Maschere e … una mascherina :)

C’è sempre una prima volta!

Non ero mai stata a Venezia per il Carnevale!

E non avevo mai indossato una mascherina…

lunedì 27 febbraio 2017, Venezia

(da ieri sono in contratto di solidarietà, ciò significa che sarei stata tra i 15 licenziati nell’azienda in cui lavoro da molti anni, ho deciso di reagire e di non abbattermi e così ieri ho fatto una delle tante cose che in vita mia non ho mai fatto, andare al Carnevale di Venezia,  e mi sono molto divertita e rilassata, è stata una giornata spensierata e felice)

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Baciarsi a Venezia

Che so dell’amore se non ho mai baciato?

Conosco ogni malizia di seduzione,

affascino con la grazia del mio mistero,

mi muovo leggera e delicata

ma sono di ghiaccio come il blu del mio abito,

baciare vorrei sotto al caldo sole di febbraio

ma resto sconosciuta all’Amore.

Cos’è quel mistero

che fa avvicinare due cuori a fior di labbra?

Cos’è quell’emozione che chiamano Amore?

(nella foto sullo sfondo due innamorati che si baciano, lunedì 27 febbraio, Venezia)

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Poesie per un Figlio che non mi ha voluto.

 

Poesie per un Figlio che non mi ha voluto.

(una raccolta di mie poesie dedicate ad un Figlio)

Premessa:

La mia verità.

Non ho avuto figli.

Nessun figlio ha scelto di venire a stare con me.

Così è stato.

Ho cercato di farmi madre per un amico. Non mi ha capito, non mi ha voluto.

Così è stato.

Non sono madre di niente.

Queste sono le poesie che ho scritto per un figlio sognato e immaginato come l’amico segreto che ci inventiamo da bambini.

Se la realtà non mi piaceva ho creato un sogno d’amare, forse per soffrire meno, per ingannare la mia mente e tenere il mio cuore occupato.

Questo Figlio è stato il mio Segreto cullato e onorato.

Per lui queste poesie.

Né il figlio che non ho avuto, né l’amico che non mi ha voluto leggeranno questi versi.

 

Un viaggio nuovo e diverso

Figlio, per te ho fatto un viaggio nuovo e diverso:

sono andata alle radici di me stessa

per ritrovare la fonte della  mia tenerezza

e la sorgente più pura della mia compassione,

per te, Figlio.

 

Figlio, vorrei,

Figlio, vorrei,

mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,

dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,

vorrei raccontarti le tue  notti ad aspettarti,

le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,

le tue albe e  i tuoi tramonti a pensarti,

e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,

Figlio, vorrei dirti quanto ti amo

ma poi resto in silenzio a guardarti,

senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,

e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;

vorrei chiamarti con  i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,

e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,

ma poi pronuncio il tuo nome

e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;

Figlio, vorrei stringerti più forte

ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e

ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.

Figlio, vorrei cullarti ancora

ma ora è la tua Vita a condurti per mano

ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

 

Volevo soltanto

Volevo soltanto qualcuno a cui pensare ogni momento della mia vita, al mattino andando al lavoro e ritorno, la notte in tutti i miei sogni, o a Natale quando la solitudine mi si stringe addosso come un cappotto troppo pesante volevo avere qualcuno a cui inviare un tenero pensiero e per il quale segretamente sorridere di viva gioia.

Volevo soltanto qualcuno a cui stare vicino nei passi offerti dalla sua Vita, qualcuno da vedere crescere e per il quale sentirmi felice.

Volevo soltanto qualcuno di cui prendermi cura con delicatezza e aprire le sue ali a quei silenzi impenetrabili, asciugare le sue lacrime inconsolabili, sollevarlo dalle sue inspiegabili paure, lasciarlo andare per vederlo fiorire e generare altro amore.

Tutto è accaduto troppo in fretta ed io non ho avuto modo di imparare.

Ho avuto il tempo del sogno per attenderlo e amarlo, ora ho il tempo dell’oblio per dimenticare di averlo tanto amato.

Volevo soltanto un pensiero da curare, rispettare, onorare e amare.

Volevo soltanto un figlio come te.

 

 

(Eppure questa è una delle prime poesie che ho scritto per te … Buonanotte tenero gentile Figlio… e fai buon Viaggio ed io penserò a te…)

Buonanotte

anche se so che non dormirai,

buon viaggio per domani

e il mio pensiero ti accompagnerà,

io sarò il piccolo sbuffo di nuvola nel cielo

che ti seguirà,

o la coccinella su un fiore,

il tuo splendido fiore:

ogni tuo sorriso io sorriderò,

ogni tua lacrima io asciugherò

e ne farò un diamante,

ogni tua emozione sarà la cascata

a cui attingerò acqua purissima,

ogni tuo ricordo sarà un geode prezioso

che io conserverò,

buonanotte anche se so che non dormirai

buonanotte di quieta veglia

buonanotte come una luce accesa alla finestra

che mai si spegne,

buonanotte che è già quasi viaggio.

Vorrei essere il tuo angelo

Vorrei essere l’angelo del tuo sorriso

per tenerlo sempre acceso,

l’angelo della tua stella quando dimentichi la Luce,

l’angelo della tua notte per tenerti addormentato tra le braccia,

l’angelo della tua veglia per attendere che la speranza ritorni,

l’angelo del tuo dolore per sostenerti,

l’angelo della tua gioia per farla risuonare nel creato,

l’angelo della tua morte per donarti la quiete.

Non so dove sei.

Non so dove sei, Figlio

non so se avresti imparato a suonare il pianoforte,

non so di che colore sarebbero stati i tuoi occhi,

non so se la tua voce mi avrebbe fatto commuovere,

non so se guardandoti avrei pianto di tenerezza,

non se sarei stata orgogliosa

al tuo primo passo o al tuo primo amore.

Figlio, ti penso anche se non ci sei

ti aspetto anche se non potrai arrivare,

ti onoro e ti rispetto anche se non sei presente:

certe assenze sono destinate a rimanere sempre con noi,

impalpabili presenze a cui non si può sfuggire

sempre ci ricordano ciò che non siamo,

ciò che non abbiamo,

sempre ci inchiodano alla croce

di ciò che non saremo,

ciò che non avremo,

fino alla fine.

Figlio, non ci sei.

 

Andata e ritorno fino alla luna

Prendimi per mano andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

guida i miei passi insieme a te:

un raggio di luna si è posato tra i tuoi capelli,

io ti seguo,

tu non perdermi.

Raccontami in silenzio una storia senza parole, senza parlare,

perché mi possa addormentare serena,

sfiorami con la carezza del tuo sorriso

perché ti possa ricordare,

abbracciami senza toccarmi come un’ombra gentile

perché possa sognarti.

Prendi il mio cuore andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

e non lasciarmi cadere

io non ti lascio cadere

le stelle sempre accese danzano intorno a noi

e quando la luna sarà spenta e invisibile

ti amerò con l’argento della tenerezza.

 

 Mio figlio non esiste.

Mio figlio è una piccola volpe spaventata

a volte morde la mia mano che si avvicina

a volte esplode in rabbia o in pianto,

non sa quanto gli voglio bene;

mio figlio è una piccola volpe triste

quando non si sente accettata,

non sa che non è mai solo

perché è sempre nei miei pensieri;

mio figlio è una piccola volpe libera e felice,

corre nel bosco, amando la vita,

non sa che io lo ammiro;

mio figlio è una piccola volpe innamorata

che aggiunge bellezza al mondo,

di notte la luna lo avvolge come una madre,

non sa che è la mia carezza;

mio figlio ha zampe magre di volpe,

non ha imparato ad abbracciare,

non sa che io l’abbraccio con le parole;

mio figlio ha muso di volpe

e non ha imparato a sorridere,

non sa che io sento il suo sorriso;

mio figlio ha un cuore di volpe

_mio figlio non esiste_

è solo un sogno che la luna pietosa mi ha donato,

non sa che per lui io scrivo poesie.

Ti amo più forte

Figlio, ti amo più forte

contro la mia ragione, contro le mie convinzioni,

contro me stessa:te le dico

nella carezza rubata mentre dormi,

nel bacio che mi neghi per capriccio,

quando piangente ti abbraccio e non so consolarti,

te le dico in un sorriso quando tieni il broncio,

te le dico cucinando il tuo piatto preferito quando non vuoi mangiare,

te lo dico nel silenzio quando rifiuti di parlarmi,

quando ti sento piangere dietro a quella porta e non ho il coraggio di avvicinarmi,

quando ti osservo di nascosto provare la tua nuova bicicletta

e devo trattenermi dal dirti di stare attento,

quando mi vorresti vicina e io non riesco a stare al tuo passo,

quando non posso dirti quanto ti amo

nell’abbraccio o nella carezza o nel bacio che non vuoi…

e dico parole senza senso e faccio errori

e tu mi ferisci allontanandomi.

Figlio,ti amo forte

contro ogni ragione, contro ogni logica

contro quello che sono,

e vorrei essere perfetta per te

e vorrei essere più forte

della mia paura di sbagliare,

della mia paura di non sapere come fare,

della mia paura di deluderti e di perderti.

Figlio, voglio amarti più forte.

 

 Fuori posto

Vorrei una casa dove ogni cosa fosse al suo posto

e nessuna cosa si sentisse inutile:

il cane che scodinzola alla porta,

un figlio che gioca nella stanza vuota,

il pettirosso che mangia le briciole sul davanzale

mentre il gatto, attento, lo guarda,

la neve sull’ulivo morto,

le stelle sul cuore,

le mie mani, silenziose,

sui capelli di un figlio,

i suoi sogni da far volare,

le sue lacrime da consolare,

i suoi passi da seguire

Vorrei una casa con ogni cosa al suo posto…

ma io sono fuori posto…

 

Proibito colore blu

Il mio amore per te si veste di un solo colore proibito

è il colore blu,

io non riesco a vedere gli altri colori,

so che il mondo è fatto di colori,

io non riesco a vedere l’arcobaleno lassù in alto,

sento il cuore pesante e oppresso

il mio cuore si veste di un solo colore,

e io sono folle d’amore per questo colore,

mi toglie il respiro,

mi annienta i pensieri,

non mi fa vedere il blu del cielo,

il colore blu occupa tutto il mio cuore,

io piango perché non so che fare,

tutto ciò è troppo grande,

sentire il cuore di colore blu,

tutto ciò è troppo forte,

tutto ciò mi sovrasta,

io ho pregato per avere la forza

di trasformare questa oppressione

in amore per il blu dell’universo.

Madre Infinita,

blu è il tuo mantello,

blu è il tuo amore,

blu la tua tenerezza,

blu il tuo dolore,

tu, Madre Infinita,

io,  madre di nulla,

ho blu il mio cuore

e lo stringo forte

per tingerlo del rosso del mio amore.

 

Silenzi e parole

Avremmo semplicemente camminato insieme,

complementari,

io madre e tu figlio,

io figlio e tu madre,

io rispettando i tuoi silenzi,

tu rispettando le mie parole,

che le parole vestono i silenzi

e i silenzi colmano le parole,

avremmo semplicemente camminato insieme,

riversandoci l’un con l’altro,

riempiendo i nostri vuoti e i nostri pieni,

complementari i tuoi silenzi e le mie parole.

 

Maternità

Io e te eravamo celati segreti,

e segreti rivelati solo a noi stessi,

io ero il tuo segreto e tu il mio,

io ero con te,

e tu eri con me,

attesi nove mesi per darti al mondo,

o forse furono molti anni,

un giorno vidi il tuo viso a pieno sole,

fu allora che tu mi partoristi al tuo mondo

Eternità

Dopo la pioggia torna

la notte dolcemente a parlarmi,

forse di te, forse di me,

forse di noi,

ascolto due gocce

dialogare libere d’eternità

 

Doppia goccia d’acqua- doppia goccia di pensiero

Vorrei scriverti una poesia

per dirti quanto ti penso

mentre sta piovendo

ora piano ora forte

l’intensità non cambia

quando ogni goccia risuona nel mio cuore

io penso alle tue lacrime,

io penso a te che permetti alla pioggia di bagnarti

ed io vorrei essere quella pioggia.

Le nubi nere corrono in cielo e inizia a piovere d’un tratto

e I pioppi si inchinano e poi risalgono

e io ascolto la mia musica dentro di me

e mi sento libero per un istante.

Lascio il mondo fuori di me, per un istante.

Per un istante non mi schiaccia.

e poi salgo ad asciugarmi dalla pioggia, accidenti.

Ma non fa niente. Poter sentire le gocce una a una

è stata una grande libertà.”

Basta una sola goccia di pensiero –

basta una sola goccia di pioggia-

Vorrei spiegarti

quel senso di attesa che finisca il temporale

senza portarmi distruzione,

quel senso di speranza d’eterno

senza causarmi perdita,

quel senso di sospensione tra il tuo silenzio e il tuo ritorno

senza farmi spavento che tu non torni più

io penso

a te

mentre le tue lacrime si mescolano alla pioggia

e ti domandi qual è il tuo senso.

e guardi il cielo di velluto lontano

e sei sicuro che stelle e luna ci sono sempre

anche se assenti o invisibili

io ti domando

se basta una goccia di pioggia

a superare ogni distanza

ogni differenza

tu rispondi

Dipende la distanza fra cosa.
Fra due atomi basta una molecola.
Se guardiamo l’uomo rispetto all’universo, è un atomo.
Quindi basta proprio poco.
Basta una goccia di pensiero.”

io ti penso

io ti vedo

ti ricreo con la forza di una goccia d’acqua

come cielo che si specchia nelle pozzanghere

ti disegno un volto puro

e un cuore intatto

accendo le tue labbra di sorrisi

illumino i tuoi occhi

e annullo il pianto.

Ma è solo un illusione

una sola goccia non può-

Forse una doppia goccia di pioggia,

forse una doppia goccia di pensiero-

Diluvio universale

la notte rovesciava pioggia su pioggia

per riempire distanze terrene

altrimenti incolmabili

Come spiegare?

Come spiegare le poesie ad una mente razionale?

Come spiegare le emozioni ad un cuore spaventato?

Come spiegare che i numeri sono colorati al poeta che conosce solo le parole?

Come spiegare cosa succede quando due persone si prendono per mano?

Come spiegare come si sta quando stai piangendo e qualcuno ti abbraccia?

Come spiegare che si piange anche di gioia?

Come spiegare la magia di due anime che si incontrano?

Come spiegare che il due è bianco, l’otto è blu, il sette viola e il 4 un azzurro turchese?

Come spiegare l’amore che sboccia come un fiore prepotente e tagliente?

Come spiegare

???

Figlio non ci sei

Non so dove sei, Figlio

non so se avresti imparato a suonare il pianoforte,

non so di che colore sarebbero stati i tuoi occhi,

non so se la tua voce mi avrebbe fatto commuovere,

non so se guardandoti avrei pianto di tenerezza,

non se sarei stata orgogliosa

al tuo primo passo o al tuo primo amore,

figlio, non so dove sei,

non ci sei,

ti penso anche se non ci sei

ti aspetto anche se non potrai arrivare,

ti onoro e ti rispetto anche se non sei presente

certe assenze sono destinate a rimanere sempre con noi,

impalpabili presenze a cui non si può sfuggire

sempre ci ricordano ciò che non siamo,

ciò che non abbiamo,

sempre ci inchiodano alla croce

di ciò che non saremo,

ciò che non avremo,

fino alla fine.

Figlio, non ci sei.

Cuore di Volpe

Mio figlio è una piccola volpe spaventata

a volte morde la mia mano che si avvicina

a volte esplode in rabbia o in pianto,

non sa quanto gli voglio bene;

mio figlio è una piccola volpe triste

quando non si sente accettata,

non sa che non è mai solo

perché è sempre nei miei pensieri;

mio figlio è una piccola volpe libera e felice,

corre nel bosco, amando la vita,

non sa che io lo ammiro;

mio figlio è una piccola volpe innamorata

che aggiunge bellezza al mondo,

di notte la luna lo avvolge come una madre,

non sa che è la mia carezza;

mio figlio ha zampe magre di volpe,

non ha imparato ad abbracciare,

non sa che io l’abbraccio con le parole;

mio figlio ha muso di volpe

e non ha imparato a sorridere,

non sa che io sento il suo sorriso;

mio figlio ha un cuore di volpe,

mio figlio non esiste,

è un sogno che la luna pietosa mi ha donato,

non sa che per lui io scrivo poesie

Un fiore prepotente

Da argilla desiderai farmi vaso

e raccogliere terra per una radice,

farsi vaso presuppone il fermarsi,

e io che avevo sempre avuto una naturale propensione per il viaggio,

mi fermai per diventare vaso.

Incontrai un fiore strappato

le radici nude, sofferenti,

ne ebbi compassione,

lo raccolsi, mi feci vaso per lui.

Il fiore si rianimò,

ed io presi ad amarlo di tenerezza,

a pensarlo curarlo e a coltivarlo,

ma ben presto egli si fece forte

ed ebbe il sopravvento su di me.

Infilò il suo fittone fin dentro al mio cuore,

vi si conficcò ben saldo,

ed iniziò a succhiare avido

via tutto il sangue,

prosciugò il mio cuore,

fece arido deserto dell’amore.

Infine il fiore prepotente ebbe abbastanza energia

per sradicarsi dal cuore che lo aveva accolto,

con tutta la terra insieme

riuscì a strappare via il cuore dal mio petto.

Il fiore crebbe divenne un albero,

come il baobab del piccolo principe,

tra le sue radici ben stretto

tenne il mio cuore macilento.

Non avevo più un cuore,

ero diventato sì un vaso,

un vaso vuoto,

senza terra, senza storia,

senza tempo,senza viaggio.

______________________________________________________

Se ci fosse

Se ci fosse un’altra via o un’altra vita

che mi portasse da te, ad incontrare te,

stai sicuro che io la seguirei,

ma forse non c’è

forse non qui,

forse non in questo cuore,

vita e via non conducono da nessuna parte

(ma se un giorno dovessimo ritrovarci tra le nuvole o tra le pieghe dell’anima … ecco come ci incontreremo:)

 Ci incontreremo Figlio

Ci incontreremo di passaggio

in un sentiero di montagna

tra cielo e mare

e il saluto che ci scambieremo

sarà sincero e leale

sarà il buongiorno

tra gente che cammina

ci scambieremo

la gioia del cammino

e guarderemo insieme

lo spettacolo del mondo

non diremo una parola

che di parole non avremo bisogno

non ci toccheremo

che ogni distanza sarà superata

staremo accanto in silenzio

e ci annulleremo

nel mare del mondo

spezzeremo il pane

sapendo che altro nutrimento è per noi

berremo questo nettare d’Amore,

fino in fondo,

io e tu, Figlio.

 

Io ti amo comunque.

Mio fiore ,

mio gentile fiore,

mio delicato fiore,

mio profumato fiore,

io ti amo,

sia che tu sia

un libero fiore di prugno,

o una sofisticata orchidea

o una tenera rosa,

io ti amo,

mio crudele fiore,

fiore del mai più,

fiore fatto di spine,

spine selvatiche,

non addomesticate,

appuntate sul mio cuore,

fiore del mai più,

io ti amo, comunque.

(E se qualche volta sei spina resti sempre Amore:)

Delicato Amore

Delicato Amore,

non conosco il sapore delle tue labbra

perché mai ti ho baciato

.

Delicato Amore,

non conosco la forza della tua stretta

perché mai ti ho abbracciato

.

Delicato Amore

non conosco la trama della tua pelle

perché mai l’ho accarezzata

.

Delicato Amore

non conosco le mie dita sul tuo viso

perché mai l’ho sfiorato

Delicato Amore

.

 ma conosco l’intimità delle tue lacrime

e la forza della tua speranza

 e la trama delle tue parole

e il sogno del tuo sorriso

Delicato Amore

io non so se posso chiamarti

Amore

Due cartoline da Brisighella

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Vista su Brisighella: il santuario del Monticino, la  rocca veneziana, la Torre dell’Orologio dominano la ridente cittadina romagnola da tre colli.

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il cuore di Brisighella: la via degli Asini o via Naldi

Le rane all’inghiottitoio di Vallivona

 

L’inghiottioio di Vallivona è un luogo molto particolare nel parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, dal monte Cervati (Sanza) si scende con un sentiero fino ad un tunnel di 200 mt che conduce in questo posto che sembra la bocca di un cratere in cui le acque del fiume Bussento si inabissano per poi riapparire nella risorgenza nell’oasi di Morigerati.

Luogo di grande fascino in cui si ammira la forza dell’acqua che è riuscita a modellare un cratere alto 100 metri, una piccola oasi nascosta tra ripide rocce calcaree.

A fine agosto i laghetti quasi prosciugati erano invase da girini e minuscole rane sulla cui esistenza mi sono posta molti interrogativi. Ma tutti questi girini diventeranno rane adulte e che fine fanno le rane, da dove escono o seguono il corso segreto del Bussento?

 

Tra me con te

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Così.. parlando tra me con  te,

tu hai fatto le tue precise valutazioni,

tu hai fatto le tue ponderate scelte,

tu hai preso le tue categoriche decisioni,

tu hai pronunciato due parole molto gravi come mai più

(io ho pianto,

io ho disperato,

io ho pregato,

ho scritto poesie,

nulla è servito,

non chiedo il tuo ritorno,

non sta a me)

avrei voluto che tu avessi potuto trovare

una sola ragione per non andare,

solo questo avrei chiesto,

si vede che non c’è…

per questo non torni…

mai più

.

(foto da pixabay)

Meglio niente che mai più

fulmine

Difficile pensare cosa significano le parole mai più

meglio spegnere la luce e dormire

meglio affogare i pensieri nel vuoto

meglio sbarrare gli occhi nel buio

meglio bruciare ogni ricordo

meglio dimenticare

che dire

mai più

(foto da pixabay)

Compagni di viaggio

Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente “Sarà sempre tardi per me quando ritornerai”.
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero “Ciao!”
per le scale e la luce dell’alba da fuori sembrò evaporare.

Francesco De Gregori

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(foto da pixabay)

Di te

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Di te non ho amato labbra occhi mani cuore,

di te ho amato le lacrime e le stelle,

la purezza e la profondità d’acqua del deserto,

la dolcezza primitiva della voce e la ruvidezza delle parole,

la più nera oscurità e la più tenera luce,

la solitudine ricercata e la necessità di avere un rifugio,

la disperazione e la risolutezza,

la coerenza e l’ imprevidibilità,

il bianco e il nero,

tutto e il contrario di tutto,

ma soprattutto,

di te ho amato le stelle e le lacrime,

le tue e … le mie

La torre del Marino

 

La torre del Marino si affaccia su una suggestiva area calanchiva ed è circondata da un paesaggio collinare dai profili dolci e morbidi.

Il contrasto tra l’aridità dei calanchi e i coltivi di kiwi e di ulivi delle colline e delle valli avvolge di fascino questa torre semi abbandonata.

Situata nel comune di Brisighella tra Villa Vezzano e Riolo Terme (RA), la torre del Marino fu edificata a scopo difensivo dalla famiglia Naldi nel XV secolo per la sua strategica posizione  sulla valle del Senio, durante la seconda guerra mondiale fu  bersaglio dell’artiglieria tedesca, e oggi è visitabile solo esternamente.

Io l’ho visitata in un assolato pomeriggio di febbraio in un’atmosfera di solitudine e di pace, la torre mi è dapprima apparsa isolata lontana in mezzo alle colline e i calanchi, e poi la mia attenzione è andata alle due grandi querce che sembrano farle da guardia mentre il sole iniziava a colorare di rosso le nuvole in direzione del Parco del Carnè.

6-Quadri viventi (S. Lega)

 

A Modigliana rivivono i grandi quadri del macchiaiolo Silvestro Lega nei Tableaux Vivants

Titoli delle opere rappresentate:

Una visita

La guardiana dei campi che fa la calza

La venditrice di stoffa

(foto di Grande Luce, Le tableaux vivants, Modigliana,11 settembre 2013)

Assenza


Un tempo, la mattina mi svegliavo e ti mandavo un sorriso semplice e vero e tu mi rispondevi con la carezza svogliata che si fa a un cane troppo festoso.

Allora tutto era semplice pulito e buono.

Ora la tua assenza fa vomitare la mia anima.

Ho inventato un figlio immaginario che cullo di notte e a cui di giorno sorrido, per non pensarti più.

Mai più.

Incomunicabilità

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Simon: Non sto aspettando proprio nessuno, né un treno né una persona. Mi sono perso. E non ho nessuna voglia di essere ritrovato.

Simon non aspetta nessuno, si sente perso, fuori dal mondo, estraneo e lontano, non desidera più alcun contatto con il mondo.

Simon è uno dei personaggi del testo teatrale Lost Persons Area di Giulia che vi invito a leggere qui https://donutopenthisblog.wordpress.com/2017/02/18/lost-persons-area/

Il personaggio di Giulia è schiettamente sincero e iper realista.

In questa frase Giulia sintetizza molto bene vari aspetti della condizione umana attuale, il senso di non appartenenza, l’incomunicabilità ormai senza speranza, il senso di estraniamento e di allontanamento dal mondo.

 

Per conoscerci un po’

Ho trovato sul sito di Alderico https://tachicardiablog.wordpress.com/ questo simpatico “quiz” e non ho resistito a farlo, se volete potete divertirvi anche voi!

🎨 Tatuaggi……..No
💍
Matrimoni…… 1
💣 Divorzi…………….0
🚼 Figli…………………0
😷 Operazioni…………. 2
🔫 Sparato con la pistola….No
👊 Mollato un lavoro…. No, ma il lavoro sta per mollare me
✈ Volato su un aereo.. Sì
😍 Avuto un colpo di fulmine… Sì
🚫 Bocciato a scuola…No
🚑 Fatto un giro in ambulanza……No
🎤 Cantato al Karaoke….No (per fortuna di tutti)
🐶 Animale domestico…Si
🏂 Fatto snowboard……. No
🎿 Sciato….. No
🗻 Scalato una montagna…. Sì
☔ Campeggiato in collina…… Sì
🚲💨 Guidato una moto… No
🐴 Cavalcato un cavallo…. No
🐍 Tenuto serpenti in mano….. Sì
🍺 Bevuto un boccale di birra da 1lt… Sì a Dublino!
🚓 Salito su un auto dei carabinieri…. No
🗼 Visitato Parigi…… Sì con mio padre
⚡🌲 ⛺ Dormito in tenda col temporale..Si
🌋 Salito su un vulcano…Sì
🚓 Inseguito dalla polizia…No

Alcune porte

 

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Alcune porte si chiudono sempre e per sempre:

porte a scomparsa totale,

non conservano traccia

né di maniglia né di campanello,

prive di nome proprio,

hanno vernici laccate e lisce,

restano mute al mio vano chiamare,

mi scherniscono in silenzio,

giudici impietosi,

e mi guardano,

giudici implacabili,

allontanarmi incredula e sconfitta

di tanto mio bene rifiutato e irriso

 

§§§

 

Some doors

Some doors close forever and ever:

door fully recessed,

they do not retain track

neither handle nor bell,

they are without a proper name,

they have  lacquered smooth paint,

they stay mute to my useless call,

they scoff me  in silence,

merciless judges,

and they look at me,

judges relentless,

wlhile I’m going  away incredolous and defeated

because of my love rejected and mocked

Io Vi amo, comunque

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Mio fiore ,

mio gentile fiore,

mio delicato fiore,

mio profumato fiore,

io vi amo,

sia che Voi siate

libero fiore di prugno,

o sofisticata orchidea

o tenera rosa,

io Vi amo,

mio crudele fiore,

fiore del mai più,

fiore fatto di spine,

spine selvatiche,

non addomesticate,

appuntate sul mio cuore,

fiore del mai più,

io Vi amo, comunque.

§§§

My flower,

my dear flower,

my delicate flower,

My fragrant flower,

I love you,

whether you are,

a free plum flower,

or a sophisticated Orchid

or tender rose, I love you,

My cruel flower,

Flower of no more,

flower made of thorns,

thorns not tamed,

pinned up on my heart,

Flower of never again,

I love you, anyway.

§§§

Minha flor,

Minha querida flor,

Meu delicada flor,

Minha flor perfumada,

Eu te amo,

se você è

uma livre flor de ameixa,

uma orquídea sofisticado,

um rosa suave, eu te amo,

Minha flor cruel,

Flor nunca mais,

flor feita de espinhos,

espinhos não domesticados,

presos em meu coração,

Flor nunca mais,

Eu te amo, de qualquer maneira.

18 febbraio e ogni giorno dell’anno

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Tu : “Ascolta non preoccuparti, tu sei nei miei pensieri belli. Ci incontreremo ogni volta che ognuno di noi guarderà le nuvole 🙂 ”

Io : ” Guarderò le nuvole e sarò triste e felice allo stesso tempo…

Qualche nuvoletta c’è sempre nel cielo… per questo ogni giorno io non posso che pensarti…”

La prima volta che ti vidi

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Ti avevo a lungo sognato, pensato, immaginato,

ricostruivo la tua figura leggendo la descrizione che di te avevi dato,

dicevi la forma del viso, il colore degli occhi e dei capelli,

non parlavi come erano fatte le tue labbra

e un viso senza sorriso io non sapevo immaginarlo.

Ti lasciai tutto il tempo che desideravi

affinché tu prendessi fiducia in me,

tolsi tutte le mie spine per non ferirti in alcun modo,

preparai il mio sorriso più bello per accoglierti

e ti inviai un fiore gentile in segno di pace,

i fiori e i sorrisi non fanno mai male.

Allora tu mi mandasti una tua foto,

prima di aprirla esitai un momento,

pensai sto per vedere un Figlio,

poi ti vidi , mi apparisti meraviglioso,

e tremai perché sapevo

che ti vedevo con gli occhi menzogneri del cuore …

 

Come spiegare?

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Come spiegare le poesie ad una mente razionale?

Come spiegare le emozioni ad un cuore spaventato?

Come spiegare che i numeri sono colorati al poeta che conosce solo le parole?

Come spiegare cosa succede quando due persone si prendono per mano?

Come spiegare come si sta quando stai piangendo e qualcuno ti abbraccia?

Come spiegare che si piange anche di gioia?

Come spiegare la magia di due anime che si incontrano?

Come spiegare che il due è bianco, l’otto è blu, il sette viola e il 4 un azzurro turchese?

Come spiegare l’amore che sboccia come un fiore prepotente e tagliente?

Come spiegare

???

Senza prezzo

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Dicevi nessuno vedrà mai le cose belle che ho dentro

io ti rispondevo di avere fiducia che un giorno il mondo le avrebbe viste e nel frattempo io ero onorata di poterle amare,

ma non desideravi darle a me,

volevi mostrarle a tutti tranne che a me,

il mondo, certo, è più importante di me,

un piccolo fiore,

e tu ,

fiore unico e bello

ora tu le vendi,

ed io vorrei acquistarle,

ma neppure come acquirente tu mi vuoi.

Il mio amore per te era senza prezzo,

ma le tue cose belle sono destinate al Mondo,

non a me.

(foto di Fleuryste)

 

La manica a vento

 

I miei piedi in relax e una manica a vento sulla falesia di Morro Branco, Cearà, Brasile,

 (La manica a vento è un rudimentale anemoscopio, ovvero  un misuratore del vento, della sua intensità e direzione)

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Perdonami

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O forse io non ho capito che tu hai avuto semplicemente paura?

Paura di essere felice?

con tutte le mie parole, con tutte le mie poesie, con tutti i miei pensieri …

io non ho capito

….

vorrei solo dirti

….

 perdonami

 

Lost Heaven e il Buon Giardiniere.

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Un giorno un giardiniere che non aveva lavoro incontrò una terra, e non avendo altro da fare chiese alla terra se poteva occuparsi di lei.

Le disse:

“ Terra sei bella, ora sei brulla ma farò di te se lo vorrai uno splendido giardino, mi prenderò cura di te e ti amerò…”

“ Sei buono giardiniere, nessuno si occupa di me, vedrai non sono una cattiva terra, se tu mi aspetterai saprò darti fiori e frutti, come mai li hai visti.”

“Ti darò l’acqua necessaria e l’amore di cui hai bisogno, e mi prenderò cura di te senza volerti possedere ma lasciandoti libera di divenire ciò che già sei nella tua essenza. Come ti chiami?”

“Il mio nome è Lost Heaven, rispose la terra, sono d’accordo con quello che hai detto, accetto la tua presenza. Io farò di te un buon giardiniere.”

Il giardiniere prese a voler bene alla terra, le parlava e la custodiva con caparbia dolcezza, ne divenne responsabile e allo stesso la lasciava libera di divenire ciò che doveva essere.

In autunno il giardiniere vangò e rovesciò le zolle per far loro prendere aria e prepararle alla semina, a fine inverno mise a dimora i semi secchi precedentemente raccolti dalle piante avvizzite che aveva trovato al suo arrivo, quindi aspettò la germinazione, poi la rapida tenace crescita e la bianca profumata fioritura che avvenne a inizio estate fino alla produzione di piccoli frutti di forma ellittica.

Per ricordare l’evento egli appose una targhetta sulla quale era incesa la dedica |A lost Heaven con affetto il suo buon Giardiniere|

Il giardiniere era soddisfatto del lavoro ed era felice di poter condividere questa gioia con la terra.

“Terra sei felice anche tu come o più di me?””

Ma la Terra non rispose, il giardiniere credette che essa fosse troppo emozionata per rispondergli e così fraintese il suo silenzio per un assenso.

Da quel momento la terra si fece sempre più taciturna, il giardiniere era sereno e aspettava la maturazione di quei curiosi frutti, trattò la pianta contro gli attacchi degli afidi e dei bruchi.

Infine a tardo autunno appena i frutti furono giunti a completa maturazione, la terra parlò con un sottile malcelato fremito, la sua voce era soave e delicata:

“Mio buon giardiniere, ora i miei frutti sono pronti, puoi assaggiarli se desideri, condividi con me questa gioia e sii felice per me.”

“Lo sono”, rispose onorato il giardiniere.

Il primo morso fu dolcissimo, pareva un miele, la polpa era lattea e vischiosa come quella del frutto del cacao, al suo interno vi erano semini scuri come quelli del kiwi, e la buccia tenera era bluastra, il secondo morso fu amaro, poi venne l’acido, il giardiniere comprese… eppure accettò la morte perché amava e rispettava la Terra.

“Ti ringrazio d’ogni cosa, per ciò che hai saputo darmi, tu mi hai donato l’amore per una terra…”

Non importa se si trattava di un abbraccio mortale, era comunque un abbraccio, il primo vero abbraccio in cui la Terra lo stringeva.

Non appena egli cadde al suolo, un cespuglio di rovi lo avvolse e iniziò lentamente a soffocarlo nella sua stretta, il giardinieri stava morendo felice, la terra lo abbracciava per la prima ed ultima volta.

“La tua speranza è stata dunque vana?Povero illuso mortale!” Indagò la terra con un sogghigno.

Egli capì che aveva coltivato ed amato un campo di piante carnivore. E tuttavia rispose:

“Terra, mio Lost Heaven, ti sono grato per quello che hai saputo donarmi, ora so cosa vuol dire amare una Terra.”

Ancora il giardiniere l’amava la onorava e la rispettava lasciandola libera di essere ciò che doveva essere e cioè se stessa, un campo di piante carnivore.

Risuonò una terribile risata mista a scherno e finta pietà come quando si schiaccia con la ciabatta un orribile scarafaggio.

“Come sei buono, gentile giardiniere!”

Queste furono le ultime parole della Terra che poi tacque per sempre, non venne un altro giardiniere e il terreno, non più curato, cadde in una profonda apatia. Non irrigato, in stato di totale abbandono, le piante carnivore avvizzirono e il terreno inaridì velocemente fino a divenire un deserto di polvere inerte.

Un giorno il Piccolo Principe si trovò ad attraversare questo spazio vuoto e desertico, l’eco vi risuonava vuoto e inutile, qualcosa luccicò tra le pietre appuntite, egli lo raccolse, era una targhetta metallica fragile come un foglio di alluminio, vi era incisa una dedica affettuosa.

“ecco, fu il pensiero del Piccolo Principe, le persone credono all’amore eterno ma poi d’eterno rimane solo la polvere…”

Egli ripensò all’amore per la sua rosa dalla quale egli era fuggito per non sentirsi soffocare e si domandò quale fosse il giusto modo d’amare. Egli era responsabile della sua rosa e se ne era andato…

Chiese dunque al serpente che tutto può di farlo ritornare alla sua rosa e accettò di morire per poter rinascere all’amore.

“E’ là. Lasciami fare un passo da solo”.
Si sedette perché aveva paura.
E disse ancora:
“Sai… il mio fiore… ne sono responsabile! Ed è talmente debole e talmente ingenuo. Ha quattro spine da niente per proteggermi dal mondo…”.
Mi sedetti anch’io perché non potevo più stare in piedi.
Disse: “Ecco… è questo qui…”
Esitò ancora un poco, poi si rialzò. Fece un passo. Io non potevo muovermi.
Non ci fu che un guizzo giallo vicino alla sua caviglia. 
Rimase immobile per un istante. 
Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. 
Non fece neppure rumore sulla sabbia.

Antoine de Saint Exupery

Avviso:

in questo racconto ho rielaborato una mia esperienza personale. Non esprimo alcun giudizio di tipo morale sul Giardiniere e sulla Terra, il tema di questo racconto non è il Bene e il Male (libero arbitrio umano), bensì il tema è l’amore e il rispetto della libertà dell’Altro da me.

La morte finale del Giardiniere, “cannibalizzato” dalla Terra che ama, è da intendersi in senso figurato e non ha valenza masochista. Il Giardiniere va oltre se stesso e nell’accettazione totale dell’altro per quello che è e nel rispetto assoluto dell’Altro realizza l’amore, acconsentendo a morire per rinascere garantendo alla Terra di essere se stessa, un campo di piante carnivore.

Non vi è alcuna condanna né nei confronti della Terra né in quelli del Buon Giardiniere.

Questo racconto rientra nella categoria delle mie conversazioni con il Piccolo Principe. Nella parte finale del racconto quoto il finale del cap XXVI, forse il capitolo più oscuro e controverso dell’immortale libricino di Saint Exupery. Credo che la morte stessa (suicidio o passaggio da uno stadio all’altro della Vita?)del Piccolo Principe tramite il Serpente sia da intendersi in senso figurato, una “morte” necessaria per rinascere all’amore e poter far ritorno alla sua stella e alla sua rosa.

Ovviamente ciò è soltanto una mia libera interpretazione sia della mia esperienza di vita e sia della mia lettura del Piccolo Principe e chiaramente resto aperta a qualsiasi altro, benvenuto e libero, punto di vista.

(foto Alexia 59200)

Per te che ascolti i pioppi nel vento

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Ogni pioppo, se ci passi in mezzo,

canta, un attimo, nel vento

che è con lui;  e ognuno, puntualmente

-amore!- è l’oblio

e il ricordo dell’altro.

E’ solo un pioppo – amore!-

che canta.

Juan Ramon Jimenez

(foto di bluesnap)

Un frutto simpatico

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un frutto  e di cajù è davvero simpatico con quella specie di virgola al cui interno vi è l’anacardo. Sì proprio l’anacardo che siamo soliti consumare negli aperitivi!

Il cajueiro (Anacardium occidentale L.) è una pianta tropicale originaria del Brasile e appartiene alla familia  delle Anacardiaceae. La maggior produzione è concentrata negli stati brasiliani Ceará, Piauí, Rio Grande do Norte e Bahia.

Il frutto rosso arancio viene usato per produrre succhi dolci gelati e liquori mentre l’anacardo si consuma in Brasile leggermente tostato ed è molto nutriente.

 

 

 

Se ci fosse

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Se ci fosse un’altra via o un’altra vita

che mi portasse da te, ad incontrare te,

stai sicuro che io la seguirei,

ma forse non c’è

forse non qui,

forse non in questo cuore,

vita e via non conducono da nessuna parte

(foto di Rainer_Maiores)

Il deserto in fiore

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La tua pianura era aperta e sconfinata quanto libera,  un cartello all’ingresso diceva “Siete i benvenuti”

Tu mi accogliesti con un timido sorriso, i tuoi modi erano schivi e riservati e allargando le braccia dicesti ecco la mia pianura, non ha confini, e presto i fiori del deserto fioriranno, bastano soltanto un poco di acqua e di cura, tu puoi aiutarmi?

Io risposi, certo, se tu vorrai io resterò e porterò ogni giorno un poco di acqua…

Qua e là c’erano rose strappate, spine, cocci di vasi rotti, resti secchi e bruciati che facevano pensare a un trascorso incendio.

Non  prestai molta attenzione a questi segni, avevo un nuovo amico e lo avrei aiutato e lo avrei  amato, senza mai lasciarlo solo in quell’immenso lavoro. Si trattava di far fiorire un deserto! Lo immaginate cosa poteva significare per me questo… io amo le cose sconfinate e amavo l’idea di aiutare il mio amico a far fiorire un deserto in fiore!

Ogni giorno non mancavo al nostro tacito appuntamento e portavo insieme all’acqua nel mio secchiello, amore e cura per irrigare il deserto del mio amico a cui avevo iniziato a voler bene.

Vi andavo ogni giorno piena di speranza e di trepidazione per l’imminente fioritura che si preannunciava con qualche minuscolo fiore mentre la terra si era coperta di muschi e licheni e ciò faceva ben sperare in un prossimo prato di verde velluto. Recavo con me piccoli doni come piccoli frutti, nocciole, kiwi, limoni, uvetta oppure biscotti, piccole cose insomma.

Ero felice…presto avrei visto un deserto in fiore e ogni sforzo sarebbe valso la pena. La fatica di portare un secchiello carico d’acqua era addolcita dal pensiero che un giorno sarei giunta in un piccolo paradiso venuto su dal niente.

Tutto andava per il meglio… o almeno a me così sembrava.

Da un giorno all’altro trovai l’ingesso sbarrato da rovi altissimi e ginestre spinose, li oltrepassai non senza graffiarmi, l’aria era satura di fumo, del verde del prato nessuna traccia e neppure di quei fiorellini… un recente incendio aveva devastato il nostro lavoro, scorsi una tanica di benzina e subito pensai che la mano di qualche persona invidiosa avesse provocato l’indegna distruzione, ma fui immediatamente smentita, dal fumo uscì il mio amico e capii che lui solo ne era responsabile, non appena mi vide mi gridò di andarmene.

Senza proferire parola, corsi via spaventata, l’indomani ritornai con il mio secchiello d’acqua e di speranza, all’ingresso dietro ai rovi era sorto un alto muro e una nuova insegna diceva:

“Alt, divieto d’accesso!”

Chiamai senza voce il mio amico.

Nessuno più rispose.

Mi cadde il secchiello dalle mani, perdendo acqua e speranza per il deserto in fiore.

Un giorno in questo deserto arrivò il Piccolo Principe, il pilota aveva perso ogni speranza di salvezza, senza acqua in un deserto non si sopravvive, ma il piccolo principe trovò quel secchiello abbandonato in fondo al pozzo e fece fiorire il deserto…

 

 

(foto di Patricio Hurtado)

Finalmente sul Vesuvio!

E’ stata una bellissima e molto emozionante escursione. La ripida salita a piedi viene ampiamente ricompensata dall’aspra bellezza del luogo e dalla vista insuperabile sul golfo di Napoli le isole di Ischia e Capri e la dorsale della penisola sorrentina. L’ingresso al gran cono costa 10 euro e include un servizio di  guida che fornisce spiegazioni sul vulcano in modo ineccepibile e divertente, il tempo di la permanenza è libero. Vi sono alcuni negozietti che vendono piccole collezioni di minerali “vesuviani”, io ho comprato una piccola scatola per il mio nipotino di 4 anni che l’ha adorata!

L’attuale conformazione del vulcano risale all’ultima eruzione del 1944.

Qualche giorno prima avevamo tentato di salire in cima ma alla prima area di parcheggio ci hanno fatto fermato, il sentiero era chiuso a causa gelo. Fortunatamente domenica 29 gennaio siamo riusciti nell’impresa! Il parco del Vesuvio è un luogo davvero suggestivo e mi ha affascinato ! Il tempo era ottimo ma la visibilità scarsa e non ho potuto documentare il panorama che lassù si apre.

Di sicuro il periodo migliore per la visita è quando le ginestre sono in fiore, tuttavia anche con la neve il Vesuvio fa la sua ottima figura.

Non mancherò di tornare in altre stagioni e di percorrere i numerosi sentieri all’interno del parco e sul monte Somma.

Per approfondimenti:

http://www.ov.ingv.it/ov/it/vesuvio/storia-eruttiva-del-vesuvio.html

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