Lost Heaven e il Buon Giardiniere.

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Un giorno un giardiniere che non aveva lavoro incontrò una terra, e non avendo altro da fare chiese alla terra se poteva occuparsi di lei.

Le disse:

“ Terra sei bella, ora sei brulla ma farò di te se lo vorrai uno splendido giardino, mi prenderò cura di te e ti amerò…”

“ Sei buono giardiniere, nessuno si occupa di me, vedrai non sono una cattiva terra, se tu mi aspetterai saprò darti fiori e frutti, come mai li hai visti.”

“Ti darò l’acqua necessaria e l’amore di cui hai bisogno, e mi prenderò cura di te senza volerti possedere ma lasciandoti libera di divenire ciò che già sei nella tua essenza. Come ti chiami?”

“Il mio nome è Lost Heaven, rispose la terra, sono d’accordo con quello che hai detto, accetto la tua presenza. Io farò di te un buon giardiniere.”

Il giardiniere prese a voler bene alla terra, le parlava e la custodiva con caparbia dolcezza, ne divenne responsabile e allo stesso la lasciava libera di divenire ciò che doveva essere.

In autunno il giardiniere vangò e rovesciò le zolle per far loro prendere aria e prepararle alla semina, a fine inverno mise a dimora i semi secchi precedentemente raccolti dalle piante avvizzite che aveva trovato al suo arrivo, quindi aspettò la germinazione, poi la rapida tenace crescita e la bianca profumata fioritura che avvenne a inizio estate fino alla produzione di piccoli frutti di forma ellittica.

Per ricordare l’evento egli appose una targhetta sulla quale era incesa la dedica |A lost Heaven con affetto il suo buon Giardiniere|

Il giardiniere era soddisfatto del lavoro ed era felice di poter condividere questa gioia con la terra.

“Terra sei felice anche tu come o più di me?””

Ma la Terra non rispose, il giardiniere credette che essa fosse troppo emozionata per rispondergli e così fraintese il suo silenzio per un assenso.

Da quel momento la terra si fece sempre più taciturna, il giardiniere era sereno e aspettava la maturazione di quei curiosi frutti, trattò la pianta contro gli attacchi degli afidi e dei bruchi.

Infine a tardo autunno appena i frutti furono giunti a completa maturazione, la terra parlò con un sottile malcelato fremito, la sua voce era soave e delicata:

“Mio buon giardiniere, ora i miei frutti sono pronti, puoi assaggiarli se desideri, condividi con me questa gioia e sii felice per me.”

“Lo sono”, rispose onorato il giardiniere.

Il primo morso fu dolcissimo, pareva un miele, la polpa era lattea e vischiosa come quella del frutto del cacao, al suo interno vi erano semini scuri come quelli del kiwi, e la buccia tenera era bluastra, il secondo morso fu amaro, poi venne l’acido, il giardiniere comprese… eppure accettò la morte perché amava e rispettava la Terra.

“Ti ringrazio d’ogni cosa, per ciò che hai saputo darmi, tu mi hai donato l’amore per una terra…”

Non importa se si trattava di un abbraccio mortale, era comunque un abbraccio, il primo vero abbraccio in cui la Terra lo stringeva.

Non appena egli cadde al suolo, un cespuglio di rovi lo avvolse e iniziò lentamente a soffocarlo nella sua stretta, il giardinieri stava morendo felice, la terra lo abbracciava per la prima ed ultima volta.

“La tua speranza è stata dunque vana?Povero illuso mortale!” Indagò la terra con un sogghigno.

Egli capì che aveva coltivato ed amato un campo di piante carnivore. E tuttavia rispose:

“Terra, mio Lost Heaven, ti sono grato per quello che hai saputo donarmi, ora so cosa vuol dire amare una Terra.”

Ancora il giardiniere l’amava la onorava e la rispettava lasciandola libera di essere ciò che doveva essere e cioè se stessa, un campo di piante carnivore.

Risuonò una terribile risata mista a scherno e finta pietà come quando si schiaccia con la ciabatta un orribile scarafaggio.

“Come sei buono, gentile giardiniere!”

Queste furono le ultime parole della Terra che poi tacque per sempre, non venne un altro giardiniere e il terreno, non più curato, cadde in una profonda apatia. Non irrigato, in stato di totale abbandono, le piante carnivore avvizzirono e il terreno inaridì velocemente fino a divenire un deserto di polvere inerte.

Un giorno il Piccolo Principe si trovò ad attraversare questo spazio vuoto e desertico, l’eco vi risuonava vuoto e inutile, qualcosa luccicò tra le pietre appuntite, egli lo raccolse, era una targhetta metallica fragile come un foglio di alluminio, vi era incisa una dedica affettuosa.

“ecco, fu il pensiero del Piccolo Principe, le persone credono all’amore eterno ma poi d’eterno rimane solo la polvere…”

Egli ripensò all’amore per la sua rosa dalla quale egli era fuggito per non sentirsi soffocare e si domandò quale fosse il giusto modo d’amare. Egli era responsabile della sua rosa e se ne era andato…

Chiese dunque al serpente che tutto può di farlo ritornare alla sua rosa e accettò di morire per poter rinascere all’amore.

“E’ là. Lasciami fare un passo da solo”.
Si sedette perché aveva paura.
E disse ancora:
“Sai… il mio fiore… ne sono responsabile! Ed è talmente debole e talmente ingenuo. Ha quattro spine da niente per proteggermi dal mondo…”.
Mi sedetti anch’io perché non potevo più stare in piedi.
Disse: “Ecco… è questo qui…”
Esitò ancora un poco, poi si rialzò. Fece un passo. Io non potevo muovermi.
Non ci fu che un guizzo giallo vicino alla sua caviglia. 
Rimase immobile per un istante. 
Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. 
Non fece neppure rumore sulla sabbia.

Antoine de Saint Exupery

Avviso:

in questo racconto ho rielaborato una mia esperienza personale. Non esprimo alcun giudizio di tipo morale sul Giardiniere e sulla Terra, il tema di questo racconto non è il Bene e il Male (libero arbitrio umano), bensì il tema è l’amore e il rispetto della libertà dell’Altro da me.

La morte finale del Giardiniere, “cannibalizzato” dalla Terra che ama, è da intendersi in senso figurato e non ha valenza masochista. Il Giardiniere va oltre se stesso e nell’accettazione totale dell’altro per quello che è e nel rispetto assoluto dell’Altro realizza l’amore, acconsentendo a morire per rinascere garantendo alla Terra di essere se stessa, un campo di piante carnivore.

Non vi è alcuna condanna né nei confronti della Terra né in quelli del Buon Giardiniere.

Questo racconto rientra nella categoria delle mie conversazioni con il Piccolo Principe. Nella parte finale del racconto quoto il finale del cap XXVI, forse il capitolo più oscuro e controverso dell’immortale libricino di Saint Exupery. Credo che la morte stessa (suicidio o passaggio da uno stadio all’altro della Vita?)del Piccolo Principe tramite il Serpente sia da intendersi in senso figurato, una “morte” necessaria per rinascere all’amore e poter far ritorno alla sua stella e alla sua rosa.

Ovviamente ciò è soltanto una mia libera interpretazione sia della mia esperienza di vita e sia della mia lettura del Piccolo Principe e chiaramente resto aperta a qualsiasi altro, benvenuto e libero, punto di vista.

(foto Alexia 59200)

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7 risposte a "Lost Heaven e il Buon Giardiniere."

Add yours

  1. nessuno commenta mai le cose dolorose o quelle che stanno in bilico tra il giusto e sbagliato, corretto o scorretto, invece ci sono anche altre vie, altre ipotesi, altre strade. La morte viene intesa come fine, definitivamente fine mentre e’ soltanto un attraversare una porta mai attraversata che ci porta in una dimensione diversa da tutte quelle che conosciamo. Mors tua vita mea. Per gli animali e le piante carnivore la morte e’ vita per loro. Per i malati terminali potrebbe essere la fine delle loro sofferenze. Tanti volti ha la morte e non credo che siano negativi se non per chi rimane e si sente defraudato di qualcosa che credeva gli appartenesse (da “La morte: ma cos’e’?)

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