“L’essenziale è invisibile agli occhi” ovvero io sono Antonella

Io, ex Phlomis, ancora VolpinaBlu, sono Antonella, sono nata a Milano il 4 luglio 1968, abito con in campagna con i miei genitori, mio marito e 2 gatti, e sono zia di 6 nipoti.

Dichiaro che tutti i miei racconti e poesie sono frutto della mia esperienza personale, sono solo pensieri ad alta voce, una sorta di diario molto personale di questo mio viaggio esteriore ed interiore di incontro al Mondo fuori di me e all’Altro da me.

Questo blog non intende recare danno od offesa a nessuno, ognuno è libero di partecipare e commentare o di muovere suggerimenti riflessioni o critiche liberamente. Io sono qui a disposizione.

Qui io presento unicamente una mia visione del mondo, rappresento esclusivamente il mio essere con il mio sentire e le mie emozioni. A volte complicata, altre confusa, sempre imperfetta, limitata, qualche volta stupida e/o stupita, liberamente, io parlo di me, solo di me, racconto piccoli viaggi e grandi incontri dal mio punto di vista, vissuti e sentiti da me, dal mio modo di vedere e sentire con tutti i sensi, partendo e solo ripartendo da me.

Sono fermamente convinta che la “salvezza” sia non nello scrivere ma nella vera comunicazione e che scrivere sia un modo per comunicare l’Amore e la Luce che ognuno di noi ha dentro.

Come tutti auspico un mondo in cui gentilezza, pace, rispetto, uguaglianza trovino ampio spazio, un mondo in cui ogni persona possa essere libera di essere ciò che è, senza maschere, senza corazze, io parto e riparto ancora una volta solo da me, da ioinviaggio.

Voglio chiarire anche l’identità di Volpina Blu : non vi corrisponde alcuna persona in particolare, Volpina Blu è soltanto la mia ideale proiezione del Bene che porto dentro, un Sogno puro di Amore e di Speranza.

Grazie a tutti, gentili ospiti e/o compagni di viaggio

Antonella

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8 pensieri riguardo ““L’essenziale è invisibile agli occhi” ovvero io sono Antonella

  1. L’ESSENZIALE…

    di Fausto Corsetti

    Al ritorno da una vacanza, mi sorprendo con la mente a riflettere: tutto ciò che era diventato ordinario, faticoso, ingombrante diventa atteso, desiderato, rivisitato, ritrovato. Dopo una breve interruzione, dopo una pausa di distacco, dopo una temporanea assenza, la dimensione entro la quale ci si muove nel quotidiano scorrere del tempo appare diversa e nuovamente attraente. Riemergono, con colori inusuali, immagini e riferimenti che erano divenuti scialbi e sbiaditi.
    Le consuetudini che impegnavano il tempo quotidiano riaffiorano con interesse e nuova affezione. Il tempo scelto per assentarsi momentaneamente dall’ordinario e da tutti quegli spazi zeppi di affetti, di riferimenti, di memorie, di legami, di simboli, di nostalgie, di oggetti, di frequentazioni, diventa finalmente occasione per ridare giusto valore, significato e peso a ciascuna cosa e a ciascuna abitudine.
    Disfacendo la valigia che ci aveva accompagnati, nel timore di non avere quelle cose che si reputavano essenziali per sopravvivere al distacco e alla lontananza, la si ritrova carica, spesso eccessivamente colma, di cose e legami superflui, non essenziali.
    Non tutto, di quanto era apparso fondamentale e necessario, è stato realmente utile. Ci ha resi sicuri, prima della partenza; ha soddisfatto il nostro senso di previdenza, prima di partire; ha reso meno pesante la separazione dalla vita di tutti i giorni: ma, in conclusione, non è risultato effettivamente utile, indispensabile.
    Servono davvero poche cose a chi parte.
    Poche cose sono necessarie a chi decide di vivere cercando quanto è sufficiente per dare sapore e fine all’esistenza quotidiana. Si può vivere con poco, si può partire con meno, si possono custodire solo poche cose.
    Una valigia povera, capace di contenere quanto è essenziale per vivere: anche il quotidiano vivere ci interroga, invita a cercare, a custodire, a raccogliere ciò che è sufficiente, essenziale, utile davvero.
    Il di più non serve: aiuta, ma non soddisfa; è utile, ma non essenziale.
    Per l’uomo-pellegrino ogni strada che arricchisca davvero l’umanità è percorso prezioso e desiderato…
    Questo è l’uomo libero, l’uomo capace di vivere, custodendo nella propria valigia, soltanto ciò che è essenziale: chi infatti non ha ansie di potere, di piacere, di dominio ha più profonda motivazione alla ricerca, alla scoperta, all’accettazione di quanto la ricerca e la scoperta degli altri offrono.
    Erranti, di luogo in luogo, assetati di novità, amanti di tutto ciò che è umano, alla continua scoperta di sé, insaziabilmente assetati di mistero, del Mistero che accoglie, protegge, custodisce, con memoria gelosa, il nome di ogni essere vivente: questa è la condizione dell’uomo libero, chiamato a custodire solo quanto è necessario.

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