Recensione di The Good Doctor a cura di Simone Stabilini

Anche una serie TV, se ben fatta, può aiutare il processo dell’inclusione delle persone autistiche nella società.

Sottolineo e condivido il messaggio centrale di  Simone Stabilini nella sua recensione a The Good Doctor

“E’ ora che la società prenda coscienza dell’unicità, delle abilità e della possibilità di fornire dei benefici da parte delle persone nello spettro autistico, riconsiderando la tendenza ad abbracciare stereotipi e false credenze e rimettendo in gioco la volontà di realizzare il vero processo inclusivo per il quale, su più fronti, ci si sta impegnando.” Simone Stabilini

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Martedì 17 luglio 2018, Rai1 ha trasmesso in prima visione i primi episodi di “The Good Doctor”. Serie statunitense del 2017 ideata da David Shore – il padre di Dr House -, andata in onda per la prima volta su ABC il 25 settembre, è composta da 18 episodi della durata media di 43 minuti ciascuno e narra la vita – professionale e non – di un giovane chirurgo pediatrico autistico, Shaun Murphy, interpretato da Freddie Highmore.
Ho seguito con grande interesse i primi episodi andati in onda sforzandomi di osservare con occhio critico lo stile, la modalità di comunicazione ma soprattutto il contenuto, e devo ammettere che l’esordio non ha deluso le mie aspettative, e ne sono rimasto colpito in modo estremamente positivo.
Seppur coniugando intrecci di altri personaggi e delle loro vicende personali, il protagonista assoluto resta come ovvio il giovanissimo Dr Shaun, che dopo una infanzia travagliata, viene aiutato nella crescita personale e professionale dal direttore dell’Ospedale in cui lavorerà come Chirurgo, che riesce a capirlo e valorizzarlo ma soprattutto crede fermamente nel vantaggio che una persona come Murphy può apportare alla società.
Tralasciando l’analisi tecnica della regia – indubbiamente di ottimo livello sia dal punto di vista della fotografia che dal punto di vista dello storyboard -, trovo molto interessante la possibilità di osservare come la realtà della condizione del Dr Shaun sia stata trasposta a video senza inutili fronzoli o moralismi e come le peculiarità di pensiero, di stile e di ragionamento siano rappresentate in modo onesto e mai pesante. Fin dall’inizio – all’atto dell’arrivo in aereoporto -, le inquadrature e lo storyboard analizzano in modo attento le sensazioni che potrebbe avere una persona autistica: l’attenzione ai cartelloni degli orari dei voli che cambiano, i rumori delle ruote delle valigie, i movimenti delle persone, tutto ruota attorno alla sensazione di essere immersi in un caos disordinato in movimento, mentre i percorsi fissi ed immutabili, come quello calcato fin dall’uscita di casa, riportano la prevedibilità ai livelli accettabili (o per lo meno funzionali alla sopravvivenza). L’estrema, ingenua sincerità del Dr Murphy viene da subito fatta notare quando il personaggio si rivolge al primario della squadra di chirurgia nella quale il giovane chirurgo viene accolto dicendogli “Lei è molto arrogante: pensa che le serva per essere un buon chirurgo? Ne vale la pena?”, e in modo funzionale al disegno della società che spesso – anche se non sempre – tende ad approfittarsi della ingenuità delle persone come lui, ed è la stessa genuina ingenuità con la quale risponde, per esempio, alla richiesta in ascensore “Dove va?” con un “Sono un chirurgo del…”, anziché con il piano di fermata. L’ingenuità si riflette, poi, in una estrema onestà intellettuale, quando chiede alla neo collega come mai al loro primo incontro fosse stata sgarbata con lui, al secondo lo fosse stata meno e al terzo volesse diventare sua amica, domandandole senza mezzi termini in quale delle tre occasioni essa stesse mentendo, oppure ancora quando, evidenziando un lack di empatia emozionale, comunica il tumore maligno ad una paziente con conseguente “alta probabilità di morte” (cit.). Proprio tale lack viene spesso sottolineato nella letteratura riguardo le abilità delle persone nello spettro autistico, e penso sia onesto come venga evidenziato quanto questo sia importante nello svolgimento di alcuni tipi di professioni ad alto impatto umano.
Funzionale è, poi, la sottolineatura delle difficoltà nella comprensione del sarcasmo: la letteralità con la quale vengono percepite le comunicazioni portano ad un misunderstanding piuttosto diffuso, ma penso che al contempo riparino il Dr Shaun da grandi delusioni sociali. Questo, a mio avviso, è da considerarsi come un elemento che, seppur provochi spesso difficoltà di valutazione, metta al riparo le persone nello spettro autistico da tanta, troppa malvagità.
Le routines, gli allarmi e la cura degli orari non potevano non trovare spazio nella descrizione del personaggio, rispecchiando la necessità di ordine nel caos disordinato della quotidianità, e mi ha fatto sorridere quando, anziché essere preoccupato per il fegato in traporto contro il tempo, ha chiesto alla collega di avvisare il direttore dell’ospedale che, contrariamente alle sue abitudini, avrebbe tardato per il pranzo.
Mi ha fatto molto sorridere il fatto che dopo che la vicina ha chiesto IN PRESTITO le batterie ministilo per il joystick dei videogiochi, lui gliene abbia chieste indietro: ed anche questo è molto logico, dal momento che lei aveva chiesto un prestito, e non un dono.
Giungendo alla fine di questo mio disordinato insieme di osservazioni personali, considero questo primo starting un ottimo approccio: la produzione si è avvalsa di buoni consulenti! E’ ora che la società prenda coscienza dell’unicità, delle abilità e della possibilità di fornire dei benefici da parte delle persone nello spettro autistico, riconsiderando la tendenza ad abbracciare stereotipi e false credenze e rimettendo in gioco la volontà di realizzare il vero processo inclusivo per il quale, su più fronti, ci si sta impegnando. E’ pur giusto, come più famiglie mi hanno giustamente fatto notare, che l’idea della genialità associata all’autismo è scorretta e che la variabilità è molto alta, ma altrettanto sono consapevole di preferire di gran lunga sforzi come questo, volti ad un cambiamento in positivo riguardo la percezione di questa unicità, piuttosto che l’oblìo delle buone prassi veicolato da prodotti vecchi e fuorvianti che, purtroppo, spesso subiamo come retaggio del passato. Ergo: The Good Doctor mi ha entusiasmato.

Sarei onorato e felice di un vostro contributo. Grazie per il vostro tempo. Con stima. Simone Stabilini.

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7 risposte a "Recensione di The Good Doctor a cura di Simone Stabilini"

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  1. condivido la bella analisi. Parlando di serie storiche, Shaun mi ha ricordato il fantastico Dr Reid di Criminal Mind. Mi piace la dolcezza ironica di Shaun e, dal punto di vista della regia, il continuo ritorno al passato, i flashback che lo aiutano a prendere decisioni sule criticità del momento. Molto intimo e bello, oltre che efficace dal punto di vista narrativo.

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  2. Condivido. Le risposte del protagonista mi hanno spiazzato. Sorridevo e dicevo: Ma ha ragione! Che poi a pensarci bene: perchè arricchiamo di vocaboli, pensieri, non diciamo tutto, giriamo intorno ad un argomento… ? Si dice in poche parole, chiare, la verità. Punto. Come il caso del ritardo: non è lui in ritardo, ma è l’autobus. Giusto! 🙂 In alcuni casi (la signora con il tumore) un pò di tatto ci vuole. ma giustamente lui è Onesto. A martedì per la visione delle nuove puntate. Buona serata.

    Piace a 1 persona

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