amicizia è un viaggio che ti cambia e implica fiducia e responsabilità verso l’altro.

Volpina sperò che Topolino tornasse ma Topolino non tornò quel giorno.

Volpina blu si rimise in cammino…

Forse un giorno il suo viaggio l’avrebbe fatta diventare la Volpe del Piccolo Principe….Chissà….

volpe-piccolo-principe

 Epilogo:

Incontrai Volpina Blu tanto tempo fa, diventammo amici, facemmo un pezzo di strada insieme, poi Volpina dovette partire e continuare da sola, cioè senza di me, il suo entusiasmante viaggio.

Dal momento in cui è partita io sono diventata Volpina Blu per onorare il ricordo di questa amicizia e poi mi sono accorta che Volpina blu ero io, che essa era il mio sogno puro di amore e di bontà.

Per me il blu è il colore della tenerezza e degli addii, dell’amore incondizionato e dell’infinito, blu è il mantello della luna, trapuntato di stelle, blu è un tuffo d’infinito, blu è l’amore che si veste di tenera speranza.

Questa non è che una storia di Volpina, questa è la storia raccontata da me.

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14 pensieri riguardo “Una storia di una Volpina Blu

    1. Siamo un po’ tutti volpine…ma il serpentello e l’istrice sono presenze che ci aiutano a crescere, non stanno esprimendo un giudizio negativo su noi ma ci invitano a fare un viaggio profondo per scoprirci realmente, l’insegnamento e’ che sbagliando s’impara e camminando vivendo si trova la via… il cammino di volpina e’ lungo ma diventera’ poi la Volpe che addomestica il piccolo principe e cio’ che ha imparato a sue spese e purtroppo spesso facendo soffrire altri, lo restituira’…♥♥♥

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