Ora so che mi hai perdonato…

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Caro Marco,

che sorpresa averti incontrato ieri alla sagra di Brisighella insieme alla tua famiglia anche se per pochi minuti. Non ci siamo più rivisti da allora, io ho accuratamente evitato tutti i luoghi in cui potevo incontrarti per evitare di darti maggiore sofferenza di quella che già hai avuto a causa mia.

Ma ieri.

Ieri tu mi hai chiamato per nome tra la folla ed io mi sono girata e ti ho subito riconosciuto, la tua voce gentile, i tuoi modi garbati, le tue labbra, dal colore dei tuoi denti ho capito che fumi ancora e di ciò mi dispiace…iniziasti a fumare da giovane e non hai più smesso, dicevi che era solo per distendere i nervi e rilassarti dal lavoro ma anche da pensieri molto più tristi e gravi. E ora io so quali sono e di questo vorrei chiederti perdono, di non averli saputi comprendere del tutto ma tu li tenevi dentro e non li facevi uscire, tuo padre era gravemente malato e hai trattato la cosa con grande riservatezza e forza, senza far pesare niente, neppure a me che allora ero la tua migliore amica… e quando tuo padre morì io neppure lo seppi… di ciò mi dispiace davvero…

Sei stato il mio primo ragazzo e io la tua prima ragazza, ma eravamo giovani e immaturi, oppure no, queste sono stupide cose che si dicono, eravamo giovani alla ricerca del nostro destino, eravamo tesi a diventare noi stessi, ad affermare noi stessi contro il mondo intero. Ci eravamo promessi che ci saremmo stati, ci immaginavamo da vecchi ancora a viaggiare insieme… ti ricordi quella volta che in un giorno abbiamo fatto il giro completo della sardegna in auto, che pazzi…o di quando nel weekend andavamo al Giglio nonostante ci volessero 4 ore ad andare e 4 ore a tornare, e i concerti a cui siamo andati insieme…

Io fui sincera con te, non ero più innamorata e non appena me ne resi conto che tra noi non era amore, e neppure da parte tua lo era ma forse non te ne rendevi conto, io ti dissi che non eravamo più insieme, che eravamo solo amici, io non ti ho mai usato o illuso che potessimo essere altro…

invece tu dicevi a tutti che io ero ancora la tua ragazza e non lo ero più, tutti credevano che fossimo insieme invece eravamo amici, tu eri il mio migliore amico ed io ero la tua migliore amica, senza sesso, senza equivoci, senza problemi. Ma lo sapevamo solo io e te.

Quando io mi fidanzai, il tuo mondo crollò, io mi presi la colpa di un tradimento che non c’era… arrivò per te il momento di dire la verità, cioè che non stavamo insieme, per i tuoi genitori fu un trauma, e anche per i miei che si erano abituati a vederti insieme a me…

Io avrei voluto continuare la nostra amicizia ma presto mi resi conto di farti soffrire, tu mi dicesti che tuo padre avrebbe detto che non desiderava vedermi mai più…

Capii che non mi perdonavi.

Mi dicesti addio in una lettera qualche giorno prima del mio matrimonio.

Capii che ti avevo fatto del male.

Capii che non potevi perdonarmi. Perché io ero parte del tuo mondo e il tuo mondo era crollato e ora dovevi affrontare la verità, la verità che non eravamo più innamorati da molto tempo, la verità di affrontare le tue insicurezze, la verità di costruire la tua vita, senza nasconderti dietro di me, la verità di non avere più scuse per guardare in faccia a te stesso, la verità per chiederti chi davvero volevi essere, la verità per sostenere il pensiero della malattia e della morte dolorosa di tuo padre…

Hai fatto bene a non perdonarmi, Marco, perché ti sei costretto a guardarti dentro e a diventare un uomo. Io oggi ti dico che hai fatto bene a non perdonarmi e ti ringrazio per non averlo fatto perché così tu ti sei dato l’opportunità di diventare ciò che sei oggi…

Ma ieri ti ho incontrato e sai? Sono contenta di averti fatto del male…

Con te c’era tua mamma, vi assomigliate molto, avete lo stesso sguardo dolce e severo, e lei mi ha detto:

“Sai che io ti devo chiedere scusa, quella volta in piscina, avevamo la cuffia e tu mi guardavi senza avere il coraggio di parlarmi ed io non ebbi voglia di salutarti e finsi indifferenza.”

Le scuse di tua madre mi hanno sorpreso molto, forse semmai ero io che avrei dovuto chiederle scusa come di quella volta che ci sorprese a fare l’amore a casa sua, per esempio…

Con te c’era tua moglie…

Con te c’era una bambina…

mi hai detto:

“voglio presentarti mia figlia, Miria”

io la salutai un poco in imbarazzo perché non so mai cosa dire ad una bambina…

e io non ho figli.

… e Miria a cavalcioni sulle tue spalle…

“Papà ma quando andiamo dai giochi?”

“Ora andiamo amore…”

Mi hai salutato rapidamente, guardandomi come un’apparizione, un ultimo intenso sguardo, solo per me, ed io ho saputo, ieri, che ora mi hai perdonato…

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