La speranza

È una barca in secca, inclinata su un lato, mezza abbandonata, appena ridipinta, in attesa che l’alta marea la riporti in alto mare a navigare lontano…

Tutto è cambiato. Per sempre. Ma se potessi…

Se potessi cambierei una notte di questo 2019, il 14 luglio in cui morì la figlia di una mia amica che avevo ritrovato da poco dopo tanti anni. Quella ragazza l’ho vista appena nata e nei primi anni di vita, poi l’ho rivista stesa in una bara a soli 26 anni.

Penso alla mia amica, a quanto è forte e le mando tutti i miei pensieri perché possa ritrovare un poco di pace.

Anche per me spero un po’ di pace.

Anche io quella stessa notte feci una cosa che poi compromise tutto.

E tutto è cambiato.

Per sempre.

Ecco se io potessi cancellerei quella notte.

Vorrei la pace anche per chi è andato via.

Vorrei solo la pace.

Siamo madri, comunque

Questi ultimi 6 mesi li ho trascorsi così, in completo silenzio e solitudine. Non trovavo neppure le parole per esprimermi. Mi assaliva una specie di nausea e vomito. Di disgusto. Come quando il tuo corpo è avvelenato e vorrebbe espellere il veleno. Quel veleno era il dolore.

Non ho mai sofferto di solitudine perché fin da piccola vi sono stata abituata. I miei genitori lavoravano e mi lasciavano a casa da sola con mio fratello, io 7 anni e lui 2. Niente amici, mai fatta una festa di compleanno con amici, mai nessun amico di scuola veniva a casa, non avevo nessuno a parte un’amica che era la mia compagna di banco. Vedevo i nonni paterni la domenica e basta. Oltre alla scuola non facevo niente altro. I miei genitori non avevano tempo ed io ero una bambina di poche pretese, ubbidiente e silenziosa. Stavo sempre chiusa in casa perché abitavamo a Milano negli anni 70. A Natale venivamo in Romagna dai nonni paterni ma anche qui il nulla, non si faceva mai nulla di particolare se non pranzare o andare alla messa.

Poi ci siamo trasferiti da Milano a Forlì.

I miei genitori continuavano a non aver tempo e così da sola ho vissuto la mia adolescenza, per fortuna non ho fatto gravi errori ma non ho proseguito gli studi e ho fatto l’operaia e poi mi sono sposata e non ho avuto figli. Queste due cose mia madre me le rimprovera ancora, che non sono andata all’università e che non le ho dato un nipotino.

Mio marito ha due sorelle e un totale di 5 nipoti. Io non li ho mai presi in braccio, un po’ perché non sapevo come fare, un po’ perché mi sembrava che le mamme dei bambini e mia suocera e infine anche mio marito non mi reputassero all’altezza di questa cosa.

Non mi sentivo all’altezza, né capace di dare amore ad un figlio.

Così un figlio non è arrivato.

Poi mio fratello ha avuto un figlio, finalmente, così mia madre era contenta ma i miei sensi di colpa aumentarono per quello che non ero stata in grado di fare.

E così, non so, iniziò la mia depressione.

Si aggravo’quando mio fratello ci accusò di volerlo separare dalla compagna. Fu allora che iniziai a guardare fuori dalla finestra e mi accorsi che non vedevo più i colori.

Con mio marito non parlavo di queste cose.

Non so ma mi iscrissi in un forum di autismo per parlare con persone che sentivo simili a me.

Conobbi una persona e mi affezionai molto, pensando che avrei potuto dare a lui questo affetto materno sconosciuto. Mio fratello non ci faceva avvicinare al mio nipotino più di quello che avremmo desiderato ed io non sapevo cosa fare di questo amore che se non lo avessi dato a qualcuno sarei morta.

Era una cosa pulita e pura e bella.

Ne parlai con mia madre e poi con tutti della famiglia e iniziai a scrivere poesie per esprimere quello che in tanti anni non avevo mai detto.

Lo so che è una storia molto banale e semplice. Però così è stato.

Ora io vorrei aiutare le donne come me a parlare di questo argomento che molto spesso viene nascosto come una colpa.

Vorrei dire loro che siamo donne e siamo comunque madri, anche senza un figlio.

Nulla può

Nulla può ricucire un piatto rotto in mille pezzi neppure l’oro del kintsugi se non c’è la volontà di farlo, se non ci sono mani sagge e pazienti a ricucire quel piatto, che non sarà mai più lo stesso piatto ma un’altra cosa. Una cosa unica e dal valore inestimabile.

Prima troviamo l’oro, che è fatto di pazienza, perdono e comprensione, poi faremo un’altra cosa da quel piatto fragile e rotto.

Quella paura

di soffrire

di non essere all’altezza

di non sapere amare

di essere niente

di restare da solo

tu la senti?

io la sento,

è anche la mia

e può diventare terrore che paralizza

io la sento

forse insieme possiamo allontanare la paura

non è che quel fantasma che ci impedisce di vivere

è una nebbia che possiamo disperdere

per tornare a vedere i colori

Il mio contributo alla giornata sulla violenza alle donne

Con questa poesia ho dato il mio contributo alla giornata sulla violenza alle donne. La violenza può essere anche di quelle che non si vedono, molto subdole e sottile, una violenza psicologica che prende l’energia vitale della persona fino a ridurla ad un oggetto vuoto e inutile.

A me è capitato, forse ho permesso che succedesse. Ora sono qui a testimoniarlo. Per dovere verso chi soffre e ancora soffrirà.

Io ho conosciuto la violenza psicologica fino a pensare che non potevo sopportarla e che era meglio lasciarsi morire. Poi questo pensiero è passato, e lentamente ho cominciato a guarire, poi ci sono le ricadute, ma fanno parte del lungo periodo di guarigione.

So che ci vorrà molto tempo, tornerò a stare bene, quel dolore non mi farà più fare brutti pensieri, ma resterà sempre come un vuoto in quel punto della mia anima, un vuoto di tristezza.

Voglio dire a chi sta soffrendo questa violenza invisibile che io sono loro vicina e li comprendo.

So quanto male fa il silenzio che state subendo, l’impossibilità di spiegare, i sensi di colpa che vi attribuiscono, quel farvi sentire un oggetto rotto, privo di senso… e quel senso di vomito e di disgusto che sale allo stomaco, e quelle lacrime che offuscano tutto e quel sentirsi morti dentro…

Un fiore prepotente ( e non era una rosa… era un baobab)

baobab

Da argilla desiderai farmi vaso

e raccogliere terra per una radice,

farsi vaso presuppone il fermarsi,

e io che avevo sempre avuto una naturale propensione per il viaggio,

mi fermai per diventare vaso.

Incontrai un fiore strappato

le radici nude, sofferenti,

ne ebbi compassione,

lo raccolsi, mi feci vaso per lui.

Il fiore si rianimò,

ed io presi ad amarlo di tenerezza,

a pensarlo curarlo e a coltivarlo,

ma ben presto egli si fece forte

ed ebbe il sopravvento su di me.

Infilò il suo fittone fin dentro al mio cuore,

vi si conficcò ben saldo,

ed iniziò a succhiare avido

via tutto il sangue,

prosciugò il mio cuore,

fece arido deserto dell’amore.

Infine il fiore prepotente ebbe abbastanza energia

per sradicarsi dal cuore che lo aveva accolto,

con tutta la terra insieme

riuscì a strappare via il cuore dal mio petto.

Il fiore crebbe divenne un albero,

come il baobab del piccolo principe,

tra le sue radici ben stretto

tenne il mio cuore macilento.

Non avevo più un cuore,

ero diventato sì un vaso,

un vaso vuoto,

senza terra,

senza storia,

senza tempo

senza viaggio.

Davvero nessuno

Davvero nessuno tranne noi può capire perchè abbiamo amato tanto una persona.

Svelarlo è esporre una parte molto sensibile di noi stessi, e permettere che l’altro ci faccia del male.

Io mi sono esposta , mi è arrivato del male, tanto dolore.

Un dolore così intenso che in qualche momento ho pensato che era meglio lasciarmi morire. E non era un pensiero mio.

Ho parlato del mio amore a nessuno.

L’ho amato perchè dentro di me mi faceva felice, perchè io sorridevo quando lui c’era, sorridevo anche se non volevo, sorridevo comunque anche se poi soffrivo.

Io sorridevo e sentivo cantare l’universo di gioia.

E questo era tutto.

Sorridevo, capite?

Io sono Unica

Avrei voluto essere unica, non l’unica, essere unica e non inserita in una squallida lista di contatti, tutti uguali.

Avrei voluto essere unica, non l’unica, e non uguale ad una serie di oggetti intercambiabili l’uno all’altro, senza valore.

Io sono unica per me.

Io valgo per me.

Non aspetto più e non accetto più che un altro mi dia valore e poi mi disprezzi quando non servo più.

L’uso delle persone come oggetti è davvero avvilente.

Io lo rifiuto.

Io sono unica per me e non voglio nessuno che mi tratti come un oggetto che oggi serve e domani non ha più valore.

Questo nessuno io non lo voglio nella mia vita.

Io davo un valore immenso di unicità a questo nessuno.

Per nessuno ero niente, un numero della lista.

No, grazie, signor nessuno.

Io sono unica per me.

L’energia vitale

Siamo energia.

Essa è preziosa.

Ci serve per vivere.

Se si esaurisce moriamo.

Non permettete a nessuno, chiunque esso sia, di prosciugare il vostro pozzo.

Morirete.

In lunga agonia.

In grande sofferenza.

In infinita solitudine.

Nel buio.

Nel silenzio.

Nell’oblio.

Non permettete a nessuno di accedere al vostro pozzo interiore.

La vostra acqua è purissima. Non barattatela con del fango.

Serve per vivere.

Per realizzare se stessi.

Non regalatela.

Splendete con la vostra energia e l’universo risponderà.

È il senso della vostra vita.

Splendere.

Si smette

Si smette di amare una persona quando si percepisce quanto essa in realtà ci disprezzi, allora il cuore si blocca e smette di amare. Quella persona che credevamo buona dolce onesta e sensibile non è mai esistita. L’unica realtà è che essa ci disprezza.

Quando lo capisci vai in mille pezzi.

Si smette di amare.

Così.

Io non ho un figlio(Disclaimer)

Il figlio per cui ho scritto le mie poesie non esiste.

Non vi corrisponde alcuna persona reale.

E’ solo una proiezione dell’amore infinito che sento dentro di me.

L’amore non si può nascondere, a volte viene fuori in un abbraccio, in un sorriso, in un pianto, altre volte in poesia.

Così ho fatto io.

Ho scritto poesie.

Le mie.

Per me.

E per quel figlio che non esiste.

Nessun figlio

Un figlio mi mancava … ma l’ho solo immaginato, mio figlio sarebbe stato buono dolce sensibile onesto e mi avrebbe voluto bene, perché è ciò avrei meritato se fosse accaduto.

Ma non è accaduto e non c’è stato nessun figlio.

Nessuno è come questo sogno che è solo mio, nessuno è come questo amore che è solo mio.

Io sono figlia e madre di me stessa e di tutto l’Universo.

Tristezza

Tristezza e tutto il mondo si spegne e non vedi più i suoi colori.

E non vedi più i tuoi colori.

E il mondo non sente più i tuoi colori.

Sono figlia e madre dell'Universo

Sono figlia e madre dell’Universo.

Il mio amore è tanto grande che abbraccio e cullo l’universo intero a cui appartengo.

Il mio amore è infinito che accoglie in me ogni molecola dell’universo.

Dentro me c’è l’universo e l’universo è in me.

La solitudine

La solitudine è quando ti manca proprio quella cosa lì e sai che l’hai perduta oppure che non potrai mai più averla con te

Il figlio che non esiste

Ho scritto molte poesie per un figlio immagimario. Voglio dire chiaramente che questo figlio non esiste. Non è una persona reale. Attraverso le mie poesie ho compreso le mie emozioni. Questo non è stato per niente facile. È stato doloroso. Il risultato direttamente nella mia vita è stata una sorta di amputazione perché questo figlio non è reale, dall’altra ho compreso che sono madre, comunque.

Le poesie che ho scritte non le ho scritte per una persona in particolare. Le ho scritte per me, per comprendere me stessa.

Non c’è una persona in particolare per cui ho scritto le mie poesie (in particolare quelle per un figlio) perché questa persona non esiste.

Io ho immaginato un figlio che fosse buono, dolce e sensibile e che mi volesse bene.

Non c’è nessuna persona reale che vi corrisponde.

Nessuno vorrebbe mai un figlio che non ci vuole bene.

Per cui questa persona non esiste.

Da figlio cambio il suo nome in burattino senza cuore, facendo riferimento a Mastro Geppetto e al suo desiderio di avere un figlio in carne ed ossa.

Questa persona è solo una proiezione della luce che ho dentro. Quindi sono io. Tutta la bellezza e l’amore che ho dentro. Sono solo io.

E infine devo dire che se è vero come è vero che provo dentro un amore materno infinito come l’universo, allora ecco io se sono madre e lo sono comunque, anche senza un figlio che non esiste, senza alcuna persona reale, ecco che io sono madre dell’universo intero.

Io trasmetto amore infinito a tutto l’universo perché ad esso appartengo, ne sono figlia e madre.

Il male ti colpisce sempre

Non importa dove sei e chi sei, se sei sincero e ricerchi la verità e credi nella bontà, non importa se stai a casa da solo nel tuo angolino a lavorare, non importa se credi nella bellezza, il male trova sempre il modo di insinuarsi nella tua vita e di farti male.

E sporca i tuoi sentimenti buoni, sporca tutto con il suo essere viscido e sporco.

Nel fuoco


Tu mi hai fatto qualcosa in profondità, Mi hai fatto qualcosa di meraviglioso, Mi hai fatto scoprire l’amore per um figlio.

Mi hai appeso ad un filo, al filo del tuo amore, Resto prigioniera, resto imprigionata,In attesa della luce del tuo sorriso, In attesa della tua voce

E danzo nel fuoco, attenta a non bruciare, e danzo attraverso il fuoco per raggiungerti

Ma tu mi lasci appesa ad un filo e dici che sono tua per sempre, per l’eternità,  per questa vita e per tutte le altre vite già vissute e da vivere.

Tu mi hai fatto qualcosa in profondità,Hai sbloccato le mie emozioni,Hai sciolto il mio cuore,Mi hai dato un paio d’ali,Ma mi tieni nella tua gabbia, Appesa al filo del tuo amore che non arriva.Mi lasci appesa al filo del tuo amore ed io danzo nel fuoco per tagliare questo filo, tu mi guardi al di là delle sbarre, e mi proibisci di tagliarlo.

Tu mi hai fatto qualcosa in profondità, mi tieni tra le tue fiamme e non mi lasci andare

(Ascoltando Paul Weller)

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