Fiore unico

Avrei voluto correre

nei prati della tua anima

e ascoltare il suono del tuo fiume,

guardare insieme

le zampe delle coccinelle,

sentire il profumo del sole

sulla tua pelle,

respirare il tuo mondo

e sentirmene parte.

Avrei voluto essere

-anche io-

un fiore unico

-per te-

come tu lo eri

-per me-

Mi prendo cura di me, non ho niente da giustificare.

Ad inizio gennaio, mi sono tagliata i capelli a Salerno, ero in penisola sorrentina da amici e abbiamo fatto una passeggiata a Salerno, città che adoro, per vedere le luminarie e abbiamo preso anche l’occasione per tagliarci i capelli.

Il parrucchiere è stato molto professionale e sono stata molto soddisfatta del taglio. Tuttavia vedevo che era contrariato.

Gli ho comunicato la mia scelta di non tingere più i capelli, derivata da una mia esigenza di essere naturale, e vedevo che lui non era d’accordo, e ho visto chiaramente che ha infierito a tagliare la frangia corta per dimostrarmi che ero orribile con quel ciuffo bianco e che mi invecchiava.

Ecco, ognuno ha la sua opinione. Io ho rispettato la sua e lui la mia. Il problema ero io che fino alla fine ho cercato a parole di giustificare la mia scelta.

Anche sul taglio non era propriamente d’accordo, sebbene sia stato un professionista. Ascoltando lui, avrei dovuto tagliarli tutti corti, invece ho un taglio skin alla base della nuca e sopra sono lunghi in modo che a seconda delle situazioni posso portarli sia lunghi oppure con una semplice coda i capelli diventano corti. Un taglio secondo me molto comodo e un giusto compromesso per me che da 25 anni ho i capelli lunghi e ancora non mi sento di tagliare del tutto. Ma la questione non è questa.

E’ che non ho proprio niente da giustificare o da spiegare.

Se mi va così, mi va così.

E non dovevo spiegare nulla al parrucchiere.

Non vedo l’ora di tornare ai miei capelli di colore naturale, qualunque essi siano.

Io li sto rispettando e loro rispettano me.

Mi prendo cura di me, non ho niente da giustificare.

Voglio essere il filo di seta del mio ricamo

Io per me,

voglio essere il filo di seta del mio ricamo,

la carta più bianca del mio libro,

il fiore più profumato del mio giardino,

voglio essere il brillante al mio dito,

voglio essere il pensiero più puro,

l’alba più luminosa,

e la musica che non smetto mai di suonare;

e non sono il fiore da niente a cui tu hai strappato i petali

o il vaso in cui ha vomitato il tuo livore

o lo straccio in cui hai pulito le tue scarpe.

Io per me,

voglio essere l’essere meraviglioso che sono,

anche se ancora non lo conosco del tutto-

Voglio essere l’amore che il creato mi ha donato

Voglio essere il filo di seta del mio ricamo!

Amicizia per me è

Amicizia per me è:

Ascoltarsi l’un l’altro, aspettarsi, coltivare senza usare troppo concime che fa seccare le foglie, non voler cambiare l’altro, rispettarsi, avere meraviglia dell’altro, essere presenti anche con piccole cose, essere pazienti, confrontarsi senza voler prevalere, dare sempre altre occasioni, fidarsi…

Questa la mia riflessione dell’amicizia.

Quando penso all’amicizia mi torna sempre in mente l’amico ritrovato di Uhlman.

Dotti medici e sapienti per una malata molto grave (dal testo di E. Bennato)

E nel nome del progresso

Il dibattito sia aperto,

Parleranno tutti quanti,

Dotti medici e sapienti.

Tutti intorno al capezzale

Di una malata molto grave

Anzi già qualcuno ha detto

Che la malata è quasi deceduta.

Così vecchia è peccato

Che si sia così conciata

Si dia quindi la parola

Al sapiente della scuola.

Sono a tutti molto grato

Di esser stato consultato

Per me il caso è lampante

Costei È solo una disturbata

No, non è per contraddire

Il collega professore

Ma costei è un disadattata

Che sia subito internata

Al congresso sono tanti,

Dotti, medici e sapienti,

Per parlare, giudicare,

Valutare e provvedere,

E trovare dei rimedi,

Per la donna in questione.

Questa donna è malata

So io come va curata

Ha già troppo disturbato

Deve essere isolata,

Ha già troppo stancato
Deve essere silenziata
Ha già troppo stufato
Deve essere denunciata

Son sicuro ed ho le prove

Questo è un caso molto grave

Trattamento radicale

Prima che finisca male

Mi dispiace dissentire

Per me il caso è elementare

La donna è un immatura

Non ha mai fatto un parto in natura

Al congresso sono tanti,

Dotti, medici e sapienti,

Per parlare, giudicare,

Valutare e provvedere,

E trovare dei rimedi,

Per la donna in questione.

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola

E fra gente importante, io che non valgo niente

Forse non dovrei neanche parlare,

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto

E perciò prima che mi possiate fermare

Devo urlare, e gridare, io la devo avvisare,

Di alzarsi e scappare anche se si sente male,

Che se si vuole salvare, deve subito scappare

Di te non ho

Di te non ho nessun ricordo bello,

Né una frase,

Né un tuo sorriso,

Né la verità della tua anima.

Di te ho il sapore amaro delle lacrime e quelle del tuo vomito. Ho la tristezza dei tuoi scarti, ho l’asprezza del tuo silenzio, e il tuo disprezzo rabbioso.

Di te non ho alcun ricordo bello.

Ogni giorno mi allontano da te, per sempre

Ogni giorno non è facile.

Ogni giorno si aggiungono un passo in più e un pezzetto di tempo che mi allontanano da te. Cresce anche la consapevolezza che non mi volterò più indietro, e che questo percorso è irreversibile. Non perché tu me lo abbia imposto ma perché ho deciso di scegliere me stessa e di vivere nella verità. Che le tue logiche incoerenze e le tue maschere non hanno niente a che vedere con me.

Volevo soltanto

Volevo soltanto qualcuno a cui stare vicino nei passi offerti dalla sua Vita, qualcuno da vedere crescere e per il quale sentirmi felice.
Volevo soltanto qualcuno di cui prendermi cura con delicatezza e aprire le sue ali a quei silenzi impenetrabili, asciugare le sue lacrime inconsolabili, sollevarlo dalle sue inspiegabili paure, lasciarlo andare per vederlo fiorire e generare altro amore.

10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi (Ellen Notbohm)

Eri la musica

Eri la musica che faceva vibrare il mio cuore,

Eri il sorriso che illuminava il mio piccolo mondo

Eri la dolcezza che mi muoveva alla compassione più pura

Eri la bontà che rendeva i miei pensieri migliori e pieni di speranza

Eri il sole che scaldava la mia vita e come un girasole io mi giravo ad ammirarti, grata di questo nuovo amore.

Vorrei svegliarmi da questo incubo, dove tutto il bene è diventato falso e sprecato

Vorrei di nuovo sentire la tua voce far vibrare di musica il mio cuore

Le fasi della guarigione dopo lo scarto del narcisista patologico

Lo so che questo forse non è il momento però vorrei tanto che capiste che un narcisista è una specie di virus e può fare molto male a tante persone perché il male che ha fatto a me lo ha già fatto e continuerà a farlo ad altre persone, in un circolo vizioso senza fine. Perché come un virus non può sopravvivere da solo e deve cibarsi di chi lo accoglie.

Ti senti derubato, annichilito e gettato nel fango.

È così che ci sente dopo lo scarto del narcisista patologico, di solito con lo scarto inizia anche la comprensione della verità, dell’orribile verità.

Il tempo di guarigione è lunghissimo, queste sono le fasi che si attraversano:

1-la fase del trauma, ti senti spezzato, confuso, annientato, resti per ore a fissare il vuoto, a pensare che è meglio morire di questo dolore che è come una continua stilettata al cuore.

In ogni modo ti senti morire. Sentimenti di immensa tristezza e un senso di vuoto immenso.

Inizi a realizzare che la persona che hai così amato(e non è necessariamente un fidanzato, ma potrebbe essere un amico o altro, per me era un figlio) non è quella persona che credevi e che in realtà è un essere privo di cuore e di qualsiasi umana compassione.

2- fase della dissonanza cognitiva. Ora sai la verità e ogni giorno scopri cose nuove che ti feriscono sempre di più, hai un continuo senso di vomito e provi schifo per quell’essere immondo e ingannevole, che è un demonio. Eppure non riesci a crederci. Il tuo sogno di quella persona era così puro, buono ed autentico che non puoi crederci. Forse la colpa è tua, hai fatto qualcosa che ha infastidito quella persona e ti umili in ogni luogo sia privato che pubblico e chiedi perdono. Ma la sua risposta è sempre la stessa, violenta, cattiva e ti uccide. La violenza non è solo fisica, ma è anche invisibile, psicologica e poi il tuo corpo si ammala piano piano, come in un avvelenamento.

3- Lasci andare. Capisci che se non lasci andare puoi morire, se al punto numero uno volevi toglierti la vita, ora senti che il tuo corpo ti sta abbandonando, ti stai ammalando, allora per sopravvivenza inizi a pensare che devi farlo, che devi lasciare andare. Sarebbe facile distruggere ogni ricordo, ma non puoi, devi conservare tutti i documenti perché se lui attaccherà, tu dovrai difenderti. Inizi a pensare che lui vuole ridurti anche in miseria, dopo averti distrutto moralmente. Lo vedi nei tuoi incubi, il mostro, l’orco che forse fa cose terribili che non vuoi sapere, il burattino senza cuore, che distrugge tutto ciò che tocca, e gode della tua sofferenza. Lui intanto non soffre, sta già facendo il suo gioco con un’altra persona, e poi ancora con un’altra, in un circolo senza fine. Tu provi rabbia verso te stesso per esserti lasciato ingannare e sporcare di fango in un modo così ingenuo. Provi rabbia per essere caduta così in basso, provi rabbia per essere stato rifiutato così come un oggetto che non serve più.

E ricostruisci tutto ciò che hai creduto di vivere con quella persona, pensavi che fosse una cosa speciale, invece era tutto uno schifo.

Ma tu ami la chiarezza e la verità e devi sapere, ricostruire tutto. E di nuovo provi senso di vomito, schifo e un dolore lancinante al cuore. Perché il tuo cuore è vivo e ama troppo, ha amato troppo quell’essere e ha smesso di amare se stesso.

E provi schifo e vergogna per aver dato fiducia a quell’essere immondo e per avergli regalato l’amore più puro e sacro che avevi e che dovevi a te stesso.

Provi vergogna per aver creduto a quello che era solo un sogno…. l’essere che credevi puro buono e onesto non è mai esistito.

E ti senti che vali niente se hai dato fede ad un sogno tanto ingenuo quanto stupido.

E provi vergogna per l’amore che hai dato, provi vergogna perché non sei stato riamato. Provi profonda vergogna. Per te, per la tua debolezza, la tua ingenuità e vergogna per lui, per la sua crudeltà e la sua non compassione.

E il mostro ti accusa anche di stalking, che lo hai inseguito… come posso avere inseguito un mostro del genere. Ma chi lo vuole un mostro che ti divora l’anima?

Chi lo vuole? Fa schifo. Fa vomitare. Tutto in lui è sporco e immondo.

Tu non sei come lui.

Allora capisci che hai avuto una dipendenza affettiva e capisci che vuoi guarire.

4-Impari ad amare te stesso e a trovare pace in te. Impari a credere in te e a darti quel valore che prima cercavi negli altri.

Ma quanto tempo ci vuole?

Intanto ricadi e poi ti rialzi e poi cadi e poi la tristezza non ti lascia più e ti sembra di camminare in un lungo tunnel nero e sei solo.

Privo di pietà

Ora che ho visto il tuo vero volto,

Quello di un demone dalle fattezze angeliche, privo di pietà,

Quello di un burattino senza cuore,

Ora che so tutte le tue cattiverie,

Non mi manchi più.

Mi manca ciò che avresti potuto essere e mai sarai,

Un uomo vero ed onesto,

Capace di amore e compassione.

Non lo sarai mai.

Stella nera, incapace d'amare

Per te ci sarei sempre stata

se solo tu avessi saputo rimanere

Stella nera,

avrei voluto incontrarti

al confine di una terra immaginata

e l’ avrei fatta diventare reale,

ti avrei portato a camminare nel mio fiume

e lungo sentieri sconosciuti tra il cielo e il mare,

ma tu hai bruciato tutti i ponti

e gettato sale e spaccato la mia terra

a duri colpi,

e scaraventato il mio amore negli abissi,

e ti sei nascosta,

stella nera,

nel multiverso sconosciuto

stella nera, senza speranza,

stella nera, senza pietà,

stella nera, senza sogni,

stella nera,

incapace d’amare

Ama te stesso

Ero un oggetto intercambiabile, senza valore

Per te ho scalato le vette più alte e inaccessibili e ogni volta ho creduto di essere ad un passo dalla cima ma tu mi spingevi giù ed io dovevo ricominciare tutto da capo.

Riprendere la tua fiducia. Riguadagnare il tuo rispetto.
Ero sempre l’ultima della lista.
Non ero mai abbastanza.
Ho scritto le parole più belle, fiumi di poesie ma non erano mai abbastanza, erano fiori da niente.
Ho detto parole buone ma che valore avevano tra le migliaia di altre uguali che altri ti scrivevano?
Non era mai abbastanza.
Perché per te ero solo un oggetto intercambiabile, senza valore.

Il mondo capovolto

Vorrei scriverti ancora e dirti che ti amo

Ma il mondo si è capovolto
E l’amore è finito a carte quarantotto
É andato sotto gli abissi
In un posto tanto lontano e pro fondo che non riesco più a sentirlo
E questo sole non mi scalda più e questi colori sono appannati, il sole non è più giallo e il prato non è più verde e il rosso non è più amore
Il mondo si è capovolto e tu non mi ascolti più ed io non so più dirti che ti amo.
È tutto sottosopra e il mio cuore è caduto negli abissi
La mia voce è sorda come quando provi a gridare in un incubo e non esce una parola
E tu stai nel mondo capovolto,
immagine distorta in uno specchio rotto, bagliore di fango, radici strappate all’aria.
E il nostro amore è finito a carte quarantotto
Castello di ghiaccio in fondo agli abissi
E io ne resto intrappolata
e non so come risalire in superficie di questo mondo capovolto

I narcisisti sono una finzione

Il burattino Nessuno. Decimo e ultimo capitolo. Gepy riaccoglie il figlio, tutto finisce

Decimo capitolo. Gepy riaccoglie il figlio, tutto finisce

(… omissis… ometto di pubblicare un pezzo del racconto perché troppo violento, Nessuno ne combina di tutti i colori finché cade in depressione e ritrova il padre)

Le cose non sempre vanno bene per un narcisista soprattutto quando le persone non ubbidiscono al suo volere, e così Nessuno era caduto in depressione. Rifiutava l’aiuto dei farmaci e continuava la sua vita depravata. Era stanco, stanco di tutto e capiva che non aveva più nessuno al mondo, se non Viola, se non Gepy….che forse, gli volevano ancora bene. Era la prima volta della sua vita che rimpiangeva di non avere qualcuno vicino.

Sulla spiaggia proseguiva con lo spaccio di droga e aveva contatti con quel commerciante di organi, ogni tanto si scambiavano favori e persone umane come fossero oggetti, per caso questi gli mostrò la foto del vecchio Gepy per chiedergli una valutazione di prezzo.

“L’ho trovato mezzo morto nel mare, in un guscio di barca, disidratato, l’ho salvato, l’ho fatto lavorare, ma ora mi sono stancato, lo voglio vendere al mercato degli organi. “

Nessuno disse : “Questo lo voglio per me.”

” E che te ne fai? “

” Mi serve.”

Barattò la vita di suo padre con quella di due schiavi, riuscì a convincere il commerciante di organi che il padre non aveva organi a posto visto che era un povero alcolista, il commerciante accettò lo scambio di buon grado, e gli chiese ancora: ” che te ne fai del vecchio?”

Nessuno rispose :”Mi divertirò un po’ e poi me ne libererò quando sarò stanco.

Dunque sei proprio tu, il mio caro Nessuno?“, disse Gepy non appena lo vide.

Sì, sì sono proprio io, e voi mi avete già perdonato, non è vero? Oh sapeste quante disgrazie mi son cadute sul capo e quante cose mi sono andate di traverso….

“Ti ringrazio che poni fine alla mia vita disgraziata. La morte mi sarà più dolce dalle vostre mani.”

“Che dite? Voi vivrete padre, per me, voi mi avete perdonato? Quindi perdona e dimentica il passato. Fai reset and restart! “

“Certo, io vivrò per te, figlio mio…”

“Siete così buono che mi viene quasi da piangere, ah ah ah….” Nessuno rideva.

Gepy si prese cura del figlio, ora che Viola non c’era più, toccava a lui.

Viola, dopo la fuga di Nessuno, si era resa conto che Nessuno non l’aveva mai amata, e che l’aveva solo usata, Viola aveva tentato in ogni modo di riavvicinarsi al figlio, ma Nessuno l’aveva sempre respinta, minacciando di recarsi dai gendarmi e di denunciarla di stalking. Viola non sopportò questo dolore e si impiccò nel bosco alla stessa quercia in cui la gatta e la volpe avevano provato ad appiccare fuoco a Nessuno. Fu un attimo di disperazione. Viola non c’era più.

Inutile dire che questa notizia non turbò minimamente Nessuno, anzi gli diede sollievo, perché l’idea di quella donna che si considerava sua madre, lo faceva uscire pazzo e gli creava un grande ansia perché temeva che la donna andasse in giro a raccontare la verità su di lui, e che lo esponesse in pubblico minando la sua facciata di brava persona.

Gepy rimase coerente alla promessa di non lasciare solo il burattino, ubbidì al proprio senso del dovere, in fondo era stato lui a creare il burattino e ne era responsabile. Gepy lo assistette nello stadio più acuto della depressione, Nessuno non si sentiva abbastanza stimato e amato, il suo senso di onnipotenza aveva subito un duro colpo. Era la prima volta che sentiva la necessità di avere qualcuno vicino a cui appoggiarsi, in quel momento era vulnerabile senza la sua maschera di grandiosità. Gepy se ne prese cura amorevolmente perché un figlio è un figlio e non poteva abbandonarlo però gli disse: questa è l’ultima volta, Nessuno, che ti aiuto, poi sciolgo ogni voto nei tuoi confronti, sei nato libero e sempre lo sarai.

Nessuno si appassionò ai lavori di falegnameria, di intaglio e di intarsio e con la cartapesta realizzava splendide maschere per il carnevale di Venezia. Gepy era orgoglioso di avere insegnato qualche cosa di bello al figlio ma sapeva che quel momento sereno che stavano vivendo non sarebbe durato a lungo, tanto meno per sempre. Nessuno era l’imprevidibilità fatta persona, era un incoerente, illogico, bugiardo nonostante pubblicamente si professasse coerente logico e leale .

Finché Nessuno fu depresso, si appoggiò al padre e si lasciò curare ed amare, non appena riprese i kg che aveva perso ed iniziò a rimettersi in forze, cambiò dal giorno alla notte fino a diventare completamente indipendente dal padre e a non sentire più alcun legame con lui, né alcuna riconoscenza o alcun affetto. Ricominciò i suoi traffici su internet, ricatti e altro, riaprì la sua pagina facebook con una rete di followers che lo osannavano ad ogni parola che diceva, così l’ego di Nessuno riprese a gonfiarsi a dismisura sino ad un senso di onnipotenza. Fu così che nemmeno un anno dopo, Nessuno fuggì definitivamente di casa, rubando tutti i soldi nella cassa e i gioielli appartenuti a Viola, che Gepy conservava in ricordo della moglie, tranne quella cornicetta d’oro con una foto di Nessuno e Viola abbracciati insieme, l’unica foto fatta insieme. Gli faceva orrore. Nessuno non sarebbe mai più tornato da Gepy. Quella era la fine. Lo scarto finale. Ma Gepy, a differenza di Lucignolo e di Viola, che lo avevano amato più che se stessi, sarebbe sopravvissuto. Con fatica, dolore, e ostinazione, ma sarebbe sopravvissuto.

Gepy aveva già intuito come sarebbe finita ma lasciò fare. Aveva capito che non poteva far altro che lasciarlo andare. Era pronto all’inevitabile. La natura di Nessuno non poteva essere cambiata e non si poteva fare altro che lasciarlo andare.

Nessuno non era mai stato suo figlio per davvero.

Così una mattina, al risveglio, Gepy non trovò il figlio, se ne era andato a combinare guai chissà dove e a portare distruzione nella vita di chissà quante altre persone. Tremò al pensiero del male che avrebbe ancora commesso il Burattino senza cuore. Lui aveva provato ad aiutarlo e ora non poteva far altro che mettere in salvo se stesso, aveva già vissuto tanta violenza e vissuto tanto dolore da non poterne più. Non voleva finire come Viola o come Lucignolo.

In un angolo accanto al camino vide un pezzo di legno dalle strane sembianze antropomorfe e un biglietto “non mi cercare mai più, mai più” né un grazie o una parola affettuosa…

Gepy prese il pezzo di legno e lo buttò nel caminetto. Subito si sparse nella stanza un buon profumo di resina, Gepy diede la colpa al fumo delle sue lacrime, si disse che con il tempo avrebbe dimenticato di avere avuto per figlio un burattino di nome Nessuno. Un giorno avrebbe dimenticato. Il fuoco bruciava e Gepy piangeva.

Fine

(in grassetto le parole originali del Pinocchio di Collodi)

Tempo che è trascorso inseguendo il niente.

Sono trascorsi 6 anni da quando l’ho conosciuto. Ho sempre pensato che un giorno avrei incontrato mio figlio, chissà poi perché.

E così mi sono illusa che fosse lui. Cosa è cambiato?

Niente in conclusione: avevo niente prima, avevo niente durante quegli anni che sono stata vicino a Nessuno, e ora ho niente ora che tutto è finito.

Niente è proprio un bel risultato.

Ho 6 anni di più e un’illusione di meno.

L’esperienza con il narcisista è stata devastante. Ti lascia una ferita che stenta a rimarginarsi. Non riesco neppure a spiegarla per quanto è profonda. Ho compreso anche la mia dipendenza affettiva e me ne assumo la responsabilità per quanto mi riguarda e la sto curando, rinunciando a qualsiasi attaccamento umano. Sto nella mia solitudine e basta.

Non ho più sogni, né illusioni, né aspettative, e ciò è positivo, ho ancora paura e incubi notturni, piano piano tutto sfumerà come del resto questi 6 anni senza senso.

Penso solo al mio lavoro e a sopravvivere, come tutti, in questo momento.

E aspetto, aspetto di tornare a stare bene.

Il burattino Nessuno. Nono capitolo. Nessuno ritrova Viola.

Nono capitolo. Nessuno ritrova Viola

Per qualche mese, dopo lo scioglimento della compagnia, Nessuno visse di rendita consumando i guadagni degli spettacoli di burattini. Frequentò una famosa località marittima per una lussuosa vacanza.

Una mattina, sulla spiaggia, vide una folla agitarsi e chiamare i soccorsi per un poveretto su una barchetta in difficoltà al largo.

“Cosa è accaduto?” si informò Nessuno curioso.

E’ accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figlio, è voluto andare a cercarlo di là del mare…”

Lo aveva cercato dappertutto e ora aveva preso il mare, avevano cercato di dissuaderlo, spiegandogli i pericoli, tanto più che le acque erano infestate dagli squali. Quel vecchio, il cui nome era Gepy, non aveva voluto sentir ragione e così era partito.

Le sue ultime parole erano state il mio buon figliolo … ha bisogno di suo padre…

I bagnanti erano concordi… affogherà di certo, non può farcela, sta per salire il temporale.

Allora Nessuno si lanciò in mare e prese a nuotare per raggiungere il vecchio.

Gridò “Voglio salvare il mio babbo!”

La folla sulla battigia era su di giri, quel ragazzo era un eroe! Che coraggio, che spirito di sacrificio! Ecco un figlio che amava suo padre!

Ben presto sia il ragazzo che il vecchio furono sovrastati dalle onde e siccome il temporale stava per scatenarsi, in spiaggia la gente sparì.

Gepy scomparve tra i flutti ingrossati e Nessuno fu rigettato sulle sponde di un’isola sconosciuta, dove fu soccorso dai bagnanti, si finse in stato confusionale e coi vestiti lacerati prese a chiedere l’elemosina.

Nessuno chiedeva l’elemosina come il più povero dei poveri.

La gente vedendolo commentava non hai vergogna figliolo, sei giovane e forte, piuttosto cerca un lavoro. Molti gli offrivano dei lavoretti che Nessuno rifiutava finché una ricca signora gli domandò di aiutarlo a portare a casa le borse della spesa. Lui finse di non riconoscerla, ma si trattava di Viola, la signora che lo aveva salvato dall’impiccagione. Viola era felice di averlo ritrovato. Aveva tanto pregato per il suo bene e di poterlo rincontrare. Ella lo amava molto, come il figlio non aveva mai avuto con Gepy. Sperava tanto che lui un giorno potesse volerle un poco di bene.

In cambio dell’aiuto con la spesa, Viola gli preparò un buon pranzo. Soddisfatto, Nessuno le disse sorridendo: ora vi riconosco…

Come è che chiedevi l’elemosina come un qualunque fannullone e invece sei un ragazzo forte ed intelligente, dovresti tornare a studiare. Che ne dici?

La donna credeva in Nessuno, al suo cuore buono e puro di fanciullo e non poteva immaginare quanto male egli avesse già commesso.

“Ti voglio bene, Nessuno, e ti ho perdonato per il bene immenso che ti voglio e poi io credo che tu sia buono, solo che tu non lo sai… Io sono felice di averti ritrovato…”

“Oh Viola, sapeste quanto ho sofferto… non fatemi più piangere! Se sapeste! Ho pianto tanto, ho patito tanto. Per avervi lasciato. Io volevo scrivervi ma ho sofferto tanto e proprio non potevo scrivervi, capite che non potevo, ero uno straccio…Vi voglio bene anche io, ma ve lo dirò una volta sola e questa varrà per tutte le altre volte, finché non avrò cambiato idea.”

Non era affatto vero, Nessuno ne aveva combinate di cotte e di crude, sapeva che Viola era facilmente manipolabile e farle compassione era la via più veloce per riconquistarla.

“Perché sei scappato l’altra volta? “

“ Io ho avuto solo paura. Viola, mio dio… tu hai la faccia così buona. Scusami per avere avuto paura. Sapessi quanto ho pianto e sofferto. Ma i discorsi sull’amore mi hanno fatto paura. Mi fanno paura quelle cose perché poi io resto fregato. Io resto con te se non parliamo mai più di amore. Hai la faccia buona, hai gli occhi di pace.

Ti ho pensata sempre, comunque. Io sono un burattino ma non dimentico niente.”

“Scapperai ancora? non farlo mai più, io potrei morirne….”

“Tu devi capire che io sono un burattino senza cuore, non sono addomesticato come gli altri bambini. Io scapperò molte altre volte. Ma non mi dimenticherò mai di te.”

“Non mi dimentichi…. però mi hai fatto soffrire.”

“Ci sono giorni che proprio io ho bisogno di nessuno. E sai cosa? Che sto bene così. Sto bene così. Senza legami, senza affetti, senza cose complicate che un burattino come me non capisce. Un burattino si intende di scherzi, di salti, di corse, di maschere, di teatro, ma non capisce la vita vera, e non capisce l’affetto e l’amore. Ma io sto bene così. Io sono fatto così. E non voglio cambiare, perché se cambiassi non sarei più io. Non sarei più io, e io mi voglio bene così. Tu vuoi cambiarmi?”

“No, non voglio cambiarti. Ti accolgo come sei, ti ho accolto allora, poi sei fuggito, ho accettato che tu mi facessi del male, ora sei qui, mi farai altro male, e lo accetto, e me ne assumo il rischio.”

“Se vuoi andare d’accordo con me, allora ricordati di non contraddirmi mai, dammi sempre ragione, perché io ho sempre ragione.”

“Va bene, vorresti riprovare a diventare un ragazzo vero?”

Nessuno aveva un aspetto infantile e immaturo ma in realtà era smaliziato e per nulla innocente. Capì che poteva sfruttare la situazione ancora una volta a proprio vantaggio e stette al gioco.

Vorrei crescere e diventare grande, ma come si fa? Ma come è che io paio ancora un bambino?

Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini, muoiono burattini.” rispose Viola

Sono stufo di far sempre il burattino! Sarebbe ora che diventassi anch’io un uomo… mi sembra che ora i tempi siano maturi… Vorrei tornare a studiare, farò quello che vorrete, cara Viola, voi siete sempre stata gentile con me, non andrete mai via da me, vero?”

“No, io starò sempre con te e tu ….mi lascerai ancora?”

“No… se voi sarete sempre così gentile e buona con me…”

“Le promesse vanno onorate, lo sai? Si fa presto a promettere…”

Ma io non sono come gli altri: io, quando dico una cosa, la mantengo. Io sono molto categorico, mai è mai, sempre è sempre. Io studierò, io lavorerò, farò tutto quello che mi direte, perché, insomma, la vita del burattino mi è venuta a noia, e voglio diventare un ragazzo a tutti i costi. Me lo hai promesso, non è vero? E voi mi aiuterete senza pretendere nulla in cambio?”

E così, grazie a Viola, Nessuno completò gli studi e si laureò con 110 e lode.

La scuola non fu facile per lui. Sempre dissidi e liti con gli altri, perpetrava atti di bullismo sui più deboli sempre sfruttando le opportunità e mantenendo una facciata integerrima, fu coinvolto in diverse risse ma Viola pagò la cauzioni per farlo uscire dalla cella e pagò i migliori avvocati così che Nessuno non ebbe più problemi di giustizia.

Viola lo credeva buono, un giovane da aiutare perché credeva che Nessuno fosse degno di fiducia.

Viola volle organizzare una festa di laurea per Nessuno per celebrare il suo successo.

“Come ti sei permessa di organizzare una festa? Io ti avevo già spiegato che queste cose qui non mi piacciono, i regali e tutte queste cose. Mi infastidisce tutto ciò e soprattutto come ti permetti di entrare nel mio campo di influenza, contattare i miei amici, chiamare i miei contatti. Viola hai superato il limite, e lo sapevi che io odio questo genere di cose. Mi hai proprio stancato, ma cosa ti sei messa in testa di essere mia madre? La devi smettere altrimenti io ti denuncio per stalking. Ma come ti sei permessa? Guarda io ci metto un minuto per scappare…”

“Ti prego di perdonarmi, pensavo saresti stato contento. Perdonami. Io ti amo come una madre, pensavo che tu cercassi una madre, io cercavo un figlio da amare e da curare.”

“Ora basta! Stai zitta! Mi hai proprio stufato! Tu non sei mia madre e io non sono tuo figlio. Mi fai schifo. Non devi permetterti mai più di cercarmi o di contattarmi o te la farò pagare duramente. Non ti permettere più di disturbarmi con le tue assurdità e di darmi noia che io ho già i miei pensieri e di una come te non so che farmene, tanto più che ho già pronte altre persone con cui rimpiazzarti. Ma vai a giocare con le bambole e lascia stare il burattino Nessuno. Mi hai capito Viola? Mettitelo bene in testa, non ti permettere o ti uccido. Sai che non scherzo, se dici una parola vado alla polizia e ti denuncio per stalking, lo sai che ne sono capace. Non sei la prima che ho ridotto in miseria, quante ne ho ricattate! Mi dispiace che tu alla fine sei onesta e anche tanto stupida ed ingenua.”

Quella notte, nemmanco a dirlo, Nessuno scartò Viola definitivamente, ormai non le serviva più, da tempo aveva pronto un piano B. Già da qualche mese era in contatto con una famiglia, si era lavorato ben bene la madre di questa famiglia con moine e dolcezze, e tante false promesse, e ora era il momento di lasciare Viola per trasferirsi a casa di quella famiglia, per installarsi presso di loro come un virus e succhiare la loro splendida vita. Che se ne andasse al diavolo quell’isterica donna di Viola, che non poteva avere figli. Era totalmente stufo di lei, se ne andò senza un saluto di congedo o un ringraziamento.

(in grassetto le parole originali del Pinocchio di Collodi.

Nessuno prosegue la sua manipolazione nei confronti di Viola, che al momento opportuno scarterà senza pietà. Il narcisista è privo di qualsiasi tipo di empatia.)

Il burattino Nessuno. Ottavo capitolo. Nessuno si stanca e se ne va.

Ottavo capitolo Nessuno si stanca e se ne va

Un giorno, come era prevedibile, Nessuno si stufò di quella vita, sciolse la compagnia, i buoni amici piangevano e lo imploravano di non privarli di un lavoro, che senza di lui avrebbero stentato a vivere, che lo amavano e che si sarebbero tagliati un braccio per dimostraglielo. Egli fu granitico. Tenne con sé solo Lucignolo, il suo preferito, che ogni tanto scartava e poi richiamava a sé per testare la sua fedeltà o semplicemente per divertimento, per il gusto di vederlo strisciare ai suoi piedi e chiedergli perdono per cose mai commesse. Nessuno lo reputava un ragazzo molto stupido e inferiore, prendeva per oro colato tutte le sue parole. Che stupido, appena posso troverò il modo di liberarmi anche di te!

Un giorno, completamente stufo di lui, lo vendette al mercato come una bestia. Lucignolo diceva ancora ti voglio bene ma lui era del tutto insensibile e inflessibile, non sentiva il suo cuore era sordo perché lui era un burattino, anzi il capo dei burattini, il burattinaio supremo e non aveva un cuore capace di umana pietà.
E mentre Lucignolo implorava, Nessuno rideva e godeva della sua sofferenza, e si sentiva di nuovo selvaggiamente libero. Era libero, libero, libero! Anche da quello stupido che gli diceva ti voglio bene. Per lui era stato solo un oggetto di cui si era servito nei momenti in cui aveva avuto bisogno di sfogarsi un pochino, era stato solo un gioco nei momenti in cui aveva avuto bisogno di compagnia. Il gioco era finito. Anzi si era stancato, si era proprio stufato.

Lui era libero! Ed era il migliore di tutti! Persino di Giangiacomo! Era in pieno delirio di onnipotenza.

Nessuno aveva sempre in mente un piano B, e anche un piano C e D, con meticolosità li pianificava a tavolino per averli sempre pronti al bisogno, lui sarebbe sempre caduto in piedi. Quando incontrava qualcuno, capiva fino a che punto poteva servirsene e individuava i punti deboli su cui l’avrebbe ricattato, già pianificava la fine del rapporto di uso di quella persona.

Lucignolo era nato schiavo e come tale sarebbe morto. Del resto che colpa aveva lui se Lucignolo era un debole? Era sua la colpa e chi è colpa dei propri mali pianga se stesso. Lui usava gli altri perché essi si lasciavano manipolare, che colpa aveva se ciò era il suo dono, saper manipolare gli altri? E poi aveva bisogno di energia per andare avanti perché in fondo lui era un burattino, anche se era il migliore!, senza cuore, senza empatia, senza senso di pietà alcuna. Aveva rimorsi ? No. Soffriva? Ma fatemi il piacere… Era felice? No, non lo sarebbe mai stato perché era incapace di amare. Gli altri erano solo un fastidio o un mezzo per raggiungere i suoi obbiettivi. Un fastidio da scacciare e schiacciare come una mosca, un mezzo da usare finché erano buoni a quell’uso… nel mondo c’erano tante persone deboli e fragili da incantare e da ridurre a schiavi e poi buttarli nell’immondizia come rifiuti umani.

Aveva raccolto Lucignolo dalla strada, era un orfano, cercava da vivere tra i rifiuti, pensava di essere egli stesso uno scarto della società, un rifiuto tra i rifiuti. Nessuno lo prese, lo instradò alla prostituzione, lo fece diventare un travestito, lo sfruttava e Lucignolo gli era grato perché lo aveva tolto dalla strada e lo aveva valutato. Non era più un rifiuto, Nessuno lo aveva accolto. Nessuno ne aveva abusato e lo aveva fatto abusare. Lucignolo gli era grato perché aveva trovato qualcuno che non lo aveva trattato come un rifiuto, perché Nessuno gli regalava l’illusione di essere suo amico. Lui lo amava, quanto sperava che un giorno Nessuno avesse potuto apprezzare la sua devozione e ricambiare questo suo infinito amore. Lucignolo si accontentava di un’illusione. La pagò cara questa illusione. Solo nel momento dello scarto finale, si rese conto, amaramente, di tutto. Nessuno l’aveva solo usato e aveva sempre disprezzato il suo amore. Lucignolo era tornato ad essere lo scarto degli scarti, il rifiuto dei rifiuti. Si sentì morire. Ma fu un momento, Nessuno lo vendette senza pietà, gli disse te la sei cercata, no? Io ti avevo detto di non amarmi, che non valeva la pena, addio Lucignolo. Questo fu tutto. Lucignolo piangeva come un vitello portato al mattatoio.

Qualche mese dopo, Nessuno venne a sapere che Lucignolo non aveva retto, che si era suicidato. Nessuno non ebbe alcuna emozione, o alcun rimorso, o alcun senso di colpa, ebbe un ghigno e disse ho proprio fatto bene a disfarmene, non valeva niente. Dirò una preghiera per lui, amen! E anche di questa zecca mi sono liberato!

Il burattino Nessuno. Settimo capitolo. Nessuno e Il paese dei balocchi

Settimo capitolo Nessuno e Il paese dei balocchi

Nessuno trovò la gatta che chiedeva la carità per la via e venne a sapere che la volpe era già caduta in disgrazia e si era venduta la coda e un rene, perché le persone cattive alla fine non vanno avanti e si condannano da sole, non è sempre vero ma qualche volta succede. Quindi pensò a come far fuori Giangiacomo, per il quale provava solo odio e disprezzo. Sparse la voce che desiderava creare una nuova compagnia teatrale, molti burattini tradirono Giangiacomo allettati dalle false promesse di Nessuno. Giangiacomo si ritrovò ben presto senza i suoi burattini e senza le sue ragazze, senza di loro non aveva più niente e così fu costretto a svendere il suo tendone, e naturalmente l’acquirente che gli si presentò fu proprio Nessuno. Alla firma del contratto Nessuno gettò dell’acido sugli occhi di Giangiacomo, che cieco e abbandonato da tutti, andò presto in miseria e per la vergogna si buttò sotto ad un treno. Nessuno si sentiva onnipotente, ora era lui il gran burattinaio! Nessuno intitolò la sua compagnia Il paese dei balocchi. Organizzava letture ad alta voce, animazioni varie con le ragazze, e spettacoli teatrali di burattini. Siccome molti non sopravvivevano a causa del trattamento che riservava loro, egli cercava sempre nuove leve e reclutava i suoi nuovi burattini da ammansire e ridurre in schiavitù dalla strada. Erano gli scarti della società, poveri ragazzi senza casa e famiglia, o con malattie mentali, con false promesse di soldi e di successo egli riusciva facilmente ad attirarli a sé e ad asservirli, come poveri asinelli da circo. Nessuno ora era più potente di Giangiacomo e persino dell’omino che trasforma i bambini in somarelli. Si sentiva onnipotente. La sua compagnia girava si paese e in paese, gli spettacoli erano 3 , uno al mattino, per i bambini che non andavano a scuola, uno al pomeriggio e uno serale, era sempre sold out e alla fine di ogni spettacolo il burattinaio era adorato come un dio dal pubblico e dai suoi burattini. Come appariva buono dolce e onesto all’esterno, quanto bene faceva ai suoi burattini e quanto divertimento portava nella vita delle persone e delle famiglie che venivano agli spettacoli. Tutti volevano stringergli la mano, portargli un regalo, e anche ospitarlo a casa loro. Quanto appariva un buon giovane, istruito, sensibile, affabile che tanti facevano a gara per averlo anche solo a cena insieme a loro. Egli però sceglieva con attenzione le persone da cui farsi ospitare, spesso le più ricche famiglie che in qualche modo poteva sfruttare al meglio per le sue ambizioni. Così a turno veniva ospitato in famiglie che lo rispettavano e lo trattavano come un ospite prezioso, ed era amato e stimato. Appariva come un uomo buono che aveva salvato ragazzi dalla strada e aveva dato loro un lavoro. Agli spettacoli la gente applaudiva fino a spellarsi le mani, e le lacrime delle mamme non mancavano mai. E così egli si avvicinava alle famiglie e faceva in modo di farsi accogliere, raccontando di non avere avuto una famiglia normale e di aver sofferto molto, di avere avuto un padre ubriacone, e una madre deplorevole che lo aveva abbandonato appena nato, e un secondo padre adottivo che aveva abusato di lui, e diceva che avrebbe speso la sua vita per aiutare gli altri, e il teatro era un modo per togliere i ragazzi dalla strada e dargli un’opportunità. Nonostante tutte le avversità e i maltrattamenti subiti Nessuno era rimasto con il cuore buono. Tutti si commuovevano alla sua storia e le famiglie facevano a gara ad ospitare una persona così sfortunata e altruista. Inoltre coi bambini era bravissimo, li faceva divertire, le mamme si innamoravano di lui, i padri lo rispettavano e lo esortavano a non arrendersi mai, a proseguire con il suo lavoro. Il burattino Nessuno incarnava la maschera di una persona pura, innocente e buona che avrebbe voluto una famiglia ma ancora non aveva trovato una fidanzata. Questa la sua facciata di purezza e bontà. I suoi burattini sapevano bene che era solo una maschera, non potevano ribaltare la sua facciata onesta, chi li avrebbe creduti? Avrebbero creduto a loro che erano stati scarti di società o a quel giovane così buono brillante e caritatevole? I suoi burattini erano trattati alla stregua di schiavi, nutriti quel che bastava per farli stare in salute, e controllati e dominati dalla paura. Bastava una sola parola detta male, che Nessuno rivelava la sua vera natura, la punizione di solito consisteva in un lungo periodo di silenzio punitivo o nel peggiore dei casi nell’esclusione totale dal gruppo, in altre parole la morte. Con Nessuno non vi erano vie di mezzo, o era bianco o era nero. Alcuni ragazzi sparivano dalla compagnia da un giorno all’altro e nessuno osava fare domande dove erano finiti. Ma tutti sapevano e avevano paura. Nessuno li vendeva ai commercianti di organi. I suoi burattini erano oggetti, bambole rotte, e se non gli servivano più o gli venivano a noia, se ne sbarazzava senza pietà e rimorso. Erano oggetti intercambiabili. In pubblico li chiamava i miei buoni amici, la mia famiglia. In privato li vessava con ogni genere di umiliazione fisica e psicologica.

Con alcuni, per tenerli sottomessi, minacciava di venderli solo per il gusto di sentirli supplicare e di vederli strisciare sotto ai suoi piedi come vermi che poi avrebbe schiacciato in un secondo tempo. Infatti non erano sempre gli stessi ragazzi, dopo qualche mese rinnovava la compagnia, tenendo pochissimi fedelissimi che aveva reso completamente schiavi. Tra questi Lucignolo, che si era anche tagliato due dita della mano, per dimostrare la sua fedeltà. Lucignolo lo amava, Nessuno lo disprezzava ferocemente ma lo teneva presso di sé solo perché era certo della sua fedeltà.

In ogni città veniva invitato a cena e a soggiornare presso le famiglie che letteralmente lo adoravano. Nessuno disprezzava tutti ma se ne serviva per nutrire il proprio ego e aumentare in modo esponenziale il senso di onnipotenza che lo faceva sentire su di giri, come fosse drogato. Continuava anche il commercio della droga usando come corrieri i suoi ragazzi e a volte egli stesso li denunciava per sbarazzarsene quando gli erano venuti a noia.

Con diverse mamme e ragazze aveva delle relazioni intime che troncava bruscamente per poi ricattarle.

Nessuno amava i soldi come niente altro al mondo.

Delle persone non gli importava, francamente, un fico secco. Non voleva essere amato, voleva il controllo e il potere sugli altri. E la loro energia, fino a sfinirli, e a buttarli via come giocattoli rotti quando si stancava, e lui si stancava presto di tutti, senza eccezione

Cari giocattoli siete pronti a giocare?

Questa frase terrorizzava i suoi burattini eppure tutti accorrevano e speravano di essere i favoriti, i prescelti del momento perché vivevano in uno stato di profonda angoscia e di paura nei confronti del Burattinaio, che aveva su di loro potere di vita o di morte

Il nostro cammino dopo la dipendenza affettiva e il narcisismo patologico

Abbiamo amato persone che non meritavano. Avremmo dato tutto per loro. Glielo abbiamo dato, liberamente e gratuitamente. Probabilmente sono state le persone che abbiamo amato di più nella nostra esistenza, e non vivremo mai più un amore così pieno e devoto e compassionevole. Essi non hanno saputo o potuto vedere la qualità del nostro amore, l’hanno usata e disprezzata, ma dobbiamo sapere che non è colpa nostra, della nostra qualità d’amore, non è colpa nostra. Non possiamo guarire chi non vuole e l’amore non basta. Io li perdono. Nel senso che non ho più tristezza o amarezza verso di loro. Sto in pace. Qui nel mio cammino. Le nostre strade si sono divise per sempre.

Non ci hanno ucciso. Anche se in certi momenti siamo stati così vicini al vuoto…

Ci hanno rinforzato nella nostra determinazione ad andare verso la Luce e alla Verità.

Ora che sappiamo abbiamo più strumenti per riconoscere il male e scegliere la nostra strada di Luce per collegare il nostro amore a quello del Tutto.

Ti ho perdonato

Ti ho perdonato e ti auguro ogni bene. Ma ora ho il dovere di pensare al mio bene. Io scelgo il bene, la verità e la luce. Per questo ti perdono e chiedo ho chiesto perdono io pure per aver contribuito a creare in me e negli altri una disarmonia.

Il burattino Nessuno. Sesto capitolo. Viola aiuta Nessuno

Sesto capitolo. Viola aiuta Nessuno

Nessuno credette di avere un’allucinazione quando vide una luce violetta avanzare verso di lui…

Nessuno, vuoi avere un cuore vero, capace d’amore? Diceva nel silenzio e nel buio quella luce.

La luce violetta era la torcia che illuminava il sentiero di una nobildonna che tornava, con il suo fedele seguito, alla sua casa nel bosco. Era stata via in viaggio per tantissimi anni.

Salvatemi , gentile signora, mi sembrate molto buona e delicata, aiutatemi…

Il fuoco fu spento e il burattino salvato e condotto a casa dalla signora dove gli furono prestate le prime cure mediche.

I medici interpellati furono concordi nel diagnosticare una severa forma depressiva e una personalità border line, gli fu consigliato l’uso di ansiolitici e di antidepressivi.

Nessuno rifiutò di assumerli, perché sosteneva che essi avrebbero modificato la sua personalità e il suo cervello, e lui si amava così come era e non poteva rinunciare ad essere se stesso. Chiese a Viola di aiutarlo a riprendersi, di aspettarsi solo il suo ringraziamento e nulla più. Non era il caso che lei avesse delle aspettative su di lui. Mai avere delle aspettative.

La donna compassionevole accettò di aiutarlo a guarire senza volere nulla in cambio.

Nessuno, appena ripresosi un poco, iniziò a dire che Gepy lo maltrattava e che la gatta e la volpe avevano ordito un complotto contro di lui per metterlo in cattiva luce presso il buon signore Giangiacomo.

“Giangiacomo non è un uomo rispettabile, quanto a Gepy era un uomo dolce ed onesto quando lo lasciai, non abbiamo avuto figli e il nostro matrimonio finì a causa di ciò, come è che ha avuto te? Un burattino di legno senza un cuore?”

“E’ colpa del vecchio spilorcio se non ho un cuore, la colpa è del vecchio ubriacone. Si è dimenticato di fornirmelo.”

“Non parlare così di tuo padre.”

Nessuno insistette e raccontò che Gepy era manesco e lo picchiava, che lui non era che una vittima, che non aveva amici, che non aveva una famiglia che lo amava, che a scuola lo prendevano in giro e subiva atti di bullismo e tutto perché era un burattino ma lui che colpa poteva avere… e così aveva incontrato Giangiacomo che gli aveva dato dignità e un senso per cui vivere.

La donna disse: Ci sono bugie dalle gambe corte e bugie dal naso lungo.

E si mise a fargli la morale, una cosa che Nessuno non poteva sopportare e già aveva in mente un piano per sganciare quella donna che si era messa in testa di volergli bene come una madre e di aiutarlo.

Nessuno non vedeva l’ora di rimettersi in forze e di scappare da quella bigotta, osservava la ricchezza della casa e pensava al modo in cui spillare soldi alla donna che lo aveva accolto, così stette al gioco, finse di riconoscere i propri errori e promise di cambiar vita e che in fondo in fondo era tanto riconoscente al suo caro babbo Gepy che aveva lavorato tanto per poterlo mandare a scuola e che lui aveva deluso e che avrebbe voluto avere una seconda possibilità per rimediare ai suoi errori … insomma la solita storia di bugie e promesse senza un fondamento.

“Vedo in te un lato oscuro, Nessuno, in parte mi spaventa, in parte mi attrae, perché senza ombre non può esistere la luce.”

“Sì è vero che sono oscuro, a volte lo sono anche a me stesso.

Ma alle cose oscure basta poca luce e sembrano tutte illuminate.

A me basta una candela piccola piccola per sentirmi tutto illuminato.”

Viola che credeva che il burattino avesse un animo nobile e gentile, gli disse:

“Io so che tu hai una grande luce e un grande amore dentro, datti tempo e vedrai quante cose belle hai dentro, io ti darò tutto il tempo necessario. Ti aspetterò, perché ti voglio bene, e ti rispetto.”

“Sai, Viola, io sono stanco di essere un burattino, sono stanco di non essere mai parte di nulla, sono stanco la notte di guardare le finestre illuminate e di immaginare le persone felici e le famiglie che sono contente, io sono stanco…”

“Se vuoi ci sono io, io posso amarti come una madre, anche se non lo sono di fatto, ho perso un figlio tempo fa… a me manca un figlio, e a te non manca una madre?”

“Viola io ho capito che tu sei una donna che pensa prima al bene degli altri che al proprio, tu sei molto delicata ma non sei mia madre. Io non ho bisogno di nessuno, a me basta davvero molto poco.”

Viola non voleva farsi vedere piangere, e così spinse indietro le lacrime e gli sorrise dolcemente:

“Io ci sarò sempre per te.”

“Sai, Viola, io vorrei una famiglia che mi ama, ma poi le cose finiscono e io ci resto male, così non mi affeziono ad alcuno perché se lo facessi resterei fregato e io sono un essere libero e indipendente. Queste cose qui d’amore, le tue parole d’affetto, per esempio, mi fanno terrore, non sono cose adatte a me, i sentimenti sono irrazionali ed io devo tenere tutto sotto controllo, non importa cosa pensano gli altri di me, che io sono anaffettivo o antisociale ma io ho bisogno solo di me stesso, di pensare che ho me stesso su cui contare e nessun altro. Per un burattino come me, i sentimenti e queste cose d’amore sono complicate da gestire e a me non servono. Io sono estremamente razionale e iperrealista. Io sono un burattino. Senza cuore. E sono il burattinaio di me stesso. Se dico che ti voglio bene è solo perché tu mi ascolti e sento che non mi vuoi cambiare, quindi cara Viola, butta le medicine, io non le prenderò.”

“Va bene”, disse Viola nascondendo dentro il profondo affetto che provava per Nessuno, ora aveva compreso che doveva nascondergli il proprio sentimento altrimenti egli l’avrebbe lasciata.

Nessuno stava già pensando di lasciarla, perché se tutte le cose belle finiscono per quale motivo subirne la fine? Tanto valeva programmarne la fine e quindi esserne lui il burattinaio capo.

Una volta che fu tornato in forze, rubò alcuni oggetti preziosi e se ne andò, non le lasciò scritto neppure un bigliettino con un grazie o un arrivederci, non provava per lei alcuna gratitudine e non pensò neppure per un secondo al male che le faceva scappando via in quel modo.

La donna rimasta sola e molto delusa della fuga di Nessuno, si ammalò gravemente. Avrebbe tanto voluto che lui le ricambiassi un poco di quel bene che lei gli voleva. Tentò di ritrovare il burattino per chiedergli, se non altro, cosa avesse sbagliato con lui, ma di Nessuno si era persa ogni traccia.

(Nessuno manipola Viola, facendo leva sul suo senso materno. Viola è una persona molto empatica, la vittima perfetta di un narcisista, facile da usare come fonte d’energia, da usare e scartare a seconda del momento, ora Viola gli serve per riprendersi dal brutto momento, ora non gli serve più, è guarito e si è stancato della donna e del suo amore non sa che farsene. Non può né capirlo né averne compassione perché lui è un burattino senza cuore. Il narcisista è un bugiardo seriale e le sue promesse sono senza fondamento, egli non ha alcuna intenzione di mantenere ciò che ha promesso. In grassetto le frasi originali di Collodi.)

Il potere della verità

Se vivi nel cuore della verità, non devi aver paura di perderti o di perdere qualcosa o qualcuno. Se vivi nel cuore della verità hai intrapreso un cammino di luce. Solo la verità conta. Segui il cuore della verità. Ti porterà alla libertà.

Questo pezzo di viaggio si è concluso.

Questo pezzo di viaggio si è concluso.

Ho ripristinato la verità dentro di me, l’ho compresa e perdonata, ora lascio andare.

Ho capito la mia dipendenza affettiva.

Al di fuori di ogni giudizio.

Lascio fluire il mio amore senza attaccamento.

Lascio libera me e l’altro essere da ogni legame energetico che si era creato e per ogni disarmonia che la mia dipendenza ha determinato.

Il mio viaggio può proseguire.

Prego per me e per lui.

Comprendo il significato profondo di queste frasi.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

Mi dispiace, perdonami, grazie, ti voglio bene.

…….

Lettera del 14 luglio 2019

Ecco pubblico anche la mia lettera che inviai il 14 luglio 2019, la stessa notte morì la giovane figlia di una mia amica, ed io persi lui. Ecco la mia lettera, la pubblico per chiarezza e sincerità. La mattina fui bloccta e mi fu applicato il trattamento del silenzio.Ovviamente lui aveva già pronte altre persone con cui sostituirmi. Mi aveva già lentamente svalutata. E io non capivo ma sentivo che c’era qualcosa che non andava e pensavo di non essere io all’altezza. È stato un’amicizia di 5 anni, solo virtuale, alla luce del sole, tutti i miei famigliari e amici ne erano a conoscenza. Per me era una cosa bella onesta e pulita. Non avevo altre aspettative che un poco di affetto in cambio, avevo pieno rispetto della sua vita, invece lui mi aveva solo sempre usata e disprezzata.

Sia ben chiaro che io non scrivo a persone di solito. Anzi. Mai.

In lui avevo visto un figlio a cui voler bene, a cui dare supporto e ascolto, e a cui pensare. Nient’altro.

Avevo molta cura verso questa persona in quanto oltre ad essere autistica la ritenevo molto sensibile. È una lettera molto ingenua, io ancora non sapevo nulla del narcisismo patologico e della dipendenza affettiva.

È stato l’affetto più grande della mia vita. L’affetto per un figlio.

” Sono mie riflessioni personali, che condivido con te per chiarezza .
In tutti questi anni ho sempre ricercato la tua amicizia.

All’inizio ai tempi del forum ti scrissi non so quante mail perché pensavo che solo dopo un 4000 mail avrei potuto avere l’onore di diventare tua amica, che solo dopo 4000 mail io mi sarei guadagnata la tua fiducia. Mi avevi parlato di quella famiglia con cui vi eravate scritti 3600 mail e che finalmente vi incontravate…e pensai allora anche io devo mandargli tot email finché non si fidera’ di me….perché pensavo che eri davvero una persona preziosa con tantissime cose belle dentro, un intero universo. Non sapevo nemmeno come ti chiamavi, non appariva il tuo nome in ciscriviamoqui. Trascorsero quasi due anni prima di incontrarti a Roma, poi un anno, poi 9 mesi di silenzio in cui per il dolore di essere considerata una stalker mi vennero le macchie bianche sulle mani e non vanno via (tutte le volte che mi guardo le mani provo quel dolore, cioè sempre).
Pregavo ogni notte per il tuo bene, che tu trovassi amici, che realizzassi i tuoi sogni e che tu fossi felice e ti pensavo sempre per non lasciarti mai solo perchè dicevi che tutti se ne andavano e ti lasciavano solo
Trascorse ancora un anno prima di sentire la tua voce al telefono ma ancora oggi io non ho il permesso di telefonarti, non ho il permesso di inviarti un regalo perché non vuoi sentirti in debito oppure pensi che io voglia qualcosa in cambio? Non voglio nulla. Neppure gli auguri per il compleanno (anzi mi è scappato di dirlo, la prossima volta sto bene attenta a non dirlo a nessuno, neppure al mercatino), non mi aspetto nulla. Solo le cose che vengono spontanee sono vere.Le cose non spontanee, tipo gli auguri di natale, sono false. Quindi non ha senso aspettarsi qualcosa, e se ci si aspetta qualcosa si sbaglia perché non si ha rispetto della libertà dell’altro. Ho anche capito che non ci incontreremo più. Ti rispetto.
E invece mi dispiace sinceramente quando le persone della famiglia X si dimenticano di farti gli auguri o non ti amano come dovrebbero
Ti auguro di incontrare tante belle persone che ti diano una vera amicizia, che tu possa incontrarle e fare cose con loro.
Quel “siamo amici così” mi ha letteralmente gelata e ho capito che sono solo un contatto virtuale. Non c’è bisogno di bugie bianche con me. Anzi fanno male perchè io per la mia educazione, fingo di crederci per non fare restare male l’altro.
Eppure constato con grande piacere quanto ti è naturale fare amicizia con queste mamme, subito entrate in contatto, vi telefonate, vi incontrate, ti mandano tranquillamente dei regali, ti considerano giustamente l’ottima persona che sei. Tu sei the best! In tutto! Ed io sono felicissima per te, che hai tanti amici, io ho sempre pregato per il tuo bene come fa una madre, prima per il tuo bene che per il mio.
Ma mi viene naturale farmi domande. Io mi chiedo perché?
Perché per me è stato così diverso e difficile avere l’onore della tua amicizia?Forse perché non sono una madre vera? O forse perché non sono capace io di essere tua amica? O forse non sono capace di dare la gioia che ti può dare una famiglia vera? E’ vero che io non ho niente di bello da dare. Non ho goodies. Non ho figli.
I doni che ti fanno i bambini sono i più belli.
Per ancora maggiore rispetto e delicatezza nei tuoi confronti, ho rimosso l’ amicizia su facebook e sto rimuovendo le amicizie in comune, in modo da evitarmi tristezza ma specialmente per ancora maggiore rispetto verso di te.
È molto triste sentirsi diversi dagli altri. È molto triste quando gli altri non rispettano o ignorano la tua sensibilità. Ti fanno sentire tutta sbagliata.
Il caso di quella Y è proprio una beffa. Io l’ammiravo tanto, leggevo il suo blog dove parlava dell’amore per il figlio. Io avrei voluto solo assomigliarle un po’, sapere come si ama un figlio, avere un figlio che mi amasse. Le scrissi anni fa, affascinata dal suo rapporto con il suo meraviglioso figlio, lei mi offese, dicendomi di farmi curare, io le scrissi ancora per darle solidarietà quando il secondo fidanzato la tradì. Non mi rispose più. Immagina che per me è una specie di beffa sapere che vi conoscete. Guarda che non è gelosia, tu meriti l’amore di tutti e di tutto il mondo!, ma è una cosa che si fa beffe di me. Per non parlare di altre persone che sono state davvero sgradevoli e irrispettose. Una addirittura mi chiese la carta d’identità!!! Temetti che fosse una poliziotta. L’altra mi chiese se mi era morto un figlio.
Fu molto poco delicato quella volta che mi dicesti che avevi scritto per me quel brano sull’amore incondizionato e poi subito lo pubblicasti richiamando l’attenzione dell’editrice… perché dirmi che l’avevi scritto per me? Non ce n’era bisogno. Fai benissimo a scrivere e a pubblicare i tuoi scritti. Sei uno scrittore molto fine e delicato. Tutti dovrebbero leggerti e apprezzarti.
Mi rendo conto che per me è difficile ciò che per gli altri è facile.
Ci sono stati episodi che mi hanno fatto riflettere tristemente e non ho detto nulla per rispetto di te. Rimprovero tutto solo alla mia esagerata sensibilità. Non sono cose per tutti.
Penso di non essere capace di essere tua amica. Ci ho provato. Davvero tanto. Non so più cosa sia l’amicizia.
Sei l’unica persona a cui scrivo.
Con infinito affetto, Antonella

Come l’alba tu invadi la mia vita

Come l’alba dischiude piano

I petali di rosa,

Così le tue piccole mani aprono, lievi, il mio cuore.

Figlio, infrangi ogni mia barriera,

Invadi la mia vita,

E la vai riempiendo

Di infinita tenerezza

Come un fiume che sempre scorre e mai di ferma

Guarda il cielo

Dirti quanto

Mi manchi è impossibile

Dirti quanto ti sogno

È indicibile

Dirti quanto ti amo…

Guarda il cielo

È infinito

Il burattino Nessuno. Quinto capitolo. Nessuno va all’inferno.

Quinto capitolo.

Alla meglio Gepy si riprese e tornò a casa ma trovò la porta sbarrata. Nessuno dalla finestra gridava:

” Ma che babbo siete che non amate vostro figlio e come osate rientrare a casa come un lurido mendicante, chiamerò di nuovo i gendarmi.”

Gepy con le lacrime che ormai non aveva quasi più implorava il suo perdono e gli diceva che gli voleva un bene immenso di padre, e Nessuno rincarò la dose:

“Ah è così allora dimostratelo, vivete per dimostrarmi che mi amate e per discolparvi dei vostri errori. Questa notte la passerete fuori, puzzate come il pelo marcio di una volpe in putrefazione, e consideratevi fortunato che non chiamo i gendarmi. Da domani, se non cambi i tuoi modi, tu non mangi più a tavola con me, sei un essere ignobile e schifoso, mi fai pena povero scioccone. So che sei andato dal mio babbo Giangiacomo, non ti permettere mai più di metterti in contatto con gente nobile come il Giangiacomo, che è uomo santo e irreprensibile mentre tu sei uno schifo di essere. Non ti permettere mai più di intrometterti nel mio campo d’influenza. E trovati un lavoro e ripulisciti, maiale! Non ti permettere mai più. Mi hai proprio stufato.”

La volpe che aveva gettato il povero vecchio nei liquami era l’amante della gatta più viscida e scaltra del circo. Un tempo prima dell’arrivo di Nessuno, esse erano le attendenti e le favorite di Giangiacomo, e ora erano cadute in disgrazia presso di lui essendo state rimpiazzate dal bel burattino che incantava ragazze giovani e bambini con il suo finto sorriso di legno. Esse erano gelose di Nessuno e meditavano vendetta. Stavano da tempo macchinando un piano per fargliela pagare duramente finché si presentò l’occasione giusta. C’era in programma una consegna di droga molto importante, Giangiacomo aveva affidato l’incarico a Nessuno insieme alla gatta e alla volpe, era una consegna di grande valore, e aveva scelto i suoi elementi migliori.

Affidò i denari a Nessuno con la seguente raccomandazione:

”Bada bene di non deludermi o ucciderò quel tuo stupido vecchio.”

“ Chi?”, rise Nessuno,” lui non vale nulla, voi siete il solo e unico babbo mio e vi devo tutto e per sempre sarò fedele a voi”

“Per sempre, che parola grossa Nessuno caro!”

“I miei sempre come i miei mai sono molto categorici! Mettetemi alla prova, carissimo babbo.”

“ Lo vedremo…”

Quindi Giangiacomo si rivolse alla gatta e alla volpe:

“Abbiate cura di Nessuno che non gli accada nulla e ubbiditegli in tutto.”

Infine chiamò Nessuno a sé e lo baciò sulla bocca.

Nessuno e le due prostitute partirono per il compito affidato, dovevano raggiungere il paese di Acchiappacitrulli dove era prevista la consegna ma avrebbero riposato per qualche ora dopo cena in un’osteria a metà strada perché il tragitto era molto lungo. La volpe mise una droga nel bicchiere di Nessuno e la gatta prese a lisciarlo per farlo andare a letto con lei e divertirsi un po’ visto che lui l’aveva sempre respinta. Nessuno si risvegliò seminudo in un letto, si rivestì e corse ad inseguire le due malandrine che lo avevano beffato, nelle prime ore del giorno attraversò la foresta dove si ritrovò come un pivello preso in un agguato dai briganti assassini, che lo derubarono di tutti i denari.

Così gabbato e deriso, Nessuno dovette tornare a testa bassa da Giangiacomo presso al quale cercò di scusare il proprio fallimento, facendo leva sui sentimenti d’amore che li legavano, ma il gran burattinaio ne fu disgustato e senza pietà alcuna ne decretò la morte.

“Tu non sei degno di essere mio figlio, gatta e volpe portatelo nella foresta, legatelo alla quercia e appiccategli fuoco e là lasciatelo e che vada all’inferno, ha sbagliato e ora paga con la vita.”

Nessuno prese a supplicare ed ad adulare il suo protettore.

Giangiacomo disse: “Mi hai stufato, mi sei venuto proprio a noia, ora basta, ringrazia che non ti strangolo io con le mie mani. Non vorrei sporcarmele, burattino rotto e senza cuore.”

“ E ora caro il nostro Nessuno hai ancora voglia di ridere?”, gli ghignavano dietro le due prostitute.

“Bastarde! Lasciatemi!”

Nessuno menava calci da tutti i lati ma fu imbavagliato e incaprettato, con le corde che gli sfregavano i polsi, appeso alla quercia e cosparso di benzina. Venne acceso il falò e il burattino iniziò ad ardere e dal fuoco veniva un fischio, l’odore di legno bruciato pervase tutta la foresta. Un grillo si posò sull’orecchio di Nessuno e gli sussurrò: non pensi al tuo babbo Gepy, all’amore che ti ha dato e a come lo hai ripagato? E a come sei finito, sei proprio solo un pezzo di legno da ardere… ora…

Aiutami Grillino, se mi aiuti io diventerò buono…

Il grillo scomparve e Nessuno rimase da solo a bruciare all’inferno.

(Nessuno si sente onnipotente e ha un ruolo di prestigio presso Mangiafoco, che gli affida un consegna importante ma non sempre le cose vanno nel verso giusto per un narcisista… )

Non mi amo

Ho avuto una dipendenza affettiva per una persona a cui volevo molto bene e nella quale avevo fiducia. Pensavo fosse autistico per questo l’ho aspettato e rispettato, invece si trattava di un narcisista patologico. La scoperta è stata dolorosa e uscire dalla mia dipendenza è un percorso molto lungo.

Non amo più me stessa.

Avevo tanto amore dentro e non sapevo che farmene. L’ho dato ad una persona che credevo, in buonafede, ne avesse bisogno. Io l’ho amato come una madre ama un figlio.

Egli mi ha scartato. Anzi è pronto per denunciarmi. Per questo da agosto vivo in uno stato di grave angoscia.

Tutto questo amore è stato svalutato.

Io sono stata svalutata.

Il mio modo d’amare è stato svalutato.

Se questo amore non valeva, significa che io non valgo.

Alla domanda se tu ami te stessa, sinceramente io rispondo di no e se io non mi amo, come posso essere amata?

Sono completamente svalutata dall’interno.

Mi sento vuota.

Come se non valessi dentro.

Io mi sento che non valgo.

Che l’amore che ho dato non valeva.

Questo in sintesi il pensiero di una dipendente affettiva.

Sembra facile voler bene a se stessi. Ma è la cosa più difficile da riimparare.

Ci provo ogni giorno.

Vorrei guarire da me stessa.

Il burattino Nessuno. Quarto capitolo . Gepy si reca da Giangiacomo

Quarto capitolo. Gepy si reca da Giangiacomo.

Gepy rabbrividì, respinse indietro le lacrime ed uscì. Trovò un lavoro di restauro di un tavolo e coi soldi guadagnati gli comprò un abito firmato, l’abbecedario e tutto il materiale affinché Nessuno potesse andare a scuola per istruirsi e diventare un uomo colto e stimato.

Coi vestiti nuovi, corse a specchiarsi in una catinella d’acqua e rimase così contento di sé, che disse pavoneggiandosi: Paio proprio un signore!

E l’abbecedario era proprio bello, gli dava un’aria intellettuale, chissà quante ragazze avrebbe fatto innamorare, e già rideva perché lui le avrebbe rosolate ben bene e poi le avrebbe mandate al diavolo. Innamorarsi che scemenza! Che noia erano le persone per lui! Gli recavano solo degli stupidi fastidi! Come sarebbe stato bello se tutti gli avessero ubbidito e dato ciò che desiderava, senza chiedergli nulla in cambio. Egli era incapace di provare qualsiasi sentimento di gratitudine o di compassione. Fossero tutti come Gepy, pronti a diventare uno zerbino in cui pulirsi i piedi! Invece le persone come erano stupide e noiose con le loro morali. Dopo il primo interesse, si stancava e se ne andava. Qualcuno persino lo inseguiva… che stupidi esseri da schiacciare senza pietà! Erano come dei vermi e lui un’aquila reale!

Nessuno era superiore a tutti. Per la sua intelligenza, la sua ironia, la sua bellezza… Era senza dubbio il migliore! E la sua immagine allo specchio gli rimandava proprio quella visione di se stesso,perfetto.

Gepy l’osservava e non sapeva che pensare, gli rispose:

“Davvero sembri un gran signore e sono contento di vederti contento, però tienlo a mente, non è il vestito bello che fa il signore, ma piuttosto il vestito pulito.”

“A tenerlo pulito ci penserai tu, non mi annoiare con questi stupidi pensieri. Se paio un gran signore , allora io lo sono! Se ho ingannato te, ingannerò anche tutti gli altri. Sono o non sono il burattino più intelligente e fantastico al mondo? E dire che sono di legno! Fammi un sorriso più dolce per apparire più buono! Che fortuna essere di legno, posso modellarmi sul viso tutte le maschere ed essere così credibile.”

In silenzio Gepy gli rimodellava il viso e dentro di sé pensava: “Ti modellerei un cuore per riempirlo di vere emozioni, e un sorriso perché tu possa sentire l’amore, e due occhi perché tu possa avere lacrime vere di compassione, invece sei di legno, perfettamente scolpito ma perfettamente vuoto.”

Nessuno tutto bello e in ordine si preparò per andare a scuola, sarebbe diventato il migliore di tutti perché lui era il migliore e sarebbe diventato un uomo ricco e potente.

Della scuola Nessuno non parlava mai, e Gepy non faceva domande per non irritare il ragazzo, ma non lo vedeva mai studiare, e qualche domanda iniziava a farsela anche se non osava chiedergli direttamente. Il ragazzo pareva quasi sereno e a volte gli faceva anche qualche sorriso, soddisfatto dei servigi e dei soldi che il padre gli passava.

“Ecco ora sei contento anche tu povero scemo hai un figlio e vivi per lui…” Nessuno ghignava.

Di notte Gepy dormiva per terra nell’angolino e piangeva in silenzio perché una notte il burattino si era svegliato urlando che lui lo stava disturbando con quei suoi stupidi piagnucolii e che se continuava a dargli fastidio lo avrebbe messo fuori a dormire e con quel freddo di certo sarebbe morto stecchito. Per fortuna di notte veniva fuori il grillino dal suo nascondiglio per fare compagnia al vecchio, e per consolarlo delle sue lacrime e dei suoi dispiaceri.

Il grillo non era morto, Gepy lo aveva curato e nutrito di nascosto e la notte se lo teneva stretto sul cuore. Il mio Gepy…Il mio Grillino…. Quanto volevo un figlio e ora mi ritrovo un burattino senza un cuore…non è capace di amare, forse un giorno…io prego tanto per il suo bene. Il vecchio pregava fino all’alba, finchè si addormentava sfinito ma un calcio nei fianchi lo risvegliava per ricordargli che era ora di preparare la colazione al suo figliolo benedetto che andava a scuola.

Una mattina Gepy lo seguì, stando molto attento a non farsi scoprire perché questo burattino aveva mille malizie e ad un pover’uomo come Gepy era difficile di ingannarlo. Lo vide entrare in un tendone da circo. Nessuno ebbe subito attorno tante signorine che gli facevano le moine, lo chiamavano bellino e carino e lui le baciava tutte, e poi arrivavano degli altri burattini che lo chiamavano capo e si vedeva che cercavano di adularlo e che lo temevano.

Nessuno chiese: Il Giangiacomo, il mio caro babbo? Sì egli vi aspetta, prego per di qua signor Nessuno, ed era tutto un inchino e un sorriso, ho della roba per lui… e così Gepy capì ogni cosa, che Nessuno si era messo in un brutto giro.Giangiacomo era un noto capo malavitoso. Ma la cosa che maggiormente rendeva Gepy triste e deluso era che il burattino lo chiamasse babbo quando a lui lo chiamava nel migliore dei casi povero sciocco… e dire che Gepy si sarebbe accontentato solo di un piccolo posto nella vita del ragazzo, egli avrebbe dato di tutto per avere e per essere degno dell’amore di Nessuno. Non so come Gepy ebbe la forza di resistere, per poco non ebbe un malore, aspettò che Nessuno uscisse dal tendone, quindi si avvicinò alle ragazze tutte moine e chiese loro di poter essere introdotto al cospetto di Giangiacomo. Le ragazze si degnarono appena di considerarlo e stavano per gettargli un tozzo di pane che si da ad un mendicante qualsiasi quando Gepy ebbe uno scatto di dignità e disse che era il vero padre del signor Nessuno, a quel punto fu tutto un inchino e fu così che Gepy fece la conoscenza di Giangiacomo.

Giangiacomo aveva davvero un aspetto spaventoso, era un omone gigantesco, una specie di orco, ma era anche una persona istruita e intelligente , e molto, molto potente.

“Dunque il mio caro Gepy, che piacere! Nessuno mi ha parlato che sta dando una mano ad un povero vecchio che gli fa pena e che lo sta aiutando ad uscire dall’alcolismo, dunque che volete dirmi?”

Gepy alla vista di quell’uomo tutto pulito ben curato, la barba ben fatta, gli abiti costosi, e ben nutrito, con una di quelle giovani ragazze sulle ginocchia che gli metteva in bocca cardellini vivi come fossero acini d’uva, ebbe un attimo di esitazione.

“Ebbene? Vi si è staccata la lingua? badate che non ho tempo, non vedete che sono impegnato, che volete dirmi?”

Gepy riuscì a dire:

“Lasciate stare il mio buon figliolo, non immischiatelo nei vostri loschi traffici, egli è buono e diventerà un uomo buono, onesto, ricco e rispettato.”

Giangiacomo sbottò in un ghigno spaventoso e soffiò via con uno sbadiglio quello sciocco di Gepy.

“Nessuno lo già ricco e rispettato. Andate che è meglio, mi avete stufato e ritenetevi fortunato se non avviso il mio Nessuno della vostra visita ridicola, sparite pidocchio”

Gepy, impallidito di colpo, ebbe un mancamento, una volpe ammaestrata venne a condurlo via, gli strappò la giacchetta e gli tolse i pochi spiccioli che aveva, infine lo gettò, senza tanti complimenti, nel fosso laterale in cui scaricavano i liquami del circo.

(Nessuno ha triangolato Gepy con Giangiacomo. Lo ha adulato e si è presentato a lui come il burattino perfetto per il grande burattinaio. In realtà Nessuno mira a prendere il posto di Giangiacomo perché egli si crede superiore a tutti. Naturalmente anche alla gatta e alla volpe. Ma chi la fa, l’aspetti. Il narcisista vive in stato di continua ansia per le sue malefatte. Teme le vendette perché egli macchina vendette contro gli altri. La sua facciata è pulita ma dietro alla maschera perbene nasconde cose terribili. Perciò vive sempre all’erta, aspettandosi il peggio perché egli agisce per primo nel peggiore dei modi.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

La mente narcisista genera eternità di dolore

La mente narcisista genera eternità di dolore.

Eternità di inferno, di catene, di pensieri negativi, in un ciclo continuo di abuso emozionale delle vittime del momento.

Egli regala l’eternità della dannazione alle sue vittime che divora in modo insaziabile. Niente è alla sua altezza, niente è sufficiente per nutrire il suo squallido ego. Il nostro Lucifero è superiore a tutti, un dio senza compassione, che disprezza gli umani e li usa come carburante per le fiamme del suo Inferno.

Il ripescaggio

Il ripescaggio è un momento molto triste, la vittima viene completamente asservita e sottomessa. Felice e confusa del ritorno del narcisista, crede che ora andrà tutto bene, che ci sono stati dei malintesi ma che finalmente il narcisista ha capito che siamo la persona degna e buona che sappiamo di essere.

Niente di più falso!

Il narcisista ti ha ripescato perché in quel momento non ha niente di meglio sottomano e stai tranquillo che ha già predisposto il tuo prossimo scarto che avverrà con maggiore violenza del precedente.

Se non ti svegli, il ciclo si ripeterà all’infinito.

Ripescaggio, scarto, ripescaggio, scarto.

Ecco questo è l’infinito che ti offre il narcisista!

La mente del narcisista è eterna!

Egli non si dimentica di te, no di certo, si ricorda che deve finire il lavoro sporco che ha iniziato, cioè quello di annientarti.

Abusante e abusato

Il narcisista non sa amare, egli usa, abusa, si stanca, se ne va, punisce con il silenzio punitivo, e ti getta in discarica senza la minima compassione, e in ultimo usa il terrore per esercitare il controllo e tenerti la bocca chiusa, perché tu non possa parlare con i suoi preziosi contatti che sta da tanto tempo pasturando.

Egli è incapace di provare qualsiasi emozione o reale sentimento.

Dopo lo scarto, l’abusante si fingerà vittima. Tuttavia non è difficile capire chi è l’abusante e chi è l’abusato. L’abusante farà falso vittimismo per attirare altre persone empatiche da usare e poi buttare, recitando ciclicamente il medesimo copione. L’abusante sta benissimo e trova un immediato rimpiazzo della sua vittima, in realtà ce l’aveva già sottomano e aveva già predisposto la defenestrazione della vittima da mesi, perché si stanca presto e si annoia a giocare sempre con lo stesso giocattolo.

La vittima è quella che è rimasta traumatizzata ed è in mille pezzi e impiegherà tantissimo tempo per riprendersi, prima di tutto per capire l’accaduto, e poi per ricominciare a voler bene a se stessa.

Il palloncino blu che credetti un astro

Avevo uno splendido palloncino legato al polso,

Mi pareva un astro lucente,

O un pianeta prezioso,

Ne andavo così fiera,

La bambina in me era così orgogliosa,

Poi il filo si staccò,

Non fu colpa mia,

Non lo lascia andare,

Esso lasciò la mia mano piena di fiducia,

Lo vidi allontanarsi

Piano piano

E vidi ciò che era in realtà.

Un piccolo

Palloncino

Blu.

Che volavia da me.

Divenne un puntino

Lontano lontano

Sempre più piccolo.

Più insignificante.

Poi scomparve.

Cari giocattoli siete pronti a servire il vostro padrone?

Il narcisista patologico mette i suoi oggetti- giocattoli, le persone, in uno scaffale o in una lista. Lo scaffale o la lista sono ben organizzati, tutti i suoi giochi sono ben catalogati. Ognuno di essi ha un suo uso specifico, il giocattolo con cui andare a bere un the, il giocattolo per farsi consolare, quello con cui andare all’Ikea, quello a cui telefonare, quello a cui dire i suoi finti ti voglio bene e tanti altri… ogni giocattolo ha un uso predestinato. Quello per cui è stato scelto attentamente dal narcisista.

Egli ama i suoi giocattoli nella misura in cui svolgono bene il compito loro assegnato, o finché non fanno i capricci di voler essere primi della lista. Mai chiedere al narcisista in che punto della lista ci si trova, perché ciò lo irrita e vi ritroverete, se va bene, relegati in un angolo, o in un ultimissima fila, e se va male sarete defenestrati.

Il narcisista si stanca presto dei suoi giochi, non sono mai all’altezza della sua viva intelligenza, e poi dopo un po’ non sono più freschi e nuovi, sono usati e senza l’iniziale energia del primo incontro ed egli perde presto curiosità ed interesse.

Si annoia il povero narcisista. Si stanca, si stufa, gli vai a noia, ma la colpa è solo tuo stupido giocattolo!

Perché dai fastidio al povero narcisista, vuoi proprio finire nel bidone? e poi non dire che non ti avevo avvertito.

Le regole del gioco le detta il narcisista, e tu, stupido giocattolo con dei sentimenti, non devi avere pretese sul narcisista. Lo sai che lui è libero ed è al di sopra di tutto perché è un essere perfetto! Una specie di dio.

Stupido giocattolo servi al tuo padrone senza discutere e vedrai che lui ti tratterà bene, ti dirà anche, se sei fortunato, che ti vuole bene e forse domani…. ascolta bene, forse domani ti userà ancora e magari ti darà un croccantino per farti felice. E tu crederai davvero di essere felice, per un croccantino, per una briciola che gli cade dalla bocca e te la porge come fosse una torta!

Il giocattolo si sente abbandonato e protesta dolcemente, con tatto, il narcisista lo ignora, nel migliore dei casi, o lo butta in terra e lo sfascia e non piangerà di aver rotto il suo giocattolo tanto buono delicato e gentile perché ne ha tanti di scorta.

Per lui sono tutti uguali e gli devono servire. Se non servono o lo hanno stancato li buttano in discarica, tanto il mondo è pieno di oggetti, facilmente reperibili sui social, per esempio.

Cari giocattoli siete pronti a giocare?

Cari giocattoli siete pronti a servire all’uso del vostro padrone, il narcisista patologico?

Stasera chi estrarrà dallo scaffale o dalla lista?

Ciao mio caro ex narcisista,

io non gioco più con te e ho capito tuo gioco

ciao dal tuo ex giocattolo

Strappi i petali dei fiori

Eri il mio pensiero segreto,

quello più intimo e dolce,

in cui rifugiarmi

quando il mondo mi faceva stare male,

eri la mia preghiera più bella,

eri il bene più puro,

invece hai strappato,

annoiato,

ogni petalo dalla mia corolla,

esangue giace ora uno stelo morto

non conosci vera pietà o compassione

prendi senza dare

uccidi senza rimorso

strappi i petali dei fiori

perché non conosci

il significato della parola amore

strappi i petali dei fiori

perché non riconosci la bellezza

strappi i petali dei fiori

perché sei incapace d’amare

L’ultima manipolazione

Quando il narcisista realizza che ti stai avvicinando troppo alla verità, senza che tu ne sia magari del tutto consapevole, egli mette in atto il silenzio punitivo, bloccandoti su ogni fronte e tenta di applicare l’ultima manipolazione per tenerti sotto tiro: quello delle minacce e della paura.

Il burattino Nessuno, terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Una volta a casa la musica cambiò, Nessuno smise immediatamente quelle moine che erano solo una recita per i gendarmi e disse al vecchio:

“Ripulisci casa, io dormirò nel tuo letto e tu nell’angolo, poi cerca un lavoro e portami i soldi.”

“Lo farò figlio mio…”

“Smetti di chiamarmi figlio, non sono tuo figlio, cosa ti sei messo in testa sudicio ubriacone…era meglio se ti buttavi da un ponte, quel giorno, invece di fare un burattino da un pezzo di legno… Mi dai noia. Mi hai proprio stufato, se non la smetti chiamo di nuovo i gendarmi… a chi pensi crederanno?”

“Vedrai Nessuno che sarò degno del tuo amore, non ti deluderò, un giorno mi vorrai bene anche tu…”

Nessuno fece un ghigno terribile e disse :

“Vedremo ora fai quello che ti ordino, per il momento fammi i piedi nuovi che li ho bruciati davanti al caminetto.”

E perché dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappare di nuovo da casa?”

“No. Voglio andare a scuola pure io, vi prometto che da oggi in poi sarò buono. Vi prometto che andrò a scuola, studierò, e mi farò onore.

“D’accordo, sei sincero nel dire che sarai buono? Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.”

“ Certo che andrò a scuola. Ma io non sono come gli altri ragazzi! io sono più buono di tutti e dico sempre la verità. Vi prometto babbo, che imparerò un’arte, e che sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia. Non mi credete? Non sono venuto a liberarvi dalla cella? Ma dipende tutto da voi, se farete ciò che vi dico, allora studierò, diventerò un uomo ricco e potente, e diventerò il bambino che sognate.” e nel dire ciò ghignava sempre più forte con lo sguardo minaccioso e cattivo.

Il pover’uomo che desiderava sopra ogni cosa un figlio, e specialmente un figlio che gli volesse bene, disse che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice.

“Felice ah ah ah io voglio essere ricco e potente, della felicità, povero sciocco, non so che farmene tanto meno di questo vostro amore senza senso, non siete mio padre, io sono un pezzo di legno, anzi ora rifinitemi il viso, fatemi bello… voglio essere il più bello di tutti! Che tutti mi amino e mi ammirano! Poveri scemi tutti… non sanno quanto li disprezzo!”

Gepy che era un gran lavoratore si mise subito a pulire, schiacciato in un angolo trovò il grillo, che era sempre stato suo amico nei giorni di solitudine e ne ebbe compassione. Domandò allora al burattino :

“Perché te la sei presa anche con il grillo, cosa ti aveva fatto…”

“Quel maledetto grillo se l’è cercata, faceva rumore, gli ho detto di fare silenzio, non l’ha fatto e così ho preso il martello, ma cosa stai a pensare ad un grillo, sciocco di un vecchio, ora esci a cercare un lavoro e su su devi vivere per farmi felice, te ne sei già dimenticato?”

Nessuno faceva delle domande al padre, il suo sguardo inespressivo, il corpo rigido e la voce dolcissima e delicata erano in netto contrasto con la rigidità del suo corpo e l’inespressività del suo sguardo.

“Perché mi hai fatto venire al mondo? “

“Perché la vita è un dono bellissimo, guarda il fiore che sboccia, guarda l’alba o il tramonto sono tutte cose meravigliose e sono per te…e poi …”

“Poi che cosa, stupido uomo?”

“Poi forse anche per dare a un povero uomo come la gioia di giocare con te e di vederti crescere e diventare un uomo buono e onesto, per farmi amare la vita attraverso di te che la scopri poco a poco e ti meravigli di ogni piccola cosa? Io voglio trasmetterti l’amore per la vita. Non mi basta averti fatto da un pezzo di legno. Voglio dare un’anima alla tua vita. Sognare e vivere i sogni più belli. Voglio insegnarti che senza amore non siamo niente, che vale la pena essere gentili e buoni, che la vita ha un senso. E io sarò sempre accanto a te per aiutarti.”

“Io non ho bisogno di nessuno aiuto.” rispose freddo Nessuno

Gepy era colpito dall’autodeterminazione del burattino e dal suo forte senso di indipendenza.

Un giorno tu morirai?

Sì come tutti

Perché le cose finiscono?

L’importante è averle vissute e averne conservato un bel ricordo

Quindi tu mi lascerai?

“No, non ti lascerò mai, figlio dolce mio, l’amore vero non finisce mai. Vivi più che puoi. Ama la vita e la vita ti amerà. Credici e la vita crederà in te!”

Quando qualcuno muore, si piange? Cosa si prova quando si piange? E perché si piange?

Nessuno era un burattino, non piangeva mai, neppure se cadeva perché era di legno e non si faceva male, però aveva imparato a simulare ogni stato d’animo, aveva una naturale propensione per il teatro ed era attirato dalla cartapesta con cui costruiva maschere terribili e spaventose.

“Tu da dove sei nato? Io perché sono venuto da un pezzo di legno? Perché sono diverso? Perché non ho emozioni? Perché non so piangere?”

“Tu sei un bambino come tutti gli altri! Anche se sei di legno, ciò non significa che tu non possa piangere per davvero o provare vere emozioni, figlio mio, vedrai… il tuo cuore è buono ed io ti aiuterò a coltivare le cose buone giuste ed oneste, ti voglio un bene infinito.”

Nessuno rispondeva anche io perché dire ti voglio bene al padre proprio non gli riusciva.

Le persone non dovevano aspettarsi che lui le accogliesse, per lui era solo oggetti da usare. Gepy non era suo padre, era solo un mezzo per ottenere cose materiali.

“Modellami una pistola, voglio giocare ad uccidere. Inizierò coi grilli e le cavallette. Alle coccinelle e alle formiche strapperò le zampe, tanto per iniziare. Voglio vedere film di guerra e imparare a usare una pistola. Di notte sogno la guerra e la distruzione.”

Nessuno amava i giochi violenti, Gepy non capiva il perché, egli lo educava al rispetto e alla bontà. Ma fece come lui desiderava, gli modellò una pistola.

Nessuno non si mostrava quasi mai contento della fatica che faceva Gepy per renderlo felice e lo faceva sempre sentire inadeguato o sbagliato, e che non faceva abbastanza.

“Ora vai, trova un lavoro e portami i soldi.”

( Le manipolazioni del narcisista Nessuno proseguono e rivelano il suo lato più oscuro. Egli ha un grado di empatia pari a zero. È incapace di provare emozioni perché è privo di un cuore umano e compassionevole ma ovviamente la colpa ricade su Gepy che non glielo ha scolpito in petto. Per Gepy invece inizia la dissonanza cognitiva tra ciò che spera e crede sia suo figlio e ciò che egli è in realtà ma che Gepy ancora non riesce a capire.

Nessuno inoltre fa false promesse, tecnicamente future faking, promette cose che neanche lontanamente pensa, un giorno diventerò quel bambino che desideri, neppure gli sfiora il pensiero.

In grassetto le frasi originali di Collodi)

Essere una ruota di scorta

Ciò che mi ha maggiormente ferita è stata quella di essere stata scartata in un secondo. Tutto il bene che penso di avere dato è stato annientato in un secondo. Senza possibilità di spiegare. Senza possibilità di parlarne in modo quieto. Mi è stato imposto il silenzio punitivo insieme a minacce di denuncia. Sto vivendo da mesi in uno stato di forte angoscia.

Sentire così forte di essere stata sempre disprezzata, e di essere stata solo usata come un pezzo di ricambio, uguale a mille altri che si possono trovare ovunque (su Facebook per esempio).

Essere stata per anni una ruota di scorta e poi finalmente considerata e poi buttata.

È stato molto avvilente.

È stato come capire di non avere valore alcuno.

È stato un gesto vile e crudele, tanto per vedere una persona soffrire e tenerla in scacco.

Questo è solo uno degli effetti del narcisismo patologico. Se ti senti così, è molto probabile che sei in una relazione, di qualunque tipo, abusiva.

Prendi coscienza e inizia a tenere alla tua dignità.

Perché nessuno di noi è una ruota di scorta, nessuno di noi è un pezzo di ricambio.

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