Mistero e saggezza della lingua finlandese #3

Quando gli stranieri ascoltano un finlandese parlare hanno sempre l’impressione che qualcosa gli voli fuori dalla bocca.

Le parole si aprono e si chiudono leggere, volteggiano nell’aria e si disperdono.

Inutile accanirsi a cercare di catturarle.

Perché il significato è nel volo: è quello che bisogna cogliere con gli occhi, con le orecchie. Le mani non servono.

Questa è una delle cose più belle della lingua finlandese.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

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Mistero e saggezza della lingua finlandese #2

Nella frase finlandese le parole si raggruppano attorno al verbo come satelliti intorno ad un pianeta e diventa soggetto quello che si avvicina più al verbo.

Nelle lingue europee la frase è una riga dritta. In finlandese è un cerchio dove dentro succede qualcosa.

Nella lingua finlandese ogni frase basta a sé , nelle altre ha bisogno  di un discorso per esistere sennò non vuol dire nulla.

Il finlandese ha un’ostica ma delicata sintassi: invece di partire dal centro delle cose, le circonda e le avvolge dal di fuori.

Va a finire così che la frase è un bozzolo chiuso e impenetrabile in cui il significato matura lentamente e poi d’un tratto vola via, colorato e imprendibile…

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

Mistero e saggezza della lingua finlandese #1

Il nome è la prima cosa che si impara di una lingua.

Perché nominare vuol dire imparare a conoscere.

In finlandese conoscere vuol dire strada.

Perché la conoscenza è la via, il sentiero che ci porta fuori dal bosco, alla luce del sole (…)

In fondo è vero che la conoscenza non è che una via e le vie possibili sono tante.

Il nome in finlandese è imprendibile, si nasconde nelle molteplici declinazioni dei suoi 15 casi e soltanto rare volte si lascia sorprendere al nominativo. Perché il finlandese non ama il soggetto che compie l’azione.

Nessuno a questo mondo compie qualcosa, ma tutto succede da sé perché deve succedere e noi non siamo che una delle tante cose che sarebbero potute succedere.

Diego Marani da Nuova grammatica finlandese

 

 

 

Gli amici (Dina)

Gli amici hanno due spalle.
Una per far appoggiare la testa, nell’incavo perfetto che Dio ha creato.
Per sostenere.
Per dire” Stai qui. Conta su me. Io ci sono”.
Ti aiutano a vedere il fiore in mezzo alle erbacce, che tu, un attimo prima, hai calpestato, perché gli occhi erano velati di tristezza…
❤️

Dina

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La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Si tratta di una lettera che io ricevetti da mio zio quasi venti anni fa in un periodo in cui regnava il vuoto della mia vita, è una lettera d’amore per una nipote e l’umanità . Le parole chiave della vita di mio zio sono sempre state condivisione e comunicazione, lui è uno scrittore e un giornalista, un fotografo e un frate cappuccino, quasi 47 anni fa lui mi ha battezzato e poi è partito per conoscere ed abbracciare il mondo, e mentre lui era missionario in Brasile dove la morte è cosa banale, e io che allora avevo 27 anni e mi sentivo così estranea alla vita gli scrissi e lui mi rispose in questo modo:

Imperatriz 24.03.1995

Cara nipote, sono tornato all’alba e ho trovato la tua che m’aspettava. Come sto? In questi giorni con una gran diarrea che mi butta giù! Torno da Belem dove sono stato ad aiutare un regista a fare un documentario sui ragazzi di strada… ecco come sto: i viaggi mi fanno vivere, mi ossigenano l’anima… Anch’io provo una certa incomunicabilità: da dove cominciare, dove trovare le parole per comunicare un’esperienza? A me succede il contrario: io so che cosa ci riempie, me lo ha insegnato la vita, non i libri, non le persone. Le persone fuori dal comune, al massimo, riescono a comunicarti il loro cammino, come è avvenuto il fenomeno. Ma l’esperienza di uno è sempre unica e irripetibile, ognuno deve camminare con le proprie gambe. Dunque il massimo che posso fare è mettere in comune l’itinerario percorso, niente altro, e se guardo indietro alla mia vita devo ammettere che il mio carattere era molto simile al tuo. Ho incominciato a vivere veramente quando ho incontrato don ****, primi anni 70, lui aveva quel pane che mi sfamava, aveva il dono di farmi sentire vivo, di farmi credere che valeva la pena spendere la vita per qualcuno. E tu che scrivi “e non sopporto più di non toccare altro che il vuoto di me”, ebbene io ti auguro di toccare il fondo, di esasperarti sul fondo di te vuoto: solo tu puoi fare il salto. Che cosa è il salto? il fidarsi, di sé e degli altri; di sé prima ditutto, poi degli altri; GLI ALTRI SONO IL PIENO DI NOI, GLI ALTRI FANNO IL PIENO DI NOI STESSI. Parole cifrate? Niente affatto e quando non dirai più come si fa sarai sulla strada giusta. Ed è un processo che si rinnova sempre nella vita; uno non potrà mai dire ora ho imparato il trucco, ho la soluzione in tasca, ogni volta bisogna rifare la tela di nuovo. Quando nella mia vita è apparsa R., la drogatina, ho ricominciato tutto di nuovo, perché era il nuovo che rompeva il mio guscio e mi imponeva di ricominciare . Poi un’altra rinascita quando sono venuto tra le vittime del terzo mondo e a tutt’oggi mi sembra di essere sulla soglia di un’altra tappa della mia vita: non è facile muoversi perché non esiste una mappa, tutto è sempre nuovo. Sempre bisogna ricominciare da capo, la lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia. Tu dici “non riesco a concepire e sentire l’esistenza di un altro”, a me succede il contrario, non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare.. Scrivi ancora “non so da che parte uscire…”, smetti di pensarlo ed esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura , scrivi ancora che sei “anelante a vivere ma con la paura di non riuscirci; vorrei tanto mettermi alla prova ma temo di non poter sopportare la realtà e gli altri e di non esserne in grado” Butta via questi pensieri, perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio? A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perchè tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno. Tu scrivi “temo di poterti deludere quando ci incontreremo”, non sono mica un giudice io. Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’ALTRO. Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno vi prende per mano. Io ho avuto don ****, la drogatina R., le vittime del terzo mondo e oggi i bambini delle favelas. È solo per questo che t’ho offerto una mano amica, al di là di ogni considerazione di successo o insuccesso. Uno per esempio mette al mondo un figlio prescindendo da tutto quanto, perchè è amore gratuito, non mira alla ricompensa, al contraccambio, lo stesso dovrebbe essere tra due che si amano… e poi alla fine ti accorgi che il mestiere più difficile è fare l’uomo, amare gli altri. Non ci hanno educati a renderci conto che tutti gli altri hanno bisogno di ciò che abbiamo bisogno noi, quindi la misura del come rapportarci è dentro di noi, non si tratta di una cosa astratta o difficile tanto meno impossibile. Forse dovresti cominciare ad amare te stessa, come sai scoprire il bello della natura, così devi cominciare a scoprire il bello di te. Come fai ad essere tanto sicura che non avrai figli? Perchè ti escludi questa esperienza che rasenta il mistero? E lodici con tale amarezza! Tu scrivi “non appena provo a mettere latesta fuori dal mio mondo resto delusa” e che importa? Questo può impedirci di tentare e ritentare a fare con quella fragile argilla che siamo noi un capolavoro? E se da noi venisse fuori una semplice brocca non sarebbe già una soddisfazione quella di essere utili a qualche cosa? Mi viene un dubbio:forse tu provi in momenti brevissimi le vertigini degli ideali più belli, ti sembrano irraggiungibili e quindi ti viene da rinunciare in partenza: come la volpe che diceva che l’uva non era matura solo perchè era troppo alta… se una cosa è troppo alta per me farò di tutto per crescere per potenziare la mia umanità, elasticizzare i miei sentimenti e i miei sogni fino a quando ci riesco, non ti pare? Nipote non aver paura tu sei molto meglio di quello che ti dipingi: ognuno di noi porta il negativo di sé ed è solo con il negativo che si può ricavare il positivo. Guai a disprezzare il negativo le ombre le tenebre. Non servono anche queste per dare risalto alla luce? E allora tira le conclusioni. Ad ogni modo sappi che io sono sempre disponibile, poi le cose, le vicende, gli avvenimenti ci aiuteranno a far maturare lesituazioni e le scelte; non credere che io sia esente da dubbi paure e interrogativi. Il viaggiatore fuori di me mi crea un fenomeno strano, mi aiuta a circolare sempre di più nelle mie vene, a scoprire il mio io più profondo, a far emergere quello che sogno di me: un uomo universale, un uomo che vive per portare tutti gli altri nel suo essere, nel suo intimo. Percorrere il mondo per me non è altro che sentirisi scorrere nelle vene l’umanità, ogni popolo è come una conchiglia sigillata il cui mistero m’attira. Mi affascina perché intuisco che mi arricchisce, mi alimenta, amplifica il cuore e i polmoni dell’anima. L’UNICA COSA CHE CI FA VIVERE E’ VIVERE ! Uscire dal guscio dei piccoli problemi personali, pensare in grande, buttarsi nella periferia di noi stessi. Ognuno di noi è come un mulino che ha bisogno delsuo grano da macinare, più il grano è di qualità, migliore è il prodotto finale, ecco perchè il mio mulino ha bisogno di esperienze umane. Quello che non puoi più permetterti è di non vivere, io non te lo permetto, non puoi condannarti a vivere contro la tua volontà, non ci è lecito negarci, occorre fare di tutto per dare corpo all’intuizione che noi portiamo in fondo al nostro essere. Se la barca rimane legata alla riva anche da un solo filo di rete non potrà mai prendere il largo. Ti ho pensato anche nei miei viaggi e ho desiderato scriverti ma fatico a scrivere senza un intreccio un dialogo. Ad ogni modo stai serena ed anche sicura che lo zio ti vuole bene. Non aver paura di buttare l’anima oltre gli steccati, gli ostacoli e le barriere. In fondo certe delusioni della vita servono a renderci conto che solo chi ama in grande pensa e agisce in grande; ti abbraccio tuo Zio Fausto.

Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi. Il nuovo libro di Fausto Marinetti

Il prossimo 9 aprile 2018 sarà in uscita il nuovo libro di Fausto Marinetti (Vi presento Fausto ), intitolato Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggiuna serie di lettere dal nordest brasiliano, da Fortaleza, testimonianza diretta di un mondo dimenticato, degli scarti della società, dei bambini abbandonati, degli ex drogati, dei perduti e dei disperati…

Fausto invia al Papa i messaggi degli ultimi affinché vengano ascoltati ed accolti. Fausto è il portalettere, un semplice postino di tanti crocefissi che gli hanno affidato la loro voce per giungere all’attenzione del Papa.

Caro Francesco è anche un diario di quattro anni sofferti a stretto contatto con gli emarginati della vita, una sfida ad accoglierli a rispettarli ed amarli….

Tra gli interrogativi di Fausto nel suo dialogo con Dio eccone uno:

il Cristo pur esaltando i perduti, pur riservando i primi posti a peccatori e prostitute, pur mettendo sul trono poveri ed oppressi, eppure non li ha scelti come discepoli. Non rischia di essere una discriminazione? Chi è sprofondato nella disperazione è escluso dal tuo discepolato? Nè io nè tu siamo scesi all’inferno della solitudine. Non conosciamo il buco nero della disperazione. Chi ricorre alla droga o all’alcool deve essere perché non resiste all’ignominia della sua fragilità. Per esempio G. butta fuori tutto quello che gli duole dentro solo con l’aiuto dell’alcool. Altrimenti si tiene dentro tutto. Tutto cosa? La vergogna di esistere, il sentirsi un vero rifiuto da bidone, l’angoscia di non riuscire ad accettarsi come è. Chi può misurare il dolore di un crocefisso dalla vita, dai suoi cari, da se stesso? Dio mio, la domanda è per te. Fausto Marinetti

L’amore non è, l’amore esiste … di Simone Stabilini

<< Cos’è l’amore ? >>

“L’amore… Sapevo che prima o poi mi avresti chiesto cos’è l’amore.

Beh, l’amore non è, l’amore esiste.

Esso è parte di tutto, ed il tutto sarebbe nulla se non esistesse l’amore.

L’amore permea ogni sentimento, nulla è indipendente – ed indifferente – all’amore.

Quando, piangendo, pensi al tuo passato, quello è amore: vorresti tornare indietro e riparare i passi erranti che ti hanno portato alla tristezza, ma non puoi fare altro che ricordartene la strada, per percorrerne una nuova. Quando pensi al tuo futuro, quello è amore: ami il passato per le strade che ti ha fatto conoscere, e perché ti ha reso meno straniero al mondo. Quando torni sui tuoi passi dopo un litigio, quello è amore, ed è amore per gli altri: a nulla vale l’orgoglio, l’amore vince sempre. E quando ti perdoni per gli errori che hai commesso, quello è amore, invece, per te stesso: perché non esisti, se non ti ami.

Figlio mio, l’amore non è, l’amore esiste. Esso vive anche se non lo vuoi. A volte rifiuti l’amore. Urli: “Vattene amore! Lasciami stare!”. Ma anche questo è amore, è amore per l’amore: pur di non sciuparlo, lo rifiuti. E’ un atto di inconsapevole generosità, ma questo concetto temo lo potrai capire solo alla fine.

Molte persone dicono che non credono più nell’amore, perché non ne hanno avuto, ed io non posso insultarne i sentimenti, perché non siamo nati per prevaricare, ma per garantire la libertà. Però, posso, ragionevolmente, indurne i pensieri verso nuove finestre. Il cielo è così grande, figlio mio, che non si ha tempo – né lusso – di poggiare lo sguardo, ed arrendersi.

L’amore è eterno, è quasi un Dio, l’amore. Esiste perché pensiamo di non essere solo materia. Esiste, non è nato e non morirà: è un concetto squisitamente filosofico, ma così profondamente umano…

Non crucciarti nella ricerca del significato dell’amore: bùttati in esso, e con esso danza. Non puoi controllare l’amore, perché non puoi controllare qualcosa che esiste in modo autonomo: puoi solo scegliere la strada da percorrere per giungervi, figlio mio. Ed io, tuo padre, vorrei per te solo strade dritte, senza fatiche, ed a volte potrei imporle, ma sarebbe un peccato: perderesti panorami stupendi, e valli, monti, e mari lontani.

Lascerò libertà assoluta all’amore, perché non possiamo definire l’amore, figlio mio: possiamo solo sperare di saperlo riconoscere.”

da “Lettera a mio figlio”, il nuovo libro di Simone Stabilini

#amore #padre #madre #uomo #donna #sentimenti

lettera copertina

Felicità… non ti inseguo più…

Ecco che c’è … che mi sono stancata, che non ti voglio più, Felicità non ti inseguo e provaci tu ad inseguirmi che scappo io…. Felicità falsa e ingannevole e soporifera come una pastiglia di valeriana non ti voglio più…. Meglio soffrire, disperarsi, piangere, avere rabbia, sentirsi la pioggia addosso… ma essere vivi!

Ben detto Paola !!!!

https://paroledipolvereblog.wordpress.com/2018/02/01/posso-sapere-chi-cavolo-ha-deciso-che-bisogna-sempre-inseguire-la-felicita/

Finalmente qualcuno che lo dice a chiare lettere:

Felicità vai via!

E basta con sta felicità finta, per cortesia. Stai calmo e sii felice, sorridi e sii felice, sii grato alla tua vita e sii felice, la felicità non ha effetti collaterali……….davvero per cortesia.

cerco vita vera gente vera che sappia cosa sia il prezzo da pagare quando di felicità non ce n’è (Paola)

Giusto Paola!

Perché quando soffri, quando piangi, ti rotoli nel fango o ti hanno fatto rotolare sei vero! Ho bisogno di gente che vomita, di gente che piange, di gente che ti sputa in un occhio, di gente che non abbassa lo sguardo, di gente che si strappa il cuore e le viscere, di gente che spacca i tavoli… ma gente viva….

Non di morti che camminano che non sanno neppure che sono morti….

domani ultimo giorno in quel mortorio!

ultimamente di colore in un posto che era nato per essere il regno del colore non ce ne era per niente, dal grigio si è passati ad un bianco sporco, incolore, uniforme e assorbente….

Ma gli zombie non mi prenderanno…

Domani ultimo giorno di lavoro… io ne uscirò forse triste, forse sconfitta, forse rabbiosa,  ma viva!

 

 

Solo poco più in là

La libertà è solo un passo più in là… dietro a quelle sbarre, dietro a quel cancello, oltre alla nostra mente…

(Due giorni alla fine di 30 anni di lavoro…)

Fine del lavoro

Inizia domani la mia ultima settimana di lavoro dopo 30 anni di lavoro in Extracolor… Tante volte ho pensato che sarei stata felice della fine di questo lavoro. Tante volte ne ho desiderato la fine. Invece ora che il momento è arrivato, la realtà è ben diversa… finisce una parte lunga della mia vita e a luglio compierò 50 anni e non riesco a non pensare che una gran parte della mia vita è finita e non tornerà e non so venerdì starò meglio senza extracolor. E’ la fine delle cose e tempo di bilancio per me, non troppo positivo. Non so come sarà dopo. So solo quello che ho perso e che non tornerà. So ciò a cui ho rinunciato e non potrò più avere. So che indietro non si torna e che ho un’età in cui le scelte della vita sono già state fatte e non si possono più fare. Non so come sarà il mio domani. E non penso solo al lavoro ma a tutta la mia vita.

Tempo di bilanci…

Speriamo di ritrovare la serenità

La vita mi ha insegnato

La vita mi ha insegnato attraverso la sofferenza, ad innamorarmi dell’Amore. Ma la vittima mi ha insegnato che la premessa dell’amore, la sua forma più elementare, si chiama Giustizia. Fausto

Volpina Blu al mercatino

Ho partecipato per la prima volta ad un  mercatino di Natale con i miei prodotti a Palazzo Pretorio a Terra del Sole, a pochi chilometri da casa mia.

Esperienza molto bella, mi reputo molto soddisfatta, ho riscosso molto interesse e ho avuto molto sostegno da parte dei miei amici.

Il lavoro è stato tanto, in soli 10 giorni ho realizzato i prodotti che mi ero prefissata e ho esposto con grande orgoglio e desiderio di comunicazione.

Ho potuto spiegare i miei prodotti , essere ascoltata ed apprezzata.

Ringrazio tantissimo l’organizzazione del Borgo Fiorentino per la gentilezza e la disponibilità, in particolare ringrazio Chiara. Mi sono sentita accolta. Grazie mille!

Ottima anche la cucina degli stand.

ecco alcune foto di questa esperienza:

ed ecco alcuni dei prodotti proposti:

Vi presento Antonella Sessolo, fotografa sorridente…

Antonella Sessolo è prima una donna appassionata e sorridente e poi una fotografa di grandi e piccole emozioni come questa. Il suo gatto si chiama Tigro ed è un fantastico modello.
Antonella cerca lavoro come fotografa, fotografare per lei è come respirare, i suoi scatti sono avvolgenti e sorridenti.
Se siete a conoscenza di un lavoro nel settore moda e fotografia, scrivete ad Antonella nel suo
https://antonellasessolo.wordpress.com/

Antonella Sessolo

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Non servono parole guardate e assaporate le emozioni.

esto mio

fotografa AntonellaSessolo

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Il poeta dovrà essere pronto (David Malouf)

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“E cosa altro dovrebbe essere la vita di un uomo, se non lo spingersi sempre oltre quelli che si sa non essere veri limiti?

Cosa altro dovrebbero essere le nostre vite se non una continua serie di inizi, di faticosi adattamenti all’ignoto?

Che cosa altro è la morte, se non il rifiuto di crescere ancora, di subire mutamenti?

E se qualsiasi vecchio sarà pronto a lasciare il suo letto di morte per avventurarsi nell’ignoto, quanto più pronto dovrà essere il poeta, la cui vita intera è stata un’avventura, anche nella quiete di un giardino?”

Ovidio da Una vita immaginaria di David Malouf

(foto di Alexas_fotos da pixabay)

 

E noi siamo pronti ad esplorare il nostro giardino con la macchina avventurosa della Poesia?

Sperare

“Qualunque sia il momento che ognuno di noi sta vivendo,  donare e ricevere amore, ci fa sperare in qualcosa di bello e di infinito” Dina https://emozioni759.wordpress.com/

Per essere albero

Per essere albero devi sapere essere foglia e radice,

sfidare il tempo, nasconderti dentro la terra,

saper crescere dentro ai cerchi concentrici della memoria,

come il segno di tempi che si rincorrono lungo la vita.

Per essere albero

devi saperti protendere al cielo,

saper parlar da solo alla luna,

saperti guardare nel riflesso di un fiordo,

seguire lo scorrere della vita a fianco del fiume.

Come una sequenza ininterrotta di storie da raccontare.

Laboratorio Alberi in festa dei bambini di Satriano di Lucania, 2017

satriano di lucania murales 2 (103)

E io ne sono felice :)

Due bigliettini attaccatati all’albero del futuro a Satriano di Lucania (Potenza), scritti dai bambini della scuola del paese, ci raccontano cosa è la felicità:

E’ bello sapere che

esiste ancora la fantasia,

e io ne sono felice,

è bello sapere che

dopo la pioggia ci sarà l’arcobaleno

e io ne sono felice

§§§

E’ bello sapere che

nel cielo della notte c’è la luna,

e io ne sono felice,

è bello sapere che

viaggiando si conoscono persone nuove

e io ne sono felice

satriano di lucania murales 2 (96)satriano di lucania murales 2 (97)

Prendersi cura dell’amore

L’amore non si dimentica di te anche quando tu lo ignori. Torna, bussa. Se non rispondi ti porta a fondo. Devi averne un po’ paura, ma piu` di tutto devi mostrargli il tuo coraggio. Devi esserci, quando chiama. Devi essere li` e prenderti cura di lui. Solo se lo lasci libero di andare puoi vederlo tornare.Concita De Gregorio da Mi sa che fuori e` primavera

Per essere felici …

La vita e’ molto semplice. Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia gia` dentro di noi. Concita De Gregorio da Mi sa che fuori e’ primavera

Io e mio padre guardiamo i treni

Io e mio padre guardiamo i treni passare in stazione.Due vite diverse.

Due eta’ diverse.

Anche se ora che di anni ne ho quasi 50… mi pare di aver accorciato le distanze. 

Le distanze con l’ultimo treno, forse…

E allora capita di pensare, forse banalmente, che la vita e’ guardare i treni passare in stazione.

Qualche treno lo prenderai, qualche altro lo lascerai passare, forse qualche treno ti condurra’ dove mai avresti pensato oppure resterai in attesa senza coraggio di salirvi…

E stazioni in cui non scenderai, stazioni in cui troverai nessuno ad accoglierti…

Quante stazioni di notti solitarie, di preghiere e speranze, di lacrime e sogni, e silenzi affidati a un treno che corre lontano….

io e mio padre guardiamo i treni…

Lui stazione ed io treno…

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

cicogna

Ho pensato a quale poteva essere il mio contributo alla felicità, a cosa mi faceva venire in mente la parola felicità.

La felicità è come una piuma
Che il vento porta in aria
Vola lieve
Ma ha una vita breve
è necessario ci sia vento senza fine

Vinicius De Moraes

Felicità è quella cosa semplice e piumata… che ci sorprende in un istante poi come piuma vola via…

se mettessimo insieme tutte le nostre piume… forse si alzerebbe in volo un uccello di nome Felicità …

Ecco le mie piume di felicità, quali sono le vostre?

Qual è il vostro contributo alla Felicità?

1) essere nel cuore di chi mi ama anche se si è lontani

2) poter vedere o sentire il sorriso di chi amo

3) gioire della felicità e del successo degli amici

4) provare gratitudine per il dono della vita e vivere, onorando il mondo e soprattutto i suoi figli

5) gioire della bellezza del mondo, di un fiore, di un albero, di una vita…

6) poter sognare, sempre e comunque, anche quando ti dicono che non serve a niente e non vale la pena

7) saper perdonare e comprendere che l’amore è qualcosa che va Oltre, oltre ogni ragione, ogni logica,  e persino oltre me stessa

8) saper fare scorta dei momenti belli e poterli ricordare sempre

9) sentirsi liberi anche quando ci si sente in gabbia o impotenti o depressi

10) essere qui e ora nel mio quadratino che è il mio posto nel mondo

11) essere me stessa, amarmi e ad amare gli altri in modo incondizionato

12) fare di me un dono per gli altri per ciò che sono e per ciò che posso

13) accogliere con gentilezza l’Altro come un arricchimento della mia vita

(le mie piume sono numerate per praticità ma senza un ordine di preferenza)

Aspetto le vostre piume!

Questo è un tag come gli altri, potete riproporlo nei vostri blog se vi piace e se volete contribuire alla Felicità… le regole le decidete voi… perchè la Felicità è sempre fuori dagli schemi!!!

(foto di Blickpixel)

E’ un dovere mettere in comune le ricchezze interiori (di Fausto)

Scrivo per pagare un debito verso gli amici. Bisogna buttare nella spazzatura le false umiltà: è un dovere mettere in comune le ricchezze interiori. Perché noi non ci apparteniamo. Se uno ha un cerino non può tenerlo per sé, ma deve accenderlo sulla piazza del mondo, dove c’è tanto buio.

Fausto Alberto Marinetti da Ai confini di Dio.

L’essenza umana affonda le radici nel fango

Il fior di loto asiatico, Nelumbium speciosum, è una pianta acquatica, le cui foglie, grandi fino a 60 cm anche hanno la particolarità di essere idrorepellenti, nell’induismo e ne buddismo è considerato sacro.

I fiori, i semi, le foglie giovani e i rizomi sono tutti commestibili. In Asia, i petali vengono mangiati mentre le foglie sono solitamente utilizzate come piatto per il cibo. Il rizoma è utilizzato come condimento. Mentre i frutti secchi sono usati come decorazione.

Nel buddhismo è il simbolo dell’essenza umana che, pur rimanendo pulita, affonda le radici nel fango della realtà. Senza il fango il loto non può esistere, così come il Buddha si manifesta grazie agli affanni della vita quotidiana. Inoltre il loto sviluppa il frutto e il seme nello stesso periodo e quindi è il simbolo della legge buddista di causa-effetto.

Bellissima la foglia che sembra quasi un ombelico che raccoglie l’acqua della vita… e al di sopra del fiore simile ad un bottone si forma già il frutto nel ciclo eterno della vita…

Senza affondare le sue radici nel fango, tanta bellezza del fior di loto non potrebbe manifestarsi…

E così quando sembra di essere caduti nel fango, ecco che il fiore riprende più forza creando il suo frutto simile a un bottone dorato…

Ti prego, innamorati!

Ti prego, innamorati!

Innamorati di un gatto, di un cane, di una stella, di un sogno, di un’idea, di un progetto, di una persona, di un paese, di una montagna, di un fiore, di un sorriso, innamorati di te, innamorati della vita.

Perché innamorarsi restituisce dignità al vivere, perché innamorarsi fa vedere ogni colore, fa gustare ogni sapore, fa sentire le stelle e fa scrivere poesie, perché innamorarsi è la vita che scorre forte nelle vene, è la vita che ci porta via con sé, in un ballo, in un turbine, in un canto…

Ti prego, innamorati!

ASSETATI DI VITA di Fausto Corsetti

ASSETATI DI VITA
di Fausto Corsetti
L’attesa è l’abilità di riconoscere la completezza nel dettaglio e, stupiti, provarne intima riconoscenza. Accade, talvolta, di non vedere nulla o nessuno che desti attenzione, di non avvertire più alcun interesse, di non provare dentro più alcuna passione, di non coltivare più alcuna curiosità, di non assecondare più alcuna sfida, di non lasciarsi sedurre più da alcun sogno.
Tutto appare già sufficientemente noto, sperimentato, appreso, accaduto. Soltanto il “dovere” o un radicato “senso di responsabilità” sembra dare senso a giornate diventate troppo uguali o scontate.
La prova o anche, per altre ragioni, l’appagamento riescono, troppo spesso, a soffocare il desiderio di cercare, di inseguire, di costruire, di sognare, di incontrare, di imparare. Allora il desiderio diventa nostalgia, il sogno illusione, il futuro disincanto, il presente fatica, la vita sopravvivenza.
Senza attesa, senza trepidazione, senza incertezze, senza bisogni non solo non c’è futuro, ma nemmeno presente.
Soltanto la sete e il bisogno rendono possibile il cammino, la ricerca, la passione, il desiderio.
Un poeta appagato dalla vita potrebbe mai abbandonarsi davanti al foglio bianco?
Un pittore nauseato dalla realtà potrebbe mai dare vita ai colori?
Potrebbe mai raccontare qualcosa di nuovo la penna di uno scrittore incapace di andare oltre le apparenze dei fatti e dei sentimenti?
Potrebbe mai inseguire la persona amata colui che rimane concentrato su di sé e sulle proprie aspettative?
La sete è la vera guida della nostra esistenza: insegna al fiore a trattenere la rugiada della notte; muove i passi degli animali alla spasmodica ricerca di lontane pozze d’acqua; spinge l’uomo a chiedere.
Dove c’è sazietà non vi è slancio, dove c’è appagamento non vi è cammino. Se non c’è inquietudine non vi è desiderio e tanto meno voglia di vivere. La sete, la sete di trovare pace, di ricevere tenerezza, di donare amore, di portare gioia, indica che non si è ancora arrivati, non si è ancora trovato, non si è ancora ricevuto, non si è ancora donato.
La sete è incompiutezza, ma resta almeno una buona ragione… per vivere. Solo la sete permette a due amanti di ritrovarsi a sera con la stessa trepidazione, sorpresa, attesa del primo incontro. Solo la sete consente di vivere questa nostra esistenza come un grande dono, come una incessante attesa, come una raccolta mai completata di frammenti che lasciano presagire la Completezza.
ASSETATI DI VITA
di Fausto Corsetti

Come si fa a portare in tasca una rosa?(di Dina)

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… Come si fa a portare in tasca una rosa?

Capita che le spine pungano ed il ricordo, faccia sanguinare.

Talvolta sfiorando con le dita la delicatezza dei petali, il cuore, si,veste di morbidezza.

Aspirarne il profumo, aromatizza il ricordo.

Ammirarne il colore, tingerà di amore il nostro vissuto….

Dina https://emozioni759.wordpress.com/

grazie Dina

Nuove piume di speranza (di Dina)

Queste sono le parole che Dina di https://emozioni759.wordpress.com/ mi ha regalato, io la ringrazio di cuore e le regalo a voi perché possano esservi di balsamo come lo sono state per me

Le anime delicate vanno trattate con garbo e gentilezza. Perché nei momenti di caduta, possano scovare nuove piume di speranza, per riprendere il volo, lasciandosi guidare dal vento dell’amore.
♥️

Le anime belle vanno rivestite di gentilezza e di affetto.
Perché il loro valore non si disperda, ma, anzi, tragga forza per ripartire in volo, con ali più cariche di nuove piume….

Per quel sorriso

Ieri sera ho telefonato a mio zio Fausto, il padre di Gianmarco, che è disabile grave. Fausto era sfinito… il ritorno dal Brasile in Italia con tanti dubbi sul possibile intervento che Gianmarco dovrebbe subire alla schiena. In Brasile Gianmarco è stato a lungo in ospedale, un ospedale che di ospedale ha solo il nome… non aggiungo altro…

Gianmarco ora si alimenta solo con la sonda, mio zio mi ha detto ” sono tornato ma sono frastornato, devo adattarmi all’uso della nuova sonda che la sanità italiana fornisce, ho portato Gianmarco a fare una passeggiata, lui sorride ancora ma non come prima…”

non ho saputo rispondergli anche se l’ho sentito forte questo dolore che ti annienta, che non ti fa dormire, che ti fa pregare e sperare.

il dolore di un padre, il dolore di una madre sta tutto qui:

in un figlio che non sorride, in un figlio che non sta bene, in un figlio a cui vorresti dare tutto e di più, in un figlio che vorresti sentire felice, in un figlio che vorresti solo vedere sorridere …

Cosa non si farebbe per quel sorriso!

Non importa tutto il resto, non importa nulla se non quel sorriso…

Un padre lo sa, una madre lo sa…

(e leggo anche qui su WP le vostre storie di dolore e vi sono vicina nel silenzio)

 

Trova le tue parole

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Trova le tue parole dentro di te, chiuse dentro al tuo corpo, nascoste alla tua mente, e falle venire alla luce. Che siano parole di carta o di carne, è questo il senso del tuo vivere: trova le tue parole!

(foto di Greyerbaby)

 

Progetto tartaruga

Sulla spiaggia del villaggio turistico di Praia do Forte, 70 km a nord di Salvador de Bahïa (Brasile) , è possibile visitare il centro del progetto Tamar (tartaruga) , è un ecomuseo dove si osservano le tartarughe marine nuotare all’interno di grandi vasche. Fu fondato nel 1980 per salvaguardare le specie di tartarughe marine a rischio che vengono a deporre le uova sulla spiaggia da settembre a marzo in aree protette. Il centro ospita le uova fino alla schiusa, quindi i piccoli vengono aiutati cresciuti e portati in mare.

Nel 2007 ho visitato questo centro e ho assistito alla schiusa delle uova e ho potuto prendere in mano un piccolo appena nato, fragilissima e tenera creatura.

L’autismo non mi ha rapito – Autism didn’t ‘steal’ me: non sono il pezzo mancante del puzzle!

Liana, una ragazza autistica, scrive di non sentirsi il pezzo mancante del puzzle della vita, ma che tutte le persone, autistiche e non, fanno parte della creazione e che sono stati messi in questo mondo per un senso preciso:

Mi fa rabbrividire, più che un po ‘, quando qualcuno fa l’osservazione che l’autismo ha “rubato” il suo bambino. Danno la colpa ai vaccini. O a sostanze chimiche ambientali. O forse all’età del loro partner o di se stessi quando il loro bambino è stato concepito. O forse la mamma ha preso troppi antidolorifici nel corso della gravidanza. O forse è un mistero. Ma essi credono che qualcuno o qualcosa ha preso il loro bambino lontano, e con lui / lei, le speranze e i sogni che li accompagnano, e forse anche il loro futuro, e che sono destinati a una vita di terapie, di educazione speciale, e ad essere seguiti da caregiver per la vita. Essi stanno cercando qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. Attacca la coda all’asino. Risolvi il puzzle. E, quasi prevedibile, il pezzo del puzzle è diventato il logo infame, utilizzato da un certo numero di organizzazioni che si occupano di autismo.
Top secret: la maggior parte di noi, la gente nello spettro autistico o di Asperger, disprezzano il pezzo del puzzle. Per me, non mi manca alcun pezzo.

Non sono neanche un puzzle da risolvere. Per me, è il mondo che è fonte di confusione. Le persone del mondo sembrano mancare alcuni pezzi. Come il fatto che gli esseri umani siamo interi, validi, completi, così come siamo. Che forse, la natura sapeva quello che stava facendo, quando ci ha creato. Che forse, il grande mistero è il motivo per cui siamo qui. Che forse, possiamo migliorare il mondo e la qualità della vita per tutti i suoi abitanti. Che forse, noi in realtà apparteniamo a questo mondo e che siamo stati messi qui per una ragione.

Ma nel mondo non è presente la nostra voce. O piuttosto veniamo ignorati. Tutto mentre si mormora di pezzi mancanti. La vita, a quanto pare, non è senza un senso di ironia. Io sono nato autistico. E’ stato prestabilito in qualche modo, in un modo che non abbiamo ancora scoperto. Va bene con me se che rimane un mistero. Alcuni misteri sono belli, e destinati a rimanere misteri al fine di essere preservati….
L’autismo non è un ladro; è un modo diverso di essere.
L’autismo non può avermi rapito. Perché come ogni altro essere nello spettro autistico, io sono proprio qui. Liana

the silent wave

Like I mentioned in a recent post, April is probably going to expose my Activist Face.  Not every post will smack of activism.  But I reckon that a greater portion of them will than is typical for me.  I think it’s possible that my subconscious is railing against the backdrop of blue heaped upon our fields of vision for a month out of every year, and my instincts tell me to issue a haughty retort.

It makes me shudder, more than a little, when someone makes the remark that autism “stole” their child.  They blame vaccines.  Or environmental chemicals.  Or maybe the age of their partner or themselves when their child was conceived.  Or perhaps mom took too many over-the-counter pain relievers during pregnancy.  Or maybe it’s a mystery.

But they believe that someone or something took their child away, and with him/her, the accompanying hopes and dreams, and maybe…

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Un Blu distante come il suono del Silenzio

Un Blu distante come il suono del Silenzio

Cose da V

WP_20170402_15_19_13_Pro Spiaggia, oggi. Con le scarpe poco prima del mare.

Camminiamo distanti: io e mio padre.

Siamo su questa spiaggia semi deserta, oggi: una giornata di aprile, ventosa. Un sole che non scalda molto.

Ma a me non interessa.

Non mi interessa che sia aprile. Che sia primavera. Che ci sarà l’estate. Non mi interessa sapere che oggi è una giornata a me dedicata, io sono un bambino.

Io e mio padre camminiamo sulla sabbia. Mi sono tolto le scarpe e le ho lasciate a terra. Mio padre le ha raccolte, le tiene in mano lui.

Lo guardo. Distante.

Camminiamo, distanti.

Non ci sfioriamo neppure, ma so che devo stare con lui, non posso allontanarmi troppo.

Sono un bambino.

Fisso il mare. Immenso. Non è calmo oggi, a causa del vento.

Le onde si infrangono senza dolcezza sugli scogli e fanno un rumore simile a un tuono.

Spezzano questo silenzio.

Non…

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La porta nella roccia dell’autismo

Il due aprile per un padre di un ragazzo autistico a basso funzionamento

Brotture

Karl_Friedrich_Schinkel_-_The_Gate_in_the_Rocks_-_WGA20999

In questi giorni che precedono il due aprile, giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, ho cercato a lungo un’immagine che potesse visibilmente incarnare la situazione reale, e non illusoria e fantasiosa, in cui versa la mia famiglia con un ragazzo autistico a basso funzionamento, e in cui versano numerose altre famiglie che vivono la stessa esperienza. Ho trovato questa immagine, potentissima, in un quadro di Karl Friedrich Schinkel , del 1818. Si intitola La porta nella roccia, e mostra un gruppo di tre persone con due muli che stanno salendo a fatica per una stretta via tortuosa verso un portale immenso. Sembra quasi di avvertire un vento gelido che esce dal quadro. Cosa ci sarà oltre quel portale, cui si giunge dopo aver corso pericoli e speso energie a dismisura lungo una strada infinitamente lunga? Che destino attenderà i viaggiatori? Ci sarà ristoro o un’altra infinita via? È una…

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Ogni mattina affrontano una battaglia che non sanno nemmeno di vivere. Donate loro la pace. Guardatelo negli occhi. Pensate davvero che possano farvi del male? Sono bambini. Forse lo saranno sempre. Ascoltateli. Parlate con loro. Sì, vedrete una scimmia sul semaforo, ma loro saranno felici. Per un istante, li renderete felici. Ne vale la pena. Davvero.

2 aprile 2017 – Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo

“Ogni mattina affrontano una battaglia che non sanno nemmeno di vivere. Donate loro la pace. Guardatelo negli occhi. Pensate davvero che possano farvi del male? Sono bambini. Forse lo saranno sempre. Ascoltateli. Parlate con loro. Sì, vedrete una scimmia sul semaforo, ma loro saranno felici. Per un istante, li renderete felici. Ne vale la pena. Davvero.”

Ilmondodelleparole

Che cosa vuol dire?

Avete mai conosciuto una persona autistica? Trascorso qualche ora con lei? Ci avete mai parlato? Avete mai guardato i suoi occhi?

Filippo è nato un anno prima di me, ma abbiamo frequentato le stesse scuole elementari. Era un bambino, e un bambino gioca, disegna, corre, sorride. Ma Filippo era diverso. È brutto dirlo, perché non riesco mai a capire se questa diversità sia un muro oppure un ponte, ma so per certo una sola cosa: Filippo con noi era felice. Ci hanno insegnato a volergli bene, a capirlo, a parlare con lui, nonostante le sue risposte fossero lente, vuote, spesso monosillabi, ci hanno insegnato ad ammirare i suoi disegni, nonostante fossero linee, cerchi deformi, nonostante in quei fogli a volte non ci trovassi niente. Ricordo quando, un giorno, per spiegarmi il suo lavoro mi disse “C’è una scimmia sul semaforo”. Aveva disegnato una scimmia sopra il…

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What is Autism Awareness?

Sorgente: What is Autism Awareness?

“Voglio che mia figlia possa essere in grado di vivere la vita che desidera”

Parla Emma, la mamma di una bambina autistica, e ci spiega cosa è per lei la settimana sulla consapevolezza dell’autismo:

“Che cosa è la settimana della consapevolezza dell’autismo?
La maggior parte delle persone ha sentito parlare di autismo, quindi non siamo riusciti a sensibilizzare a riguardo dell’autismo?
Alcuni potrebbero obiettare sì, io non sono d’accordo. Cosa è la consapevolezza dell’autismo?

Consapevolezza dell’autismo per me significa raggiungere la consapevolezza della condizione e di cosa essa significa.
Quindi si tratta comprensione piuttosto che di consapevolezza?
(Anche se settimana della comprensione autistica non suona tanto bene!)

Io cerco di sensibilizzare l’opinione pubblica per aiutare mia figlia ad essere accettata.
Così è la consapevolezza, accettazione?
Dovrebbe essere autismo accettazione settimana?

Si tratta di un insieme di cose.
Mi sforzo di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo che autismo venga compreso e accettato.

In un mondo in cui tutti conoscono la parola autismo, perché non viene accettato?
Soprattutto perché non lo si capisce.
Se ci imbattiamo in qualcosa che non capiamo noi non ci crediamo. É la natura umana.
L’impegno di questa settimana è di educare le persone con le nozioni di base sull’autismo, nella speranza che vorranno saperne di più.
E che imparando di più, cominceranno a capire, e attraverso la comprensione cominceranno ad accettare.

Allora, qual è la consapevolezza settimana tutto su?
É l’occasione per spiegare i comportamenti unici dei nostri figli?
É l’occasione per spiegare perché il nostro bambino può avere un meltdown in pubblico?
Serve per educare il pubblico che commenta la nostra genitorialità o il comportamento del bambino?

Se descrivo la nostra vita quotidiana, il buono e il cattivo, per una settimana ti farà diventare consapevole dell’autismo?
Se
faccio una lista dei possibili sintomi di autismo ciò ti renderà più consapevole?
É estremamente difficile aumentare la consapevolezza dell’Autismo a causa dell’unicità della condizione.
Ogni singola persona con autismo è divers
a.
L’autismo
copre uno spettro enorme di condizioni che variano sensibilmente.
L’obiettivo della settimana è quello di promuovere l’autismo attraverso la comprensione, per
raggiungere l’accettazione.

Voglio che mia figlia sia felice.
Che stia bene nella propria pelle.
Voglio poter dire che lei ha l’autismo e non vergognarmi.
P
oter abbracciare i suoi tratti unici e goderne.
Voglio che lei sia in grado di vivere la vita che desidera per se stessa.
Tutto questo può essere raggiunto solo attraverso l’aumento
della consapevolezza sull’Autismo.

Mio figlia non è invisibile.
Mio figli
a non ha un aspetto autistico.
La mia bambina non è una bambina viziata che fa un capriccio perché non può ottenere una cosa.
Il mio bambino non sarà curat
a se venisse a vivere con te per una settimana.
Mi
a figlia non smette di avere un meltdown con uno schiaffo.
La mia bambina non mi tiene sveglia tutta la notte perché è cattiva.
Mio figli
a ha una disabilità neurologica e di sviluppo che dura tutta la vita, chiamato autismo, che colpisce il modo in cui lei si comunica e si confronta con gli altri e come mia figlia sperimenta il mondo intorno a lei.

Lei è unica, e aumentando la consapevolezza sull’autismo, lei sarà accettata e le sue differenze apprezzate.”

An Open Letter from an Autistic Child in Meltdown, Written by an Autistic Adult Who Still Melts Down From Time to Time

Una lettera aperta da un bambino in un meltdown, scritta da un adulto che ha ancora meltdowns

Per chi è preoccupato,

Grazie per essere preoccupato; significa che ti importa di me e della mia famiglia. Ma ho notato che non capisci cosa sta succedendo, così voglio farti sapere perché faccio queste cose che ti ha preoccupano.

Sono probabilmente …
1. sono forte (o forse troppo tranquillo).
2. sto cercando di nascondermi
3. sto scappando via scappare.
4. Mi muovo in modi che ti sembrano poco familiari
5. mi comporto in modi che tu non capisci.

Io non sto …
1. non mi sto comportando male.
2. non sto cercando di dare fastidio.
3. non sono viziato.
4. non sono cresciuto male.
5. non sono un criminale.

Sono autistico e ciò significa che …
1. Lotto per soddisfare le mie necessità
2. sono sopraffatto da troppi input sensoriale o emozionali.
3. mi sento impotente in un mondo spaventoso e caotico.
4. sono in un momento difficile con l’ autoregolazione emotiva e la cura di me.
5. ho bisogno della tua comprensione e accettazione.

Vorrei che tu non giudicassi me o i miei genitori con severità in questo momento perché …
1. Sto avendo un momento davvero difficile e avrò bisogno di un sacco di tempo di recupero dopo.
2. I Meltdowns sono dolorosi e imbarazzanti per me, anche se tu non lo vedi.
3. I miei genitori sono brave persone che cercano di aiutarmi al meglio possibile.
4. Non hai idea di quanto sia difficile provare e cercare di fare bene ogni giorno.
5. Io e la mia famiglia proviamo insieme a evitare tutte queste sensazioni davvero negative per le quali io mi stresso.

Potresti aiutarmi meglio in questo modo …
1. Non fissare me o la mia famiglia; ci sentiamo già abbastanza male.
2. Non toccarmi; sto già cercando di far fronte a così tante cose e il tuo tocco è troppo.
3. Non fare brutti commenti a noi o ad altre persone in nostra presenza.
4. Aiuta me e la mia famiglia a muoversi in sicurezza in un luogo più tranquillo, se possibile.
5. mostrati compassionevoli con tutti noi per il duro momento che stiamo vivendo.

Se si vuole evitare che ciò accada di nuovo …
1. Imparare a riconoscere i miei segnali di stress e aiutami a uscire da situazioni difficili.
2. Non pensare di fare un azione di prevenzione allo stress come per esempio “coccolandomi” ma piuttosto dammi la cura necessarie.
3. Lasciami adattare alle nuove situazioni al mio ritmo, anche quando ciò ti appare dolorosamente lento.
4. Non me sovra-espormi a stress, pensando che io possa abituarmi ad esso
5. Sii disposto a cambiare i suoni e le luci o numero di persone per aiutarmi a sentire più sicuro.

Se ti faccio un sacco di domande …
1. Io non sto cercando di infastidirti; ti prega di ascoltarmi, anche se ripeto la stessa domanda più volte.
2. E ‘ancora più importante ascoltare quando è la stessa domanda è ripetuta più volte.
3. Le mie domande mi servono a capire il mondo e a sentirmi al sicuro. Aiutami con questo.
4. Porre molte domande può significare che sono impaziente, ma può anche essere un segno di stress; impara a distinguere.
5. Sentirmi ignorato quando pongo domande possono portarmi ad un alto livello di stress fino ad un meltdown.

Quando io ho un meltdown o comunque devo lottare per regolarmi al tuo evento …
1. non significa che io non ti voglio bene. Posso volerti un sacco di bene ma ancora io non sono in grado di mantenere il controllo.
2. Ciò non significa che non voglio venire. Posso venire sopraffatto facendo le cose che mi piacciono davvero.
3. Ciò non significa che non sono grato di essere lì. Meltdown è così forte che prende il sopravvento per un po ‘.
4. Ciò non significa che io non voglio tornare. Forse quando ci sono meno persone?
5. Non volevo rovinare il tuo evento. Cerca di non fare sentire me o la mia famiglia male a questo proposito.

Si potrebbe pensare che sono abbastanza grande per essere in grado di controllare “questo tipo di comportamento”, ma …
1. Il mio sistema nervoso si è sviluppato con un calendario diverso da altre persone della mia età.
2. Una meltdown è come un sequestro o come vomitare: la forza di volontà e la disciplina non lo impediscono.
3. Se io sono un adolescente o un adulto, per favore non chiamarmi bambino o ragazzo perché ho ancora Meltdown.
4. Mi sento malissimo durante e per lungo tempo dopoil meltdown; se potessi smettere, lo farei.
5. Essere in grado di fare qualcosa di diverso “oltre i miei anni” non cambia il mio sistema nervoso.

Quando la gente giudica me e la mia famiglia perché ho meltdowns, io mi sento …
1. mi sento un peso (e che è una sensazione orribile che spero tu non possa mai provare)
2. mi vergogno di me e delle cose al di fuori del mio controllo.
3. sono spaventato di poter essere una persona cattiva che fa male gli altri.
4. sono triste e arrabbiato che faccio fatica a lottare con un mondo che è così difficile e spietato.
5. mi sembra che nessuno capisca quanto sia difficile per me di essere una buona, persona adulta.

Grazie per avermi ascoltato e per cercare di mostrare più comprensione, accettazione, e disponibilità. So che avete paura di fare o dire qualcosa di sbagliato, ma il fatto che ti senti in questo modo è un buon segno. Vuol dire che stai cercando di essere gentile e disponibile e le vostre intenzioni faranno un lungo cammino. Insieme alla tua sensazione di fare la cosa giusta, cerca di informarti maggiormente sull’autismo – soprattutto attraverso la lettura delle parole di persone autistiche che vivono questa realtà ogni giorno della loro vita. Quanto più tu impari, più tranquillo sarai la prossima volta che vedrai qualcuno avere un meltdown.

Soprattutto, assumi le migliori intenzioni e gli sforzi più forti da parte mia e da parte della mia famiglia, dagli amici e dagli altri che sono con me. Segui le mie indicazioni e, quando sono troppo stressato per aiutarti ad aiutarmi, segui l’esempio di coloro che mi conosce meglio. Quando mi aiuti a far fronte a un meltdown e quando contribuisci a creare un ambiente che mi aiuta a evitarlo, tu stai aiutando a costruire un mondo più gentile dove ci sia spazio per tutti, non importa che tipo di menti essi hanno. Questa è una grande cosa stai facendo e si dovresti essere contento di essere parte di qualcosa di così grande e pieno d’amore.
1. Grazie per riconoscere il mio valore
2. Grazie per essere una persona di valore
3. Grazie per prenderti cura di persone autistiche
4. Grazie per prenderti cura di me,
5. Grazie
da un disorientato e completamente stressato autistico che spera di sentirsi molto meglio presto.
Shannon Des Roches Rosa, domenica, 23 ottobre 2016

Autism Beauty Combines

Copied from: An Open Letter from an Autistic Child in Meltdown, Written by an Autistic Adult Who Still Melts Down From Time to Time

To Anyone Who Is Concerned,

Thank you for being concerned; it means you care about me and my family. But I notice you don’t understand what is happening, so I wanted to let you know why I am doing these things that got you concerned.

I am probably…

  1.  Being loud (or possibly WAY too quiet).
  2.  Trying to hide.
  3.  Running away.
  4.  Moving in ways that look unfamiliar to you.
  5.  Moving in ways that you don’t understand.

I am not…

  1.  Misbehaving.
  2.  Trying to bother you.
  3.  Spoiled.
  4.  Badly brought up.
  5.  Criminal.

I am Autistic and that means I…

  1.  Struggle getting my needs met.
  2.  Feel overwhelmed by too much sensory or emotional input.
  3.  Feel powerless in a frightening and chaotic world.
  4.  Have a hard time with emotional self-regulation and self-care.

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Autism Awareness Week. Autismo è desiderare un abbraccio, ma ottenere un pugno – Autism is craving a hug, but getting a punch.

Autismo è desiderare un abbraccio, ma ottenere un pugno – Autism is craving a hug, but getting a punch.

Una mamma ci racconta in modo onesto e sofferto la sua esperienza con l’autismo della figlia:

Oggi segna l’inizio della settimana Autism Awareness.
Intanto avrei voluto condividere una storia positiva, oggi è stato così difficile, che non posso.

Non posso dire che l’autismo è sempre un luogo felice.
Non posso dirvi che una volta capito l’autismo si capirà il vostro bambino.
Non posso dirvi che le cose diventeranno più facili.
Non posso dirvi queste cose perché a volte queste cose non sono vere.

Quello che sappiamo è che ogni persona con autismo è diverso.
Ognuno condivide con l’altro alcune difficoltà, ma si è affetti in modi diverso.
Non esistono due persone uguali come non esistono due giorni uguali … .

Sappiamo tutti che i fatti comuni sull’autismo.
Sappiamo che la diagnosi è in aumento di pari passo che la nostra conoscenza sull’autismo sta aumentando.
Quello che il pubblico non sa è che a volte l’autismo è orribile.
Veramente orribile.

L’autismo può essere spaventoso, violento e fuori controllo.
L’autismo è realizzare un centinaio di strategie da mettere in atto e poi il giorno dopo esse falliscono tutte quante.
L’autismo è essere assolutamente esausti, ma rimanere svegli tutta la notte.
L’autismo è l’essere più imprevedibile che io abbia mai incontrato.

L’autismo è desiderio di un abbraccio, ma ottenere un pugno.
Voler sollevare un bambino che piange tra le tue braccia, ma ricevere calci in testa.
Voler dire al vostro bambino che tutto è ok, che è al sicuro, ma avere i suoi occhi grandi occhi dallo sguardo vuoto che fissano a attraverso di voi.

Ad essere onesta, qualche volta io detesto l’autismo.
Molto.
Qualche volta, io mi sento come se l’autismo mi avesse rubato il mio bambino.

Our Autism Blog

Today marks the start of Autism Awareness week.
Whilst I wanted to share a positive story, today has been so difficult, that I can’t.

I can’t tell you that Autism is always a happy place.
I can’t tell you that once you understand Autism that you will understand your child.
I can’t tell you that things get easier.
I can’t because sometimes these things just aren’t true.

What we know is that each person with Autism is different.
Each sharing certain difficulties but being affected in different ways.
No two people are the same….no two days are the same.

We all know the common facts about Autism.
We know diagnosis is on the increase as we understand the condition more.
What the public don’t know is that sometimes Autism is horrible.
Truly horrible.

Autism can be scary, violent and out of control.
Autism is getting a hundred strategies to work…

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