Tutto quello che può essere raccontato finisce?

TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO FINISCE?

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Quando stampavo i negativi e facevo ingrandimenti stavo nel mio camerino o meglio uno sgabuzzino scuro da sola e non avevo alcun contatto con i miei colleghi, così ascoltavo la radio, specialmente radio rai1 e radio rai3 mi tenevano molta compagnia, niente musica solo trasmissioni o d’attualità o di letteratura, adoravo anche la trave nell’occhio di Fiammetta  e Fabio.

 Le voci della radio hanno su di me una grande suggestione, mi piacevano molto anche i radiodrammi o le letture ad alta voce o in genere ascoltare le storie o i racconti di vita delle Persone,  spesso registravo le puntate per non perderle o per riascoltarle.

Per tantissimi anni di solitudine nel mio camerino la radio fu il mio unico contatto con il mondo, le voci della radio mi tenevano compagnia, mi facevano pensare, mi facevano volare via con la mente mentre gli occhi filtravano i negativi, mi facevano sognare, mi facevano evadere da quelle strette pareti nere della mia anima.

Penso anche che la fotografia sia un modo come un altro per raccontare una storia o rivivere un’emozione, mi piaceva far scaturire i colori dai negativi. 

Aggiungo che proprio in quegli anni mi ero appassionata alla raccolta di sabbie marine e fluviali, catalogate una per una e raccolte in provette di vetro e a volte  scambiate tra collezionisti.

Questa storia è dell’ 8 settembre 2003, racconta di ricordi di vita e di sabbia, si tratta dell’ intervista di Gianluca Favetto a Vittorio Marchis.

domanda:

“Qual è la sabbia delle parole, delle emozioni, dei ricordi?”

risposta:

“Questa storia inizia da lontano quando ero giovane e senza soldi. Mi piacevano i libri perché credevo che essi contenessero tutte le storie dell’uomo della vita e del mondo; ma i libri più belli erano anche i più costosi e così non li compravo. Mi recavo ai mercatini dei libri e alla fine quando sgomberavano io raccoglievo da terra dei foglietti strappati dei frammenti di frasi di poesia e letteratura. In questo modo iniziai una strana raccolta di frammenti di vita, perché ANCHE IN UNA FRASE INCOMPLETA PUO’ ESSERCI IL TUTTO.

Più tardi, quando ne ebbi la possibilità, iniziai a viaggiare e scoprii che la scrittura non poteva contenere tutto quanto perché in fondo anch’essa finiva. Ebbi l’illuminazione che alla fine di tutto ogni cosa torna ad essere niente altro che polvere, sia uomo che montagna, e così ebbi l’idea di prendere le sabbie più disparate possibile e di mescolarle assieme come in questa provetta di vetro che rigiro tra le mani. Tutte le volte che mi ritrovo di fronte ad una piccola arena, l’arena di Roma come quella del porticciolo di Alassio, io raccolgo un pezzettino di sabbia e la mescolo con tutte le altre che ho trovato ed ecco la mia provetta.”

Domanda:

“E questo è raccogliere pezzi del mondo, ma senti, in una battuta:

TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO FINISCE?

risposta:

“TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO LASCIA UNA TRACCIA, come la polvere e la sabbia”

e quale traccia lasceremo noi?

un figlio un fiore un giardino una stella?

quali tracce del nostro Amore?

 Petroglifi da decifrare?

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in onore dell’amico Geco G.

 

(foto da pixabay)

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