Il burattino Nessuno, terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Una volta a casa la musica cambiò, Nessuno smise immediatamente quelle moine che erano solo una recita per i gendarmi e disse al vecchio:

“Ripulisci casa, io dormirò nel tuo letto e tu nell’angolo, poi cerca un lavoro e portami i soldi.”

“Lo farò figlio mio…”

“Smetti di chiamarmi figlio, non sono tuo figlio, cosa ti sei messo in testa sudicio ubriacone…era meglio se ti buttavi da un ponte, quel giorno, invece di fare un burattino da un pezzo di legno… Mi dai noia. Mi hai proprio stufato, se non la smetti chiamo di nuovo i gendarmi… a chi pensi crederanno?”

“Vedrai Nessuno che sarò degno del tuo amore, non ti deluderò, un giorno mi vorrai bene anche tu…”

Nessuno fece un ghigno terribile e disse :

“Vedremo ora fai quello che ti ordino, per il momento fammi i piedi nuovi che li ho bruciati davanti al caminetto.”

E perché dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappare di nuovo da casa?”

“No. Voglio andare a scuola pure io, vi prometto che da oggi in poi sarò buono. Vi prometto che andrò a scuola, studierò, e mi farò onore.

“D’accordo, sei sincero nel dire che sarai buono? Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.”

“ Certo che andrò a scuola. Ma io non sono come gli altri ragazzi! io sono più buono di tutti e dico sempre la verità. Vi prometto babbo, che imparerò un’arte, e che sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia. Non mi credete? Non sono venuto a liberarvi dalla cella? Ma dipende tutto da voi, se farete ciò che vi dico, allora studierò, diventerò un uomo ricco e potente, e diventerò il bambino che sognate.” e nel dire ciò ghignava sempre più forte con lo sguardo minaccioso e cattivo.

Il pover’uomo che desiderava sopra ogni cosa un figlio, e specialmente un figlio che gli volesse bene, disse che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice.

“Felice ah ah ah io voglio essere ricco e potente, della felicità, povero sciocco, non so che farmene tanto meno di questo vostro amore senza senso, non siete mio padre, io sono un pezzo di legno, anzi ora rifinitemi il viso, fatemi bello… voglio essere il più bello di tutti! Che tutti mi amino e mi ammirano! Poveri scemi tutti… non sanno quanto li disprezzo!”

Gepy che era un gran lavoratore si mise subito a pulire, schiacciato in un angolo trovò il grillo, che era sempre stato suo amico nei giorni di solitudine e ne ebbe compassione. Domandò allora al burattino :

“Perché te la sei presa anche con il grillo, cosa ti aveva fatto…”

“Quel maledetto grillo se l’è cercata, faceva rumore, gli ho detto di fare silenzio, non l’ha fatto e così ho preso il martello, ma cosa stai a pensare ad un grillo, sciocco di un vecchio, ora esci a cercare un lavoro e su su devi vivere per farmi felice, te ne sei già dimenticato?”

Nessuno faceva delle domande al padre, il suo sguardo inespressivo, il corpo rigido e la voce dolcissima e delicata erano in netto contrasto con la rigidità del suo corpo e l’inespressività del suo sguardo.

“Perché mi hai fatto venire al mondo? “

“Perché la vita è un dono bellissimo, guarda il fiore che sboccia, guarda l’alba o il tramonto sono tutte cose meravigliose e sono per te…e poi …”

“Poi che cosa, stupido uomo?”

“Poi forse anche per dare a un povero uomo come la gioia di giocare con te e di vederti crescere e diventare un uomo buono e onesto, per farmi amare la vita attraverso di te che la scopri poco a poco e ti meravigli di ogni piccola cosa? Io voglio trasmetterti l’amore per la vita. Non mi basta averti fatto da un pezzo di legno. Voglio dare un’anima alla tua vita. Sognare e vivere i sogni più belli. Voglio insegnarti che senza amore non siamo niente, che vale la pena essere gentili e buoni, che la vita ha un senso. E io sarò sempre accanto a te per aiutarti.”

“Io non ho bisogno di nessuno aiuto.” rispose freddo Nessuno

Gepy era colpito dall’autodeterminazione del burattino e dal suo forte senso di indipendenza.

Un giorno tu morirai?

Sì come tutti

Perché le cose finiscono?

L’importante è averle vissute e averne conservato un bel ricordo

Quindi tu mi lascerai?

“No, non ti lascerò mai, figlio dolce mio, l’amore vero non finisce mai. Vivi più che puoi. Ama la vita e la vita ti amerà. Credici e la vita crederà in te!”

Quando qualcuno muore, si piange? Cosa si prova quando si piange? E perché si piange?

Nessuno era un burattino, non piangeva mai, neppure se cadeva perché era di legno e non si faceva male, però aveva imparato a simulare ogni stato d’animo, aveva una naturale propensione per il teatro ed era attirato dalla cartapesta con cui costruiva maschere terribili e spaventose.

“Tu da dove sei nato? Io perché sono venuto da un pezzo di legno? Perché sono diverso? Perché non ho emozioni? Perché non so piangere?”

“Tu sei un bambino come tutti gli altri! Anche se sei di legno, ciò non significa che tu non possa piangere per davvero o provare vere emozioni, figlio mio, vedrai… il tuo cuore è buono ed io ti aiuterò a coltivare le cose buone giuste ed oneste, ti voglio un bene infinito.”

Nessuno rispondeva anche io perché dire ti voglio bene al padre proprio non gli riusciva.

Le persone non dovevano aspettarsi che lui le accogliesse, per lui era solo oggetti da usare. Gepy non era suo padre, era solo un mezzo per ottenere cose materiali.

“Modellami una pistola, voglio giocare ad uccidere. Inizierò coi grilli e le cavallette. Alle coccinelle e alle formiche strapperò le zampe, tanto per iniziare. Voglio vedere film di guerra e imparare a usare una pistola. Di notte sogno la guerra e la distruzione.”

Nessuno amava i giochi violenti, Gepy non capiva il perché, egli lo educava al rispetto e alla bontà. Ma fece come lui desiderava, gli modellò una pistola.

Nessuno non si mostrava quasi mai contento della fatica che faceva Gepy per renderlo felice e lo faceva sempre sentire inadeguato o sbagliato, e che non faceva abbastanza.

“Ora vai, trova un lavoro e portami i soldi.”

( Le manipolazioni del narcisista Nessuno proseguono e rivelano il suo lato più oscuro. Egli ha un grado di empatia pari a zero. È incapace di provare emozioni perché è privo di un cuore umano e compassionevole ma ovviamente la colpa ricade su Gepy che non glielo ha scolpito in petto. Per Gepy invece inizia la dissonanza cognitiva tra ciò che spera e crede sia suo figlio e ciò che egli è in realtà ma che Gepy ancora non riesce a capire.

Nessuno inoltre fa false promesse, tecnicamente future faking, promette cose che neanche lontanamente pensa, un giorno diventerò quel bambino che desideri, neppure gli sfiora il pensiero.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

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