Mezze suole (J. Saramago)

 

mezze suole

So bene che le mezze suole che ho messo

negli stivali rattoppati non resistono

al marciapiede del tempo che percorro.

Forse da fermo gli stivali durerebbero,

ma quieto chi può stare, pur sapendo

che di questa camminata morirò.

 

da Le poesie possibili

 

iotraducosaramago

(foto da pixabay)

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Mi manchi tu, mio fiore mio. (Mango)

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Sono qui, notte mia

sono sempre ad un passo da te

Tutto il tempo non è mai

sono sempre ad un passo da te

Amo quando t’amo

naso tra i capelli

stella di un ricordo che sei

Dimmi che l’amore non è mai peccato

ne ho bisogno adesso perchè

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Sono qui, notte mia

a nasconderlo il vuoto che è in me,

verità nooo! Che ne sa la verità

senza te son legato a metà.

Amo quando t’amo,

mare rassegnato,

non fermare il senso di noi

Eco di un dolore, volo mai finito

raccontato al cielo da noi

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

mi ucciderà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

E no, non resterò qui ad aspettarti

E no, io lo attraverserò

questo silenzio mio

senza di te…

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà…

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

Mi parlerà di te,

bacio d’addio mentre parlo al silenzio mio

my love, my love, my love…

Mi parlerà di te

mi ucciderà

mi parlerà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Mi manchi tu!

Mango

Buona domenica in radio da Dora Millaci

Ringrazio Dora per aver letto con la sua dolcissima voce una mia poesia durante il suo programma radiofonico che vi invito caldamente a seguire. Grazie Dora per questo regalo 🙂

Il Mondo di Dora Millaci

Buongiorno amici, vi aspetto più tardi per una nuova puntata di RADIO UNA VOCE PER UN AIUTO. Tra le notizie di oggi: sclerosi multipla e le piantine aromatiche in piazza, donazione sangue, conoscere comprendere e vivere l’autismo, presentazione libro di Sabrina Servucci “Punto di ConTatto” e altro ancora.

Come sempre dopo la diretta la puntata resta registrata sul portale, sul mio canale Youtube, sul mio sito (https://newsdoramillaci.wordpress.com/) e domani sarà riproposta da Radio Handy Channel 2.0.

Ma adesso un sorriso a tutti ^_^

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Ecco le parole dell’angelo custode

Ecco le parole dell’angelo custode se potesse parlare o se noi potessimo udirlo, dedico questa dolce canzone a tutti le amiche e gli amici del blog che sono angeli custodi “in borghese”…


Ti vedo per tutto quello che sei
Ti vedo con la tua forza che nemmeno tu sai 

 Vedo quella bambina nascosta in fondo ai tuoi occhi e
Vedo dentro ai tuoi giochi come tu vuoi che ti tocchi

Ti vedo da dietro alle parole
Ti vedo e mi scivoli nel cuore

Ti vedo con le tue insicurezze
Proprio perché stai urlando tutte le tue certezze
Ti vedo e ti accarezzo con lo sguardo
Vedo che lo senti ma che non riesci a dirlo

Ti vedo perché ti so guardare
Ti vedo per farmi sentire
Ti vedo perché Tu sei come me
E se mi guardi bene lo vedi pure te

Io vedo tutti i sogni che fai
I tuoi desideri, anche se…
Non li confesserai
Tu non me li dirai, no mai
Io ti darò tutto quello che vuoi
Anche se adesso tu forse
Ancora non lo sai
O forse non lo chiedi mai

Ti vedo dentro ai tuoi sentimenti
E vedo quello che pensi, vedo quello che senti
Ti vedo per ciò che potresti dare
Se tu ti abbandonassi, se ti lasciassi andare

Ti vedo e più ti vedo capisco
Che sei come ti voglio, che ti riconosco
Ti vedo perché tu sei come me
E se mi guardi bene lo vedi pure te

Eugenio Finardi

Faccio ritorno a me stessa

Faccio ritorno a me stessa,

alla mia solitudine,

senza più illusioni,

“l’acqua è chiara

e si vede il fondo limpido finalmente “

tengo stretti i miei sogni

e respiro l’odore delle stelle

Questa versione di Le ragazze di Osaka di Finardi insieme a  Rossana Casale è la mia preferita, è intrisa di dolce serena malinconia, la solitudine è una tazza oscura in una stanza più sicura e d’un tratto il fondo diventa limpido e tutto si ricompone in una calma accettazione di se stessi, è una canzone che mi concilia con me stessa.

Emozione azzurra (Tagore)

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Durante il suo soggiorno a Santiniketan, in India, Tagore era solito guardare dalla sua finestra un arbusto straniero, un rampicante della famiglia delle verbenacee, piantato da un amico inglese, dopo lungo tempo esso fiorì, ecco qui descritta l’emozione azzurra del poeta alla vista di questi fiori:

… un giorno quasi sfacciatamente, l’arbusto produsse innumerevoli grappoli di fiori azzurri.

Quell’azzurro mi procurava una gioia così profonda da farmi trasalire perché mi sembrava quasi che quei fiori incontrati durante la mia passeggiata quotidiana mi chiamassero. Anche il poeta che è in me desiderava parlare con loro, ma senza conoscerne il nome non poteva dar loro il benvenuto. Perciò diedi a quella pianta il nome di Nilmonilota (nilmoni zaffiro, lota rampicante).

La grazia di Falgun (il mese d’inizio della Primavera) con le cavigliere ai piedi

ha fatto tintinnare le cavigliere del Nilmonilota.

Non può sopportare

il peso del silenzio del cielo!

C’è un’ansia infinita in quell’emozione,

in quello spazio, in quell’inondazione d’azzurro:

l’arrivo del Nilmonilota ha riempito il vassoio di fiori.

Il silenzio profondo della terra

ha gettato ombre azzurre sulle montagne lontane,

cercando all’orizzonte

nell’incanto del mezzogiorno l’oggetto del sogno.

L’immenso silenzio che cerca se stesso

nell’azzurro dell’oceano

si è rivelato nel mazzo degli azzurri fiori.

Un mistero impenetrabile si è mostrato

oscillando nel battito sereno del tempo.

Sentendo la speranza vicina

la dolcezza

ha palpitato nel corpo

raccogliendo le parole

nei veli

delle regioni azzurre del cielo.

Nell’azzurro denso e puro,

brillante di gioia,

che trasforma l’invocazione in mazzi

di azzurre gemme,

il linguaggio muto del cuore

ha trovato forza.

Tagore

info su Santineketan e Tagore:

http://whc.unesco.org/en/tentativelists/5495/

Una buona rugiada (Alda Merini)

Ti ho generato col solo pensiero figlio

e non sei mai sceso nel mio corpo come una buona rugiada.
Però sei diventato un’ape laboriosa, hai fecondato tutto il mio corpo
e a mia volta son diventato tuo figlio, figlio del tuo pensiero.
Forse, quando morirò, partorirò tutta la dolcezza che mi hai messo nel primo sguardo

perché figlio, ti ho guardato a lungo, ma non ti ho mai conosciuto.
Figlio figlio mio sognato, figlio ti ho solo pensato
non sei mai sceso nel corpo come una buona rugiada
ti ho guardato a lungo, ma non ti ho conosciuto mai.

(foto di ilyessuti)

Anche quello era Amore, però

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Cercami
Come quando e dove vuoi
Cercami
È più facile che mai
Cercami
Non soltanto nel bisogno
Tu cercami
Con la volontà e l’impegno reinventami

Se mi vuoi
Allora cercami di più
Tornerò
Solo se ritorni tu
Sono stato invadente
Eccessivo lo so
Il pagliaccio di sempre
Anche quello era amore però…

Renato Zero

(foto di Fridzema)

Pierrot vorrebbe amare (Loving Tear) video

Susanna scrive:
“Quell’unica lacrima mi ricorda i sogni che non si sono mai svegliati…”
Pierrot vorrebbe amare ed essere amato…
Quanta delicatezza nelle immagini di Susanna accompagnate da note che sono dolcissime lacrime d’amore.

Mutazioni del Silenzio

Questo video nasce da un incontro: una musica era (forse) in cerca di immagini mentre alcune foto avevano davvero bisogno di un suono che le portasse sulle sue ali. Anche il titolo nasce da questo incontro: “Pierrot vorrebbe amare” è stato scelto da Cantus_firmus, io ho aggiunto “Loving Tear”.

Il Pierrot è nella mia vita da tantissimi anni, forse una quarantina: mi ha accompagnata nella casa dove vivo ora, ma prima era nella mia casa di ragazza. Qui fa compagnia a due orsetti, alcuni piccoli peluches, sia comprati sia trovati per strada, una pila di libri, una simpatica strega di pezza e qualche piuma.

Quell’unica lacrima, invece, fa compagnia a me, mi ricorda i sogni che non si sono mai svegliati e quelli che forse un giorno si risveglieranno.

La musica di Cantus_firmus ha dato voce al mio Pierrot, lo ha reso finalmente vivo e per questo non posso che…

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Siamo nella stessa lacrima – Canzone di un fiore per una stella, ascoltando Luce di Elisa

Il fiore dice alla stella:

Parlami come il vento tra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra,

perché tu parli con questo silenzio che spettina i miei petali come un dolce vento di primavera, perché tu parli sotto forma di nuvola che bacia la sua terra, perché tu parli come una stella che c’è sempre anche quando la notte è più buia…

così io ti amo stella…

Dimmi 
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato?

Dimmi stella mia avrai cura di tutto quello che ti ho dato come io ho cura di quello che tu hai dato a me? lo sai che io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella
Luce che cade dagli occhi,
sui tramonti della mia terra

Ascoltami
ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente…

Stella, ora la notte è più scura, ma io so che tu ci sei perché io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella

Cosa c’è di più intimo di una lacrima, stella mia?

Cosa c’è di più prezioso di una lacrima condivisa?

 Il sole mi parla di te…mi stai
ascoltando? Ora
La luna mi parla di te…avrò
cura di tutto quello che mi hai dato…
Anche se dentro una lacrima
come un fiore e una stella
ti prego

Ascoltami
Ascoltati

(il fiore pensa alla stella ascoltando Luce di Elisa, la parola fiore ha sostituito la parola sole del testo originale, in grassetto il testo di Elisa, il resto i pensieri di un fiore per una stella)

Il tatto delle tue mani

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“… tanto io capisco soltanto il tatto

delle tue mani

e la canzone perduta o ritrovata come un’altra vita …” Paolo Conte

… non solo il tatto di due mani amanti, o della mano materna o paterna con un figlio, o quelle di due amici, ma anche le mani dell’anima che pur lontane si uniscono come una canzone apparentemente perduta e ritrovata…

Noi siamo Amore

un delicato fiore di mirto
un delicato fiore di mirto

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
perché noi siamo amore

 

Roberto Vecchioni

Compagni di viaggio

Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente “Sarà sempre tardi per me quando ritornerai”.
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero “Ciao!”
per le scale e la luce dell’alba da fuori sembrò evaporare.

Francesco De Gregori

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(foto da pixabay)

Sarà la volpe quando viene l’inverno… (Ivano Fossati)

 

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Sarà il cane che ritorna, ma il cane non è

Sarà il cane che ritorna, ma il cane non è

 

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Sarà la luna fra le piante “mala luna”

Sarà la luna fra le piante “mala luna”

Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è

Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è

 

Che sarà quell’ombra sulla strada di casa mia

Che sarà quell’ombra sulla strada di casa mia

Sarà un amico che ha allungato la strada sarà

Sarà un amico che ha allungato la strada sarà

Sarà un amico che è arrivato, ma un amico non è

Sarà un amico che è arrivato, ma un amico non è

 

Che sarà quell’ombra sulla strada

Che sarà quell’ombra sulla strada

Sarà la volpe quando viene l’inverno sarà

Sarà la volpe quando viene l’inverno sarà

Sarà la volpe quando viene, ma la volpe non è

Sarà la volpe quando viene, ma la volpe non è

 

Sarà il mio amore che ha trovato la strada

Sarà il mio amore che ha trovato la strada

Come la volpe quando viene l’inverno sarà

Come la volpe quando viene l’inverno

Sarà.

Ivano Fossati

Let the happyness in (David Sylvian)

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Sto aspettando sul molo deserto

guardo le navi arrivare

aspetto che l’angoscia finisca

oh che entri la felicità

Guardo i gabbiani posarsi

sulle navi vuote

 Il bianco sbiadito degli abiti da sposa

Le canzoni dell’altruismo senza speranza

 

Il freddo sole di dicembre

brucia le mani sciupate di un operaio

Sto aspettando sul molo deserto

guardo le navi approdare

non vedo l’ora che l’angoscia finisca
oh che entri la felicità

Ascolto le onde contro gli scogli

non so da dove vengono

aspetto che i cieli si aprano

oh che entri la felicità

 

(foto da pixbay di MichaelFertig )

 

Per un figlio di pensiero…

dal testo di “Immagini che lasciano il segno”di Tiromancino,

pensando ad un figlio che avrei voluto avere, pensando ad un figlio nel mio pensiero..

per te …

il cui nome non oso pronunciare ma che se dovessi pronunciarlo mi scioglierebbe il cuore in pianto

ti addormento e nel silenzio

del tuo cuore sento il battito

ora che sei diventato la ragione che mi muove

Tu, inventi il tuo cielo tra linee di colore

Tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome

Tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo

Tu, della mia esistenza sei l’essenza

e così sei riuscito a cambiarmi

ritrovandomi forse un uomo migliore

ti proteggerò dal vento

poi ti guarderò sbocciare

(Federico Zampaglione)

L’anima nelle nuvole bianche (Einaudi e Tondo )

Ludovico Einaudi e Alessia Tondo
NUVOLE BIANCHE (Traduzione dal salentino):

Va bene lasciala dormire
Lei adesso non può capire
No tu non le parlare
Perché  non sente più questo cuore
Vento pure tu non dire
Lei ora non può capire
Dorme dorme e non vuole
Non le piace più questo cuore.

Quattro venti ed io sono sola
Le mie notte senza fortuna
Lasciala dormire ancora
Lasciala morire prima
Quest’anima senza l’amore
No tu non la puoi aiutare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire niente

Tanto tu lo sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi
Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me.

E tu se vuoi che il mio cuore sia qui
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedo che lo trovi
Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Vento lasciami impazzire
Lei prima o poi deve tornare
Lasciami soffrire sola
Lasciami dimenticare prima
La mia anima va dove vuole
Tu lasciala fare
Passa il tempo e non dire niente
Ora tu non ti fermare
Sola sola devo restare
Lascia che diventi il sole
io al buio devo rimanere
Ora tu non ti fermare
Lei non mi può amare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire.

Tanto tu sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi

Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me
E tu se vuoi tornare indietro,sai
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedrai che mi troverai.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime.

Bella…solo per me

La comunicazione profonda tra due persone è una rarità di valore inestimabile. La sola cosa che ci permette di sottrarci a quella trappola che è la solitudine esistenziale da cui tutti proveniamo e cui tutti siamo destinati. Si nasce soli e soli si muore, ma nel nostro cammino su questa terra è possibile incontrare qualcuno in grado di inabissarsi nei nostri meandri più profondi ed oscuri, portandovi luce, calore, conforto. Qualcuno che a quell’abisso riesce a parlare e a dare ascolto. Una condizione tanto rara quanto labile, appunto. Non bisognerebbe mai dimenticare quanto certi incontri siano preziosi, e quanta attenzione e cura e sacrificio e sofferenza meritino. Perché oltre quel meraviglioso e sottilissimo filo, c’è un silenzio senza confini.

Ho trovato queste premesse in  http://sguardsurlej1962b.blogspot.it/2009/03/ivano-fossati-il-bacio-sulla-bocca.html e mi sembrava che fossero le parole adatte a quello che ho dentro anche se preferisco sia la delicatezza della musica e la forza del testo ad esprimerlo nel più profondo, oggi parla a me, solo per me e quel qualcuno che mi parla sono io…

 

Ivano Fossati dal Vivo Vol III – 07 – Il bacio su…: http://youtu.be/sxrYtxx_H50

 

Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l’altro.

Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell’avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.

Bella,
non ho mica vent’anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…

Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l’aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l’orchestra che suona fili d’erba
e fisarmoniche
(ti dico).

Bella,
che ci importa del mondo.

Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.

Guarda a me come in uno specchio ( E. Finardi )

Fa male sentirsi rifiutati e rigettati dalla gente
Per tutto o per niente ma in fondo il perché non è importante
Ci si sente feriti, usati e poi gettati via
Ci si sente traditi come bambini abbandonati

Ho bisogno di un rifugio, di rifugio da me stesso
Si soprattutto da me stesso e ne ho bisogno proprio adesso
Da una donna o da un amico, dalla mamma o dal marito
Da un amore che è finito male, da un figlio che non vuole più  tornare

Lo so ti senti solo
A volte così solo
Anch’io mi sento solo
Solo come te

Per uno sbaglio nel tuo passato, un piccolo errore da niente
Che quasi ti era uscito di mente, ora ti senti condannato
E vorresti essere forte o magari vorresti essere morto
Perché  così fa troppo troppo  male, no così non può  continuare

Hai bisogno di un rifugio, di rifugio da te stesso
Ma guardati come sei messo, ti sta crollando il mondo addosso
E ti senti così perso, come un cucciolo sull’autostrada
E sei così spaventato che oramai ci hai quasi rinunciato

Lo so ti senti solo
A volte così solo
Anch’io mi son sentito
Solo come te

E’ che a volte ci raccontiamo storie e ci gonfiamo delle nostre parole
Per poi ritrovarci prigionieri delle bugie che dicevamo ieri
Ci allontaniamo dalla gente per paura di essere sinceri
Per non mostrar le nostre debolezze nemmeno agli amici più  veri

Se ti senti troppo vecchio, troppo vecchio stanco e consumato
Guarda a me come in uno specchio anch’io lo sono stato
Solo tu puoi farcela ma credimi non puoi farcela da solo
Anche tu hai bisogno degli altri e forse gli altri hanno bisogno di te

E non sarai più solo
Ormai non sei più solo
Ma se ti senti solo
Vieni da me

Eugenio Finardi

 

Quando un’estate ha il colore dell’azzurro

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Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me. Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Paolo Conte

Azzurro

per qualcuno è un numero…

per qualcuno è un profumo…

per altri è il colore azzurro…

per me è questa canzone di Paolo Conte…

azzurro… la capacità di colorare un ricordo del colore della malinconia

con quel gatto che non c’è più, con quelle rose che non profumano più, con quella siepe che non nasconde più l’infinito, con quel treno che non torna più indietro se non con la forza motrice del ricordo…

Quando il tempo rallenta o accelera come un treno in una stazione che non ha più fermate, quando un secondo pesa come un macigno, quando tu non ci sei più e un altro treno ti sta portando via, via da me, quando un’estate ha il colore dell’azzurro…

 

A sud

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In questa cala a sud mi soffermo tra il canto delle cicale e il suono delle onde, tra mortale ed eterno: una danza di vita prima della morte al finire dell’estate, e il moto infinito del mare, ed io passeggero viaggiatore di questo unico momento.
(Cala di Mitigliano, 6 luglio 2016)

nel giorno azzurro – num dia azul

non dire che stiamo morendo,

non oggi

poichè tengo questa ferita che mi sta mangiando la ragione,

un vecchio giallo

con tre guerre nel petto

mirando il parallelo disse così

“ragazza dei mei occhi

penetra dentro gli occhi,

non c’è pietà

è solo la fine , vai ”

desidero morire nel giorno breve

desidero morire nel giorno azzurro

desidero morire in America del Sud

Rogrido Campos, cantautore brasileiro

Não diga que estamos morrendo
Hoje não
Pois tenho essa chaga comendo a razão

Um velho amarelo
Com três guerras no peito
Mirando o parabelo diz assim:
Vai
Menina dos meus olhos
Penetre entre os olhos
Não há piedade
É só o fim
Vai!

Quero morrer num dia breve
Quero morrer num dia azul
Quero morrer na América do Sul

Rodrigo Campos

nel cielo la mia casa – no ceu a minha casa

Permettimi di volare,

il mio corpo è di pergamena,

lasciami tornare,

il mio luogo è del passerrotto

né il suolo, né il piede,

l’ala  e il corpo sono due solitari,

là nel cielo feci la mia casa

qui in basso è la mia piccola piazza

Permettemi di godere

la tua mano è il mio cane da caccia quando grido

la mia voce non arriva mai e non passa

la mia carne è per il tuo coltello

soltanto io so che il colore all’interno

è il rosso di un cielo grigio tagliato come un mango.

Rodrigo Campos (cantautore brasiliano)


Deixa eu voar

o meu corpo è de pergaminho

deixa eu voltar

meu lugar è de passarinho

Nem o chão, nem o pé, a asa
O meu corpo são dois sozinhos
Lá no céu fiz a minha casa
Aqui embaixo é o meu quadradinho

Deixa eu gozar
Tua mão é meu cão de caça
Quando eu berrar
Minha voz nunca vem, nem passa (2x)

Minha carne é pra tua faca
Só eu sei tua cor por dentro
É o vermelho de um céu cinzento
Te cortar num mangá

Ci sarà pure ( Josè Saramago)

un altro mare in un altro blu

 

Ci sarà pure un colore per scoprire,

un’unione nascosta di parole,

ci sarà pure una chiave per aprire

la porta di questo muro smisurato.

 

Ci sarà pure un’isola più a sud,

una corda più tesa e risonante,

un altro mare che nuoti in un altro blu,

un’altra estensione di voce che meglio canti.

 

Poesia tardiva che non arrivi

a dire neppure la metà di ciò che sai:

non taci, quando puoi, né rinneghi

questo corpo causale in cui non ti adatti.

 

iotraducoSaramago