Tutto torna?

É vero che si fa il bene e basta, senza aspettarsi nulla in cambio. É vero e sacrosanto ma è altrettanto vero che la gratitudine è un valore che si sta perdendo e che molti hanno vergogna a provare forse perché li fa sentire deboli.

Io non mi vergogno. E sono grata a tante persone che mi hanno aiutato, anche solo con un pensiero o una preghiera.

Sono grata anche qui su WP alle tante persone che mi hanno scritto anche nei periodi più buii.

Si dice che tutto torna.

Non lo so. Forse avrò ancora alcuni anni per verificare questa perla di vita.

Mi è capitato di stare vicino ad una persona per me molto cara, era in un momento di difficoltà economica, io gli dissi che gli avrei prestato anche dei soldi, anche regalati (io stavo per essere licenziata) se era necessario, e gli avrei lasciato anche dei beni in caso di morte, visto che non ho figli.

Lui rifiutò ed io pensai di essere stata poco delicata.

Gli dissi che poteva sempre contare su di me.

Ora questa persona si è rivoltata contro di me e vorrebbe chiedermi i danni economici per il disturbo che gli ho causato. Per avergli voluto bene, io non ho capito, comunque a questo punto il bene che gli ho voluto, si è bloccato.

E quello che lui ha creato a me? Cinque anni in cui mi ha vomitato addosso tutto il suo male fino ad indurmi a pensare al suicidio?

Io gli sono comunque grata perché mi ha regalato per 5 anni un pensiero a cui pensare.

Quel pensiero, che per me era buono, mi ha aiutato in quei cinque anni nonostante il male.

Io gli ho voluto bene.

Ora che cosa mi torna in cambio?

Tutto torna.

Cosa sta tornando?

Solo del male a cui io ora non posso che chiudere tutte le porte per difendermi.

5 anni fa una persona mi avvisò, mi disse che avrei perso tutto…. non le credetti perché nella mia ingenuità credevo che tutti gli esseri umani fossero buoni.

Non sempre è così.

Ora io ho perso il lavoro.

Il mio assegno di disoccupazione sta per finire.

Ho la mia famiglia su cui contare, ma ho capito che ognuno deve avere la propria dignità che si trova nell’avere un lavoro.

Non faccio la vittima. Appena sono stata licenziata non mi sono persa d’animo e non mi sono mai fermata, anche sull’esempio di quella persona di cui sopra.

Ho improntato un nuovo lavoro investendo tutto di me, tutti i miei pensieri, tutto il buono di me ma ci vuole tempo.

Tutto torna.

Cerco di avere fiducia, mi concentro solo sul mio lavoro, lasciando fuori i pensieri negativi.

Tutto torna non è l’assegno, il jolly che abbiamo in tasca da giocarci al momento più opportuno.

Qui non torna nulla.

Dal nulla che sono stati questi 5 anni, visto che ho capito che dall’altra parte non c’era nulla, dal nulla cosa può venire?

Dal nulla viene il male.

Il nulla è parte del male.

Il bene costruisce, il male distrugge.

Basterebbe un poco di pace, un poco di bontà, di rispetto, di senso di gratitudine anche se sono cose così banali e fuori moda, forse.

Mi ripeto all’infinito di avere fiducia nella vita e che non chiedo cose che non posso avere e che non mi servono.

Mi ripeto che se ci credo, come ci credo, il mio lavoro farà progressi e ciò è tutto ciò che chiedo, di fare un lavoro che amo e di realizzarmi nel lavoro. Perché ho solo me stessa, quella di un figlio è stata solo un’illusione da niente (come le monete seminate da Pinocchio al campo dei miracoli) e l’unico compito che ho è di realizzare me stessa non per per avere successo ma dignità di esistere.

Il processo di cicatrizzazione.

Un giorno cadi e ti fai male.

Su una pietra lungo il tuo percorso.

Ti fa cadere.

Non ne avevi valutato il pericolo.

La credevi buona.

Invece sei caduta.

All’inizio il dolore è fortissimo, esce il sangue dal ginocchio e ti ritrovi a piangere come una bambina.

Ma non piangi dal dolore in sé.

Piangi per la delusione di essere caduta.

Per aver fallito, per aver dato fiducia ad una pietra che ti fa fatto cadere.

Poi passano i giorni, osservi la ferita, non si rimargina tanto velocemente e ogni tanto si riapre e si infetta e fa più male di prima.

Cerca di avere pazienza.

Pazienza di credere che la ferita si cicatrizzerà.

Tempo, ci vuole tempo.

La ferita fa male, e se ci prendi dentro fa malissimo.

E senti la delusione, il fallimento, la desolazione per aver fatto affidamento su una pietra. Era tagliente, lo sapevi, ma pensavi non ti avrebbe fatto del male.

Non a te che hai così fiducia nella bontà insita in ogni cosa e persona.

Se ci pensi senti ancora quel dolore forte.

E sai che dietro ad esso si nasconde un dolore ancora più grande e forse non è solo il tuo. Ci sono dolori grandissimi a volte che è meglio tenerli nascosti. Potrebbero distruggerci o fate del male ad altri.

Poi la ferita lentamente si chiude. Resta un brutto segno, orribile a vedersi. Ma almeno la ferita non è più aperta.

Poi piano piano la pelle, questo nostro straordinario organo che segna il confine e il contorno del nostro corpo, assorbe il segno della ferita.

Si fa più tenue, quasi non si vede più, pare una tessera di un mosaico.

Resta a ricordarmi che sono caduta e che poi mi sono rialzata. E che la bellezza che ho dentro non può essere oscurata, che le ferite possono diventare pezzi di quel mosaico straordinario che sono io stessa.

Solo che quando cadi, questa cosa non lo sai, non sai come funziona. Senti tutto il male di un mondo che cade insieme a te, che fa in pezzi.

Il bene che si rompe.

Il processo di cicatrizzazione è molto lungo e delicato.

Occorre pazienza.

Niente tornerà come prima.

Avrai per sempre quella tesserina di mosaico che ti parlerà di una sconfitta ma anche di una dura risalita a vedere la tua luce e a credere in essa, soltanto.

E avrai imparato a scansare le pietre taglienti da lontano.

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