Risveglio

Il bosco si apre, vergine,

alle primi luci dell’alba,

il silenzio è denso di rosa,

rimane sospeso

tra i sogni

che fuggono rapidi

e i vividi colori del risveglio

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L’alba dei pescatori

L’arrivo all’alba dei pescatori dopo la notte di pesca alla spiaggia di Praia das Fontes, Beberibe, Cearà, Brasile, 3 dicembre 2004

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

 

Alba (8 dicembre 2017)

Non c’è nulla di più magico di un’alba, quando tutto appare sospeso e indefinito, e il giorno carico di promesse per ciò che ancora deve accadere, e la vita riprende il ritmo del suo respiro piano, e il mare addormentato si risveglia cullandosi nelle sue onde, le sirene ritornano alle profondità segrete, le foglie nel bosco ondeggiano lievi e carezzevoli, gli alberi abbracciano la luce a dissetarsene… l’alba mi rende felice e mi tinge di rosa…alba 8 dicembre (6)

Se…

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Se in ogni tua lacrima brilla una stella scivolata via dal cielo,

in ogni tuo sorriso c’è un ‘alba infinita di pace e di amore

 

Splendore delle nubi rosse

Tornasti con tutti i tuoi fiori: ti avevo atteso tanto che quasi non lo credevo possibile.

Mi dicesti: la Vita mi ha fatto fiorire e ora ecco per te i miei fiori in dono al tuo amore.

Danzammo nudi nel bosco e fummo splendore di nubi rosse nell’alba lunare.

“Splendore delle nubi rosse” è un nome di peonia.

(foto di DeltaWorks)​

Già Natale, il tempo vola… (Carmen Consoli)

Magnifico testo di Carmen Consoli, una splendida poesia da leggere fino alla fine…

Dedicato a chi ha un amore da dimenticare, un dolore da far passare, una nuova alba da guardare…

 

Già Natale, il tempo vola
l’incalzare di un treno in corsa
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi
ho indossato una faccia nuova
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti a fianco

Allo specchio c’è un altra donna
nel cui sguardo non v’è paura
com’è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza
ad oriente il giorno scalpita non tarderà

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
l’amore tutto si trasforma
l’umore di un sogno col tempo si dimentica

Già Natale il tempo vola
tutti a tavola che si fredda
mio padre con la barba finta
ed un cappello rosso in testa
ed irrompe impetuosa la vita, nell’urgenza di prospettiva

Già vedo gli occhi di mio figlio
e i suoi giocattoli per casa
ad oriente il giorno scalpita
la notte depone armi e oscurità

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia forma
amore tutto si trasforma
persino il dolore più atroce si addomestica
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
amore tutto si trasforma
nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera.

testo di Carmen Consoli e musica di Tiziano Ferro

Sono le quattro del mattino

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20 novembre 2016

Sono le quattro del mattino e come ogni notte mi sveglio, l’alba che filtra dagli scuri, le mie braccia vuote e inutili, il tuo nome sulle mie labbra è una preghiera, non ho bisogno di orologio per sapere che ore sono, io penso a te, a questa vita che scivola via, a questi sogni che si allontanano da noi, a questo amore che mi sveglia ogni notte, talvolta è un muro alto oltre al quale non posso andare, a volte è una parete leggera, basta una leggera pressione, non c’è resistenza, e allora resti tra le braccia del mio sogno fino al mattino e mai vorrei svegliarmi… e così ogni notte e così ogni mattino… e forse è tutta un’illusione, e forse non è vero che due cuori possono scambiarsi pensieri e ricordi…

(foto di Jraisleger da pixabay)

La pietra di una volpina e di una pianta

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Questa pietra racconta l’incontro di una pianta di phlomis con una volpina blu.

Una phlomis è già illuminata dalla luce del giorno, le si avvicina cauta un’atipica volpina di colore blu, semi nascosta dai colori della notte, mentre nel cielo brillano 8 stelle, un quadrato blu racchiude un cuore rosso al cui interno vi è il simbolo dell’infinito.

La pietra proviene da Bocconi, appennino tosco romagnolo, raccolta e dipinta dalla gentile amica e artista Paola Zarri a cui va il mio speciale ringraziamento per aver avuto la pazienza di ascoltarmi e aver saputo dare espressione ad un mio pensiero astratto.

qui potete vedere altre meravigliose creazioni di Paola

http://pzcreazioni.blogspot.it/

L’alba è l’infanzia della vita…

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L’alba avanza e m’appassiona sempre più. Come un bambino di luce che nasce. La sento arrivare anche ad occhi chiusi. La luce che sboccia tra le fragili braccia dell’orizzonte. L’alba mi fa più buono. Lo stesso fenomeno che innesca in me Luisinho, il bimbo più piccolo, quando lo prendo in braccio: m’impone d’essere più umano. Forse l’alba è l’infanzia della vita. Una lama di luce che avanza a tagliare le tenebre e far nascere il nuovo, a promettere una cascata di luce.

Tutto ciò che è piccolo ha più bisogno di cure, di premure. Ed io ricerco la compagnia dei pulcini, degli agnelli. Convivo con i fermenti della storia, le proiezioni in avanti, gli slanci, le frustrazioni: ingredienti che esigono un dosaggio equilibrato. Forse ci è dato di contemplare l’uomo universale solo in sogno. Ci è dato di sospirarlo, di struggerci dalla voglia di vederlo; ma è in gestazione nell’utero della storia. Nel frattempo possiamo mandargli lettere d’amore, offrirgli mazzi di colori.

Luisinho mette insieme dei suoni: «Didì (pulcino), gagà (gallina), mou (mucca), agún (acqua)». Tutti i momenti vuole prendere un pulcino. Sale sulle sedie, conquista i tavoli. Al mattino fa il suo giro del mondo in carriola e pare un principe. Gli occhi vivissimi che non si saziano mai di bere cose nuove. Mette e toglie coperchi; apre e chiude vasetti, serrature, interruttori: vivere è la sua passione. Piove fino fino. Ho giocato con lui ad afferrare l’acqua che cade dalla grondaia.

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

https://empobrecidosblog.wordpress.com/

che nuvola sei ?

 

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che nuvola sei questa sera?

porti pioggia di speranza o scompiglio di temporale?

o sei nuvola seppia carica di sabbia del deserto

domattina sarai la nuvola blu dell’alba…

mi abbraccerai tu,

senza toccarmi?

Impastati di luce e tenebra

27.9.1993 Maranhão, Brasil

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L’alba mi fa stare bene.

La vita rinasce ad ogni nuovo giorno. A fermentare il cosmo, a lievitare l’anima dell’universo.

La luce sveglia la vita.

Vivo l’alba come un fenomeno sempre nuovo. Qualcosa che esercita su di me una magia. La luce che sgorga dalle tenebre mi rapisce. Una materia luminosa che nasce dalla materia opaca. Alla stessa maniera osservo il bambino più piccolo e mi chiedo: come è possibile che da due esseri opachi – come noi adulti – possa nascere un esserino così meraviglioso. Anche noi siamo impastati di luce e tenebra?

Fausto A. Marinetti da Ai Confini di Dio

 

Settembre con tramonto e principessa. (per Claudia)

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Settembre, ancora la mia estate dentro, 19 settembre è ancora estate, la mia estate, un’altra giornata serena al mare, sabbia conchiglie sassolini rametti secchi, piccole cose da guardare e anche le più grandi come il mare e il cielo, e tutte queste nuvole come nuvolesparsetraledita (  https://mariangelatardito.wordpress.com/ ) che si incrociano, che formano disegni che fanno pensare a qualcuno o qualcosa di più grande, immenso, infinito dentro al quadrato dei nostri limiti, e poi tramonti accesi infuocati o albe soffuse, rosa. Vele bianche che ricorrono nel mio orizzonte, una chitarra e un bandoneon gitano sulla spiaggia ed io che scrivo poesie.

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Estate, 19 settembre, ancora amiamo, ancora suoniamo, ancora sogniamo, ancora scriviamo e voliamo via tra queste nuvole, in questo tramonto che accende un vulcano su una rocca su una collina con una principessa chiusa nella sua torre che osserva le nuvole andare via lontano e perdersi via, lontane e vicine che quasi si toccano in punta di piedi, in punta di dita, in punta di cuore,da quella finestra che guarda il mondo, con l’incendio dentro e fuori a cui lei, la principessa, non sa dare il volo.

                                                                                                  wpid-20150919_191354.jpg

 

 

 

Evanescente alba

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Il mare risuona come acqua risorgiva,
immobile ed eterno
è sospeso in quest’alba
di petali di rosa.
Il cielo è un delicato bocciolo di velluto,
Alba , tenera amante non riamata,
Accarezza e bagna il mare,
non appena lo risveglia alla luce,
evanescente si dissolve,
sogno di dolcezza,

perdurando la sensazione  di un bacio soave mai dato.
….

Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

 

Ascesa al Monte di Mosè, Gebel Musa m 2286, Penisola del Sinai, Egitto fine anni 90.

Da un hotel di Sharm el Sheick partimmo alle ore 22 con un bus turistico per raggiungere le pendici del monte Sinai per iniziare a piedi la nostra salita notturna.

A quei tempi il turismo a Sharm era ancora agli inizi, nel centro della località pochi negozi, vi era una sola gioielleria e qualche negozietto di essenze di profumi e di bottigliette portaprofumi e di erbe e thè beduino, qualcuno diceva che solo l’anno prima le tartarughe ancora venissero a riva a deporre le uova ma ora l’ambiente naturale era in rapido cambiamento, dove si stava costruendo un prestigioso hotel era stata distrutta l’antistante barriera corallina per creare una spiaggia artificiale…

La notte era scura, buia, qualcuno aveva una torcia, qualcuno solo un accendino, qualche fiaccola debole debole che si perdeva nel serpentone dei visitatori in ascesa, ma trilioni di stelle a portata di mano, si potevano cogliere le stelle come rosse ciliegie da un albero, così vicine…

Il monte di Mosè è un deserto di roccia, di notte non si sapeva neppure dove si appoggiavano i piedi, si seguiva ciecamente i passi del compagno che ci precedeva, mentre la temperatura scendeva, lungo il cammino ristori improvvisati distribuivano bicchieri fumanti di the beduino alle erbe che lasciava in bocca un sapore di fieno e menta.

Qualche impavido turista aveva scelto come mezzo di locomozione un dromedario accompagnato dalla mano di un beduino, ma lassù la posizione era non solo scomoda ma anche pericolante e incerta.

Il sentiero si inerpicava su stretti tornanti circondati da strapiombi nel silenzio della notte assoluta, poi furono gradoni sconnessi di pietra.

La carovana umana marciava silente e ammirata da quel grandioso mantello stellato.

Si saliva, era solo camminare e si sfioravano le stelle con le dita, le stelle lambivano i nostri capi e inargentavamo i nostri visi, si coglievano bagliori e un senso di infinito vicino e palpitante.

In vetta i beduini distribuivano coperte di lana e bicchieri di thè caldo, il freddo era intenso ma si stava preparando uno spettacolo che ci avrebbe lasciati tutti a bocca aperta.

La visuale era a 360°. Lentamente si preparò l’alba, fu come assistere alla creazione dell’alba, come se Dio stesse dipingendo la sua prima alba e superbamente usasse tutti i colori dal rosa al rosso al violetto, i blu come cavalieri notturni che si allontanavano, i porpora come vessilli sfavillanti, e poi l’oro caldo, una fusione, d’un tratto fu il sole , rapido sfolgorante immenso, a scaldare corpi e anime.

E fu luce!

Finalmente potemmo ammirare lo spettacolo dalla vetta, catene montuose si rincorrevano tutt’intorno, rocce ancora tinte di giallo e rosso e laggiù il deserto di roccia sabbia e vento.

Scendemmo lentamente con il corpo infreddolito che andava riscaldandosi, con il sole alle spalle iniziammo a ritroso il percorso notturno, e ora potemmo vedere tutti quei burroni pericoli e precipizi che la notte ci aveva celato.

Giungemmo in una valle ai piedi del Monte di Mosè, entrammo dentro alla cinta muraria del monastero di Santa Caterina, m.1570, dove visitammo la basilica, vedemmo il cespuglio del roveto che Mosè osservò ardere senza consumarsi, e incontrammo il viso rugoso di un beduino all’ingresso dell’ossario con i teschi dei monaci, viso antico modellato dal vento del deserto che ci chiedeva denaro in cambio di una foto.

Quella notte rimarrà nella mia memoria indimenticabile per quel cielo stellato che si poteva toccare con le dita, per le stelle così vicine come mai che quasi rimanevano impigliate nei nostri capelli.

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