Ai confini di Dio di Fausto A. Marinetti ora è in formato ebook

Un libro di Fausto A. Marinetti : Ai confini di Dio: lettere tra monache e meninos de rua. 

Essendo fuori ristampa da molti anni, ho pensato con il consenso di mio zio di pubblicarlo in formato ebook . Ogni eventuale ricavo sarà girato a Fausto e alla sua famiglia.

Cosa c’è di più lontano e di più vicino di un monastero di clausura e una vita sulla croce della strada?

Queste lettere ci raccontano l’incontro tra le monache di clausura e la vita di strada di bambini nel Maranaho, Brasile, anni 90, al calvario del mondo.

Ai confini di Dio fu pubblicato da Morcelliana, ora è fuori catalogo, così ho chiesto a Fausto, mio zio, di poterlo editare in self publish e pubblicare in formato ebook, per non perdere questo patrimonio di umanità.

Non credo ci sia migliore presentazione di questa lettera di Fausto ad una clarissa in monastero, dall’inferno della vita alla pace della preghiera:

Carissima,

scrivo per pagare un debito verso gli amici. Bisogna buttare nella spazzatura le false umiltà: è un dovere mettere in comune le «ricchezze» interiori. Perché noi non ci apparteniamo. Se uno ha un cerino non può tenerlo per sé, ma deve accenderlo sulla piazza del mondo, dove c’è tanto buio.

Cosa ho a che fare io, così sprofondato nelle problematiche sociali, con le contemplative? Mi pare di vivere seduto su un vulcano. E i monasteri, invece, sembrano oasi di pace. Perché turbarli, far irrompere i poveri cristi nei corridoi gonfi di arcano? Procedo nella bruma. O forse ricerco, tra le righe della storia, «la comunione dei santi»? Nel corpo mistico di Cristo ci deve essere una specie di legge della compensazione: uno ha il carisma di buttarsi nel sociale, l’altro quello di scandagliare il mistero. Tutti e due sono necessari e bisogna trovare il modo di far rifluire le scoperte dell’uno nelle vene dell’altro. Per esempio: io sono uno che somatizzo il dolore degli altri. Come faccio a sopravvivere se non ho qualcuno che mi fa compagnia con la sua tenerezza? Oppure il desiderio di comunicare con le contemplative deriva dal sapervi più vicine al centro della storia, all’asse portante della vita? Ed allora siete in grado di capirmi meglio, perché Dio vi ha reso capaci di intendere il suo linguaggio, quello dei poveri.

Non puoi immaginare cosa producano in me parole come le tue: «Io ho il lusso di stare faccia a faccia con Dio, nella fede. Ma questo apre in me un abisso senza fondo. E chi credi che scenda in questo abisso del cuore, chi credi che lo venga ad abitare? Per chi credi che si apra un cuore di carne dopo che è stato faccia a faccia con Dio? Fausto: Dio apre il nostro cuore nella preghiera, perché lasciamo entrare l’uomo, al cui servizio tu ti dedichi. Non un uomo astratto. Non un’umanità senza nome, ma degli uomini come te che hanno l’ardire di comunicare, di ferire, di gridare, di farsi carico delle moltitudini.

A che serve la contemplazione se non a farci inginocchiare davanti all’uomo?».

A volte non so più cosa inventare per fare breccia nel cuore dell’uomo. Ecco perché insisto nel dire che voi siete donne: avete l’istinto della vita, l’attaccamento ad essa in una forma materna, che è unica. Solo voi avete un grembo! Non ce l’hanno né i capi di Stato, né papi, né preti. Lo volete capire? Ed allora certe sensazioni per la vita in pericolo sul pianeta potete sperimentarle solo voi.

Se uno ama sul serio non ce la fa a contenere lo Spirito. Prendiamo Gesù di Nazaret: deve aver accumulato tanta passione per l’uomo, che, alla fine, ha affrontato tutto, anche la croce, pur di buttare fuori quello che aveva dentro. Deve essere passato attraverso un martirio interiore nei giorni dell’attesa. Essere fedele alle stagioni del Padre; calarsi nel tempo degli uomini; crescere piano piano; educarsi alla pazienza della storia. Qualche cosa del genere sta capitando a me. Fremo dalla voglia di comunicare quanto Dio ci vuol bene. Poi ho a che fare con l’istituzione … Te lo immagini un Cristo pompiere? Me la prendo con le istituzioni, perché so che potrebbero fare tanto per l’uomo. Anche i popoli sono diventati orfani. Non hanno sicurezze. E le cercano. Nelle sorgenti inquinate degli imperi. Ma voi, vi sentite «madri» anche dei popoli?

Chi è della razza del Cristo, gli scorre nel sangue questo amore universale, per il quale sente che tutti gli uomini gli sono consanguinei. Abbiamo bisogno d’una invasione dello Spirito per superare i ghetti e le barriere innalzate da coloro che danno più importanza ai sabati e ai templi, che agli uomini in carne ed ossa. Oh se nascesse una rivolta nella chiesa, non di chiacchiere, ma di opere concrete! Per esempio: «Ecco: noi crediamo che non ci spetti più di tanto; facciamo i conti in piazza di quello che ci è lecito spendere, consumare, inquinare. Diamo l’esempio per indurre tutti quanti ad ammettere che è possibile essere uomini e non lupi!». Cosa aspettiamo a sfidare i grandi con cose piccole come i sassi della fionda di Davide?

Insomma: io voglio una fede degna della stoffa del Cristo: quella che sposta le montagne. Non riesco a accettare supinamente che venga svilita, ridotta ad un pietismo, ad un sacramentalismo festivo. Il Cristo è un uomo con le braghe. La storia ce lo ha sfregiato. Lui non aspetta, ma prende l’iniziativa: previene. Dove lo trovi un uomo così?

di capirmi meglio, perché Dio vi ha reso capaci di in­tendere il suo linguaggio, quello dei poveri. Non puoi immaginare cosa producano in me parole come le tue:

«Io ho il lusso di stare faccia a faccia con Dio, nella fede. Ma questo apre in me un abisso senza fondo. E chi credi che scenda in questo abisso del cuore, chi credi che lo venga ad abitare? Per chi credi che si apra un cuore di carne dopo che è stato faccia a faccia con Dio? Fausto: Dio apre il nostro cuore nella preghiera, perché lasciamo entrare l’uomo, al cui servizio tu ti dedichi. Non un uomo astratto. Non un’umanità sen­za nome, ma degli uomini come te che hanno l’ardire di comunicare, di ferire, di gridare, di farsi carico del­le moltitudini.

A che serve la contemplazione se non a farci ingi­nocchiare davanti all’uomo?».

A volte non so più cosa inventare per fare breccia nel cuore dell’uomo. Ecco perché insisto nel dire che voi siete donne: avete l’istinto della vita, l’attaccamen­to ad essa in una forma materna, che è unica. Solo voi avete un grembo! Non ce l’hanno né i capi di Stato, né papi, né preti. Lo volete capire? Ed allora certe sensazioni per la vita in pericolo sul pianeta potete sperimentarle solo voi.

Se uno ama sul serio non ce la fa a contenere lo Spirito. Prendiamo Gesù di Nazareth: deve aver accumulato tanta passione per l’uomo, che, alla fine, ha affrontato tutto, anche la croce, pur di buttare fuori quello che aveva dentro. Deve essere passato attraverso un martirio interiore nei giorni dell’attesa. Essere fedele alle stagioni del Padre; calarsi nel tempo degli uomini; crescere piano piano; educarsi alla pazienza della storia. Qualche cosa del genere sta capitando a me. Fremo dalla voglia di comunicare quanto Dio ci vuol bene. Poi ho a che fare con l’istituzione … Te lo immagini un Cristo pompiere? Me la prendo con le istituzioni, perché so che potrebbero fare tanto per l’uomo. Anche i popoli sono diventati orfani. Non hanno sicurezze. E le cercano. Nelle sorgenti inquinate degli imperi. Ma voi, vi sentite «madri» anche dei popoli?

Chi è della razza del Cristo, gli scorre nel sangue questo amore universale, per il quale sente che tutti gli uomini gli sono consanguinei. Abbiamo bisogno d’una invasione dello Spirito per superare i ghetti e le barriere innalzate da coloro che danno più importanza ai sabati e ai templi, che agli uomini in carne ed ossa. Oh se nascesse una rivolta nella chiesa, non di chiacchiere, ma di opere concrete! Per esempio: «Ecco: noi crediamo che non ci spetti più di tanto; facciamo i conti in piazza di quello che ci è lecito spendere, consumare, inquinare. Diamo l’esempio per indurre tutti quanti ad ammettere che è possibile essere uomini e non lupi!». Cosa aspettiamo a sfidare i grandi con cose piccole come i sassi della fionda di Davide?

Insomma: io voglio una fede degna della stoffa del Cristo: quella che sposta le montagne. Non riesco a accettare supinamente che venga svilita, ridotta ad un pietismo, ad un sacramentalismo festivo.

Il Cristo è un uomo con le braghe. La storia ce lo ha sfregiato. Lui non aspetta, ma prende l’iniziativa: previene. Dove lo trovi un uomo così?

Nuovo Lucifero

Nuovo Lucifero

brami il mondo,

bruci i ponti dopo aver attirato le anime gentili,

seppellisci i porti dell’amore sincero,

recidi la linfa delle rose,

studi la lacrima sotto alla lente

per svelare il mistero del saper piangere,

prosciughi i pozzi della speranza

in nome della tua selvaggia libertà,

sei la brama del mondo,

pulisci la tua lama con il mio sangue,

cambi il tuo nome,

cambi il tuo viso,

cambi il tuo travestimento

ti credetti un angelo

in ascolto dei mortali,

sei un nuovo lucifero,

ti prendi gioco

dei poeti ingenui e innamorati

Vivere felici di Simone Stabilini

In questi tempi di aridità morale e affettiva oltre che di difficoltà pratiche ed economiche, Simone Stabilini spiega in 10 brevi punti la sua ricetta per cercare di vivere felici. Provare ad essere felici e far felici chi ci è intorno, contribuendo alla felicità universale, è il senso profondo di tutta la nostra misera esistenza umana.

Valori quali l’amicizia e l’affetto sincero sono valori e beni inestimabili che non chiedono altro che accoglienza e rispetto, e vanno quotidianamente coltivati con dedizione e gratitudine per il dono che si riceve e che si restituisce in modo incondizionato.

Ringrazio Simone Stabilini per il dono di questo libro.

 

 

In evidenza

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

cicogna

Ho pensato a quale poteva essere il mio contributo alla felicità, a cosa mi faceva venire in mente la parola felicità.

La felicità è come una piuma
Che il vento porta in aria
Vola lieve
Ma ha una vita breve
è necessario ci sia vento senza fine

Vinicius De Moraes

Felicità è quella cosa semplice e piumata… che ci sorprende in un istante poi come piuma vola via…

se mettessimo insieme tutte le nostre piume… forse si alzerebbe in volo un uccello di nome Felicità …

Ecco le mie piume di felicità, quali sono le vostre?

Qual è il vostro contributo alla Felicità?

1) essere nel cuore di chi mi ama anche se si è lontani

2) poter vedere o sentire il sorriso di chi amo

3) gioire della felicità e del successo degli amici

4) provare gratitudine per il dono della vita e vivere, onorando il mondo e soprattutto i suoi figli

5) gioire della bellezza del mondo, di un fiore, di un albero, di una vita…

6) poter sognare, sempre e comunque, anche quando ti dicono che non serve a niente e non vale la pena

7) saper perdonare e comprendere che l’amore è qualcosa che va Oltre, oltre ogni ragione, ogni logica,  e persino oltre me stessa

8) saper fare scorta dei momenti belli e poterli ricordare sempre

9) sentirsi liberi anche quando ci si sente in gabbia o impotenti o depressi

10) essere qui e ora nel mio quadratino che è il mio posto nel mondo

11) essere me stessa, amarmi e ad amare gli altri in modo incondizionato

12) fare di me un dono per gli altri per ciò che sono e per ciò che posso

13) accogliere con gentilezza l’Altro come un arricchimento della mia vita

(le mie piume sono numerate per praticità ma senza un ordine di preferenza)

Aspetto le vostre piume!

Questo è un tag come gli altri, potete riproporlo nei vostri blog se vi piace e se volete contribuire alla Felicità… le regole le decidete voi… perchè la Felicità è sempre fuori dagli schemi!!!

(foto di Blickpixel)

Fragili petali

tre blu 1New

Ci sono tre fiori blu nel mio bicchiere…

appassiranno presto,

cadono lievi i petali,

farfalle a cui sono state strappate le ali,

polvere blu tra le mie dita,

dolore impalpabile nel cuore,

getterò i gambi fradici nel bidone,

getterò via i fiori spogli, 
getterò questo amore

lontano da me,

tra le stelle e le lacrime…

Ci sono tre fiori blu nel bicchiere,

tenerezza, amore e speranza,

se non ci sei tu

appassiranno presto,

strappate ali di farfalla,

fragili petali…

L’azzurro sta nel cielo- The Blue is in the sky

L’azzurro sta nel cielo

Le rose sono nel roseto,

i granelli di sabbia nel deserto,

i pesci nell’acquario,

i bimbi nei grembi delle mamme,

il verde nel bosco

e l’azzurro sta nel cielo,

se tutte queste cose sono

ed io non le sento

io dove sono?

in un momento

sbiadito di realtà,

in un  sogno confuso,

in un amore opaco,

in una stella sepolta

e il mio grembo è vuoto.

§§§

The blue is in the sky

Roses are the rose garden,

grains of sand in the desert,

fishes in the aquarium

children in the wombs of mothers,

the green in the woods

and the blue is in the sky,

If all these things are somewhere

And I do not feel them

Where am I?

in a moment

Faded of reality,

In a confused dream,

in an opaque love,

In a star buried

and my womb is empty.

 

Pubblicità di crauti?

crauti (Small)

Ci siamo fermati sul monte Bondone (TN) per fare uno spuntino in uno di quei tavoli da picnic, a parte un cartello che avvisava del pericolo orsi e di non lasciare la merenda incustodita, la mia attenzione è andata sul vaso di vetro con rose finte che abbelliva il tavolo.

Era un vaso di una conserva di crauti, che fosse un modo per fare pubblicità all’azienda locale che li produce o un fatto puramente casuale?

 

Leggendo i libri di Simone Stabilini

Il tema principale di Giona delle stelle cadenti è l’amicizia tra i due bambini Giona e Mattia. Giona  ha un animo profondamente sensibile, vive solo sulla collina, separato dal paese e un giorno un altro bambino, di nome Mattia, viene a fare la sua conoscenza, tra i due si instaura subito una  fraterna amicizia capace di  superare qualsiasi ostacolo.

Il libro è scritto come fosse una musica, ora dolce, ora vivace, ora incalzante con diversi colpi di scena, si arriva velocemente alla fine del racconto con l’augurio di leggere altre opere di questo delicato autore.

Io ebbi il piacere di leggerlo in anteprima , di ciò sono molto grata al suo autore, Simone Stabilini.

Per una settimana, ogni mattina, al mio risveglio, io trovavo un nuovo capitolo da leggere che Simone mi aveva inviato via mail. Preparavo il the per la colazione e siccome era inverno mi sedevo al caldo accanto alla stufa su una sedia a sdraio. Sola in casa, nel silenzio della campagna ancora avvolta dal crepuscolo, con una tazza fumante di the, mi immergevo nella lettura di Giona ed entravo nel suo mondo incantato, nella sua casa sulla collina, nel suo amato bosco, insieme a lui guardavo le stelle, e partecipavo alle sue avventure.

Lo stesso accadde con il suo secondo libro. Un’altra delicata storia scritta con elegante semplicità, prendendo come punto di vista i pensieri puliti e innocenti di un bambino, costretto suo malgrado a confrontarsi con una realtà dura e difficile.

Dobbiamo andare via: il mondo in dieci giorni è il diario degli ultimi dieci giorni di un bambino che deve lasciare la sua casa, la sua scuola e il suo paese a causa della scelta del padre di collaborare con la giustizia. Molto bella è la figura dell’insegnante Lia che aiuta con dolcezza il piccolo alunno a dire addio a quello che fino a poco tempo prima era il suo mondo sicuro e perfetto.

 

Due racconti preziosi, da amare, e che sono sicura che apprezzerete molto,  per la scrittura brillante ed emozionante di Simone Stabilini e per la naturale bontà dei giovani personaggi nei confronti di un mondo che non sempre è all’altezza delle loro speranze e dei loro sogni.

Per saperne di più su Simone Stabilini e le sue opere:

https://www.bookrepublic.it/books/publishers/simone-stabilini/

http://simonestabilini.com/it/

Grazie!

L’essenza umana affonda le radici nel fango

Il fior di loto asiatico, Nelumbium speciosum, è una pianta acquatica, le cui foglie, grandi fino a 60 cm anche hanno la particolarità di essere idrorepellenti, nell’induismo e ne buddismo è considerato sacro.

I fiori, i semi, le foglie giovani e i rizomi sono tutti commestibili. In Asia, i petali vengono mangiati mentre le foglie sono solitamente utilizzate come piatto per il cibo. Il rizoma è utilizzato come condimento. Mentre i frutti secchi sono usati come decorazione.

Nel buddhismo è il simbolo dell’essenza umana che, pur rimanendo pulita, affonda le radici nel fango della realtà. Senza il fango il loto non può esistere, così come il Buddha si manifesta grazie agli affanni della vita quotidiana. Inoltre il loto sviluppa il frutto e il seme nello stesso periodo e quindi è il simbolo della legge buddista di causa-effetto.

Bellissima la foglia che sembra quasi un ombelico che raccoglie l’acqua della vita… e al di sopra del fiore simile ad un bottone si forma già il frutto nel ciclo eterno della vita…

Senza affondare le sue radici nel fango, tanta bellezza del fior di loto non potrebbe manifestarsi…

E così quando sembra di essere caduti nel fango, ecco che il fiore riprende più forza creando il suo frutto simile a un bottone dorato…

In evidenza

Argilla e poesia – Clay and poetry

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Argilla e Poesia

Tu separi i petali dal fango per pulirli,

io separo le parole dalle emozioni per lavarle,

brilla il fango al sole,

grigio azzurro d’argilla,

i petali caduti non torneranno fiore

e tu non hai abbastanza mani per raccoglierli,

tu ti sciogli in un pianto per i petali,

io sciolgo in poesia le emozioni per lasciarle andare,

i petali si sollevano in aria

nel dorato pulviscolo

e poi ricadono nel fango,

grigia azzurra argilla del tuo cuore,

impasto di niente di questa mia poesia

§§§

Clay and Poetry

You separate petals from the mud to clean them,

I separate words from emotions to wash them,

mud is shining in the sun,

Grey light blue,

Fallen petals will not return flowers

And you do not have enough hands to pick them up,

You loose in a weeping for the petals,

I meld in poetry the emotions to let them go,

The petals lift into the air In a golden dust

And then they fall again into the mud,

Grey light blue clay of your heart,

Mixture of nothing of this my poem

L’amore che ci rende pazzi…

Sta per finire la scuola materna e mio nipote non vedrà più la bambina di cui è innamorato…

Molto stupidamente, io gli chiesto se soffriva e se voleva parlarne…

E lui ha sbottato,urlando “per niente!lasciatemi stare”, si è messo in un angolo, un momento piangeva, un momento rideva, io gli sono andata vicina ma lui si è rifugiato nella sua camera, chiudendosi dentro, rifiutando di aprire.

Mio nipote ha solo 4 anni e mezzo!

Ma possibile che l’amore ci faccia diventare pazzi e per giunta persino  a questa tenera età?

Il giardino botanico alpino Viote sul Monte Bondone

A pochi km da Trento, sul Monte Bondone, con uno splendido panorama sul gruppo dolomitico del Brenta, a 1500 mt di quota si arriva in una vera oasi di pace per tutti i sensi : il giardino botanico alpino Viote.

Ora, a metà giugno al giardino è primavera e tutto è in fiore, un’esplosione di colori e profumi, e non solo, per esempio accarezzare i petali o le nuove foglie o le cortecce è un’esperienza che arricchisce in tutti i sensi …

Voglio andare nel cielo

Oggi mio nipote di 4 anni e mezzo ha invitato due suoi amici a giocare in piscina, G. di 5 anni e mezzo, e la sorellina A di tre anni, verso sera li ha portati nel mio giardino per mostrare loro il mio re gatto, un maine coone di 11kg, e per salire a turno con la mia supervisione sula sedia a dondolo che ho appeso ad un pino. Anche a me piace stare seduta qui perché è un angolo riservato, nascosto dietro alle rose. Naturalmente i tre bambini hanno litigato per il possesso della sedia a dondolo, tra mio nipote e l’altro bambino c’è stata una piccola incomprensione, mio nipote ha pianto mentre l’altro è corso via per poi tornare con le spade in segno di scusa. Intanto A. approfittando della distrazione degli altri due, mi ha chiesto di tornare da sola alla sedia a dondolo, dicendo: voglio andare sulla sedia a dondolo, tu mi spingi forte perché io voglio andare nel cielo.

Andare nel cielo… si potesse davvero così andare nel cielo con una sedia a dondolo…

Ho sorriso pensando che volevo provarci pure io, a toccare l’azzurro del cielo volando su una sedia a dondolo…

ma non so se funziona per i grandi 🙂

Dobbiamo andare via: il mondo in dieci giorni. Simone Stabilini

Un bambino. Un diario. Gli ultimi giorni nei luoghi e fra le persone che lo hanno cresciuto, prima di doversene andare a causa della collaborazione con la giustizia del padre. Una maestra straordinaria e fedele. Sentimenti ed emozioni tradotti dalla mente giovane ma brillante del protagonista, che riesce a trovare la forza di sopravvivere anche quando deve lasciare tutto il mondo che lo ha accolto fin dalla sua nascita. Simone Stabilini

Un altro racconto emozionante di Simone Stabilini : il mondo che non va, da cui bisogna andarsene per poter sopravvivere, dal punto di vista semplice e privilegiato, quello del cuore di un bambino.

Puoi leggere un’anteprima qui:

se vuoi puoi acquistarlo a 2, 99 euro sulle varie piattaforme

https://www.bookrepublic.it/book/9788826454658-dobbiamo-andare-via/

https://www.amazon.it/dp/B071XBLWK1/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1497519145&sr=1-1&keywords=dobbiamo+andare+via+%3A+il+mondo+in+dieci+giorni

Per saperne di più su Simone Stabilini e le sue opere:

http://simonestabilini.com/it/

Street food a Lanusei

Street food a Lanusei : ciliegie e dolcetti sardi!

Una vera festa di strada: la sagra delle ciliegie  e delle cantine aperte a Lanusei (NU) , accogliente centro e capoluogo dell’Ogliastra.

L’atmosfera è festosa e si beve in ogni cantina del paese, gli abitanti sono molto ospitali e invitano ad entrare a bere. Per non parlare delle ciliegie che sono ottime e dei coloratissimi e squisiti dolci sardi!

Prossime date della sagra sono il 24-25 giugno 2017.

 

Azzurra attesa

Azzurra attesa
nei lunghi silenzi dei pomeriggi estivi
e nelle cupe solitudini invernali.

Azzurra attesa
che qualcuno porti un po’ d’acqua a quei fiori.

Azzurra attesa
che qualcuno si affacci sorridente da quella finestra.

Azzurra attesa di un pianto o di un riso di bimbo.

Azzurra attesa
che venga la vita
a sedersi su questa sedia
a discorrere insieme me.

Azzurra attesa di un angelo di Dio.

(poesia ispirata da questa casa a Fondo, in Val di Non)

attesa

 

Giona delle stelle cadenti di Simone Stabilini

Giona copertina

Giona delle stelle cadenti di Simone Stabilini è un prezioso libretto che parla del valore dell’Amicizia tra due bambini Giona e Mattia, un’amicizia capace di superare qualsiasi ostacolo.

Giona è un bambino di dieci anni, che vive da solo in una casa di legno sulla collina, dimenticato da tutti tranne che da Mattia, un altro bambino che tutte le sere lo osserva contare le stelle da dietro le finestre della sua minuscola casa del villaggio, assieme alla sua mamma. Una sera Mattia chiederà alla madre di potere andare a conoscere Giona, e scoprirà così di essere più vicino a lui di quanto mai potesse immaginare.

Un’ amicizia fuori dagli schemi, due bambini molto particolari, un’avventura per fuggire da un villaggio dal cui stesso odio verrà distrutto.

Un racconto da leggere con gentilezza, perché Giona e Mattia sono profondamente buoni, e perché l’autore vi è profondamente affezionato.

Puoi leggere un estratto del libro qui:

http://amzn.eu/aTN6OuY

e, se vuoi, acquistare l’ebook a 2.99Euro su:

https://www.amazon.it/Giona-stelle-cadenti-Simone-Stabilini-ebook/dp/B01MRVDZ7U

https://www.bookrepublic.it/book/9788822875181-giona-delle-stelle-cadenti/

https://www.ibs.it/giona-delle-stelle-cadenti-ebook-simone-stabilini/e/9788822875181

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/simone-stabilini/giona-stelle-cadenti/9788822875181

e su molte altre piattaforme nel mondo

(cerca Giona delle stelle cadenti Simone Stabilini su google)

Grazie!

 

Casti fiori di lillà

Scivolai sul dondolo

vicino alle tue labbra

tu soffiasti sopra alle mie,

sorridendo,

mi donasti fiori di lillà,

il tuo bacio fu lieve

come si bacia una bimba,

era un tempo di pace,

di verde quiete, di laghi tranquilli,

e di morbide colline,

tu eri terra di Finlandia,

sole di mezzanotte,

abbraccio sereno,

amore trasparente

nella tiepida estate finlandese,

soffuso colore rosa

nel crepuscolo infinito,

e casti fiori di lillà…

(per H. un amore finlandese nel giorno del suo compleanno)

Circo- Circus

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Se il mio amore per te fosse un circo

sarei l’equilibrista sul filo delle tue labbra,

sarei la domatrice dei tuoi momenti tristi,

sarei il clown buffo per farti divertire,

sarei la trapezista che si lancia ad occhi chiusi

sicura che le tue mani mi riceveranno

If my love for you were a circus

I would be the equilibrist acting on the edge of your lips,

I would be the tamer of your sad moments,

I would be the funny clown to make you havejoy,

I would be the trapeze artist who jumps eyes closed,

being  sure that your hands will get me

 

(foto di MariaMichelle)

 

Cullare il mondo sott’acqua

A Sylvia Earle e a sua figlia

 

Mi immersi, figlia mia,

con te nel grembo a quella profondità.

Ero spaventata e felice

e tu lo eri?

O sentivi soltanto il mio cuore esplodere di felicità

e come era per te galleggiare in quella profondità?

Io ti sentivo leggera e sicura,

e dio mio, io piansi,

mi sentivo madre e figlia in quella profondità

e io tenevo te nel grembo e tu tenevi me sospesa in te,

e dio mio mi sembrava di cullare il mondo sott’acqua,

mi rilassai sentendoti tranquilla

stavamo amando insieme quella profondità:

ecco quello fu il mio regalo più grande per te:

donarti l’immensità del mare.

 

Questa poesia è ispirata a Sylvia Earle, biologa marina e oceanografa, quando in attesa della terza figlia, nel quinto mese, con il consenso medico, si immerse a bordo di uno dei primi sommergibili con camera di decompressione nel mare delle Bahamas, negli anni 60.

Per saperne di più ascolta l’intervista di Fahrenheit a Chiara Carminati che ha scritto un libro “La signora degli abissi” sulla vita di Sylvia Earle.

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – Il libro del giorno del 06/06/2017

Cradle the whole world underwater

I did a dive, my daughter,

with you in my womb in that blue depth.

I was happy and scared,

And how did you feel?

Did you hear at my heart exploding in happiness

And how was it for you to float in that depth?

I felt light and secure,

And my god, I wept,

I felt mother and daughter in that blue depth

And I kept you in my womb and you held me suspended in you,

And my god, it seemed to me to o cradle the whole world under water,

Then I relaxed feeling you so quiet,

together, my daughter and me,

we were loving that blue depth,

That was my greatest gift for you:

let you feel for the fist time the majesty of the ocean

Era Amore

Ti aspettavo nel giardino nelle notti di stelle d’agosto,

ti aspettavo di primavera sotto al glicine rosa,

e nelle piogge autunnali che lavano il cuore,

e nel freddo sole dell’inverno,

il nostro tacito appuntamento era libero,

e non accadeva in alcun luogo,

era un tornare a casa,

in una casa vuota e dentro qualcuno che ti aspetta,

era un aprire il cuore e dentro qualcuno che ti ascolta,

era il vetro di un’astronave nello spazio al quale qualcuno bussa,

era deserto in cui fioriscono fiori inimmaginabili,

era…

era Amore.

Il dolore alla gamba

Una serie di conversazioni tra mio nipote di 4 anni e mezzo e i suoi genitori.

Primo pomeriggio:

“Mamma mi fa male la gamba, facciamo che stasera mi fai un massaggino e poi resto a dormire con voi?”

“va bene” risponde la sua mamma, assecondando il desiderio del figlio e pensando che il dolore alla gamba non sia reale ma solo una scusa per ricevere attenzioni.

secondo pomeriggio:

“Mamma mi fa male la gamba, mi fai un massaggino e vengo a dormire con voi.”

“Ma senti un po’ come mai verso sera ti fa sempre male alla gamba e se facciamo che se ti fa male la tagliamo e la mettiamo a dormire fuori così magari domani non ti fa più male, allora ti fa ancora male la gamba?” risponde pronta la sua mamma con l’intento di appurare la vera entità del dolore alla gamba.

“Nooo, mamma, non mi fa più male.”

terzo pomeriggio:

suo papà indaga se il dolore alla gamba è reale oppure no

“ma ti fa male la gamba?”

“No ora no, ma vedrai che verso sera mi farà male!”

Disegnami la mappa delle tue stelle (di Alexandra )

Troppo bella questa poesia di Alexandra:
“disegnami la mappa delle tue stelle:
le mie mani, come rondini indomite,
cercano il tuo Sud.”

intempestivoviandante's Blog

Portami la musica al corpo,
raccontami i silenzi nelle dita,
un lento adagio, la carne nelle note;
con spinosa tenerezza scioglimi
di pioggia calda sulla schiena,
parlami dell’acqua, di come lentamente
prende la forma d’ogni spiraglio
imbevendo la mia terra a poco a poco
per poi travolgerla, cingerla d’alte onde
un vortice tra cavalcata e danza,
a ritmo di flamenco.
Mi guarderai tremarti tra le braccia?
Come la cetra dell’aedo mi risuona
nelle vene il tuo sorriso in volo.
Ti sento come l’aria che rabbrividisce appena,
mentre la sera si dischiude, ancora spettinata.
Sogno le improvvisazioni jazz delle tue mani
mille volte viste e mai avute addosso,
luce di fiume oscuro, luna crepitante,
la pelle in cerca di respiro, il ventre nudo
che accoglie l’universo e s’inebria
del fiore primordiale della vita,
un magnifico blues sui petali caduti
del mio inutile pudore.
Attraversami, dolce straniero,
come attraversa il fiume il…

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Ti prego, innamorati!

Ti prego, innamorati!

Innamorati di un gatto, di un cane, di una stella, di un sogno, di un’idea, di un progetto, di una persona, di un paese, di una montagna, di un fiore, di un sorriso, innamorati di te, innamorati della vita.

Perché innamorarsi restituisce dignità al vivere, perché innamorarsi fa vedere ogni colore, fa gustare ogni sapore, fa sentire le stelle e fa scrivere poesie, perché innamorarsi è la vita che scorre forte nelle vene, è la vita che ci porta via con sé, in un ballo, in un turbine, in un canto…

Ti prego, innamorati!

Le sequoie di Pavullo

Nel parco ducale di Pavullo nel Frignano, appennino modenese, si può incontrare una piccola foresta di sequoie, sono state piantate all’inizio del novecento e pare che si siano trovate molto bene, visto le dimensioni, 25 mt di altezza e una circonferenza di 500 e 600 cm.

Il parco si trova al centro di Pavullo e si presta a una tranquilla e rilassante passeggiata alla scoperta di questi giganti buoni.