Non mi amo

Ho avuto una dipendenza affettiva per una persona a cui volevo molto bene e nella quale avevo fiducia. Pensavo fosse autistico per questo l’ho aspettato e rispettato, invece si trattava di un narcisista patologico. La scoperta è stata dolorosa e uscire dalla mia dipendenza è un percorso molto lungo.

Non amo più me stessa.

Avevo tanto amore dentro e non sapevo che farmene. L’ho dato ad una persona che credevo, in buonafede, ne avesse bisogno. Io l’ho amato come una madre ama un figlio.

Egli mi ha scartato. Anzi è pronto per denunciarmi. Per questo da agosto vivo in uno stato di grave angoscia.

Tutto questo amore è stato svalutato.

Io sono stata svalutata.

Il mio modo d’amare è stato svalutato.

Se questo amore non valeva, significa che io non valgo.

Alla domanda se tu ami te stessa, sinceramente io rispondo di no e se io non mi amo, come posso essere amata?

Sono completamente svalutata dall’interno.

Mi sento vuota.

Come se non valessi dentro.

Io mi sento che non valgo.

Che l’amore che ho dato non valeva.

Questo in sintesi il pensiero di una dipendente affettiva.

Sembra facile voler bene a se stessi. Ma è la cosa più difficile da riimparare.

Ci provo ogni giorno.

Vorrei guarire da me stessa.

Il burattino Nessuno. Quarto capitolo . Gepy si reca da Giangiacomo

Quarto capitolo. Gepy si reca da Giangiacomo.

Gepy rabbrividì, respinse indietro le lacrime ed uscì. Trovò un lavoro di restauro di un tavolo e coi soldi guadagnati gli comprò un abito firmato, l’abbecedario e tutto il materiale affinché Nessuno potesse andare a scuola per istruirsi e diventare un uomo colto e stimato.

Coi vestiti nuovi, corse a specchiarsi in una catinella d’acqua e rimase così contento di sé, che disse pavoneggiandosi: Paio proprio un signore!

E l’abbecedario era proprio bello, gli dava un’aria intellettuale, chissà quante ragazze avrebbe fatto innamorare, e già rideva perché lui le avrebbe rosolate ben bene e poi le avrebbe mandate al diavolo. Innamorarsi che scemenza! Che noia erano le persone per lui! Gli recavano solo degli stupidi fastidi! Come sarebbe stato bello se tutti gli avessero ubbidito e dato ciò che desiderava, senza chiedergli nulla in cambio. Egli era incapace di provare qualsiasi sentimento di gratitudine o di compassione. Fossero tutti come Gepy, pronti a diventare uno zerbino in cui pulirsi i piedi! Invece le persone come erano stupide e noiose con le loro morali. Dopo il primo interesse, si stancava e se ne andava. Qualcuno persino lo inseguiva… che stupidi esseri da schiacciare senza pietà! Erano come dei vermi e lui un’aquila reale!

Nessuno era superiore a tutti. Per la sua intelligenza, la sua ironia, la sua bellezza… Era senza dubbio il migliore! E la sua immagine allo specchio gli rimandava proprio quella visione di se stesso,perfetto.

Gepy l’osservava e non sapeva che pensare, gli rispose:

“Davvero sembri un gran signore e sono contento di vederti contento, però tienlo a mente, non è il vestito bello che fa il signore, ma piuttosto il vestito pulito.”

“A tenerlo pulito ci penserai tu, non mi annoiare con questi stupidi pensieri. Se paio un gran signore , allora io lo sono! Se ho ingannato te, ingannerò anche tutti gli altri. Sono o non sono il burattino più intelligente e fantastico al mondo? E dire che sono di legno! Fammi un sorriso più dolce per apparire più buono! Che fortuna essere di legno, posso modellarmi sul viso tutte le maschere ed essere così credibile.”

In silenzio Gepy gli rimodellava il viso e dentro di sé pensava: “Ti modellerei un cuore per riempirlo di vere emozioni, e un sorriso perché tu possa sentire l’amore, e due occhi perché tu possa avere lacrime vere di compassione, invece sei di legno, perfettamente scolpito ma perfettamente vuoto.”

Nessuno tutto bello e in ordine si preparò per andare a scuola, sarebbe diventato il migliore di tutti perché lui era il migliore e sarebbe diventato un uomo ricco e potente.

Della scuola Nessuno non parlava mai, e Gepy non faceva domande per non irritare il ragazzo, ma non lo vedeva mai studiare, e qualche domanda iniziava a farsela anche se non osava chiedergli direttamente. Il ragazzo pareva quasi sereno e a volte gli faceva anche qualche sorriso, soddisfatto dei servigi e dei soldi che il padre gli passava.

“Ecco ora sei contento anche tu povero scemo hai un figlio e vivi per lui…” Nessuno ghignava.

Di notte Gepy dormiva per terra nell’angolino e piangeva in silenzio perché una notte il burattino si era svegliato urlando che lui lo stava disturbando con quei suoi stupidi piagnucolii e che se continuava a dargli fastidio lo avrebbe messo fuori a dormire e con quel freddo di certo sarebbe morto stecchito. Per fortuna di notte veniva fuori il grillino dal suo nascondiglio per fare compagnia al vecchio, e per consolarlo delle sue lacrime e dei suoi dispiaceri.

Il grillo non era morto, Gepy lo aveva curato e nutrito di nascosto e la notte se lo teneva stretto sul cuore. Il mio Gepy…Il mio Grillino…. Quanto volevo un figlio e ora mi ritrovo un burattino senza un cuore…non è capace di amare, forse un giorno…io prego tanto per il suo bene. Il vecchio pregava fino all’alba, finchè si addormentava sfinito ma un calcio nei fianchi lo risvegliava per ricordargli che era ora di preparare la colazione al suo figliolo benedetto che andava a scuola.

Una mattina Gepy lo seguì, stando molto attento a non farsi scoprire perché questo burattino aveva mille malizie e ad un pover’uomo come Gepy era difficile di ingannarlo. Lo vide entrare in un tendone da circo. Nessuno ebbe subito attorno tante signorine che gli facevano le moine, lo chiamavano bellino e carino e lui le baciava tutte, e poi arrivavano degli altri burattini che lo chiamavano capo e si vedeva che cercavano di adularlo e che lo temevano.

Nessuno chiese: Il Giangiacomo, il mio caro babbo? Sì egli vi aspetta, prego per di qua signor Nessuno, ed era tutto un inchino e un sorriso, ho della roba per lui… e così Gepy capì ogni cosa, che Nessuno si era messo in un brutto giro.Giangiacomo era un noto capo malavitoso. Ma la cosa che maggiormente rendeva Gepy triste e deluso era che il burattino lo chiamasse babbo quando a lui lo chiamava nel migliore dei casi povero sciocco… e dire che Gepy si sarebbe accontentato solo di un piccolo posto nella vita del ragazzo, egli avrebbe dato di tutto per avere e per essere degno dell’amore di Nessuno. Non so come Gepy ebbe la forza di resistere, per poco non ebbe un malore, aspettò che Nessuno uscisse dal tendone, quindi si avvicinò alle ragazze tutte moine e chiese loro di poter essere introdotto al cospetto di Giangiacomo. Le ragazze si degnarono appena di considerarlo e stavano per gettargli un tozzo di pane che si da ad un mendicante qualsiasi quando Gepy ebbe uno scatto di dignità e disse che era il vero padre del signor Nessuno, a quel punto fu tutto un inchino e fu così che Gepy fece la conoscenza di Giangiacomo.

Giangiacomo aveva davvero un aspetto spaventoso, era un omone gigantesco, una specie di orco, ma era anche una persona istruita e intelligente , e molto, molto potente.

“Dunque il mio caro Gepy, che piacere! Nessuno mi ha parlato che sta dando una mano ad un povero vecchio che gli fa pena e che lo sta aiutando ad uscire dall’alcolismo, dunque che volete dirmi?”

Gepy alla vista di quell’uomo tutto pulito ben curato, la barba ben fatta, gli abiti costosi, e ben nutrito, con una di quelle giovani ragazze sulle ginocchia che gli metteva in bocca cardellini vivi come fossero acini d’uva, ebbe un attimo di esitazione.

“Ebbene? Vi si è staccata la lingua? badate che non ho tempo, non vedete che sono impegnato, che volete dirmi?”

Gepy riuscì a dire:

“Lasciate stare il mio buon figliolo, non immischiatelo nei vostri loschi traffici, egli è buono e diventerà un uomo buono, onesto, ricco e rispettato.”

Giangiacomo sbottò in un ghigno spaventoso e soffiò via con uno sbadiglio quello sciocco di Gepy.

“Nessuno lo già ricco e rispettato. Andate che è meglio, mi avete stufato e ritenetevi fortunato se non avviso il mio Nessuno della vostra visita ridicola, sparite pidocchio”

Gepy, impallidito di colpo, ebbe un mancamento, una volpe ammaestrata venne a condurlo via, gli strappò la giacchetta e gli tolse i pochi spiccioli che aveva, infine lo gettò, senza tanti complimenti, nel fosso laterale in cui scaricavano i liquami del circo.

(Nessuno ha triangolato Gepy con Giangiacomo. Lo ha adulato e si è presentato a lui come il burattino perfetto per il grande burattinaio. In realtà Nessuno mira a prendere il posto di Giangiacomo perché egli si crede superiore a tutti. Naturalmente anche alla gatta e alla volpe. Ma chi la fa, l’aspetti. Il narcisista vive in stato di continua ansia per le sue malefatte. Teme le vendette perché egli macchina vendette contro gli altri. La sua facciata è pulita ma dietro alla maschera perbene nasconde cose terribili. Perciò vive sempre all’erta, aspettandosi il peggio perché egli agisce per primo nel peggiore dei modi.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

La mente narcisista genera eternità di dolore

La mente narcisista genera eternità di dolore.

Eternità di inferno, di catene, di pensieri negativi, in un ciclo continuo di abuso emozionale delle vittime del momento.

Egli regala l’eternità della dannazione alle sue vittime che divora in modo insaziabile. Niente è alla sua altezza, niente è sufficiente per nutrire il suo squallido ego. Il nostro Lucifero è superiore a tutti, un dio senza compassione, che disprezza gli umani e li usa come carburante per le fiamme del suo Inferno.

Il ripescaggio

Il ripescaggio è un momento molto triste, la vittima viene completamente asservita e sottomessa. Felice e confusa del ritorno del narcisista, crede che ora andrà tutto bene, che ci sono stati dei malintesi ma che finalmente il narcisista ha capito che siamo la persona degna e buona che sappiamo di essere.

Niente di più falso!

Il narcisista ti ha ripescato perché in quel momento non ha niente di meglio sottomano e stai tranquillo che ha già predisposto il tuo prossimo scarto che avverrà con maggiore violenza del precedente.

Se non ti svegli, il ciclo si ripeterà all’infinito.

Ripescaggio, scarto, ripescaggio, scarto.

Ecco questo è l’infinito che ti offre il narcisista!

La mente del narcisista è eterna!

Egli non si dimentica di te, no di certo, si ricorda che deve finire il lavoro sporco che ha iniziato, cioè quello di annientarti.

Abusante e abusato

Il narcisista non sa amare, egli usa, abusa, si stanca, se ne va, punisce con il silenzio punitivo, e ti getta in discarica senza la minima compassione, e in ultimo usa il terrore per esercitare il controllo e tenerti la bocca chiusa, perché tu non possa parlare con i suoi preziosi contatti che sta da tanto tempo pasturando.

Egli è incapace di provare qualsiasi emozione o reale sentimento.

Dopo lo scarto, l’abusante si fingerà vittima. Tuttavia non è difficile capire chi è l’abusante e chi è l’abusato. L’abusante farà falso vittimismo per attirare altre persone empatiche da usare e poi buttare, recitando ciclicamente il medesimo copione. L’abusante sta benissimo e trova un immediato rimpiazzo della sua vittima, in realtà ce l’aveva già sottomano e aveva già predisposto la defenestrazione della vittima da mesi, perché si stanca presto e si annoia a giocare sempre con lo stesso giocattolo.

La vittima è quella che è rimasta traumatizzata ed è in mille pezzi e impiegherà tantissimo tempo per riprendersi, prima di tutto per capire l’accaduto, e poi per ricominciare a voler bene a se stessa.

Il palloncino blu che credetti un astro

Avevo uno splendido palloncino legato al polso,

Mi pareva un astro lucente,

O un pianeta prezioso,

Ne andavo così fiera,

La bambina in me era così orgogliosa,

Poi il filo si staccò,

Non fu colpa mia,

Non lo lascia andare,

Esso lasciò la mia mano piena di fiducia,

Lo vidi allontanarsi

Piano piano

E vidi ciò che era in realtà.

Un piccolo

Palloncino

Blu.

Che volavia da me.

Divenne un puntino

Lontano lontano

Sempre più piccolo.

Più insignificante.

Poi scomparve.

Cari giocattoli siete pronti a servire il vostro padrone?

Il narcisista patologico mette i suoi oggetti- giocattoli, le persone, in uno scaffale o in una lista. Lo scaffale o la lista sono ben organizzati, tutti i suoi giochi sono ben catalogati. Ognuno di essi ha un suo uso specifico, il giocattolo con cui andare a bere un the, il giocattolo per farsi consolare, quello con cui andare all’Ikea, quello a cui telefonare, quello a cui dire i suoi finti ti voglio bene e tanti altri… ogni giocattolo ha un uso predestinato. Quello per cui è stato scelto attentamente dal narcisista.

Egli ama i suoi giocattoli nella misura in cui svolgono bene il compito loro assegnato, o finché non fanno i capricci di voler essere primi della lista. Mai chiedere al narcisista in che punto della lista ci si trova, perché ciò lo irrita e vi ritroverete, se va bene, relegati in un angolo, o in un ultimissima fila, e se va male sarete defenestrati.

Il narcisista si stanca presto dei suoi giochi, non sono mai all’altezza della sua viva intelligenza, e poi dopo un po’ non sono più freschi e nuovi, sono usati e senza l’iniziale energia del primo incontro ed egli perde presto curiosità ed interesse.

Si annoia il povero narcisista. Si stanca, si stufa, gli vai a noia, ma la colpa è solo tuo stupido giocattolo!

Perché dai fastidio al povero narcisista, vuoi proprio finire nel bidone? e poi non dire che non ti avevo avvertito.

Le regole del gioco le detta il narcisista, e tu, stupido giocattolo con dei sentimenti, non devi avere pretese sul narcisista. Lo sai che lui è libero ed è al di sopra di tutto perché è un essere perfetto! Una specie di dio.

Stupido giocattolo servi al tuo padrone senza discutere e vedrai che lui ti tratterà bene, ti dirà anche, se sei fortunato, che ti vuole bene e forse domani…. ascolta bene, forse domani ti userà ancora e magari ti darà un croccantino per farti felice. E tu crederai davvero di essere felice, per un croccantino, per una briciola che gli cade dalla bocca e te la porge come fosse una torta!

Il giocattolo si sente abbandonato e protesta dolcemente, con tatto, il narcisista lo ignora, nel migliore dei casi, o lo butta in terra e lo sfascia e non piangerà di aver rotto il suo giocattolo tanto buono delicato e gentile perché ne ha tanti di scorta.

Per lui sono tutti uguali e gli devono servire. Se non servono o lo hanno stancato li buttano in discarica, tanto il mondo è pieno di oggetti, facilmente reperibili sui social, per esempio.

Cari giocattoli siete pronti a giocare?

Cari giocattoli siete pronti a servire all’uso del vostro padrone, il narcisista patologico?

Stasera chi estrarrà dallo scaffale o dalla lista?

Ciao mio caro ex narcisista,

io non gioco più con te e ho capito tuo gioco

ciao dal tuo ex giocattolo

Strappi i petali dei fiori

Eri il mio pensiero segreto,

quello più intimo e dolce,

in cui rifugiarmi

quando il mondo mi faceva stare male,

eri la mia preghiera più bella,

eri il bene più puro,

invece hai strappato,

annoiato,

ogni petalo dalla mia corolla,

esangue giace ora uno stelo morto

non conosci vera pietà o compassione

prendi senza dare

uccidi senza rimorso

strappi i petali dei fiori

perché non conosci

il significato della parola amore

strappi i petali dei fiori

perché non riconosci la bellezza

strappi i petali dei fiori

perché sei incapace d’amare

L’ultima manipolazione

Quando il narcisista realizza che ti stai avvicinando troppo alla verità, senza che tu ne sia magari del tutto consapevole, egli mette in atto il silenzio punitivo, bloccandoti su ogni fronte e tenta di applicare l’ultima manipolazione per tenerti sotto tiro: quello delle minacce e della paura.

Il burattino Nessuno, terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Una volta a casa la musica cambiò, Nessuno smise immediatamente quelle moine che erano solo una recita per i gendarmi e disse al vecchio:

“Ripulisci casa, io dormirò nel tuo letto e tu nell’angolo, poi cerca un lavoro e portami i soldi.”

“Lo farò figlio mio…”

“Smetti di chiamarmi figlio, non sono tuo figlio, cosa ti sei messo in testa sudicio ubriacone…era meglio se ti buttavi da un ponte, quel giorno, invece di fare un burattino da un pezzo di legno… Mi dai noia. Mi hai proprio stufato, se non la smetti chiamo di nuovo i gendarmi… a chi pensi crederanno?”

“Vedrai Nessuno che sarò degno del tuo amore, non ti deluderò, un giorno mi vorrai bene anche tu…”

Nessuno fece un ghigno terribile e disse :

“Vedremo ora fai quello che ti ordino, per il momento fammi i piedi nuovi che li ho bruciati davanti al caminetto.”

E perché dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappare di nuovo da casa?”

“No. Voglio andare a scuola pure io, vi prometto che da oggi in poi sarò buono. Vi prometto che andrò a scuola, studierò, e mi farò onore.

“D’accordo, sei sincero nel dire che sarai buono? Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.”

“ Certo che andrò a scuola. Ma io non sono come gli altri ragazzi! io sono più buono di tutti e dico sempre la verità. Vi prometto babbo, che imparerò un’arte, e che sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia. Non mi credete? Non sono venuto a liberarvi dalla cella? Ma dipende tutto da voi, se farete ciò che vi dico, allora studierò, diventerò un uomo ricco e potente, e diventerò il bambino che sognate.” e nel dire ciò ghignava sempre più forte con lo sguardo minaccioso e cattivo.

Il pover’uomo che desiderava sopra ogni cosa un figlio, e specialmente un figlio che gli volesse bene, disse che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice.

“Felice ah ah ah io voglio essere ricco e potente, della felicità, povero sciocco, non so che farmene tanto meno di questo vostro amore senza senso, non siete mio padre, io sono un pezzo di legno, anzi ora rifinitemi il viso, fatemi bello… voglio essere il più bello di tutti! Che tutti mi amino e mi ammirano! Poveri scemi tutti… non sanno quanto li disprezzo!”

Gepy che era un gran lavoratore si mise subito a pulire, schiacciato in un angolo trovò il grillo, che era sempre stato suo amico nei giorni di solitudine e ne ebbe compassione. Domandò allora al burattino :

“Perché te la sei presa anche con il grillo, cosa ti aveva fatto…”

“Quel maledetto grillo se l’è cercata, faceva rumore, gli ho detto di fare silenzio, non l’ha fatto e così ho preso il martello, ma cosa stai a pensare ad un grillo, sciocco di un vecchio, ora esci a cercare un lavoro e su su devi vivere per farmi felice, te ne sei già dimenticato?”

Nessuno faceva delle domande al padre, il suo sguardo inespressivo, il corpo rigido e la voce dolcissima e delicata erano in netto contrasto con la rigidità del suo corpo e l’inespressività del suo sguardo.

“Perché mi hai fatto venire al mondo? “

“Perché la vita è un dono bellissimo, guarda il fiore che sboccia, guarda l’alba o il tramonto sono tutte cose meravigliose e sono per te…e poi …”

“Poi che cosa, stupido uomo?”

“Poi forse anche per dare a un povero uomo come la gioia di giocare con te e di vederti crescere e diventare un uomo buono e onesto, per farmi amare la vita attraverso di te che la scopri poco a poco e ti meravigli di ogni piccola cosa? Io voglio trasmetterti l’amore per la vita. Non mi basta averti fatto da un pezzo di legno. Voglio dare un’anima alla tua vita. Sognare e vivere i sogni più belli. Voglio insegnarti che senza amore non siamo niente, che vale la pena essere gentili e buoni, che la vita ha un senso. E io sarò sempre accanto a te per aiutarti.”

“Io non ho bisogno di nessuno aiuto.” rispose freddo Nessuno

Gepy era colpito dall’autodeterminazione del burattino e dal suo forte senso di indipendenza.

Un giorno tu morirai?

Sì come tutti

Perché le cose finiscono?

L’importante è averle vissute e averne conservato un bel ricordo

Quindi tu mi lascerai?

“No, non ti lascerò mai, figlio dolce mio, l’amore vero non finisce mai. Vivi più che puoi. Ama la vita e la vita ti amerà. Credici e la vita crederà in te!”

Quando qualcuno muore, si piange? Cosa si prova quando si piange? E perché si piange?

Nessuno era un burattino, non piangeva mai, neppure se cadeva perché era di legno e non si faceva male, però aveva imparato a simulare ogni stato d’animo, aveva una naturale propensione per il teatro ed era attirato dalla cartapesta con cui costruiva maschere terribili e spaventose.

“Tu da dove sei nato? Io perché sono venuto da un pezzo di legno? Perché sono diverso? Perché non ho emozioni? Perché non so piangere?”

“Tu sei un bambino come tutti gli altri! Anche se sei di legno, ciò non significa che tu non possa piangere per davvero o provare vere emozioni, figlio mio, vedrai… il tuo cuore è buono ed io ti aiuterò a coltivare le cose buone giuste ed oneste, ti voglio un bene infinito.”

Nessuno rispondeva anche io perché dire ti voglio bene al padre proprio non gli riusciva.

Le persone non dovevano aspettarsi che lui le accogliesse, per lui era solo oggetti da usare. Gepy non era suo padre, era solo un mezzo per ottenere cose materiali.

“Modellami una pistola, voglio giocare ad uccidere. Inizierò coi grilli e le cavallette. Alle coccinelle e alle formiche strapperò le zampe, tanto per iniziare. Voglio vedere film di guerra e imparare a usare una pistola. Di notte sogno la guerra e la distruzione.”

Nessuno amava i giochi violenti, Gepy non capiva il perché, egli lo educava al rispetto e alla bontà. Ma fece come lui desiderava, gli modellò una pistola.

Nessuno non si mostrava quasi mai contento della fatica che faceva Gepy per renderlo felice e lo faceva sempre sentire inadeguato o sbagliato, e che non faceva abbastanza.

“Ora vai, trova un lavoro e portami i soldi.”

( Le manipolazioni del narcisista Nessuno proseguono e rivelano il suo lato più oscuro. Egli ha un grado di empatia pari a zero. È incapace di provare emozioni perché è privo di un cuore umano e compassionevole ma ovviamente la colpa ricade su Gepy che non glielo ha scolpito in petto. Per Gepy invece inizia la dissonanza cognitiva tra ciò che spera e crede sia suo figlio e ciò che egli è in realtà ma che Gepy ancora non riesce a capire.

Nessuno inoltre fa false promesse, tecnicamente future faking, promette cose che neanche lontanamente pensa, un giorno diventerò quel bambino che desideri, neppure gli sfiora il pensiero.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

Essere una ruota di scorta

Ciò che mi ha maggiormente ferita è stata quella di essere stata scartata in un secondo. Tutto il bene che penso di avere dato è stato annientato in un secondo. Senza possibilità di spiegare. Senza possibilità di parlarne in modo quieto. Mi è stato imposto il silenzio punitivo insieme a minacce di denuncia. Sto vivendo da mesi in uno stato di forte angoscia.

Sentire così forte di essere stata sempre disprezzata, e di essere stata solo usata come un pezzo di ricambio, uguale a mille altri che si possono trovare ovunque (su Facebook per esempio).

Essere stata per anni una ruota di scorta e poi finalmente considerata e poi buttata.

È stato molto avvilente.

È stato come capire di non avere valore alcuno.

È stato un gesto vile e crudele, tanto per vedere una persona soffrire e tenerla in scacco.

Questo è solo uno degli effetti del narcisismo patologico. Se ti senti così, è molto probabile che sei in una relazione, di qualunque tipo, abusiva.

Prendi coscienza e inizia a tenere alla tua dignità.

Perché nessuno di noi è una ruota di scorta, nessuno di noi è un pezzo di ricambio.

Il burattino Nessuno, secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi

Secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi


Il falegname prese a vivere per il burattino, non era quel bambino che avrebbe desiderato ma almeno era qualcosa. Qualcosa a cui dare il bene che ormai non dava più a se stesso. Si faceva bastare questo amore perché era quanto poteva avere dalla vita. Si svegliava nel cuore della notte e posava una coperta su quel pezzo di legno dagli occhi aperti e il sorriso stentato, poi lo prendeva in braccio e gli cantava ninna nanne inventate. Così la notte trascorreva senza che egli facesse brutti pensieri e al mattino trovava qualche lavoretto in paese, qualche mobile da sistemare, per potere campare e continuava così la sua vita tra la falegnameria e l’amore per il burattino.

Un giorno di maggiore sconforto prese il burattino e lo cacciò in un angolo, dicendo sto perdendo la mia vita dietro ad un burattino e non sei neppure un bambino vero. Il burattino mortificato emise un grido e si lanciò sul falegname e lo prese a botte e a calci. Il vecchio gridò aiuto, accorse un vicino allarmato, ma nella stanza c’era solo Gepy per terra e il burattino in un angolo…

Cosa è successo?

Il burattino mi ha aggredito!

Che dici compare, è solo un pezzo di legno…

Sul tavolo vi era una bottiglia vuota di vino, il vicino pensò che il vecchio avesse bevuto e fosse collassato a terra.

“Tiratevi su mastro Gepy, vergognatevi di bere a quest’ora eravate il migliore falegname della zona, anzi che dico, eravate un artista, e vi siete ridotto pari ad un barbone, su.. un poco di rispetto e di dignità per voi stesso. Che può avervi fatto un inerte pezzo di legno, piuttosto fatevi la barba, ripulitevi, e mettetevi al lavoro.”

Lo aiutò a sedersi e se ne andò, sconcertato della miseria del vecchio.

Una volta soli, il burattino si scagliò di nuovo contro il vecchio e prese a schiaffeggiarlo fino alle lacrime, Gepy chiedeva perché con il filo di voce che gli rimaneva… il burattino prese un coltello e gli intimò il silenzio, Gepy era in ginocchio e implorava il burattino ora di ucciderlo ora di smetterla per pietà…per amore del cielo, per rispetto del bene che lui gli aveva portato.

Infine il burattino si calmò, prese gli abiti e i pochi soldi del vecchio e scappò.

Ti ho solo amato, figlio mio… diceva in lacrime Gepy ma ormai Nessuno non poteva più ascoltarlo, era scappato diritto alla polizia, con il coltello si era fatto un taglio sul viso e andò a denunciare il padre, i gendarmi appurata la situazione del vecchio alcolizzato lo portarono via e lo rinchiusero in cella.

Nessuno, tornato a casa si mise a fare i fatti suoi. A saltare, a fare le boccacce, a chiamare amici e amiche al telefono, a prendere in giro tutti quelli che passavano sotto casa, a bere e a mangiare tutto quello che c’era nella casetta, era libero libero libero senza uno che gli diceva cosa fare o non fare.

C’era solo quel maledetto grillo che non voleva stare zitto e gli rimproverava ciò che aveva combinato a Gepy. Ma come si permetteva?

Il grillo diceva: ” Povero Nessuno, mi fai proprio compassione!”

“ Bada grillaccio, se mi monta la bizza, guai a te… Perché ti faccio compassione? “

Nessuno non ammetteva critiche.

“Perché sei un burattino e quel che è peggio, perché hai la testa di legno”

A queste ultime parole Nessuno saltò su infuriato e preso dal banco un martello di legno, lo scagliò contro il grillo, che finì schiacciato contro alla parete e finalmente fece silenzio. Nessuno non soffriva i rumori di alcun tipo, desiderava la quiete assoluta.

“Oh eccoti accontentato pure tu, tutti che credono di sapere come sono, a sputare sentenze, ma cosa ne sapete di me! Io sono libero! LIBERO!”

E si mise a saltare e a ruzzolare per casa.

Presto però le provviste alimentari finirono, con l’ultimo uovo decise di farsi una frittata ma non appena ruppe l’uovo ne uscì il pulcino che si allontanò facendosi beffe di lui. Nessuno cominciò a piangere e a strillare, a battere i piedi in terra per la disperazione e la stizza. Il burattino pensò allora che era il caso che Gepy tornasse e andò dai gendarmi a pregare che il babbo uscisse di prigione.

Il povero uomo per giorni e notti nella cella si era macerato nei sensi di colpa per aver sbagliato qualcosa con il burattino, forse perché non era capace di amarlo nel modo giusto, forse perché era un padre da solo e non sapeva come si fa con i bambini, oppure pensava di essere sbagliato e di non essere all’altezza di quello splendido figlio. Altre volte gli prendeva immensa tristezza e provava un senso di grande amarezza.

“Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene! Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci prima!”

Non appena egli lo vide, si sentì esplodere in petto una gioia pazza e si sentì grato e pieno di amore e gli si buttò in ginocchio e gli chiese di perdonarlo, sono stato io, tu mi hai picchiato perché io sono cattivo, farò di tutto per farti felice.“Su su alzatevi per questa volta vi perdono, non fatelo mai più, promettete di non bere?” chiese il burattino senza cuore. Del resto Gepy non aveva mai bevuto ma siccome i gendarmi osservavano la scena con attenzione, rispose così :

“Prometto, figlio mio, tutto ciò che vuoi, io lavorerò e ti compererò vestiti nuovi e l’abbecedario per andare a scuola.”

“Ecco così si parla buon vecchio mio, devi trovarti un lavoro per pagarmi cibo vestiti e libri e un nuovo cellulare e i giochi.”

“Tutto farò tutto, per te che sei il mio orgoglio e la mia gioia più grande.”

Non appena Gepy fu uscito dalla cella, Nessuno si lanciò sul padre e prese a baciarlo e diceva babbino mio, caro babbino… quanto mi siete mancato e piangendo spiava la reazione dei gendarmi che erano commossi e che tra di loro commentavano che bravo figliolo… Essi si raccomandarono con e il falegname: “Su, su … Gepy vedete di tirare diritto, avete un figlio d’oro, vi ha perdonato dunque, siate degno del suo amore.”

(Nessuno manipola la realtà a proprio favore, denuncia Gepy di falso maltrattamento, poi quando gli fa comodo ripesca il padre dal carcere. Nessuno è un grande manipolatore, usa la calunnia e la diffamazione facendo passare Gepy, che è un uomo depresso ma non cattivo, per un padre alcolizzato e manesco. Davanti ai gendarmi egli indossa la maschera della vittima e del bravo figliolo che perdona il padre e gli da una seconda occasione.

La cattiveria di Nessuno si sfoga anche contro il grillo, che viene preso a martellate per aver osato dire la verità.

Gepy è la sua fonte energetica primaria; per questo motivo, dopo averlo punito, esercitando il suo potere su di lui, lo fa scarcerare. Ora Nessuno è sicuro che Gepy non oserà più ribellarsi o contraddirlo.

In grassetto il testo originale di Collodi)

Il silenzio punitivo ovvero il trattamento del silenzio

Caro Nessuno, burattino-burattinaio senza cuore, grazie che mi ha applicato il trattamento del silenzio, da quel momento ho aperto, dolorosamente, gli occhi e iniziato a capire la verità.

Il silenzio è la peggiore delle aggressioni psicologiche.

Equivale ad un assassinio, non fisico ma emotivo.

È la negazione dell’esistenza dell’altra persona e del suo delicato mondo emotivo.

È la punizione più grande che si può infliggere ad un essere umano.

È la negazione dell’identità e delle emozioni dell’altro. La negazione della sua umanità.

È un atto disumano freddo e calcolato.

È il modo più crudele in cui trattare qualcuno.

È segno di viltà e di cattiveria d’animo. È il male più profondo.

È un abuso emozionale.

È come strappare le ali alle farfalle.

È manipolazione.

È esercitare un potere improprio su un’altra vita.

È gettare l’altro volutamente all’inferno.

È violenza!

Purtruppo tutta questa violenza, perpetrata in modo freddo e calcolata, non è considerata reato. Ma essa è violenza.

Traduco e condivido dal web per diffonfere la conoscenza dell’abuso causato dal narcisismo patologico.

Il burattino Nessuno, primo capitolo. Il falegname Gepy vuole avere un figlio

Primo capitolo. Gepy vuole avere un figlio

Gepy aveva un dono, sapeva lavorare il legno, eseguiva fini lavori di intarsio e di intaglio che erano molto apprezzati. Del legno conosceva ogni cosa, si recava nei boschi per scegliere quel legno per quell’ordine particolare, e il legno si lasciava facilmente modellare sotto alle sue mani come fosse una creta. E anche con la cartapesta creava maschere incredibili per il carnevale.

Il lavoro era la sua vita e in esso si realizzava completamente, dimenticando le cose che non andavano bene. Ce ne era una in particolare.

Lui e Viola avevano perso un figlio piccolissimo, e avevano iniziato ad incolparsi l’un l’altro di ciò che era accaduto, così il matrimonio era finito e Viola era partita per un lungo viaggio. Gepy non aveva più notizie di lei da tanto tempo. Il lavoro era stato ancora una volta la sua ancora di salvezza, finché la depressione non aveva preso il sopravvento.

Gepy avrebbe tanto desiderato un figlio. Un figlio da cullare. Un figlio da amare. Lo avrebbe tenuto tra le sue braccia, stretto al suo cuore, e avrebbe regolato il proprio battito a quello del figlio.

Invece era solo, non si curava più, non aveva interessi, lasciava passare il tempo in attesa della morte, non era più giovane, e senza un figlio non gli importava più niente.

Gli era rimasto un ultimo pezzo di legno da buttare nel caminetto, però per scacciare la noia e per fare qualcosa, prese a sbozzare una figura umana, così gli venne fuori un simpatico burattino, gli incise gli occhi buoni, e una bocca sorridente, e iniziò a parlare al burattino e a portarselo dietro dovunque andasse.

Pregava la Madonna che potesse diventare il bambino che aveva sempre desiderato, invece… niente era un burattino con gli occhi sempre aperti e un sorriso stentato. Avrebbe voluto sentirlo ridere, avrebbe voluto sentirlo felice, avrebbe voluto vederlo diventare un uomo. Avrebbe voluto che fosse un bambino buono gentile e sensibile, e poi che potesse diventare un uomo saggio, dolce e onesto.

Avrebbe voluto tante cose. E ora aveva questo burattino. Lo chiamò Nessuno.

Non appena Gepy gli fece le gambe, il primo istinto che Nessuno ebbe fu quello di fuggire.

“Quando le gambe gli furono sgranchite, Nessuno cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.”

Gepy gli corse dietro, supplicandolo di tornare e di non fare capricci, Nessuno tornò indietro quasi subito. Gepy gli chiese spiegazione, senza fargli un rimprovero, perché era un uomo molto dolce e voleva già molto bene al suo burattino.

“Vecchio mio, scapperò ancora tante volte perché questa è la mia natura ma mai mi dimenticherò di te. Tu mi aspetterai. Scapperò tante altre volte ancora. Non questa volta, ora dormi tranquillo, e aggiunse con un sorriso sinistro, che Gepy non poté vedere a causa dell’oscurità della stanza

” Il tuo burattino ti vuole bene.”

Gepy rispose: “Ti voglio bene Nessuno, io ti aspetterò sempre. Mai ti lascerò, figlio mio.”

Nessuno nel buio rideva.

(Gepy desidera un figlio e costruisce un burattino. Egli lo vede come un bambino e spera che un giorno esso possa diventare un uomo onesto e buono. La maschera di Nessuno è quella di un bambino, ciò che Gepy vuole credere. Nessuno indosserà altre maschere in relazione a chi incontrerà e a secondo del proprio interesse. Nessuno, in realtà è un burattino di legno, senza un cuore.

Il suo primo istinto è quello di scappare. È il ciclo continuo del narcisista, indossare la maschera, fingere affetto, poi fuggire, scartare la vittima, tornare e ripescare la vittima convincendola che tutto è tranquillo: reset e restart, resetta e riavvia all’infinito.

Così ricomincia il ciclo fuga scarto e ripescaggio in modo sempre più rapido e violento, i gesti d’affetto saranno briciole che si buttano svogliatamente ad un cane, e la vittima sarà sempre più asservita e schiava, convinta che quel magnifico essere che è il narcisista sia indiscutibilmente perfetto e che la colpa degli scarti sia da addebitare a se stessa. Se la vittima non si sveglia questo ciclo può durare tantissimi anni perché ci si abitua che sia normale. Se la vittima si ribella il narcisista può attuare lo scarto finale durante il quale risucchia tutta l’energia della vittima, lasciandolo completamente, se non è morta o se non si suicida, un oggetto privo di vita.

In grassetto il testo originale di Collodi)

Incontro con il burattino senza cuore

Quanto segue è il racconto fantastico di un incontro con una persona che ritenevo fosse buona gentile e sensibile. Il tempo e gli accadimenti dello scorso luglio hanno svelato la triste realtà su questo personaggio inventato. Si trattava di un burattino senza cuore, privo di empatia, uno squallido manipolatore che i miei occhi, bisognosi di bellezza e bontà, non hanno saputo riconoscere.

Quello che segue il mio racconto della mia ingenuità e volontà di credere che le cose pure belle e delicate potessero davvero esistere.

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Una data di maggio 2015, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirato da lontano, invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma… finalmente, ora, io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo, l’ansia non passava, ma nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda, il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria poesia.

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Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

pianeti

L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni in alto ad osservare la sala semivuota, mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come una dolce e delicata rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi parlò, io cercai di imprimermi nella mente tutto di quel momento, perché sapevo che quella sarebbe stata l’unica volta che l’avrei potuto incontrare, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura… un’illusione di purezza, uno stupido ed ingenuo sogno di bellezza e delicatezza

come ci si inganna facilmente…

(foto da pixabay)

Presentazione di Nessuno, un racconto ispirato a un Pinocchio narcisista

Il burattino Nessuno non fa riferimento ad alcuna persona e non intende dare disturbo ad alcuno. È la mia personale interpretazione del celebre Pinocchio.

Nessuno è un burattino di legno, senza cuore, è un narcisista patologico.

Attraverso la trama della favola di Collodi, che contiene in sé chiarissimi riferimenti al narcisismo patologico, evidenzio alcuni comportamenti tipici del narcisista patologico.

Si tende a sottovalutare il narcisismo ma è esso è una grave forma di violenza psicologica che si attua con subdole e sottili manipolazioni psicologiche fino alla violenza fisica diretta o indiretta. La violenza invisibile psicologica non è una violenza minore. Essa è violenza. Molte vittime sono uccise o indotte al suicidio.

Vorrei che questo mio scritto fosse utile alla comprensione di questa realtà molto sottovalutata.

Spesso le vittime si ritrovano isolate, non comprese e calunniate. Ci si capisce solo tra vittime. La conoscenza rende liberi. Purtroppo la conoscenza e la comprensione di questa realtà arriva tardi quando la vittima si trova nell’ultimo girone d’inferno in cui il narcisista l’ha posta. Molto dolorosa la guarigione. Difficile trovare anche uno specialista esperto che possa aiutare. Il fenomeno è poco considerato. La violenza psicologica è devastante.

Il narcisista ti offre la maschera più bella che tu vuoi vedere in quel momento e la impersonifica. Tu gli credi ma si tratta solo di una maschera.

Dietro alla maschera c’è il burattino senza cuore, il burattino- burattinaio Nessuno.

Per una migliore comprensione del narcisismo patologico consiglio la lettura del libro “Vendicatevi fiorendo” di Flavia Dragani, che in un momento davvero buio mi ha teso una mano con questo suo libro per ritornare a vivere.

Io ho subito una minima parte della violenza narcisistica, e nonostante ciò sono arrivata a fare pensieri molto brutti di suicidio. Attraverso la mia esperienza ho compreso tutta la portata negativa e senza speranza di questa violenza e ora vorrei fare qualcosa per le persone vittime di questa condizione e vorrei diffondere la conoscenza in modo che tutto questo male possa essere evitato.

Fino al momento in cui io presi finalmente e dolorosamente coscienza di cosa fosse il narcisismo, io stavo nell’ultimo girone infernale, logorandomi dai sensi di colpa di aver fatto qualcosa di veramente grave per aver indotto il mio carnefice a punirmi così duramente con un silenzio punitivo che mi schiacciava ed annientava.

Consiglio anche la lettura del sito inglese di HG Tudor, https://narcsite.com/ scritto da un narcisista patologico che svela i meccanismi e i pensieri del narcisista al di là della maschera. La lettura di questo sito è davvero inquietante, ma illuminante. HG aiuta le vittime a pagamento oppure attraverso un fondo benefico.

In quei giorni molto neri il narcisista HG mi ha aiutato a fare luce su tutto l’accaduto. Un narcisista sincero, un ossimoro vivente.

Consiglio anche il sito italiano https://conoscereilnarcisista.com/

Avviso che il mio burattino Nessuno non fa riferimento ad alcuna persona, è soltanto la trasposizione di ciò che ho compreso del narcisismo patologico.

Ci sono numerose frasi nella favola di Collodi che fanno riferimento, volontario o involontario al narcisismo. Durante la mia trasposizione evidenzierò le frasi originali di Collodi.

Infine vorrei dire che amo la storia di Pinocchio ma oggi credo che non esista una fata turchina che possa trasformare un burattino in bambino.

La trasformazione, difficile ma possibile, deve venire dal proprio interno.

Nessuno non ha un cuore.

Non è capace d’amare e non ha compassione umana per comprendere l’affetto che gli altri hanno per lui.

Si può imparare ad amare?

Sì.

Vittima e carnefice sono uniti da un legame molto stretto.

Entrambi devono imparare ad amare nel giusto modo.

La vittima ama poco se stessa e ama troppo il narcisista, dietro al quale vi è Nessuno.

Il narcisista non ama alcuna persona e alcun oggetto. Semplicemente li usa per nutrire il proprio ego, che da solo è un nulla. Alla fine egli o ella non ama neppure se stesso. Risucchia tutto nel buco nero della sua anima morta.

Questi amori sprecati devono essere rieducati e le loro energie riindizzate verso il Bene. Il percorso è lungo ma in esso sta il senso della nostra esistenza.

Strada vuota

La mia strada è sempre più vuota, sempre più vuota e solitaria, e ormai detesto anche le mie passeggiate. La solitudine così è come una condanna e fa vomitare l’anima. Eppure devo andare avanti così. Senza un pensiero che mi faccia compagnia. Senza un sogno che mi addolcisca il viso. Strada vuota così come la mia anima

I 20 punti di Angel Riviere

Ripropongo questo brano di Angel Riviere per conoscere l’autismo
(Angel Rivière è stato un professore di psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid, nacque nel 1949 e morì in un incidente nel 2000)

1- Aiutami a capire, organizza il mio mondo ed aiutami ad anticipare quello che succederà. Dammi ordine, struttura, non il caos.
2- Non ti angosciare per me, o mi angoscerò anch’io, rispetta i miei ritmi. Se capisci le mie necessità e la mia maniera così particolare di capire la realtà troverai sempre il modo di entrare in relazione con me. Non ti scoraggiare, è nell’ ordine naturale delle cose che continui a fare progressi.
3- Non mi parlare troppo, né troppo velocemente: le parole per me possono essere un carico molto pesante, non sono ‘aria’ senza peso, come per te. Spesso non sono il modo migliore per comunicare con me.
4- Come gli altri, bambini o adulti, ho bisogno di condividere il piacere e riuscire in ciò che faccio mi gratifica, anche se non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo se ho fatto bene e aiutami ad agire senza errori. Quando faccio troppi errori mi succede come a te, mi irrito e finisco per rifiutarmi di fare ciò che mi chiedi.
5- Ho bisogno di più ordine di te, di capire in anticipo che cosa succederà. Dobbiamo patteggiare i miei rituali per convivere.
6- Per me è difficile capire il senso di molte delle richieste che mi vengono rivolte. Aiutami tu a capire. Cerca di chiedermi cose che abbiano un senso concreto e comprensibile per me. Non permettere che mi annoi o che rimanga inattivo.
7- Non essere troppo invadente. A volte voi persone ‘normali’ siete troppo imprevedibili, troppo rumorose, troppo stimolanti. Rispetta le mie distanze, ne ho bisogno, ma non mi lasciare solo.
8- Se mi arrabbio, mi faccio del male, distruggo o mi agito eccessivamente, quando ho difficoltà a capire o a fare quello che mi stai chiedendo, i miei atti non sono rivolti contro di te. Faccio già fatica a capire le intenzioni degli altri, non mi attribuire cattive intenzioni!
9- Anche se è difficile da comprendere, il mio sviluppo non è assurdo, ha una sua logica: molti comportamenti che voi chiamate ‘alterati’ sono il mio modo di affrontare il mondo dal mio modo speciale di essere e percepire.
10- Voi siete troppo complicati. Per quanto possa sembrarti strano, il mio mondo non è né complesso né chiuso; è talmente aperto, senza veli né bugie, così ingenuamente esposto agli altri che sembra difficile da capire. Io non abito in una ‘fortezza vuota’ ma in una pianura così sconfinata da sembrare inaccessibile. Sono molto meno complicato di voi persone ‘normali’.
11- Non mi chiedere di fare sempre le stesse cose, non esigere sempre la stessa routine: l’autistico sono io, non tu.
12- Non sono solo un autistico, sono un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate ‘normali’. Mi piace giocare, divertirmi, voglio bene ai miei genitori, sono contento quando riesco a fare le cose bene. Ci sono molte più cose che ci possono unire di quante non ci dividano.
13- E’ bello vivere con me. Ti posso dare tante soddisfazioni, come le altre persone. Possono capitare momenti in cui io, autistico come sono, sia la tua migliore compagnia.
14- Non mi aggredire con i farmaci. Se mi hanno prescritto medicinali, cerca di farmi controllare periodicamente da uno specialista.
15- Né i miei genitori né io abbiamo colpa di quello che mi succede. Non ne hanno nemmeno i professionisti che mi aiutano. Non serve a niente incolparsi a vicenda. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare, ma non è colpa di nessuno. L’idea di ‘colpa’ produce solo sofferenza, ma non mi aiuta.
16- Non mi chiedere prestazioni che non sono alla mia portata, chiedimi di fare ciò che mi riesce. Aiutami ad essere più autonomo, a capire meglio, a comunicare meglio, ma non mi dare un aiuto eccessivo.
17- Non devi cambiare la tua vita completamente perché convivi con una persona autistica. A me non serve che tu ti senta giù, che ti chiuda in te stesso, che ti deprima. Ho bisogno di essere circondato dalla stabilità e dal benessere emotivo per sentirmi meglio.
18- Aiutami con naturalezza, senza che diventi un’ossessione. Per potermi aiutare devi avere anche tu dei momenti di riposo, di svago, degli spazi tutti tuoi. Avvicinati a me, non te ne andare, ma non ti sentire costretto a reggere un peso insopportabile. Nella mia vita ho avuto momenti difficili, ma posso stare sempre meglio..
19- Accettami così come sono, non a condizione che io non sia più autistico: lo sono. Sii ottimista, ma senza credere alle favole o ai miracoli. La mia situazione normalmente va migliorando, anche se per ora non esiste guarigione.
20- Anche se per me è difficile comunicare e non posso capire le sfumature dei rapporti sociali, ho dei pregi rispetto a voi, che siete considerati ‘normali’. Mi è difficile comunicare, ma non inganno. Non capisco le sfumature sociali, ma non ho doppi fini né sentimenti pericolosi. La mia vita può essere soddisfacente se semplice e ordinata, tranquilla, se non mi chiedi continuamente di fare solo cose troppo difficili. Essere autistico è un modo di essere, anche se non è il modo normale, la mia vita può essere bella e felice quanto la tua. Le nostre vite si possono incontrare e condividere tante esperienze.

Questo scritto risale al 21 novembre 1996

L’unica cosa che non condivido è quando al punto 19 dice che non c’è una guarigione, non sono d’accordo perché se è vero come è vero che l’autismo non è una malattia, allora la parola guarigione non è corretta. Forse è un problema di traduzione dallo spagnolo anche se non ho potuto verificare oppure è dovuto ai tempi in cui fu scritto e su questo non si era ancora raggiunta la piena consapevolezza

L’ora della felicità

Mi telefonava sempre dopo le 13, alle 12,50 il mio cuore già era felice, alle 13 e qualche minuto ero molto felice, e alle 13,30 quando fniva la telefonata ero triste ma già iniziavo ad aspettare il giorno dopo e a sperare. A sperare di risentire la sua voce dolce e delicata come una musica soave.

Ogni giorno la sua voce mutava, non era sempre la stessa, cioè restava soave ma con infinite sfumature che mi facevano pensare ai suoi stati d’animo. Perché non siamo uguali tutti i giorni.

A volte c’erano piccole ombre nella sua voce, altre volte una strana spensieratezza, non so descrivere esattamente. Però era sempre bello sentire la sua voce. Magari non capivo la sua voce tanto ero concentrata sul suono, a cogliere tutte le sfumature,le ombreggiature, e i toni più solari e scherzosi, a volte.

Sentire la sua voce era come tenere la sua mano e accarezzarla lievemente.

Era un tempo sospeso fatto di piccole cose.

Respiravo la sua voce, un poco della sua vita.

Mi illudevo di esserne un poco parte.

Mi manca molto sentire la sua voce.

Era la mia volpe del Piccolo Principe.

Era una cosa talmente bella e delicata che non poteva esistere.

Il perdono

Al vento

Alla fine sono tutte parole buttate al vento.

Nessuno le ascolta.

Niente cambia.

Solo il tempo è eterno.

Esco a fare una passeggiata e poi torno a lavorare fino a tarda notte così non penso a nulla.

Buona domenica

Un piccolo sogno

Avevo immaginato che sarei venuta a conoscere i tuoi fiumi

E a passeggiare con te nei tuoi segreti sentieri

E avrei guardato il mondo con la lente del tuo microscopio

E avremmo guardato i riflessi nelle pozzanghere e osservato le zampette delle coccinelle e i voli delle libellule

Era un piccolo sogno.

Un sogno piccolo.

Sogno inventato

Mi sarebbe bastato

Respirare ogni tanto

Il tuo mondo unico e delicato

E sfiorare il tuo viso d’incanto

Ma questo sogno

Io l’ho solo inventato

E non è mai esistito

Giorni così

Ci sono giorni così

Che la tua mancanza si fa più forte

Passeranno.

Tutto passa. Tutto finisce.

“Siamo polvere innamorata” (Quevedo)

E ritorno a lavorare con la carta e ad inventarmi un mondo tutto mio.

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