Regalo miele

Per me il regalo o meglio il dono è un modo di esprimere il proprio affetto e non necessita di essere contraccambiato. Non sarebbe più un dono ma merce di scambio.

Mi trovo in una situazione molto spiacevole.
Sperando di fare cosa gradita ho inviato tre vasetti di miele ad un’amica. Essendo a conoscenza della sua contrarietà al Natale, ho specificato all’azienda di spedire il pacco il 27 dicembre proprio perché non era un dono legato al Natale bensì un dono di amicizia. Essendo questa persona a casa e non al lavoro in questo periodo festivo avrebbe potuto ricevere il dono senza disagi.
Ebbene, avvisato l’amica del dono, e verificata la sua avversione, ho dovuto annullare la spedizione. Cio’ mi ha molto mortificato. Mi sono sentita in colpa per un pensiero gentile e gratuito, senza obblighi o pretese di avere qualcosa indietro (nemmeno grazie deve essere dato per scontato). Penso che viviamo in un mondo in cui gentilezza e delicatezza sono visti con sospetto e paura.
Insomma… vi regalo virtualmente un vasetto di miele in segno di ringraziamento della compagnia sincera e gratuita che mi regalate ogni volta che leggete e commentate. Spero vi sia gradito. Grazie e sinceri auguri . Antonella
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Buon Natale :)

Auguri di Buon Natale a voi tutti 🙂

(foto da pixabay)Buon Natale

Volpina Blu al mercatino

Ho partecipato per la prima volta ad un  mercatino di Natale con i miei prodotti a Palazzo Pretorio a Terra del Sole, a pochi chilometri da casa mia.

Esperienza molto bella, mi reputo molto soddisfatta, ho riscosso molto interesse e ho avuto molto sostegno da parte dei miei amici.

Il lavoro è stato tanto, in soli 10 giorni ho realizzato i prodotti che mi ero prefissata e ho esposto con grande orgoglio e desiderio di comunicazione.

Ho potuto spiegare i miei prodotti , essere ascoltata ed apprezzata.

Ringrazio tantissimo l’organizzazione del Borgo Fiorentino per la gentilezza e la disponibilità, in particolare ringrazio Chiara. Mi sono sentita accolta. Grazie mille!

Ottima anche la cucina degli stand.

ecco alcune foto di questa esperienza:

ed ecco alcuni dei prodotti proposti:

La macchina del tempo

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La sera dell’8 gennaio prima della ripresa della scuola materna, mio nipote di 4 anni chiede alla sua mamma:

“Mamma costruiamo la macchina del tempo?”

“Non esiste, è una cosa di finzione, esiste solo nei film, perché dove ti piacerebbe andare?”

“Mi piacerebbe tornare alle vacanze di Natale!”

!!!

A e fog d Nadel

Continua il tradizionale appuntamento con il fuoco di Natale a Castrocaro Terme dal 24 dicembre al 6 gennaio. Il fuoco resta sempre acceso ed e’ un punto di incontro per mangiare qualcosa oppure riscaldarsi con un ottimo vin brule’ preparato dagli Alpini.



​​

Portico dei presepi

un luogo di pace e silenzio

Portico di Romagna:

ecco i suoi presepi nelle case di pietra, nei silenzi delle sue piccole vie, nella generosa ospitalità dei suoi abitanti.

Il Natale di Portico è fatto di semplicità e accoglienza.

Già Natale, il tempo vola… (Carmen Consoli)

Magnifico testo di Carmen Consoli, una splendida poesia da leggere fino alla fine…

Dedicato a chi ha un amore da dimenticare, un dolore da far passare, una nuova alba da guardare…

 

Già Natale, il tempo vola
l’incalzare di un treno in corsa
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi
ho indossato una faccia nuova
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti a fianco

Allo specchio c’è un altra donna
nel cui sguardo non v’è paura
com’è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza
ad oriente il giorno scalpita non tarderà

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
l’amore tutto si trasforma
l’umore di un sogno col tempo si dimentica

Già Natale il tempo vola
tutti a tavola che si fredda
mio padre con la barba finta
ed un cappello rosso in testa
ed irrompe impetuosa la vita, nell’urgenza di prospettiva

Già vedo gli occhi di mio figlio
e i suoi giocattoli per casa
ad oriente il giorno scalpita
la notte depone armi e oscurità

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia forma
amore tutto si trasforma
persino il dolore più atroce si addomestica
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
amore tutto si trasforma
nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera.

testo di Carmen Consoli e musica di Tiziano Ferro

Quale Dio? Quale Uomo?

vivere la luce

 

Dobbiamo filtrare il nostro Dio attraverso l’esperienza delle vittime. È troppo comodo il «dio» che ci hanno iniettato: non scandalizza, non polemizza, non sciopera, rigetta gli spiriti ribelli. Uno che è per lo status quo non è automaticamente contro i popoli comprati e venduti come merce?

Ricerco Dio, percorrendo le arterie dei poveri. Pare contro quella versione di sé inscatolata, formalizzata, disimpegnata dei manuali. Loro hanno acceso in me la rivolta contro il dio delle istituzioni primo-mondiali, perché è «dai frutti che si conosce l’albero»: strutture di peccato, delitti sociali, un terzo alla deriva. Lui stesso s’è stancato di lasciarsi manipolare, perché sa di correre il rischio d’essere connivente col male. Ha rinunciato alla teologia e s’è fatto antropologia, pur di provare quello che noi – oppressi – proviamo. A me interessa un Dio indiscutibile, che non lascia margine alle sbavature della storia e del pensiero umano. Un Dio che non bara, che sta sul serio dalla parte dei poveri. Poveri anche di piaceri mistici. Un Dio palpabile, incarnato, storia, volto, braccia e (perché no?) labbra per baciare ogni figlio prodigo (immagina la festa quando torneranno a casa i popoli prodighi!). Questo è un Dio su misura anche per l’ateo, l’agnostico, il disperato, i dannati della terra. Un Dio che parla attraverso l’evidenza, reclamo! E Lui s’è fatto evidente attraverso le vittime. Puoi criticarle, ma non puoi negare la loro presenza. Forse all’evidenza si giunge attraverso la contemplazione?

Il dio dei ricchi non può essere quello dei poveri. Quello dei sazi deve essere il dio della coca-cola, un dio «usa-e-getta». Perfino i governanti ci tengono a nominarlo, farsi vedere praticanti: lo usano per farsi una buona popolarità e poi lo gettano quando firmano leggi inique, che sentenziano la Sua morte.

Il Dio degli ultimi è tutto inedito. Bisogna farlo emergere dalle lacrime e dal sangue.

Non credere sia sufficiente trasferire le tue sorelle nelle borgate romane. Quanti missionari sono partiti dal primo mondo e non sono mai arrivati col cuore nel terzo mondo! Ci arrivano con la testa, col loro dio e impiantano l’ideologia della «salvezza delle anime», dell’evangelizzazione dei pagani. E non si rendono conto che, spesso, il loro è un dio europeo. O il trasloco interiore è globale o si riduce a un cambiamento meramente geografico.

A contatto con le vittime (l’immondezzaio umano) il dio del seminario, il «mio dio» è andato in crisi con me. Le baracche di fango non facevano che rimbalzare il ritornello della vita conventuale: «Il primo bisogno dell’uomo è incontrare Dio». Come parlare di Dio su una terra nella quale l’uomo è trattato come uno straniero? Fare qualcosa per lui senza umiliarlo, senza sostituirsi al popolo, al quale spetta, prima di tutto, risolvere i problemi dei suoi figli? È con le leggi, non con le elemosine che si risolvono i problemi del mondo! Nessuno può sottrarre al popolo le sue responsabilità. Quante volte ho aiutato i poveri! È gratificante! Ma quando più ne aiuti, più ne vengono ad invadere la tua anima, che fai? Come trovare Dio in situazioni di emergenza imposta, di calamità procurata? Come può il Figlio dell’uomo fare propria l’esperienza collettiva di popoli schiavizzati? Il Cristo si identifica non solo con la vittima singola, ma anche con i popoli sfruttati come animali da soma. Egli si perpetua attraverso le vittime di tutti i tempi per completare ciò che manca alla sua pienezza. La nostra è la spiritualità del conflitto: come convivere tra vittime e carnefici? Come amarli tutti e due?

In fondo il copione ha ragione: «Incontrare Dio è il primo bisogno dell’uomo».

Quale Dio? Quale uomo?

Pretendi forse che, a chi mi chiede un piatto di cibo, dia un facile dio, un piatto di sana dottrina o di ostie? Sono stato mandato ai pagani per portare un dio ufficiale. E, quando sono sbarcato nell’inferno dei dannati della terra, mi sono accorto che Lui era già là. Al di là del libro dei battezzati, al di là delle etichette, al di là dei registri canonici. Era là ad aspettarmi: «Fratello! – sussurrava – vuoi stare dalla nostra parte? scendi dal piedistallo del tuo “stato di perfezione”; rinnega il tuo privilegio di “santa povertà”; rinuncia alla tua casta. In estrema necessità si è tenuti a correre tutti quanti per spegnere un incendio, per arginare un fiume in piena. Vuoi incontrare Dio? Devi attraversare le nostre lacrime, le nostre disperazioni, le nostre croci».

Quale Dio? Quello che chiacchiera, condanna a voce i sistemi economici ingiusti, ma non muove un dito per «convertirli»? Non siete anche voi – cristiani – oppressori delle minoranze religiose, fondamentalisti, settari, proselitisti?

Quale il primo bisogno di un denutrito, di una moltitudine di malati per fame? Anche loro hanno il diritto di incontrare Dio. Dove se non dentro di sé, nelle loro stigmate?

«La vita consacrata afferma il primato di Dio e lo annuncia». E quale il primato per un anemico, per chi vive con i vermi, per un abbandonato? Credi che Dio sia così crudele da dire che è Lui il primo bisogno per i miserabili, come un bambino capriccioso che vuol essere a tutti i costi il primo della classe? Perché separare ciò che Lui ha unito, Dio-uomo, Dio-sua immagine, Padre- figli? Forse che un papà davanti ai figli affamati può dichiararsi «il primo»? Gli antichi, benché pagani, hanno raccolto il suo messaggio: Primum vivere, deinde… tutto il resto. Il primo bisogno di chi ha fame è il pane. Ecco perché Dio l’ha scelto come sigillo della storia (Mt 25). Gesù ha celebrato la festa del pane non per fare della poesia, del cultualismo festivo, ma per consumare con gli amici la gioia della condivisione: «Io mi faccio pane per te e tu per me. Prendi e mangia, sono io». L’Eucarestia, prima di essere un rito religioso, è un bisogno che Dio è venuto a celebrare con l’uomo.

E il primo bisogno di Dio? Correre incontro ai popoli prodighi, chinarsi sulle religioni prostituite, abbracciare le razze calpestate, baciare le stigmate dei popoli crocifissi. Da dove parte Dio? Da una culla, da tutte le Betlemme della storia, dalle cose piccole e insignificanti per il mondo: un agnello, un bambino, un atomo, un popolo perduto e indebitato.

Se ti trovassi su una zattera alla deriva, quale il tuo primo bisogno? Che cosa vorresti sentirti annunciare? la fuga mundi, la «salvezza dell’anima»?

II primo bisogno di Dio e dell’uomo non è forse quello di salvare la specie umana? O gli stati di perfezione si confrontano con le vittime, con la vita in pericolo sul pianeta, oppure diventeranno sale insipido.

Fausto Alberto Marinetti da Ai Confini di Dio

Vivere la Luce !

fuoco

La vigilia di Natale ho fatto un lungo viaggio: 500 km in Toyota con i più grandicelli del centro dei meninos de rua : Eliton, Rone, José. Ho percorso la notte e le sue gradazioni di luce fino all’esplosione finale (verso le cinque). Una luce tenue, blanda, timida. Che spettacolo, Dio, ti compiaci degli estremi, vero? O giochi con i grandi contrasti (luce-tenebra, acqua-fuoco, cielo-terra, Dio-uomo) oppure ti effondi in infiniti dosaggi di tenerezza. Frugavo l’orizzonte in cerca del primo bagliore. La luce del mattino non è abbagliante come i fari delle macchine che accecano. La tua è una luce tenera, morbida, radente. Come dita delicate di donna a svegliare i fiori, gli uccelli, le onde, il creato. Non finivo di riempire gli occhi e l’anima. Berti, Dio, con gli occhi. Assimilarti per osmosi. Vivere la luce come la tua carezza per l’universo.

Potrei interrompere il viaggio – pensavo – e entrare in una chiesa per farti i complimenti. Ma non è questa – l’universo – la tua chiesa, la più spaziosa, la più accogliente, la più universale? Voglio una chiesa come questa, dove posso celebrare, fare festa con i disperati, i delinquenti, le prostitute.

Vivere la luce la vigilia di Natale!

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

Scene d’ordinaria allegria natalizia.

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I colleghi e i capi festeggiano il natale, una finta grassa triste allegria, un brindisi al lavoro che è stato buono, un brindisi alla prossima cassa integrazione, chi pensa allo straordinario, chi al licenziamento, chi al fatturato alle stelle, gli occhi lucenti e le guance paonazze, c’è chi sfoggia assurde orecchie da renna, chi berretti con lucette rosse, mentre dall’altoparlante impazza uno sfrenato jingle bells tra improbabili foto di gruppo e improvvisati trenini d’ipocrisia…

(foto di BarbaraAlane da pixabay)

Piccole meschinità natalizie

Qualche anno fa ebbi la possibilità di fare un pranzo di natale accogliendo sia la mia famiglia che quella di mio marito. Stavamo traslocando nella casa nuova e la sala era ancora completamente vuota e poteva ospitare un tavolone di 24 persone. Inizialmente il mio invito fu ben accolto, ma non appena fu chiaro che avrei invitato anche la mia famiglia e alcuni cari zii, una cognata respinse l’invito adducendo il motivo che il Natale per lei era una cosa molto riservata e intima, destinata ad accogliere solo i propri cari, e che sarebbe stata alquanto in imbarazzo in presenza di un mio zio gravemente malato. A questo punto arrivò la contro offerta, di andare io e mio marito a casa di questa cognata il giorno di natale, purtroppo io avevo già inoltrato l’invito al resto della compagnia ed era stato accettato, così d’accordo con mio marito rifiutammo. La cosa mi fu fatta molto pesare, come una specie di tradimento, e alla fine io dovetti scusarmi per la mia mancanza di sensibilità davanti al senso intimo del natale di questa cognata.

La prima lezione che ho imparato da meschina situazione è stata di non organizzare mai più pranzi o feste in occasione del Natale, avendo ben capito che ogni mio invito sarebbe stato considerato una mancanza di sensibilità. Così lascio ora che siano gli altri a decidere ogni cosa, regali compresi per i nipoti, e cerco di essere il più sorridente possibile allo scopo di renderli felici e per non rovinare in alcun modo lo spirito intimo del loro Natale.

La seconda lezione che ho imparato è che non bisogna mai fare cose non espressamente richieste, e che spesso credendo di fare il bene si compie il male.

Tralascio di parlare della calza della befana… altro tasto dolente…

Ma la verità è che io mi sento tanto meschina e insensibile …

I pensieri di Miriam.

presepe

 

Più del giorno ti stupirà la notte. E’ un grande grembo stracarico di luci. Nelle sere d’estate qualcuna si stacca e viene vicino, fischiando. In mezzo a loro passa una via bianca, un siero di latte, quando lo vedrai vorrai succhiarlo. Pensa che io sono una di quelle luci e intorno a me c’è un ammasso di altre. Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle: di tutte loro, solo io la tua. A guardarle fanno spalancare gli occhi e allargare il respiro”.

Erri de Luca da In nome della madre.

Sono i pensieri di Miriam, una madre di tenerezza e poesia , rivolti al Figlio che nascendo.

Il presepe è di Phlomis68, realizzato con legnetti pietre conchiglie vetro e terracotte.

Anamnesi del fenomeno Palle di Natale.

Insoliti auguri di Natale …

ioinviaggio

Anamnesi del fenomeno Palle di Natale : ovvero tutti i perché di un successo svelato dal suo interno.

christmas-1021357_1280.jpg22 dicembre 2013

Premessa: nel dicembre 2013 lavoravo in un laboratorio fotografico e la novità del natale era la palla di natale in plexiglass trasparente contenente una foto e per tutto il mese di dicembre confezionai un totale di 6000 palle tanto che alla vigilia di natale giunsi ad uno stato tale esaltazione o di adrenalina natalizia da poter concepire questo scritto divertente e di appenderlo alla bacheca del mio posto di lavoro come un mio sincero “dono” di Natale per la fabbrica intera, colleghi e superiori. la prima reazione dei miei lettori per caso fu di sconcerto alla parola anamnesi, sicuramente qualcuno pensò che dovevo essere andata fuori di testa, la seconda reazione fu di stupore, la terza reazione fu di sconvolgimento emotivo, la quarta reazione fu la scoperta di una…

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Anamnesi del fenomeno Palle di Natale.

Anamnesi del fenomeno Palle di Natale : ovvero tutti i perché di un successo svelato dal suo interno.

22 dicembre 2013

Premessa: nel dicembre 2013 lavoravo in un laboratorio fotografico e la novità del natale era la palla di natale in plexiglass trasparente contenente una foto e per tutto il mese di dicembre confezionai un totale di 6000 palle tanto che alla vigilia di natale giunsi ad uno stato tale esaltazione o di adrenalina natalizia da poter concepire questo scritto divertente e di appenderlo alla bacheca del mio posto di lavoro come un mio sincero “dono” di Natale per la fabbrica intera, colleghi e superiori. la prima reazione dei miei lettori per caso fu di sconcerto alla parola anamnesi, sicuramente qualcuno pensò che dovevo essere andata fuori di testa, la seconda reazione fu di stupore, la terza reazione fu di sconvolgimento emotivo, la quarta reazione fu la scoperta di una persona che molti dei miei colleghi, superiori e dirigenti non conoscevano per davvero, cioè io , e la quinta reazione fu solo mia, di sorpresa per essermi resa conto di quanto mi fossi divertita a scrivere questa cosa, ma talmente tanto che mi era tornato il desiderio di scrivere, cosa che stavo trascurando da molti anni, insomma fu per me una specie di epifania: io sapevo ancora scrivere e regalare un’emozione. buona lettura e buon divertimento! Le palle di Natale sono partite piano, inaspettate, in sordina, poi è stata una rincorsa, un gioco al rialzo giorno dopo giorno fino quasi alla fine…palle, palle, palle… Intanto quanto abbiamo scherzato al lavoro sul significato di questa parola che si presta a varie interpretazioni, ma le parole non hanno malizia in sè… Perchè le palle? Perchè questo prodotto semplice, poco tecnologico, ma così mediatico nella sua immediatezza stava guadagnando uno spazio sempre più grande e così inaspettato per noi del settore fotografico? Io la donna delle palle, continuavo ad interrogarmi sul perchè di questo successo mentre nel mio piccolo e umile angolino tagliavo, impallavo e confezionavo una palla dopo l’altra. Lentamente si andava formando sotto ai miei occhi e sotto alle mie mani un inatteso affresco italiano. La domanda esatta che mi ponevo era questa: perchè le palle hanno così successo, qual è il segreto del loro successo ? Inizialmente noi addetti ai lavori ritenevamo che il fenomeno sarebbe stato temporaneo, legato alla stretta necessità intorno al 7- 8 dicembre di allestire gli alberi di natale, dopodichè se ne ipotizzava un calo.Dopodichè si aggiunse anche la promozione 3×2, e le palle fioccavano, finita la promozione si poteva stimare che le palle si sarebbero sgonfiate, invece no il prodotto continuava a tenere e a scalare le classifiche delle vendite. Il fenomeno Palle è stato in continua e costante salita, una lunga maratona, i numeri li lascio volentieri ai contabili, io qui vorrei parlarvi di filosofia, ricordando a voi e per prima a me stessa che non è la barba che fa il filosofo, come l’abito non fa ilmonaco, nè il camice fa il dottore…(queste erano frecciatine ironiche non capite verso colleghi e capi) Ma procediamo con ordine. Carta d’identità del prodotto: immagine rotorda di foto su carta patinata, palla trasparente apribile costituita da due metà con divisorio interno per la foto, fiocco di colore neutro, scatolina con fiocco rosso stampato per confezione. Un articolo semplice senza alcune pretese tecnologiche, un articolo da bricolage. e qui avevo il primo dubbio: un vero appassionato di bricolage le palle se le fa da solo senza andare dal fotografo, va nei negozi di bricolage, compra l’occorrente e se le fa da solo, ciò mi faceva pensare erroneamente che l’acquirente di palle dal fotografo o da un sito di stampe fotografiche digitali fosse una persona negata per il bricolage oppure una persona che disponeva di poco tempo e di poca fantasia per preparare un regalo originale. Per quanto riguarda il prezzo, era un prezzo accettabile visto i tempi di crisi, nè caro nè economico, una volta conclusasi la promozione dovetti riconsiderare che ciò che attirava non era il suo prezzo, perchè le palle non cessarono, il prezzo non era dunque il motivo del loro successo. Non si trattava neppure di una chissà quale novità, di palle se ne erano già viste di tutti i tipi e di tutti i generi…E allora? Vuoi vedere che… mi sto sbagliando, vuoi vedere che chi sceglie la nostra palla come regalo non è quella persona che non ha dimestichezza con il bricolage, e neppure quella che dispone di poco tempo, e neppure quella che vuole fare un regalo dal costo contenuto. Iniziavo ad essere convinta che ci fosse dietro qualcosa di più profondo…Ma analizziamo la palla da più vicino, prendiamo la lente di ingrandimento…Intanto sull’occhiello in cui si infila il fiocco c’è scritto in piccolissimo il nome della nostra città, e Italy, che cosa strana e nel contempo che finezza! Se vuoi vedere questa scritta la vedi altrimenti passa del tutto inosservata, è proprio vero “l’essenziale è invisibile agli occhi”(Saint Exupery) ! E la palla? Essa è divisa in due metà con divisorio interno in cui va posta la foto, poi si uniscono le due metà con un leggero scatto, la palla è così impallata. si fa la scatolina, si aggiunge il fiocco e il mio gioco è fatto. Avviciniamo ancora di più la nostra lente alla palla: è un oggetto sferico, trasparente, liscio al tatto, rotondo appunto, un oggetto in cui si può racchiudere un’immagine, un ricordo, ma anche un pensiero, un’idea, una visione della vita. Una palla, un’immagine, unite insieme per augurare un buon Natale, per fare un regalo, per fare un regalo, per regalare un pensiero. Passiamo a considerare i contenuti delle immagini: neonati, bambini, presidenti di squadre di calcio, animali domestici, neomamme in dolce attesa, esponenti politici patinati, antenati defunti, spiagge caraibiche, babbi natale, pubblicità commerciali di palestre, sposi, paesaggi innevati, le parole più gettonate sono ovviamente buon natale, ma anche frasi d’amore tra fidanzati, messaggi d’amicizia, auguri per i nonni, preghiere religiose, inni sportivi…Una delle più belle immagini resta secondo me la pancia della donna in dolce attesa, per il suo parallelo, nella palla, una bolla di plastica, è racchiusa una pancia che racchiude in sè un’attesa di vita nuova e tanti desideri e sogni e speranze, e il tutto contenuto all’interno di una semplice palla ha qualcosa in sè di commovente,(e ciò detto da una per la quale la maternità è la cosa più aliena che ci sia). E ancora la palla di Natale non necessita di campagne pubblicitarie , il suo sponsor naturale è l’albero stesso. Si potrebbe aggiungere tanto altro ancora ma torniamo alla domanda principale. Perchè questo successo e cosa rappresenta? La mia risposta da umile osservatrice è stata questa che la palla è semplice, immediata, non tecnologica, di per sè e in sè è espressione del Natale, è quello che si dice ti ho fatto un pensiero, in ultimo la palla viene appesa all’albero e ne è parte integrante e insostituibile. La palla contiene un’immagine di noi dei nostri cari dei nostri animali domestici dei nostri bambini e nipoti, ci rappresenta come un biglietto da visita con cui farsi ricordare e ricordare, esserci. Questo successo deve servirci a non farci perdere di vista la nostra storia di fotolaboratorio, oggi così in rapida evoluzione, deve aiutarci a non farci perdere di vista la nostra missione di stampare foto, produrre immagini per fissare i ricordi, foto che costudiscano la memoria, foto per ricordare e per farci ricordare come una palla di Natale. Questo infine è il messaggio contenuto nella mia palla: auguri.

 

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