Piccole meschinità natalizie

Qualche anno fa ebbi la possibilità di fare un pranzo di natale accogliendo sia la mia famiglia che quella di mio marito. Stavamo traslocando nella casa nuova e la sala era ancora completamente vuota e poteva ospitare un tavolone di 24 persone. Inizialmente il mio invito fu ben accolto, ma non appena fu chiaro che avrei invitato anche la mia famiglia e alcuni cari zii, una cognata respinse l’invito adducendo il motivo che il Natale per lei era una cosa molto riservata e intima, destinata ad accogliere solo i propri cari, e che sarebbe stata alquanto in imbarazzo in presenza di un mio zio gravemente malato. A questo punto arrivò la contro offerta, di andare io e mio marito a casa di questa cognata il giorno di natale, purtroppo io avevo già inoltrato l’invito al resto della compagnia ed era stato accettato, così d’accordo con mio marito rifiutammo. La cosa mi fu fatta molto pesare, come una specie di tradimento, e alla fine io dovetti scusarmi per la mia mancanza di sensibilità davanti al senso intimo del natale di questa cognata.

La prima lezione che ho imparato da meschina situazione è stata di non organizzare mai più pranzi o feste in occasione del Natale, avendo ben capito che ogni mio invito sarebbe stato considerato una mancanza di sensibilità. Così lascio ora che siano gli altri a decidere ogni cosa, regali compresi per i nipoti, e cerco di essere il più sorridente possibile allo scopo di renderli felici e per non rovinare in alcun modo lo spirito intimo del loro Natale.

La seconda lezione che ho imparato è che non bisogna mai fare cose non espressamente richieste, e che spesso credendo di fare il bene si compie il male.

Tralascio di parlare della calza della befana… altro tasto dolente…

Ma la verità è che io mi sento tanto meschina e insensibile …

35 risposte a "Piccole meschinità natalizie"

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  1. Io invito e chi vuole, a chi fa piacere partecipa, altrimenti declina, non cambio le carte in tavola per affondare uno e tenere a galla un altro.
    Anto, invita tutti a prescindere e chi non viene…sara’ per la prossima.
    Un abbraccio…sei splendida 😉

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  2. Concludi: «Ma la verità è che io mi sento tanto meschina e insensibile …»
    Ma l’hai scritto per ironizzare, come battuta, o lo pensi seriamente? Nel secondo caso, cioè tu lo pensassi seriamente, consentimi di specificare che forse sono i tuoi interlocutori a non essere adeguati e quindi a loro vanno attribuite meschinità e insensibilità.

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    1. Non c’e’ ironia. Mi sento a volte meschina per non essere all’altezza di cio’ che si aspettano da me… e quel mio sorriso diventa forzato e cerco di controllarmi per non sbagliare battuta e per inserirmi nei loro discorsi e per non disturbare la loro gioia. L’anno scorso mi fecero innervosire, io non potei difendermi, un nipote di 6 anni fu cosi’ sensibile da accorgesene e di invitarmi a giocare con lui. Sono io che fatico ad inserirmi e ad essere cio’ che si aspettano. Insomma io ho capito da queste sciocchezze che per far contenti gli altri bisogna fare cio’ che ci viene chiesto. Il resto a loro non serve. E qui il discorso purtroppo si interseca con altri discorsi piu’ seri….Buona giornata e abbi un sereno Natale, caro Guido 🙂

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  3. Buongiorno Antonella, come sai io non ho avuto e di fatto, non ho una famiglia e quindi non ho vissuto e vivo questo tipo di esperienze ma, aimeh, le ho vissute in terza persona, raccontate da amici e conoscenti. Il Natale, che dovrebbe unire invece riesce a tirar fuori il “lato oscuro” di molti ma tant’è… La tavola era quella del post “Vi abitano altri”? Buona giornata e continua pure ad essere “tanto meschina e insensibile” che va bene 😉

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    1. ♥ grazie cara amica.
      La tavola di “vi abitano altri” era di un altro natale… ma anche qui i miei genitori venivano per accontertarmi, mio fratello e un’altra cognata venivano dopo suppliche, e i miei suoceri venivano ma avrebbero preferito essere con i nipoti… insomma lo facevano per farmi contenta e io pensavo di far contenti lori… come ci si illude… un caro saluto e grazie 😉

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  4. Antonella, è così variegato il mondo degli umani! Ci sono le persone, tantissime, dolci e sensibili come te e poi ci sono le tue cognate. Il problema è che non sempre si manifestano subito e bisogna individuarle per lasciarle crogiolare nella loro meschinità.

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  5. Io ho un padre gravemente malato e prendo le mie decisioni in base a questo. Propongo agli altri di raggiungermi a casa dei miei per stare in compagnia oppure a casa mia ma con la sua presenza. Non potrei fare diversamente. Gli altri, se sono veramente amici o persone che mi vogliono bene ma soprattutto persone sensibili, si adeguano capendo la situazione. Chi non si adegua non è abbastanza sensibile per meritare a sua volta la mia compagnia dunque viene escluso da me. Qui l’insensibile è la cognata a cui io avrei dato il benservito senza problemi o sensi di colpa. Il tuo bel pensiero doveva essere premiato invece è più semplice, per la nostra società, escludere i “deboli” per non fare brutta figura e non creare imbarazzi. Io mi chiedo: e se fosse stato un figlio? Tuo per esempio… ti avrebbe suggerito di lasciarlo a casa? Da certa gente meglio che ti stai alla larga. Tu invece hai un cuore grande!!!

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      1. Lo so… lo posso capire… io ho avuto sempre a che fare con i malati. Ma solo loro, appunto come dici tu, possono dare tanto… un buon Natale e non ti curar di loro. Fossi in te sceglierei la compagnia di tuo cugino rispetto a quella di tua cognata (se mi posso permettere)…:)

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      1. Ma io non voglio passare per perfetta e quindi aggiungo questo. Mio zio mi chiese di tenere mio cugino per qualche notte da solo ma io dovetti rifiutare in quanto io non ho alcuna esperienza di assistenza e alcuna nozione infermieristica e quindi per il bene di Gianmarco non me la sono sentita di ospitarlo da solo. Era una grande responsabilita’. Dunque ho i miei limiti anche io. Spero di ospitarlo ancora con i suoi genitori qui da noi.

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      2. Va beh ma quello è diverso. Li gioca una grande responsabilità e se non si è competenti si rischia di non essermi di aiuto. La scelta che hai fatto, secondo me, non è stata sbagliata. Il bene va oltre l’assistenza cioè se non si è in grado di fare assistenza per inesperienza non significa non volergli bene ma significa accettare i propri limiti davanti a un problema grosso. Però lo stargli vicino in presenza dei suoi rappresenta un grande gesto d’amore

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  6. Ora ho capito che sono contente se lascio fare a loro cosi’ non ci sono problemi. Il fatto e’ che io non ho figli e non sono cattolica predicante per cui dal loro punto di vista il Natale e’ piu’ sacro e vero per loro che per me che ho una famiglia non “convenzionale”… e poi cerco di pensare al bene di mio marito…

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  7. …questo articolo è tanto intimo, mi arriva più personale degli altri forse perchè ti sei “giudicata” e “condannata” non metaforicamente ma rispetto ad un episodio di vita reale. E quello che mi colpisce è che ti stai “declinando” come essere umano rispetto alle aspettative di altri su di te…
    Davvero?

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    1. A volte si’, mi capita di mettermi in discussione per le parole e le aspettative degli altri.
      In questa occasione narrata la mia personale aspettativa era di fare una bella festa e di ospitare tutte le persone care (avevo il posto e cio’ sarebbe accaduto solo quella volta). Di colpo pero’ questa mia aspettativa mi e’ apparsa egoista e indelicata ( mia cognata sarebbe venuta ma senza gli altri) perche’ non avevo compreso il valore intimo e riservato del natale per quella persona ed io lo stavo violando e io non sono persona che vuole offendere gli altri cosi’ chiesi scusa…

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  8. “essere cio’ che si aspettano”
    “non essere all’altezza di cio’ che si aspettano da me”
    “una famiglia non “convenzionale”

    che brutte espressioni che ho letto …

    una famiglia è una famiglia … cosa c’è di “convenzionale” che la può rendere migliore ???

    per quanto riguarda le tue aspettative devi convincerti che tu sei l’unica che ha il diritto di giudicarti, nessun altro !!!
    Ne consegue che la loro opinione non è un problema tuo, è un problema esclusivamente loro !!!

    Nel caso specifico la persona veramente che non riesco a giustificare è questa tua cognata che viene disturbata dalla presenza di un parente perché ammalato;
    io le avrei semplicemente detto “grazie ed arrivederci” ad una futura occasione.
    Hai sbagliato a scusarti … toccava a lei farlo nei tuoi confronti !

    Scusarsi anche quando si ha ragione è sintomo di semplicità ed umiltà … mai di meschinità ma però c’è un limite che non si deve superare altrimenti si passa per fessi;
    tua cognata è stata meschina, sia per il suo rifiuto e sia per averti fatto pesare il tuo …
    com’è ? C’è chi può e chi non può … lei (a quanto pare) può …
    ma non funziona così …

    Ciao 🙂

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