Pioggia di note e lacrime

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Questa notte ogni goccia di pioggia mi parla di te,

delle tue emozioni e delle tue lacrime.

Immagino le tue dita volteggiare leggere

sfiorandomi come una carezza

è solo il vento, là fuori, che sbatte i rami.

Le tue dita rincorrono le note sul pianoforte,

le tue dita sono più rapide del tuo pensiero,

partono piano, poi accelerano poi di nuovo rallentano,

riprendono fiato e poi più sicure, più delicate, più forti

riprendono la corsa verso l’infinito,

allora la tua mente si acquieta e si sente libera,

il tuo cuore canta insieme all’universo

il vento della tua anima

Amore, sai che la pioggia non può essere trattenuta,

lascia libere le tue mani,

lascia andare le tue dita sulla tastiera,

lascia uscire le tue lacrime,

affranca il tuo cuore,

la notte mi porterà il dolce suono delle note

unito alle lacrime

sarà la tua pioggia

e io dormirò sognando di te

(foto di Nightowl da pixabay)

Primavera nel palazzo di giada

Farò arrivare la primavera nel tuo palazzo di giada,

forzerò dolcemente i cancelli dei tuoi verdi azzurri occhi

e ti farò, dolcemente, fiorire…

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“Primavera nel palazzo di giada” è il nome di una peonia.

(foto di Kanenori)

Si piange… e si sorride…

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Si piange…

 

e si sorride,

 

si piange per un sorriso sperato e non ricevuto

 

un milione di lacrime silenziose,

 

e si sorride di gioia

per la bellezza di

una sola lacrima rubata.

(foto di DominicBlair)

 

 

 

Di notte

Mi addormento abbracciando il tuo pensiero sul filo del sogno che mi riavvolge intorno a te

A volte avrei voluto

Avrei voluto tenerti fra le braccia e difenderti da ogni male,

avrei voluto sorriderti al mattino e alla sera tenere la tua mano nella mia,

avrei voluto che mi insegnassi a guardare il tuo mondo,

avrei voluto esserci per ogni tuo sorriso, per ogni tua lacrima, e per ogni tua conquista,

ti avrei visto cadere  e poi di nuovo correre via,

avrei voluto vederti felice e avrei voluto allontanare da te ogni tristezza,

avrei voluto tante cose che neppure conosco,

che mai ho vissuto con te ,

e soprattutto avrei voluto incontrarti,

figlio che non sei giunto da una stella fino a me,

e a volte avrei voluto che anche tu mi amassi un poco…

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Si tratta di una lettera che io ricevetti da mio zio quasi venti anni fa in un periodo in cui regnava il vuoto della mia vita, è una lettera d’amore per una nipote e l’umanità . Le parole chiave della vita di mio zio sono sempre state condivisione e comunicazione, lui è uno scrittore e un giornalista, un fotografo e un frate cappuccino, quasi 47 anni fa lui mi ha battezzato e poi è partito per conoscere ed abbracciare il mondo, e mentre lui era missionario in Brasile dove la morte è cosa banale, e io che allora avevo 27 anni e mi sentivo così estranea alla vita gli scrissi e lui mi rispose in questo modo:

Imperatriz 24.03.1995

Cara nipote, sono tornato all’alba e ho trovato la tua che m’aspettava. Come sto? In questi giorni con una gran diarrea che mi butta giù! Torno da Belem dove sono stato ad aiutare un regista a fare un documentario sui ragazzi di strada… ecco come sto: i viaggi mi fanno vivere, mi ossigenano l’anima… Anch’io provo una certa incomunicabilità: da dove cominciare, dove trovare le parole per comunicare un’esperienza? A me succede il contrario: io so che cosa ci riempie, me lo ha insegnato la vita, non i libri, non le persone. Le persone fuori dal comune, al massimo, riescono a comunicarti il loro cammino, come è avvenuto il fenomeno. Ma l’esperienza di uno è sempre unica e irripetibile, ognuno deve camminare con le proprie gambe. Dunque il massimo che posso fare è mettere in comune l’itinerario percorso, niente altro, e se guardo indietro alla mia vita devo ammettere che il mio carattere era molto simile al tuo. Ho incominciato a vivere veramente quando ho incontrato don ****, primi anni 70, lui aveva quel pane che mi sfamava, aveva il dono di farmi sentire vivo, di farmi credere che valeva la pena spendere la vita per qualcuno. E tu che scrivi “e non sopporto più di non toccare altro che il vuoto di me”, ebbene io ti auguro di toccare il fondo, di esasperarti sul fondo di te vuoto: solo tu puoi fare il salto. Che cosa è il salto? il fidarsi, di sé e degli altri; di sé prima ditutto, poi degli altri; GLI ALTRI SONO IL PIENO DI NOI, GLI ALTRI FANNO IL PIENO DI NOI STESSI. Parole cifrate? Niente affatto e quando non dirai più come si fa sarai sulla strada giusta. Ed è un processo che si rinnova sempre nella vita; uno non potrà mai dire ora ho imparato il trucco, ho la soluzione in tasca, ogni volta bisogna rifare la tela di nuovo. Quando nella mia vita è apparsa R., la drogatina, ho ricominciato tutto di nuovo, perché era il nuovo che rompeva il mio guscio e mi imponeva di ricominciare . Poi un’altra rinascita quando sono venuto tra le vittime del terzo mondo e a tutt’oggi mi sembra di essere sulla soglia di un’altra tappa della mia vita: non è facile muoversi perché non esiste una mappa, tutto è sempre nuovo. Sempre bisogna ricominciare da capo, la lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia. Tu dici “non riesco a concepire e sentire l’esistenza di un altro”, a me succede il contrario, non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare.. Scrivi ancora “non so da che parte uscire…”, smetti di pensarlo ed esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura , scrivi ancora che sei “anelante a vivere ma con la paura di non riuscirci; vorrei tanto mettermi alla prova ma temo di non poter sopportare la realtà e gli altri e di non esserne in grado” Butta via questi pensieri, perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio? A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perchè tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno. Tu scrivi “temo di poterti deludere quando ci incontreremo”, non sono mica un giudice io. Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’ALTRO. Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno vi prende per mano. Io ho avuto don ****, la drogatina R., le vittime del terzo mondo e oggi i bambini delle favelas. È solo per questo che t’ho offerto una mano amica, al di là di ogni considerazione di successo o insuccesso. Uno per esempio mette al mondo un figlio prescindendo da tutto quanto, perchè è amore gratuito, non mira alla ricompensa, al contraccambio, lo stesso dovrebbe essere tra due che si amano… e poi alla fine ti accorgi che il mestiere più difficile è fare l’uomo, amare gli altri. Non ci hanno educati a renderci conto che tutti gli altri hanno bisogno di ciò che abbiamo bisogno noi, quindi la misura del come rapportarci è dentro di noi, non si tratta di una cosa astratta o difficile tanto meno impossibile. Forse dovresti cominciare ad amare te stessa, come sai scoprire il bello della natura, così devi cominciare a scoprire il bello di te. Come fai ad essere tanto sicura che non avrai figli? Perchè ti escludi questa esperienza che rasenta il mistero? E lodici con tale amarezza! Tu scrivi “non appena provo a mettere latesta fuori dal mio mondo resto delusa” e che importa? Questo può impedirci di tentare e ritentare a fare con quella fragile argilla che siamo noi un capolavoro? E se da noi venisse fuori una semplice brocca non sarebbe già una soddisfazione quella di essere utili a qualche cosa? Mi viene un dubbio:forse tu provi in momenti brevissimi le vertigini degli ideali più belli, ti sembrano irraggiungibili e quindi ti viene da rinunciare in partenza: come la volpe che diceva che l’uva non era matura solo perchè era troppo alta… se una cosa è troppo alta per me farò di tutto per crescere per potenziare la mia umanità, elasticizzare i miei sentimenti e i miei sogni fino a quando ci riesco, non ti pare? Nipote non aver paura tu sei molto meglio di quello che ti dipingi: ognuno di noi porta il negativo di sé ed è solo con il negativo che si può ricavare il positivo. Guai a disprezzare il negativo le ombre le tenebre. Non servono anche queste per dare risalto alla luce? E allora tira le conclusioni. Ad ogni modo sappi che io sono sempre disponibile, poi le cose, le vicende, gli avvenimenti ci aiuteranno a far maturare lesituazioni e le scelte; non credere che io sia esente da dubbi paure e interrogativi. Il viaggiatore fuori di me mi crea un fenomeno strano, mi aiuta a circolare sempre di più nelle mie vene, a scoprire il mio io più profondo, a far emergere quello che sogno di me: un uomo universale, un uomo che vive per portare tutti gli altri nel suo essere, nel suo intimo. Percorrere il mondo per me non è altro che sentirisi scorrere nelle vene l’umanità, ogni popolo è come una conchiglia sigillata il cui mistero m’attira. Mi affascina perché intuisco che mi arricchisce, mi alimenta, amplifica il cuore e i polmoni dell’anima. L’UNICA COSA CHE CI FA VIVERE E’ VIVERE ! Uscire dal guscio dei piccoli problemi personali, pensare in grande, buttarsi nella periferia di noi stessi. Ognuno di noi è come un mulino che ha bisogno delsuo grano da macinare, più il grano è di qualità, migliore è il prodotto finale, ecco perchè il mio mulino ha bisogno di esperienze umane. Quello che non puoi più permetterti è di non vivere, io non te lo permetto, non puoi condannarti a vivere contro la tua volontà, non ci è lecito negarci, occorre fare di tutto per dare corpo all’intuizione che noi portiamo in fondo al nostro essere. Se la barca rimane legata alla riva anche da un solo filo di rete non potrà mai prendere il largo. Ti ho pensato anche nei miei viaggi e ho desiderato scriverti ma fatico a scrivere senza un intreccio un dialogo. Ad ogni modo stai serena ed anche sicura che lo zio ti vuole bene. Non aver paura di buttare l’anima oltre gli steccati, gli ostacoli e le barriere. In fondo certe delusioni della vita servono a renderci conto che solo chi ama in grande pensa e agisce in grande; ti abbraccio tuo Zio Fausto.

Tra la pioggia e il cuore

tra la pioggia e il cuore ci sei tu,

nella notte di attesa

ti cullo tra le mie braccia

come se tenessi il mondo intero,

sospeso tra la pioggia e il cuore

Biglietti esplosivi

Biglietti esplosivi per un augurio speciale da completare con le tue parole e le tue immagini oppure per raccontare una storia di mare.

Prodotti e realizzati da The Flower And The Star di Antonella Marinetti.

Mercato del pesce

Porto Garibaldi (FE) arrivo dei pescatori e mercato del pesce

Tu non sei

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Tu non sei emozionante, tu sei le Emozioni.

Tu non sei sensibile, tu sei la Sensibilità.

Tu non sei delicato, tu sei la Delicatezza.

Tu non sei gentile, tu sei la Gentilezza

tu non sei spaventato, tu sei la Paura.

Tu non sei ansioso, tu sei l’Ansia.

Tu non sei buono, tu sei la Bontà.

Tu non sei tenero, tu sei la Tenerezza.

Tu non sei lacrime, tu sei il Pianto.

Tu non sei musicista, tu sei la Musica.

Tu non ami, tu sei l’Amore.

E per tutto ciò tu non sei poeta, tu sei la Poesia.

Album vuoto

La mia vita assomiglia ad un album di figurine mancanti. Questa ce l’ho, questa manca, questa manca, questa manca…. mi sa che ho sbagliato edicola… ho figurine con pezzi di cielo e nuvole e una strada vuota di solitudine.

Se si ama si è soli

Lasciare e garantire la libertà a chi si ama è amore. Difficile a volte. Ma è l’unica via. 
Se si ama si è soli. Anche se guardando il cielo e le nuvole ci si può incontrare, a volte. Buonanotte

Conchiglie sigillate di Fausto Marinetti

Ecco come Fausto Marinetti Caro Francesco, il nuovo libro di Fausto Marinetti descrive i bambini abbandonati simili a conchiglie sigillate nel loro dolore dal prossimo libro Caro Papa Francesco

Da tempo a Fortaleza mi trovo tra le vittime che più vittime non si può: i bambini abbandonati. Mi rendo conto di girovagare alla circonferenza del loro Calvario, perché sono conchiglie sigillate. Hanno dentro un tesoro. Ma la vita li ha resi timidi, sospettosi, paurosi, incuranti di tutto, violenti, trincerati nella solitudine. Non parlano mai di se stessi. Ignorano se stessi? Vedo la loro superficie: occhi tristi, sguardo assente, trasandati, incuranti di tutto. Sembrano vivere controvoglia, a dispetto di qualcuno.

Sfido io, importano a qualcuno? Sì… ai benefattori!

In questi giorni non fanno altro che giocare all’aquilone. Ore ed ore, naso all’insù, ad inseguire il volo della creazione nelle loro mani. Gareggiano con le nuvole e con gli uccelli migratori. Che spettacolo di ali controluce! E i ragazzini a tirare il filo guidando l’aquilone fino alle nuvole. Chiedo loro: “Cosa provi mentre il vento lo spinge sempre più su? E’ il tuo sogno?”

Non rispondono, scena muta. Incapaci di riflettere o riluttanti a scendere in fondo al proprio essere per non vedere i ruderi del cuore. Loro inseguono aquiloni e io inseguo loro per entrare nel loro cielo, volteggiare nei loro sogni, cogliere la loro anima sanguinante per l’abbandono, il disprezzo, il tradimento.

Fausto Marinetti

Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi. Il nuovo libro di Fausto Marinetti

Il prossimo 9 aprile 2018 sarà in uscita il nuovo libro di Fausto Marinetti (Vi presento Fausto ), intitolato Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggiuna serie di lettere dal nordest brasiliano, da Fortaleza, testimonianza diretta di un mondo dimenticato, degli scarti della società, dei bambini abbandonati, degli ex drogati, dei perduti e dei disperati…

Fausto invia al Papa i messaggi degli ultimi affinché vengano ascoltati ed accolti. Fausto è il portalettere, un semplice postino di tanti crocefissi che gli hanno affidato la loro voce per giungere all’attenzione del Papa.

Caro Francesco è anche un diario di quattro anni sofferti a stretto contatto con gli emarginati della vita, una sfida ad accoglierli a rispettarli ed amarli….

Tra gli interrogativi di Fausto nel suo dialogo con Dio eccone uno:

il Cristo pur esaltando i perduti, pur riservando i primi posti a peccatori e prostitute, pur mettendo sul trono poveri ed oppressi, eppure non li ha scelti come discepoli. Non rischia di essere una discriminazione? Chi è sprofondato nella disperazione è escluso dal tuo discepolato? Nè io nè tu siamo scesi all’inferno della solitudine. Non conosciamo il buco nero della disperazione. Chi ricorre alla droga o all’alcool deve essere perché non resiste all’ignominia della sua fragilità. Per esempio G. butta fuori tutto quello che gli duole dentro solo con l’aiuto dell’alcool. Altrimenti si tiene dentro tutto. Tutto cosa? La vergogna di esistere, il sentirsi un vero rifiuto da bidone, l’angoscia di non riuscire ad accettarsi come è. Chi può misurare il dolore di un crocefisso dalla vita, dai suoi cari, da se stesso? Dio mio, la domanda è per te. Fausto Marinetti

Un vivaio particolare

un vivaio nello stato di Bahia, Brasile, interessante il riciclo delle bottiglie di plastica come vasetti per le piantine, e delle latte delle tempere per le piante più grandi.

Poesia è…

Poesia è…

Quando respiro un momento di te

Quando ascolto un attimo di me

E mi incanto in un suono

Che parla di me

E mi perdo in parole

Che raccontano di te

Poesia è

Alfabeto d’amore

Incontro d’anima

Ascolto del vento

Farsi culla del mondo attraverso te

Poesia su un bidone

Poesia strappata su un bidone sul lungomare di Sampieri vicino a Pozzallo dove sono avvenuti molti tragici naufragi dei cosiddetti barconi della speranza. Penso che la poesia si riferisca a ciò. Non sono riuscita a rintracciare l’autore della poesia sul bidone. Qualcuno di voi la conosce? Grazie

Infiorescenza di agave attenuata

Sul lungomare di Sampieri (Scicli, RG) la rara e particolare infiorescenza di agave attenuata, pianta originaria del Messico e presente a Tenerife.

Sullo sfondo vista sulla fornace Penna, uno dei set della serie televisiva di Montalbano.

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