Il burattino Nessuno. Quarto capitolo . Gepy si reca da Giangiacomo

Quarto capitolo. Gepy si reca da Giangiacomo.

Gepy rabbrividì, respinse indietro le lacrime ed uscì. Trovò un lavoro di restauro di un tavolo e coi soldi guadagnati gli comprò un abito firmato, l’abbecedario e tutto il materiale affinché Nessuno potesse andare a scuola per istruirsi e diventare un uomo colto e stimato.

Coi vestiti nuovi, corse a specchiarsi in una catinella d’acqua e rimase così contento di sé, che disse pavoneggiandosi: Paio proprio un signore!

E l’abbecedario era proprio bello, gli dava un’aria intellettuale, chissà quante ragazze avrebbe fatto innamorare, e già rideva perché lui le avrebbe rosolate ben bene e poi le avrebbe mandate al diavolo. Innamorarsi che scemenza! Che noia erano le persone per lui! Gli recavano solo degli stupidi fastidi! Come sarebbe stato bello se tutti gli avessero ubbidito e dato ciò che desiderava, senza chiedergli nulla in cambio. Egli era incapace di provare qualsiasi sentimento di gratitudine o di compassione. Fossero tutti come Gepy, pronti a diventare uno zerbino in cui pulirsi i piedi! Invece le persone come erano stupide e noiose con le loro morali. Dopo il primo interesse, si stancava e se ne andava. Qualcuno persino lo inseguiva… che stupidi esseri da schiacciare senza pietà! Erano come dei vermi e lui un’aquila reale!

Nessuno era superiore a tutti. Per la sua intelligenza, la sua ironia, la sua bellezza… Era senza dubbio il migliore! E la sua immagine allo specchio gli rimandava proprio quella visione di se stesso,perfetto.

Gepy l’osservava e non sapeva che pensare, gli rispose:

“Davvero sembri un gran signore e sono contento di vederti contento, però tienlo a mente, non è il vestito bello che fa il signore, ma piuttosto il vestito pulito.”

“A tenerlo pulito ci penserai tu, non mi annoiare con questi stupidi pensieri. Se paio un gran signore , allora io lo sono! Se ho ingannato te, ingannerò anche tutti gli altri. Sono o non sono il burattino più intelligente e fantastico al mondo? E dire che sono di legno! Fammi un sorriso più dolce per apparire più buono! Che fortuna essere di legno, posso modellarmi sul viso tutte le maschere ed essere così credibile.”

In silenzio Gepy gli rimodellava il viso e dentro di sé pensava: “Ti modellerei un cuore per riempirlo di vere emozioni, e un sorriso perché tu possa sentire l’amore, e due occhi perché tu possa avere lacrime vere di compassione, invece sei di legno, perfettamente scolpito ma perfettamente vuoto.”

Nessuno tutto bello e in ordine si preparò per andare a scuola, sarebbe diventato il migliore di tutti perché lui era il migliore e sarebbe diventato un uomo ricco e potente.

Della scuola Nessuno non parlava mai, e Gepy non faceva domande per non irritare il ragazzo, ma non lo vedeva mai studiare, e qualche domanda iniziava a farsela anche se non osava chiedergli direttamente. Il ragazzo pareva quasi sereno e a volte gli faceva anche qualche sorriso, soddisfatto dei servigi e dei soldi che il padre gli passava.

“Ecco ora sei contento anche tu povero scemo hai un figlio e vivi per lui…” Nessuno ghignava.

Di notte Gepy dormiva per terra nell’angolino e piangeva in silenzio perché una notte il burattino si era svegliato urlando che lui lo stava disturbando con quei suoi stupidi piagnucolii e che se continuava a dargli fastidio lo avrebbe messo fuori a dormire e con quel freddo di certo sarebbe morto stecchito. Per fortuna di notte veniva fuori il grillino dal suo nascondiglio per fare compagnia al vecchio, e per consolarlo delle sue lacrime e dei suoi dispiaceri.

Il grillo non era morto, Gepy lo aveva curato e nutrito di nascosto e la notte se lo teneva stretto sul cuore. Il mio Gepy…Il mio Grillino…. Quanto volevo un figlio e ora mi ritrovo un burattino senza un cuore…non è capace di amare, forse un giorno…io prego tanto per il suo bene. Il vecchio pregava fino all’alba, finchè si addormentava sfinito ma un calcio nei fianchi lo risvegliava per ricordargli che era ora di preparare la colazione al suo figliolo benedetto che andava a scuola.

Una mattina Gepy lo seguì, stando molto attento a non farsi scoprire perché questo burattino aveva mille malizie e ad un pover’uomo come Gepy era difficile di ingannarlo. Lo vide entrare in un tendone da circo. Nessuno ebbe subito attorno tante signorine che gli facevano le moine, lo chiamavano bellino e carino e lui le baciava tutte, e poi arrivavano degli altri burattini che lo chiamavano capo e si vedeva che cercavano di adularlo e che lo temevano.

Nessuno chiese: Il Giangiacomo, il mio caro babbo? Sì egli vi aspetta, prego per di qua signor Nessuno, ed era tutto un inchino e un sorriso, ho della roba per lui… e così Gepy capì ogni cosa, che Nessuno si era messo in un brutto giro.Giangiacomo era un noto capo malavitoso. Ma la cosa che maggiormente rendeva Gepy triste e deluso era che il burattino lo chiamasse babbo quando a lui lo chiamava nel migliore dei casi povero sciocco… e dire che Gepy si sarebbe accontentato solo di un piccolo posto nella vita del ragazzo, egli avrebbe dato di tutto per avere e per essere degno dell’amore di Nessuno. Non so come Gepy ebbe la forza di resistere, per poco non ebbe un malore, aspettò che Nessuno uscisse dal tendone, quindi si avvicinò alle ragazze tutte moine e chiese loro di poter essere introdotto al cospetto di Giangiacomo. Le ragazze si degnarono appena di considerarlo e stavano per gettargli un tozzo di pane che si da ad un mendicante qualsiasi quando Gepy ebbe uno scatto di dignità e disse che era il vero padre del signor Nessuno, a quel punto fu tutto un inchino e fu così che Gepy fece la conoscenza di Giangiacomo.

Giangiacomo aveva davvero un aspetto spaventoso, era un omone gigantesco, una specie di orco, ma era anche una persona istruita e intelligente , e molto, molto potente.

“Dunque il mio caro Gepy, che piacere! Nessuno mi ha parlato che sta dando una mano ad un povero vecchio che gli fa pena e che lo sta aiutando ad uscire dall’alcolismo, dunque che volete dirmi?”

Gepy alla vista di quell’uomo tutto pulito ben curato, la barba ben fatta, gli abiti costosi, e ben nutrito, con una di quelle giovani ragazze sulle ginocchia che gli metteva in bocca cardellini vivi come fossero acini d’uva, ebbe un attimo di esitazione.

“Ebbene? Vi si è staccata la lingua? badate che non ho tempo, non vedete che sono impegnato, che volete dirmi?”

Gepy riuscì a dire:

“Lasciate stare il mio buon figliolo, non immischiatelo nei vostri loschi traffici, egli è buono e diventerà un uomo buono, onesto, ricco e rispettato.”

Giangiacomo sbottò in un ghigno spaventoso e soffiò via con uno sbadiglio quello sciocco di Gepy.

“Nessuno lo già ricco e rispettato. Andate che è meglio, mi avete stufato e ritenetevi fortunato se non avviso il mio Nessuno della vostra visita ridicola, sparite pidocchio”

Gepy, impallidito di colpo, ebbe un mancamento, una volpe ammaestrata venne a condurlo via, gli strappò la giacchetta e gli tolse i pochi spiccioli che aveva, infine lo gettò, senza tanti complimenti, nel fosso laterale in cui scaricavano i liquami del circo.

(Nessuno ha triangolato Gepy con Giangiacomo. Lo ha adulato e si è presentato a lui come il burattino perfetto per il grande burattinaio. In realtà Nessuno mira a prendere il posto di Giangiacomo perché egli si crede superiore a tutti. Naturalmente anche alla gatta e alla volpe. Ma chi la fa, l’aspetti. Il narcisista vive in stato di continua ansia per le sue malefatte. Teme le vendette perché egli macchina vendette contro gli altri. La sua facciata è pulita ma dietro alla maschera perbene nasconde cose terribili. Perciò vive sempre all’erta, aspettandosi il peggio perché egli agisce per primo nel peggiore dei modi.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

2 risposte a "Il burattino Nessuno. Quarto capitolo . Gepy si reca da Giangiacomo"

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