Tu non sei

amazing-736888_640

Tu non sei emozionante, tu sei le Emozioni.

Tu non sei sensibile, tu sei la Sensibilità.

Tu non sei delicato, tu sei la Delicatezza.

Tu non sei gentile, tu sei la Gentilezza

tu non sei spaventato, tu sei la Paura.

Tu non sei ansioso, tu sei l’Ansia.

Tu non sei buono, tu sei la Bontà.

Tu non sei tenero, tu sei la Tenerezza.

Tu non sei lacrime, tu sei il Pianto.

Tu non sei musicista, tu sei la Musica.

Tu non ami, tu sei l’Amore.

E per tutto ciò tu non sei poeta, tu sei la Poesia.

Annunci

Disgela il cuore

daisy-1336175_1280

Disgela il cuore

nell’urto di un’emozione,

rotola il cuore

nello sconquasso del temporale,

precipita il cuore nel silenzio di una stella che muore,

inciampa il cuore nello scalpiccio di un fiore che sboccia,

sussulta il cuore nel frastuono di un tenero germoglio che spezza la zolla,

trabocca il cuore nella carezza di un sorriso,

si infrange il cuore nel calcolo di un algoritmo,

disgela il cuore

nell’amore per te

Quel tempo

sunrise-173381_1280

Io voglio un non tempo per dimenticarti,

io voglio un non tempo per attenuare il dolore della tua assenza,

io voglio un non tempo che mi riporti a te,

io voglio un non tempo che vada all’incontrario

o all’impossibile,

io voglio quel tempo per riaverti qui,

io voglio quel tempo del ritorno,

quello del perdono,

quello della comprensione,

quello dell’Amore

Invece del tuo sorriso, io resto in compagnia del tuo dolore,

invece della tua voce io resto in compagnia delle tue lettere,

invece del tuo abbraccio io resto in compagnia di ricordi stretti al cuore

io voglio il non tempo del ritorno,

mi addormento sperando che sia domani quel tempo

(foto di JDmcginley da pixabay)

Petali sgualciti

 

petali sgualciti

Ho aspettato

ho trepidato

ho sussultato

per vedere il tuo fiore aprirsi…

Nell’attesa

l’ho colorato

di rosso come amore

di viola come incondizionato

di blu come infinito…

Erano solo petali sgualciti

che si disfano alle prime gocce di pioggia

o per la tenerezza di una farfalla

che vi si posa lieve

o per lo spavento di un soffio di vento

o per l’abbraccio delicato di un pensiero…

 

Processo (J. Saramago)

le parole come grazie

thank-you-140227_1280

Le parole, quelle più semplici, quelle più comuni,

quelle che si usano in casa e si scambiano quotidianamente,

si tramutano nella lingua di un altro mondo

basta solamente che gli occhi del poeta,

sfiorandole, le illuminino.

 

da Le poesie possibili

iotraducosaramago

(foto da pixabay)

Tenerezza… di bradipo

 

 

Ilheus si trova nello stato di Bahia, Brasile, ed è la capitale del cacao e l’aria profuma di cioccolato. Poco distante dalla città vi è una riserva zoobotanica statale, che ospita una piantagione di Teobroma Cacao e un centro di recupero per la fauna ferita a causa della deforestazione, in particolare bradipi.

La biologa veterinaria Vera de Oliveira dedica tutta la sua vita alla cura dei bradipi feriti o rimasti orfani e alla loro reintroduzione in libertà, il suo lavoro non ha orari. Nella sua clinica , una grande gabbia con alberi e ripari, ospitava diversi bradipi e anche dei piccolini. Chiesi se potessi vederli da vicino, lei  spiegò che trattandosi di  animali feriti o malati per loro sarebbe stato un grave stress avvicinarvisi troppo . Restai  ad osservarli da fuori della grande gabbia, ma poi la signora Vera capendo il mio affetto per questi animali, andò a prendere dalla culla, un cestino ricoperto di foglie, un piccolino di bradipo di 8 gg, che tenerezza!

Mai dimenticherò lo sguardo d’amore di Verinha per questo essere così delicato e indifeso e mai dimenticherò il modo in cui il piccolino la guardava, come se lei fosse stata la sua mamma, lei gli diede un bacino e il piccolino allungò una zampina verso il suo viso…

(foto non riproducibili di Grande Luce)

 

Verde sguardo

occhi-otta

Verde ipnotico,

sognante trasparente,

regale e sincero,

è lo sguardo della mia gatta,

al tatto leggero delle mie dita sul suo mantello,

tra noi scorrono fusa amore e fiducia,

e con una carezza mi invita al gioco o ad una

semplice lieta felicità

Tutto quello che può essere raccontato finisce?

TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO FINISCE?

petroglyphs-500258_1280

Quando stampavo i negativi e facevo ingrandimenti stavo nel mio camerino o meglio uno sgabuzzino scuro da sola e non avevo alcun contatto con i miei colleghi, così ascoltavo la radio, specialmente radio rai1 e radio rai3 mi tenevano molta compagnia, niente musica solo trasmissioni o d’attualità o di letteratura, adoravo anche la trave nell’occhio di Fiammetta  e Fabio.

 Le voci della radio hanno su di me una grande suggestione, mi piacevano molto anche i radiodrammi o le letture ad alta voce o in genere ascoltare le storie o i racconti di vita delle Persone,  spesso registravo le puntate per non perderle o per riascoltarle.

Per tantissimi anni di solitudine nel mio camerino la radio fu il mio unico contatto con il mondo, le voci della radio mi tenevano compagnia, mi facevano pensare, mi facevano volare via con la mente mentre gli occhi filtravano i negativi, mi facevano sognare, mi facevano evadere da quelle strette pareti nere della mia anima.

Penso anche che la fotografia sia un modo come un altro per raccontare una storia o rivivere un’emozione, mi piaceva far scaturire i colori dai negativi. 

Aggiungo che proprio in quegli anni mi ero appassionata alla raccolta di sabbie marine e fluviali, catalogate una per una e raccolte in provette di vetro e a volte  scambiate tra collezionisti.

Questa storia è dell’ 8 settembre 2003, racconta di ricordi di vita e di sabbia, si tratta dell’ intervista di Gianluca Favetto a Vittorio Marchis.

domanda:

“Qual è la sabbia delle parole, delle emozioni, dei ricordi?”

risposta:

“Questa storia inizia da lontano quando ero giovane e senza soldi. Mi piacevano i libri perché credevo che essi contenessero tutte le storie dell’uomo della vita e del mondo; ma i libri più belli erano anche i più costosi e così non li compravo. Mi recavo ai mercatini dei libri e alla fine quando sgomberavano io raccoglievo da terra dei foglietti strappati dei frammenti di frasi di poesia e letteratura. In questo modo iniziai una strana raccolta di frammenti di vita, perché ANCHE IN UNA FRASE INCOMPLETA PUO’ ESSERCI IL TUTTO.

Più tardi, quando ne ebbi la possibilità, iniziai a viaggiare e scoprii che la scrittura non poteva contenere tutto quanto perché in fondo anch’essa finiva. Ebbi l’illuminazione che alla fine di tutto ogni cosa torna ad essere niente altro che polvere, sia uomo che montagna, e così ebbi l’idea di prendere le sabbie più disparate possibile e di mescolarle assieme come in questa provetta di vetro che rigiro tra le mani. Tutte le volte che mi ritrovo di fronte ad una piccola arena, l’arena di Roma come quella del porticciolo di Alassio, io raccolgo un pezzettino di sabbia e la mescolo con tutte le altre che ho trovato ed ecco la mia provetta.”

Domanda:

“E questo è raccogliere pezzi del mondo, ma senti, in una battuta:

TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO FINISCE?

risposta:

“TUTTO QUELLO CHE PUO’ ESSERE RACCONTATO LASCIA UNA TRACCIA, come la polvere e la sabbia”

e quale traccia lasceremo noi?

un figlio un fiore un giardino una stella?

quali tracce del nostro Amore?

 Petroglifi da decifrare?

cyprus-1212482_1280.jpg
in onore dell’amico Geco G.

 

(foto da pixabay)

Già Natale, il tempo vola… (Carmen Consoli)

Magnifico testo di Carmen Consoli, una splendida poesia da leggere fino alla fine…

Dedicato a chi ha un amore da dimenticare, un dolore da far passare, una nuova alba da guardare…

 

Già Natale, il tempo vola
l’incalzare di un treno in corsa
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi
ho indossato una faccia nuova
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti a fianco

Allo specchio c’è un altra donna
nel cui sguardo non v’è paura
com’è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza
ad oriente il giorno scalpita non tarderà

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
l’amore tutto si trasforma
l’umore di un sogno col tempo si dimentica

Già Natale il tempo vola
tutti a tavola che si fredda
mio padre con la barba finta
ed un cappello rosso in testa
ed irrompe impetuosa la vita, nell’urgenza di prospettiva

Già vedo gli occhi di mio figlio
e i suoi giocattoli per casa
ad oriente il giorno scalpita
la notte depone armi e oscurità

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia
invecchia
cambia forma
amore tutto si trasforma
persino il dolore più atroce si addomestica
tutto inizia
invecchia
cambia
forma
amore tutto si trasforma
nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera.

testo di Carmen Consoli e musica di Tiziano Ferro

Profane stigmate

mani

Queste macchie bianche sulle mani,

le guardo e le capisco,

il dottore ha detto è vitiligine,

ignota la sua origine,

io ho taciuto perché so,

i segni sulle mie mani si fanno evidenti al dolore,

io non posso nascondere le mani

e non posso non guardarle

e mi ricordano costantemente di te,

lividi sbiancati dell’anima,

bruciature accecanti del cuore,

sgocciolature bianche di dolore,

profane stigmate d’amore

(foto della mia mano)

L’anima nelle nuvole bianche (Einaudi e Tondo )

Ludovico Einaudi e Alessia Tondo
NUVOLE BIANCHE (Traduzione dal salentino):

Va bene lasciala dormire
Lei adesso non può capire
No tu non le parlare
Perché  non sente più questo cuore
Vento pure tu non dire
Lei ora non può capire
Dorme dorme e non vuole
Non le piace più questo cuore.

Quattro venti ed io sono sola
Le mie notte senza fortuna
Lasciala dormire ancora
Lasciala morire prima
Quest’anima senza l’amore
No tu non la puoi aiutare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire niente

Tanto tu lo sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi
Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me.

E tu se vuoi che il mio cuore sia qui
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedo che lo trovi
Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Vento lasciami impazzire
Lei prima o poi deve tornare
Lasciami soffrire sola
Lasciami dimenticare prima
La mia anima va dove vuole
Tu lasciala fare
Passa il tempo e non dire niente
Ora tu non ti fermare
Sola sola devo restare
Lascia che diventi il sole
io al buio devo rimanere
Ora tu non ti fermare
Lei non mi può amare
Passa il tempo e non parlare
Passa il tempo e non dire.

Tanto tu sai
Quello che voleva
Quello che succede a noi

Quello che sento ancora qua
Solo se vuoi
No se non ci stai
Che torni con me
E tu se vuoi tornare indietro,sai
Basta che chiudi gli occhi e poi
Vedrai che mi troverai.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime
Io non ho più l’ amore
Eri tu il mio bene.

Canto e penso insieme a te
Sospiri e lacrime.

Sono le quattro del mattino

sunset-111920_1280

20 novembre 2016

Sono le quattro del mattino e come ogni notte mi sveglio, l’alba che filtra dagli scuri, le mie braccia vuote e inutili, il tuo nome sulle mie labbra è una preghiera, non ho bisogno di orologio per sapere che ore sono, io penso a te, a questa vita che scivola via, a questi sogni che si allontanano da noi, a questo amore che mi sveglia ogni notte, talvolta è un muro alto oltre al quale non posso andare, a volte è una parete leggera, basta una leggera pressione, non c’è resistenza, e allora resti tra le braccia del mio sogno fino al mattino e mai vorrei svegliarmi… e così ogni notte e così ogni mattino… e forse è tutta un’illusione, e forse non è vero che due cuori possono scambiarsi pensieri e ricordi…

(foto di Jraisleger da pixabay)

Vento di stelle

night-1311866_1280

Ti ho atteso senza sapere cosa attendevo, quando ti ho incontrato ti ho amato senza sapere perché, quando ti ho perso ho capito cosa mi mancava e ho dato un nome al mio amore, il tuo, quando ho capito che non saresti più tornato sono diventata triste e ho incominciato a rassegnarmi: l’attesa, il sogno, la speranza si sono concluse, resta un amore da dare al vento e un sogno da disperdere tra le stelle…

foto di QYang da pixabay

Padre

expecting-1400878_1280

Padre, grazie che mi hai accolto e ancora mi accogli come un dono della vita, grazie che mi accetti come sono e non mi hai mai fatto sentire diversa o sbagliata o non all’altezza, grazie che mi hai accolta come figlia, in te trovo un porto sicuro in cui fare ritorno ogni volta che lo desidero, e la tua silenziosa presenza è per me un riparo certo, tu mi hai accolto come un bocciolo imperfetto e hai atteso di vedermi per come sono veramente. Hai scelto per me questo nome, Antonella. Non importa se per il mondo sono solo un piccolo fiore da poco, tu mi fai sentire un fiore speciale se ho il tuo Amore.

Imperfetto bocciolo d’amore perfetto

flower-697763_1920

Sei il bocciolo sconosciuto del mio giardino

non hai la perfezione della rosa

né l’eleganza di un’orchidea

né la semplice sicurezza di una margherita

né la fragilità di un cisto

né la grazia di un’aquilegia

né la ricchezza di un grappolo di fiori di glicine

né l’umiltà di un fiore di tarassaco

né l’altezza di un girasole

né la timidezza di un bucaneve

né il profumo buono della lavanda.

Sei un bocciolo imperfetto d’amore perfetto

non assomigli a niente

sei nuovo e sconosciuto,

voglio darti un nome

imperfetto d’amore perfetto.

Un naturale contatto

farfalla

 

Nei lunghi pomeriggi dopo la scuola,

niente voglia di studiare,
suonavano i Pink Floyd nella cassetta analogica,
i nostri maglioni scivolavano sul pavimento,
e noi restavamo pelle contro pelle nei nostri primi abbracci.
Appoggiavo il mio seno adolescente al tuo petto di ragazzo.

Era dunque questo l’amore?
Un naturale contatto di pelle,
Un ascoltare due cuori battere insieme,
Un trattenere il respiro per lo stupore
di sentirsi sfiorare da un attimo d’eterno ?

L’autunno ci fa male

heart-1776746_1280

L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito, restiamo a riflettere sul volo  di una foglia che si stacca, sulla pioggia che cade sulla terra bagnata, su un amore che finisce, su una vita che nasce, su un dolore che non fa dormire, su un sogno che non si riesce a sognare… e tutto senza un senso, tutto indipendentemente dalla nostra volontà.

Non voglio ricordi, io vorrei viverti ora, foglia secca che cadi via, pioggia che mi bagni, amore che mi abbandoni, vita che nasce senza di me, dolore che mi lascia insonne, sogno che non si realizza…

L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito e noi non riusciamo a trattenere nulla e nessuno…

(foto di Castleguard da pixabay)

Tutte le cose sono connesse

“Le cose sono connesse da un legame invisibile: non si può cogliere un fiore senza perturbare una stella.” Galileo Galilei

Tutto… l’universo… obbedisce… all’amore,
come… puoi tenere… nascosto… un amore.
ed è così… che ci trattiene… nelle sue catene,
tutto… l’universo… obbedisce… all’amore

Franco Battiato

 

Nel campo dei lamponi

drops-of-water-352435_1280

La pioggia di agosto venne improvvisa sull’appennino,

una rapida nebbia ci coprì dal mondo,

trovammo riparo nel campo dei lamponi,

raccolsi la tua pioggia nelle mie mani per berne,

e mentre tornava il sole

io accesi l’arcobaleno nel tuo cuore,

nella foresta dei lamponi

le mie labbra si tinsero di rosso

assaggiando l’amore

(foto da pixabay di ChristopherPluta )

Sweetheart, why are you so cruel?

We crossed the line
Who pushed who over?
It doesn’t matter to you
It matters to me

We’re cut adrift
We’re still floating
I’m only hanging on
To watch you go down
My love

I disappeared in you
You disappeared from me
I gave you everything you ever wanted
It wasn’t what you wanted

The men who love you, you hate the most
They pass through you like a ghost
They look for you, but your spirit is in the air
Baby, you’re nowhere

Oh…love…
You say in love there are no rules
Oh…love…
Sweetheart,
You’re so cruel

Desparation is a tender trap
It gets you every time
You put your lips to her lips
To stop the lie

Her skin is pale like God’s only dove
Screams like an angel for your love
Then she makes you watch her from above
And you need her like a drug

Oh…love…
You say in love there are no rules
Oh…love…
Sweetheart,
You’re so cruel

She wears my love like a see-through dress
Her lips say one thing
Her movements something else
Oh love, like a screaming flower
Love…dying every hour…love

You don’t know if it’s fear or desire
Danger the drug that takes you higher
Head in heaven, fingers in the mire

Her heart is racing, you can’t keep up
The night is bleeding like a cut
Between the horses of love and lust
We are trampled underfoot

Oh…love… You say in love there are no rules
Oh…love…
Sweetheart,
You’re so cruel

Oh…love…
To stay with you I’d be a fool
Sweetheart
You’re so cruel

U2

Abbiamo oltrepassato il limite
Chi ha spinto chi verso la fine?
non ha importanza per te,
per me ne ha

siamo alla deriva
stiamo ancora galleggiando
mi tengo a galla solo per
guardarti andare a fondo
amore mio

mi sono dissolto in te
tu sei scomparsa da me
ti ho dato tutto quello che hai desiderato
non era quello che volevi,

degli uomini che ti amano ne odi la maggior parte
ti passano attraverso come dei fantasmi
ti cercano, ma il tua anima è nell’aria
amore, sei in un non luogo che non c’è

oh..amore..
tu dici che in amore non ci sono regole
oh..amore..
dolcezza,
sei così crudele

la disperazione è una dolce trappola
t’intrappola sempre,
tu apoggi le tue labbra sulle sue
per fermare le bugie

la sua pelle è delicata come solo dio sa
grida come un angelo per il tuo amore
poi lascia che tu la osservi da lassù
e tu ne senti il bisogno come una droga

oh..amore..
tu dici che in amore non ci sono regole
oh..amore..
dolcezza,
sei così crudele

lui indossa il mio amore come un vestito trasparente
le sue labbra dicono una cosa
i suoi movimenti ne dicono un’altra
oh, amore, come un fiore urlante
amore?morente ogni ora di più? amore

non capisci se è la paura o il desiderio
pericolosa è la droga che ti porta su
la testa in paradiso e le dita nel fango

il suo cuore corre via, non riesci a stargli dietro
la notte sanguina come un ferita,
in mezzo ai cavalli dell’amore
veniamo calpestati

oh..amore..
tu dici che in amore non ci sono regole

(tu dici che sei libero, sì lo sei!)
oh..amore..
dolcezza,
sei così crudele

oh..amore
per stare con te sono stata uno stupida,
tesoro
sei così crudele

(Why are you so cruel, 

Sweetheart ?

Triste cosa aver amato tanto una persona e da questa essere considerata un fastidio…ma e’ soltanto il mio cuore ad essere crudele, mai il tuo,  why sweetheart?)

Incontro con Gianmarco

Dopo molti anni che non ci vedevamo lo scorso 24 luglio ho incontrato mio zio Fausto, sua moglie Luiza e il loro figlio Gianmarco.

Mio cugino è disabile grave non vedente, eppure i suoi occhi sono magnifici e il suo sorriso e la sua felicità contagiose.

Certo i suoi genitori si occupano di lui a tempo pieno, giorno e notte, con un amore, una dedizione e un sorriso che mai vengono a meno.

Gianmarco ama molto andare in stazione e sentire i treni passare e anche salirvi e fare piccoli tragitti in treno. E così dopo il pranzo di festa per esserci ritrovati, siamo andati insieme alla stazione a gioire insieme a Gianmarco. Al solo sentire le parole treno e stazione Gianmarco si illumina e scoppia in un riso vero di pura gioia. La sua felicità è fatta di tante altre piccole cose…per esempio le parole affettuose di mamma e papà, la musica che ascolta con le cuffie, il rombo di un aereo, la gratella di un tombino su cui passa sopra con la carrozzina…

La felicità di Gianmarco è semplice e pura e fa stare bene chi gli è vicino, è contagiosa, restituisce il valore autentico della Vita, semplice pura e viva come lui a dispetto della sua grave disabilità. Gianmarco è un autentico Maestro di Vita.

Mio zio racconta:

“Frequento la scuola di Vita di mio figlio Gianmarco da 18 anni e sono ancora all’abc. Io non finisco mai di imparare da Gianmarco. Vado alla stazione quasi tutti i giorni e comincio a godere con lui del treno, delle botole, delle “graticole” (per strada). Lui percepisce quando entriamo nel sottopassaggio e sa già che io farò il verso del treno a tutto volume, incurante dei passanti, i quali sorridono, sorridono…

Mi fermo in sosta quando sento un uccellino che canta e lo invito, a gran voce, a cantare ancora per Gianmarco. I cani, poi, vengono invitati ad abbaiare delicatamente…

E poi c’è l’orchestra del mare. Rimaniamo a lungo ad ascoltarla, applaudirla, viverla con tutti i pori del corpo e dell’anima.

Ieri sono andato in treno con Gianmarco da Senigallia fino a Pesaro.

Non stava nella pelle… dovevi vederlo per sentire le sue vibrazioni di gioia e piena felicità. Forse può bastare un viaggio in treno per sentirsi vivi, felici?

Quando stai insieme a Gianmarco  mi passa tutto, ogni turbamento, ogni sofferenza, ogni dolore, tutto, perché mi costringe ad essere felice per trasmettergli felicità, anzi, è una simbiosi: lui trasmette a me ed io a lui. Vedrai, provare per credere.

Anche stasera siamo andati alla stazione… ormai piace anche a me:

movimento, vita, correre dietro a un sogno che viaggia senza fine… come il treno della Vita!”

(nella foto Fausto Gianmarco Phlomis )

gianmarco

Senza misura

geum
Quindi, guardare avanti, Fausto, guardare Oltre.
Imparare dalle delusioni e dalle  sconfitte ad amare ad oltranza, altrimenti è un piccolo amore da due soldi.
L’amore non è quello che calcoliamo noi, che preventiviamo sulla nostra misura. O è senza misura o non è amore.
Fausto A. Marinetti da una lettera

Un elenco.

checklist-1279157_1280

Un elenco delle cose che mi dai.

Belle o brutte non importa perché  sono quelle che mi dai tu.

Sono le tue. Solo le tue.

L’amore per l’universo.
La solitudine che fa vomitare l’anima.
La forza della tua speranza.
Le tue lacrime.
La tua bontà.
Il colore blu.
Il numero 8.
Tutte le mie poesie.
La mia disperazione.
I fiori di prugno selvatico.
Una doppia goccia di pioggia.
La tua delicatezza.
La tua sensibilità.
Il tuo iperrealismo.
Il mio blog.
Io come phlomis.
L’amore incondizionato.
Il tuo affermare che sempre ne vale la pena.
La Volpina Blu.
La tua conferenza al planetario.
Il volere attenderti.
Tutte le tue parole.
Tutte le tue emozioni.
Quel momento in cui hai alzato gli occhi alle stelle e hai sorriso e hai detto io amo il mondo.
I miei disastri.
La tua indipendenza.
La tua libertà.
La favola che ho scritto.
Il mio Pensarti.
Il tuo amore per il lavoro.
La tua stanchezza.
E poi il tuo rialzarti e andare avanti.
Sempre.
Ieri. Anche ieri, che non è stato un giorno buono.
Oggi che sorriderai a chi incontrerai.
Io che sorrido se tu sorridi al mondo.

Il sacchetto di popcorn

Fortaleza 22.5.2016

Le stelle sono venute a parlarmi da un pezzo. Cantavano le canzoni dei popoli abbandonati, quelli alla deriva di un pianeta senza amore.

Mi è giocoforza condividere. Per non scoppiare.

(resoconto di una visita ricevuta alla casa do menor di Fortaleza)

Ieri, come ogni fine settimana, sono venuti i benefattori in visita al nostro centro di accoglienza, la casa del minore. Questa volta sono dei piccoli scout in uniforme perfetta: pantaloni neri, camicia bianca, scarpine eleganti. Si sono messi a marciare, cantare, fare giochi. Ed i nostri piccoli clienti ad osservarli come belle statuine, marionette mosse da fili invisibili. Anche loro sono venuti a portare se stessi e i loro doni. Per i nostri, la distribuzione è il clou di tutto: è saltato fuori un sacco di popcorn e, tutti in fila, a ricevere la propria parte, quella che gli spetta. Un “soldatino” è venuto gentilmente a mettere un sacchetto tra le mani di Gianmarco, mio figlio disabile grave, ed aspettava che lo afferrasse. A quel punto ho dovuto sussurrargli all’orecchio:

Lui vede solo col cuore… Credi che gli basti un po’ di popcorn per farlo felice? Sai? Forse un bacino lo farà sorridere…”. E così è stato. Anche se un po’ impacciato, forzato. Non è stato educato a dare bacini a ragazzini non vedenti, non deambulanti…

Poi, l’inaspettato. Uno dei nostri, sui 3/4 anni, mentre s’ingozza di popcorn prende il sacchetto di Gianmarco e se lo tiene stretto, con aria da furbo, osservando che effetto che fa negli adulti. Mariangela, la pedagoga, gli dice di restituire: “E’ brutto, è brutto fare così…”.

Io lascio fare per vedere come va a finire. Lui ripete il giochino un po’ di volte, una bambina gli strappa il sacchetto e lo rimette tra le inutili mani di Gianmarco. Dentro di me risuonano le parole di don Zeno : “I bambini sono istintivi, egoisti per natura. Bisogna educarli a dare, non solo a ricevere”.

Poi l’addio con quelle grida tipiche degli scout. Io non smettevo di studiare le responsabili: tacchi da dieci cm., divisa impeccabile, sorriso smagliante, gratificate, felici di fare del bene a dei poverini come noi. (non sono contro la bella apparenza, l’eleganza, ma qui, in mezzo a degli straccioni nei loro confronti, la cosa stonava).

Ecco a cosa si è ridotto Fausto nel bosco del sub-mondo. Un recipiente per ricevere elemosina, compassione…

Vedi? Sono popoli interi nelle condizioni di Gianmarco, che non sono in grado di trattenere il sacchetto delle loro materie prime, della loro economia di sopravvivenza ed altri popoli arraffano tutto, li spogliano vivi delle loro risorse, perfino di quelle bellezze naturali, che diventano paradisi turistici per i ricchi. Gli USA hanno più di 400 basi militari sparse per il mondo. Non so quante ne abbia la Russia. E poi, oggi, la guerra (la politica economica con altri mezzi) si fa con le multinazionali che sono entrate in tutte le case e che conquistano i mercati e  vanno a caccia di potenziali consumatori e persino i poveracci ne diventano facili prede, clienti dipendenti e acritici, ecc.

E allora, Fausto, che ci stai a fare qui?

Fausto A. Marinetti da una lettera

Domande senza risposte

da una lettera -dialogo tra me e Fausto sulla sua esperienza coi bambini abbandonati

Fausto :
Ma chi ha ricevuto solo botte, chi è stato abusato dal padre, chi è stato torturato dalla madre, chi non ha mai avuto un bacio, una carezza, come può essere in grado, permettersi di amare? Chi è nato per nutrirsi di spazzatura come fa a non sentirsi un rifiuto come Marcelo?
Io:
Occorre trovare e costruire un senso per vivere
a questi bambini che ti chiedono perché sono nati tu cosa rispondi ?
Fausto:
per fortuna non me lo chiedono con le parole, ma con gli occhi sì.
Cosa rispondo? Non ci saranno mai parole adeguate, capaci, in grado di rispondere ad un abisso di vuoto spinto, di male assoluto.
No. Non rispondo. Me ne sto zitto, contemplo in fondo ai loro occhi la loro fame di amore e li abbraccio forte forte, per farmi perdonare…
 

8 maggio 1993, una festa della mamma

rose mamma

Ecco come si svolge la festa della mamma in un centro d’accoglienza per i bambini di strada, Acailandia, Brasile 8 maggio 1993.

La festa della mamma è una buona occasione per rinnovare la biancheria.

Luiza, la catechista, ha scelto i capi di vestiario secondo la necessità di ognuno. E così, dopo cena, la festa davanti casa. Prima i canti, poi la presentazione dei regali. Su un ceppo c’era un gran catino pieno di pacchetti. Il bambino più piccolo, gli occhi bendati, faceva vari giri poi consegnava allo Zio il pacco per leggere il nome del destinatario. Il «graziato» ringraziava, esibendosi in una espressione artistica: Ronaldo ha fatto un miagolio, Rone ha imitato la capretta, Ivan s’è sbizzarrito a fare il pagliaccio, Tereza ha recitato la poesia della mamma, con inchini e moine. Eliton e José hanno fatto scena muta. Erle, come al solito ha pianto d’invidia per quello che vedeva nel pacco degli altri. Ruse non stava nella pelle: con gli stivali nuovi di zecca, adesso poteva dire di essere un vero vaqueiro.

Luiza ha imboccato il discorso sulla «Mamma», ma s’è inceppata. Come si fa a celebrare una mamma che abbandona i figli come dei cani?

È difficile far venire a questi bambini il gusto di tenersi in ordine, lavarsi, pettinarsi. Se non hanno mai ricevuto amore, come fanno ad amarsi?

E io batto e ribatto: «Perché non ti curi un po’? Non ti senti in famiglia, in casa tua?»

Rimangono in silenzio e mi guardano con gli occhi vuoti. Continuano a fare la popò a pochi metri da casa. Pretendo ciò che non possono dare o devo lasciargli il tempo di rifarsi?

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

 

La giustizia prima dell’amore

18 luglio 1993, Açailandia Brasile, centro di accoglienza per bambini di strada.

Da tempo rifletto e non sono soddisfatto della mia delusione nei confronti degli adulti. Ci vorrebbe un equilibrio divinamente umano per misurare fino a che punto si aiuta sul serio, si favorisce l’indolente o si diventa conniventi con l’approfittatore.

Dosare giustizia e amore. Convengo che l’amore va oltre il calcolo, la riconoscenza, il risultato. Ma ci può essere amore senza reciprocità, senza i due sensi di marcia, andare e venire, dare e ricevere? Lo so che chi lotta per emergere dal nulla non ha se non il nulla da dare. Anche il mio rapporto con Dio è cambiato. Gesù ha detto che il Padre ci ama come lui stesso ci ama. Se vuole che lo ami mi deve mettere alla pari con Lui, altrimenti non esiste neppure la possibilità di un rapporto d’amore. O mi tratta come tratta se stesso, altrimenti lo rifiuto. Non sono né servo né schiavo e neppure un oggetto che serve per aumentare la sua gloria. A chi è condannato a vivere in condizioni di emergenza bisogna restituire ciò che gli è stato sottratto. La giustizia precede ogni carità. In seminario non ti danno questa passione. La giustizia rimane un buco nero. Ecco perché hanno fatto di noi dei professionisti dell’assistenzialismo e hanno spento in noi la sete per la giustizia. Ciò che mi fa paura non è amare senza alcuna programmazione, ma fare il benefattore, perché odiabili sono tutti i benefattori. Non rallentano il cammino della storia, la conquista a proprie spese della giustizia e della libertà? Perché sono così radicalmente contro 1’assistenzialismo? Perché impedisce l’avvento della giustizia; mistifica le cose; manipola i poveri, li strumentalizza per la teologia delle «opere buone». Questo deforma le coscienze. Le mette in pace con due pacchi dono, con qualche ora o qualche anno di volontariato. Chiediamolo alle vittime se gli sta bene così, con l’equazione tanti benefattori, tanti beneficati. Con questo sistema che cosa è cambiato nella storia? Appellare alle parole del Cristo «I poveri li avrete sempre con voi», è piegare il «Verbo» per giustificare le nostre colpe sociali.

Non radicalizzo. Chi non sa che una società non si può fare a meno del pronto soccorso, dell’intervento d’emergenza, dei fondi sociali? Abbiamo bisogno di Madre Teresa, ma guai se non ci fossero gli assetati di giustizia! Non ti pare che abbiamo ridotto l’assistenzialismo a regola e non ad eccezione? E la giustizia, che dovrebbe essere «l’ordinaria amministrazione», non solo è diventata eccezione, ma non sappiamo neppure che cosa sia. Chi reclama la restituzione delle culture, religioni indigene? A quale tribunale dovrebbero appellare i discendenti degli schiavi, perché siano restituiti ai loro avi la dignità, l’onore che i cristianissimi popoli europei hanno vilipeso? E non esiste perdono senza riparazione dei danni e restituzione della refurtiva.

Fausto Marinetti da Ai confini di Dio

Libere catene

catene (Medium) gl

Io – 

tesso catene d’amore nei miei pensieri

tu –

voli libero, libellula, dei miei pensieri

_

bello il mio canto

_

sublime la tua fuga

 

Amore e reciprocità

banner-1090848_1920

Certo che l’amore va oltre il calcolo, la riconoscenza, il risultato.

L’amore incondizionato è possibile ma ci priva della nostra umanità.

Come lo so che la non – reciprocità  fa male.

Ci può essere vero amore senza reciprocità, senza i due sensi di marcia, andare e venire, dare e ricevere?

Perché senza reciprocità non c’è rapporto alla pari, che è conditio sine qua non per un rapporto d’amore.

Se non ci trova sullo stesso piano è impossibile amarsi sul serio, vero?

Reciprocità significa mettersi sullo stesso piano.

Phlomis e Fausto A. Marinetti

 

 

 

 

La verità ultima

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Forse la verità ultima circa la verità è l’amore.

Un qualcosa che ti fa relativizzare aspetti particolari, accidentali e ti induce a ricercare la verità ultima, quella di prospettiva, che è oltre i nostri piccoli orizzonti.

L’amore non c’impone di accettarci al di là di tutto, perché la persona viene prima di tutto?

La verità è in funzione della persona non viceversa?

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

True Love

E tu ti trovi ad un bivio: la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.

Due volte Fausto è rinato all’amore, diventando una creatura nuova, la prima volta con Rita, una ragazzina drogata che tentava il suicidio e l’ha messo di fronte alla disperazione di una vita senza un senso ( https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/02/19/lamore-vero-e-un-oltre-tale-che-incomincia-dove-finiscono-le-tue-risorse/) , e  la seconda volta con la nascita del figlio G., disabile grave, che con il suo sorriso ha instillato in lui la Speranza (https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/04/07/io-vedo-col-cuore/ ).

Quando si nasce all’Amore vero?

E a voi quando è successo di rinascere all’amore vero?

true love

Vi presento Fausto Marinetti

Fausto Alberto Marinetti nasce a Milano nel  1942, diventa sacerdote nel 1968, licenziato in Teologia Pastorale, rinuncia al dottorato per entrare nell’«università del popolo».

Quattro esperienze in particolare segnano la sua vita:

La prima esperienza è la convivenza con i “rifiuti umani” scaricati ai margini della città, ciò gli insegna che i mali della società non si curano con palliativi.

La seconda esperienza lo vede impegnato per dieci anni nella comunità di Nomadelfia, accanto a Don Zeno, qui sperimenta l’avventura dell’uomo nuovo, della famiglia e della società nuova, vive la speranza dell’utopia.

La terza esperienza è trovarsi a vivere e sopravvivere per  vent’anni sul Calvario del terzo mondo nel Nordest brasiliano, qui incontra la più grande tragedia della storia: l’oceano della miseria e la sua disperazione, l’arricchimento del nord del mondo al prezzo dell’impoverimento del sud. Dai “depauperati del pianeta” impara che la cosa più urgente è un cambiamento di rotta.

Essendo egli stesso un testimone della storia,  Fausto diviene conferenziere e scrittore, denuncia le cause dell’ingiustizia istituzionale con libri-testimonianza: “L’olocausto degli empobrecidos” (1986, 7^ edizione), “Lettere dalla periferia della storia” (1989, 2^ ed.), “Canto l’uomo” (1990), “Ai confini di Dio” (1995), dal 1990 al 2000 visita vari paesi come reporter per diverse riviste missionarie, nel 2000 rientra in Italia e si dedica all’approfondimento e alla diffusione del messaggio di don Zeno e degli “empobrecidos”, attualmente vive a Fortaleza, Brasile.

Ma la quarta e fondamentale esperienza è quella di diventare padre di due figli, in particolare di Gianmarco, disabile grave e non vedente.

Ancora una volta e ancora di più Fausto sperimenta che l’amore è quella cosa che inizia laddove finiscono le nostre risorse, un andare oltre a noi stessi.

Fausto si trova ad un bivio come lui stesso scrive:

” la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.”

Il figlio Gianmarco insegna a Fausto a comprendere il più importante dei linguaggi, quello del cuore, comunicando con il suo sorriso che la tenerezza della vita è un bene prezioso e insostituibile.

I libri dell’autore sono reperibili sul sito www.logoslibrary.it digitando su autore: Marinetti Fausto. O richiedendoli a: fausto.marinetti@gmail.com Due libri su don Zeno: L’eresia dell’amore, Don Zeno, obbedientissimo ribelle . Su www.arcoiris.tv digitare su CERCA: Diario dalla periferia della storia. Documentario della RAI su Fausto. L’uomo di Nomadelfia , fiction della RAI su don Zeno.

Il prossimo 9 aprile 2018 sarà in uscita il suo nuovo libro intitolato Caro Francesco, una serie di lettere dal nordest brasiliano, da Fortaleza, testimonianza diretta di un mondo dimenticato, degli scarti della società, bambini abbandonati, ex drogati, perduti e disperati…

Fausto invia al Papa i messaggi degli ultimi perché vengano ascoltati ed accolti. Fausto è il portalettere, un semplice postino di tanti crocefissi che gli hanno affidato la loro voce per giungere all’attenzione del Papa.

Caro Francesco è anche un diario di quattro anni sofferti a stretto contatto con gli emarginati della vita, una sfida ad accoglierli a rispettarli ed amarli….

Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi
di Fausto Marinetti

http://amzn.eu/5o0HLKz

 

Collegamento: http://amzn.eu/d2Law9n

Innestati d’amore infinito

butterfly-492536_1280

Ascolto  le gocce di pioggia che ad una ad una cadono sul tetto

e i tuoni che rovesciano la montagna dentro al mare

ma che ci importa se la montagna rotolerà nel mare

ma che ci importa se la pioggia distruggerà la valle.

Ascolto i tuoi battiti che regolano l’universo,

ascolto il tuo cuore che come valanga travasa nel mio :

io e te
nel nostro rifugio dal mondo

immersi nella linfa della natura

innestati d’amore infinito

L’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse.

alba 2

All’alba vivo un fenomeno strano. Il corpo riposato, rilassato sembra liberare lo spirito. Ed allora vivo la vita in trasparenza. Una specie di smaterializzazione. Quando le prime luci colorano il mattino, il mio essere lievita sotto l’influsso di colori. L’anima si fa più leggera. E’ il momento più propizio per rileggere la propria storia nella controluce del nuovo giorno. Ci sono esperienze così forti nella nostra esistenza che per coglierne tutto il significato bisogna riemmergersi in esse a più riprese. Come I pescatori di perle. Qual è stata l’esperienza più forte della mia vita, quella che è servita da interruttore per accendere in me una nuova energia, questa corrente che mi pervade?

La prima perla si chiama Rita. Un essere fragile, tremante, scosso dalla disperazione, assetato di bontà. Tremava come una foglia. Ed aveva solo sedici anni. Minuta, sqonquassata, scampata ad un uragano. Ridotta ad un rottame. Una drogatina con sei tentati suicidi alle spalle. I cocci di questa creatura avevano il potere di travolgermi, di rivelarmi quello che né nei libri, né università mi avevano rivelato. Il Cristo non è né di gesso, né di legno, né di carta. Entra nella tua vita quanto meno te lo aspetti. E diventa esigente. Vuole tutto da te. Ti chiede l’impossibile. Che tenerezza le sue lacrime, le ribellioni, le bizze per l’astinenza! Quel parlare sconclusionato, la psicologia a pezzi. Una personalità tutta scollata. Notti insonni. Pazienza senza fine. Si disperava perchè tutti esigevano da lei che fosse un’altra, che smettesse di fare questa o quella pazzia: ubriacarsi, smaniare per la droga, una sigaretta dietro l’altra. Non voleva condizioni né ricatti. Non sopportava nulla perchè aveva sopportato tutto. Solo il fiele dell’abbandono e del diprezzo. Mi metteva alla prova. Voleva vedere fino a che punto resistevo alle sue stravaganze. Una creatura spaventata dalla vita. Parlava, buttava fuori tutto il male che aveva ricevuto. Senza padre, né madre. Due tentati suicidi sotto ai miei occhi. Per vedere l’effetto che faceva su di me. Per capire se la consideravo importante.

Una volta ha buttato giù una ventina di Valium. Fingevo che quel gesto non mi riguardasse. Poi, con un colpo inprovviso, le ho buttato via il mucchietto di pillole. Le ha raccolta ad una ad una. L’ho lasciata fare. Fino in fondo. Con il cuore in gola. Inebetiti tutti e due. Io volevo vedere fino a che punto arrivava lei e lei fino a che punto arrivavo io. Raccoglieva ed inghiottiva. La vedevo inghiottire la morte. Eppure volevo vedere fin dove arrivava. Poi fuggì in mezzo ai campi ed io cominciai a disperare.

In Rita ho scoperto che tutte le vittime del mondo preferirebbero morire piuttosto che vivere senza amore.

Un ‘infinita sete di amore.

E tu ti trovi ad un bivio: la voglia di desistere e quella di buttarti, di credere che l’amore vero è un “Oltre” tale che incomincia dove finiscono le tue risorse. Se decidi di starci, nasci all’amore, diventi una nuova creatura.

Da Canto l’ Uomo.

Fausto A. Marinetti

 

Tenera rosa tenera stella

rosa e stella 6
rosa e stella, (particolare di disegno di  A. Saint- Exupery )

 

 

Tenera rosa tenera stella

io non sento che il battito

del tuo cuore dentro al mio

lo tengo stretto stretto

come bimbo da allattare

come sogno da coltivare

farò sbocciare questa rosa

farò brillare questa stella

tenero germoglio

tenero amore

tenera rosa

tenera stella

io mi prenderò cura di te

(una molto semplice e stupida poesia, Phlomis)

Don’t give up on me-Non rinunciare a me

Questa canzone è stata scritta da Victoria Boland e da sua madre Viga Boland, per il Canadian National Autism Association, è  cantata da Victoria Boland.

Ecco il testo con la traduzione :

Don’t give up on me – Non rinunciare a me

primo verso :

It’s so hard for me to say “I love you”
The words just don’t come out the way they should
And I know you don’t believe me, when I’m being so bad
That I’m trying so hard to be good

E ‘così difficile per me dire “ti amo”
Le parole semplicemente non escono come dovrebbero
E so che non mi credi, quando mi sento così male nel provarci,
così diffcile essere buono

pre-coro :

And at those times when you reach for me
And I push you away
Deep inside I just want you to stay, ‘cause…

E quelle volte che tu ti avvicini a me
E io ti respingo via
Nel mio profondo io desidero soltanto che tu rimanga, perché…

coro :

You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.

Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

secondo verso :

I wish I could say how much I need you
I want to show how much I love your smiling face
But something deep inside keeps holding me back
And I’m lost in my own little space

Vorrei poter dire quanto ho bisogno di te
Vorrei mostrarti quanto amo il tuo viso che sorride
Ma qualcosa nel profondo mi trattiene e mi frena
E sono perso nel mio proprio piccolo spazio

pre-Coro:

Forgive me if I’m screaming…I’m desperate to show you
Who I really am, I just wanna know you….’cause

Perdonami se sto gridando … sono disperato di mostrarti
Chi sono veramente, voglio solo sapere …. perché

coro :
You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.
Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

 

Io non rinuncio a te

Proibito colore blu

 

Il mio amore per te si veste di un solo colore proibito

è il colore blu,

io non riesco a vedere gli altri colori,

so che il mondo è fatto di colori,

io non riesco a vedere l’arcobaleno lassù in alto,

sento il cuore pesante e oppresso

il mio cuore si veste di un solo colore,

e io sono folle d’amore per questo colore,

mi toglie il respiro,

mi annienta i pensieri,

non mi fa vedere il blu del cielo,

il colore blu occupa tutto il mio cuore,

io piango perché non so che fare,

tutto ciò è troppo grande,

sentire il cuore di colore blu,

tutto ciò è troppo forte,

tutto ciò mi sovrasta,

io ho pregato per avere la forza

di trasformare questa oppressione

in amore per il blu dell’universo.

Madre Infinita,

blu è il tuo mantello,

blu è il tuo amore,

blu la tua tenerezza,

blu il tuo dolore,

tu, Madre Infinita,

io,  madre di nulla,

ho blu il mio cuore

e lo stringo forte

per tingerlo del rosso del mio amore.

(scritto ascoltando forbidden colors David Sylvian)

Dedicato a Blue Moon il gatto che sta per entrare nella mia vita…
roses-292594_1920

L’Amore è un luogo che può accogliervi e com-prendervi.

La speranza è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

Vorrei parlarvi di disperazione e di speranza.

Qui di seguito ho tradotto due articoli di Julia dal suo blog  https://autismthoughts.wordpress.com

Julia è una ragazza coraggiosa e onesta che racconta la sua vita con autismo, parlando delle sue difficoltà ma anche delle sue speranze, dei lati brutti e dei lati belli comuni ad ogni essere umano.

In questi due articoli intitolati

Suicide (Suicidio)

https://autismthoughts.wordpress.com/2016/01/24/suicide/

Hope (Speranza)

https://autismthoughts.wordpress.com/2016/01/25/ hope/

troverete la notte e il giorno, l’oscurità e la luce, la disperazione e la speranza.

La speranza è nuotare nella disperazione, ansimare tra le braccia seducenti del suicidio ma riuscire a vedere e a credere che sia possibile una via d’uscita al buio.

Vorrei dirvi che io ho speranza, che io credo in voi, che la forza è dentro di voi, e aggiungo anche che vi voglio bene e vi sorrido di gioia sincera, e che se voi spegnete la luce della speranza, io la manterrò accesa per voi e ve la ricorderò.

Voglio dirvi che io ho speranza che voi da soli riuscirete a trovare dentro di voi la forza della speranza, che lascerete alla speranza la libertà di sperare, che dentro di voi ritroverete il vostro  invincibile sorriso nel freddo della disperazione.

So che la notte sarà difficile, che l’inverno sarà duro, che certi dolori sono così forti, che spezzano il cuore, che vi fanno mancare il respiro, che vi fanno barcollare, lo so, sono qui, vi ascolto e magari non dico niente ma vi com-prendo, vi ascolto e rispetto anche il vostro silenzio.

L’Amore non è un rifugio che possa ripararvi o proteggervi da voi stessi o dal male del mondo, l’Amore è un luogo che può accogliervi e com-prendervi.

Desidero dirvi che questa fiammella, che oggi o questa notte  vi sembra tanto piccola e lontana o perduta ,  dentro di voi  è viva e presto diventerà un fuoco che vi riscalderà e vi farà ben- volere la vita nuovamente.

Che cosa ci rende vivi veramente ? Paradossalmente tutto ciò che ci fa soffrire nel  profondo e tutto ciò che ci rende felici nel profondo, anche la disperazione, anche la speranza.  Sofferenza gioia, e poi pianto e sorriso, e ancora tristezza e  poi felicità, e si sente il sangue che scorre nelle vene, il cuore battere forte o quasi fermarsi, e…. si vive.

Siate per voi stessi il più dono più bello, tutte le cose belle e buone sono già dentro di voi, e se saprete riaccendere la vostra fiammella e amarla allora sarà semplice amare il mondo.

Ora Julia ci racconta di sé, dei suoi demoni e della sua speranza:

I demoni del suicidio sono reali.

E ‘difficile scrivere un articolo su certe cose, perché i demoni che ti spingono al suicidio sono così reali che davvero non si vuole che la gente sappia quanto siano veri e presenti. Soprattutto quando sai che le persone che lo leggeranno si preoccuperanno. E ‘come dare alla  mamma il tuo diario segreto da leggere. Certo potrei nasconderlo a chiunque possa restarne ferito, così nessuno mai lo verrebbe a sapere. Questo è il problema con la malattia mentale, non si desidera che le persone che dovrebbero sapere ne vengano a conoscenza, ma il silenzio non risolve nulla.
Quindi, ecco la verità: io voglio morire. So che non si
capisce la ragione di questo. Nemmeno io lo so. Io so che sto facendo cose buone. So che sono amata. So che c’è bisogno di me. So persino che io valgo. Ma il suicidio mi chiama come un amico familiare. Mi accoglie a braccia aperte e dice “vieni a trovare la pace”.
Cerco di stare lontano. Io prego. Cerco bontà. Cerco di
tenermi in buona salute, di pensare buoni pensieri. Ascolto musica edificante. Ho fiducia speranza e amore. Faccio cose buone.
Ma io grido in silenzio. Io lotto con il rumore dentro di me. Ansimo
tra le braccia seducenti del suicidio. La morte … Sembra così facile … Così vicina … Solo un attimo di respiro momentaneo . Lo anelo come una gola riarsa anela l’acqua, tuttavia io so che non posso dissetarmi. I demoni sono reali. Io non lo farò … io non posso farlo … Ma i demoni sono reali … Vi prego di comprendere, i demoni sono reali …

The demons are real.

It is hard to post about certain things because they are so real that you really don’t want people to know just how real they are. Especially when the people who would worry are probably going to read what you write. It’s like giving your mom your journal to read. I could, of course, hide this from anyone who it might hurt, but then they would never know. That’s the problem with mental illness, you don’t want the people who should know to ever know, but the silence solves nothing.

So, here’s the truth: I want to die. I know you don’t see a reason for it. Neither do I. I know I am doing good things. I know I am loved. I know I am needed. I even know I have worth. But suicide calls me like a familiar friend. It greets me with open arms and says, “come find peace”.

I try to stay away. I pray. I search for goodness. I try to stay healthy, to think good thoughts. I listen to uplifting music. I have faith and hope and love. I do good things.

But I scream silently. I struggle with the noise inside of me. I gasp for breath past suicide’s alluring arms. Death… It seems so easy… So near… Just a respite away. I long for it like a parched throat longs for water, yet I know I cannot drink.

The demons are real. I won’t do it… I can’t do it… But the demons are real… Please understand, the demons are real…

La speranza è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

Fede, speranza e amore non impediscono l’oscurità. Non risparmiano il dolore. Quello che fanno è dare qualcosa a cui aggrapparsi nel dolore e in quei momenti in cui  niente sembra avere più importanza.
Recentemente ho sperimentato come sia vero che il coraggio non corrisponde all’assenza di paura, ma piuttosto il coraggio è la scelta di agire nonostante la paura. Sto cominciando a sentire allo stesso modo a riguardo della fede, della speranza e dell’amore.
Siamo portati a credere che la speranza sia l’assenza della disperazione, che non si abbia la speranza quando ci si sente senza speranza. In realtà, questo non è sempre il caso. La speranza è la convinzione che la tua disperazione non durerà per sempre. La speranza è credere che la disperazione è temporanea. La speranza non è l’assenza di oscurità, ma la convinzione che alla fine si troverà la luce.
Allo stesso modo, la fede non è l’assenza di paura o dubbio. La fede è la scelta di credere a dispetto dei dubbi e dei timori che si possono avere. La fede è scegliere riporre fiducia  in ciò che avete provato ed esperimentato essere vero. E l’amore non è l’assenza di mal di cuore, ma la scelta di sentire e di amare a dispetto di sapere che il cuore possa spezzarsi.
Quindi, sì, ho pensato al suicidio. No, avere speranza e sapere che sono amata non tengono a distanza i demoni del suicidio . Ma avere la speranza la fede e l’amore aiutano. Possono farlo.
So che il buio è solo temporaneo. So che il dolore è solo temporaneo. So che se soltanto io riesco a far passare la notte, il mattino arriverà. So che se riesco a mantenere accesa la speranza, io starò bene. Non importa quante volte la depressione tornerà, non importa quanto penso e penserò ancora al suicidio, finché posso ancora sperare, so che la disperazione non durerà.

Questa è la speranza. Non è ‘mai andare’ nel buio; è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

 

Faith, hope, and love do not prevent the darkness. They do not spare you the pain. What they do is give you something to hold on to during the pain and something to cling to when nothing seems to matter.

Lately I have experienced the truth that courage is not the absence of fear, but rather the choice to act despite being afraid. I am beginning to feel similarly about faith, hope, and love.

We are led to believe that hope is the absence of despair, that you have no hope if you feel hopeless. In fact, this is not always the case. Hope is the belief that your hopelessness will not last forever. Hope is believing that your despair is temporary. Hope is not the absence of darkness, but the belief that you will eventually find the light.

Similarly, faith is not the absence of fear or doubt. Faith is choosing to believe despite fears and doubts that you may have. Faith is choosing to place your trust in what you have felt and experienced to be true. And love is not the absence of heartache, but the choice to feel despite knowing you can be broken.

So, yes, I have been thinking of suicide. No, having hope and knowing that I’m loved has not kept the demons away. But having hope and faith and love has helped.

I know the darkness is only temporary. I know the pain is only temporary. I know that if I can just make it through the night, the morning will come. I know that if I can hold on to hope, I will be okay. No matter how many times depression returns, no matter how much I think about suicide, as long as I can still hope, I know the despair will not last.

That’s what hope is. It’s not never going into the dark; it’s believing there is a way out of the dark.

Che vuol dire comunicare e con chi ?

“La salvezza non è nello scrivere ma nel riuscire a comunicare.”

Ottimo, perfetto, se hai capito questo hai capito quasi tutto!

L’impulso che io sento, quel non so che  mi sveglia e mi pungola e mi lascia inquieto fino a quando non ho messo giù quello che mi freme dentro, non è questione neanche per me di lasciare qualche cosa per i posteri! Ci sputo sopra alla fama, sai?

La salvezza viene dalla condivisione, va bene!

Ma il difficile è proprio qui : che vuol dire comunicare e con chi ?

Io forse pretendo troppo e dico che non mi basta neppure la comunicazione, pur ammettendo che è un primo passo essenziale.

Io aspiro sogno voglio la condivisione!!!

Provalo esperimentalo e … me lo dirai!

Perché laddove c’è condivisione c’è l’Amore maiuscolo, c’è la donazione reciproca.

Quello che si può provare tra amici intensissimi, oppure tra fratelli e sorelle (non del sangue, chiaro), oppure tra coniugi, oppure tra persone che in nome di un ideale superiore si saldano insieme, oppure quando due si vogliono così bene da raggiungere una sintonia quasi perfetta.

da lettere di uno zio per una nipote

Declinazione di rose.

 

La rosa in latino è declinata :

rosa rosae rosae rosam rosa rosa…

La rosa in natura conosce tutte le declinazioni dell’amore :

i colori e i profumi e le spine.

Tengo stretta nel cuore una sola fra tutte le rose,

non la possiedo,

non la recido,

ne ascolto il delicato profumo,

come un ricordo,

petalo contro petalo,

rivesto le pareti il mio cuore,

per non separarmene più,

perché non debba sfiorire.

L’amore si cura con l’amore.

sheep-160370_1280 

Sottotitolo : Una pastiglia e … vai!

Mi trovavo in un momento un po’ di molta difficoltà, quando salta la pressione e il coperchio esplode via con forza facendo danni da ogni lato … a ricaduta in seguito a esplosione nucleare mi piovvero addosso  una serie di consigli non richiesti tipo:

” secondo me devi andare dallo psichiatra”, tanto per non dirti che sei schizzata…

” secondo me se ti lasci guidare da uno psichiatra…”, forma leggermente più gentile

“un piccolo aiuto : andare lo psichiatra.”, sì un piccolo aiuto al suo portafoglio, così io sono costretta a lavorare per pagare lui, ovvero un circolo vizioso di depressione…

“secondo me ci devi andare, secondo me basta una pastiglia, la prendi per un qualche tempo, ti sistemi la testa e poi torna tutto a posto…” cioè torni rassegnata a vivere una vita di cui non senti il sapore ma ne avverti un sottile profumo che ti inebria a tal punto da darti le vertigini…

“eh ma è perchè tu ti sei data degli obbiettivi troppo alti, abbassa la tua asticella…” ora mi devo allenare per il salto con l’asta.

“perché non ti butti sul lavoro così dimentichi tutto il resto?”, sì così ti rendo sul lavoro e sto a testa bassa…

“ma perchè perchè non sei felice cosa ti manca, hai tutto.”, il ricatto, il senso di colpa PERCHE’ ? non sei felice ma tu hai tutto!!! Ingrata, egoista, viziata, immatura, sputi sul piatto in cui mangi, la gente muore di fame e tu muori d’amore?

“hai tutto, cosa ti manca?” Che cosa ?

“Vai da questo tal dei tali psichiatri, lui è uno bravo, le pastiglie le calibra lui…”

ah sì che lui le calibra, io pensavo, tanto è vero che questo psichiatra qui beve alcool e poi prende una pastiglia per abbassare il tasso alcolemico nel sangue e superare i controlli stradali, oppure mangia i cibi grassi e poi prende un’altra pastiglia per non assorbirli , e poi dicono che è uno bravo. Bravo bravo…

io non bevo alcool e non mangio grassi e faccio senza pastiglia…

“io lo dico per il tuo bene vai dallo psichiatra una pastiglia e vai…”

oppure questa le batte tutte:

“perché non fai un bambino!!!” come se un bambino fosse un giocattolo o uno scherzo da prendere sul serio…

Mi guardavano tutti con certi occhi stralunati, misti di pietà e compassione, oh la poveretta, le è saltato il cervello, che sguardi truci e trucidi che avevano per me, tu finisci male, tu sei pazza, tu non stai più lì con la testa, tu vuoi amare ?, perché perché tu vuoi amare, che diritto hai di farlo, ma insomma rassegnati…la vita è questa, una rassegnazione, riconoscere i propri limiti, rinunciare ai sogni, accettare il fatto che tu l’asticella non la salterai mai !

E mi sono interrogata perché le persone volessero portarmi dallo psichiatra, mettendo sotto accusa il mio modo di amare. E davano giudizi, consigli, sentenze quando avrei voluto soltanto essere compresa e ascoltata.

Ma da quando in qua l’amore, sentire affetto,  volere darne e volerne ricevere, è oggetto da psichiatri? L’affetto, l’amore, lo sa bene Alda Merini, sono oggetto di poesia e niente altro, fanno parte del mistero dell’esistenza umana e riuscire a provarli è un altro dono, inspiegabile come la vita.

cuore palloncino

L’amore si cura con l’amore.

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d’amore per te.

Alda Merini.

Certo questa è pazzia, delle più gravi… E’ poesia !

Allora, una pastiglia… e vai!

Ma Qualcuno mi ha risposto così:

“Di’ che ci vadano loro, dallo psichiatra”

ed io gli dato retta, era la cosa più sensata che avessi mai ascoltato.

 

(foto da pixabay)

(avvertenza : questo testo non contiene traccia alcuna di polemica o di giudizio negativo nei riguardi della psichiatria, trattasi di libera espressione di pensieri personali)

 

Primo compleanno.

una notte estiva in una rocca incantata…

gli acrobati giocolieri raccontano una storia, di una valigia, di un incontro, di un fiore, di un addio, di un ritorno e di  un amore.

sono equilibristi su scale e funi e iperboli d’amore, sono buffi clowns con lacrime sudore e sorrisi veri.

il pubblico applaude,  i due acrobati ringraziano.

Lui reca tra le braccia un bimbo addormentato, lei dice :

questa è  per noi è una notte speciale, un anno fa nasceva  il nostro bimbo e oggi è il suo primo compleanno.

Delicato Amore

Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso
non ti ho mai baciata.  (Ivan Graziani)

delicato amore

Delicato Amore,

non conosco il sapore delle tue labbra

perché mai ti ho baciato

….

Delicato Amore,

non conosco la forza della tua stretta

perché mai ti ho abbracciato

….

Delicato Amore

non conosco la trama della tua pelle

perché mai l’ho accarezzata

….

Delicato Amore

non conosco le mie dita sul tuo viso

perché mai l’ho sfiorato

Delicato Amore

….

 ma conosco l’intimità delle tue lacrime

e la forza della tua speranza

 e la trama delle tue parole

e il sogno del tuo sorriso

Delicato Amore

io non so se posso chiamarti

Amore

due cuori, la pioggia e un settembre. (da Favola per mio nipote)

logo-staffetta-letteraria

in onore di https://mariangelatardito.wordpress.com/  nuvolesparsetraledita,  pubblico questo brano da Favola per mio nipote, un racconto inedito dedicato al mio piccolo immenso amore, mio nipote.

Roverella è una fanciulla-quercia, mentre Verbascum un pirata-roccia. Verbascum scopre di essere innamorato di Roverella in modo tenero e delicato.

fiore del cisto, un fiore stropicciato e delicato

Quel giorno era il 19 settembre, cessato ogni colore, esaurita la lunga ubriacatura dei colori della primavera e della prima metà dell’estate, tutto era secco esausto e in sofferenza per la lunga siccità, le coronille, gli alaterni, i carrubi ,gli ulivi pendevano tristi foglie secche accartocciate, era una pena vederle così, l’erba tanto rigogliosa e forte ora era stesa abbattuta e gialla, sterpaglia secca, gli ulivi avevano abortito le olive.

Dove erano andati i trifogli, le centauree, i gladioli, le acetoselle, gli asfodeli, la veronica rossa, i lamium, il verbascum nigrum, le orchis italiche, le campanule, il convolvolo rosa, gli allium e tutti, tutti con i loro intensi fiori dove erano andati?

Tutto secco sparito solo lo spinoso sparzio villoso buttava ancora nuovi germogli e minacciava di invadere e sopraffare i coltivi.

Da quanto non pioveva! Il temporale suonava la sua sinfonia, un rombo di tuono si perdeva laggiù verso P. e un lampo schioccava sulla vetta di un ulivo vicino, il fiume che aveva il suo corso a pochi metri dal roccione raccoglieva quella pioggia improvvisa e la convogliava alla cascatella più in basso sul mare.

Al riparo dalla roccia Roverella ristette in silenzio: come era bello persino il temporale!

Verbascum pure manteneva il silenzio e piangeva.

Piangeva di malinconia, pensava al naviglio che aveva abbandonato, alla Tsiligua, che forse era stata venduta e aveva mutato nome, ma non aveva rimpianti, oggi era sereno, era un uomo in pace. Sentiva un sottile dolore d’amore per la fanciulla e sapeva che mai avrebbe potuto comunicarglielo ma ora la stessa pioggia li univa e li separava, ma ora la stessa pietra trasmetteva loro calore e assorbiva i battiti dei loro cuori.

Verbascum riaprì gli occhi, la pioggia era cessata, gli odori della terra e dell’erba e il respiro degli alberi erano dilatati e amplificati dalle gocce d’acqua, si mosse dunque d’istinto verso il punto in cui si era riparata la fanciulla ma non la trovò, trovò la sua impronta tra l’erba e accanto notò una piantina di cisto rosa, di cui prima non si era accorto, era minuscola, prese delle pietre e le dispose a cerchio per proteggerla. Perché proprio questa piantina, si sorprese a pensare, ve ne erano tante su quel lato della montagna così ben esposto, a sud ovest, a fine maggio era tutta una macchia di colore rosa brillante. Gli pareva che quei fiori di cisto fossero un poco come lui e un poco come lei ma non sapeva dire come o perché.

Bianca vela

image

Nella notte,
nel mare
le isole sono spente e silenziose,
solo il faro è acceso e pulsante,
la costa opposta è tutta un palpito di luci vibranti, una nave da crociera attraversa lenta e maestosa il golfo,
nel cielo navigano nuvole strappate e stelle indicano la via verso la luna.
Ma il mio amore è lontano:
poco prima del tramonto
la sua bianca vela è passata
tra le isole senza nemmeno mandarmi un saluto.

E io non so perchè.

Bianca è la sua vela,
bianca la mia anima senza di lui,
poichè l’amore che ho per lui mi fa dimenticare la bellezza del cielo,
poiché l’amore che ho per lui mi fa dimenticare i colori del tramonto.
Bianca e lontana
la vela del mio amore,
bianca e lontana
la mia anima.
Bianca vela perduta
tra le isole,
nella notte,
nel mare.

Una ragazza in fuga. (da Appunti di giovinezza)

Una ragazza in fuga.

scabiosa

Karen è seduta ad un tavolino del pub con altre amiche, è bionda, occhi azzurri, capelli corti fini tagliati alla maschietto, il sorriso sincero, è molto bella e catalizza naturalmente intorno a sé l’attenzione, molti ne sono innamorati. Karen scrive poesie e testi teatrali, ama il disegno e suona la chitarra, adora gli U2, frequenta un master di finanza internazionale, lavora saltuariamente come cameriera in un locale, vive per conto suo dividendo l’affitto con una compagna, è spesso al verde ma gli amici a turno l’aiutano. Pia ne ammira la vita libera e indipendente.

Quando Karen parla di qualcosa che le piace in modo particolare solleva lo sguardo verso l’alto e dai suoi occhi sfugge uno scintillio. A Karen non piace essere al centro dell’attenzione ma sa di esserlo, è estremamente schiva, agli altri non si rivela mai fino in fondo, nasconde sempre qualcosa di sé. Si difende dietro ad un’apparente timidezza, una naturale ritrosia. A volte pare custodisca un segreto, si richiude a riccio, altre volte è spontanea e allegra.

Pia le chiede di raccontare loro del suo viaggio a Londra.

Karen mostra felice l’orologio, dice di averlo comprato a Londra e quando dice Londra i suoi occhi scintillano. L’atmosfera che si respira a Londra, dice, è fantastica, tanta gente colorata, tantissimi mercatini… Nel suo sguardo rapito e sognante vi è tutto lo splendore del suo essere semplice e radioso. D’un tratto presa da un’improvvisa timidezza si interrompe, si chiude in una rarefatta riservatezza in un silenzio a cui agli altri è negato l’accesso.

Karen è come una fortezza senza porta, una pianura sconfinata da attraversare, ma qualche volta la fortezza arma i suoi cannoni e la pianura diventa un arido deserto, qualche volta si sente come minacciata da chi le viene troppo vicino, di chi ha desiderio di entrare nel suo intimo, allora braccata si da alla fuga, stancando il nemico fino a farlo desistere. Spesso Karen vorrebbe fuggire persino da se stessa e dalle sue emozioni troppo intense, dai suoi sentimenti troppo contrastanti. Storie d’amore burrascose che iniziano finiscono e poi ricominciano. Karen è soprattutto un anima libera, un cavallo selvaggio che scalcia per essere addomesticato.

Eva si domanda cosa sia l’amore per lei, sempre in fuga come un animale impaurito, sempre timorosa di essere messa in una gabbia.

Per Karen l’amore è perdita della libertà, è perdita di se stessa, è aprire il proprio cuore e farne intravedere all’altro le parti più segrete. Non vuole consegnarsi per intero nelle mani del nemico, vuole essere libera e sola. Sembra dire:

“Inseguimi ma non raggiungermi, non potrei che fuggirti.”

Per Eva, invece, amare qualcuno significa firmare una resa, arrendersi all’altro completamente, vuol dire che non ci importa più di noi stessi, che l’altro e il suo bene sono più importanti , amare qualcuno significa esporsi a gravi rischi perché l’altro può disporre di noi come vuole, amare è anche un gesto di totale fiducia verso l’altro, è un fidarsi e un affidarsi.

Karen è , suo malgrado, al centro dell’attenzione, sorride come sa fare, poi il suo sguardo vola lontano, a Londra o chissà a cosa altro…

per chi volesse continuare a leggere Appunti di Giovinezza (parte seconda) http://wp.me/P5F33D-17

Può l’amore … ? (da Appunti di giovinezza)

Una serata d’estate in Finlandia e un piccolo amore di Wolfgang ed Eva.

amore

Hanno appuntamento tutti insieme per le nove a casa di Karen , da qui in pochi minuti si va a piedi fino al porto. Janice e Karen sono in testa al gruppo, seguono Martin e Pia, per ultimi Wolfgang e Eva. Essi camminano abbracciati in un unico movimento che sembra una danza, facendo aderire perfettamente i loro fianchi. Sono felici, leggermente euforici per il contatto e l’andatura armonica dei corpi. Avanzano contro il sole e il mare, attraversando un grande parco verde.

Salgono su un battello trasformato in bar ristorante a bere qualcosa, il sole si rifrange in infiniti luccichii sull’acqua, la serata è molto piacevole. Wolfgang e Eva prendono posto vicini, strettissimi, lui ordina una birra, Eva una bibita analcolica.

Al vecchio scalo merci del porto si esibisce una compagnia di teatro di strada.

La scenografia è costituita da un ponteggio per l’edilizia che dovrebbe rappresentare la vita, ad ogni piano vi sono degli attori in abiti normali, a turno ognuno di loro racconta la propria storia con gli occhi rivolti al cielo, ad un cielo privo di un Dio, è un teatro dell’assurdo. Gli attori si arrampicano e scendono dai piani del ponteggio chiedendo pietà per la propria esistenza a un cielo che non può rispondere e al pubblico che ogni tanto applaude. Qualche pagliaccio invita i passanti a partecipare allo spettacolo e a raccontare le loro storie personali.

Un pagliaccio si avvicina ad Eva e a Wolfgang:

“Ecco qui per esempio due innamorati! Venite a raccontare la vostra storia…”

Wolfgang ed Eva sorridono imbarazzati, l’amore li fa brillare e li ha trasformati in bellezza agli occhi del mondo.

Gli attori coinvolgono il pubblico e formano un lungo treno che incomincia a muoversi dapprima lentamente e poi a correre lungo ai binari in disuso incontro al mare e con il sole negli occhi, questo treno umano sembra destinato a non fermarsi. E’ la vita che è come una corsa e ogni individuo è solo insieme ad altre solitudini.

Wolfgang ed Eva assistono alla scena dall’alto di una collinetta, stanno per allontanarsi quando vi lanciano un’ultima occhiata. E allora la vedono: Karen ha preso parte alla rappresentazione e la sua graziosa testa bionda brilla nel sole, Karen corre, sola, verso il mare, felice della sua corsa, libera, consapevole, indipendente, senza sentire il bisogno degli altri. Karen basta a se stessa.

Eva, invece, è innamorata di Wolfgang e crede che camminerebbe insieme a lui fino alla fine di tutti i binari senza sentire la fatica.

Può l’amore dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione o non è che uno sprofondare, un perdersi in un mistero insondabile come in un pozzo troppo profondo?

Cosa è dunque l’amore? Un antidoto alla solitudine, la rottura delle barriere tra due esseri oppure non è altro che un illusorio inganno?

Wolfgang stringe Eva a sé, sorride felice, non ha dubbi, non ha paure, non ha incertezze. E’ innamorato e ciò ora sembra tutto e niente, quel tutto di ciò di cui sentiva il bisogno, quel niente di cui avvertiva la mancanza.

Rientrano a casa, Wolfgang si trattiene ancora un poco, siedono sul divano, la tv accesa, e chiacchierano ancora un poco, poi lui se ne va.

Eva si guarda le mani che poco prima erano unite a quelle di lui, ora sono sole abbandonate come per una mancanza, come se non avessero ragione di essere senza il contatto con quelle di lui. Dal primo giorno del festival ad oggi le loro mani sono sempre state unite, Wolfgang le ha sempre trattenute tra le sue accarezzandole lievemente seguendone le linee sconosciute.

La solitudine delle mani vuote, solitudine uguale a mancanza, privazione, separazione.

per chi volesse continuare a leggere Appunti di giovinezza (parte seconda)

http://wp.me/P5F33D-17

Il tuo metro del mondo

Come puoi misurare il mondo?

Tu misuri il mondo notte e giorno

prepari schemi

funzioni matematiche

raffini i numeri del pgreco

disegni carte da decifrare

di notte le metti a punto

il giorno le metti in discussione

perchè il mondo è mutevole e imprevedibile

tutto cambia in un secondo

ed è tutto da riordinare

Sposti muovi definisci i confini del mondo

imponi a te stesso complicate regole

per comprenderlo

organizzi la conoscenza del mondo

scrivi equazioni d’amore

costruisci dighe sul mare

erigi grattacieli di stelle

capovolgi radici di alberi

per farne aquiloni

l’imprevedibile scombina i tuoi piani

rendendo incoerenti i tuoi pensieri

La bilancia è da tarare

I pesi da calibrare

ti serve un metro esatto

per la misura perfetta del mondo

con quale materia lo forgerai?

Di pietra si sfalderà

di ferro farà la ruggine

di vetro si infrangerà

di carta si strapperà

di legno brucerà

Sarà di nuvole

non brucerà come legno.

Sarà di speranza

è più forte della realtà.

Sarà di amore

è più tenero della pietra.

Sarà di libertà

è più fragile del vetro.

Sarà di felicità

è più leggera della carta.

Sarà di polvere di stelle,

innamorata,

viaggerà nell’universo

e porterà a tutti

il tuo messaggio d’amore

e di pace.

Con quale materia forgerai

il tuo metro del mondo?

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

The Renarde Resistance

Political Activist. Mother.

Sons Of New Sins

Parole libere. In armonia con il suono del silenzio.

Survival Through Faith

Creative Writing, Poetry, Short Stories, Quotes

The blower daughter

Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l'immagine di un'idea. T. Terzani

Appunti sparsi

Il disordine non esiste.

Relax In The Word

Narcissism Simplified

Downtobaker

Non ci resta che leggere.

Una bionda con la valigia

A tutte le donne che viaggiano da sole. Perchè alle volte si può chiudere tutto il proprio mondo in un trolley e portarlo con sè.

J.R.R. TOLKIEN

Esplorando il mondo di Tolkien

Audiofiabe per bambini

Fiabe tradizionali e inedite lette da Walter Donegà

L'arte di salvarsi

La vita è l'unica opera d'arte che possediamo.

Turisti per Sbaglio

...viaggiamo l'Europa di casa in casa

narcsite.wordpress.com/

Know everything about narcissists from the world's no.1 source. A narcissist himself.

Cicaleccio confuso

Le mille storie ordinarie d'un (quasi) uomo altrettanto ordinario. Insomma, una gran noia.

L'ANGELO DIETRO IL SIPARIO (CONOSCERE IL NARCISISTA)

Sapere tutto sui narcisisti dalla fonte numero uno al mondo. Un narcisista stesso

Vivere la Magia

Esperienze di una Strega sul Sentiero di Madre Terra

❀ Shelinz - Scrivo solo se vivo ❀

BLOG DI CRESCITA PERSONALE

pantalica

la capitale dei siculi

Laura Parise

Come le onde del mare... un moto perpetuo... perché la vita è un libro pieno di pagine bianche...

DEBORA MACCHI

una Fotografa in Viaggio

Vale in-divenire...

Just another WordPress.com site

La Terra di Mezzo

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori. Alda Merini

CONTATTOZERO - NARCISISMO PATOLOGICO E PSICOPATIA

NARCISISMO PATOLOGICO E PSICOPATIA NO CONTACT

narcisismo patologico

Un benvenuto speciale alle/ai Sopravvissut@ al narcisismo. una volta scoperto che NON SIAMO PAZZ@ e soprattutto NON SIAMO SOL@, possiamo cominciare a rivivere un'altra volta. la miglior vendetta è una vita vissuta bene e pienamente.

Limù

- So many things to say -

Fame di parole

Storie, articoli e pensieri

La Poesia del Cuore

Questa è la poesia del mio cuore. Il mio essere, il mio amore. Dedicata alla persona che amo.

Piccoli ventagli

Poesia d'ispirazione orientale

The Art of Books

books and other mixed media works of art from the eclectic mind of jamila rufaro

La Vita, così come me la racconto

Quando sono quello che sono appare Dio dentro di me. (A. Jodorowsky)

Letters from Santa Blog

Make Christmas Magical with Letters from Santa!

prima dei tasti sul cuore

Il territorio dell'agire poetico

La porta della condivisione

La vita...è...un'avventura.........

SENZ'AZIONI

Qui sensibilizzo la mia immaginazione.

Chiavari EMOZIONI tra Caruggi e Portici

Da un'Emozione nasce un Disegno da un Disegno un'EMOZIONE

-Conto Alla Rovescia-

•Scegli i tuoi pensieri con attenzione, sei tu il creatore della tua vita•

piapencil

L'ironia è la prima strada verso la libertà

Cipriano Gentilino

VERSI NEL RETROBOTTEGA

Illuminata

perchè tenerci tutto dentro, la comunicazione è la cosa più bella

patriziaturno

school is fun