E’ il tuo destino, quello di fuggire; il mio è quello di restare…

 

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Hai imparato l’arte di andartene come prima necessità, come bere o nutrirti, e poi come arte di vita per la sopravvivenza, andartene è sempre stato l’unica strategia che hai attuato per proteggerti dal mondo, fuggivi e tornavi, tornavi e fuggivi…

Quando il mondo diventa troppo per te, in tutti i sensi, una luce troppo forte rumore troppo alto, un’ emozione troppo intensa, una parola di troppo, tu fuggi via, come le lucertole lasciano la coda per ingannare il nemico, così tu lasci una maschera vuota, e ti nascondi da tutto e tutti e anche a te stesso…

Quando sei più calmo o quando il mondo torna alla neutralità di toni, tu ritorni, ma un piano di fuga è sempre pronto, fidarsi del mondo non è cosa facile, per chi vuole tenere ogni cosa sotto controllo l’amore rende fragili, le delusioni fanno male… e così hai imparato per forza e poi raffinato per scelta l’arte della fuga, sei diventato un professionista, tagli tutti i contatti, fai terra bruciata intorno a te, non importa se hai avuto affetti sinceri, ti sono solo di peso, e poi rinasci a te stesso, cancelli il tuo nome, crei una nuova identità, e riprendi la tua corsa e la tua fuga.

Hai provato a cambiare ma quello che hai dentro è più forte… un senso di selvaggia libertà, il tuo non essere addomesticabile, il tuo essere fuori dagli schemi, il tuo essere oscuro e segreto persino a te stesso. Forse non hai scelto tutto questo ma così tu sei, come una volpe che non si fida mai abbastanza perché fidarsi non è nella sua natura, perché ne va della sua vita.

Non so se hai già accettato il tuo destino che è quello di andare, l’unico destino dal quale non puoi sfuggire, ti porti dietro ricordi, pezzettini, specchi rotti di una vita che non sai perdonare…

E se per chi se ne va c’è sempre qualcuno che rimane, ed io non so se ho imparato bene il mio destino, che è quello di restare, di aspettarti pur sapendo che non tornerai, ma accetto il mio destino e perdono la mia vita che mi ha permesso di incontrarti e poi di perderti…

(foto di Geralt)

Il colore del grano

 

Lo scorso 18 settembre ho partecipato d un open day di un corso di counseling , ero molto curiosa di capire di cosa si trattasse e soprattutto se poteva essere la mia strada. Come me c’erano altre quindici persone.

Dopo la prima parte dedicata alla presentazione dei presenti e della scuola, abbiamo preso parte ad un laboratorio emozionale.

La counselor ci ha fatto sedere in cerchio, a piedi nudi, davanti a noi c’erano dei fogli colorati e alcune riviste di attualità, e forbici e stick di colla. La counselor ci ha lasciato in silenzio per 5 minuti in modo che potessimo rilassarci, quindi ci ha gentilmente invitato a guardarci dentro, cercando di comprendere chi eravamo in quel momento e cosa desideravamo migliorare in noi, o quale nuova direzione dare alla nostra vita.

Quindi ci ha dato via libera, con forbici alla mano dovevano ritagliare dalle riviste frasi o foto che ci colpivano e che in qualche modo sentivamo che potessero descriverci.

Il mio foglio rosso si è riempito come potete vedere dalla foto.

E man a mano che sfogliavo le riviste e ritagliavo e incollavo,  pensavo che mi stavano venendo incontro frasi e foto che davvero avevo dentro di me più o meno inconsciamente.

Devo dire che alla fine ero sfinita e che conservo di questo giorno e di questa mia composizione un senso di profonda tristezza.

Un caro amico che per me era come un figlio mi aveva appena allontanato dalla sua vita, senza che per me ci fosse un motivo… e d’un tratto sul foglio mi accorsi che avevo composto tutte le mie tristi emozioni.

Ma il laboratorio non era concluso, a questo punto, con le nostre composizione bene in vista dovevamo sfilare accanto agli altri partecipanti e farci scegliere e scegliere un interlocutore per raccontargli del nostro foglio e allo stesso tempo ascoltare la storia dell’altro.

Io ero molto imbarazzata perché non volevo forzare nessuno a scegliermi, accanto a me vedevo le persone che molto semplicemente si sceglievano… alla fine eravamo rimaste in due, io e un altra ragazza di colore. Questa ragazza mi disse di no che nel mio foglio non c’era nulla che l’attirava, io non insistetti e informai la counselor che rispettavo la scelta dell’altra persona di non volermi conoscere. Era giusto anche così, nessuno è obbligato ad accoglierci per forza.

Ma poi la ragazza accettò l’incontro e in verità tra noi trovammo molte affinità e comprendemmo le tristezza reciproche. Lei era di origini tunisine e francesi, aveva molto nostalgia della Francia, la terra della sua infanzia, inoltre si occupava di integrazione e mediazione culturale delle donne tunisine in Italia, inoltre aveva una grande passione per la cucina, per le spezie e per l’accostamento di sapori e di colori diversi nella cucina, il suo sogno più grande era quello di aprire un ristorante.

Io apprezzo molto le persone che cucinano e amo conoscere sapori colori diversi dai miei, perché ogni colore ogni sapore ogni spezia ogni fiore sono un valore aggiunto, un dono al mondo.

E così l’incontro andò bene.

In seguito ritornati seduti in cerchio, la counselor ci invitò a raccontare ad alta voce ciò che dell’altro ci aveva colpito e cosa ci aveva lasciato, e allo stesso di raccontare quello che di noi avevamo messo in quel foglio, in quell’insolito insieme di immagini e di pensieri.

Nel mio foglio c’era davvero tanta tristezza.

Avevo ritagliato una vignetta sul piccolo principe e la volpe, tanto per dire, non a caso, da un poco di tempo dovunque mi trovo io non faccio che incontrare volpi e ciò non è consueto, ciò significa che ho dentro una volpe, voglio dire nella mia mente e nel mio cuore.

La volpe era il mio amico che mi aveva allontanato, una volpe autistica.

Di colpo io e lui eravamo tornati estranei, lontani, sconosciuti.

Eppure la mia idea di amicizia restava intatta e pura, al centro della mia vita, come un diverso viaggio da fare per arrivare ad incontrare davvero l’Altro.

Un amico mi aveva allontanato ma alla fine l’amicizia e la gratitudine per avere avuto questa amicizia restava nel mio cuore.

Un amico non si può perdere, resta con noi anche se va via o ci manda via, perché qualcosa è cambiato nella nostra vita e quel qualcosa sarà diverso e speciale per sempre. Come il colore del grano, per esempio.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

A. de Saint Exupery

Quello che io ho imparato dalla Volpe del piccolo Principe.

 

“ Bisogna essere molto pazienti”, rispose la Volpe, “In principio ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” A. de Saint Exupery

Ecco quello che io ho imparato dalla Volpe del Piccolo Principe.

Non basta dire voglio un amico per averlo, sembra semplice e forse dovrebbe esserlo ma è una cosa difficile.

Cosa dice la Volpe al Piccolo Principe?

Dice questo (secondo me) : fai piano, un poco alla volta, con pazienza e cura, altrimenti io avrò paura di te, non fare tutto subito, altrimenti io mi spavento.

Rispetta i miei tempi e anche la mia paura e la mia fragilità

Lasciami , senza forzarmi, tutto il tempo di cui ho bisogno, aspettami anche quando sembro fuggire via ma poi mi fermo dietro ad un cespuglio a guardarti con la coda dell’occhio, e non andare via… dammi fiducia e io ne darò a te…

Lasciami il tempo di annusarti e sentirti familiare  perché io possa accoglierti al meglio.

Io ti accolgo, ma sono una Volpe, sono così come sono, accettami come sono, rispettami e amami.

Dammi tenerezza e gentilezza, non forzarmi, aspettami…

e così lo stesso io farò con te…

Semplice?

No, è difficile ma si può fare… “bisogna essere molto pazienti”

Perché  tu sei una Volpe ma lo sono anche io

Siamo diversi e uguali.

Siamo uguali e diversi.

Ma uguali.

e a voi cosa avete  “sentito” dalle parole della Volpe ?

La pietra di una volpina e di una pianta

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Questa pietra racconta l’incontro di una pianta di phlomis con una volpina blu.

Una phlomis è già illuminata dalla luce del giorno, le si avvicina cauta un’atipica volpina di colore blu, semi nascosta dai colori della notte, mentre nel cielo brillano 8 stelle, un quadrato blu racchiude un cuore rosso al cui interno vi è il simbolo dell’infinito.

La pietra proviene da Bocconi, appennino tosco romagnolo, raccolta e dipinta dalla gentile amica e artista Paola Zarri a cui va il mio speciale ringraziamento per aver avuto la pazienza di ascoltarmi e aver saputo dare espressione ad un mio pensiero astratto.

qui potete vedere altre meravigliose creazioni di Paola

http://pzcreazioni.blogspot.it/

IO AMO : è la mia casa. (canzone di una Volpe)

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Una sera nel mio cortile incontrai una volpe e avvenne tra noi, pressappoco, questo dialogo:

“Ciao Volpe, che ci fai qui?

Tu cerchi una casa accogliente e ariosa, senza inferriate, per le tue parole  e la tua anima. Tutto l’universo non ci sta più nella tua mente. Ascolta cosa dice Etty Hillesum :

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E’ proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole.”

La Volpe rispose:

“Esistono, le parole.

IO AMO.

Eccole.

Notte.
L’universo sta stretto, dentro la mia testa.

Io ho da dire molte cose.
Io vorrei dire alle persone che serve la pace.”

In seguito a questo breve dialogo io scrissi questa canzone:

Canzone per una Volpe.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo,  dice.

Il suo corpo è snello e magro,
sul cuore ha il sigillo dell’ infinito,
gli occhi selvatici e sinceri,
è abituata a sopravvivere in solitudine,

Di notte, in silenzio
osserva le finestre illuminate
delle case a lei estranee,
cercando
un poco di quiete e di calore.

Se provi ad avvicinarla
lei scappa spaventata,
se le lasci un poco di cibo
tornerà , non vista, a prenderlo.

Dorme nel suo rifugio solitario,
lei pensa e sogna in blu,
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
Io amo, dice.

A volte è impaurita
a volte è gioiosa
a volte è stupita
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto

in fuga.

Semplici cose la rendono felice,
una debole candela è sufficiente ad illuminare
i suoi occhi neri nelle notti senza luna.

Lei si perde a guardare
le goccioline d’acqua,
le piccole pietre,
i riflessi della luce
le lacrime di coccinella,
i pensieri buoni che sanno di speranza

Lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto,
dal suo rifugio scruta le stelle,
e immagina che
la sua folta coda blu sia una cometa,
gioca a far l’amore con l’universo,
lei pensa e sogna in blu,

lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo, dice.

I suoi sensi sono fini,
fiuta l’odore della paura,
ma va alla ricerca di gentilezza,
nella lunga notte invernale
si protegge le zampe e le orecchie sensibili
con la folta coda blu.

Lei vorrebbe avere un figlio
a cui donare tutto il mondo,
regolerebbe il battito del proprio cuore

a quello del suo cucciolo.

Lei è così pura e graziosa,
guarda il mondo
con i suoi occhi sorpresi ed elusivi,
sempre alla ricerca di bellezza
e di amore.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
Io AMO, dice.

A volte fugge
quando il mondo
diventa troppo forte e difficile,
ci sono troppe cose complicate
mentre i suoi occhi sono semplici e puliti,
e lei scappa via
e ti osserva curiosa da lontano
senza mai dimenticare le tue mani,
poi lei ritorna,
con la folta coda blu impolverata di stelle,

lei vorrebbe un figlio da coccolare,
lei vorrebbe avere la sua finestra
di tenere sempre illuminata,
perché Lei è soltanto una volpe blu-velluto,

lei ama tutto il mondo
perché ama,
sì, lei ama

e Amore è la sua casa.

Abbracci senza corrispondenza

Abbracci senza corrispondenza.

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….un uomo abbraccia una ragazza
dopo che aveva pianto… (Caruso, Lucio Dalla)

Il cielo abbraccia la montagna
La montagna abbraccia il mare
Il mare abbraccia le nuvole
Le nuvole abbracciano la luna
La luna abbraccia la volpe
La volpe abbraccia l’universo
Io, una phlomis, abbraccio la polvere della terra.

Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai…

Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

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LA_VOLPE_E_LABAMBINA

Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

Ancora un 19 settembre di un anno fa. (che strana coincidenza nuvolesparsetraledita)

Era la notte di vigilia di una partenza, questa volta la mia, io stavo chiudendo lo zaino pensando se vi avevo messo tutto, all’ultimo momento c’è sempre quel qualcosa di irrinunciabile da portare con sé. E così poco prima di chiudere il mio zaino incontro una volpe, simpatica gentile educata, con il viso di un poeta buono, e mi chiede di addomesticarla… eh sì come la volpe di S. Exupery con il piccolo principe… ed ecco che ora una volpe lo chiedeva a me che sono una pianta, Phlomis appunto, io rimasi molto sorpresa e affascinata, non capita mica tutti i giorni che una creatura selvatica e misteriosa quanto una volpe ti chieda una cosa simile.

La volpe mi disse:

Addomesticami… a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe….

il mio autismo non lascia spazio alle persone di persona , è un cattivo compagno perchè ti fa sentire bene da solo, poi quando non hai più nessuno ti accorgi di questo, e poi ti riprende e tu pur di non sentire ancora quel dolore di essere solo accetti di lasciare tutti.

Il piccolo principe è un poco autistico secondo me, come migliore amica ha una volpe, non ha nessun altro e viaggia di pianeta in pianeta facendo incontri strani ma poi resta sempre solo e piange per una rosa, io ho pianto quando una pianta di ribes è morta nel mio giardino e mi commuovo quando vedo le campanule che sbucano, esse si nascondono, mi fanno sempre preoccupare: e io penso verranno questa primavera ancora una volta? Ed esse poi quando io non ho più molta speranza esse vengono fuori.

a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe che piano piano giorno per giorno la avvicina un pezzetto di più, se con la volpe si fa troppo subito si spaventa e scappa via, come me, io sono la volpe e tu un pochino il piccolo principe.”

Io risposi va bene, ma avvertii nel cuore un tremito di paura e pensai che se io ero un poco il piccolo principe sarei morta per il morso di un serpente, prima o poi è inevitabile…

La volpe mi rassicurò:

Non si sbaglia con cuore e nel caso, il serpente sarà ben accolto e non morderà.”

La volpe è per definizione un animale selvatico pertanto esseri non addomesticabili e io li rispetto in quanto tali, ma ciò non addomesticabile non è sinonimo di irraggiungibile o di inavvicinabile o di impossibilità di instaurare un rapporto.

Se una volpe mi chiede in questo modo di addomesticarla, cosa dovevo fare se non accogliere la sua richiesta?

Dopo poche ore io partii per un viaggio e misi una volpe nello zaino e la portai nel mio cuore e da allora lì è rimasta.

Il fatto è che non si trattava soltanto di una volpe ma anche di un bimbo e di un fiore allo stesso tempo…. Tre cose insieme.

Ma un giorno inevitabilmente arrivò il serpente e mi morse.

Mi fece molto male, piansi molto, in un secondo avevo perso una volpina, un bimbo e un fiore….

Decisamente molto triste… perdere queste tre cose importanti in un solo secondo.

Successe che Phlomis fece un movimento troppo rapido in avanti, e la volpe si spaventò e scappò via, il bimbo sgranò gli occhi per lo stupore e il fiore lasciò cadere I suoi petali…

Così Phlomis appassì ancor prima che potesse vedere il proprio fiore fiorire.

La volpe era tornata nella sua tana, impaurita e preoccupata, il bimbo continuava a fare oh per le piccole scoperte di una stella o di una formica, e il fiore stava preparando nuovi petali segreti, più belli.

Ma le piante sono ostinate e Phlomis attendeva il suo ritorno e un giorno a sorpresa la volpe tornò…

Sapete come fanno le volpi, ti fanno credere che se ne sono andate invece sono nascoste da qualche parte e ti stanno studiando e stanno pensando in silenzio e poi ritornano…

E così la Volpe e Phlomis ripresero il dialogo, perché non è vero che le volpi sono inavvicinabili o irraggiungibili e non è vero che non ci può essere amicizia…

La Volpe mette il musetto fuori dalla tana e annusa il mondo in cerca di amore e di pura bontà, il bimbo si meraviglia alle coccinellle e alle stelle , il fiore con I suoi brillanti e atipici petali blu sorride…

E ora Phlomis guarda la volpe che corre libera nei prati,  osserva il bimbo che si meraviglia ,  contempla il fiore che stende i suoi nuovi petali non più stropicciati.

E Phlomis è felice di ciò anche se qualche volta si può anche piangere.