Il burattino Nessuno, secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi

Secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi


Il falegname prese a vivere per il burattino, non era quel bambino che avrebbe desiderato ma almeno era qualcosa. Qualcosa a cui dare il bene che ormai non dava più a se stesso. Si faceva bastare questo amore perché era quanto poteva avere dalla vita. Si svegliava nel cuore della notte e posava una coperta su quel pezzo di legno dagli occhi aperti e il sorriso stentato, poi lo prendeva in braccio e gli cantava ninna nanne inventate. Così la notte trascorreva senza che egli facesse brutti pensieri e al mattino trovava qualche lavoretto in paese, qualche mobile da sistemare, per potere campare e continuava così la sua vita tra la falegnameria e l’amore per il burattino.

Un giorno di maggiore sconforto prese il burattino e lo cacciò in un angolo, dicendo sto perdendo la mia vita dietro ad un burattino e non sei neppure un bambino vero. Il burattino mortificato emise un grido e si lanciò sul falegname e lo prese a botte e a calci. Il vecchio gridò aiuto, accorse un vicino allarmato, ma nella stanza c’era solo Gepy per terra e il burattino in un angolo…

Cosa è successo?

Il burattino mi ha aggredito!

Che dici compare, è solo un pezzo di legno…

Sul tavolo vi era una bottiglia vuota di vino, il vicino pensò che il vecchio avesse bevuto e fosse collassato a terra.

“Tiratevi su mastro Gepy, vergognatevi di bere a quest’ora eravate il migliore falegname della zona, anzi che dico, eravate un artista, e vi siete ridotto pari ad un barbone, su.. un poco di rispetto e di dignità per voi stesso. Che può avervi fatto un inerte pezzo di legno, piuttosto fatevi la barba, ripulitevi, e mettetevi al lavoro.”

Lo aiutò a sedersi e se ne andò, sconcertato della miseria del vecchio.

Una volta soli, il burattino si scagliò di nuovo contro il vecchio e prese a schiaffeggiarlo fino alle lacrime, Gepy chiedeva perché con il filo di voce che gli rimaneva… il burattino prese un coltello e gli intimò il silenzio, Gepy era in ginocchio e implorava il burattino ora di ucciderlo ora di smetterla per pietà…per amore del cielo, per rispetto del bene che lui gli aveva portato.

Infine il burattino si calmò, prese gli abiti e i pochi soldi del vecchio e scappò.

Ti ho solo amato, figlio mio… diceva in lacrime Gepy ma ormai Nessuno non poteva più ascoltarlo, era scappato diritto alla polizia, con il coltello si era fatto un taglio sul viso e andò a denunciare il padre, i gendarmi appurata la situazione del vecchio alcolizzato lo portarono via e lo rinchiusero in cella.

Nessuno, tornato a casa si mise a fare i fatti suoi. A saltare, a fare le boccacce, a chiamare amici e amiche al telefono, a prendere in giro tutti quelli che passavano sotto casa, a bere e a mangiare tutto quello che c’era nella casetta, era libero libero libero senza uno che gli diceva cosa fare o non fare.

C’era solo quel maledetto grillo che non voleva stare zitto e gli rimproverava ciò che aveva combinato a Gepy. Ma come si permetteva?

Il grillo diceva: ” Povero Nessuno, mi fai proprio compassione!”

“ Bada grillaccio, se mi monta la bizza, guai a te… Perché ti faccio compassione? “

Nessuno non ammetteva critiche.

“Perché sei un burattino e quel che è peggio, perché hai la testa di legno”

A queste ultime parole Nessuno saltò su infuriato e preso dal banco un martello di legno, lo scagliò contro il grillo, che finì schiacciato contro alla parete e finalmente fece silenzio. Nessuno non soffriva i rumori di alcun tipo, desiderava la quiete assoluta.

“Oh eccoti accontentato pure tu, tutti che credono di sapere come sono, a sputare sentenze, ma cosa ne sapete di me! Io sono libero! LIBERO!”

E si mise a saltare e a ruzzolare per casa.

Presto però le provviste alimentari finirono, con l’ultimo uovo decise di farsi una frittata ma non appena ruppe l’uovo ne uscì il pulcino che si allontanò facendosi beffe di lui. Nessuno cominciò a piangere e a strillare, a battere i piedi in terra per la disperazione e la stizza. Il burattino pensò allora che era il caso che Gepy tornasse e andò dai gendarmi a pregare che il babbo uscisse di prigione.

Il povero uomo per giorni e notti nella cella si era macerato nei sensi di colpa per aver sbagliato qualcosa con il burattino, forse perché non era capace di amarlo nel modo giusto, forse perché era un padre da solo e non sapeva come si fa con i bambini, oppure pensava di essere sbagliato e di non essere all’altezza di quello splendido figlio. Altre volte gli prendeva immensa tristezza e provava un senso di grande amarezza.

“Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene! Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci prima!”

Non appena egli lo vide, si sentì esplodere in petto una gioia pazza e si sentì grato e pieno di amore e gli si buttò in ginocchio e gli chiese di perdonarlo, sono stato io, tu mi hai picchiato perché io sono cattivo, farò di tutto per farti felice.“Su su alzatevi per questa volta vi perdono, non fatelo mai più, promettete di non bere?” chiese il burattino senza cuore. Del resto Gepy non aveva mai bevuto ma siccome i gendarmi osservavano la scena con attenzione, rispose così :

“Prometto, figlio mio, tutto ciò che vuoi, io lavorerò e ti compererò vestiti nuovi e l’abbecedario per andare a scuola.”

“Ecco così si parla buon vecchio mio, devi trovarti un lavoro per pagarmi cibo vestiti e libri e un nuovo cellulare e i giochi.”

“Tutto farò tutto, per te che sei il mio orgoglio e la mia gioia più grande.”

Non appena Gepy fu uscito dalla cella, Nessuno si lanciò sul padre e prese a baciarlo e diceva babbino mio, caro babbino… quanto mi siete mancato e piangendo spiava la reazione dei gendarmi che erano commossi e che tra di loro commentavano che bravo figliolo… Essi si raccomandarono con e il falegname: “Su, su … Gepy vedete di tirare diritto, avete un figlio d’oro, vi ha perdonato dunque, siate degno del suo amore.”

(Nessuno manipola la realtà a proprio favore, denuncia Gepy di falso maltrattamento, poi quando gli fa comodo ripesca il padre dal carcere. Nessuno è un grande manipolatore, usa la calunnia e la diffamazione facendo passare Gepy, che è un uomo depresso ma non cattivo, per un padre alcolizzato e manesco. Davanti ai gendarmi egli indossa la maschera della vittima e del bravo figliolo che perdona il padre e gli da una seconda occasione.

La cattiveria di Nessuno si sfoga anche contro il grillo, che viene preso a martellate per aver osato dire la verità.

Gepy è la sua fonte energetica primaria; per questo motivo, dopo averlo punito, esercitando il suo potere su di lui, lo fa scarcerare. Ora Nessuno è sicuro che Gepy non oserà più ribellarsi o contraddirlo.

In grassetto il testo originale di Collodi)

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