C’è quel giorno

C’è un giorno che ci siamo perduti come smarrire un anello in un prato e c’era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato… Ivano Fossati

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Pietà

Avrei vissuto per amarti,

E ora muoio perché non ci sei.

Non mi ascolti tu, Straniero,

Non hai pietà di me,

Di me che ti chiamai Figlio per Amore e non per scelta?

L’amore ci farà a pezzi

L’amore trova sempre il modo per colpirci. A volte inaspettato, a volte sorprendente, a volte senza un senso apparente. Non gli importa chi siamo o la nostra età. Si prende gioco di noi, ci rende stupidi e ridicoli. Ci fa sentire vivi per poi farci a pezzi con accurata crudeltà, come un esperto chirurgo. L’amore conosce il nostro punto debole e là ci ferisce, ci lascia senza fiato, ci smembra pezzo per pezzo lasciandoci burattini idioti. Non sappiamo quando colpirà ma di sicuro lo farà perché il suo scopo è toglierci dalle nostre sicurezze e strapparci il cuore. A nostra insaputa, all’improvviso, senza avvisare, lui preciso e accurato come un chirurgo, noi senza più difese. E sarà troppo tardi per fermarlo. Sì l’amore ci farà a pezzi…

(Ascoltando love will tear us apart, Joy Division)

Polvere

Dentro di noi abbiamo sogni impossibili. Nascono come fiori nel vuoto di noi, brillano come meteore per ricordarci che siamo fatti della stessa materia delle stelle, ci accompagnano nel nostro deserto e poi muiono senza trovare un pozzo per ricordarci che siamo solo polvere e vanità…

Tempo perso

Non so se è tutto tempo perso tutto quel tempo dedicato a un sogno o a un’illusione oppure se piuttosto dovremmo esser loro grati per averci permesso di attaccarci ad uno straccio di vita per riuscire ad andare avanti. Non lo so. E poi aprire gli occhi senza sentire il terreno scivolare sotto di noi… e provare a camminare. Soli. Come sempre.

Parentesi

Sento la vita che scorre,

Lontana da me,

Come se non mi appartenesse,

Tutta questa vita come un extraterrestre,

Tra ciò che non sono riuscita a fare e ciò che mai farò,

Solo un’impercettibile parentesi di vento tra le stelle

Mi ricorderò del tuo tempo

Mi ricorderò di restare un passo indietro a te, per guardarti cadere e poi rialzare da solo, e poi vederti camminare così imperfetto e unico incontro al tuo tempo, mi ricorderò di restare un passo indietro perché tu non possa vedere le mie lacrime né i miei sorrisi, mi ricorderò di stare un passo indietro a te per lasciarti volare nell’arcobaleno della tua Vita, Figlio… ti amo d’infinito

Arido cammino

Di questo mia umile argilla avevo fatto un nido per il tuo riposo,

Di queste mie parole avevo costruito una casa accogliente per i tuoi pensieri,

Di questo mio cuore avevo fatto un vaso da riempire con il tuo dolore,

Di queste mani avevo intrecciato cesti per le tue lacrime,

Tutto è stato invano

Amarti è stato attraversare un deserto senza pozzi,

spine di rovi e ortiche,

pietraie assolate,

silenzi di attese piene di solitudine,

vento che prosciuga l’anima,

arido cammino nella polvere

Ti amo

Ti amo nelle profondità più azzurre del cielo, nel canto lontano delle nuvole, nello scorrere eterno delle acque al mare, nel fluire del sangue nelle vene, nel volto della luna, nelle nascoste miniere della terra, nell’insondabile tuo mistero.

In fondo al cuore

C’è sempre una malinconia nel tornare a casa dopo essere stati a lungo assenti, una tristezza per le cose finite, un’incertezza per le cose che saranno e in mezzo il niente, e in fondo al cuore sapere che nulla attende, in fondo al cuore mi cade l’autunno…

E vivo di riflessi

Sto bene quando non mi sei nuvola scura sul mio cielo, quando mi lascio guardare i miei fiumi, e le libellule, e i guizzi dell’acqua, e mi immergo nelle cascate e non sei più spina palpitante e ti fai cicatrice. E ti fai cicatrice dentro un grembo che mai ti ha sollevato, e ti fai cicatrice nei polmoni che mai ti hanno respirato, e cicatrice nella mente in cui resti non concepito, e nelle mani vuote che mai ti hanno accarezzato. E torno a star bene quando non ti penso, e dissolvo il mio sale nei fiumi, e l’acqua non brucia sulla mia cicatrice, e allontano ogni nuvola e non guardo il cielo e vivo di riflessi.

Il vento caldo dell’estate mi porta via

Al mare

Vecchie signore sventolano ventagli

Bambini giocano con i secchielli

Io,

né bambina, né vecchia, cammino, inseguendo carta straccia,

Il tempo rovescia la sua clessidra

Le onde sgocciolano sulla battigia

E il vento caldo dell’estate mi porta via

Lettera del 15 agosto 2028

Oggi è il 15 agosto di non so quale anno. Da quando ti conosco il tempo si è fermato e il mio tempo non è più stato mio. Ti scrivo il 15 agosto del 2028 per dirti questo che forse non so esprimere neppure come vorrei. L’unica cosa certa ma forse la meno importante è che ti voglio bene…

Ti voglio bene e te ne vorrò sempre ma non ti scrivo più. Non riesco a trasmetterti niente. Mi sento inutile e mi sembra di scrivere al vuoto. Continuare a scriverti sarebbe un accanimento. Non ti ho mai chiesto nulla in cambio. Ho accettato il niente. Ho dato amore in modo incondizionato e non recrimino di averlo dato. Ma una pianta che non viene innaffiata, può resistere a lungo alla siccità, alla fine si spegne e poi muore. Le persone non sono tutte uguali. Le persone non sono tutti o nessuno. Ognuno di noi ha un proprio valore ed è unico al mondo. Un amico è unico al mondo. Tu non fai differenza tra le persone. Ci sei tu e tutte le altre sono le persone. Io non sono le persone. Non importa se esse ti amano, non importa se io ti voglio bene, tu mi metti sempre tra le persone. Io penso che quindi sono incapace di trasmetterti ogni cosa. Mi sento io inferiore a te, non all’altezza delle tue profondita e della tua intelligenza, non mi sento io, attenzione non dico che sei tu. Mi sono resa conto di essere io il problema. Non voglio essere un problema per nessuno. Sarebbe antietico e persino un ossimoro. Il mio Bene incondizionato ti fa male! Il mio Bene è una cosa preziosa del tutto inutile a te! Penso che sono io che non sono in grado di capirti e quindi non voglio accanirmi più in una cosa di cui non sono capace. È frustrante. Ti chiedo solo di non parlarmi male dietro. Se vuoi puoi scrivermi tu. Ciao

Sto Ascoltando questo mentre piango per un figlio https://youtu.be/FSea1YPxK1c

Il bimbo che sei

Sei bimbo trai bimbi anche se ora sei un giovane uomo. Ti penso così nella tua culla di vimini e poi con la pianola a 4 anni o con quel trenino regalo di un Natale, o tra le braccia di papà ilprimo giorno d’asilo, tu in montagna con i calzettoni lunghi e gli occhi neri neri come l’universo che hai dentro, tu sulla giostra assolutamente felice, oppure a scuola, assorto e concentrato mentre reciti una poesia. E ti immagino correre al fiume con la tua bicicletta, con il sole che ti ferisce e la neve dei pioppi e il mormorio delle tue lacrime confuse con l’acqua. Ti rivedo così come se fosse ora nelle foto di te bambino e il mio cuore intenerisce e riconosce in te il bimbo che sei.

Un altro sapore

L’inverno aveva un altro sapore,

un sapore di casa,

di te e di me:

una finestra sul giardino,

un pettirosso sul davanzale,

due gatti,

la passeggiata al lungofiume,

un cuore disegnato sulla neve con le nostre iniziali,

un divano dove dormire, stretti stretti,

tra le fusa dei gatti e la quiete domenicale,

e poi svegliarci nella notte per ascoltare i nostri respiri,

e poi riaddormentarci dopo l’amore,

mentre la neve riempiva il giardino,

l’inverno aveva un altro sapore,

di te e di me

Un altro giorno

Un altro giorno di vento ed aridità, in cui anche la più piccola e insignificante illusione è pur sempre meglio di questo nulla

I petali del tuo mistero

Sulle tue labbra ci sono petali di rose bianche e nei tuoi occhi il mistero dell’universo. Non vorrei mai dispiegarlo. Potrei disegnare le mappe più dettagliate e scrivere sofisticate tesi di laurea su di te, ma non lo voglio. Se svelassi il tuo mistero, l’universo cadrebbe giù e tutte le rose perderebbero i loro petali.

Mi chiedi a cosa servono i petali

Mi chiedi a cosa servono i petali.

Farei molto prima a dirti che non servono a nulla.

A cosa serve infatti la bellezza?

Sento le tue lacrime per i petali che cadono a terra…

Ecco, servono per commuoverci, per ricordarci la tenerezza, per insegnarci di essere teneri, senza timore di essere fragili. A cosa servono i petali? Essi sono effimeri eppure tanto delicati da proteggere un calice e dei pistilli e un’ape, tanto fragili da nascondere il miracolo della creazione…

A cosa serve tanta delicata tenerezza?

Ci sono fiori che appena sfiorati lasciano cadere i petali. Un sistema di difesa per ingannare l’attenzione dei predatori. Tanta delicatezza usata e sacrificata come strumento di difesa.

Ci sono fiori dai petali profumati per richiamare uccellini e insetti impollinatori.

E lo stesso vale per i colori…

E petali che si chiudono per riparare il fiore da troppo sole, o petali che si serrano per nutrire le piante carnivore, o petali che si distendono di notte per disperdere il polline, o petali da cui possiamo ricavare estratti preziosi o di cui possiamo cibarci.

Ma mi chiedi cosa servono i petali ?

Non servono a nulla.

Forse.

Forse a farci felici per un solo momento…

Pensami

I tuoi occhi, mai, mi hanno conosciuto; le tue mani, mai, mi hanno accarezzato; e la tua bocca, mai, ha pronunciato il mio nome; e il tuo cuore mai si è abbracciato al mio… ma se fossi solo un pensiero vago e incerto, di quelli che ti fanno sorridere senza saperne il motivo, allora… tu pensami

Ioinviaggio

Ho viaggiato il mondo. Ho incontrato persone, culture diverse. Ho visto città, fiumi, fiori, alberi, insetti…

Ancora altri viaggi mi aspettano nella mia vita, saranno piccoli e grandi, ubbidirò alla mia strada, ma ora ho accettato il fatto che il viaggio più sognato mai più compierò, quello incontro a te, perché il tempo va solo in una direzione e indietro non può tornare.

Amavo te

Amavo una volpina blu

ed è scappata via

Amavo una stella quadrata

ed è caduta giù

Amavo un angelo cherubino

ed è volato su

Amavo te

e non ci sei più

Le cose eterne e le cose effimere

“Allora?” interrogo’ il geografo.
“Oh! da me”, disse il piccolo principe, “non è molto interessante, è talmente piccolo.
Ho tre vulcani, due in attività e uno spento. Ma non si sa mai”.

“Non si sa mai”, disse il geografo.
“Ho anche un fiore”.
“Noi non annotiamo i fiori”, disse il geografo.
“Perché? Sono la cosa più bella”.
“Perché i fiori sono effimeri”.
“Che cosa vuol dire <effimero>?”
“Le geografie”, disse il geografo, “sono i libri più preziosi fra tutti i libri. Non passano mai di moda. E’ molto raro che una montagna cambi di posto. E’ molto raro che un oceano si prosciughi. Noi descriviamo delle cose eterne”.
“Ma i vulcani spenti si possono risvegliare”, interruppe il piccolo principe. “Che cosa vuol dire <effimero>?”
“Che i vulcani siano spenti o in azione, e’ lo stesso per noi”, disse il geografo. “Quello che conta per noi è il monte, lui non cambia”.
“Ma che cosa vuol dire <effimero>?” ripete’ il piccolo principe che in vita sua non aveva mai rinunciato a una domanda una volta che l’aveva fatta.
“Vuol dire <che è  minacciato di scomparire in un tempo breve>”.
“Il mio fiore è destinato a scomparire presto?”
“Certamente”.
Il mio fiore è effimero, si disse il piccolo principe, e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo! E io l’ho lasciato solo!

Amore che non conosco

Amore che non conosco,

amore sempre assente,

amore sempre presente

Amore fatto di vento

amore fatto di sogno

amore fatto di niente

Amore di ninna nanne

E di Dolci Pensieri

Amore assente che sei presente,

amore lontano che sei vicino,

amore che non conosco…

Amore puro

L’amore sincero è come la bellezza vera, sussurra, non urla; accarezza, non stringe; accompagna, non si impone; protegge, ma lascia liberi; l’amore è.

L’amore sussurra e ama in silenzio inondando l’universo di onde d’amore puro.

Il nido è vuoto

Due tazze azzurre,

Sul tavolo,

sole,

Aspettano due cuori che si parlano

E due solitudini che si incontrano.

E torneremo a bere il the,

e torneremo a raccontarci le piccole cose quotidiane,

e alla solita ora scosterò le tendine bianche

per vederti arrivare in bicicletta,

scalderò le tue mani fredde con una tazza di the bollente

E io ti sorriderò e tu mi sorriderai,

E i nostri sorrisi saranno semplici e buoni come queste tazze azzurre

Mi darai l’abbraccio della buonanotte,

E andrai via,

Io laverò le tazze pensando a te

Ma ora il nido è vuoto

Come nacque questo Blog … con una storia sui fiori

Un giorno una pianta dai fiori gialli, che era una phomis,  chiese ad un fiore di prugno selvatico:

“ma cosa servo io che non sono una rosa, se non sono bella come una rosa, se non sono profumata come una rosa, se non sono rossa come una rosa… io a cosa servo?”

E il Prugno disse :

“Tutto serve a qualcosa, per lo meno a farlo sentire felice per se stesso, guarda a me, i miei petali si sciupano subito e si perdono a terra e io non ho mani abbastanza per raccoglierli, va tutto infine sprecato?”

e ancora la Phlomis domandò:

“I fiori di cosa hanno bisogno, alla fine, per fiorire? Forse, semplicemente fioriscono.”

E il prugno rispose :

“Del tempo hanno bisogno. Solo del tempo.”

La pianta dai fiori gialli aggiunse :

“…. allora hanno bisogno di un tempo di sole, di luce, di un poco di pioggia e di due occhi che l’ammirano.

E poi anche di terra sassi e sabbia e di una radice forte.

Seneca dice : sboccia il fiore se la radice crede al sole.”

Il prugno non rispose nulla come d’abitudine, il prugno era un prugno selvatico  di poche, precise parole ,  ma ben ragionate parole…

In seguito, all’inizio dell’inverno, il prugno e la phlomis bisticciarono per questioni di fioritura , e la pianta dai fiori gialli davvero ci rimase molto male… era un poco disperata e voleva andarsene ma non riusciva a dimenticare il prugno, così decise di aspettare, era inverno, magari la teoria del prugno poteva essere giusta, era solo una questione di tempo…

Dalla sua finestra Phlomis osservava la phlomis piantata nel giardino la primavera precedente , stentava ma era ancora viva e Phlomis si chiedeva se l’avrebbe vista fiorire.

Nel tempo dell’attesa Phlomis, che ora si chiama Antonella, decise di mettere a dimora altri fiori, di curare il giardino,  e coi petali e i piccoli frutti ne fece parole per raccontare viaggi ed emozioni…

e così, all’incirca, nacque questo Blog …

Ho un cuore pulito

Ho seni tesi come fiumi per nutrirti,

ho braccia infinite per cullarti,

e piedi sformati per accompagnarti nel tuo cammino,

orecchie sensibili al tuo pianto e narici per respirarti,

ho lunghi capelli in cui nasconderti,

l’arco della mia schiena come roccia per proteggerti,

ho abili mani per cucirti abiti e carezze,

labbra di miele per le tue lacrime

e labbra di ciliegia per il tuo sorriso,

ho voce e parole per raccontarti una favola,

e occhi d’arcobaleno in cui trovare la pace,

ho un grembo per contenerti,

e fianchi forti per spingerti via,

ho un cuore pulito per amarti.

Sconosciuto amore

Sconosciuto amore, che mi scuoti dentro,

Sei senza braccia,

senza occhi,

senza cuore.

Tu non hai baci,

tu non hai sorrisi,

tu non hai carezze per me…

Io ti abbraccio di notte,

Sconosciuto amore,

Tu, che stringi la mia anima,

ogni giorno nel sogno di te…

Lucciole e luna

Le lucciole scendevano a mare,

mentre la luna faceva innamorare il bosco.

Gli ulivi chinavano la chioma

per assorbire quella luce,

 le pietre rilucevano come perle di una collana

mentre le lucciole scendevano a mare,

ingannate dal battito di un faro

Un sogno nel tempo

In mezzo a questo tempo c’è un cammino da fare,

una linea da seguire,

un zig zag su e giù nella memoria e nello spazio,

fin sulla luna andata e ritorno,

una vela nel mare,

un albero in pieno campo,

una vigna da coltivare,

un ramo d’ulivo da portare in dono,

una colomba da far volare,

un desiderio da cullare,

e un sogno che,

se il tempo ci unisce,

diverrà vero

Il tempo che ci è dato

Non c’è nulla da seguire,

Non c’è nulla da inseguire,

Non c’è nulla da cercare,

Non c’è nulla da trattenere….

C’è solo il tempo

che ci è dato

di essere qui

Abbraccio le mie pietre

Vi abbraccio pietre,

Grani di Rosario che spezzano le unghie

Schegge levigate contro i miei seni

Memoria scolpita nella mia mente

Sorelle mute della mia solitudine

Vi abbraccio pietre

che vi fate polvere

sul mio cuore

Tempo unico

C’è un tempo per perdersi e uno per ritrovarsi.

Il tempo per perdersi può essere un secondo.

Il tempo per ritrovarsi può essere questione di anni.

Tra questo e quel tempo c’è un filo che ci unisce

e che è il nostro Tempo unico.

Se è destino di perderci, ci perderemo.

Se è destino di trovarci, ci ritroveremo.

Se non sarà ora, sarà in un’altra vita

perché il tempo non ha confini.

Un tempo solo

Ci sarà un tempo solo,

Per me e per te,

Un tempo per essere,

Un tempo per riposare l’uno nell’altro

Come in un porto sicuro,

Un tempo per vedere la luce degli occhi,

Un tempo per essere puro amore,

Un tempo che non sia solo sogno,

Ma vivo e reale

Fatto di me E di te

Risveglio

Il bosco si apre, vergine,

alle primi luci dell’alba,

il silenzio è denso di rosa,

rimane sospeso

tra i sogni

che fuggono rapidi

e i vividi colori del risveglio

Tempo di nuvole

nuvole-poesia-intangibile

Quando si è innamorati

il tempo sta sospeso,

si vive di nuvole e di sorrisi

tra i battiti del cuore e

gli smarrimenti della mente

Comunicato stampa di Fausto Marinetti

Il 10 maggio papa Francesco si recherà a Nomadelfia (GR). Quale occasione migliore per approfondire il messaggio di don Zeno con il nuovo libro di Fausto Marinetti?

Fausto Marinetti, Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi, Tau editrice, 2018

Fausto Marinetti torna nelle librerie con un testo di riflessioni, testimonianze, lettere, una sorta di colloquio a distanza tra l’autore, papa Francesco e don Zeno Saltini, con cui aveva collaborato per un decennio, 1970-80.

Col suo stile duro e insieme tenerissimo, visceralmente appassionato, rappresenta un’umanità dolente incontrata nella carne viva, in un corpo a corpo, con la sofferenza e l’emarginazione, ma anche con la speranza e l’esperienza di sorprendenti rinascite.

In un intreccio di continui rimandi, i racconti saltano da una rievocazione della vicenda del fondatore di Nomadelfia alle crude microstorie di una comunità per tossicodipendenti e di una Casa per minori abbandonati; dalle citazioni di un gesto o di una frase di papa Francesco alla cronaca del degrado socio/politico brasiliano. Convivendo con i piccoli/crocifissi rievoca, con le parole di don Zeno, il rifiuto dell’assistenza e della beneficenza a favore della giustizia e dei diritti dei poveri. Un richiamo costante che a volte assume i toni dell’invettiva profetica, ma sempre stimola, provoca e mette in discussione. Ad attraversare il libro è l’esigenza lacerante di fedeltà radicale al Vangelo nella costante rivolta contro un cristianesimo cloroformizzato e imborghesito.

Come penetrare nell’anima di quel: Odio l’assistenza? [don Zeno] Non è troppo? No! C’è in ballo il concetto stesso di Amore: se tu sei sul piedistallo dell’assistente, del benefattore, del superiore ed io sono sotto, inferiore, beneficato, assistito proverò per te soggezione, ammirazione, ma non potrò mai sentirmi alla pari. Senza parità è impossibile il rapporto d’amore”.

L’obiettivo dell’autore è di immergere il messaggio di don Zeno nelle lacrime, nelle stigmate, nelle vene aperte dei migranti, dei popoli ultimi. E si chiede: “Se siamo autosufficienti ed autoreferenziali come potremo sentire nella nostra carne, che Cristo è venuto per i popoli perduti? Nella comunità terapeutica, tra ladri e assassini, vivo in stato di domanda: “Se sei venuto per i perduti, vuol dire che non sei venuto per chi, come me, si ritiene un buon religioso?”.

Chiede all’arcivescovo di Bologna una critica. Risponde: “Come fai a fare una critica ad un testo così? Puoi solo leggerlo, commuoverti, pregare, scegliere” (mons. Matteo Zuppi).

A cosa serve la poesia ? # Antonella #

Grazie alla Leggerezza dell’Anima , libera di andare dove deve andare, mentre spesso noi restiamo un passo indietro…

La leggerezza dell' anima

Vagando per blogger -mi sono imbattuto in Antonella –  a cui giro il mio pensiero in merito ad una domanda che ha formulato in un suo articolo. Attraverso una intensissima riflessione ,mi dato modo di rispondere . Ho preferito scrivere un articolo , evitando di farlo all’interno della sua pagina – ogni tanto le risposte potrebbero infastidire ed essere interpretate come imporre una propria idea – io condivido, adoro farlo – perché attraverso una sana e onesta condivisione, si possono comprendere i propri limiti e apprezzare altri autori  – motivo per cui la cito prima di rispondere.

La poesia. È una parte incontaminata di me che voglio sentire, far emergere dal quel sofisticato silenzio che dentro di me brama facendo breccia dentro i miei umori –  tentacoli ovattati di ciò che ad occhi aperti non saprei dire e posso esprimere solo se smetto di inseguire la ragione, provando a sentire cosa dentro di me vive, in quello…

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Infine

Infine si scrivono milioni di poesie, si tracciano segni significanti su un foglio o su un pc, per una sola persona… e questa sola persona non le leggerà mai né potrà sentirle…

A cosa serve la poesia?

Infine non è che un modo per farci del male.

Spine di rosa conficcate nell’anima

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e noncuranza.

Conflitto

Fino a quando si è disposti ad accettare il vuoto che gli altri ci restituiscono, quando e come dire loro basta?

C’è un conflitto di interessi tra sentimenti e ragione, un disiquilibrio tra ciò che urla il cuore e ciò che sussurra la mente.

Ci sono ponti sospesi nel nulla, domande lasciate cadere, elusione degli affetti, parole svuotate di significato tra verità e assenze, tra presenza e dimenticanza, tra cura e incuria.

Un filo viola

Un filo viola lega a me a te

e non viceversa,

sottile come tela di ragno,

impalpabile e vivo,

invisibile agli occhi,

essenziale al cuore,

arcobaleno segreto,

filo di vento che non mi sfiora,

sogno mai sognato,

bacio mai dato,

abbraccio mai provato.

Un filo viola lega me a te

e non viceversa

e non lo so strappare

5-Arrivo alla stazione di Seui (trenino verde)

Purtroppo il mio viaggio sul trenino verde, linea Arbatax- Mandas, si è concluso a Seui, da cui ho fatto il viaggio di ritorno fino ad Arbatax. Sarebbe interessante avere più tempo e suddividere il viaggio a tappe per gustare i sapori e i profumi di questa Sardegna meno conosciuta.

I paesaggi sono mozzafiato con passaggi su spettacolari ponti.

La stazione di Seui è tra le più importanti della linea, il tratto per raggiungerla deve essere risultato come il più impegnativo per i costruttori della ferrovia. La quota è intorno agli 800 metri e si attraversano lunghe gallerie su arditi ponti, tra questi il ponte di San Gerolamo con una travata metallica lunga 50 metri sospeso ad una altezza di 40 metri mentre la natura circostante diventa aspra e selvaggia.

per info:

http://www.treninoverde.com/

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