Il mondo di Volpina Blu a Particolari 2020

E domani ci sono anche io con la mia scatola Il mondo di Volpina Blu e i miei lavori di legatoria creativa. Sono ospite di Mirna Zanotti, presso il Timbrificio Forlivese in via Regnoli 13, a Forlì, dalle 15 alle 18,30.

Particolari 2020 con Volpina Blu

“Sabato 25 gennaio, dalle ore 9.30 alle 19, ritorna “Particolari – Straordinari incontri di vite quotidiane”, seconda edizione dell’evento organizzato dalle associazioni “Idee in corso” e “Regnoli 41” che apre per un giorno case, botteghe, studi, laboratori e altre attività di chi abita, vive o lavora nel quartiere San Pietro di Forlì.

Chi vorrà partecipare a questo insolito tour nella “Forlì nascosta” saranno riservate tante sorprese, a partire proprio dall’accoglienza che sarà riservata loro da quanti hanno aderito al progetto. Sarà una splendida occasione per sperimentare con mano perché è bello vivere in questa porzione di città. Durante tutta la giornata, si potranno suonare campanelli e trovare persone disposte ad aprire case, attività, botteghe, mostrando il loro piccolo mondo ad un micro pubblico curioso: curioso magari di scoprire nuovi legami, di stringere nuove relazioni. A un anno di distanza l’evento cofinanziato dal Comune di Forlì all’interno del progetto “Forlì Sicura 2019”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna, è ancora incentrato sul tema dell’accoglienza reciproca, delle relazioni di vicinato e del coinvolgimento della comunità: guardarsi negli occhi e raccontarsi prendendosi il giusto tempo per conoscere l’altro è lo scopo principale di questo evento che lo scorso anno ha raccolto ampi consensi, sia in termini di partecipazione che di coinvolgimento.

Il punto di partenza della manifestazione sarà in corso Mazzini 130, nella sede dell’associazione Idee in Corso: qui, spazio sfitto del quartiere riqualificato sempre grazie al progetto Forlì Sicura per la riqualificazione dei immobili sfitti sarà consegnata la mappa con i luoghi da visitare e gli orari di ogni casa.

Cosa si potrà vedere? Ci sarà un laboratorio artigianale di pelletteria che mostrerà la lavorazione della pelle in uno spazio costruito sopra un antico cimitero indiano che negli anni Venti era una sala da ballo fatta poi chiudere da Mussolini. Un piccolo bistrò contemporaneo racconterà l’arte di fare la pasta fresca e del mangiar bene, aprendo le porte della cucina per coinvolgere gli intervenuti in laboratori istantanei per grandi e piccoli e che diventeranno “sfoglini” per un giorno sotto lo sguardo attento di chef Paolo.

C’è chi farà la lettura dei Tarocchi di Marsiglia, intesi come specchio dell’anima in un gioco che ha quasi del terapeutico per capire meglio se stessi. Uno studio di psicologia racconterà come sia importante occuparsi della propria salute psicologica nelle diverse fasi della vita; un orafo mostrerà la sua attività artigianale; un laboratorio sartoriale mostrerà il prima e dopo della ristrutturazione. All’evento parteciperà anche una famiglia cinese proprio nel giorno del Capodanno cinese; sarà inoltre possibile visitare il centro di preghiera musulmano.

E ancora, ci sarà chi offrirà un concerto di chitarra classica per sentire la sonorità particolare delle scale, chi racconterà favole intorno al fuoco, chi mostrerà un’installazione di farfalle e barchette di carta, chi leggerà poesie e si cimenterà con gli origami, chi inviterà i presenti a condividere frasi del proprio autore preferito davanti a una tazza di the coi biscotti. Questi sono solo alcuni esempi delle proposte di chi, aderendo alla call, ha deciso di aprirsi a “Straordinari incontri di vite quotidiane”.

Lo scorso anno 200 persone hanno preso parte all’ iniziativa sfogliando album fotografici di famiglie che non conoscevano, brindando a un compleanno lungo un corridoio, improvvisando un tango o assaggiando un piatto etnico cucinato per l’occasione.” ( fonte Facebook, Particolari 2020, Forlì)

Gli amici

Una frase dal the lipton con cui faccio colazione da anni : Per parlare con gli amici non serve una chat.

Non sono amici reali quelli che ci scrivono solo in chat e non vogliono incontrarci mai incontrarci nella vita reale e ci rifiutano. E non vogliono incontrarci perché nella chat usano una maschera e nella vita reale non riuscirebbero a sostenerla.

Incapace

Hai parole per odiare,

Hai parole per accusare,

Hai parole per ferire.

Parole che pungono,

Parole che affondano,

Parole che condannano.

Non conosci parole gentili

Perché sei incapace d’amare.

Giorni di silenzio

Giorni interi

Gridati nel silenzio

In attesa di tue notizie.

Giorni interi

Sprecati d’attesa

Trascorsi nel silenzio.

Giorni interi

Spalancati al silezio

In cerca di te.

Giorni interi

Immersi nel silenzio

Dentro me.

Di te

nessuna notizia

Mi recano

Questi giorni di silenzio

Sabato 25 gennaio Volpina Blu si racconta

Sabato 25 gennaio in occasione dell’iniziativa Particolari, nata per promuovere l’inclusione e per far conoscere le realtà del borgo San Pietro di Forlì sarò ospite di Mirna Zanotti presso il Timbrificio forlivese in via Regnoli 13/a per raccontare il mondo di Volpina Blu.

Potete ascoltare qui il primo capitolo

Rispetto

Non chiedo a nessuno di cambiare la propria natura, qualunque essa sia io la rispetto.

Ciò è sacrosanto.

Ma nessuno può cercare di farmi tacere o di controllare le mie emozioni solo perché non gli piacciono o non gli servono più.

La conoscenza è la strada per la libertà

Voglio testimoniare la mia esperienza con il narcisismo patologico per diffonderne la conoscenza ed essere d’aiuto alle tante vittime che come me si sono trovate in situazioni molto tristi e di buio totale senza aver fatto male alcuno. Abbiano dato un amore infinito e in cambio abbiamo ricevuto solo disprezzo e violenza. Siamo stati trattati come oggetti che non servono più. Per loro siamo oggetti che servono fino a quando loro decidono che fai loro comodo, basta una parola che a loro suona sbagliata da parte tua per finire all’inferno.

L’inferno è l’inferno.

Purtroppo io non sapevo niente dei meccanismi del narcisismo patologico fino al momento dello scarto finale. Ho iniziato a leggere altre testimonianze, a documentarmi. Decisivo è stato il libro Vendicatevi fiorendo di Flavia Dragani. Piano piano con la conoscenza che stavo acquisendo ho preso atto della triste verità. Era come avere sparsi per il pavimento tanti pezzi di un puzzle. Piano piano ho compreso ogni cosa e il puzzle si è ricomposto in due parole: narcisismo patologico.

E su di me tutti i segni psicologici di una lunga e sottile e subdola violenza.

Quella di sentirsi un oggetto e di essere stato usato come un oggetto, per esempio.

Non si scherza

In 5 anni ho perso me stessa, ho lasciato che un’altra persona, un narcisista patologico, facesse deserto dentro me, ho innaffiato e curato il suo giardino, dimenticando il mio, il suo comportamento ha indotto in me i suoi pensieri, nerissimi, non miei, relativi al suicidio, io ora non posso più permettermi spreco di energia, ne va della mia vita.

Massima cautela, massima protezione. Non escludo nessuno ma non permetto più ad alcuno di mettermi fuori uso, perché non sono un oggetto. Sono una persona umana degna di amore. Come tutti. 

Occorre prendersi cura di se stessi. L’energia è preziosa e vitale. Se curo il giardino dell’altro che mi tratta come un oggetto e non ha alcuna compassione umana, il mio morirà.

Questo è certo. Con l’energia non si scherza. Perdere la propria vita è un attimo. Non si scherza con il narcisismo patologico. Si può morire.

#narcisismo patologico

Il mio futuro sono io

Il mio futuro è realizzare me stessa, non per egoismo o narcisismo.

Ognuno di noi deve amare se stesso e realizzare il proprio cammino personale.

Questo è il senso della nostra vita.

Il mio futuro sono io

Difendermi

Imparare a difendere se stessi dal male. Tendo a credere che in tutti ci sia del bene, purtroppo questo è solo un sogno, la realtà è ben diversa.

Intorno alla mia anima ho messo del filo spinato per difendermi e non entra più nessuno.

Le persone non sono oggetti

Le persone non abbandonano le persone che le amano,

Le persone abbandonano le persone che stanno usando.

Ma le persone non sono oggetti.

Allontanati da chi ti usa e non ti ama

#narcisimo patologico

Vendicatevi Fiorendo di Flavia Dragani

Vendicatevi fiorendo è un libro di Fravia Dragani.

Nella foto sono io in un momento di riscatto dal narcisismo patologico.

Questo libro mi ha fatto compagnia e mi ha aiutato a capire nei momenti bui subito dopo alla scoperta della brutale verità sul narcisismo patologico.

Le parole di Flavia sono chiare e precise ed illuminano la verità, ti richiamano alla realtà, all’amore per te stessa, al cammino doloroso ma possibile e necessario, pena la morte fisica ed interiore, per tornare a stare bene dopo anni di abusi emozionali e di violenza psicologica.

#narcissism #narcisimopatologico

#vendicatevifiorendo
#flaviadragani

Essenza del narcisista patologico descritto da Dostoevskij

Colui che mente a se stesso, e dà ascolto alla sua propria menzogna, arriva al punto che più nulla di vero riesce a distinguere né in sé né intorno a sé, e quindi finisce a non stimare né se stesso né gli altri.
Non stimando nessuno, cessa di amare, e per trovare, così privo di amore, qualcosa che lo interessi e lo distragga, s’abbandona alle passioni e ai grossolani piaceri, e scende nei suoi vizi addirittura al livello dei bruti: tutto questo per l’incessante mentire che fa al prossimo e a se stesso.
E colui che mente a se stesso è certo il più suscettibile d’offendersi.
Si sa, offendersi è a volte molto piacevole, non è vero?
Ed ecco che sa bene, il nostro uomo, che nessuno lo ha offeso, che è stato lui stesso a immaginarsi l’offesa, a mentire per farsene bello, sa che lui stesso ha calcato le tinte per comporne un quadro, ha spaccato in quattro ogni parola e d’un fuscello ha fatto una montagna: sa bene anche lui tutto questo, eppure è pronto più d’ogni altro ad offendersi, pronto ad offendersi fino a pigliarci gusto, fino a provarci un piacere intenso, e in questo modo perviene addirittura al vero e proprio rancore.

Dostoevskij, I fratelli Karamazov

La bontà

Non siate troppo buoni.

Essere troppo buoni è fare peccato.

Alcuni useranno la vostra bontà per annientarvi

Da poesie per un figlio a poesie per un burattino

Ho deciso di cambiare la categoria poesie per un figlio in poesie per un burattino.

Mi sembra necessaria questa scelta in quanto attribuisco molto valore alle parole figlio, padre, madre. In particolare figlio è una parola sacrosanta ed io, non essendo madre e avendo creato un figlio inesistente di carta e di parole, generato dalla depressione, io non intendo abusare di questa santa parola.

Questo figlio è tutt’al più un burattino di cartapesta.

Esplicito il riferimento alla favola di Collodi.

L’energia

Non permettete a nessuno di entrare nel vostro campo vitale energetico e di prelevare energia. Chiunque sia, non fatelo. Non fidatevi di nessuno.

L’energia è preziosa, è come l’acqua per il pianeta terra.

Non lasciate che prosciughino il vostro pozzo.

I pericoli sono tanti fino alla morte.

E la colpa sarà solo vostra perché glielo avrete permesso.

Inesistente

Sei foglio bianco senza parole

Sei fiore senza profumo

Sei emozione senza un cuore

Sei vela senza speranza

Sei isola senza mare

Sei dolore senza causa

Sei cielo senza nuvole

Sei spina senza rosa

Sei vertigine senza altezza

Sei stella senza cielo

Sei, figlio, pensiero inesistente

C’è

C’è nel cuore di gennaio

Un posto tra le pietre in cui splende sempre il sole

Sul mare azzurro che pare un lago

E la luna risplende più argentea tra le rocce di calcare

Di notte l’allocco manda il suo grido e i topini escono dalle tane e la volpe vaga nel bosco

E nel cuore di gennaio

Tengo il mio cuore steso al sole

Tra il verde e l’azzurro

Dove i giorni sanno di pace

E i pensieri sono leggeri e sereni

Un lupo è sempre un lupo

Non fare amicizia con un lupo credendo possa diventare agnello. Non lo farà mai, alla prima occasione vi farà fuori. E magari voi lo avrete amato più di voi stesse. E gli chiederete scusa.

Scappate!

Il tempo

Non dare tempo a chi non ha tempo per te.

Non sprecarlo. Il tuo tempo è prezioso. Non dare tempo e pensieri a chi non merita, specialmente a chi ti disprezza

Incubo ricorrente

Una figura umanoide dall’aspetto giovane ma dal viso completamente sfigurato e informe, due buchi al posto degli occhi, con un’aurea nerissima, mi insegue per nutrirsi della mia anima e per uccidermi.

Ama e rispetta te stesso, poi gli altri

Nessun amore vale la pena, neppure quello per un figlio, se ci fa soffrire e ci genera malessere.

Ama e rispetta te stessa.

Se non lo fai, nessuno lo farà per te.

Anzi in tanti saranno pronti a farti a pezzi lì fuori.

Investire troppo in una persona sbagliata

Io ho davvero investito troppo affetto in una persona sbagliata. Gli ho davvero voluto molto e troppo bene. E so che un amore così non lo proverò più. Era l’amore di madre per un figlio. Molti mi scrivono di cercare un altro figlio attraverso il volontariato. Ma io ho amato quel figlio. Quel figlio era lui. Ora so che ho vissuto solo un’illusione, quella persona mi ha tradito così profondamente che l’amore è finito, o meglio si è come congelato. A voi è mai successo di avere investito troppo in una persona sbagliata? Come siete tornati a stare bene? Io cerco di pensare solo al mio lavoro e non desidero investire né tempo né affetto in altri. Ma non perché sono egoista o insensibile ma perché non voglio più perdere tempo e perdere me stessa in situazioni che non meritano. Piuttosto mi sembra giusto sviluppare il mio dono, che è quello di lavorare la carta, per trasmettere la bellezza, che sento di avere dentro, alle persone che incontro nel mio viaggio. Grazie.

Nel bosco

Si sta nel bosco

Come in una culla

Gli Alberi mi abbracciano

E il vento mi canta una ninnananna

Il mare mi meraviglia

e il cuore si rasserena

Addio

Addio,
dimentica
e perdona.

E brucia le lettere,
come un ponte.

E che sia il tuo viaggio
coraggioso,
che sia dritto
e semplice.

E che ci sia nell’oscurità
a brillare per te
un filo di stelle argentato,
che ci sia la speranza
di scaldare le mani
vicino al tuo fuoco.

Che ci siano tormente,
nevi, piogge
e lo scoppiettio furioso della fiamma,
e che tu abbia in futuro
più fortuna di me.

E che possa esserci una possente e splendida
battaglia
che risuona nel tuo petto.

Sono felice
per quelli che forse
sono
in viaggio con te.

Josif Brodskij

Trovo che questa poesia sia molto bella e la dedico a me stessa, a ioinviaggio.

Tutto torna?

É vero che si fa il bene e basta, senza aspettarsi nulla in cambio. É vero e sacrosanto ma è altrettanto vero che la gratitudine è un valore che si sta perdendo e che molti hanno vergogna a provare forse perché li fa sentire deboli.

Io non mi vergogno. E sono grata a tante persone che mi hanno aiutato, anche solo con un pensiero o una preghiera.

Sono grata anche qui su WP alle tante persone che mi hanno scritto anche nei periodi più buii.

Si dice che tutto torna.

Non lo so. Forse avrò ancora alcuni anni per verificare questa perla di vita.

Mi è capitato di stare vicino ad una persona per me molto cara, era in un momento di difficoltà economica, io gli dissi che gli avrei prestato anche dei soldi, anche regalati (io stavo per essere licenziata) se era necessario, e gli avrei lasciato anche dei beni in caso di morte, visto che non ho figli.

Lui rifiutò ed io pensai di essere stata poco delicata.

Gli dissi che poteva sempre contare su di me.

Ora questa persona si è rivoltata contro di me e vorrebbe chiedermi i danni economici per il disturbo che gli ho causato. Per avergli voluto bene, io non ho capito, comunque a questo punto il bene che gli ho voluto, si è bloccato.

E quello che lui ha creato a me? Cinque anni in cui mi ha vomitato addosso tutto il suo male fino ad indurmi a pensare al suicidio?

Io gli sono comunque grata perché mi ha regalato per 5 anni un pensiero a cui pensare.

Quel pensiero, che per me era buono, mi ha aiutato in quei cinque anni nonostante il male.

Io gli ho voluto bene.

Ora che cosa mi torna in cambio?

Tutto torna.

Cosa sta tornando?

Solo del male a cui io ora non posso che chiudere tutte le porte per difendermi.

5 anni fa una persona mi avviso’, mi disse che avrei perso tutto…. non le credetti perché nella mia ingenuità credevo che tutti gli esseri umani fossero buoni.

Non sempre è così.

Ora io ho perso il lavoro.

Il mio assegno di disoccupazione sta per finire.

Ho la mia famiglia su cui contare, ma ho capito che ognuno deve avere la propria dignità che si trova nell’avere un lavoro.

Non faccio la vittima. Appena sono stata licenziata non mi sono persa d’animo e non mi sono mai fermata, anche sull’esempio di quella persona di cui sopra.

Ho improntato un nuovo lavoro investendo tutto di me, tutti i miei pensieri, tutto il buono di me ma ci vuole tempo.

Tutto torna.

Cerco di avere fiducia, mi concentro solo sul mio lavoro, lasciando fuori i pensieri negativi.

Tutto torna non è l’assegno, il jolly che abbiamo in tasca da giocarci al momento più opportuno.

Qui non torna nulla.

Dal nulla che sono stati questi 5 anni, visto che ho capito che dall’altra parte non c’era nulla, dal nulla cosa può venire?

Dal nulla viene il male.

Il nulla è parte del male.

Il bene costruisce, il male distrugge.

Basterebbe un poco di pace, un poco di bontà, di rispetto, di senso di gratitudine anche se sono cose così banali e fuori moda, forse.

Mi ripeto all’infinito di avere fiducia nella vita e che non chiedo cose che non posso avere e che non mi servono.

Mi ripeto che se ci credo, come ci credo, il mio lavoro farà progressi e ciò è tutto ciò che chiedo, di fare un lavoro che amo e di realizzarmi nel lavoro. Perché ho solo me stessa, quella di un figlio è stata solo un’illusione da niente (come le monete seminate da Pinocchio al campo dei miracoli) e l’unico compito che ho è di realizzare me stessa non per per avere successo ma dignità di esistere.

Il processo di cicatrizzazione.

Un giorno cadi e ti fai male.

Su una pietra lungo il tuo percorso.

Ti fa cadere.

Non ne avevi valutato il pericolo.

La credevi buona.

Invece sei caduta.

All’inizio il dolore è fortissimo, esce il sangue dal ginocchio e ti ritrovi a piangere come una bambina.

Ma non piangi dal dolore in sé.

Piangi per la delusione di essere caduta.

Per aver fallito, per aver dato fiducia ad una pietra che ti fa fatto cadere.

Poi passano i giorni, osservi la ferita, non si rimargina tanto velocemente e ogni tanto si riapre e si infetta e fa più male di prima.

Cerca di avere pazienza.

Pazienza di credere che la ferita si cicatrizzerà.

Tempo, ci vuole tempo.

La ferita fa male, e se ci prendi dentro fa malissimo.

E senti la delusione, il fallimento, la desolazione per aver fatto affidamento su una pietra. Era tagliente, lo sapevi, ma pensavi non ti avrebbe fatto del male.

Non a te che hai così fiducia nella bontà insita in ogni cosa e persona.

Se ci pensi senti ancora quel dolore forte.

E sai che dietro ad esso si nasconde un dolore ancora più grande e forse non è solo il tuo. Ci sono dolori grandissimi a volte che è meglio tenerli nascosti. Potrebbero distruggerci o fate del male ad altri.

Poi la ferita lentamente si chiude. Resta un brutto segno, orribile a vedersi. Ma almeno la ferita non è più aperta.

Poi piano piano la pelle, questo nostro straordinario organo che segna il confine e il contorno del nostro corpo, assorbe il segno della ferita.

Si fa più tenue, quasi non si vede più, pare una tessera di un mosaico.

Resta a ricordarmi che sono caduta e che poi mi sono rialzata. E che la bellezza che ho dentro non può essere oscurata, che le ferite possono diventare pezzi di quel mosaico straordinario che sono io stessa.

Solo che quando cadi, questa cosa non lo sai, non sai come funziona. Senti tutto il male di un mondo che cade insieme a te, che fa in pezzi.

Il bene che si rompe.

Il processo di cicatrizzazione è molto lungo e delicato.

Occorre pazienza.

Niente tornerà come prima.

Avrai per sempre quella tesserina di mosaico che ti parlerà di una sconfitta ma anche di una dura risalita a vedere la tua luce e a credere in essa, soltanto.

E avrai imparato a scansare le pietre taglienti da lontano.

La libertà

Conquistare la liberta’ è difficile quando si è sensibili e si ha paura di ferire gli altri e si ha paura di non essere abbastanza per gli altri.

Ma è il cammino più interessante e giusto che possiamo e dobbiamo intraprendere.

Quanto tempo

Sprecato a scrivere a nessuno, che nemmeno mi leggeva.

Quanto tempo sprecato a pensare a nessuno che nemmeno esisteva.

Quanto tempo sprecato ad amare nessuno.

A volte

“A volte basta il cielo, o un pezzo di lavoro che hai fatto, a farti sentire meraviglioso. O qualcuno da amare o tuo figlio. Ci sono cose così meravigliose che alla fine, sai, la sofferenza fa parte del pacchetto.” Patty Smith

Ora

Mi sembra tutto così lontano come se niente fosse mai esistito.

Come un sogno al risveglio che rapido svanisce

Come un pensiero troppo buono per essere vero

Come una cosa che non esiste perché nessuno l’ha pensata.

Come una cosa senza senso perché priva di valore.

Come un fiore che oggi è fiorito e domani è dimenticato.

Tutto così lontano perché era tutto finto.

Costruire delle barriere interiori

Non permettere a nessuno di prendermi energia vitale.

Chiunque sia.

Costruire delle barriere interiori non significa escludere alcuno ma piuttosto significa non permettere ad altri di portare distruzione dentro di noi.

Amo amarti

Ti amo nelle chiare mattine d’inverno, quando tutto è buio e freddo,

Ti amo nelle notti stellate d’estate, nei campi tra grilli e cicale

Ti amo nella gemma che si fa foglia, nel seme che nasce ostinato, nel germoglio che sarà quercia

Ti amo nelle piccole cose, come coccinelle o gocce di rugiada

Ti amo nel tuo sorriso, nella tua voce, nella tua caparbietà e nella tua dolcezza

Amo amarti nei giorni in cui mi sento persa, in quelli in cui sono allegra, in quelli in cui sono triste, in quelli in cui non vedo un senso…

Amo amarti perché sei il colore della mia essenza, perché aggiungi grazia e bellezza alla mia esistenza

Amo amarti anche se non esisti

Difficile e possibile

Difficilmente possibile volere bene a qualcuno che ha espresso il disprezzo nei nostri confronti.

Difficile perdonarlo.

Possibile dimenticarlo.

Mi concentro su di me

Se concentro i miei pensieri sul mio lavoro e non disperdo energia in faccende e persone inutili e che mi disprezzano, passo dopo passo posso realizzare il mio cammino di luce.

La speranza

È una barca in secca, inclinata su un lato, mezza abbandonata, appena ridipinta, in attesa che l’alta marea la riporti in alto mare a navigare lontano…

Tutto è cambiato. Per sempre. Ma se potessi…

Se potessi cambierei una notte di questo 2019, il 14 luglio in cui morì la figlia di una mia amica che avevo ritrovato da poco dopo tanti anni. Quella ragazza l’ho vista appena nata e nei primi anni di vita, poi l’ho rivista stesa in una bara a soli 26 anni.

Penso alla mia amica, a quanto è forte e le mando tutti i miei pensieri perché possa ritrovare un poco di pace.

Anche per me spero un po’ di pace.

Anche io quella stessa notte feci una cosa che poi compromise tutto.

E tutto è cambiato.

Per sempre.

Ecco se io potessi cancellerei quella notte.

Vorrei la pace anche per chi è andato via.

Vorrei solo la pace.

Siamo madri, comunque

Questi ultimi 6 mesi li ho trascorsi così, in completo silenzio e solitudine. Non trovavo neppure le parole per esprimermi. Mi assaliva una specie di nausea e vomito. Di disgusto. Come quando il tuo corpo è avvelenato e vorrebbe espellere il veleno. Quel veleno era il dolore.

Non ho mai sofferto di solitudine perché fin da piccola vi sono stata abituata. I miei genitori lavoravano e mi lasciavano a casa da sola con mio fratello, io 7 anni e lui 2. Niente amici, mai fatta una festa di compleanno con amici, mai nessun amico di scuola veniva a casa, non avevo nessuno a parte un’amica che era la mia compagna di banco. Vedevo i nonni paterni la domenica e basta. Oltre alla scuola non facevo niente altro. I miei genitori non avevano tempo ed io ero una bambina di poche pretese, ubbidiente e silenziosa. Stavo sempre chiusa in casa perché abitavamo a Milano negli anni 70. A Natale venivamo in Romagna dai nonni paterni ma anche qui il nulla, non si faceva mai nulla di particolare se non pranzare o andare alla messa.

Poi ci siamo trasferiti da Milano a Forlì.

I miei genitori continuavano a non aver tempo e così da sola ho vissuto la mia adolescenza, per fortuna non ho fatto gravi errori ma non ho proseguito gli studi e ho fatto l’operaia e poi mi sono sposata e non ho avuto figli. Queste due cose mia madre me le rimprovera ancora, che non sono andata all’università e che non le ho dato un nipotino.

Mio marito ha due sorelle e un totale di 5 nipoti. Io non li ho mai presi in braccio, un po’ perché non sapevo come fare, un po’ perché mi sembrava che le mamme dei bambini e mia suocera e infine anche mio marito non mi reputassero all’altezza di questa cosa.

Non mi sentivo all’altezza, né capace di dare amore ad un figlio.

Così un figlio non è arrivato.

Poi mio fratello ha avuto un figlio, finalmente, così mia madre era contenta ma i miei sensi di colpa aumentarono per quello che non ero stata in grado di fare.

E così, non so, iniziò la mia depressione.

Si aggravo’quando mio fratello ci accusò di volerlo separare dalla compagna. Fu allora che iniziai a guardare fuori dalla finestra e mi accorsi che non vedevo più i colori.

Con mio marito non parlavo di queste cose.

Non so ma mi iscrissi in un forum di autismo per parlare con persone che sentivo simili a me.

Conobbi una persona e mi affezionai molto, pensando che avrei potuto dare a lui questo affetto materno sconosciuto. Mio fratello non ci faceva avvicinare al mio nipotino più di quello che avremmo desiderato ed io non sapevo cosa fare di questo amore che se non lo avessi dato a qualcuno sarei morta.

Era una cosa pulita e pura e bella.

Ne parlai con mia madre e poi con tutti della famiglia e iniziai a scrivere poesie per esprimere quello che in tanti anni non avevo mai detto.

Lo so che è una storia molto banale e semplice. Però così è stato.

Ora io vorrei aiutare le donne come me a parlare di questo argomento che molto spesso viene nascosto come una colpa.

Vorrei dire loro che siamo donne e siamo comunque madri, anche senza un figlio.

Nulla può

Nulla può ricucire un piatto rotto in mille pezzi neppure l’oro del kintsugi se non c’è la volontà di farlo, se non ci sono mani sagge e pazienti a ricucire quel piatto, che non sarà mai più lo stesso piatto ma un’altra cosa. Una cosa unica e dal valore inestimabile.

Prima troviamo l’oro, che è fatto di pazienza, perdono e comprensione, poi faremo un’altra cosa da quel piatto fragile e rotto.

Quella paura

di soffrire

di non essere all’altezza

di non sapere amare

di essere niente

di restare da solo

tu la senti?

io la sento,

è anche la mia

e può diventare terrore che paralizza

io la sento

forse insieme possiamo allontanare la paura

non è che quel fantasma che ci impedisce di vivere

è una nebbia che possiamo disperdere

per tornare a vedere i colori

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Come le onde del mare... un moto perpetuo... perché la vita è un libro pieno di pagine bianche...

DEBORA MACCHI

una Fotografa in Viaggio

Vale in-divenire...

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