Il burattino Nessuno, primo capitolo. Il falegname Gepy vuole avere un figlio

Primo capitolo. Gepy vuole avere un figlio

Gepy aveva un dono, sapeva lavorare il legno, eseguiva fini lavori di intarsio e di intaglio che erano molto apprezzati. Del legno conosceva ogni cosa, si recava nei boschi per scegliere quel legno per quell’ordine particolare, e il legno si lasciava facilmente modellare sotto alle sue mani come fosse una creta. E anche con la cartapesta creava maschere incredibili per il carnevale.

Il lavoro era la sua vita e in esso si realizzava completamente, dimenticando le cose che non andavano bene. Ce ne era una in particolare.

Lui e Viola avevano perso un figlio piccolissimo, e avevano iniziato ad incolparsi l’un l’altro di ciò che era accaduto, così il matrimonio era finito e Viola era partita per un lungo viaggio. Gepy non aveva più notizie di lei da tanto tempo. Il lavoro era stato ancora una volta la sua ancora di salvezza, finché la depressione non aveva preso il sopravvento.

Gepy avrebbe tanto desiderato un figlio. Un figlio da cullare. Un figlio da amare. Lo avrebbe tenuto tra le sue braccia, stretto al suo cuore, e avrebbe regolato il proprio battito a quello del figlio.

Invece era solo, non si curava più, non aveva interessi, lasciava passare il tempo in attesa della morte, non era più giovane, e senza un figlio non gli importava più niente.

Gli era rimasto un ultimo pezzo di legno da buttare nel caminetto, però per scacciare la noia e per fare qualcosa, prese a sbozzare una figura umana, così gli venne fuori un simpatico burattino, gli incise gli occhi buoni, e una bocca sorridente, e iniziò a parlare al burattino e a portarselo dietro dovunque andasse.

Pregava la Madonna che potesse diventare il bambino che aveva sempre desiderato, invece… niente era un burattino con gli occhi sempre aperti e un sorriso stentato. Avrebbe voluto sentirlo ridere, avrebbe voluto sentirlo felice, avrebbe voluto vederlo diventare un uomo. Avrebbe voluto che fosse un bambino buono gentile e sensibile, e poi che potesse diventare un uomo saggio, dolce e onesto.

Avrebbe voluto tante cose. E ora aveva questo burattino. Lo chiamò Nessuno.

Non appena Gepy gli fece le gambe, il primo istinto che Nessuno ebbe fu quello di fuggire.

“Quando le gambe gli furono sgranchite, Nessuno cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.”

Gepy gli corse dietro, supplicandolo di tornare e di non fare capricci, Nessuno tornò indietro quasi subito. Gepy gli chiese spiegazione, senza fargli un rimprovero, perché era un uomo molto dolce e voleva già molto bene al suo burattino.

“Vecchio mio, scapperò ancora tante volte perché questa è la mia natura ma mai mi dimenticherò di te. Tu mi aspetterai. Scapperò tante altre volte ancora. Non questa volta, ora dormi tranquillo, e aggiunse con un sorriso sinistro, che Gepy non poté vedere a causa dell’oscurità della stanza

” Il tuo burattino ti vuole bene.”

Gepy rispose: “Ti voglio bene Nessuno, io ti aspetterò sempre. Mai ti lascerò, figlio mio.”

Nessuno nel buio rideva.

(Gepy desidera un figlio e costruisce un burattino. Egli lo vede come un bambino e spera che un giorno esso possa diventare un uomo onesto e buono. La maschera di Nessuno è quella di un bambino, ciò che Gepy vuole credere. Nessuno indosserà altre maschere in relazione a chi incontrerà e a secondo del proprio interesse. Nessuno, in realtà è un burattino di legno, senza un cuore.

Il suo primo istinto è quello di scappare. È il ciclo continuo del narcisista, indossare la maschera, fingere affetto, poi fuggire, scartare la vittima, tornare e ripescare la vittima convincendola che tutto è tranquillo: reset e restart, resetta e riavvia all’infinito.

Così ricomincia il ciclo fuga scarto e ripescaggio in modo sempre più rapido e violento, i gesti d’affetto saranno briciole che si buttano svogliatamente ad un cane, e la vittima sarà sempre più asservita e schiava, convinta che quel magnifico essere che è il narcisista sia indiscutibilmente perfetto e che la colpa degli scarti sia da addebitare a se stessa. Se la vittima non si sveglia questo ciclo può durare tantissimi anni perché ci si abitua che sia normale. Se la vittima si ribella il narcisista può attuare lo scarto finale durante il quale risucchia tutta l’energia della vittima, lasciandolo completamente, se non è morta o se non si suicida, un oggetto privo di vita.

In grassetto il testo originale di Collodi)

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